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news italia e dal mondo

PUGLIA CALABRIA NEWS Foggia, allerta maltempo attesi venti di burrasca VIDEO

11 Febbraio 2013, 11:52am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/media/foto/2013/02/11/BUS--180x140.jpg?v=20130211111029

 

378476 2965150531479 1343120727 33169004 728182695 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Bollettino della protezione civile per le prossime 24 ore Mareggiate lungo le coste, imbiancato il Gargano FOGGIA - Continuano i disagi in provincia di Foggia per l’ondata di maltempo che sta attraversano tutta la penisola e, in particolare, le zone adriatiche. La Protezione civile nazionale ha emanato un’allerta meteo per le prossime 24 ore prevedendo, oltre a numerose precipitazioni nevose, venti forti dai quadrati meridionali con raffiche di burrasca o burrasca forte specie sui settori adriatici. Previste anche numerose mareggiate lungo le coste adriatiche. Anche oggi in molti centri del subappennino Dauno e del Gargano sono state registrate temperature al di sotto allo zero. Ma se la neve non ha creato particolari disagi è il ghiaccio il vero pericolo, favorito proprio dalle basse temperature. Problemi soprattutto per gli autobus di linea che effettuato il servizio interprovinciale. Ieri a San Giovanni Rotondo un pullman è rimasto bloccato, per alcune ore, in via Matteotti: la circolazione è stata deviata sulle vie adiacenti. Neve su diversi centri del Gargano da Vico alla Foresta Umbra. Imbiancate anche le spiagge di Peschici e Vieste. E a San Marco in Lamis monta la protesta dei volontari che, dopo tre giorni di lavoro senza pausa, lamentano il fatto di essere stati completamente abbandonati dalle istituzioni. Ma oltre alla latitanza delle istituzioni i volontari lamentano anche la non collaborazione della popolazione che in più occasioni hanno chiesto interventi che potevano tranquillamente risolvere da soli.

FONTE CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

11 FEBBRAIO 2012

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TOSCANA NEWS Lunedì bianco, la Toscana sotto la neve

11 Febbraio 2013, 11:47am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 

 

 

 

BELLISSIMOINSERITO DA MICHELE PAPPACODA La neve è arrivata, anche se al momento senza grossi disagi. Fin dalle prime ore della mattina tutte le province toscana sono state interessate da precipitazioni, anche se per il momento in molti luoghi sono meno intense del previsto (e del temuto). I fenomeni, comunque, dovrebbero proseguire per gran parte della giornata di oggi e raggiungere anche le pianure vicino alla costa.

FOTO DALLE CITTA' Lucca - Livorno - Pontedera - Prato - Empoli

Prato si è svegliata con un finissimo strato di neve sui tetti e sulle auto. Deluse le aspettative di chi avrebbe voluto una nevicata da ricordare. Dal cielo, comunque, laneve continua a cadere in maniera molto leggera. Nei Comuni della Valdibisenzio ci sono 3 centimetri di neve. La Regionale 325 e' stata ripulita e il traffico scorre regolarmente. In tutta la Provincia le scuole sono aperte ma tra gli studenti c'e' voglia di stare a casa e molti ne approfitteranno per rimanere a letto. Quindi, scuole superiori almeno, con molti assenti.

INVIA LE TUE FOTO - E-mail

Ben più critica la situazione a Lucca , che si è risvegliata sotto una fitta nevicata che ha imbiancato tutto il territorio, dalla Garfagnana alla Piana. Disagi, ma scuole aperte a Lucca e Capannori, chiuse invece a Montecarlo. Il sindaco di Lucca Alessandro Tambellini di buon'ora ha effettuato un sopralluogo sulle strade e alla luce di quanto riscontrato ha deciso di tenere aperte le scuole. La neve è cominciata a cadere dopo le 4,30, in maniera consistente, ma grazie all'immediato intervento dei mezzi spalaneve e spargisale, allertati da domenica, non ci sono particolari problemi per la circolazione. Solo un po' di ritardi per bus e pullman. Resta in vigore fino alle 22 il divieto di circolazione per i mezzi pesanti deciso dal prefetto Cagliostro. Camion e auto sono invece finiti di traverso sulla Fondovalle a Pian della Rocca e sulla Brennero a Scesta di Bagni di Lucca. Scuole chiuse anche a Villa Basilica

INVIA LE TUE SEGNALAZIONI E COMMENTA

Nell’empolese, dove la neve è arrivata con qualche centimetro in tutti i comuni, è stata decisa la chiusura delle scuole a Gambassi e Montaione. A Montespertoli scuole aperte, ma la corsa della mattina degli scuolabus non è partita. Dubbi anche per il ritorno. Le scuole a Montelupo sono regolarmente aperte. Ieri sera sono stati inviati 1900 sms con i quali si avvisavano i genitori di probabili difficoltà per il trasporto scolastico. Questa mattina gli scuolabus non hanno raggiunto le zone collinari di Pulica, San Vito e Botinaccio. Possibili disagi anche in uscita. A Certaldo tutte le scuole e i servizi per la prima infanzia sono aperti e funzionanti e lo Scuolabus è garantito anche nella frazione di Fiano dove le condizioni di allerta meteo rendono di solito più difficile lo svolgimento dei servizi.Uomini e mezzi spargisale in azione già da ieri sera, domenica 10 febbraio, per garantire la sicurezza sulle strade.

BLOG Dove e quando nevicherà di Lorenzo Catania

Neve anche nel pontederese: i sindaci hanno deciso di chiudere le scuole di Palaia, Peccioli, Casciana terme. Istituti chiusi anche a Montopoli.

VIDEO La neve a Livorno

Livorno (dove il sindaco Alessandro Cosimi aveva deciso di chiudere le scuole soltanto a Montenero) la neve è caduta soprattutto nell'entroterra: in città, infatti, è arrivata mista a pioggia gelata.

In Versilia Pioggia sulla costa, mentre la neve è caduta in collina e montagna. La Provincia ha dovuto anche chiudere al transito il passo sul monte Pitoro.

Neve anche in bassa val di cecina: scuole chiuse lunedì solo a Castellina (aperte alle Badie, frazione dello stesso comune). Mezzi spargisale in azione sull’A12 tra Collesalvetti e Rosignano.

Nevica forte in Lunigiana: per questo il sindaco di Pontremoli ha deciso che domani (martedì) le scuole rimarranno chiuse.

Il forte vento proveniente dai quadranti meridionali ha intanto bloccato i traghetti delle compagnie Moby e Toremar che effettuano i collegamenti tra Piombino e l'Isola d'Elba. Moby ha effettuato la prima corsa mattutina delle 6,10 da Piombino, poi le condizioni meteo in peggioramento hanno convinto i comandanti della navi a restare in banchina. L'allerta meteo della protezione civile per vento forte e mareggiate sull'Arcipelago è estesa fino alla mezzanotte di oggi, lunedì 11 febbraio.

TRASPORTI DIFFICILI
E con la neve anche difficoltà per muoversi: diversi treni regionali hanno subito ritardi o sono stati soppressi: come informa anche il sito di Trenitalia, i problemi maggiori sono sulla direttrice Firenze-Pistoia-Lucca-Viareggio. Problemi anche sulla direttrice Lucca-Pisa, dove sono già stati organizzati dei bus sostitutivi.

IL TIRRENO

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PUGLIA CALABRIA NEWS FOGGIA Assalto alla statua di Giordano Staccato un fiocco in Ghisa

11 Febbraio 2013, 11:44am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/media/foto/2013/02/11/giordano2--180x140.JPG?v=20130211103705

 

378476 2965150531479 1343120727 33169004 728182695 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Forse è il gesto sconsiderato di un gruppo di giovani Il pezzo troncato è stato recuperato dai vigili urbani FOGGIA – Gravissimo atto di vandalismo domenica sera in centro: probabilmente un gruppo di giovani ha spaccato il fiocco in ghisa del complesso monumentale dedicato a Umberto Giordano. Il pezzo troncato di netto è stato recuperato da una pattuglia della Polizia municipale. La statua del noto compositore foggiano fa parte di una postazione che venne inaugurata nel 1861 alla presenza del figlio Mario. La piazza fu intitolata a Giordano. La città, alla sua morte, deciso di erigere una statua commemorativa. La statua di Giordano IL PRECEDENTE - Non è la prima volta che le statue di piazza Giordano sono oggetto di atti vandalici. La scorsa primavera il Comune intervenne sul basamento di due statue manomesso; in un’altra occasione ignoti scrissero alcune frasi su una delle opere. Non è raro, soprattutto nelle sere d’estate affollate, imbattersi in bambini che giocano arrampicandosi sulle statue senza che nessuno intervenga. La piazza è priva di sistemi di videosorveglianza. Protesta e indignazione sul web postate le immagini del danneggiamento.

FONTE CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

11 FEBBRAIO 2013

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PUGLIA CALABRIA NEWS BARI Influenza, caos in ospedale «Portate farmaci da casa»

11 Febbraio 2013, 11:39am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/media/foto/2013/02/11/influenza--180x140.jpg?v=20130211110544

 

378476 2965150531479 1343120727 33169004 728182695 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Pienone nelle corsie. Più a rischio i bambini Le ambulanze costrette a lunghi tragitti per un posto letto BARI - Si salvano soltanto gli over 65enni che, più previdenti dei giovani, si sono vaccinati. Per il resto dei baresi, invece, in questi giorni è battaglia contro l’influenza. Il picco del contagio è quasi raggiunto e negli ospedali è caos: in tutta la provincia di Bari non ci sono posti letto liberi e il 118 non sa più dove trasportare gli ammalati. Così, come raccontano i medici del servizio di soccorso, le ambulanze macinano decine di chilometri alla ricerca di una struttura sanitaria dove ricoverare il paziente di turno. «Siamo in piena emergenza», ammette un camice bianco contattato telefonicamente. Negli ospedali baresi non mancano solamente i letti: scarseggiano anche le coperte e le lenzuola e persino i farmaci più banali. Così viene chiesto ai familiari degli ammalati di portarsi da casa antibiotici e termometri. L’influenza sta colpendo soprattutto i più piccoli, con l’ospedale pediatrico che fa segnare già il pienone in corsia e i medici sommersi dalle richieste di assistenza. Secondo i dati forniti da Influnet (la rete nazionale di medici che ne monitorizza l’andamento), il contagio tra i bambini da 0 a 4 anni è di 11,60 ogni mille assistiti; tra gli adolescenti da 5 a 14 anni l’incidenza è di 12,94 per mille, mentre nella popolazione tra i 15 e 64 anni la percentuale degli ammalati si attesta al 10,12 per mille. Solo 1,81 per mille è la percentuale degli influenzati tra coloro che hanno più di 65 anni. Quest’anno i tre virus in circolazione sono il B/Wisconsin, A 2010/2011 A/California/7/2009 (H1N1) dell’influenza suina, già presente lo scorso anno e che non è mutato molto, e il ceppo A/Victoria di sottotipo A (H3N2). Si tratta di virus molto più aggressivi rispetto a quelli isolati la passata stagione invernale e comportano febbre molto elevata, anche sopra i 39 gradi, mal di testa e persino problemi respiratori per i soggetti già a rischio. Ecco perché non bastano le tradizionali cure e spesso è necessario il ricovero nelle strutture sanitarie. Ma i principali ospedali della città (Policlinico, San Paolo e Di Venere) sono in difficoltà, non riuscendo a gestire l’incredibile mole di pazienti. In provincia non va meglio, anzi — per effetto dei tagli dei posti letto e dei servizi — in alcune realtà il sistema ospedaliero è quasi al collasso. E la settimana che sta per iniziare potrebbe peggiorare la situazione, considerato che la curva del contagio tenderà a salire ancora alla pari del numero delle richieste di soccorso. In ogni ospedale il piano per fronteggiare l’emergenza è attivo dallo scorso dicembre, i ricoveri programmati sono stati ridotti e in ogni reparto sono stati riservati alcuni posti letto per i casi più gravi. Anche le sale rianimazioni sono state attrezzate per l’assistenza da fornire a chi ha contratto l’influenza A. Nonostante tutto, gli ospedali sono ormai sovraccarichi e rischiano di andare completamente in tilt nelle prossime ore. Nei pronto soccorso si cerca di limitare i danni impiegando a rotazione le barelle, ma non basta. «Sono terminate anche quelle e non sappiamo più dove reperirne altre», ammette un medico del Policlinico. Nei prossimi giorni è previsto un peggioramento: con le temperature che si sono abbassate repentinamente, il virus influenzale si sta diffondendo maggiormente. Chi in autunno è stato previdente e si è vaccinato dovrebbe non correre rischi, anche se non sempre il farmaco rende completamente immuni. Secondo i dati forniti dall’Asl di Bari sono state circa 200mila le persone che si sono sottoposte alla profilassi, nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di anziani.

FONTE CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

11 FEBBRAIO 2013

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CIOCIARIA NEWS Due petizioni per ripristinare il servizio di neuropsichiatria infantile di Gaeta

11 Febbraio 2013, 11:38am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

asilo-via-amalfi-gaeta.jpg

BELLISSIMOINSERITO DA MICHELE PAPPACODA “Famiglie utenti del servizio di neuropsichiatria infantile di Gaeta”, questo è il nome che si è dato il comitato spontaneo nato in seguito alla chiusura del centro di via Amalfi dove, una settimana fa, il comune, con un colpo di mano, ne ha decretato la chiusura dei locali per permettere la riapertura del vicino asilo nido, interrompendo, di fatti, il pubblico servizio che rispondeva alle esigenze di circa 400 bambini o comunque minorenni. Il comitato hanno dato il via ad una duplice raccolta firme per la riapertura del centro in locali idonei; la prima sottoscritta dai genitori stessi, una seconda dai cittadini che solidarizzano con i genitori. Al momento la sede del Cni è individuato in alcuni locali all’interno dell’ospedale di Gaeta; locali, però, considerati angusti e non idonei oltre che con spazi limitati. I sottoscrittori della petizione chiedono che come soluzione temporanea vengano prontamente reperiti locali idonei e che per una soluzione definitiva si provveda all’attuazione del progetto di ristrutturazione dell’ex laboratorio di Gaeta area individuata nella riconversione e riorganizzazione dello stabilimento ospedaliero per gli ambulatori dedicati ad attività del dipartimento di Npi. Il servizio, quindi, resta ancora sospeso nonostante la necessità dei piccoli utenti e dei loro genitori. La petizione, quindi, per ripristinare un servizio che in un Paese civile dovrebbe essere comunque assicurato. Intanto sull’accaduto, spinte anche da una denuncia per interruzione di servizio, proseguono le indagini dei carabinieri.

IL PUNTO A MEZZOGIORNO

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CIOCIARIA NEWS Investe un giovane e scappa a Cassino, 16enne in ospedale

11 Febbraio 2013, 11:31am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA

BELLISSIMO

Investe un giovane e scappa a Cassino, 16enne in ospedale

Ha raccontato di essere stato investito da una Fiat Punto verde subito dopoe essere uscito dalla piscina in via San Bartolomeo a Cassino e che il conducente sarebbe fuggito senza prestargli soccorso. Sfortunato protagonista della vicenda è un ragazzo di 16 anni il cui racconto è stato confermato da alcuni suoi amici insieme ai quali stava tornando a casa dopo la piscina. Il ragazzo è stato soccorso ieri pomeriggio da una ambulanza del 118 e trasportato in ospedale ma per lui solo graffi ed escoriazioni varie. Si cerca il pirata. er. amedei IL PUNTO A MEZZOGIORNO

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CIOCIARIA NEWS CASSINO SI SPARA ALLA SCARPA E AL PIEDE

11 Febbraio 2013, 11:18am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

images--1--copia-3.jpgINSERITO DA MICHELE PAPPACODA E’ arrivato al pronto soccorso di Cassino con un foro mostrando il foro nella scarpa che portava al piede destro, con tanto di fuoriuscita di sangue. È accaduto oggi pomeriggio poco dopo le 17, quando i medici hanno dovuto soccorrere un 55enne di Sant’Antonino arrivato con un’auto guidata dalla moglie. L’uomo ha raccontato di essere stato attinto da una fucilata partita dalla sua arma mentre la stava pulendo. La moglie ha avuto la prontezza di legargli un laccio emostatico alla gamba per rallentare il flusso sanguigno e senza neanche togliergli la scarpa, lo ha trasportato in ospedale. La pallottola gli ha bucato il piede destro ma le sue condizioni non sono gravi. . Amedei IL PUNTO A MEZZOGIORNO

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CULTURA E SPETTACOLI Una raccolta fondi per riportare a Torino il suo oro bianco

10 Febbraio 2013, 18:26pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

372714 100001602405651 1001567795 nINSERITO DA KSENIA KULIKOVA"Acquista con noi un pezzo di storia" così Palazzo Madama invita a partecipare alla raccolta fondi per riportare alla città un prezioso servizio in porcellana appartenuto ai D'Azeglio

Nel 1709, durante il regno di Augusto II il Forte, in Polonia, grazie agli esperimenti di un alchimista che riesce a riprodurre quel materiale ceramico, lucido e candido nella produzione del quale erano maestri i Cinesi, nel 1710 nasce la Real Fabbrica di Porcellane di Meissen, una località molto vicina a Dresda. Possedere oggetti prodotti qui, a quel tempo, è privilegio di pochi e tra questi pochi c’è uno dei ministri più fidati di Augusto II, vale a dire Pietro Roberto Taparelli, nobile piemontese, conte di Lagnasco, generale di cavalleria, ambasciatore all’Aia, Roma e Vienna.

Dalla manifattura reale di Meissen, infatti, gli giunge, non si sa se per una commissione o per dono, un prezioso servizio da caffè, thè e cioccolata, contrassegnato dalle armi della sua nobile famiglia e da un decoro ispirato alle porcellane giapponesi Kakiemon, con “fiori indiani” sparsi. Alla morte del generale il servizio passa di mano in mano tra gli eredi. Tra questi c’era il grande Massimo d’Azeglio, che, nella primavera del 1843, decise di porre una delle tazzine del servizio in porcellana nella composizione di un suo dipinto di fiori, ancora oggi conservato alla Galleria Civica d’Arte Moderna, a Torino.

Se non fosse stato per quel gesto, probabilmente oggi di quel servizio di rara bellezza si sarebbe pLersa la memoria. Invece nel 2010 Cristina Maritano, curatore delle collezioni di ceramica di Palazzo Madama, incuriosita, inizia a cercare notizie su quell’oggetto in porcellana che compare nel dipinto e, con l’aiuto di Johanna Lessman, esperta di porcellane di Meissen, nel 2011 ritrova l’intero servizio formato da quarantatre pezzi, completamente integro, nonostante gli anni. E’ in vendita ma per comprarlo occorrono 66mila sterline (circa 80mila euro), da raccogliere entro il 31 marzo 2013.

Nasce così l’idea dell’iniziativa di crowdunding: “Torino, i suoi cittadini e il suo museo hanno l’opportunità di una sfida nuova e inedita: quella di compiere un gesto di generosità verso la storia e verso la cultura; di impegnarsi per il restauro di una memoria che riguarda non solo il patrimonio artistico, ma anche l’eredità di una famiglia, i Taparelli d’Azeglio, che tanto ha dato in termini di impegno civile, morale e culturale per le radici di una nuova Nazione”, si legge sulla homepage del sito Internet di Palazzo Madama (www.palazzomadamatorino.it). Una iniziativa volta anche a celebrare, oltre alla memoria di Roberto, Massimo e Emanuele d’Azeglio, grandi appassionati d’arte dell’Ottocento, anche il 150° anniversario della fondazione del Museo Civico d'Arte Antica.


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CULTURA E SPETTACOLI Com’erano spaventosi i miei genitori

10 Febbraio 2013, 18:24pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 

372714 100001602405651 1001567795 nDI KSENIA KULIKOVA Parla la scrittrice che dopo vent’anni è tornata in cima alle classifiche
con Ogni angelo è tremendo, il “romanzo vero” della sua formazione

Vent’anni dopo Va’ dove ti porta il cuore, Susanna Tamaro è di nuovo in cima alla classifiche di vendita. È schizzata lassù con un libro dal titolo bellissimo e sconcertante, Ogni angelo è tremendo, un verso di Rilke che è l’epitome, dice, la chiave di questo suo ultimo lavoro: «L’angelo è in bilico tra la luce e l’abisso, l’angelo è consolatore ma anche sterminatore. Ha due facce. Dobbiamo guardare il suo volto oscuro, gestire la tenebra…». Con un guizzo, Tamaro cancella il sospetto dell’enfasi, torna colloquiale, sarcastica: «Io l’ho gestita in abbondanza».

 

Personalissima, intimissima la storia che racconta, in linea con la sua ripugnanza per la letteratura d’occasione. «Odio scrivere a comando, su temi scelti da altri», afferma nel libro. Ma poi si scopre che proprio questo libro nasce da un tema suggeritole da altri, nel caso Elisabetta Sgarbi, editor di Bompiani, la casa editrice che lo pubblica: «Mi aveva chiesto un commento a un documentario su Trieste, le è piaciuto e mi ha suggerito: perché non lo ampli, non ne fai un saggio, un’indagine sul rapporto tra il nascere a Trieste e la letteratura?»

 

Accettando il suggerimento, s’è scontrata coi suoi principi?

«Ma no, un saggio è diverso da un’opera narrativa. E la proposta era interessante, sollecitava qualcosa che avevo già in mente…».

 

Quello che ne è venuto fuori però non è un saggio, ma un «memoir», un’autobiografia dei suoi primi vent’anni che ha una forza narrativa tremenda, come l’angelo del titolo, un vero romanzo di formazione, mi pare.

«Romanzo? Be’, sì, possiamo pure definirlo così, anche se non c’è nulla di inventato. Ho solo scelto di selezionare gli eventi che racconto in relazione alla mia sensibilità personale».

 

Lei racconta la storia terribile di una figlia che cresce tra due genitori atroci, figure che compendiano una mostruosità familiare, un’insensibilità, una pedagogia sadica quali si trovano, in genere, solo nei grandi romanzi ottocenteschi. Viene in mente Dickens.

«È una storia che avevo già affrontato, in altro modo, nel mio libro Per voce sola. Fellini, quando lo lesse, alluse anche lui a Dickens. Dei libri recenti, disse, “è l’unico che mi ha commosso”».

 

Questo libro, nella prima parte, quella dell’infanzia della protagonista - lei stessa - vive d’ombre, d’oscurità. Il gelo e l’indifferenza di padre e madre, le macerie dell’ultima guerra, la memoria dei caduti dell’altra, i fumi neri delle caldaie a carbone che gravano sulla città, le cupe notti insonni di una bambina ossessionata dal terrore. «Avevo una passione per la morte», scrive.

«C’era una patologia della Storia, incombente sulla città, e c’era la patologia della mia famiglia, che mi schiacciava. Eppure allora, disperata com’ero, pensavo però che tutti i genitori fossero come i miei, si comportassero allo stesso modo. In fondo solo adesso, raccontandoli, mi sono resa conto di quanto siano stati spaventosi, diversi».

 

Ha saputo farne dei personaggi letterari colossali, comunque. E personaggi straordinari sono tutti quelli del suo parentado, molti tremendi anch’essi, inchiodati a ritratti spesso brevi, definitivi. Altri ricchi, complessi come la sua nonna materna, il modello della nonna di Va’ dove ti porta il cuore.

«Mio padre era davvero colossale (una figura tra il dandy e l’hippie, vagabondo, donnaiolo, egoista, nichilista, sedotto dai misticismi orientali, d’inaffidabilità assoluta, ndr), ma per quanto ne racconti, in realtà ne so ben poco. Spariva per tanto tempo! Non so che cosa abbia fatto nella sua vita. Quanto al resto dei parenti, inoltrandomi nelle loro vite mi è sembrato d’inoltrarmi in antri romanzeschi, più andavo avanti più si aprivano cunicoli… Sì, ho avuto la tentazione di inoltrarmi di più, ma era fuori tema».

 

Il tema mi pare fosse Trieste e la vocazione letteraria, ma «fuori tema» c’è andata subito. Della vocazione letteraria in tutta la prima parte del libro non c’è traccia, anzi. Lei dice con chiarezza che alla letteratura non ci pensava affatto, i libri non li leggeva.

«Scrivere per lungo tempo non è stato il mio interesse prioritario. La mia passione era l’indagine naturalistica. Ma scrittura e indagine naturalistica sono entrambe espressione del mio desiderio di indagare il senso della vita».

 

Lo sviluppo dei suoi interessi zoologici, botanici è raccontato estesamente. Pagine bellissime e pochissimo «italiane» di esplorazioni entomologiche, malacologiche… Invece alla vocazione letteraria, quando le si rivela, dedica sì e no dieci righe. Oltrettutto la scopre non leggendo un libro, ma guardando un film, Andrej Rublev

«La scelta della letteratura non è spiegabile. Io credo che per me la scoperta della letteratura sia stata simile all’apertura del terzo occhio. Un’illuminazione immediata. Ho capito: devo fare questo».

 

Difatti il suo tema, nel libro, non è il rapporto tra la vita che ha fatto a Trieste e la vocazione letteraria, ma come la vita che ha fatto a Trieste sia stata l’alimento stesso di quella vocazione, il terreno dov’è caduto il seme. E poi - puf! - il fiore è sbocciato di colpo.

«Il clima di morte, la memoria della morte e della violenza - le due guerre entrambe incombenti, nei ricordi e nelle rovine - è stato molto importante, importante quanto la vita in famiglia».

 

In che senso?

«Forse noi, la generazione dei nati negli Anni 50 - quelli nati a Trieste, poi! - siamo gli ultimi che hanno ascoltato i testimoni della patologia della Storia. I nonni di oggi non hanno radici negli orrori della guerra, non possono raccontarli ai nipoti. E i nipoti non hanno più rapporti con l’orrore. Io da quei racconti invece ho attinto. La memoria dell’orrore è importante».

 

Ci sono lampi straordinari di umorismo che attraversano la sua storia terribile. C’è una pacificazione finale coi genitori morti…

«Solo perché ce l’ho fatta. E posso guardare le cose con asciuttezza di sentimenti. Scrivere questo libro è stata una grande liberazione.

MINETTI

 

 

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CULTURA E SPETTACOLI Marta Ferri: “Amo New York, ma la mia moda è tutta italiana”

10 Febbraio 2013, 18:20pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 

372714 100001602405651 1001567795 nKSENIA KULIKOVA La stilista: «Le italiane si vestono bene? Sì, abbiamo l’occhio abituato»

Marta Ferri, lei è figlia d’arte: padre fotografo, madre arredatrice. Lei ha scelto la moda, perché?

«Ho vissuto per un periodo a New York con mio padre e ho fatto tanti mestieri diversi, sempre nel campo della fotografia, per quattro anni e mezzo. Poi ho deciso di tornare in Italia dove ho avuto la fortuna di lavorare da Prada per un anno e mezzo e infine ho aperto il mio showroom di abiti su misura, lavorando soprattutto sui tessuti. Li ho sempre avuti sotto gli occhi per via di mia madre che è arredatrice e poi perché mia suocera mi ha presentato ai fornitori di alta moda».

 

Come stanno andando le cose?

«Sono soddisfatta perché riesco a vivere del mio lavoro, cosa non facile di questi tempi, ma ce la faccio. L’anno scorso ho vinto una menzione speciale per l’alta moda nel concorso “Who Is On Next?”. E da lì ho cominciato il prêt-à-porter».

 

Che cosa ha imparato da Prada?

«A lavorare in gruppo e a lavorare sodo. Viaggiavo continuamente perché il mio compito era di allestire le vetrine in Europa. Non è stato per me facile lasciare quel lavoro, ma volevo trovare la mia strada. Ho scelto di restare a Milano perché sono cresciuta e sono stata educata in Italia».

 

Tra qualche giorno ci sono le sfilate a Milano, dal 20 al 26 febbraio, lei cosa sta preparando?

«Un’installazione di manichini che sarà aperta dalle 9,30 di mattina alle 10 di sera in una sala da ballo che si trova dentro a una vecchia fabbrica riconvertita, la Galvanotecnica Bugatti. La mia collezione per il prossimo inverno sarà sempre un po’ teatrale, un misto tra i tessuti di arredamento e i tessuti classici, gli abiti da sera soprattutto in tessuto da arredamento stampati e poi cappotti oversize di cachemire».

 

Le donne le vede in gonna o in pantaloni?

«In entrambi. Pantaloni di giorno e gonne la sera, un po’ lunghe. Ho fatto anche abiti da sposa, è un mondo a parte. Ne ho fatto uno a una ragazza che si sposava il giorno stesso in cui mi sposavo io. Anche il mio me lo sono fatto da sola. Ma gli ho dedicato meno tempo che a quello della ragazza».

 

Come giovane stilista si sente incoraggiata da chi per esempio ha già avuto successo o vi sono ostacoli?

«Ho ricevuto molti consigli preziosi, il momento è difficile per tutti ma se ce la facciamo adesso penso che avremo la strada spianata. Per ora vendo solo in Italia ma sto lavorando per poterlo fare anche negli Stati Uniti già dalla prossima collezione. Siamo tutti online, il che vuol dire che anche in Usa come dovunque si può comperare».

 

Viaggiare è una fonte di ispirazione?

«Sono una spugna e quello che vedo mi aiuta a ispirarmi. Ho fatto da poco un bellissimo viaggio di nozze in Antartide e sento che mi ha dato una grandissima ispirazione».

 

La sua donna ideale com’è?

«Una donna che si diverte, non si prende troppo sul serio e che usa la moda per sentirsi più bella e sentirsi meglio con se stessa. Non ho termini precisi, facendo molto “su misura” ho sperimentato molti tipi di donna che hanno in comune il desiderio di uscire dal convenzionale».

 

Prima di una sfilata ha paura?

«Ho paura del mio giudizio quando vedo tutta la collezione insieme. Se sono contenta la presentazione è un momento che invece vivo bene».

 

E suo padre? Grande fotografo, artista che ha scelto di vivere a New York: cosa dice del suo lavoro?

«Lui è un’esplosione di creatività, è contento che io viva di un lavoro di cui sono appassionata e che sia riuscita a concretizzare un sogno. Io lavoro sodo perché sono soltanto io e ho imparato a fare un po’ tutti i mestieri, ho un unico numero di telefono per tutto, dai fornitori alla contabilità, alla comunicazione. Il mio sogno è avere uno studio ben strutturato e a poter delegare qualcosa».

 

E le sue modelle chi sono?

«Delle ragazze normali, eleganti, che non fanno questo per mestiere».

 

Secondo lei la moda è cara?

«Sì, noi giovani non riusciamo a vestirci con la moda di alto livello e così ci arrangiamo mescolando il vintage con varie altre cose. Io penso di essere proporzionata nei prezzi per quello che faccio. Ma avendo cominciato a fare soprattutto il su misura, le donne vedono il valore aggiunto, l’artigianato e quindi sono anche disposte a spendere i denari necessari».

 

Le italiane si vestono bene?

«Sì, abbiamo l’occhio abituato».

 

E la città dove passeggiando per strada si sente più ispirata?

«New York senz’altro, un immenso teatro. Forse potrei dire anche Londra, ma la conosco meno bene, non ci vado molto spesso».

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