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TOSCANA NEWS LIVORNO Assalto alla Prefettura, il giudice accusa gli antagonisti e critica la polizia

13 Febbraio 2013, 11:14am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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378476 2965150531479 1343120727 33169004 728182695 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Nell’ordinanza che riguarda i 36 indagati il gip definisce i «manifestanti violenti», ma ci sono ombre «sulla gestione dell’ordine pubblico: uso inappropriato del manganello» LIVORNO. Dietro all’assalto «premeditato» alla Prefettura del 2 dicembre al termine del corteo non autorizzato dal gruppo antagonista dell’Ex Caserma del Fante c’era «la precisa volontà di compiere un’azione che non escludeva minimamente la possibilità di far uso di mezzi violenti tramite la quale offrire una plateale dimostrazione pubblica della capacità del movimento di saper fronteggiare, senza timore alcuno, ed addirittura sopraffare, le autorità preposte alla tutela dell’ordine pubblico».Ma dai filmati che riguardano la manifestazione, anche questa non autorizzata, del giorno precedente in piazza Cavour, emergono «dubbi sulle modalità di gestione dell’ordine pubblico». E in particolare «emerge, assai nitidamente, l’uso a dir poco inappropriato del manganello nei confronti di Palmina Federico», madre di uno dei manifestanti. VIDEO Scontri in piazza Cavour - L'assalto alla Prefettura È questo il cuore dell’ordinanza firmata dal giudice Giovanni Zucconi a carico delle 36 persone indagate per i disordini avvenuti in città tra il 30 novembre durante il comizio del leader del Pd Pierluigi Bersani alla stazione marittima e culminati, 48 ore più tardi, con le offese, le aggressioni (furono una decina gli agenti feriti ndr), e il lancio di «bombe carta, transenne di ferro, mattoni, sacchi di sabbia e tubi metallici» verso il palazzo del Governo. L’accusa nei confronti dei principali otto indagati, tra i quali il leader dell’Ex Caserma Giovanni Ceraolo, 31 anni, è quella di lesioni, resistenza aggravata, minacce e oltraggio. Per tutti quanti la Procura è pronta a chiedere il giudizio immediato «per gli evidenti indizi di colpevolezza». Un capitolo a parte riguarda Giovanni Ceraolo, considerato il portavoce e dunque il leader dell’ex Caserma del Fante. A lui vengono contestati il maggior numero di reati: dalla resistenza aggravata alla violenza, fino alle minacce a pubblico ufficiale, lesioni e soprattutto gli inquirenti hanno riconosciuto in lui l’organizzatore della manifestazione non autorizzata. Scrive di lui il giudice nelle conclusioni dell’ordinanza. «Nella sua veste di promotore, di guida del corteo, il chiaro incitamento con frasi scandite al megafono. E mentre era in corso il lancio di oggetti contro la Prefettura urlava frasi: “Questa è la risposta alla polizia di Livorno”. Nonché la palese omissione di qualsivoglia indicazione tesa a frenare gli impulsi più violenti del gruppo di facinorosi impegnati nell’aggressione ai poliziotti, ne delineano la figura quanto meno di concorrente morale dei reati in esame»

FONTE IL TIRRENO

13 FEBBRAIO 2013

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