TOSCANA NEWS Il silos di Livorno, brutto fantasma fra le love boat
INSERITO DA ANGELA CECERE
Rudere inutilizzato da vent’anni fra terminal crociere e stazione marittima. Progetti faraonici, poi il nulla LIVORNO. Come un fantasma, anzi peggio: talmente innominato da non incutere neanche più timore o rappresentare un problema, un impiccio, un guaio da risolvere. Il silos nel cuore del porto passeggeri, nel triangolo fra la calata Sgarallino e la calata Punto Franco, non sarà un rudere che casca a pezzi ma un catafalco sì. Inutilizzato da vent'anni. Per nessuno però sembra runa questione da affrontare. Benché sia a ridosso del terminal crociere dal quale transita ogni anno un milione di passeggeri, e a due passi dalla stazione marittima che ne vede passare più del doppio da e per i traghetti diretti in Corsica o Sardegna. Ci si è accapigliati per giorni, settimane e mesi sull'allargamento del porto passeggeri fino all'Alto Fondale, ma il silos è rimasto un Ufo: sparito da qualunque radar. LE IMMAGINI Il silos oggi e nella storia Altro che Fortezza Vecchia, lo skyline di quell'angolo di porto la domina la sagoma ingombrante di questa architetturona: non è davvero il fortilizio cinquecentesco ma quest'archeologia industriale sgarrupata il biglietto da visita con cui la nostra città si presenta a chi arriva dal mare. Su una punta il silos e sull'altra i cumuli di sabbie e rinfuse del Tco. La Toscana felix meriterebbe di meglio, no? A riportare il silos alla ribalta della cronaca non è un progetto di recupero o una ipotesi di risanamento: agli inizi di questo mese ci hanno pensato le fiamme di un incendio (foto - video) che si è sviluppato nelle operazioni di ripulitura da un cannello di ossitaglio. In precedenza, l'antevigilia di Natale di cinque anni fa erano scattate le indagini del nucleo aeronavale della Guardia di finanza perché all'interno dell'area erano stati buttati 800 tonnellate di rifiuti: ma alla fine l'inchiesta giudiziaria si era sgonfiata (il concessionario aveva patteggiato quattro mesi poi riconvertiti in una “multa” da neanche 8mila euro; la proprietà, cioè l'amministratore della Porto 2000, era stato assolto). Bisogna tornare indietro di sei anni per ritrovare l'idea di un qualche riutilizzo del silos: la società varesina Archiplan era arrivata al preliminare di acquisto immaginando un hotel quattro stelle da oltre 120 camere, un maxi-ristorante panoramico da più di mille metri quadri più una superficie altrettanto consistente per il polo direzionale uffici, una striscia di negozi e boutique al piano terra (poco meno di 1.300 metri quadri), un silos-parcheggio a nove piani da quasi 340 posti auto. In realtà, la questione era finita nel menu del grande risiko delle aree nel cuore del porto fin da una dozzina di anni fa: con la bigia fantasia del gergo tecno-politichese l'avevano chiamata «Utoe4 C19» ma per tutti era «l'albergo all'ex silos». E poco prima, regnante la (litigiosa) coppia Lamberti-Marcucci, era finita nel menu perfino l'idea di mettere lì accanto un outlet grandi firme secondo un progetto di Chapman Taylor e Campenon Bernard Sge, britannici gli uni e francesi gli altri. Ma quella è la preistoria: lontana anni luce. Come procedure, come scenari di mercato, come progetti in pista. La proprietà no: da quando la Camera di commercio ha conferito l'edificio nella Porto di Livorno 2000, il silos appartiene alla società pubblica (in tandem con l'Authority) per la gestione del porto passeggeri, che nei mesi scorsi ha scorporato dalla gestione il patrimonio per metterlo nella cassaforte della Porto Immobiliare. (Nella foto a fianco: il silos quando era un gioiello) Difficile credere che sia la ruspa o il “piccone demolitore” la soluzione di tutti gli intoppi: lo studioso Dario Matteoni, ex assessore e ora a Pisa direttore dei musei di San Matteo e Palazzo Reale, ricorda che non si tratta affatto di un eco-mostro quanto semmai di «un esempio non banale di quell’architettura funzionale che si è affermata nei primi del Novecento negli Usa». Del resto, la prima metà l’hanno costruita lì sulla punta alla fine della prima guerra mondiale: nella “pancia” delle sue 35 celle riusciva a inghiottire 120mila tonnellate di grano aspirandole dalle stive delle navi a banchina. Poi le bombe della guerra e, negli anni ’60, l’aggiunta di un fabbricato alle spalle. Ad affossare tutto penserà il patatrac di Italgrani: da lì in poi il silos entrerà nel freezer e diventerà uno spettro.
FONTE IL TIRRENO
20 FEBBRAIO 2013
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Inserito da :Sotgia Marcella :CALANGIANUS. Un incendio di natura dolosa ha distrutto il bar-ristorante la Mesenda, all’ingresso di Calangianus. Nella notte, probabilmente con l’aiuto di liquido infiammabile, è stato dato fuoco al locale che nel periodo di carnevale ha ospitato anche affollate serate danzanti. Le fiamme hanno divorato arredi, il bancone, tavoli e parte della cucina, anche se al momento non sono stati quantificati i danni gestito da due quarantenni di Calangianus. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco e i carabinieri della Compagnia di Tempio Pausania per individuare movente e responsabili dell’attentato.