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primo piano e anteprima

PRIMO PIANO E ANTEPRIMA LORENZO, UCCISO A 7 ANNI DALLA MALARIA. ERA RIENTRATO DA UN VIAGGIO IN AFRICA

10 Settembre 2013, 12:17pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 

553987 4875306964196 493515398 nINSERITO DA ANGELA CECERE

VERCELLI - E' stata rimandata l'autopsia sul corpicino di Lorenzo Tirelli, il bambino di 6 anni di Olcenengo, in provincia di Vercelli, improvvisamente deceduto venerdì sera all’ospedale di Novara per cause ancora da accertare. Aveva fatto da poco rientro dopo due mesi di vacanza trascorsi in Guinea Equatoriale a casa dei nonni materni. La famiglia ha deciso di nominare un consulente di parte e ciò ha determinato lo slittamento dell’esame autoptico. Le prime ipotesi sulle cause del decesso parlano di malaria. Come in altre circostanze, Lorenzo prima di partire ha fatto la profilassi anti malarica così come la gemella Rebecca e la sorella maggiore Lucrezia che con lui hanno trascorso l’estate in Africa e che oggi stanno bene. Il piccolo Lorenzo era pronto a riprendere la scuola e a rivestire la maglia della Pro Vercelli. All'improvviso venerdì ha avuto una febbre molto alta (patologia che soffriva da tempo) aggravata da problemi respiratori. Subito ricoverato a Novara è morto dopo poche ore. Domenica prossima avrebbe compiuto 7 anni.

LEGGO.IT

10.09.2013.

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA «Io, a quindici anni violentata in hotel» Turista racconta: trascinata al buio e chiusa in una stanza, scatta l'indagine

10 Settembre 2013, 11:53am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://www.ilmattino.it/MsgrNews/MED/20130910_viol.jpg

 

553987 4875306964196 493515398 nINSERITO DA ANGELA CECERE

La ragazzina era in vacanza con la famiglia a Ischia. Lui è un dipendente dell'albergo, replica: era d'accordo. Picchiato dal fratello della minorenne finisce in ospedale Denunciato in stato di libertà per violenza sessuale a una turista 15enne. È giallo a Ischia. Ieri notte, gli agenti del commissariato di polizia sono intervenuti presso un hotel di Forio per raccogliere la denuncia di una minorenne polacca che ha accusato T.V., 18 anni, ischitano e dipendente della struttura dove la ragazza soggiorna con i genitori e il fratello, di violenza sessuale. La ragazza ha detto di essere stata condotta contro la sua volontà in uno sgabuzzino, immobilizzata e messa nelle condizioni di non poter urlare, prima di essere violentata. Il diciottenne ha sostenuto che la giovane era consenziente.

IL MATTINO

10.09.2013.

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PRIMO PIANO MUORE SUO FIGLIO 21ENNE, LA MADRE LO TIENE MUMMIFICATO DENTRO CASA 18 ANNI -VIDEO

10 Settembre 2013, 10:17am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA TBLISI - Una madre tiene per 18 anni il figlio mummificato dentro casa. iIl video choc arriva dalla Georgia, dove una famiglia si rifiuta di seppellire Joni Bakaradze, morto nel 1995 a 21 anni per un male incurabile. "Lo conserviamo grazie ad un miscuglio a base di alcol, è stato proprio lui a dirmelo in sogno. Per 10 anni ho cambiato i suoi vestiti il giorno del suo compleanno. Solo negli ultimi quattro anni non sono stato capace di farlo” ha concluso la madre.

LEGGO.IT

Martedì 10 Settembre 2013

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PRIMO PIANO AUGURI AD ANGELA CECERE PER IL SUO COMPLEANNO DAL GIORNALINO www.mikivettica.net DI MICHELE PAPPACODA

9 Settembre 2013, 07:32am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

553987 4875306964196 493515398 n

GLI AUGURI PIù SINCERI ALLA NOSTRA COLLABORATRICE NONCHE AMICA ANGELA CECERE CHE OGGI FESTEGGIA IL SUO COMPLEANNO DA PARTE DEL TITOLARE DEL SITO MICHELE PAPPACODA E DA TUTTE LE COLLABORATRICI. E RINGRAZIO ANCORA ANGELA PER IL SUO AIUTO FATTO INCONDIZIONATAMENTE E CON IL CUORE SUL GIORNALINO VETTICA DI AMALFI ONLINE www.mikivettica.net . ANCORA AUGURIIIIIIIIIIII

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Bus in scarpata: le vittime salgono a 40 Deceduto a Pozzuoli l'operaio di Monteruscello

8 Settembre 2013, 09:04am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Salvatore Di Bonito, 54 anni, è la vittima numero 40 della tragedia del bus precipitato in una scarpata dal viadotto Acqualonga dell'autostrada A16 la sera dello scorso 28 luglio. Era un operaio di Monteruscello, frazione di Pozzuoli, la città a nord di Napoli da cui proveniva la maggior parte delle persone che si trovavano a bordo del pullman. L'uomo è morto nell'ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli (Napoli), dove era ricoverato da circa una settimana, dopo essere stato portato prima nel nosocomio di Nola e poi in quello di Salerno. La notizia del decesso di Di Bonito a distanza di 41 giorni dalla tragedia è arrivata proprio nel giorno in cui Monteforte Irpino (Avellino), nel cui territorio è caduto l'autobus, ha ricordato le vittime. Quella stessa Monteforte nella cui scuola furono deposte le salme subito dopo il fatto e il cui sindaco, Antonio de Stefano, con le sue mani aiutò vigili del fuoco e volontari a prestare i primi soccorsi.

Alla cerimonia, che si è tenuta nella chiesa di San Nicola di Bari, ha preso parte, tra gli altri, anche il primo cittadino di Pozzuoli, Vincenzo Figliolia, sindaco del paese di provenienza di quasi tutte le vittime. Salvatore Di Bonito, nell'incidente stradale più grave che l'Italia ricordi, aveva perso la moglie Anna Mirelli di 48 anni. Subito dopo essere stato estratto dalle lamiere contorte del pullman, fu portato nell'ospedale di Nola (Napoli) dove gli fu asportata la milza. Ma le sue condizioni erano critiche e i medici decisero di trasferirlo nel reparto di terapia intensiva del Ruggi d'Aragona di Salerno. Lì è rimasto diverse settimane. Poi la decisione di avvicinarlo a casa, nell'ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli, dove stamattina è spirato nel reparto di terapia intensiva. Nell'inchiesta della Procura della Repubblica di Avellino sono indagati cinque dipendenti della società Autostrade per l'Italia e Gennaro Lametta, titolare della società a cui è intestato il 'bus della morte', fratello di Ciro, l'autista morto nella tragedia. Lo scorso 27 agosto, nel deposito giudiziario di Mercogliano (Avellino), ha avuto luogo l'incidente probatorio con i periti nominati dalla Procura, dalle vittime e dagli indagati. L'incidente probatorio si è concluso giovedì notte con un sopralluogo nel tratto di carreggiata in direzione Napoli laddove avvenne l'incidente, tratto di carreggiata finito sotto sequestro, e su quello parallelo che porta ad Avellino. Dopo avere accertato che il bus affrontò la discesa senza freni e sistema di trasmissione, i periti stanno prendendo in esame anche le condizioni delle barriere di protezione 'new jersey'. Tra poco più di un mese saranno consegnati i risultati.

ANSA

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA 8 settembre 1943: dalla festa al dramma A 70 anni dall'armistizio escono libri e riflessioni

8 Settembre 2013, 09:03am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Abbracci in piazza dopo l'annuncio dell'armistizio, l'8 settembre 1943. Erano le otto di sera dell'8 settembre 1943 quando fu dato l'annuncio dell'armistizio dell'Italia con le forze Alleate.

ANTEPRIMA www.mikivettica.net Erano le otto di sera dell'8 settembre 1943 quando fu dato l'annuncio dell'armistizio dell'Italia con le forze Alleate. L'Italia accese i fuochi, suonò le campane, cantò e ballò persino nelle aie, per strada e nelle piazze in preda a un'euforia che durò poco. In realtà l'8 settembre fu uno dei giorni più enigmatici e tragici della storia politica, sociale e militare d'Italia. E fu anche il giorno delle scelte, delle attese e di una memoria (non sempre condivisa) che protagonisti, più o meno noti, hanno riversato nella scrittura e nella testimonianza, raccontando, in un modo o nell'altro, quello strano giorno in cui la guerra che doveva o sembrava finire, non finì.

A 70 anni da quel giorno ancora se ne discute e escono alcuni libri per ricostruire e fare il punto. Si va, per citare solo i titoli usciti di recente, da ''Otto settembre'' dello storico Paolo Sorcinelli (Bruno Mondadori, pp. 230 - 18,00 euro) a ''La tragedia necessaria. Da Caporetto all'otto settembre'' di Mario Isnenghi (Il Mulino, pp. 146 - 10,00 euro), da ''1943'' di Marco Gasparini e Claudio Razeto (Castelvecchi, pp. 284 - 16,50 euro) alla ripubblicazione del classico ''I nemici di Mussolini'' di Charles F. Delzell (Castelvecchi, pp 672 - 29,00 euro). E a questi viene da aggiungere naturalmente l'antologia di ''Storie della Resistenza'' a cura di Domenico Gallo e Italo Poma, appena edito da Sellerio (pp. 420 - 15,00 euro) e il bel libro di Vittorio Cimiotta che, per temi e figure, ripercorre la storia ''da Giustizia e Libertà al Partito d'Azione'', sottolineandone la forza esemplare, oggi più che mai, di ''Rivoluzione etica'', come dice il titolo (Mursia, pp. 374 - 20,00). Così come 'La seconda guerra mondiale. Una breve storia' (pp. 222 - 14,00) dello storico britannico Norman Stone appena pubblicata da Feltrinelli nella collana Storie. Fin dall'inizio l'Italia unita procede per fratture, da Porta Pia a Caporetto e lo stesso accadde con l'8 settembre 1943, cui il libro di Isnenghi si dedica estensivamente interrogando anche la memorialistica dell'epoca, illuminano lo scollamento tra le differenti anime del paese e testimoniano quel disincanto di massa e quella perdurante estraneità di larghi settori della società che sono all'origine dei malesseri identitari che continuano ad affliggere il nostro paese. Nelle caserme gli ufficiali parlarono alla truppa, le compagnie si sciolsero e, come scrisse Meneghello, le strade si affollarono di "due file praticamente continue di gente, di qua andavano in su, di là in giù, pareva che tutta la gioventù italiana di sesso maschile si fosse messa in strada, una specie di grande pellegrinaggio di giovanotti".

Tutti a casa, come diceva il titolo di un celebre film di Luigi Comencini? Non proprio: sarebbe stato troppo bello, visto che la realtà si rivelò presto dura e nefasta, chiamando ognuno a scegliere se camminare verso Nord, dove si sarebbe presto costituita la Repubblica di Salò o andare verso Sud, dove erano gli alleati, come ricostruisce e spiega Sorcinelli. Da una parte chi grida al tradimento e resta fedele ai propri giuramenti e alle proprie idee e, dall'altra, chi sale in montagna per resistere e cercare di liberarsi di quella che diventa subito un'occupazione nazista. Alla ''Storia della Resistenza armata al regime fascista'' è dedicato il bel libro del 1960 dell'americano Delzell, scomparso nel 2011 e che resta un punto di partenza centrale per lo studio della lotta di liberazione, ricostruendo l'opposizione a Mussolini dalla dissidenza cattolica degli inizi e dal delitto Matteotti in avanti, lungo il ventennio e sino all'8 settembre e la lotta armata. Certo che il 1943 resta uno degli anni più aspri e emblematici della storia italiana recente, col crollo del fascismo, mesi di fuga e disonore, ma anche di orgoglio e riscatto, fine e inizio. Li ricostruiscono due giornalisti, Gasparini e Razeto, utilizzando tutti i documenti possibili, gli articoli di giornale italiani e stranieri, rapporti ufficiali, materiali storici del nostro esercito e dei comandi alleati, discorsi, lettere, diari ( da Bottai a De Bono e Ciano), ricordando che fu l'anno anche del 25 luglio, dello sbarco in Sicilia, come della ritirata di Russia e delle ultime battaglie in nord Africa. Ed è comunque da quelle radici, nel bene e nel male, che germoglia l'Italia come l'abbiamo oggi.

DI PAOLO PETRONI ANSA

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Papa Francesco per la pace, migliaia a veglia col Papa

8 Settembre 2013, 09:02am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Papa, finisca rumore di armi

1078137 477030945726559 424513513 aINSERITO DA MICHELE PAPPACODA "La guerra segna sempre una sconfitta per l'umanità", è "un fallimento", "porta solo morte" e "parla di morte". E' il grido che papa Francesco ha lanciato stasera durante la veglia di quattro ore per la pace in Siria e in Medio Oriente, da lui indetta a piazza San Pietro. Centomila persone - secondo dati della Questura e della Prefettura vaticana - hanno pregato con lui, in una cerimonia segnata da lunghi silenzi, da letture bibliche, da canti liturgici, da litanie, in un clima di grande raccoglimento e compostezza. Niente bandiere, slogan, tifo da stadio nel crepuscolo e nella prima notte davanti alla Basilica vaticana. Tra la folla di presenti vi era un migliaio di musulmani, per lo più siriani, i quali tuttavia, anche nel momento destinato alla riconciliazione, hanno preferito dividersi in due raggruppamenti, i filo-Assad e i sostenitori dell'opposizione. Hanno occupato due posti diversi della piazza, pur esprimendo un ''no'' comune ad un attacco americano. In una decina poi, al di fuori delle transenne che delimitano l'emiciclo vaticano, hanno recitato ad alta voce versetti del Corano, unendosi cosi' alle Ave Maria e ai Padri Nostri del grande popolo cattolico, in una commistione di riti rara, forse inedita, all'ombra del Cupolone. Quello di Francesco e' stato un discorso di forte impronta spirituale, legato agli intendimenti di preghiera e digiuno per la pace. Un papa particolarmente concentrato, quasi schiacciato dal peso dell'angoscia per quello che potrebbe accadere nei prossimi giorni, ha parlato dell'armonia del Creato voluta da Dio e del caos scatenato dall'uomo che "alza la mano contro il suo fratello per ucciderlo". Ovvero dai tanti Caini di ieri e di oggi. Non ha fatto alcun riferimento al progetto del presidente Usa Barack Obama di punire con un attacco militare il presunto uso di armi chimiche da parte del regime siriano. ''E' possibile - pero' si è chiesto - percorrere un'altra strada?'', diversa da quella della guerra. ''Possiamo uscire da questa spirale di dolore e morte?'', ha domandato, aggiungendo a braccio "penso ai bambini, soltanto a loro...". "Sì, è possibile per tutti", ha risposto Francesco, con un'espressione che ha ricordato molto quel ''Yes, we can'' della prima presidenza Obama. "Questa sera - ha detto Bergoglio - vorrei che da ogni parte della terra noi gridassimo: sì, è possibile per tutti". "Perdono, dialogo, riconciliazione - ha concluso - sono le parole della pace: nell'amata Nazione siriana, nel Medio Oriente, in tutto il mondo". Ad ascoltare la sua voce, in piazza San Pietro, erano presenti diversi politici e rappresentanti delle istituzioni italiani, dalla presidente della Camera Laura Boldrini al ministro della Difesa, Mario Mauro. E c'erano anche, tra gli altri, il sindaco di Roma Ignazio Marino e il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini. L'appello alla preghiera e al digiuno di Francesco per la pace in Siria è stato seguito oggi un pò in tutto il mondo. Non solo tra il miliardo e duecento milioni di cattolici del pianeta, ma anche tra le altre fedi. Si è unito all'iniziativa del Papa il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, guida spirituale dei cristiani ortodossi, ed anche il Gran Muftì di Siria, Ahmad Badreddin Hassod, che ha pregato nella maestosa moschea omayyade di Damasco. Prima della cerimonia di San Pietro, nel pomeriggio, in uno dei suoi soliti 'fuoriprogramma', Bergoglio aveva incontrato un gruppo di fedeli e, prendendo in prestito un microfono del Tg5, aveva tra l'altro detto loro: "Se non ci rivediamo qui, ci vedremo in Purgatorio". Più tardi, a San Pietro, avrebbe parlato dell'inferno della guerra, rimanendo fino a tarda sera con il suo popolo, nella speranza di accedere le luci della speranza. Come recita il Talmud, l'ora più buia è sempre quella prima dell'alba.

ANSA

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA LUCIO BATTISTI, LA SALMA TRASLATA A RIMINI. COMMOZIONE E TANTE LACRIME TRA LA FOLLA IN ATTESA

7 Settembre 2013, 08:25am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

DI MICHELE PAPPACODA La salma di Lucio Battisti è stata traslata dal cimitero di Molteno, in provincia di Lecco, dove era sepolta dalla morte del cantante, avvenuta 15 anni fa. La bara è uscita dal cimitero del paesino su un furgone con le insegne di un'impresa funebre di Rimini, dove probabilmente sarà trasferita la salma. Tra i fan in attesa in molti sono scoppiati a piangere e tutti hanno applaudito all'uscita del furgone. Poco dopo la bara con le spoglie dell'artista, ha lasciato il cimitero anche la vedova del cantante, la signora Grazia, salita a bordo di un'altra vettura. La donna era apparsa piuttosto contrariata alla vista dei fotografi arrampicati lungo la recinzione del cimitero, rimasto chiuso al pubblico, e se n'è andata senza neppure un cenno di saluto alla folla in attesa. Ha voluto comunque portarsi via la grande quantità di messaggini, biglietti, cartoncini e cartoline che si erano accumulati negli anni dentro la cappella. "Abbiamo riempito un sacco intero per farceli stare tutti", ha detto uno degli operai che si sono occupati della traslazione. Al termine delle operazioni il cimitero è stato riaperto. E' rimasta invece chiusa la cappella dove era sepolto Battisti e davanti alla quale non sono mai state messe indicazioni, né è mai stato scritto il nome del cantante. Qualcuno ha già cominciato a lasciare mazzi di fiori e biglietti.

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA ROMA Anziana uccisa in casa a Roma, fermato il nipote paraplegico La vittima aveva 85 anni, numerose ferite di arma da taglio su di lei

6 Settembre 2013, 18:46pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Anziana uccisa in casa a Roma, fermato il nipote paraplegico

1078137 477030945726559 424513513 aINSERITO DA MICHELE PAPPACODA AGGIORNAMENTO SERALE ORE 19.47

Ha ucciso la zia con un coltello da cucina, poi ha tentato di simulare una rapina cercando di ripulire le tracce di sangue sparse ovunque. E' la ricostruzione dell'omicidio avvenuto ieri sera a Roma e che ha portato al fermo di un uomo 45 anni, paraplegico, accusato di omicidio aggravato. 

Terribile la scena che i carabinieri si sono trovati di fronte: nell'appartamento alla periferia di Roma c'erano macchie di sangue ovunque perché l'uomo, inchiodato su una sedia a rotelle, nel tentativo di occultare il cadavere aveva trascinato il corpo con difficoltà in più di una stanza.

Il 45enne ha anche cercato di nascondere il cadavere in un baule. Per questo ha poi chiamato i carabinieri simulando una rapina ma la sua versione dei fatti era poco credibile. Per questo è scattato il fermo.

ANSA

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA OMICIDIO IN FLORIDA [Esplora il significato del termine: Uccide la moglie e posta la foto su Facebook] Video

5 Settembre 2013, 12:21pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Derek Medina di 31 anni con la moglie Jennifer Alfonso di 26 anni (Facebook)


INSERITO DA MICHELE PAPPACODA RIPROPONIAMO UN ARTICOLO CHE HA DELL'ORRORE PUBBLICATO SUL CORRIERE DELLA SERA IL 09.08.2013  Orrore su Facebook. Un uomo di Miami (Florida), Derek Medina di 31 anni, ha ucciso la moglie e pubblicato sul social network la foto del corpo senza vita, insanguinato. Poi, è andato dalla polizia, dicendo: «Ho sparato a mia moglie». L’immagine raccapricciante è apparsa sul wall di Fb per cinque ore, fino a quando Facebook l’ha rimossa e ha disattivato la pagina. Lo scatto è chiaro: si vede la donna vestita di nero, riversa sul pavimento della cucina con il volto all’insù, vicino al forno. La testa e un braccio sono ricoperti di sangue. E insieme alla foto c’è una scritta «R.I.P. Jennifer» (riposa in pace, ndr). La vittima è Jennifer Alfonso, 26 anni, ammazzata dal consorte giovedì mattina (nel pomeriggio in Italia) dopo una lite violenta. «Lei lo ha aggredito con un coltello» ha dichiarato il padre di Medina ai media locali, per giustificare il gesto e spiegare come si è arrivati all’epilogo estremo. È successo in fretta. La pistola puntata e lo sparo. Il tutto sotto gli occhi della bambina di 10 anni, la figlia che lei ha avuto da una precedente relazione. La bimba ha assistito alla scena, ma non è stata colpita. ] Orrore su Facebook. Un uomo di Miami (Florida), Derek Medina di 31 anni, ha ucciso la moglie e pubblicato sul social network la foto del corpo senza vita, insanguinato. Poi, è andato dalla polizia, dicendo: «Ho sparato a mia moglie». L'immagine raccapricciante è apparsa sul wall di Fb per cinque ore, fino a quando Facebook l'ha rimossa e ha disattivato la pagina. Lo scatto è chiaro: si vede la donna vestita di nero, riversa sul pavimento della cucina con il volto all'insù, vicino al forno. La testa e un braccio sono ricoperti di sangue. E insieme alla foto c'è una scritta «R.I.P. Jennifer» (riposa in pace, ndr). La vittima è Jennifer Alfonso, 26 anni, ammazzata dal consorte giovedì mattina (nel pomeriggio in Italia) dopo una lite violenta. «Lei lo ha aggredito con un coltello» ha dichiarato il padre di Medina ai media locali, per giustificare il gesto e spiegare come si è arrivati all'epilogo estremo. È successo in fretta. La pistola puntata e lo sparo. Il tutto sotto gli occhi della bambina di 10 anni, la figlia che lei ha avuto da una precedente relazione. La bimba ha assistito alla scena, ma non è stata colpita. [Esplora il significato del termine: AMICI INCREDULI - Alcuni amici della coppia sono rimasti sconvolti dal post e a caldo hanno commentato: «Che cosa è successo?», quasi increduli che l’immagine fosse vera. Soltanto il giorno prima lei aveva cambiato l’immagine del profilo Fb, mettendo una foto in cui i due si baciano sulle labbra in modo dolce e affettuoso. Certo, la relazione era burrascosa. Si erano sposati, avevano divorziato e lo scorso anno erano ritornati insieme. I MESSAGGI - Dopo l’omidicio, sempre sulla pagina Facebook l’uomo ha lasciato un altro messaggio: «Voglio andare in galera o essere condannato a morte per aver ucciso mia moglie, amo i miei amici, mi mancherete, abbiate cura di voi: mi vedrete nelle news». E ancora: «Mia moglie mi picchiava, non posso sopportare questi abusi è per questo ho fatto quello che ho fatto. Spero che possiate capirmi». Il sogno di diventare un attore famoso è svanito (aveva partecipato a qualche serie televisiva). In compenso ha raggiunto la popolarità nei notiziari, come si è auto-augurato sul social network.] AMICI INCREDULI - Alcuni amici della coppia sono rimasti sconvolti dal post e a caldo hanno commentato: «Che cosa è successo?», quasi increduli che l'immagine fosse vera. Soltanto il giorno prima lei aveva cambiato l'immagine del profilo Fb, mettendo una foto in cui i due si baciano sulle labbra in modo dolce e affettuoso. Certo, la relazione era burrascosa. Si erano sposati, avevano divorziato e lo scorso anno erano ritornati insieme. I MESSAGGI - Dopo l'omidicio, sempre sulla pagina Facebook l'uomo ha lasciato un altro messaggio: «Voglio andare in galera o essere condannato a morte per aver ucciso mia moglie, amo i miei amici, mi mancherete, abbiate cura di voi: mi vedrete nelle news». E ancora: «Mia moglie mi picchiava, non posso sopportare questi abusi è per questo ho fatto quello che ho fatto. Spero che possiate capirmi». Il sogno di diventare un attore famoso è svanito (aveva partecipato a qualche serie televisiva). In compenso ha raggiunto la popolarità nei notiziari, come si è auto-augurato sul social network.

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