Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA ANGELA CECERE Noi lo abbiamo scoperto due anni fa, oggi: il Covid è qui. Era un venerdì, quando tutto è cambiato. Ma per i medici è cominciata la sera prima. Quella sera nell’ospedale di Codogno, nel Lodigiano, arrivava l’esito del tampone a cui era stato sottoposto il 38enne Mattia Maestri, grazie all’intuizione di una dottoressa anestesista, Annalisa Malara. E poi è pandemia. Il primo bollettino, 24 febbraio 2020, riportava 221 positivi e 7 morti. Ora, due anni dopo quel “paziente Uno”, siamo qui, dati di ieri sera: 12.469.975 il totale dei contagiati in Italia, e 152.989 decessi (141 nelle ultime 24 ore). Sono i numeri di una catastrofe, da cui adesso si vede l’uscita, aggiornata in una data simbolica - quella di ieri - la seconda “giornata nazionale del personale sanitario e sociosanitario”. Dedicata a tutti quelle donne e quegli uomini che con i loro camici hanno lottato in prima fila fin dai primi giorni, quando ancora non si sapeva nulla del Covid-19. Ieri hanno ricevuto l’omaggio del presidente Mattarella: «È grazie alla loro preparazione professionale e al loro spirito di sacrificio - è il messaggio del Capo dello Stato - che è stato possibile arginare il rischio di perdite ancor più ingenti». Anche Papa Francesco, all’Angelus, ha rivolto un pensiero di gratitudine all’«eroico personale sanitario». Sottolinea Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici, Filippo Anelli: «Il loro sacrificio ha consentito di curare ben oltre 12 milioni di cittadini positivi, di cui 10,7 milioni sono guariti». Pesantissimo il tributo che la categoria dei camici bianchi ha pagato nella battaglia contro il Covid. Le vittime sono quasi 500: 370 erano medici e odontoiatri, e di questi, 216 erano medici di famiglia, del 118, guardie mediche, specialisti ambulatoriali, liberi professionisti, e 30 gli odontoiatri. Si aggiungono alla lista dei caduti 90 infermieri, tre ostetriche e 32 farmacisti.
INSERITO DA ANGELA CECERE Nel Donbass conteso tra Kiev e Mosca la guerra bussa già. Sotto forma di proiettili di mortaio incrociati tra l’esercito ucraino e i separatisti filorussi nelle regioni di Lugansk e Donetsk. La tregua è formale, violata per 136 volte in una sola notte. E la popolazione vive sospesa, sull’orlo di una guerra di cui i bombardamenti intensificati potrebbero essere solo il preludio. Secondo l’agenzia russa Interfax sono già quarantamila i profughi fuggiti dal Donbass e giunti nella regione russa di Rostov. Ma le code chilometriche di auto segnalate tra il confine ucraino e quello russo fanno capire che il numero gli sfollati è destinato a crescere sempre di più. La situazione esplosiva nel Donbass potrebbe essere il casus belli che il Cremlino aspettava, secondo gli americani. Convinti che Mosca lancerà l’attacco. Lo ha detta alla Conferenza di Monaco la vicepresidente Usa Kamala Harris, lo ha ribadito Biden, che ha convocato il consiglio per la sicurezza nazionale. E in serata per i media americani l’armata di Putin era pronta a varcare i confine. La Cnn ha affermato che i russi avevano già schierato in posizione di attacco il 75 per cento delle loro truppe convenzionali, mentre alla Cbs il corrispondente per la sicurezza nazionale David Martin si è spinto a dire che i comandanti russi avevano già ricevuto l’ordine di invadere l’Ucraina. Il Cremlino nega. E anzi rilancia sottolineando gli sforzi diplomatici per evitare la guerra. Ieri il presidente russo ha avuto una lunga telefonata con quello francese Macron: «Concordano nel lavorare ad un cessate il fuoco nell’Ucraina Orientale» la nota dell’Eliseo. Oggi a Vienna si riunirà in riunione straordinaria l’Osce, l’organizzazione per la sicurezza in Europa, per tentare una de-escalation.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA 20 FEB - Siamo dentro un percorso «e dobbiamo continuarlo, ma tenendo i piedi per terra. Sappiamo che con il 91% di over 12 vaccinati e la variante Omicron c'è un contesto diverso. Ma serve gradualità». Lo dice in un colloquio con la Repubblica il ministro della Sanità Roberto Speranza nella qualle ripercorre i due anni dall'inizio dell'emergenza Covid in Italia e parla delle tappe per il ritorno alla normalità. «Se la tendenza di riduzione della curva continua, lavoreremo nelle prossime settimane per superare lo stato d'emergenza. Ma il Covid non prende l'aereo e va via il 31 marzo. Possiamo decidere formalmente di superare l'emergenza, penso che ci possano essere le condizioni per farlo, ma alcune cose dovremo conservarle» aggiunge. Il Green pass «è stato ed è un pezzo fondamentale della nostra strategia. Le mascherine al chiuso sono ancora importanti: non riesco a vedere un momento X in cui il virus non esiste più e cancelliamo insieme tutti gli strumenti» spiega. Misure come il Green Pass «devono avere una temporaneità, ma dire ora, con sessantamila casi al giorno, »che l'impalcatura va smantellata, beh, penso sia un errore. Ribadendo, però, una cosa: tutte le attività resteranno aperte«. Non A marzo »parte la quarta dose per gli immunocompromessi, ma dovremo valutare il richiamo per tutti dopo l'estate. Ô da considerare probabile, perché il virus non stringe la mano e se ne va per sempre«. Tornando sui primi mesi di gestione della pandemia due anni fa, »la scelta del lockdown nazionale ha evitato che la prima ondata arrivasse al Sud, salvando molte vite« sottolinea. A volte è stata durissima, »soprattutto marzo del 2020 - ricorda -. Ma in nessun passaggio mi sono sentito solo: avevo al mio fianco la comunità scientifica italiana, il governo e il sorriso dei miei figli. Devo essere onesto, non ho mai pensato di mollare«. ANSA
INSERITO DA MORENA MOTTA Il dramma è avvenuto alla stazione di Pavia: il neonato è morto all'ospedale È morto alla Patologia Neonatale del Policlinico San Matteo di Pavia il neonato che era ricoverato dallo scorso 2 febbraio in gravissime condizioni, dopo essere caduto sui binari della stazione ferroviaria del capoluogo. I tentativi dei medici della Pediatria di salvarlo sono stati purtroppo inutili: troppo gravi le ferite riportate nell'incidente, tra cui un trauma cranico, diverse contusioni e la frattura di un arto. PROCURA APRE INCHIESTA Il corpo del bimbo, che ieri aveva compiuto un mese di vita, è stato trasportato all'istituto di Medicina Legale dell'Università di Pavia dove verrà eseguita l'autopsia. La Procura ha aperto un'inchiesta per far luce sul fatto. PASSEGGINO SUI BINARI Il bimbo si trovava su una carrozzina. Il padre, un uomo di 44 anni, l'aveva accompagnato in ospedale per effettuare una visita di controllo a due settimane dal parto. Mentre il padre era al telefono, è transitato un treno merci, partito da Milano e diretto a Genova. Si deve ancora stabilire se la carrozzina sia stata agganciata da un vagone o se sia stato determinante lo spostamento d'aria. Il neonato è stato sbalzato dalla carrozzina ed è finito sui binari. Il treno non l'ha investito, ma nelle caduta il bambino ha riportato lesioni che si sono rivelate fatali. Il padre è indagato per omicidio colposo e abbandono di minore, ma sono in corso accertamenti da parte della polizia ferroviaria per stabilire la velocità del treno merci al momento del passaggio nella stazione di Pavia. LEGGO.IT
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Il ritiro dall'Ucraina, nei fatti, è rimasto solo un annuncio. Anzi, secondo il presidente Usa Biden, la Russia starebbe preparando un'operazione militare "sotto una falsa bandiera". La Casa Bianca continua a ribadire che quello di Mosca è un "falso" passo indietro e che invece Putin ha aumentato la sua presenza sul confine ucraino con almeno "7mila militari". Il Cremlino ora "procede verso un'invasione imminente", ha affermato l'ambasciatrice americana all'Onu, seguita a ruota da Biden: "Un attacco russo è possibile nei prossimi giorni". Il rischio di un'invasione russa dell'Ucraina è "molto elevato", ha aggiunto Biden. Spia di una volontà di scendere in guerra, accusano gli Stati Uniti, è anche il fatto che l'esercito russo sta facendo "scorte di sangue". Lo dice il segretario alla Difesa Usa Lloyd Austin, mentre l'Alto rappresentante Ue per la Politica estera, Josep Borrell, fa sapere che "abbiamo prove dell'aumento dei combattimenti e di bombardamenti pesanti in alcune zone del confine". Circostanza che il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, smentisce. Intanto aumentano le tensioni lungo la linea di contatto nel Donbass con reciproche accuse di bombardamenti da parte dei filorussi e dell'esercito di Kiev. L'Europa prosegue la via diplomatica, con la riunione del Consiglio. "Abbiamo bisogno di fatti per fidarci delle parole che abbiamo ascoltato", ha sottolineato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.
Mosca oggi ha inviato una lettera "pubblica" agli Stati Uniti, così che "le persone dei nostri Paesi possano avere un'idea precisa di quello che sta accadendo". Nella missiva si chiede agli Usa il ritiro di tutte le forze e le armi dal sud-est dell'Europa e dai Baltici. Si aggiunge che gli Stati Uniti non hanno risposto alla richiesta russa di riportare in patria le armi nucleari e astenersi da un ulteriore distribuzione di tali armamenti fuori dai suoi confini. Segue la minaccia indiretta: "La Russia dovrà reagire, anche attraverso misure tecniche e militari, in mancanza di una disponibilità degli Stati Uniti a discutere delle garanzie alla propria sicurezza".
Il Donbass è già teatro di scontri armati. I ribelli filorussi dell'autoproclamata Repubblica popolare di Luhansk, in Ucraina orientale, hanno accusato le forze governative di Kiev di aver condotto attacchi di mortai contro il loro territorio, in aperta violazione del cessate-il-fuoco previsto dagli accordi di Minsk: sarebbero stati cinque gli attacchi dall'inizio della giornata. Ma le autorità militari a Kiev smentiscono gli attacchi e denunciano che, anzi, sono stati i ribelli filorussi a bombardare e colpire un asilo nido a Stanytsia Luhanska (una cittadina a 16km da Luhansk). I bambini e il personale sono stati immediatamente evacuati, ma secondo le autorità militari russe sono rimasti feriti due operai addetti al giardinaggio. Nel cannoneggiamento, secondo Kiev, sono state danneggiate anche le infrastrutture comunali e metà della cittadina è rimasta senza elettricità. "I militari hanno comunque messo al sicuro i civili", ha aggiunto l'esercito.
Un proiettile avrebbe colpito anche il cortile di un liceo durante il bombardamento del villaggio di Vrubivka, e i 30 studenti presenti e 14 membri del personale hanno trovato rifugio nel seminterrato, secondo quanto reso noto dalla municipalità di Popansa, nella regione di Lugansk.
Il Cremlino ha assicurato che sta monitorando l'aggravarsi della situazione. "La situazione sta peggiorando", ha sottolineato il portavoce Dmitri Peskov, aggiugendo che "nelle ultime 24 ore, abbiamo sentito notizie secondo cui, si dice, la Russia conserva un enorme potenziale di attacco al confine. Ma stiamo parlando del nostro territorio. Ma nessuno, nemmeno un rappresentante occidentale, parla dell'enorme potenziale di attacco delle forze armate ucraine sulla linea di contatto".
La Russia "deve impegnarsi in una de-escalation, siamo preoccupati che cerchi un pretesto per invadere l' Ucraina". E' questo il messaggio del segretario della Nato Jens Stoltenberg dopo che da Mosca è stata smentita la notizia, fatta circolare dagli Usa, secondo cui le truppe russe ai confini con l' Ucraina sarebbero addirittura di 7 mila unità. L'Alleanza reagisce all'aumento delle tensioni nel Donbass, i bombardamenti dall'area controllata dalle forze filorusse che, secondo il governo ucraino - ha riportato The Guardian - sono una 'provocazione' ai danni dell' Ucraina.
Nel frattempo, arriva dalla Cnn la segnalazione che in Bielorussia sarebbe in costruzione un ponte al confine con l'Ucraina, che potrebbe agevolare l'invasione russa: immagini satellitari degli ultimi due giorni mostrano nuove strade e un ponte tattico in costruzione lungo il Pripyat River, un fiume chiave in Bielorussia a meno di 6-7 km dalla frontiera ucraina. Le attività di costruzione sono monitorate attentamente dall'intelligence e dai dirigenti militari occidentali e non è ancora chiaro se a operare siano i russi o i loro alleati bielorussi, con cui stanno facendo esercitazioni comuni.
E interviene anche il presidente bielorusso, Aleksandr Lukashenko, dichiarando che il suo Paese sarebbe disposto a ricevere "armi nucleari" in caso si sentisse minacciato dai Paesi occidentali. "Se necessario, se questi passi stupidi e insensati vengono intrapresi dai nostri rivali e oppositori - ha affermato -, dispiegheremo non solo armi nucleari ma anche armi supernucleari, al fine di difendere il nostro territorio".
Sempre oggi il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, torna sulla questione principale, ribadendo che l'adesione del Paese alla Nato è una "garanzia di sicurezza" sulla quale l'Ucraina non è disposta a compromessi. Alla domanda della Bbc se Kiev fosse pronta a rinunciare alla sua ambizione di entrare a far parte dell'Alleanza, come pretende Mosca per superare la crisi, Zelensky ha risposto: "Non è questione di ambizione. Abbiamo perso 15.000 persone. Non è un'ambizione, è la nostra vita, riguarda il futuro delle persone. Se parliamo di Nato, Ue, dei territori temporaneamente occupati, stiamo parlando della nostra indipendenza. Questo è quello che vogliamo e faremo per il nostro futuro".
"La porta della Nato rimane aperta", assicura il segretario generale dell'Alleanza, Jens Stoltenberg, al termine della ministeriale difesa della Nato a Bruxelles. "Il diritto di ogni nazione a scegliere la propria strada è assolutamente fondamentale per la sicurezza europea e transatlantica e va rispettato".
Nel mentre, la diplomazia va avanti. Il presidente Usa Joe Biden e il cancelliere tedesco Olaf Scholz chiedono che la Russia compia "passi concreti di de-escalation". Nel caso contrario, le sanzioni contro Mosca avrebbero "ripercussioni mondiali", avverte la Fed. La vicepresidente degli Stati Uniti Kamala Harris incontrerà il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sabato, a margine della conferenza di sicurezza di Monaco. Oggi invece è stato il giorno del Consiglio Europeo. "Abbiamo bisogno di fatti per fidarci delle parole" del governo russo, che finora non sembra corrispondere alla realtà, ha sottolineato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in un breve punto stampa con il premier ceco, Petr Fiala, stamattina a Bruxelles.
Al Consiglio ha preso parte Mario Draghi: "La nostra unità è la cosa che più ha colpito la Russia - le parole del premier -. Avremmo potuto dividerci perché ad esempio nella Nato ci sono tantissimi Paesi non solo quello che viene definito Occidente". L'obiettivo ora "è far sì che Putin e Zelensky si siedano attorno allo stesso tavolo".
Sempre oggi il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, ha incontrato il suo omologo russo Serghiei Lavrov a Mosca. "Ciò che voglio dirti - ha dichiarato Di Maio - è che si può contare sull'Italia per raggiungere una soluzione diplomatica". "Spero davvero che questi racconti horror, trucchi in Ucraina non vengano utilizzati" come prevenzione dall'Ovest a far cadere le "proposte russe", ha detto a sua volta Lavrov, ribadendo che "è importante non togliere dal pacchetto il non allargamento a est della Nato e il non dispiegamento a est".
Lavrov ha anche sottolineato che, "come previsto, il 20 febbraio finiscono le esercitazioni russe in Bielorussia, se ci sarà o meno un'escalation non dovete chiederlo a noi, ma ai propagandisti in Occidente". "L'intera situazione (relativa all'Ucraina) - ha attaccato - non si sta sviluppando sul nostro territorio russo, si sta sviluppando nelle menti, nei cervelli e sui media dell'Occidente, principalmente degli Stati Uniti, della Gran Bretagna e, naturalmente, il signor Jens Stoltenberg (il Segretario generale della Nato) sta attivamente sviluppando questa situazione".
INSERITO DA ANGELA CECERE Covid in Italia, ancora in miglioramento i dati del monitoraggio settimanale Iss-Ministero della Salute, che vede ancora in diminuzione sia l'incidenza dei casi sia l'indice di trasmissibilità Rt. L'incidenza settimanale a livello nazionale scende a 672 ogni 100.000 abitanti (11/02/2022 -17/02/2021) contro 962 ogni 100.000 abitanti della settimana precedente (04/02/2022 -10/02/2021), dati flusso ministero Salute. Nel periodo 26 gennaio 2022 - 8 febbraio 2022, l'Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato invece pari a 0,77 (range 0,72 - 0,88), in diminuzione rispetto alla settimana precedente quando era pari a 0,89 e al di sotto della soglia epidemica. Continua la riduzione di malati Covid negli ospedali. Il monitoraggio settimanale Iss-Ministero Salute indica che il tasso di occupazione in terapia intensiva è al 10,4% (rilevazione giornaliera Ministero della Salute al 17 febbraio) contro il 13,4% della settimana precedente. Il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale è al 22,2% (rilevazione giornaliera Ministero della Salute al 10 febbraio) contro il 26,5% di sette giorni prima. La percentuale dei casi rilevati attraverso l'attività di tracciamento dei contatti è in leggera diminuzione (17% contro il 18% della scorsa settimana). È in diminuzione anche la percentuale dei casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (31% vs 33%), mentre aumenta la percentuale di casi diagnosticati attraverso attività di screening (52% vs 48%). Due Regioni a rischio alto, 5 a rischio moderato In Italia 2 Regioni/Pa sono classificate a rischio alto, a causa dell'impossibilità di valutazione per incompletezza dei dati inviati; 5 Regioni sono classificate a rischio moderato, le restanti 14 Regioni/Pa sono classificate a rischio basso. È quanto risulta dai dati del monitoraggio dell'andamento epidemiologico SarS-Cov-2, emersi dalla Cabina di regia, e diffusi dall'Istituto superiore di Sanità (Iss). Inoltre 12 Regioni/Pa riportano almeno una singola allerta di resilienza, e 2 molteplici allerte di resilienza. L'incidenza dei casi di Covid-19, questa settimana, raggiunge i livelli più alti nella Provincia autonoma di Bolzano (con 1061,2 casi per 100mila abitanti) e nelle Marche (con 1025,8 casi per 100mila). I valori più bassi si rilevano invece in Valle d'Aosta (con 328,5) e Lombardia (con 408,2). A livello nazionale, l'incidenza è pari a 672. Emerge, secondo quanto si apprende, dalla tabella sugli indicatori decisionali del monitoraggio settimanale. I valori restano comunque ancora alti, dal momento che il valore soglia indicato per poter garantire il tracciamento corrente dei casi è stabilito a 50 casi per 100mila abitanti.
INSERITO DA ANGELA CECERE Sanzioni non pervenute. Dal primo febbraio è scattato il decreto legislativo dell'obbligo vaccinale agli over 50, pena una multa da 100 euro. Ma, a distanza di 18 giorni, ancora nessuna sanzione è stata emessa. Eppure, secondo i dati divulgati dal commissario Figliuolo, sono ben 1,4 milioni gli italiani over 50 che non hanno ricevuto nemmeno una dose. Tutta colpa dell'assenza dell'elenco dei nomi delle persone che ancora non si sono vaccinate. All'Agenzia delle entrate, che si occupa di far partire le sanzioni, i nomi non sono arrivati. Per capire dove il sistema si blocca, scrive La Repubblica, bisogna percorrere a ritroso la catena. A stilare l'elenco dovrebbe essere la Sogei, la società informatica a cui il ministero dell'Economia ha affidato la gestione dei dati, incrociando le informazioni sulle vaccinazioni nel Sistema tessera sanitaria e i codici fiscali dei cittadini. Le liste dovrebbero poi passare al ministero della Salute. Liste che, però, di fatto al momento non esistono, perché manca ancora il sì del Garante della privacy che sta valutando se, e come, si possono far circolare queste informazioni. Anche con gli elenchi, in realtà, la situazione non sarebbe semplice. L'Agenzia delle entrate, prima della multa vera e propria, deve far partire un avvertimento. Il cittadino, infatti, potrebbe essere guarito dal Covid o avere un'esenzione. In mancanza di una giustificazione all'Asl, che deve pervenire entro dieci giorni, il nominativo torna al ministero che lo inserisce nella lista dei sanzionabili da inoltrare all'Agenzia. Le multe saranno quindi notificate entro 180 giorni, a cui potrebbero aggiungersi i tempi di un eventuale ricorso amministrativo da parte del cittadino. Il processo, insomma, potrebbe concludersi ben dopo l'estate, a obbligo vaccinale già decaduto.
INSERITO DA ANGELA CECERE Meteo, le previsioni per le prossime ore: in tutta Italia è previsto un miglioramento e si registrerà anche un aumento delle temperature, a livelli praticamente primaverili, specialmente al Centro-Sud. Ecco le previsioni, nel dettaglio, per i prossimi giorni. Meteo, le previsioni per giovedì 17 febbraio 2022 Nord: Prevale il sole, ma con foschie e nebbie nelle ore più fredde sulla Pianura Padana, in diradamento nelle ore diurne. Piovaschi serali in Liguria e Friuli. Temperature in calo, massime tra 12 e 15. Centro: Foschie e nubi basse sul versante tirrenico, specie in Toscana con locali piogge, più sole sull'Adriatico. Temperature in rialzo, massime tra 16 e 19. Sud: In gran parte soleggiato, salvo qualche isolato annuvolamento nella prima parte del giorno in Campania. Temperature in aumento, massime tra 14 e 19. Meteo, le previsioni per venerdì 18 febbraio 2022 Nord: Giornata nuvolosa con deboli piogge sparse più frequenti su Liguria, Lombardia, Emilia Romagna e Triveneto. Debole neve su ovest Alpi dai 1500m. Temperature in calo, massime tra 10 e 14. Centro: Nubi sulle tirreniche con locali pioviggini in Toscana in estensione a Umbria e Lazio. Più sole in Abruzzo. Temperature stabili, massime tra 14 e 17. Sud: Soleggiato al mattino, poi cieli offuscati da stratificazioni alte, addensamenti più compatti sulla Campania. Temperature stazionarie, massime tra 15 e 18.
INSERITO DA ANGELA CECERE Due manifestazioni separate e il rischio che schegge incontrollate possano spostarsi dalle piazze concordate alla volta dei Palazzi istituzionali. Si preannuncia difficile la giornata di domani che vedrà scendere nuovamente in piazza gli studenti. La protesta del Fronte della Gioventù Comunista, contro gli scritti alla maturità e l'alternanza scuola lavoro dopo la morte dei due giovani durante gli stage, avrà il suo clou a Roma. LO SCENARIO. Primo sit-in dalle 9 alle 11 a piazza Vittorio, all'Esquilino. Il secondo dalle 11 alle 13:30 a piazza Madonna del Loreto, all'inizio dei Fori Imperiali da piazza Venezia. Non solo. Sempre domani inizierà a Roma la tre giorni degli Stati generali della scuola, promossi tra gli altri anche dall'Unione degli studenti in arrivo da tutta Italia. IL SOSPETTO L'allerta è quindi alta, il Viminale con una circolare ha chiesto alle Prefetture di intensificare i servizi di prevenzione e controllo del territorio, di attivare un dialogo con i promotori e valutare il coinvolgimento dei dirigenti scolastici. Si teme infatti il rischio che la presenza di infiltrati possa far alzare la tensione in piazza e possa portare la protesta anche sotto altre sedi. Prime fra tutti quelle del Miur e del Parlamento. LA REPLICA Non ci saranno infiltrati, assicurano gli studenti. «Respingiamo questi attacchi ha spiegato Lorenzo Lang, segretario nazionale del Fgc - che hanno l'unico scopo di mettere in discussione il diritto degli studenti di contestare l'alternanza scuola-lavoro e di criticare il governo e di dividere gli studenti in buoni e cattivi, con la storia di infiltrati che non esistono. In tutta Italia, le questure stanno cercando di ostacolare dei normalissimi preavvisi di manifestazione con pretesti arbitrari».
INSERITO DA ANGELA CECERE «L'obiettivo del governo è riportare l'Italia alla normalità». Con questa dichiarazione, Andrea Costa conferma che non ci sarà alcuna proroga ulteriore allo stato d'emergenza, in scadenza il prossimo 31 marzo. Il sottosegretario alla Salute non esclude neanche novità sostanziali sul green pass: «La sua abolizione, sempre dopo il 31 marzo, è uno scenario possibile. Nel breve termine, dobbiamo incrementare le terze dosi, con questo ritmo potremo allentare progressivamente le restrizioni. Siamo in una fase positiva dell'epidemia e dopo il 31 marzo ne inizierà certamente una nuova». Allo stesso tempo, però, Costa ha spiegato: «L'obbligo vaccinale vale per tutti i lavoratori over 50, compresi quelli in smart working. Non escludo che ci possano essere controlli anche a casa». DATI AGENAS L'Agenzia nazionale dei servizi sanitari regionali (Agenas) ha comunicato i dati del 14 febbraio sull'occupazione dei posti letto nei reparti Covid. L'occupazione dei reparti ordinari scende in media dell'1%, attestandosi al 24% (ma cresce in Regioni come Emilia-Romagna, Liguria, Marche, Sicilia e Umbria e resta alta in Abruzzo, Calabria e Friuli-Venezia Giulia). Le terapie intensive restano invece stabili nella media nazionale (12%) ma aumentano in sette diverse Regioni (Abruzzo, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria e provincia autonoma di Bolzano). BOLLETTINO COVID Nelle ultime 24 ore sono stati comunicati 70.852 nuovi casi (su 695.744 tamponi) e 388 morti (ben 107 in più del giorno prima, un dato in parte dovuto ad un ricalcolo di alcune Regioni). Il tasso di positività sale leggermente, passando dal 10,08% al 10,18%, ma si registrano anche 110.840 tra dimissioni e guarigioni. Continuano a calare i ricoveri (sono 15.602, -448 in 24 ore) e le terapie intensive (sono 1.119 i pazienti, -54 in un giorno). Il totale dei casi accertati dall'inizio della pandemia è 12.205.474, con 1.550.410 attualmente positivi, 151.864 vittime e 10.503.380 guariti. PROTEZIONE BOOSTER Intanto uno studio dei Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) americani rivela che a 4 mesi di distanza dalla somministrazione del booster, la protezione contro le forme gravi di Covid-19, anche quelle dovute alla variante Omicron, resta prossima all'80%.