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Sezione Sicilia news Palermo Stato-Mafia, De Gennaro: «Rapporti tra il Ros e Ciancimino?Non sapevo nulla»

12 Febbraio 2013, 13:31pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/media/foto/2013/02/12/gianni_de_gennaro--180x140.jpg?v=20130212132656

 

378476 2965150531479 1343120727 33169004 728182695 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Il sottosegretario ha risposto alle domande del Gup di Palermo Morosini. Spunta il coinvolgimento dei terroristi PALERMO - Lunga ed articolata la deposizione nell'aula bunker di Rebibbia a Roma dell'ex capo della polizia, Gianni De Gennaro. Il sottosegretario con delega alla Sicurezza - a capo della Dia all'epoca dei fatti contestati nel processo - ha preso parte all'udienza preliminare per la trattativa Stato-mafia, che si sta svolgendo davanti al Gup di Palermo, Piergiorgio Morosini. RAPPORTI ROS-CIANCIMINO - De Gennaro, ha negato davanti al Gup di Palermo Piergiorgio Morosini, di aver saputo dei contatti che alcuni ufficiali del Reparto operativo speciale dei carabinieri avevano avviato con l'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino. Contatti che, per l'accusa, si inseriscono nella trattativa: Ciancimino avrebbe fatto da tramite con i boss corleonesi mandanti delle stragi. «Di solito non si dava notizia di tali iniziative». «Parlai di Ciancimino a Falcone, ma non ricordo come lo inquadrasse», ha poi affermato De Gennaro rispondendo al Gup, e ha anche escluso di essersi mai occupato dell'inchiesta su mafia e appalti. LE STRAGI DEL '93 - «Vi era uno stato di incertezza nell'attribuire gli attentati del '93. L'attribuzione della matrice mafiosa non fu facile», ha detto De Gennaro, che ha sottolineato che nella stragi «la logica era quella della stabilizzazione». Il sottosegretario ha poi ricordato una nota della Direzione investigativa antimafia del 10 luglio del 1993 in cui si segnalava la «strategia di pressione sullo Stato». GLI ATTENTATI A MANNINO - «Colleghiamo l'omicidio Lima alla strage di Capaci per una logica di terrorismo mafioso». L'omicidio dell'eurodeputato della Dc Salvo Lima nel marzo del 1992 «fu grave però non lo collegai subito», ha aggiunto De Gennaro, che ha detto di non ricordare se dopo questo delitto e la strage di Capaci abbia «avvertito il pericolo di altri attentati a uomini politici». In particolare, il teste ha sottolineato: «Non ricordo pericoli di attentati a Mannino», l'ex ministro democristiano del Mezzogiorno imputato nel procedimento. Secondo l'accusa, Mannino si sarebbe attivato per la trattativa nel timore di essere ucciso dalla mafia. OMICIDIO LIMA E CAPACI - L'omicidio di Salvo Lima e la strage di Capaci vennero inquadrati in un'unica logica di «reazione dell'organizzazione mafiosa dopo le condanne definitive al maxiprocesso», ha proseguito De Gennaro, che ha sostenuto di «non avere un preciso ricordo dell'omicidio Lima, se non sul fatto che venne inquadrato in una sorta di reazione della criminalità mafiosa dopo il maxi processo». Ipotesi rafforzata dopo l'omicidio di Giovanni Falcone: «Dopo Capaci», ha spiegato De Gennaro, «anche l'omicidio Lima si inserisce in un'unica strategia di attacco mafioso». Il 41 BIS E I PENTIMENTI - «Molti detenuti si pentirono probabilmente perché non sopportavano le restrizioni carcerarie del 41 bis». «Dopo l'omicidio Borsellino - ha aggiunto De Gennaro - si pensò di trasferire Luciano Liggio (il boss storico di Corleone, ndr) all'Asinara a mo' di ammonimento». De Gennaro ha poi ricordato che dopo le stragi del '93, gli apparati investigativi si erano «prefigurati l'escalation di altri attentati». «Sul 41bis - ha proseguito - ero per la linea della fermezza. Il 41 bis era un regime di sofferenza e incentivava le collaborazioni», ha aggiunto De Gennaro, all'epoca capo della Dia, e ha sostenuto che l'allora capo della polizia, Parisi, non gli parlò mai del 41 bis. I TERRORISTI - In avvio di udienza, atti relativi a una segnalazione anonima che chiama in causa l'organizzazione terroristica «Falange Armata» per l'omicidio dell'eurodeputato della Dc Salvo Lima sono stati depositati stamattina dal pubblico ministero Nino Di Matteo nell'udienza preliminare per la trattativa Stato-mafia, in trasferta a Roma nell'aula di Rebibbia. L'udienza è poi proseguita con l'audizione di Gianni De Gennaro, terminata la quale l'udienza è stata sospesa.

FONTE CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

12 FEBBRAIO 2013

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