Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
Tragedia sfiorata ieri sera in piazza Cristoforo Colombo a Licola Mare. Un bus della Ctp in transito, con all'interno alcuni passeggeri, aveva raggiunto la fermata quando ad un certo punto è stato oggetto di una vera e propria sassaiola da parte di una baby gang di ragazzini. Uno dei vetri è stato completamente lesionato. L'autista è stato costretto a fermare il mezzo e a limitare la corsa raggiungendo immediatamente il deposito di Pozzuoli. Per fortuna solo tanta paura per la gente che c'era all'interno. "Purtroppo siamo di fronte a episodi diventati sistematici e quasi quotidiani - spiega Pierino Ferraiuolo, segretario regionale della Uil Trasporti -. Sembra che, quello degli atti vandalici, sia diventato lo sport più praticato dalle baby gang, un gioco delinquenziale su cui, evidentemente, viene posta poca attenzione. D’altronde siamo in un paese dove i problemi si affrontano solamente quando accadono tragedie, una brutta consuetudine assolutamente da cambiare".
Personale del Commissariato di Portici-Ercolano ha eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Napoli nei confronti di Fabio Izzo, 43nne di Cercola, indagato per tentata rapina commessa a Portici l'11 ottobre 2018. Nell'occasione due uomini travestiti da Finanzieri tentarono di introdursi nell'abitazione di due coniugi colpendoli con un'arma, ma non vi riuscirono per la pronta reazione delle vittime. Le indagini del Commissariato, supportate dall'analisi delle immagini dei sistemi di video sorveglianza e da accertamenti di Polizia Scientifica, hanno permesso di raccogliere gli elementi sulla base dei quali la Procura della Repubblica ha richiesto il provvedimento restrittivo; questo è stato eseguito il carcere di Poggioreale, dove Izzo si trovava già detenuto per analogo reato.
L'intervento di Daniele è terminato. I dottori gli hanno asportato le due costole e ripulito la zona dove il cancro era posizionato. Adesso il nostro guerriero è in terapia intensiva. Continuate a pregare e a donare». Un'operazione che ha tenuto con il fiato sospeso tutti i sostenitori del 13enne di Arzano che lotta contro un cancro. Con un post la mamma Daniela abbraccia virtualmente tutti coloro che in queste ore si sono riuniti per pregare per la salute del ragazzino che domenica scorsa è partito per Bologna per affrontare il delicato intervento. Terra dei fuochi, la disperata richiesta di aiuto di Daniele: «Ho un brutto male, vado a curarmi a Bologna. Aiutatemi» «In due giorni sono stati donati 2350 euro. Grazie infinite», aggiunge mamma Daniela. E intanto continuano gli appelli di don Maurizio Patriciello che scrive dalla sua pagina Facebook: «Tutte le offerte che saranno raccolte durante le Messe delle ore 10.00 - 12.00 - 19.30, domenica 24 novembre, presso la nostra parrocchia San Paolo Apostolo al Parco Verde, in Caivano, saranno donate al piccolo Daniele di Arzano, perchè possa avere una casa dignitosa nella quale poter vivere con la sua famiglia e potersi curare. Chi vuole, può, se ha fiducia in me, portare la sua offerta. Grazie. Dio vi benedica e vi ricompensi». Le spese del viaggio sono state affrontate dalle associazioni per la Terra dei Fuochi, perché la madre e il papà di Daniele sono entrambi attualmente senza lavoro. Il ragazzo il questi giorni ha girato un video dove ha raccontato la sua storia e ha espresso un desiderio: una casa più grande per tenere riunita la famiglia. Per questo sogno, la comunità della Terra dei Fuochi e don Maurizio Patriciello, si stanno attivando rivolgendo un appello alle autorità.
Frana agli Scavi di Ercolano per il maltempo: cede parte di Viale Maiuri. A causa del maltempo e delle intense piogge degli scorsi giorni, questa notte si è verificato uno scivolameto corticale di terreno nella parte sud-est della scarpata del viale che collega la città moderna con la città antica. Circa 150mq di superficie interessata si sono riversati nella parte bassa del Parco impegnando il giardino della domus di Telefo, area già precedentemente interdetta al pubblico. I tecnici del parco archeologico sono già sul posto per verificare l’entità del danno e avviare immediatamente le prime operazioni di messa in sicurezza e di ripristino degli ambienti. La zona era interessata da mesi da interventi di manutenzione ordinaria per cui già interdetta al pubblico.
Nel quadro dell'attività di prevenzione e repressione del fenomeno della contraffazione, con particolare attenzione alla reprografia illecita di opere tutelate dal diritto d'autore, nell'ultima settimana il comando provinciale della Guardia di Finanza di Napoli ha sottoposto a sequestro numerosi testi universitari cartacei fotocopiati, numerosissimi files in formato pdf contenenti testi accademici e supporti informatici. Nel mirino delle Fiamme Gialle sono finite tre cartolerie-copisterie della zona universitaria di Napoli. All'interno degli esercizi commerciali sono stati sequestrati 80 testi universitari fotocopiati integralmente, 1.320 files in formato pdf contenenti i «master» per poter riprodurre l'opera letteraria e alcuni hard disk. I volumi universitari venivano venduti fino a 30 euro a copia, il tutto «in nero». I responsabili sono stati denunciati per violazione alla norma sulla protezione del diritto d'autore.
Il cattivo tempo non intende concedere pause alla Campania. Nelle prossime ore, infatti, su gran parte della regione sono previste nuove precipitazioni.
In tal senso la Protezione civile regionale ha emanato un avviso di allerta meteo valevole a partire dalle 10 di questa mattina e fino alle 10 di mercoledì , con criticità idrogeologica per temporali di colore Giallo in particolare su Napoli e l’intera fascia costiera dalla piana campana fino al Cilento.
Si prevedono, infatti, sulle zone 1 (Piana Campana, Napoli, Isole, Area Vesuviana), 3 (Penisola Sorrentino-Amalfitana,Monti di Sarno, Monti Picentini), 5 (Tusciano e Alto Sele), 6 (Alto Cilento, Piana del Sele), 8 (Basso Cilento) “Precipitazioni a carattere di rovescio o temporale, puntualmente anche di moderata intensi. Possibili raffiche nei temporali”.
Un quadro meteo, caratterizzato da fenomeni temporaleschi anche a rapida evoluzione e con una incertezza previsionale che potrebbe dar luogo a rischi come “danni alle coperture e strutture provvisorie dovuti a raffiche di vento, fulminazioni, possibili grandinate e a caduta di rami o alberi, ruscellamenti superficiali con possibili fenomeni di trasporto di materiale; possibili allagamenti di locali interrati e di quelli a pian terreno; Scorrimento superficiale delle acque nelle sedi stradali e possibili fenomeni di rigurgito dei sistemi di smaltimento delle acque meteoriche con tracimazione e coinvolgimento delle aree urbane depresse; possibili occasionali fenomeni franosi superficiali legati a condizioni idrogeologiche particolarmente fragili, in bacini di dimensioni limitate, per effetto della saturazione dei suoli, anche in assenza di precipitazioni”.
La Protezione civile della regione Campania, anche in virtù delle precipitazioni dei giorni scorsi, raccomanda alle autorità competenti di continuare a monitorare le strutture esposte alle sollecitazioni dei venti e del moto ondoso e di attivare le misure atte a prevenire e contrastare i fenomeni attesi.
Cinque persone indagate per il ferimento del cacciatore di 38 anni di Avellino avvenuto nel fine settimana in Alta Irpinia, nelle campagne di Caltri. Il 38enne è stato ricoverato in prognosi riservata all’ospedale “Criscuoli” di Sant’Angelo dei Lombardi. I cinque indagati, che sono di Forino e di Rapone (Potenza), sono difesi dagli avvocati Annibale Schettino, Carolina Schettino e Giovanni Carnevale. Oltre alle lesioni colpose, è contestato a loro il fatto di aver cacciato selvaggina in un periodo non previsto dalla legge. Le indagini sono condotte dai carabinieri, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Avellino.
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Finestre del Policlinico collinare permeabili al vento e alla pioggia: dopo cinquant'anni di vita nonostante la resistenza del materiale utilizzato in origine (gli infissi sono in ferro) gli spifferi sono un tormento per visitatori e soprattutto pazienti. In particolare quando le condizioni meteo precipitano l'unica difesa diventa il telo scorrevole di cui ogni finestra è dotata dall'interno. Una protezione concepita però per proteggere dal sole, come nei vagoni dei treni, ma spesso anche questa danneggiata o rimossa perché inutilizzabile. In questi casi per i pazienti posizionati vicino alle finestre, l'unica soluzione è ricorrere a coibentazioni artigianali. Protezioni realizzate alla men peggio con il tipico fai da te di chi non vuole rassegnarsi a buscare un malanno proprio durante il ricovero in ospedale. Nel caso di cui parliamo il rimedio, escogitato in una stanza del reparto di Ginecologia e ostetricia, è consistito in una vera e propria bardatura messa su con traverse da letto, lenzuola e cerotti da medicheria. Certamente poco bello da vedersi ma sufficiente per superare indenni le bufere degli ultimi giorni.Gli spifferi sono stati segnalati per tempo e a più riprese sia ai medici sia agli infermieri responsabili di reparto e da questi all'ufficio tecnico. Per ora è scattata l'accensione dei termosifoni. I caloriferi, sistemati proprio sotto alle finestre, sono in funzione da domenica e riescono in parte a mitigare l'ingresso di aria fredda dall'esterno. L'impianto è centralizzato e dunque ad essere riscaldato è tutto il Policlinico. Ma il problema degli infissi non più a tenuta resta. Un nodo annoso e di difficile soluzione. Non a caso da anni c'è traccia di segnalazioni non solo dal padiglione della Ginecologia ma anche da altri reparti dell'immensa cittadella universitaria. Richieste ai manutentori che intervengono per riparare i cavi spezzati, sostituire le maniglie rotte ma che poco possono fare per sostituire guarnizioni ormai introvabili. In realtà alcune di queste finestre andrebbero sostituite ma non è impresa facile. Quelli del Policlinico della Federico II, com'è noto, non sono i classici infissi ma si estendono in senso longitudinale con due aperture separate dal cemento. Più stretta in basso e più larga in alto. La prima azionabile con una maniglia a incastro e la seconda con una carrucola regolabile da un cavetto d'acciaio e una manovella, come nei finestrini delle vecchie auto. Infissi che si aprono a 30 gradi con un meccanismo di scivolamento in binari laterali. Un sistema concepito da Corrado Beguinot negli anni '70 per rendere durevoli le strutture e scongiurare rischi di defenestrazioni. Tuttavia oggi, a distanza di mezzo secolo, mostrano i segni del tempo. Almeno per quelle sistemate vicino ai letti una soluzione stabile va però trovata. Così come alle pareti dei corridoi, di scale e reparti, letteralmente tappezzate di date e didascaliche dediche ai nascituri - una ritinteggiatura non farebbe male.Ombre che rischiano di appannare alcune luci che dal padiglione 9B, sede della Ginecologia e ostetricia del Policlinico collinare, si accendono sulla sanità campana. Come il centro per la preservazione della fertilità in pazienti oncologici (con l'unica banca di gameti e tessuto ovarico del centro sud) e il centro neonatologico che tratta gravi prematuri. Eccellenza, quest'ultima, proprio in questi giorni protagonista a Napoli del convegno internazionale di neonatologia e che è valso, al centro nascite partenopeo, la copertina del prestigioso magazine Time che si è interessato del caso di una bimba venuta alla luce alla 22esima settimana, di meno di 500 grammi di peso ma che, tra ventilatore, incubatrici hi tech, infezioni è cateteri intramuscolari, è stata curata benissimo e dimessa dopo 6 lunghissimi mesi di terapia intensiva. di Ettore Mautone IL MATTINO
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA In un laboratorio per la lavorazione del pellame e il confezionamento di scarpe a borse per Gucci, Fendi, Yves Saint Laurent, ubicato a Melito, arrivano i carabinieri del Nas e l’ispettorato del lavoro di Napoli per un banale controllo. E allora per sfuggire alla verifica il titolare della «Moreno Srl» non trova di meglio che nascondere, segregandoli per sei ore in una sorta di bunker, ben 43 operai che lavoravano al nero, tra i quali una donna in avanzato stato di gravidanza e due apprendisti minorenni, uno di sedici e l’altro di 17 anni. Per sei ore, queste 43 anime disperate, attaccate all’obiettivo di venti euro di paga per nove ore di lavoro, non hanno emesso un fiato, ne fatto il minimo rumore. Chiusi nel caveau del laboratorio, senza finestre, senza servizi igienici, al buio, nel luogo dove vengono custoditi i costosi pellami e le stoffe delle griffes, davanti a loro una pesante porta blindata, in qualche modo hanno sperato che a nessuno dei carabinieri e agli ispettori del lavoro venisse in mente di dare un’occhiata dentro. Perché, una volta scoperti, avrebbero perso anche quella misera paga. E invece, poco prima delle tre del pomeriggio, gli inquirenti che avevano effettuato l’accesso nel laboratorio alle nove del mattino hanno scoperto l’esistenza della porta blindata, e se la sono fatta aprire. Dentro, stremati e terrorizzati, i poveri lavoratori. Alcuni dei quali hanno chiesto di poter andare in bagno prima di essere identificati. «Ho sbagliato», è stato l’unica cosa che è riuscito a mormorare l’imprenditore di Melito, arrestato sul posto dai carabinieri del Nas di Napoli, diretti dal colonnello Vincenzo Maresca, che con il personale dell’Ispettorato del Lavoro napoletano diretto da Giuseppe Cantisano, avevano proceduto a un controllo di routine per ispezionare la mensa del laboratorio, presente sulla carta ma inesistente nei locali della «Moreno Srl». Per l’arresto la procura di Napoli Nord, diretta da Francesco Greco, ha immediatamente chiesto la convalida al gip del Tribunale di Napoli Nord, che ha disposto per l’imprenditore i domiciliari, confermando i capi di accusa che vanno dallo sfruttamento del lavoro (caporalato) al sequestro di persona e all’intermediazione illecita. Contestualmente è stato confermato il sequestro dell’intero laboratorio, compresi i sofisticati macchinari dal valore di due milioni e mezzo di euro, e sono state comminate multe e sanzioni per circa 600mila euro. Al vaglio degli inquirenti anche la documentazione contabile, e soprattutto quella relativa alla commissione degli ordini da parte delle griffes internazionali al laboratorio di Melito. E anche se da una prima verifica non sembrano rivelarsi profili penali per le imprese committenti, desta scalpore che borse e scarpe prodotte a Melito da operai senza copertura assicurativa né contributiva e con una paga davvero misera (2,5 euro all’ora) finiscano poi in vetrina con prezzi intorno alle migliaia di euro. Sotto la lente degli inquirenti anche il registro della gestione dei rifiuti, per lo più scarti di pellame e contenitori di colle con solventi.
La «Moreno Srl» ufficialmente occupa 21 operai inquadrati. A questi vanno aggiunti altri 14, al nero, sorpresi a lavorare al momento dell’accesso dei carabinieri e degli ispettori del lavoro, e i 43 tenuti segregati, per un totale di ben 78 operai. Il ragionamento degli inquirenti è questo: la produzione possibile con 21 operai è ben diversa da quella realizzabile con 78. E maggiore produzione significa anche maggiore quantità di scarti, che devono essere smaltiti illegalmente per evitare riscontri incrociati. Peraltro proprio a Melito in questi giorni sono state decine le denunce di cittadini e comitati, che segnalavano la presenza di decine di discariche illegali disseminate ovunque. Gli accertamenti perciò continuano, e non è detto che le cattive sorprese siano finite.
Questa assurda vicenda dai mille risvolti è venuta fuori nella maniera più banale possibile. Nas e Ispettorato del Lavoro dovevano solo verificare se la mensa della «Morena Srl» funzionava secondo gli standard di legge. E invece la mensa non esisteva proprio e il controllo di routine sui 35 operai che erano al lavoro ha evidenziato che 14 di essi – che l’imprenditore evidentemente non aveva fatto in tempo a sequestrare insieme agli altri 43 - erano impiegati al nero, e che le misure di sicurezze erano inesistenti, ed era vicino allo zero lo stato igienico-sanitario dell’intero laboratorio. Poi uno dei carabinieri ha scoperto quella porta e lo scandalo che vi era nascosto.