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News Italia e dal Mondo Shoah solo menzogne e infamità Scritte antisemite sui muri di via Tasso

27 Gennaio 2013, 08:33am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

480958 293483104104170 1332652976 nInserito da :Sotgia Marcella Scritte antisemite a firma 'Militia' sono comparse su alcuni muri della strada dove si trova il Museo della Liberazione, a poche ore dalle celebrazioni del "Giorno della Memoria". ''27 gennaio:"Israele boia. 27 gennaio: non ho memoria. Israele non esiste, Palestina libera. Morte ai sionisti". La condanna di Alemanno: "Atti che offendono la memoria". Pd: "C’è bisogno di ricostruire la nostra comunità”. Polverini: "Atto da condannare senza se e senza ma". Zingaretti: "Nessuna indulgenza con chi fomenta l’odio razziale". Domani il presidio dell'Anpi e della Fgci "27 gennaio: Shoah, solo menzogne e infamità" e poi "Israele boia. 27 gennaio: non ho memoria. Israele non esiste, Palestina libera. Morte ai sionisti". Scritte antisemite a firma 'Militia' sono comparse su alcuni muri della strada dove si trova il Museo della Liberazione, a poche ore dalle celebrazioni del "Giorno della memoria" Domani mattina alle 10 in via tasso è previsto un presidio al quale parteciperà una delegazione dell'Anpi e della Fgci per commemorare le vittime del nazifascismo. ALEMANNO - "Le scritte comparse questa notte sui muri di via Tasso, che il servizio decoro dell’Ama ha prontamente rimosso, sono la conferma che dobbiamo continuare a lottare per estirpare qualsiasi rigurgito di intolleranza e violenza - ha dichiarato il sindaco - Condanno con forza, anche a nome di tutta l’amministrazione capitolina questi atti scellerati e vandalici che offendono la memoria di chi ha vissuto e pagato con la vita una delle più aberranti forme di discriminazione razziale". IL PD - E di "ennesimo vergognoso atto di violenza morale e culturale contro il Museo della Liberazione per mano di un’associazione neofascista", ha parlato il segretario del Pd Enrico Gasbarra. "La mancata condanna al mausoleo di Affile dedicato al gerarca Graziani, la spirale negazionista che in certi ambienti politici trova rifugio e sostegno, così come le continue offese contro i sopravvissuti alle deportazioni a cui stiamo assistendo sempre di più in questi mesi a Roma, confermano ancor di più che c’è bisogno di ricostruire la nostra comunità”, continua Gasbarra. “C’è la necessità di ricostruire il patrimonio culturale e di valori che in questi anni è stato violentato da una destra che ha liberato gli istinti peggiori, ha acceso le paure, ha moltiplicato le divisioni e l’intolleranza. Voglio sperare che nel Giorno della Memoria, si possa rendere omaggio senza divisioni, a tutte le vittime della Shoah, a coloro che hanno sofferto tremendamente per mano di altri uomini e di un folle disegno di distruzione che rappresenta – conclude Gasbarra - la più grande ferita dell’umanità, di fronte alla quale non possono esistere distinzioni culturali o ideologiche POLVERINI - Per la presidente uscente della Regione Lazio e candidata alla Camera del Pdl Renata Polverini le scritte in cia Tasso sono "una offesa per quanti hanno vissuto l’orrore della Shoah, per chi ha perso la vita, per chi è sopravvissuto convivendo con il ricordo di quella tragedia". "Si tratta di fatti vergognosi da condannare senza se e senza ma, che dimostrano come sia importante, non solo nella Giornata della Memoria, ma ogni giorno, diffondere la cultura del rispetto e tenere viva la Memoria della Shoah contro ogni forma di odioso rigurgito di antisemitismo", conclude Polverini. ZINGARETTI - “Le scritte fasciste che hanno lordato i muri di via Tasso sono una vergogna per una città democratica e antifascista come Roma - il commento di Nicola Zingaretti, candidato del centrosinistra alla Presidenza della Regione - Nessuna indulgenza ma soprattutto nessuna furbizia o doppiezza con chi fomenta l’odio razziale”. ANPI: "INTRODURRE REATO NEGAZIONISMO" - "Qui non siamo solo di fronte a rigurgiti di fascismo e di antisemitismo, questo è vero e proprio negazionismo della verità storica. Le scritte antisemite apparse sul muro del Museo storico della liberazione di via Tasso sono una grave offesa al popolo ebraico e a tutta l'umanità". Lo Ha dichiarato, in una nota, il presidente dell'Anpi di Roma, Vito Francesco Polcaro. “E' forse ora di introdurre il reato di negazionismo. Non si può oltraggiare così un simbolo della Resistenza e negare l'orrore della Shoah, lo sterminio di milioni di ebrei e l'uccisione e la deportazione degli oppositori politici. E' tempo di fermare la cultura dell'odio, di arrestare i responsabili, come è stato fatto a Napoli, e di vietare ai movimenti che si richiamano alle ideologie violente e razziste, come Casapound, di partecipare alle elezioni politiche". "La nostra solidarietaà va al Museo Storico, al suo presidente Antonio Parisella e alla comunità ebraica di Roma"

Fonte :Paese Sera

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News Italia e dal Mondo :Inchiesta bus, Alemanno: "Mi ricandido, non torno indietro" Pd: "Lunedì mozione di sfiducia al sindaco"

27 Gennaio 2013, 08:29am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

480958 293483104104170 1332652976 nInserito da :Sotgia Marcella “Noi non c'entriamo niente”. Il sindaco Alemanno respinge al mittente tutte le accuse lanciate dal'imprenditore italo ceco Edoardo D’Incà Levis, secondo cui una parte della tangente sull'acquisto di 40 filobus Breda-Menarini sarebbe stato destinato alla sua segreteria. “Quando venne fatta la gara, ancora non eravamo stati eletti - spiega - Tra un po' diranno che la tangente l'ha presa mia madre”. Il Pdl parla di attacchi strumentali. Ma l'opposizione chiede le dimissioni del primo cittadino: "Non può più sedere nel più alto scranno del Campidoglio". Intanto l'inchiesta arriva in Svizzera per far luce sui due conti usati per depositare i fondi, derivati da sovrafatturazioni, destinati alle tangenti. Sei gli indagati. Ieri la denuncia dell'imprenditore D’Inca’ Levis che tira in ballo la segreteria del sindaco che smentisce DI MARCO CARTA IL LEGALE "D'Incà Levis: nessuna strumentalizzazione" L'ARRESTO In manette Ceraudo, ex ad Breda Menarini L'ANTEFATTO Comune, presunte tangenti per l'acquisto di bus EUR SPA L'ex ad Mancini: "Ho ottenuto grandi risultati" “L'inchiesta non riguarda questa amministrazione”. A poche ore dalla fuga di notizie, secondo cui parte della tangente Breda Menarini per l'acquisto di 40 filobus fosse destinato alla sua segreteria, il sindaco Alemanno respinge al mittente ogni accusa, ribadendo la sua intenzione di volersi ricandidare. “Prima dicevano che era stato Mancini a prendere la tangente, poi Alemanno. Fra un po' si scoprirà che è stata mia madre. Io mi ricandiderò e sono convinto che i romani non si faranno fregare da queste sciocchezze”. Nella conferenza stampa allestita in Campidoglio nella sala delle bandiere, il sindaco si presenta in ritardo e visibilmente tirato. Oltre ai giornalisti, ad affollare l'aula c'è anche qualcuno dei “suoi “ consiglieri, che lo attendono scambiandosi sguardi carichi di ansia. ALEMANNO RICOSTRUISCE LA VICENDA - Nel tentativo di rispondere alle accuse lanciate dall'imprenditore italo ceco, Edoardo D’Incà Levis, “quelllo lì” come lo definisce Alemanno, il sindaco ricostruisce passo per passo tutta la vicenda della presunta tangente Menarini - Breda per l'acquisto dei 40 filobus, da utilizzare per il corridoio Laurentina. “Il bando di gara viene pubblicato il 28 gennaio 2008, quando la nostra amministrazione non esisteva e tutto si poteva pensare meno che potessi vincere io. Anche le offerte sono state consegnate alle ore 12 del 28 aprile del 2008 – prosegue il sindaco – non era neanche iniziato lo scrutinio delle schede e io ancora non ero sindaco di Roma. Solo nel pomeriggio viene nominata la commissione di Roma Metropolitana, mentre lo spoglio elettorale era in corso. E' evidente che nessun potere poteva avere la nostra amministrazione”. A dimostrazione della sua innocenza Alemanno porta un altro elemento “già in un email del 10 aprile 2008, c'erano i presupposti della tangente”. INCHIESTE E SCANDALI - Le parole del sindaco suonano come un atto di difesa verso se stesso, ma soprattutto del suo modello di città, travolto dalle inchieste e dagli scandali che ad uno ad uno, in questi quattro anni e mezzo, hanno “colpito” parte dei suoi fedelissimi, saliti con lui al potere: da Adalberto Bertucci, ex ad di Atac, a Franco Panzironi ex ad di Ama, fino ad arrivare a Riccardo Mancini ad di Eur Spa, dimessosi solo tre giorni fa e anche lui coinvolto nell'inchiesta giudiziaria sull'affare Breda Menarini. E proprio su quest'ultimo, che tanto aveva contribuito alla sua elezione, Alemanno pone massima fiducia. “Penso che Mancini non sia coinvolto, a quale titolo dovrebbe esserlo? Questa gara non ha nulla a che fare con l'Eur spa, Mancini è stato importante nella mia campagna elettorale e basta. Io mi auguro che la magistratura faccia chiarezza. Il nostro unico interesse è che il corridoio venga realizzato, l'unico problema è dare servizi ai cittadini”. TIRATA D'ORECCHIE ALL'OPPOSIZIONE - All'opposizione che aveva chiesto le sue dimissioni il sindaco fa un richiamo al senso di responsabilità. “Non deve trasformare ogni vicenda in un polverone. Hanno chiesto le mie dimissioni sul niente, senza neanche guardare le carte. Il rapporto con Breda non riguarda né il Comune né Roma Metropolitane, ma l'ati che ha vinto l'appalto. Non capisco come sia possibile costruire una speculazione politica che riguarda la segreteria di Alemanno. In che modo la segreteria poteva influenzare,? Nessuno”. LA ROGATORIA - Una rogatoria in Svizzera per far luce sui due conti usati per depositare i fondi, derivati da sovrafatturazioni, destinati alle “mazzette”, verifiche sulle dichiarazioni dell'imprenditore Edoardo D'Incà Levis e dell'ex ad di Breda Menarini Roberto Ceraudo. Queste le prossime tappe dell’indagine del pm Paolo Ielo su una presunta tangente da 600mila euro che sarebbe stata pagata nell’ambito dell’appalto per l’acquisto di 45 bus per Roma Metropolitane. L’inchiesta, che ipotizza a seconda delle posizioni i reati di corruzione e frode fiscale, vede sei persone iscritte sul registro degli indagati: Riccardo Mancini, ex Ad dell'Ente Eur spa, Roberto Ceraudo, ex Ad di Breda Menarini, l’imprenditore Edoardo D'Incà Levis, Lorenzo Borgogni, ex responsabile delle relazioni esterne di Finmeccanica, alla quale appartiene Breda Menarini (una delle fornitrici dei bus mai entrati in circolazione e destinati al corridoio della mobilità Laurentina), Lorenzo Cola, ex consulente Finmeccanica, Marco Iannilli, commercialista di Cola. LA SEGRETERIA DEL SINDACO - Ieri è scoppiata la bufera sul Campidoglio. Dopo le dichiarazioni di D'Incà Levis che tiravano in ballo nell’inchiesta sulla commessa da 20 milioni di euro per l’acquisto di 40 bus, anche la segreteria del sindaco Gianni Alemanno. Che sarebbe destinataria di una parte della maxi-tangente da 600mila euro. Tutto realizzato con il meccanismo delle sovrafatturazioni per mezzi destinati al corridoio della mobilità Laurentina. Ma che non sono mai stati messi in moto. È Edoardo D’Inca’ Levis l'imprenditore arrestato il mese scorso, veneto ma residente a Praga da 40 anni, a spiegare il meccanismo al pm Paolo Ielo. E la sua indagine bussa alle porte di palazzo Senatorio, a meno di un mese dall’election day di febbraio. L'AZIENDA DI FINMECCANICA E LA SEGRETERIA DI ALEMANNO - Arrestato il mese scorso, l’imprenditore D’Inca’ Levis chiarisce il suo ruolo: trovare liquidità, in nero, per la Breda Menarini, società fornitrice dei veicoli. Con quei soldi l’azienda di Finmeccanica avrebbe pagato la mazzetta. E proprio su questo punto si muovono le accuse contro l’ex amministratore delegato Roberto Ceraudo. Il reato sarebbe la corruzione e l’ad finisce in carcere qualche giorno fa. Fu proprio lui, parlando con D’Inca’Levis a fare “riferimento alla ‘segreteria di Alemanno’ come destinataria delle risorse finanziarie”. Tutto questo emerge nell’interrogatorio di garanzia dell’imprenditore veneto-ceco, che ha avuto lo scorso 8 gennaio con il gip Stefano Aprile. GLI ACCORDI CON CERAUDO - Così viene fuori per la prima volta la “lobby Roma”. Sempre nel colloquio con il gip, D’Inca’ Levis precisa che da Ceraudo seppe che la “politica voleva ancora dei soldi; non precisò, né io chiesi, se la segreteria di Alemanno fosse destinataria di tutto o di parte delle risorse”. “Gli accordi preliminari non scritti con Ceraudo - dice l'imprenditore al gip - erano che il compenso di tutto il lavoro da me svolto per la fornitura dei 45 filobus ammontava all’1 per cento della fornitura di competenza della Breda Menarini”. E il suo amministratore delegato chiede anche “di 'aiutare' la commessa nel senso, che andavano reperite risorse per un milione 200 mila euro da destinare a persone della De Santis Costruzioni in grado di influire sull’assegnazione dell’appalto”. Quei soldi sarebbero stati consegnati a “Ceraudo per la formazione della tangente - spiega D’Inca’ Levis, nel frattempo tornato in libertà, da una persona che mi è stata indicata da un amico”. A cui, sempre secondo l’imprenditore veneto, avrebbe fatto avere 233mila euro il 16 marzo del 2009 e 312mila sei mesi dopo. Tutto dal suo conto. “Somme che Ceraudo – continua D’Inca Levis – mi ha confermato di avere ricevuto. La terza tranche di 204mila euro è stata bonificata il 17 luglio 2009 su un conto presso Bsi Sa Lugano indicatomi dallo stesso Ceraudo”. Anche quando la vicenda era già sotto osservazione, sotto le pressioni dell’ad di Breda Menarini, l’imprenditore veneto ammette di aver versato “tramite la società inglese Rail & traction le altre fatture"”. MANCINI TRA GLI INDAGATI - L’ex amministratore di Breda Menarini è stato interrogato invece dal pm Ielo, nel carcere di Regina Coeli. Un atto istruttorio che arriva a due giorni dall’interrogatorio di Napoli, nel quale il manager non aveva risposto alle domande degli inquirenti. Ieri, invece, ha parlato. Ma sull’inchiesta c’è stretto riserbo. Tra gli indagati anche l’ex ad di Eur Spa, Riccardo Mancini, che avrebbe ricevuto parte delle bustarelle: 150mila euro, per uno dei fedelissimi del sindaco di Roma. Il giorno dopo le dimissioni ribadisce la sua “fiducia nella magistratura” e ha parlato degli anni alla guida dell’azienda municipalizzata. Ricorda la perdita di circa 12 milioni di euro nel 2009, mentre l’anno successivo, “di mia piena competenza”, si chiude con 8 milioni di utili. Ma il segno più, racconta, c’è anche nel 2012. Un modo per sottolineare la sua estraneità ai fatti. IL PD: “IL SINDACO VADA A CASA” - Immediate le reazioni dal mondo politico. Con il Pd che non perde tempo per attaccare. I democratici spiegano che “decine e decine di scandali hanno colpito in questi anni gli uomini vicini al sindaco, ora con le tangenti si arriva addirittura alla segreteria dello stesso Alemanno”. “Una questione gravissima” dichiara l’ex segretario romano del partito e candidato alla Camera Marco Miccoli. Per Enzo Foschi tutto questo porta “Roma nel fango. Dopo cinque anni di malaffare ecco il vergognoso epilogo finale”. La richiesta unanime. Che Alemanno “vada a casa”. "L'inchiesta sulla presunta maxi-tangente sui bus Breda-Menarini è la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Alemanno, sempre più a corto di consensi alla vigilia del sesto rimpasto della sua giunta, sta per abbandonare l'idea della sua ricandidatura a sindaco - lo dice il consigliere del Pd capitolino Antonio Stampete - Dopo aver perso per abbandono o perché inseguiti dalla magistratura molti dei suoi collaboratori più stretti, il sindaco si deve essere convinto che la sua compagine non è riproponibile perchè impresentabile sia per gli insuccessi politici e amministrativi di cui ha dato prova più volte sia perchè macchiata da troppe vicende poco trasparenti. Si fanno sempre più insistenti le voci anche nell'entourage del sindaco che Alemanno deciderà di non partecipere alle prossime elezioni comunali". "Lunedì, se il sindaco non verra' in aula a riferire sui sui rapporti con la Finmeccanica e Mancini presenteremo una mozione di sfiducia al sindaco che si e' posto in condizione di non poter piu' sedere nel piu' alto scranno del Campidoglio", tuona il consigliere capitolino del Pd Athos De Luca. IL PDL: “ATTACCHI STRUMENTALI” - Ma c’è chi vede un disegno politico. “Una giustizia a orologeria” per colpire il sindaco. Il primo a parlarne è Maurizio Gasparri. Il capogruppo Pdl al Senato è convinto che “la sinistra non riesce a indicare un proprio candidato per il Campidoglio e cerca di strumentalizzare indiscrezioni, prive di riscontro, a vantaggio della propria campagna elettorale”. Le accuse del centrosinistra sono “ strumentali” per Angelino Alfano. Il segretario del Popolo della libertà non ha dubbi: “Proprio nel giorno dell'avvio della campagna elettorale per le elezioni politiche regionali arrivano le accuse ad Alemanno, che fanno seguito a dichiarazioni scomposte di un ambiguo personaggio”. Ai giudici il compito di stabilire se sono solo frasi “scomposte”. I VERDI "ALEMANNO SI DIMETTA" - Anche i Verdi chiedono le dimissioni del sindaco: "E' ormai evidente che per il comune di Roma serve un atto d'igiene politica: il sindaco Alemanno deve dimettersi immediatamente e dare un segnale ai cittadini della Capitale che sono sempre più stupiti e schifati da quello che leggono sui giornali", dichiara Nando Bonessio, presidente dei Verdi del Lazio e capolista di Rivoluzione Civile - Lista Ingroia con Sandro Ruotolo presidente per le prossime elezioni regionali. "La vicenda della presunta super tangente di cui parlano tutti i giornali - prosegue - è solo l'ultima di una lunghissima serie di ombre che in questi anni hanno investito il Campidoglio, e che continuano ad allontanare i cittadini romani dalle istituzioni, da parentopoli in poi. Chiediamo che Alemanno rassegni subito le sue dimissioni. Serve un atto di ecologia politica che anticipi il ritorno alle urne ridando ai cittadini immediatamente la parola ai cittadini: Alemanno si dimetta e chieda scusa a tutti i romani".

Fonte :Paese Sera

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News Italia e dal Mondo :Yara, lettera della madre a Napolitano il sindaco di Brembate: «Diteci cosa è successo»

27 Gennaio 2013, 08:26am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

480958 293483104104170 1332652976 nInserito da :Sotgia Marcella MILANO - «Cosa è successo quel giorno a Brembate? Qualcuno ce lo dovrà dire?». È questo il commento del sindaco Diego Locatelli alla notizia della lettera scritta dalla madre di Yara Gambirasio, Maura Panarese, al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per lamentare l'assenza di risultati e le piste nulle dell'inchiesta. «Una cosa è la fiducia, dei cittadini come della famiglia, che non è mai venuta meno, un'altra è produrre delle risposte», ha detto il sindaco, che già in passato aveva con forza auspicato che venisse chiarito l'accaduto. «Ringraziamo tutti per il lavoro svolto - ha proseguito - ma è legittimo chiedere risposte, capire dove si è sbagliato e dove si sono fatti dei passi avanti, capire se le risorse spese sono state bene o male indirizzate. Non chiediamo giustizia e non abbiamo rabbia ma è ovvio che chi era a capo delle attività renda conto, bisogna capire cosa non ha funzionato, se il caso è chiuso o se si può ancora arrivare alla verità. Non sapevo della lettera, ma possibile che bisogna sempre fare appelli? Ognuno faccia il proprio dovere e se qualcuno ha sbagliato ci sono quelli preposti a valutare». Il sindaco ha poi ricordato come il presidente Napolitano «fu sin da subito vicino alla comunità. Telefonò nei primi mesi delle indagini per esprimerci la sua vicinanza dopo alcune polemiche seguite al fermo di Fikri». Le indagini. Oggi, quello stesso fermo è ancora al centro del dibattito, dato che all'ennesima richiesta di archiviazione della sua posizione proposta dal pm dell'inchiesta, Letizia Ruggeri, al gip, la famiglia tramite i suoi legali ha presentato opposizione. «Non credo che la famiglia - di cui il sindaco è sempre stato uno dei principali interlocutori - abbia cambiato comportamento. Comunque rispetto a quanto chiesto nella lettera non può che trovarmi d'accordo». La lettera. A più di due anni dalla morte di Yara Gambirasio, la madre Maura Panarese lo scorso dicembre ha scritto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il testo riporta la «Scarsa collaborazione degli investigatori con la parte lesa». È quanto rivela in esclusiva "Quarto Grado", nella puntata in onda questa sera su Retequattro. Secondo 'Quarto gradò, la signora Gambirasio, nella missiva al Capo dello Stato esprime le proprie critiche nei confronti di chi ha eseguito l'inchiesta. Un'indagine che si è concentrata, prima sul cantiere di Mapello, poi sull'ipotetico figlio illegittimo di un autista bergamasco morto da anni, basandosi sul Dna. La donna, nella lettera al Presidente Napolitano manifesta tutto il dolore e lo sconforto perchè, dopo anni d'indagini, la figlia non ha ancora avuto giustizia.

Fonte :Il Gazzettino

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News Italia e dal Mondo :Corona, madre fa appello a Napolitano: «Paghi solo per ciò che ha fatto» La mamma del fotografo a Verissimo

27 Gennaio 2013, 08:24am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Inserito Da :Sotgia Marcella MILANO - «Chiedo al Presidente Napolitano e a tutte le forze politiche che aiutino mio figlio a venir fuori da questa situazione ignobile». È l'appello rivolto dalla madre di Fabrizio Corona, Gabriella, ospite della trasmissione Verissimo. «Chiedo a Napolitano, che stimo tantissimo, e a tutte le forze politiche, che aiutino mio figlio - ha detto la donna - Chiedo che mio figlio paghi solo per quello che ha commesso, non per ciò che non ha commesso». Il capro espiatorio. «Al momento pare che serva come capro espiatorio - ha proseguito Gabriella Corona in tv - per placare la rabbia degli italiani nei confronti delle ingiustizie che accadono in questo paese. C'è un accanimento nei confronti del personaggio che Fabrizio ha voluto creare. Ma, mi sento di dire che Fabrizio non è un criminale e non lo sarà mai». La condanna. «È una sentenza ingiusta e paradossale, dettata probabilmente da un giudizio di tipo morale che i magistrati hanno voluto dare a mio figlio - ha detto la donna - Fabrizio purtroppo è vittima di un sistema che non funziona». «Ha commesso dei reati, per i quali ‚ giusto che paghi, ma è anche, e ribadisco anche, una persona perbene. Negli ultimi due anni ha pagato debiti e avviato un'attività che funziona benissimo e di cui io sono orgogliosa - ha proseguito Gabriella - Fabrizio avrebbe bisogno di una detenzione alternativa. Il carcere ha già peggiorato il suo disturbo della personalita: l'altra volta, quando à uscito dal carcere ha iniziato a commettere alcuni reati, perché l ha conosciuto i delinquenti veri, in galera peggiorerà la sua situazione umana e psicologica». Rispondendo alla domanda sulla fuga in Portogallo, la madre del fotografo ha detto: «Fabrizio è un uomo d'onore siciliano e non sarebbe mai scappato, sottraendosi alle sue responsabilità, come non avrebbe mai pianto, perché un uomo d'onore siciliano non piange mai. Il suo è stato un colpo di testa dettato dalla paura, perché non si aspettava questa sentenza. Non aveva programmato nessuna fuga, altrimenti me l'avrebbe detto». La donna ha raccontato di averlo sentito diverse volte al telefono. «La prima volta che mi ha chiamato ha voluto subito rassicurarmi sulle sue condizioni di salute - ha detto - Poi, nelle altre conversazioni telefoniche, l'ho sentito sempre più angosciato e agitato perché aveva paura che nelle carceri italiane potessero fargli del male. Temeva per la sua incolumita».Fonte :Il Gazzettino

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News Italia e dal Mondo :Parmalat: Tanzi cade in cella, ricoverato in ospedale L'ex patron di Parmalat ha riportato lesioni al capo e alle costole

27 Gennaio 2013, 08:21am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

480958 293483104104170 1332652976 nInserito da :Sotgia Marcella PARMA - Calisto Tanzi è caduto nel carcere di Parma la scorsa notte ed è stato ricoverato all'Ospedale Maggiore. L'ex patron della Parmalat, recluso dal maggio 2011, è stato trovato sul pavimento della cella dagli agenti della polizia penitenziaria, in un controllo notturno, dopo che probabilmente aveva perso i sensi. Nella caduta ha riportato lesioni al capo e alle costole. Tanzi, che ha 74 anni, è stato sottoposto a vari esami tra cui una Tac. Non sarebbero stati trovati danni cerebrali. Nella caduta ha riportato ematomi e lividi. L'episodio ripropone la compatibilità dell'ex patron con il carcere. Il 5 marzo è fissata al tribunale di sorveglianza di Bologna l'udienza per l'istanza della difesa per far scontare la pena ai domiciliari. I difensori, dopo la caduta, hanno chiesto che venga sollecitata la risposta. Il tribunale di sorveglianza nel 2012 aveva respinto le richieste della difesa di far uscire Tanzi - che ha perso molti chili durante la detenzione e che è malato - dal carcere. Tanzi è in carcere dal 5 maggio 2011 (ha comunque passato nel frattempo altri periodi in ospedale), dopo che è diventata definitiva la condanna milanese per aggiotaggio a otto anni e un mese.

Fonte :Il Gazzettino

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News dall Italia e dal Mondo :Puzzavano, tre nomadi fatti scendere dal bus anche se avevano il biglietto Un altro giovane viaggiava da "portoghese".

27 Gennaio 2013, 08:18am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

480958 293483104104170 1332652976 nInserito da :Sotgia Marcella VICENZA - Quattro nomadi sono stati fatti scendere ieri da un autobus pubblico di Vicenza perché, secondo gli altri passeggeri, puzzavano. Tre dei quattro giovani, secondo quanto riferisce il "Giornale di Vicenza", erano in possesso del biglietto. Ma i controllori dell'Aim di Vicenza saliti a bordo del mezzo li hanno invitati a scendere, su richiesta degli altri utenti - rileva la società - sulla base del regolamento di polizia urbana, che vieta la permanenza a bordo di chi, per «ubriachezza, scarsa pulizia, o indecenza degli abiti crei disturbo agli altri passeggeri». Esclude categoricamente episodi di discriminazione o, peggio, di razzismo, il sindaco Achille Variati: «In una città come la nostra - afferma Variati - nessuna forma di discriminazione etnica sarebbe accettabile. Ma dai fatti emersi e accuratamente vagliati dall'azienda, qui non si tratta di discriminazione o razzismo». «A casa propria - prosegue il sindaco del Pd - ciascuno si comporta come meglio crede. Ma quando si fa uso di un servizio pubblico come il bus, ci si deve comportare in un modo che rispetti i diritti degli altri: se non si accettano delle minime regole di buona condotta basate sul buon senso, ci sono altre opzioni, come andare a piedi o in bici o in auto». «Il fatto che si trattasse di nomadi - aggiunge ancora Variati - è privo di qualsiasi rilevanza. Che siano vicentini doc, milanesi, stranieri, caucasici, asiatici, americani, rom o sinti è irrilevante: chi sceglie di fare uso di un servizio pubblico deve rispettare gli altri utenti. E rispettarli significa anche non attuare comportamenti o condotte che siano insopportabili per gli altri».

Fonte :Il Gazzettino

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News dall Italia e dal Mondo :Si spacciavano per medici, due donne denunciate a Oristano Le due, di origine siciliana, si presentavano in casa di anziani sostenendo di essere specialiste del Centro

27 Gennaio 2013, 08:14am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

480958 293483104104170 1332652976 nInserito Da :Sotgia Marcella ORISTANO. Due donne di origini siciliane, che si presentavano come medici del Centro Alzheimer, sono state denunciata dai carabinieri della Compagnia di Ghilarza per truffa aggravata ai danni di alcune persone anziane di Santulussurgiu. Le truffe sono cominciate alla fine del 2012 e sono proseguite per qualche settimana fino a quando i militari della stazione di Santulussurgiu e del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia non hanno individuato e identificato le due truffatrici, che hanno entrambe meno di 30 anni. Secondo gli accertamenti dei militari, le due donne si conquistavano la fiducia delle vittime designate presentandosi appunto come medici del centro Alzheimer e poi, utilizzando diversi escamotage, prima di andarsene, riuscivano a impossessarsi di somme di denaro, in qualche caso anche elevate, custodite in casa. A seguito di questi episodi, i militari della Compagnia di Ghilarza, in collaborazione con i parroci e i servizi sociali di una ventina di Comuni, hanno diffuso anche porta a porta diverse centinaia di copie del vademecum «Un carabiniere per amico», con tutte le informazioni utili per evitare di cadere nelle trappole di eventuali truffatori.

Fonte :La Nuova Sardegna

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CULTURA E SPETTACOLI :Cultura.Zelinskij, l'ateo che ha visto Dio negli occhi di Amaranta

27 Gennaio 2013, 08:10am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

480958 293483104104170 1332652976 nInserito da :Sotgia Marcella Dio non sta nei cieli ma sta in cucina, sotto la cenere. Dio si affaccia, letteralmente, negli occhi dei bambini. Perchè il mistero inaccessibile apre una finestra e si lascia guardare. Vedere Dio. È una folgorazione quella che racconta Vladimir Zelinskij, il teologo che visse due volte. Prima da dissidente in Unione sovietica, ateo materialista, giornalista in clandestinità, finito in ginocchio davanti alla rivelazione dello sguardo di un bambino che - parole del professor Pasquale Giustiniani che lo presenta all’uditorio a Santa Maria la Nova - «può raccontarci com’era l’uomo prima del peccato originale». La folgorazione di Zelinzkij è quella di chi ha intravisto Dio quaggiù. E ci spiega dove guardare. Libri. Ha scritto due libri, Zelinskij, oggi sacerdote ortodosso: «Il bambino alle soglie del Regno» e «Come un mosaico restaurato» (Effatà editrice), introdotti dal professor Giuseppe Reale, presidente dell’associazione Oltre il Chiostro. I piccoli. Il filo rosso fra i due libri, spiega Giustiniani è quella teofania - apparizione di Dio - che è nel volto di ogni bambino. Ed è l’autentica spiegazione del grande passo di Luca 10, 21: «Ti ringrazio Signore - dice Gesù - perchè hai nascosto queste cose ai dotti ed ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli». La chiave del mondo la possiedono i piccoli. I bambini e chi piccolo si è fatto. Inutile che potenti e sapienti si affannino. A loro la verità - ossia il senso del mondo e della vita - è stata nascosta. Non avranno mai l’umiltà - per usare la metafora di partenza - di cercarla in cucina. O nel cambio di pannolino di un figlio neonato. Accogliere un bambino, dice Zelinskij, «è attività etica» che ci fa padroni della verità. Guai a sopprimere un bambino, contristarlo, maltrattarlo. Rifiutarlo. Profezia. C’è qualcosa di profetico in quest’ambasciatore della spiritualità orientale che le scuole di ateismo dell’ex Urss non ha sconfitto. Ma è una profezia umile. Domestica. Zelinskij che è il nonno di Amaranta, bimba dal papà napoletano, si alza e fa quello che ogni nonno ed ogni zia fanno di frequente. Fa girare di mano in mano il libro «Il bambino alle soglie del Regno». C’è la foto di Amaranta, un po’ russa un po’ napoletana, in copertina: è lei che guarda il nonno dalle soglie del Regno. Seconda vita. Un libro che è la testimonianza di una svolta antropologica, di un radicale cambiamento di vita - passaggio da una vita all’altra - causato esattamente da questo sguardo. Ci si creda o no. Zelinskij ha iniziato la sua seconda vita, oltre il gulag, per questo. Il professor Andrea Milano ci spiega che Zelinskij non scrive per gli accademici occidentali, il loro rigorismo, talora la loro supponenza. La sua è la poesia della spiritualità d’Oriente. Per la quale occorre convertirsi anche dagli schemi.

Fonte :Il Mattino

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News Italia e dal Mondo :Mali, presa la roccaforte ribelle Gao Arrivano le truppe africane

27 Gennaio 2013, 08:08am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

480958 293483104104170 1332652976 nInserito da :Sotgia Marcella PARIGI - Gao è stata liberata. Le truppe francesi e maliane hanno prima preso il controllo dell'aeroporto della strategica città del Mali, poi dopo fitti scontri con gli islamici sono entrati in città. Per la Francia, con Francois Hollande che ha incassato il sostegno di Barack Obama, un nuovo passo avanti ma il sollievo arriva soprattutto dal contingente africano che sta cominciando ad arrivare in zona per dare, in prospettiva, il cambio ai francesi. Il capoluogo del nord-est è tornato sotto controllo, e Sadou Diallo, sindaco di Gao fuggito a Bamako, «ha potuto fare rientro nella sua città», ha fatto sapere il ministero della Difesa a Parigi. Jean-Yves Le Drian, il ministro della Difesa, aveva annunciato nel primo pomeriggio che «la zona dell'aeroporto e del ponte di Gao» era tornata sotto controllo, ma che «restava viva la tensione» nella città, dove «elementi terroristi» conducevano «sporadiche azioni di disturbo». Lo schema sul terreno ha ricalcato quello delle conquiste dei giorni scorsi, Konna e Diabali: le posizioni islamiche a Gao, a cui si accede da un ponte sul Niger, bombardate a tappeto dall'aviazione francese con i Rafale, le truppe di terra pronte dopo poche ore ad entrare in azione, francesi e maliani insieme. Adesso, spetterà, come dice la Difesa a Parigi, agli eserciti «africani e maliani» il compito di «mettere in sicurezza la regione di Gao e i suoi abitanti». Jean-Marc Ayrault, il primo ministro attualmente in visita in Cile, ha annunciato alla comunità francese che i soldati sono «a Gao e presto vicino a Timbuctu». Sul terreno, i 2.500 militari francesi dell'operazione Serval possono contare ora su 1.900 del contingente africano. I capi di stato maggiore dell'Africa occidentale, oggi ad Abidjan per una riunione d'emergenza destinata ad accelerare l'arrivo dei rinforzi regionali, mentre il Consiglio di pace e sicurezza dell'Unione africana ha deciso un aumento degli effettivi della forza africana in Mali. Finora, sulla carta, i soldati africani dovrebbero raggiungere la cifra di 6.000, 4.000 dai paesi dell'Africa occidentale, 2.000 forniti separatamente dal Ciad. Venerdì Obama ha telefonato a Hollande, affermando che gli Stati Uniti appoggiano la leadership della Francia, ma a Parigi si continua a discutere del sostegno «pigro» degli americani, che hanno inviato mezzi di ricognizione e, soprattutto, il suo Drone Global Hawk, che i francesi considerano però preziosissimo per la missione. È l'atteggiamento Usa, però, a far discutere, le questioni sollevate dall'amministrazione Obama sull'intervento - che secondo fonti di Le Monde avrebbe avuto «maniere brusche» nei confronti di Parigi - e la determinazione di Washington a non restare impantanata in una situazione senza una exit strategy definita. Lo stesso quotidiano del pomeriggio, fra l'altro, rimette in discussione nel suo editoriale in prima pagina, la legalità internazionale dell'intervento di Parigi in Mali: «la Francia di Francois Hollande - è la posizione del giornale - ha dispiegato truppe combattenti di terra senza esplicito mandato del Consiglio di sicurezza dell'Onu. Quest'ultimo aveva autorizzato soltanto, a dicembre, il dispiegamento di un contingente africano».

Fonte :Il Mattino

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CAMPANIA NEWS :Truffa per falso incidente, un avvocato tra i denunciati

27 Gennaio 2013, 08:05am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

480958 293483104104170 1332652976 nInserito da :Sotgia Marcella La Guardia di Finanza della Compagnia di Mondragone ha denunciato tre persone, tra cui un avvocato, del quale non sono state rese note le generalità, con l'accusa di truffa e fraudolenta denuncia di incidente stradale. I tre avevano simulato un incidente lungo una strada cittadina e l'investimento di un cane randagio, indicato come la causa. Al Comune e all'Asl Ce 2, citati per la mancata vigilanza sugli animali randagi, era stato chiesto un risarcimento danni per oltre 3mila euro. A insospettire le fiamme gialle le foto allegate alla documentazione, inserita in un faldone acquisito presso l'Ufficio Contenzioso del Comune di Mondragone inerente alcuni incidenti che vedono l'ente locale citato in giudizio a causa del cattivo stato in cui versano le strade. I finanzieri, osservando le foto scattate al cane, si sono resi conto che l'animale era in stato di riposo, e dunque in vita, e che non portava i segni dell'invesimento. La conferma del falso è arrivata anche dalla perizia effettuata sull'auto e dalla successiva confessione di un ventunenne che ha dichiarato di essere stato avvicinato dalla persona che ha simulato l'incidente e da un avvocato che gli avevano chiesto di rendere falsa testimonianza davanti al giudice di pace. La copia della testimonianza, ancora da firmare, è stata trovata nello studio del professionista.

Fonte :Il Mattino

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