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News Italia e dal Mondo :Elezioni, Sechi «Agenda Sardegna per le emergenze nell’isola

26 Gennaio 2013, 14:27pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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480958 293483104104170 1332652976 nInserito da :Sotgia Marcella

NUORO. Scelta Civica con Monti presenterà la prossima settimana un'”Agenda Sardegna” che indicherà le priorità per lo sviluppo dell'isola. L'annuncio è stato dato stamane a Nuoro. “La nostra proposta si muove su tre cardini inscindibili: l'Italia, l'Europa e la Sardegna” ha spiegato Mario Sechi, capolista al Senato, che questa mattina ha dato inizio alla campagna elettorale. “Sulla Sardegna - ha aggiunto - abbiamo una priorità assoluta: intervenire sul bilancio regionale e puntare sulla ricerca e innovazione. Un settore centrale trascurato dalla politica regionale. Lo dimostra senza errore l'esiguità delle risorse investite, appena l'1 per cento dell'intero bilancio”. Massimo Fantola, leader storico dei Riformatori sardi, ha messo in evidenza che l'Agenda Sardegna, con l'Agenda Monti, “indicherà il piano d'azione sulle emergenze della nostra isola”.

Fonte :La Nuova Sardegna

26 GENNAIO 2013

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News Italia e dal Mondo :Con lo scooter contro un autobus, è grave

26 Gennaio 2013, 14:24pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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480958 293483104104170 1332652976 nInserito da :Sotgia Marcella

CAGLIARI. Grave incidente stradale intorno alle 13.30 a Cagliari, tra via Torricelli e via Flavio Gioia. Un motociclista è stato trasportato, in codice rosso, all’ospedale Brotzu, le sue condizioni sarebbero gravi. L’uomo, alla guida di un Piaggio Zip 50, stava svoltando da via Torricelli e via Flavio Gioia, quando è andato a schiantarsi contro un autobus della Linea 1 del Ctm, carico di passeggeri. Tra questi, almeno in quattro sono rimasti feriti. Sul posto sono intervenute quattro ambulanze del 118 e la Polizia Stradale che si sta occupando dei rilievi. Al lavoro anche gli agenti della Polizia municipale per evitare il blocco del traffico. Il ferito, Danilo Porcu, 42 anni, è ricoverato in coma nel reparto di rianimazione dell’ospedale Brotzu. I medici lo tengono costantemente sotto osservazione, la prognosi è riservata. Medicati al pronto soccorso dell’ospedale Marino e del Brotzu quattro passeggeri dell’autobus del Ctm della Linea 1 coinvolto nell’incidente. Altre sei o sette persone sono rimaste lievemente contuse ma non hanno richiesto le cure mediche. La dinamica dell’incidente non è ancora stata del tutto chiarita: sul posto per effettuare i rilievi e sentire i testimoni sono intervenuti gli agenti della Polizia stradale di Cagliari. Porcu, in sella al suo scooter 50 Piaggio Zip, arrivando da via Toricelli, si era appena immesso in via Flavio Gioia quando è andato a schiantarsi frontalmente contro l’autobus del Ctm che procedeva in senso opposto. L’impatto è stato violentissimo, il 42enne ha battuto il capo contro il parabrezza del pullman, finendo poi a terra, privo di sensi. Immediata la richiesta di soccorsi e l’arrivo sul posto di quattro ambulanze del 118, degli agenti della polizia stradale e dei vigili urbani. I feriti sono stati trasportati in ospedale: i passeggeri dell’autobus non hanno riportato gravi ferite. I vigili urbani hanno chiuso al traffico per circa un’ora un tratto di via Flavio Gioia per consentire agli agenti della polizia stradale di effettuare tutti i rilievi per ricostruire l’incidente.

Fonte :La Nuova Sardegna

26 GENNAIO 2013

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News Italia e dal Mondo .Elezioni, si apre lo scontro sulle alleanze sarde

26 Gennaio 2013, 14:21pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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CAGLIARI. Il centrodestra diviso in tre coalizioni distinte, il centrosinistra in due. Queste elezioni politiche sono in Sardegna anche un banco di prova per le alleanze che fra un anno (o pochi mesi, in caso di crisi) si sfideranno alle Regionali. E in questa prospettiva era inevitabile lo scontro. Ieri ad accendere le polveri è stato Roberto Capelli, capolista alla Camera di Centro democratico, alleato del Pd. «Questo appuntamento elettorale e le conseguenti alleanze – ha detto Capelli – determineranno la fine anticipata della legislatura». Il riferimento è all’ipotesi di un’alleanza nazionale tra Bersani e lista Monti, di cui fanno parte l’Udc e i Riformatori sardi, ora del Pdl alla Regione. «Spiace constatare – ha aggiunto Capelli – la conferma dell’alleanza tra il Psd’Az, o meglio di una parte di esso, e il Pdl, avevo creduto possibile un ravvedimento, ma ha prevalso la parte conservatrice rendendosi ulteriormente complice della fase più nera dell’autonomia». La replica del presidente del Psd’Az, Giacomo Sanna, non si è fatta attendere: «Capelli in dieci anni ha cambiato 6 o 7 partiti, appena catapultato in un'alleanza di centrosinistra già si candida a novello maggiordomo di una ipotetica coalizione in vista delle future regionali. Il Psd'Az, come sempre, saprà decidere cosa è meglio fare, nell’interesse dei sardi, esattamente ciò che facciamo oggi presentandoci da soli con la lista dei 4 Mori, mentre Capelli pontifica nell'isola per conto del Tabacci di turno». I due maggiori partiti non stanno a guardare. Il segretario del Pd, Silvio Lai, conferma l’apertura a centristi e sardisti ma a un patto: che la rottura con il Pdl sia definitiva e concreta anche alla Regione: «Solo atti concreti possono farci fare valutazioni concrete». Ma Settimo Nizzi, coordinatore del Pdl, non ha dubbi: «Il centrodestra sardo si è diviso su temi nazionali, ma resterà compatto per tutta la legislatura per continuare a governare con la giunta di Ugo Cappellacci». Ieri c’è stata in Sardegna il primo scontro tra Pd e lista Monti, protagonisti due prossimi senatori, Lai (Pd) e Mario Sechi (lista Monti). Quest’ultimo, che oggi apre la campagna elettorale nell’isola, ha parlato del caso del Monte dei Paschi di Siena per dire che la linea di Monti è «trasparenza, rigore, forte vigilanza e tutela del risparmio», mentre il Pd «commette un errore a cercare di allontare da sè l’ombra della sua influenza politica». Secondo Silvio Lai, però, «rappresentare sul tema della finanza e delle banche il prof. Monti come uno che è caduto da Marte, quasi se ne occupasse per la prima volta rasenta davvero la provocazione». Il Pd, ha aggiunto Lai, «non si è mai sottratto dalle sue responsabilità, mentre Monti e i suoi rappresentanti hanno imparato a dare solo giudizi e pagelle e non a prendersi le proprie. L’opinione pubblica sa chi, tra Pd e Scelta civica, ha a cuore gli interessi dei risparmiatori e chi quelli dei banchieri». Sia a destra che a sinistra non sarà facile fare alleanze in Parlamento e per le elezioni regionali.

Fonte La Nuova Sardegna

26 GENNAIO 2013

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SEZ, POLITICA Bersani: «Mps? Sbraniamo chi ci accusa di scorrettezza» Il segretario Pd non usa mezzi termini: «Non si azzardino a dire, destra e Lega

26 Gennaio 2013, 14:15pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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480958 293483104104170 1332652976 nInserito da :Sotgia Marcella

«Non si azzardino a dire a livello subliminale, destra e Lega, che sul Monte dei Paschi su questa commistione politica siamo stati scorretti perchè li sbraniamo. Se ci cercano noi del Pd ci siamo. Sulla questione del Monte dei Paschi si parla di localismo, di comune di Provincia? Se si parla di questo è documentato che il nostro partito è sempre stato contro. Il sindaco ha favorito un ricambio nei vertici del Mps e il Sindaco poi è saltato». Così Pier Luigi Bersani segretario del Pd intervenuto oggi alla Spezia per un incontro elettorale. Bersani ha anche ricordato che Monti ha candidato un sostenitore di Mussari. «Si parla di derivati? - continua Bersani - si registri la battaglia che abbiamo fatto per limitare questi strumenti e si guardi invece a Tremonti che invece li consigliava»

Fonte :L Unità

26 GENNAIO 2013

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News Italia e dal Mondo Prostituzione, a Roma violenza in aumento “Cambia il mercato e cresce l'emarginazione"

26 Gennaio 2013, 14:13pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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480958 293483104104170 1332652976 nInserito da :Sotgia Marcella

L’allarme lanciato dalle associazioni in occasione della sesta Giornata europea contro il traffico di esseri umani. Vittoria Tola (Udi): “Dopo una ‘pax’ durata 5 anni, oggi il controllo sulle ragazze è di nuovo feroce”. La cura Alemanno ha aumentato la solitudine; la crisi riduce i clienti; i prezzi calano; nuove e vecchie etnie sono in conflitto per spartirsi il territorio. E in strada ritorna a scorrere il sangue delle prostitute per forza DI A. MURÈ LE SCHIAVE CHE CHIAMANO PROSTITUTE DI C. VOGANI CRONACA Costretta ad abortire per prostituirsi Via Aurelia, prostituta trovata morta in strada Costretta a pagare l'affitto per il marciapiede Tratta di transessuali brasiliani: 28 arresti Rocca Cencia, danno fuoco a una prostituta: gravissima All’inizio di settembre una baby prostituta di 17 anni è stata seviziata e investita da un’auto a viale Marconi. Due settimane dopo è stato il turno di Mimì, 22 anni, picchiata, cosparsa di benzina e trasformata in una pira umana a Rocca Cencia. E poi ancora una lucciola nigeriana ammazzata e abbandonata in strada senza pietà su via Aurelia. Una sua connazionale portata a forza nella Capitale e costretta ad abortire al quinto mese di gravidanza per poter meglio battere il marciapiede. Storie di violenze e sfruttamento che si ripetono con cadenza sempre più ravvicinata. Un trafiletto sulla stampa purché poi non se ne parli più. “In realtà – avverte Vittoria Tola, responsabile nazionale dell’Udi (Unione Donne in Italia) – non si tratta di casi isolati. Nella Capitale oggi assistiamo a una nuova fase nella gestione della prostituzione su strada”. “Una recrudescenza della crudeltà della tratta”, la definisce Oria Gargano, presidente di “Be Free”. LA TRATTA CONTRATTATA – Dopo una “pax” durata circa 5 anni, il controllo sulle ragazze è tornato infatti a essere particolarmente feroce. E chi non obbedisce agli ordini viene punito duramente. “Per qualche anno – ricorda Vittoria Tola – la tensione era sembrata allentarsi. Gli sfruttatori avevano capito che il modo migliore per tenere buone le ragazze era rendere meno dure le loro condizioni di vita e di lavoro, dal momento che le eccessive vessazioni le spingevano a chiedere aiuto”. Questo meccanismo di “tratta contrattata” ha fatto credere a molti che il problema fosse risolto. La polizia ha allentato la morsa. “Il Comune, la Regione e il Dipartimento pari opportunità hanno tirato i remi in barca, tagliando drasticamente i finanziamenti alle unità di strade. Le ordinanze di Alemanno hanno fatto il resto”. LA CURA ALEMANNO – Lungi dal risolvere il problema, i provvedimenti “anti-degrado” varati dal primo cittadino hanno infatti semplicemente modificato le abitudini e la toponomastica della prostituzione. Sono cambiati gli orari e la presenza in strada si è fatta più discreta: oggi le ragazze sono più vestite di un tempo e, dunque, meno appariscenti. “Parallelamente – spiega Federica Dolente, ricercatrice dell’associazione Parsec – le lucciole si sono spostate in periferia. È aumentato tantissimo anche il ricorso al web come mezzo di adescamento. E l’esercizio della prostituzione indoor, all’interno di locali e appartamenti”. Come se non bastasse, i tagli ai servizi sociali hanno ridotto le possibilità di intercettare le richieste di aiuto delle vittime: “Se fino a qualche anno fa – precisa Dolente – le unità di strada riuscivano a passare sulla stessa strada anche due volte alla settimana, oggi, se tutto va bene, passano due volte al mese”. I RISCHI DELLA CRISI – Le vie delle lucciole peraltro sono meno frequentate anche dai clienti. Non che il mercato del sesso a pagamento abbia perso il suo appeal. Semplicemente la crisi costringe molti a rinunciare a questa e altre forme di intrattenimento. Come insegna la più semplice delle regole economiche, quando cala la domanda, aumenta l’offerta. Per cercare di attrarre nuovi clienti e mantenere quelli vecchi, le lucciole hanno quindi abbassato i prezzi. E non solo quelli. “Pur di guadagnare qualcosa in più – avverte Morena Casalin di Parsec – alcune ragazze sono oggi costrette ad accettare rapporti non protetti”. Esponendosi dunque al rischio di contrarre (e diffondere) malattie. UN MERCATO IN EVOLUZIONE – In questo contesto, il mercato del sesso a pagamento (volontario o coatto) è in rapida evoluzione. “Oggi a Roma – spiega infatti Vittoria Tola – si assiste all’ingresso di ‘nuove leve’ di donne e trans provenienti dal Sud Est Asiatico e dal Nord Africa. E al ritorno in strada di giovani prostitute nigeriane, che per qualche tempo erano quasi scomparse dalle principali arterie cittadine”. I protettori, non di rado legati alle organizzazioni criminali, si stanno riorganizzando. E, come avverte Morena Casalin, “i tentativi di rispartirsi i territori generano conflitti tra gruppi diversi”. La tensione che si respira è palpabile: “le ragazze infatti sono molto spaventate”. In attesa di conoscere quali saranno i prossimi equilibri, nella Capitale oggi sono ancora tre i “modelli” principali: quello nigeriano, quello rumeno e quello delle trans. IL MODELLO NIGERIANO – Giovane, proveniente da una famiglia numerosa e poverissima, con un livello di scolarizzazione molto basso. È questo il target della “schiava” nigeriana. “Solitamente – spiega Vittoria Tola – queste ragazze vengono avvicinate in patria da persone di fiducia, magari amici di famiglia, che si offrono di aiutarle prestando loro del denaro per venire in Italia”. Inutile dire che la promessa di un lavoro onesto e remunerativo svanisce presto. E l’unica cosa che rimane è la forza di un patto di sangue che impone di restituire il denaro nei tempi pattuiti. “Il cosiddetto modello nigeriano – aggiunge Tola – si caratterizza per il fatto che le vittime vengono assoggettate dalle ‘Maman’ attraverso un fortissimo condizionamento psicologico, che non di rado fa ricorso agli antichi riti voodoo”. IL MODELLO RUMENO – Altrettanto collaudato, benché più variegato, è il modello rumeno. Che recentemente, dopo l’entrata della Romania nell’Unione Europea, si è riorganizzato alla luce della semplificazione delle procedure di ingresso in Italia. “Si tratta di un modello estremamente variegato”, precisa subito Feberica Dolente, che l’anno scorso ha condotto una ricerca specifica inserita all’interno del progetto “Anima Nova”. “In questo caso le situazioni di forte sfruttamento convivono con un tipo di violenza più subdola. Non di rado esercitata da coetanei cui le ragazze, spesso giovanissime, sono legate da rapporti affettivi. Durante la nostra ricerca abbiamo infatti raccolto le storie di donne che ci hanno raccontato di aver accettato di sacrificarsi per realizzare il sogno di costruire un progetto di vita insieme”. Un sacrificio che le ha condotte sui marciapiedi delle principali arterie cittadine, insieme alle loro “colleghe” bulgare e albanesi: dalla Tiburtina alla Colombo, dall’Aurelia alla Cassia. LE TRANS – Soprattutto sudamericane, in primo luogo brasiliane, le trans sono un universo a sé. “Per molte di loro – spiega Federica Dolente – calcare il marciapiede è l’unico modo per pagare i debiti contratti in patria per il viaggio e le operazioni di chirurgia plastica”. Una volta arrivate in Italia, finiscono facilmente nelle maglie delle trans più anziane, che detengono il potere sulle più giovani e inesperte. La tensione cui sono sottoposte queste ultime è altissima. Non a caso la prostituzione si accompagna spesso a un abuso di sostanze stupefacenti (cocaina, soprattutto) e psicofarmaci. Un binomio molto frequente negli avamposti di piazzale Pascali e piazzale Longoni, entrambi nelle vicinanze di viale Palmiro Togliatti. Fino a qualche mese fa, in questa zona esisteva anche una misera baraccopoli, dove alcune trans vivevano in condizioni igienico-sanitarie devastanti. "Durante l'estate il Comune ha ordinato di buttarla giù" racconta Morena Casalin. Ma mica per motivi umanitari. "Solo perché su quel terreno a breve aprirà un cantiere".

Fonte :Paese Sera

26 GENNAIO 2013

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News Italia e dal Mondo Sigarette elettroniche, boom di negozi A Roma arriva la “svapo” mania

26 Gennaio 2013, 14:09pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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Spegni un vizio, accendi un piacere”. Con questo slogan le E-cig hanno già conquistato migliaia di romani. Una cinquantina di punti vendita in pochi mesi. Ma l’istituto superiore di Sanità è scettico sulla “sicurezza”. E già sul mercato arrivano le “false” sigarette elettroniche DI AMBRA MURÈ Niente più odori cattivi sui vestiti o in casa. Niente più tabacco, catrame, monossido di carbonio né ammoniaca. È la nuova frontiera del fumo: tutto il godimento, senza effetti collaterali. Per dirla con uno slogan: “Spegni un vizio, accendi il piacere”. La “svapo” mania ha contagiato anche la Capitale. Così, proprio nel momento in cui molti negozi abbassano le saracinesche uccisi dalla crisi, da un capo all’altro della città si moltiplicano i punti vendita specializzati nel commercio di sigarette elettroniche. LA GUERRA COI TABACCAI – Nel giro di pochi mesi ne sono spuntati una cinquantina. Quasi tutti affiliati in franchising con i principali gruppi produttori: Smoke, Ebreeze e Ovale. Fino a oggi, infatti, la vendita di sigarette elettroniche (o E-cig) è interdetta alle tradizionali tabaccherie. Con le quali, anzi, gli “svaporatori” (guai a chiamarli fumatori) sono in guerra aperta. “Le vendite di sigarette sono in calo – spiega un orgoglioso commerciante di “bionde” elettroniche – e quindi i tabaccai vorrebbero mettere le mani su questo nuovo business”. “Siamo come il Davide che sfida il Golia delle lobby del tabacco”, sintetizza un altro collega. Rimarcando il primo e più importante “segreto” della sigaretta elettronica: “Non nuoce in alcun modo alla salute”. Il kit per la sigaretta elettronica IL FUMO SIMULATO – Il gesto e il piacere del fumo vengono infatti solo simulati attraverso il surriscaldamento di una resistenza che permette l’evaporazione di un liquido a base di aromi e glicerina (e, a scelta, anche nicotina). Della cara vecchia “bionda”, la sigaretta elettronica mantiene dunque solo l’aspetto. Per il resto è composta da una batteria ricaricabile, un atomizzatore (da sostituire ogni 2 mesi circa) e una cartuccia, nella quale viene inserito l’apposito liquido. Ne esistono di tutti i tipi: al sapore di tabacco (tradizionale e secco) oppure aromatizzati al mentolo, alla fragola, all’ananas, alla ciliegia, al rum e persino alla cannella. ANCHE NEI LOCALI PUBBLICI – Per portarsi a casa il kit completo ci vogliono in media dai 100 ai 150 euro. Una spesa che gli acquirenti considerano tutto sommato “vantaggiosa”. “Prima – confessa un ex fumatore pentito – spendevo circa 200 euro al mese”. Della sua nuova vita da svaporatore apprezza soprattutto la libertà di poter coltivare il suo vizio per il “fumo” anche nei locali pubblici: “Capita ancora che un ristoratore faccia delle storie, ma a quel punto basta spiegare che si tratta solo di vapore acqueo”. E il gusto? “Uguale. Anzi, per certi versi migliore. Il fumo della sigaretta elettronica è più denso e aromatico. E, da quando la uso, il mal di gola è sparito”. “NESSUNA EVIDENZA SCIENTIFICA” – Realtà o suggestione? Su questo i pareri restano discordanti. In una recente relazione consegnata al ministro Balduzzi, l’istituto superiore di Sanità ha infatti espresso pesanti dubbi sulla “sicurezza” e “l’efficacia” delle E-cig. Sottolineando la mancanza di “un’evidenza scientifica sufficiente” a considerarle “un metodo per la dissuefazione”. Un parere in linea con quello dell’Organizzazione mondiale della sanità, che, oltre a metterne in dubbio l’innocuità, le considera addirittura un sistema “per sabotare le strategie messe in atto contro il tabacco”. “UNA CAMPAGNA DENIGRATORIA” – Simili dubbi sembrano lasciare del tutto indifferenti vecchi e nuovi svaporatori, apparentemente convinti che lo scetticismo del ministero della Salute nasconda solo da una “campagna denigratoria” portata avanti per ragioni economiche. “Pensa che lo Stato sia disposto a rinunciare così facilmente a tutti i soldi che ricava dal Monopolio dei tabacchi?”, attacca un signore intento ad acquistare i ricambi per la sua sigaretta elettronica. E GIÀ SPUNTANO LE FALSE E-CIG – Un tale entusiasmo non poteva certo sfuggire al recettivo settore della contraffazione. Che già si è gettato a capofitto nel nuovo business, immettendo sul mercato ingenti quantità di “false” E-cig. È di questa mattina la notizia del sequestro di 150 sigarette elettroniche di ultima generazione e 300 carica batterie “non conformi alla normativa CE”, rinvenuti all’interno di “alcuni esercizi commerciali ubicati nella stazione ferroviaria di Roma Termini e nelle zone limitrofe”.

Fonte :Paese Sera

26 GENNAIO 2013

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News Italia e dal Mondo Cie, da schiava a “clandestina” Storia di Rita, espulsa illegalmente

26 Gennaio 2013, 14:07pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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In base alle leggi italiane, Rita, 26 anni, nigeriana, avrebbe avuto diritto a un permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale. Senza aspettare il pronunciamento della Procura, è stata invece imbarcata su un aereo e deportata. A rendere pubblica la sua storia la cooperativa BeFree: “Mai più altre Rita. L’Italia cominci a rispettare le leggi” DI AMBRA MURÈ Sfruttata e costretta a prostituirsi, era arrivata in Italia in cerca di salvezza. Portata in un Cie in quanto “clandestina” è stata infine espulsa con la forza. Questa è la storia di Rita, ventiseienne nigeriana. Vittima incolpevole di un sistema che, in base alle leggi, avrebbe invece dovuto accoglierla e aiutarla. Secondo l’articolo 18 del Testo unico sull’immigrazione, infatti, ragazze come lei avrebbero diritto a ricevere un permesso di soggiorno temporaneo per motivi di protezione sociale. Cosa che purtroppo non sempre avviene. La denuncia arriva dalla cooperativa sociale BeFree, che da anni opera all’interno del Cie di Ponte Galeria. E adesso ha deciso di rendere pubblica questa vicenda. “Affinché l’Italia cominci a rispettare le leggi e Rita sia l’ultima deportata”. DALLA NIGERIA AL VENETO – La storia di Rita comincia come quella di tante migliaia di giovani donne che ogni anno vengono condotte in Europa ammaliate da false promesse. 26 anni, nigeriana, la prima tappa del suo viaggio è stata la Grecia. Dove la attendeva un marciapiede e un destino da schiava del sesso a cui, “con molto coraggio e determinazione”, è riuscita a sottrarsi fuggendo in Italia. Destinazione: Veneto. Qui Rita si è rivolta a uno degli enti che che operano interventi a favore delle persone gravemente sfruttate. “Sfortunatamente però – racconta BeFree – nell’iter si è imbattuta in una pattuglia di polizia, che ha visto in lei solo una ‘clandestina’. Ovvero, una persona non in regola con la normativa impenetrabile dettata dalla Bossi-Fini”. L’ARRIVO A PONTE GALERIA – Privata nuovamente della libertà, Rita è stata quindi trasferita a Roma. Per essere rinchiusa nel Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria. Qui avviene però l’incontro con BeFree, che, dopo diversi colloqui, avvia le procedure previste dalla Turco-Napolitano per il riconoscimento del permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale. Rita infatti non è una “clandestina” come le altre. È una vittima della tratta. Immediatamente la cooperativa presenta insieme a lei una denuncia-querela per il reato di traffico di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale presso la Procura di Roma. E avvisa l'Ufficio Immigrazione del Cie. “NON È DI NOSTRA PERTINENZA” – A questo punto interviene la II sezione della Squadra Mobile di Roma che, informata dall'Ufficio Immigrazione, decide di ascoltare la ragazza. L’esito del colloquio è negativo: poiché lo sfruttamento di Rita non è avvenuto sul territorio italiano, i fatti non sono di pertinenza delle autorità italiane. Un’interpretazione che, secondo BeFree, contravviene “alle Convenzioni internazionali che riconoscono questo crimine come transnazionale”. ESPULSA MA NON ABBANDONATA – Senza aspettare le decisioni della Procura in merito al rilascio o meno di un permesso di soggiorno, Rita viene dunque imbarcata su un normale aereo di linea. E deportata in Nigeria. “Adesso – precisa BeFree – la ragazza, grazie all’intervento dell’Unione Superiore Maggiori d’Italia (USMI), diretta da Suor Eugenia Bonetti, si trova presso un centro d’accoglienza di Lagos, che accompagna le ragazze deportate dall’Italia nel difficile percorso di reinserimento sociale e lavorativo”. Nonostante la distanza, la cooperativa presieduta da Oria Gargano non si è dimenticata di lei. E promette di impegnarsi “attraverso azioni legali mirate affinché possa rientrare in Italia e trovare la protezione e il riconoscimento di diritti che le sono stati negati”. DIRITTI UMANI VIOLATI – Casi come quello di Rita non sono però purtroppo unici. “Negli ultimi tempi – denuncia BeFree – il nostro lavoro all’interno di Ponte Galeria si è fatto sempre più difficile. Sempre più arduo è infatti il compito di assicurare l’eleggibilità di diritti sanciti dalla legislazione italiana e dal diritto internazionale”. Organismi come le Nazioni Unite, il Parlamento Europeo e il Consiglio d’Europa hanno chiaramente stabilito la necessità di identificare le persone vittime di traffico di essere umani a scopo di sfruttamento e di sostenerle in maniera adeguata. Ma i Cie – denuncia la cooperativa – “sono sordi a questi richiami, e, fedeli alla loro denominazione, appaiono sempre più attenti a identificare le persone semplicemente in senso poliziesco-burocratico. E ad espellerle”.

Fonte :Paese Sera

26 GENNAIO 2013

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News Italia e dal Mondo Tubercolosi, 600 nuovi casi nel Lazio Colpite le classi più povere

26 Gennaio 2013, 14:02pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 

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Nell'aula magna dell'ospedale Forlanini è stato presentato il progetto “Prevenzione contro la Tbc”, per formare medici e infermieri sulla prevenzione e sul trattamento di questa malattia La Tubercolosi rappresenta ancora oggi un problema sociale, in aumento nelle fasce di popolazione che vivono in condizioni economiche disagiate. E' stato presentato questa mattina nell'aula magna dell'ospedale Forlanini, il progetto “Prevenzione contro la Tbc”, per formare medici e infermieri sulla prevenzione e sul trattamento di questa malattia. LA PREVENZIONE - “Ogni anno si ammalano 9 milioni di persone: 450 mila casi in Europa, 4.500 in Italia, 600 nuovi casi l’anno nel Lazio” annuncia il prof. Aldo Morrone, direttore generale dell'azienda ospedaliera San Camillo Forlanini. “Il primo passo per combattere qualsiasi malattia rimane sempre la conoscenza e l'informazione – continua Morrone - Per quanto riguarda la Tubercolosi, la prevenzione va realizzata in centri specializzati o nei grandi ospedali polispecialistici, prima di tutto perché la malattia è difficile da individuare, in quanto si confonde con altre patologie polmonari e in secondo luogo perché, se si tratta per esempio di una forma che colpisce le ossa o altri organi, c'è bisogno della collaborazione di ortopedici e altri specialisti”. UNA MALATTIA DELLE FASCE POVERE - Nella Uoc di Broncopneumologia e Tisiologia del San Camillo Forlanini i pazienti stranieri affetti da tubercolosi sono il 55% “Solo perché in città grandi come Roma c'è un numero maggiore di stranieri, ma gli italiani contraggono la Tbc esattamente quanto gli immigrati. La Tbc è una malattia che interessa le classi più povere” precisa il dott. Mario Giuseppe Alma, direttore del reparto. “Accade quando si vive in condizioni igieniche disagiate, in case sovraffollate, quando si mangia poco o male, ingerendo cibo con scarso apporto vitaminico o proteico – aggiunge l'esperto – oppure se si fa un abuso di alcolici o ci si sottopone a forti stress psichici che favoriscono l'insorgere della malattia”. I FATTORI FUMO E ALCOL - “Le situazioni che più frequentemente troviamo associate alla Tbc sono l’etilismo cronico, il diabete, stati di immunodepressione da malattie o da farmaci, stati di stress psichici o fisici – continua il dott. Alma -. La povertà è stata spesso riscontrata come causa dell’insorgere e del diffondersi della malattia: la Tubercolosi è un problema sociale”. “Il fumo aumenta del 50% il rischio di contrarre la Tbc” ha aggiunto intervenendo all'incontro, il dott. Alfonso Altieri della Uoc di Broncopneumologia e Tisiologia del San Camillo Forlanini. “Il fumo da tabacco paralizza il sistema immunitario che non riesce più a reagire a sufficienza per combattere il batterio – ha continuato Altieri –, quindi, in condizioni che favoriscono l'insorgere della tubercolosi, come la scarsa igiene, l'alimentazione non corretta, l'abuso di alcool, il fumo contribuisce a contrarla”. CONTAGIO E CURA - L'agente infettivo responsabile della Tbc è il Mycobacterium Tubercolosis, detto anche “Bacillo di Koch”. Il contagio avviene più frequentemente per via aerea: attraverso le minuscole goccioline di saliva che contengono il bacillo, espulse nell'aria quando si tossisce. La malattia colpisce più spesso il polmone, ma può essere coinvolto qualsiasi altro organo. La diagnosi si effettua mediante un test cutaneo o un esame del sangue. Sviluppare la Tbc, e anche guarirne, dipende spesso dalle condizioni generali di salute. “Se il paziente non è resistente ai farmaci e si cura nella maniera adeguata, guarisce completamente. Il rischio di recidiva (5%, a 2-3 anni) – prosegue il dott. Alma - aumenta in condizioni socio-economiche disagiate”. “E' necessario – aggiunge Morrone – che i pazienti seguano scrupolosamente le terapie e i controlli prescritti dal medico per tutto il tempo utile alla guarigione”.

Fonte :Paese Sera

26 GENNAIO 2013

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News Italia e dal Mondo :Blitz della Finanza contro l'evasione: 8 mila contribuenti sconosciuti al Fisco non dichiarati quasi 60 miliardi di euro

26 Gennaio 2013, 13:59pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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ROMA - Nel 2012 la Gdf ha scoperto 8.617 evasori totali, soggetti completamente sconosciuti al fisco che hanno nascosto redditi per 22,7 miliardi. Il dato è contenuto nel bilancio di un anno di attività delle Fiamme Gialle dal quale emerge che complessivamente sono stati nascosti al fisco redditi per 56,1 miliardi: i 22,7 occultati degli evasori totali, i 17,1 scoperti sul fronte dell'evasione internazionale e i 16,3 riferiti ad altri fenomeni evasivi. Nell'anno appena concluso sono anche stati sequestrati ai responsabili di reati fiscali beni mobili, immobili, valuta e conti correnti per un valore di oltre un miliardo. Ed inoltre i militari delle Fiamme Gialle hanno denunciato 11.769 responsabili di frodi e reati fiscali, principalmente per aver emesso fatture false (5.836 violazioni), per non aver versato l'Iva (519 casi), per aver omesso di presentare la dichiarazione dei redditi (2.579 violazioni), per aver distrutto o occultato la contabilità (2.220 casi). Irregolare, poi, quasi un terzo (32%) degli scontrini e delle ricevute fiscali rilasciati. Il dato è emerso dai 447 mila controlli effettuati lo scorso anno dalla Guardia di Finanza. Sul fronte dell'evasione fiscale internazionale, a finire sotto la lente dei militari della Gdf, sono stati principalmente i trasferimenti di "comodo" delle residenze di persone e società nei paradisi fiscali, lo spostamento all'estero di capitali per non pagare le tasse in Italia mediante atti negoziali ed operazioni di ristrutturazione societaria formalmente ineccepibili o operazioni di transfer pricing. Tutte operazioni che hanno consentito di nascondere 17,1 miliardi. L'attività di contrasto alle frodi carosello (false transazioni commerciali estero-Italia), invece, ha consentito di individuare 1,7 miliardi di Iva evasa. L'attenzione della Guardia di Finanza, infine, si è concentrata anche sul contrasto al lavoro nero: sono stati scoperti 16.233 lavoratori completamente in nero e 13.837 irregolari, impiegati da 6.655 datori di lavoro.

Fonte :Il Gazzettino

26 GENNAIO 2013

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News Italia e dal Mondo :Venezuela, rivolta e strage in carcere oltre 50 morti, una novantina di feriti

26 Gennaio 2013, 13:56pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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ROMA - E' di almeno 54 morti e 88 feriti il pesante bilancio di una rivolta carceraria scoppiata ieri nel Centro penitenziario del Centroccidente, nello Stato nordoccidentale venezuelano del Lara. Rui Medina, direttore dell'ospedale centrale Antonio Maria Pineda, ha detto alla stampa che i suoi servizi hanno accolto circa 88 feriti, dei quali una trentina sono ancora ricoverati. Secondo le stime dei media locali tutti i morti sono detenuti del penitenziario, tranne un pastore evangelico e un agente della Guardia nazionale. Il ministro per il Servizio penitenziario, Iris Varela, ha confermato che nella prigione c'è stata una rivolta, durante la quale leader di bande criminali hanno aggredito gli agenti della Guardia nazionale, e che «ha lasciato un triste bilancio di vittime, tanto nella popolazione penitenziaria come fra gli agenti». La rivolta è cominciata nelle prime ore di ieri in segno di protesta contro una perquisizione messa in atto dalla Guardia nazionale in un'unità del penitenziario nota come Uribana.

Fonte :Il Gazzettino

26 GENNAIO 2013

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