Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Su disposizione della Procura della Repubblica sono stati rimossi i sigilli alle piscine dei due alberghi di Amalfi sottoposte a sequestro nei giorni scorsi. Carabinieri del NOE e i militari della Capitaneria di Porto ad Amalfi hanno provveduto, in serata, a notificare revoca del provvedimento per consentire i lavori di adeguamento degli scarichi fognari prodotti dalle piscine, nel rispetto delle vigenti normative in materia ambientale. Attraverso le relazioni dei legali delle strutture, supportate da corpose relazioni tecniche si è addivenuti al dissequestro. Le acque di controlavaggio dei filtri della piscina dovranno essere immesse in fogna senza dopo essere sottoposte a trattamento depurativo mediante il supporto di nuove apparecchiature. Nonostante il dissequestro le piscine non potranno essere destinate alla pubblica fruizione, ma soltanto ai lavori di adeguamento a conclusione dei quali la Procura potrà disporre il riutilizzo.
Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net
INSERITO DA MORENA MOTTA ARCIDOSSO. Arcidosso perde un pezzo fondamentale della sua storia. È morta, infatti,Luigina Massini, la storica ostetrica del paese. Aveva 103 anni. Assistita da Alessia, la sua fida badante ucraina, Luigina, l’ostetrica che ad Arcidosso ha fatto nascere migliaia di bambini, anche quelli che oggi hanno ottanta anni di età, se ne è andata dopo una malattia durata qualche mese.
Luigina era arrivata ad Arcidosso appena trentenne, dopo aver vinto il concorso di ostetrica che l’aveva assegnata al paese amiatino. Era nata a Civitella Paganico il 4 aprile 1914 e subito dopo la fine della guerra si era trasferita e ad Arcidosso dove è sempre rimasta anche dopo essere andata a riposo. Quarant’anni di servizio tondo tondo ma anche dopo la pensione aveva deciso di rimanere ad Arcidosso, perché per lei che non si era mai sposata il paese e i suoi abitanti erano tutto il suo mondo.
Tutti la conoscevano e le volevano bene e lei conosceva tutti, perché era entrata con la discrezione che la contraddistingueva nelle case di tutti e ognuno era un tassello della sua vita. Aveva una sorella a Castell’Azzara, anche lei ostetrica, che l’ha accudita qualche tempo prima dell’arrivo dell’amata Alessia che l’ha accompagnata fino alla fine nella sua casa di piazza Indipendenza.
Una vita dura, faticosa, perché come è accaduto per tutte le colleghe ostetriche del dopoguerra, per lo meno fino agli anni ’60-’70, assisteva le puerpere a casa e tutto il giro del comune e delle frazioni veniva fatto a piedi o tutt’al più a dorso di un asino, quando si trattava di arrivare fino all’Abbandonato o anche quando ci si doveva arrampicare a Salaiola o Stribugliano.
Il capoluogo e le sue sette frazioni Luigina ormai le conosceva benissimo, come i poderi del territorio, dove andava di notte e di giorno, con la neve o col gelo, attraversando fossi e imboccando scorciatoie, a far nascere i bambini. Dopo l’asino arrivarono gli spostamenti in Ape o a bordo di un trattore e poi, con l’arrivo dell’automobile, finalmente era possibile muoversi con più agio. In occasione dei suoi 100 anni, il Comune di Arcidosso le aveva fatto una bella festa e lei ne era stata felice, visto il legame forte con intere generazioni di persone e con le stesse istituzioni che la stimavano come persona e come professionista. La comunità si stringe attorno all’unica
nipote che le era rimasta,Igelsia Sansoni, che è venuta da Firenze per dare a questa unica zia il suo estremo saluto. I funerali si svolgeranno iloggi alle 9,30, nella chiesa di San Niccolò, poi Luigina sarà trasferita per la sepoltura al cimitero di Pari.
Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA A causa di un veicolo in fiamme all'interno della galleria San Michele al km 48,000 della A2 «Autostrada del Mediterraneo», il traffico è provvisoriamente bloccato, in direzione nord, tra gli svincoli di Petina e Contursi, in provincia di Salerno. Attualmente, riferisce l'Anas, è in corso l'intervento dei Vigili del Fuoco. Sul posto sono presenti le squadre di pronto intervento Anas, della Polizia Stradale, per garantire la sicurezza della viabilità. Il traffico in direzione nord è deviato con uscita obbligatoria allo svincolo Sicignano e rientro in autostrada, attraverso la viabilità alternativa, allo svincolo di Campagna.Anas raccomanda agli automobilisti prudenza nella guida e ricorda che l'evoluzione della situazione del traffico in tempo reale è consultabile sul sito web oppure su tutti gli smartphone e i tablet, grazie all`applicazione Vai Anas Plus, disponibile gratuitamente in App store e in Play store. Gli utenti hanno poi a disposizione il numero 841-148 Pronto Anas per informazioni sull'intera rete Anas. Dopo le 13.30, comunica l'Anas, la viabilità è stata ripristinata, in direzione nord, tra gli svincoli di Petina e Contursi.
Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net
INSERITO DA MORENA MOTTA VOGHERA. «Sono vivo: e già questo è un miracolo, lo so. Ma non ho nessuna intenzione di condurre un’esistenza da invalido fino alla fine dei miei giorni: voglio guarire, e poi tornare a lavorare. Spero che qualcuno mi aiuti, in questo». Giuseppe Colombo, operaio specializzato di 39 anni, è seduto su una sedia a rotelle, in una stanza del reparto di Riabilitazione dell’ospedale di Voghera. Colombo, che abita con la moglie e due figli piccoli a Tortona, può ben dire di avere visto la morte in faccia.
Sabato 19 luglio scorso, mentre stava lavorando è precipitato nella tromba di un ascensore all’ospedale di Voghera: un volo di tre piani, più di 12 metri, in un pozzo quadrato di cemento che avrebbe potuto diventare la sua tomba. Nella caduta, Giuseppe Colombo ha riportato l’asportazione traumatica della gamba destra, sotto il ginocchio: impossibile riattaccarla. Ha subìto anche un grave trauma cranico ed è stato operato alla testa, come prova una lunga cicatrice che parte dalla fronte.«Giuseppe è incredibile, una forza della natura - racconta un’infermiera -. Abbiamo una certa esperienza di traumi, ma non abbiamo mai avuto notizia di qualcuno caduto da 12 metri e sopravvissuto. Visto il grave trauma cranico che ha avuto, ci si aspetterebbe che fosse ancora in coma, in un letto di rianimazione. Invece è qui che fa fisioterapia di buona lena, per tornare ad essere quello di prima, ad appena 15 giorni dall’infortunio».
In effetti Giuseppe, dipendente della ditta Eti Srl di Pavia da diciotto anni, è lucidissimo e ricorda tutto. «Il 19 luglio era il mio primo giorno di lavoro nel cantiere dell’ospedale - racconta -. Vicino a quell’ascensore eravamo in due. Dovevamo montare un aspiratore, che però non andava bene. Ne abbiamo ordinato quindi un altro, che sarebbe arrivato il giorno dopo. Nel frattempo le porte dell’ascensore erano chiuse solo da un gancetto, che tutti potevano aprire. Bisognava quindi mettere una catena di sicurezza. Stavo facendo un buco nella parete, con il trapano, per far passare questa catena. All’improvviso, non so perché, mi sono sentito la terra mancare sotto i piedi e sono caduto nella tromba dell’ascensore. L’unica cosa che non ricordo è il momento dell’impatto: ma subito dopo mi sono svegliato. Ero sveglio quando ancora non erano arrivati i soccorsi. Subito dopo sono giunti i medici (il primo a calarsi nella fossa è stato Maurizio Raimondi, il primario della Rianimazione). Mi facevano domande per vedere se ero cosciente, oltre che vivo. Io ho risposto. Avevo dolore dappertutto ma non molto: mi ha fatto più male nei giorni successivi».
Dicono che ha sfondato il tetto della cabina dell’ascensore. «No, secondo me l’ascensore non c’era. Mi ricordo che ero sul cemento. Poi mi hanno operato, e quando mi sono svegliato dall’anestesia mi hanno detto che avevo perso la gamba. Ringrazio tutti i miei colleghi e i proprietari dell’azienda, che mi sono vicini e vengono a trovarmi in ospedale». Ora quanto starà in questo reparto? «Nessuno mi ha parlato di tempistiche per la riabilitazione. Sono qui, faccio ginnastica tutti i giorni per rinforzare la gamba sana e le braccia, che ora
dovrò usare per muovermi. Poi mi metteranno una protesi: voglio rimettermi in piedi e tornare al lavoro. Magari diverso da quello che facevo prima, ma comunque un lavoro. Ci è riuscito il pilota Alex Zanardi, posso riuscirci anche io».
Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net
INSERITO DA MORENA MOTTA PAVIA. Il 14 luglio aveva compiuto 112 anni. «Il giorno della presa della Bastiglia», diceva lei con un pizzico di civetteria. Mercoledì 2 agosto, Elia Clizia Concari ha chiuso per sempre gli occhi. Dopo una vita piena di ricordi, belli e brutti, e di impegno. Quando nasce, nel 1905, la Calabria è scossa da un potente terremoto, in Italia entra in vigore la legge sulla laicità dello Stato, si inaugura il traforo del Sempione.
Nell'Europa su cui già aleggiano i primi venti di guerra Albert Einstein rivoluziona la fisica moderna, viene inaugurata la ferrovia Transiberiana, lo zar Nicola è costretto a concedere la prima Costituzione russa. È poco meno che un'adolescente quando scoppia la Grande Guerra, già una donna nella Seconda, provata dalla perdita di tante persone care attorno a lei. Elia Clizia Concari, maestra elementare in pensione che il 14 luglio ha raggiunto era la donna più anziana residente a Pavia.
Nata nel 1905 a San Valentino in Abruzzo, in provincia di Pescara, da oltre mezzo secolo viveva a Pavia, in una palazzina a pochi passi dalla basilica di San Pietro in Ciel d'Oro dove riposano le spoglie di Sant'Agostino. E dove, fin che ne ha avuto le forze, è entrata da sola, sorretta da un bastone, a pregare. Poi si è dovuta accontentare di seguire la messa alla tv.
«Prima di fermarsi definitivamente a Pavia, alla fine degli anni Cinquanta, la mamma è stata maestra elementare in molte scuole italiane, dall'Alto Adige alla Calabria, passando per Cremona» spiegava uno dei quattro figli, Giampiero, 76 anni che le accarezzava amorevolmente i capelli bianchi in occasione dello scorso compleanno. Insieme ai fratelli Claudio, Sergio e Giuliano, alle rispettive mogli e ai tre nipoti aveva festeggiato il compleanno di nonna Elia davanti a una grande torta di panna montata.
Nel 1995, Elia Concari aveva perso il marito, Simeone Zanchi, ispettore delLavoro ormai in pensione. La sorte
le ha riservato altri 22 anni di vita. Anni passati tra i ricordi, incorniciati sui mobili dell’abitazione, e l’affetto premuroso dei parenti. L’ultimo compleanno è stato lo scorso 14 luglio. Poi Elia se ne è andata portandosi negli occhi il ricordo di un Secolo tribolato.
Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Quando ai primi di maggio del 2016 ha sostenuto la prova scritta del suo primo concorso nella scuola, si è sentito ancora più piccolo della sua età. In mezzo a colleghi ultra quarantenni e trentenni, Aldo Botta, prof salernitano di Bracigliano, si è sentito per qualche minuto fuori posto. «Ero il più piccolo, e con me erano candidati alla prova colleghi molto più grandi», racconta. Dopo un anno Aldo, 22 anni, è il più giovane vincitore del concorso a cattedra bandito l’anno scorso in Campania. Insegnerà strumento musicale alle scuole superiori. Lui, musicista preparato ed esperto di concerti, insegnerà agli studenti delle superiori come suonare il clarinetto. La scuola che gli è stata assegnata come prima nomina è l’istituto Galizia di Nocera Inferiore. «Ho sacrificato molte uscite con gli amici - racconta Aldo - ma ne è valsa la pena, sono un docente di ruolo». Saper fare e saper spiegare è il motto del baby prof. Dopo il diploma conseguito in sette anni di studio al conservatorio avellinese, si è tuffato subito nella esperienza dell’insegnamento.
Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net
A CURA DI MORENA MOTTA Nord: Cieli sereni o poco nuvolosi ma con temporali sulle Alpi confinali, più diffusi la sera e in locale sconfinamento alle pedemontane. Temperature stabili, massime tra 34 e 39. Centro: Prosegue il dominio dell'alta pressione con cieli sereni o poco nuvolosi ovunque. Temperature stabili, massime tra 34 e 39, meno lungo le coste. Sud: Condizioni anticicloniche con cieli in prevalenza sereni o poco nuvolosi su tutti i settori. Temperature senza variazioni di rilievo, clima assai caldo e massime tra 35 e 41.
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 14,1-12. In quel tempo il tetrarca Erode ebbe notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Battista risuscitato dai morti; per ciò la potenza dei miracoli opera in lui». Erode aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione per causa di Erodìade, moglie di Filippo suo fratello. Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla!». Benché Erode volesse farlo morire, temeva il popolo perché lo considerava un profeta. Venuto il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle tutto quello che avesse domandato. Ed essa, istigata dalla madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re ne fu contristato, ma a causa del giuramento e dei commensali ordinò che le fosse data e mandò a decapitare Giovanni nel carcere. La sua testa venne portata su un vassoio e fu data alla fanciulla, ed ella la portò a sua madre. I suoi discepoli andarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informarne Gesù.
Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Solo al ricordo, l'olfatto fa la sua parte e consente di riavvolgere il nastro della memoria. Quell'odore di pomodoro fresco, passato sotto il sole d'agosto, con il sottofondo delle cicale, come fanno le formiche laboriose pensando al freddo inverno, resta evocatore di famiglia, semplicità, spensieratezza. Chi di noi non "conserva" i propri ricordi legati a uno dei riti ancestrali della tradizione contadina e casalinga del Sud? n tempi di globalizzazione totale la preparazione delle "bottiglie di pomodoro" resiste con forza specie in Costiera Amalfitana: un momento di condivisione quasi spirituale, in cui ogni componente della famiglia al gran completo, è chiamato a offrire il proprio contributo in vista del freddo inverno per la preparazione del classico ragù domenicale. Comparso in Europa in seguito alla scoperta dell'America, il pomodoro non fu subito adibito a uso alimentare, perché tacciato di poteri eccitanti e afrodisiaci. Soltanto intorno al 1700 in Italia comparvero le prime ricette che prevedevano il suo utilizzo fino ad arrivare, nel ‘900, alla preparazione delle bottiglie di pomodoro, specie nel Mezzogiorno. Inizialmente i pomodori "San Marzano" venivano ricoperti di sale e messi al sole fino a completa essiccazione. Quindi si passavano al setaccio in modo da ottenerne una salsa densa che veniva esposta al sole per altri giorni. Divenuta scura, veniva conservata in vasi di creta o vetro, chiusi poi con uno strato di foglie di basilico o di fico e uno di carta pergamena. Questa procedura fu presto abbandonata per passare a quella meccanica che ancora oggi nonne e massaie continuano a preferire. I pomodori erano gli stessi - San Marzano -, ma non dovevano essere essiccati, bensì cotti in grandi calderoni. Quindi venivano trasferiti, una volta tiepidi, al passa-pomodoro a manovella per frullarli più volte e ottenere la salsa. Le bottiglie (quelle da 66 cl in vetro marrone della Birra Peroni) erano quindi riempite con l'aiuto di un imbuto (l'operazione che in genere appassionava di più i bambini, liberi di macchiarsi con quella salsa odorosa) e sigillate ermeticamente con tappi in metallo, fissati al becco di vetro con l'apposito macchinario manuale. Poi il momento più delicato: quello della cottura e della pastorizzazione. In grossi contenitori metallici (solitamente bidoni da carburante) bisognava posizionare sapientemente le bottiglie per evitare che si spaccassero. Per questo motivo, alcuni adagiavano sul fondo e all'apice dei bidoni dei pezzi di sacchi di iuta. Con la cenere ancora calda, quella che rimaneva del legno acceso per cuocere il pomodoro (è più recente l'uso dei fornelli a gas), molti lessavano le patate avvolte una ad una nella carta stagnola. Ci voleva un po' di tempo affinché cuocessero, ma il sapore tra il bruciacchiato e il dolce era la giusta gratificazione dopo il lavoro con i pomodori. Scene da piccolo mondo antico, di sapori e di odori legati indissolubilmente ai ricordi del passato e magari di volti e gesti di persone care, passate a miglior vita.
Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Tachicardia, quali sono le cause che fanno battere il cuore troppo velocemente? La tachicardia è una forma di aritmia cardiaca, cioè di alterazione del ritmo del battito cardiaco dal quale dipendono le ben note palpitazioni. Per cui si può parlare di tachicardia quando aumenta la frequenza dell'attività cardiaca (come dice la stessa etimologia della parola).
In genere, in questi casi, il numero di pulsazioni al minuto può superare i 100, ma può raggiungere anche il valore di 400. È ovvio che con frequenze così elevate, il cuore non è in grado di pompare efficacemente il sangue ossigenato all'interno del sistema cardio-circolatorio. Ma quali sono le ragioni per le quali si manifesta la tachicardia? Innanzitutto va detto che di tachicardia ce ne sono diversi tipi: - tachicardia temporanea, quando il disturbo si presenta per un lasso di tempo ben limitato e determinato - tachicardia continua, che potrebbe essere accompagnata da un disturbo di tipo cronico, cioè molto prolungato nel tempo - tachicardia in gravidanza, che può comparire in particolar modo negli ultimi mesi di attesa - tachicardia parossistica, una forma di tachicardia chiamata anche sindrome di Bouveret-Hoffmann e insorge e cessa bruscamente con 140-220 battiti al minuto. Può durare pochi minuti o qualche ora. Si possono avvertire dolore e senso di costrizione toracica e tra i sintomi ci possono vertigini, stordimento e annebbiamento della vista - tachicardia sinusale, che si ha quando la frequenza cardiaca supera i 100 battiti al minuto e può presentarsi per motivi diversi sia in neonati che in bambini e adulti - tachicardia ventricolare, che si ha quando la frequenza ventricolare supera i 100 battiti al minuto. Il problema nasce dal miocardio. Può essere molto breve, con una durata inferiore ai 30 secondi, o prolungarsi oltre questo limite - tachicardia ricorrente, che inizia e termina bruscamente e che può ripetersi più volte nel tempo. In questo tipo di tachicardia i battiti del cuore aumentano e diminuiscono rapidamente.