Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Il campionato va archiviato fino a domani sera, ora la testa deve andare tutta sulla Champions League: la Juventus, infatti, non può permettersi di sbagliare anche in Svezia. "Veniamo da un inizio di campionato disastroso, dobbiamo cercare di trovare un risultato positivo per mettere le basi per affrontare il girone nel migliore dei modi: non siamo tra le favorite alla vittoria finale, ma vogliamo provarci" spiega Massimiliano Allegri alla vigilia della gara contro il Malmoe. Una squadra fisica e con alcune buone individualità, - aggiunge, parlando dell'avversaria di domani sera - servirà un'ottima prestazione fatta di tecnica e personalità, facendo attenzione a non concedere loro palle inattive". Solo un punto in tre partite contro Udinese, Empoli e Napoli, cosa sta succedendo ai bianconeri? "Serve un maggiore senso di responsabilità, dobbiamo migliorare e crescere nelle malizie e nella gestione dei momenti - aggiunge l'allenatore sulla cura per uscire dalle difficoltà di questo inizio stagione - perché a Napoli ad esempio Rabiot avrebbe dovuto continuare dopo la respinta corta di Szczesny e non avremmo subito gol. Inoltre non abbiamo conquistato nemmeno una punizione dal limite dell'area". E sui dubbi proprio a proposito di Szczesny, Allegri si schiera in difesa del suo portiere: "E' affidabile e di livello europeo, mi avessero detto che avrebbe commesso tre errori così avrei pensato 'siete matti': domani gioca lui". Anche Bonucci coccola il polacco: "Tek ha sempre detto che pensa alle critiche: deve solo stare tranquillo, è un momento che passerà e tocca a noi superarlo nel più breve tempo possibile". In Svezia mancheranno Chiesa e Bernardeschi, rimasti a Torino per curarsi dai rispettivi acciacchi, ma rientrano tutti i sudamericani: Dybala si riprenderà un posto in attacco, Cuadrado e Alex Sandro possono agire sulle fasce, in mediana invece Locatelli parte davanti a Bentancur. E Kulusevski? "Non so se partirà dall'inizio, deciderò domani mattina" le parole dell'allenatore sullo svedese. "Ci sarà De Ligt in mezzo alla difesa" aggiunge. Bonucci spera che presto la Juve getti la brutta maschera che ha indossato: "Quella che si è vista fino ad oggi non è la vera Juve, non può essere questa: - dice il difensore - c'è voglia di migliorare e di guardare oltre, chi indossa questa maglia deve sapere che non è come le altre e non esistono alibi". "C'è un problema di continuità a livello mentale e dobbiamo lavorarci come squadra e come singoli - spiega Bonucci spronando i compagni - e non servono tante chiacchiere: dobbiamo ritrovare l'umiltà facendo squadra perché è solo con il gruppo che riprendiamo la strada che spetta alla Juve".ANSA
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Salerno. La Salernitana dovrà fare a meno di Matteo Ruggeri per almeno un mese. L'esterno di proprietà dell'Atalanta, tra i migliori di questo avvio di stagione, si era infortunato domenica pomeriggio a Torino. Il volto dolorante estremamente dolorante aveva lasciato intendere che il problema fosse più serio del previsto. Un sospetto confermato dall'esito degli esami strumentali a cui si è sottoposto in giornata il calciatoere. «La risonanza magnetica effettuata in data odierna dal calciatore Matteo Ruggeri presso il Centro Polidiagnostico Check-Up ha evidenziato una lesione muscolare a carico del muscolo semitendinoso sinistro. Le sue condizioni saranno valutate nuovamente tra dieci giorni», il bollettino diffuso dalla Salernitana che spera di recuperare il calciatore nel giro di un mese. Nel frattempo, con Jaroszynski non al meglio della condizione, toccherà a Ranieri il compito di sostituire Ruggeri già a partire dalla sfida di sabato contro l'Atalanta. L'infermeria della Salernitana, intanto, resta piena: alla ripresa Aya, Capezzi, Jaroszynski e Veseli hanno svolto un lavoro atletico specifico mentre Ruggeri si è sottoposto a una seduta di fisioterapia. FILIPPO NOTARI OTTOPAGINE
INSERITO DA BARBARA PAPPACODA «Successo prezioso per la nostra crescita». Schiavi.«Abbiamo vinto una partita difficile» Un successo fondamentale per la crescita della squadra. Brinda ai 3 punti mister Walter Alfredo Novellino al termine del match vinto con merito dalla Juve Stabia in casa della Vibonese. «Il nostro è un gruppo composto da tanti giovani che lavorano quotidianamente con grinta e determinazione - sottolinea il tecnico gialloblù -, sono felice siano riusciti ad ottenere il primo successo in campionato disputando una grande partita. Il mio obiettivo è produrre un gioco che ci consenta di trovare con facilità la via del gol, giorno dopo giorno stiamo migliorando sotto questo punto di vista. Sono convinto che potremo toglierci grandi soddisfazioni. Ringrazio i tifosi accorsi al Razza, la loro spinta è stata determinante nei momenti difficoltà. Dedichiamo a loro, persone passionali e perbene, questa vittoria». Prezioso è stato il contributo dei calciatori di esperienza. «Non conoscevo personalmente Evacuo, il modo in cui si è calato subito nella nostra realtà è stato encomiabile. Sono felice abbia trovato il gol al debutto, è un calciatore di grande carisma che potrà darci una grossa mano. Nel finale mi sono avvalso anche dei centimetri e della personalità di Troest, mi spiace solo che tale mossa abbia fatto perdere alla società il bonus legato agli under in campo. Uomini chiave per il risultato sono stati Schiavi e Bentivegna, ci hanno garantito qualità e concretezza. Al di là dei singoli, mi complimento con il collettivo. Abbiamo conquistato una vittoria di squadra che rappresenta solo il primo passo verso quello che vuole essere un campionato degno del nostro nome». Orgoglioso del risultato è anche Nicolas Adrian Schiavi. «Abbiamo vinto una partita difficile contro un avversario desideroso di far punti -, pian piano stiamo migliorando sotto tutti i punti di vista. Sin da quando sono arrivato, sono stato convinto della forza di questa squadra, con il tempo raggiungeremo la condizione ideale per crescere ulteriormente. Sono contento della mia prestazione, continuando così il gol arriverà. Ciò che conta sono i risultati del gruppo». La Juve Stabia guarda già avanti. FONTE STABIACHANNEL
INSERITO DA BARBARA PAPPACOD CASTELLAMMARE DI STABIA - Victor Gomez non è più un calciatore della Juve Stabia. La società ed il giocatore hanno raggiunto un accordo per risolvere consensualmente il contratto che li legava, come spiega una nota pubblicata sul sito ufficiale del club: "La S.S. Juve Stabia comunica la risoluzione contrattuale con l’attaccante Victor Walker Varas Gomez, classe ’94. Il club gialloblè ringrazia Gomez, augurandogli un roseo futuro". IL CORRIERE DELLO SPORT
INSERITO DA BARBARA PAPPACODA CASTELLAMMARE DI STABIA - Tramite una nota apparsa sul proprio sito web, la Juve Stabia ha comunicato ufficialmente "la risoluzione contrattuale con l’attaccante Victor Walker Varas Gomez, classe ’94. Il club gialloblè ringrazia Gomez, augurandogli un roseo futuro". IL CORRIERE DELLO SPORT
DI CARLO AMETRANO Formula Uno, le classiche pagelle dello scrittore stabiese Carlo Ametrano intervenuto in esclusiva al termine del GP di casa nostra vinto da Ricciardo Formula Uno, GP Italia 2021: le pagelle di Carlo Ametrano Una gara da pazzi… a casa nostra! A vincere è la McLaren di Daniel Ricciardo che vince davanti al compagno di squadra Norris e la Mercedes di Valtteri Bottas, che ringrazia i cinque secondi di penalità di Sergio Perez. Gara comunque super di Bottas che, partito diciannovesimo, ha portato a casa un podio che(dopo la non conferma in Mercedes) vale molto per il finlandese. Un Gran Premio comunque super caratterizzato dal contatto tra Max Verstappen e Lewis Hamilton. Oggi abbiamo ascoltato per la nostra rubrica “Un voto per la Formula Uno” lo scrittore stabiese Carlo Ametrano, autore del libro “Ayrton… per sempre nel cuore” e grande appassionato di Formula Uno. Pubblichiamo l’estratto dell’intervista telefonica Ciao Carlo, prima di iniziare con il pagellone ti chiediamo una considerazione sulla gara. “E’ stata una gara al di poco spettacolare. Tanto ha fatto l’incidente Hamilton-Verstappen che ha poi favorito la vittoria della McLaren anche se il team inglese era già in palla da inizio weekend. Devo davvero elogiare infatti la McLaren perché si sono dimostrati molto competitivi e aver vinto poi in casa Ferrari per loro è senza dubbio una soddisfazione doppia.” di Marco Palomba VIVICENTRO
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Doppietta McLaren, quarto Leclerc. Britannico salvato dall'Halo: penalità per l'olandese che dovrà scontare tre posizioni dopo la qualifica del prossimo GP in Russia. Tra i due litiganti, la McLaren gode. Giro 27. Il momento decisivo che farà discutere a lungo: Hamilton e Verstappen non alzano il piede al rientro dell'inglese dal pit-stop e si scontrano alla Prima Variante in una rivisitazione moderna e volante dell'incidente Senna-Prost: la loro gara termina senza punti ma con un botta e risposta al vetriolo. Così Ricciardo e Norris hanno campo libero per chiudere in parata sotto la bandiera a scacchi sventolata dal re della velocità Marcell Jacobs, resistendo alla furiosa rimonta di Bottas, scattato dall'ultima posizione e autore di ben 16 sorpassi. Max Verstappen è stato punito dai commissari del gran Premio di Monza per l'incidente avuto con Lewis Hamilton. L'olandese dovrà scontare tre posizioni di penalità dopo la qualifica del prossimo Gran Premio che si correrà tra due settimane in Russia. Le Ferrari, davanti al presidente John Elkann, sfiorano il podio, nonostante un motore non all'altezza della concorrenza: Leclerc chiude quarto, in virtù della penalità di cinque secondi di Perez, e definisce la gara "tra le migliori" della sua carriera; Sainz è sesto ma si sente "un po' frustrato" per un'occasione mancata. Ma l'attenzione è tutta sulla querelle Verstappen-Hamilton che non se le mandano certo a dire. "Opportunista, sapevi sarebbe finita così", il j'accuse dell'inglese. "Io corretto, tu mi hai spinto fuori", la risposta piccata dell'olandese, ancora leader del Mondiale. Di certo c'è che nell'incidente l'inglese è rimasto illeso grazie all'halo, la protezione per il posto guida dei piloti introdotta dalla Fia 4 anni fa dopo l'incidente mortale di Jules Bianchi nel Gran Premio del Giappone 2014.
Ma il trionfo della McLaren resta meritato. "E' una doppietta folle, era ora". Ricciardo non riesce a contenere la gioia e gli anche scappa una parolaccia per celebrare il primo successo per la scuderia dal 2012. L'australiano non saliva sul gradino più alto da Monaco 2018 quando festeggiò lanciandosi vestito in una piscina. Un digiuno interrotto grazie ai cavalli della Power Unit Mercedes che svernicia Verstappen già in partenza e lo rende imprendibile sui lunghi rettilinei di Monza. "Questa sensazione mi è mancata più di quanto potete immaginare - le parole di Ricciardo, in italiano per sottolineare le sue origini -. E' il mio successo più importante. Nell'anno più difficile della mia carriera, aver vinto così a Monza è incredibile". Ricciardo promette una serata frizzante, una festa iniziata sul podio bevendo lo champagne dalla scarpa: "Mangerò una pizza, poi berrò vino, whiskey e grappa. Tanto abbiamo una settimana libera".
F1 a Monza, anche Totti, Bolle e Hunziker sulla linea di partenza
Questa vittoria sancisce il contro-sorpasso della McLaren sulla Ferrari in classifica costruttori, con 13.5 punti di vantaggio. La Rossa non infiamma l'Autodromo ma regala una prova solida, soprattutto se confrontata al disastro del 2020 con il doppio ritiro. "Abbiamo fatto un enorme passo avanti - racconta Leclerc -, questa è stata tra le migliori performance della mia carriera. Abbiamo sfiorato il podio ma contro il drs eravamo molto vulnerabili". La velocità resta il cruccio della macchina, problema atavico del team che attende la rivoluzione tecnica del 2022 per ritornare al top. Sainz, superato allo start dal compagno di squadra e protagonista di un contatto che manda a muro lo sfortunato Giovinazzi, è "un po' frustrato" e aspetta tempi migliori: "Il podio era lì ma non avevamo lo sprint per raggiungerlo. Abbiamo salvato il weekend ma non sono molto felice". Tra 15 giorni a Sochi, con quelle linee a 320 chilometri all'ora, il canovaccio rischia però di essere lo stesso.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Il Napoli di Spalletti recupera, dunque, il suo principale punto di riferimento offensivo NAPOLI – Victor Osimhen con la Juventus ci sarà. Il Napoli ha infatti ottenuto uno sconto della squalifica, inizialmente di due giornate, comminata dal giudice sportivo al calciatore nigeriano. L’attaccante era stato espulso nel corso della prima giornata di campionato, Napoli-Venezia, per una manata data ad un avversario. Il Napoli di Spalletti recupera, dunque, il suo principale punto di riferimento offensivo per la prossima giornata. La decisione da parte della Corte Federale di Appello. Appuntamento, dunque, con il nigeriano in campo, al Diego Armando Maradona contro la Juventus alle ore 18 di sabato, per il big match della terza giornata. GIANLUCA RUSSO IL MERIDIANO
INSERITO DA CARLO AMETRANO La Juve nel destino, da Castellamare di Stabia a Torino. Poi gli scarpini di Maradona in regalo e quella medaglia di campione del mondo conquistata in Giappone che luccica ancora. Oggi Raffaele Ametrano ha 48 anni e corre ancora dietro al pallone
Mille colori, mille parole, la voce di un bambino. Poi un sole amaro, l'odore del mare e una carta sporca. È Napoli, nel bene e nel male. È Napoli, nelle parole di Pino Daniele, il compagno di viaggio di Raffaele Ametrano, l'ex ragazzo di talento di Castellammare di Stabia che un giorno si è arrampicato in cima al mondo. Suo padre lavorava alla Fincantieri, lui con passione e sudore è arrivato a stringere la mano a Maradona. Il 1996 gli ha cambiato la vita, forse troppo in fretta: con l'Italia Under 21 ha vinto gli Europei, con la Juve di Del Piero la Coppa Intercontinentale contro il River a Tokyo. Emozioni uniche che oggi è bello rivivere ad Udine, la sua seconda casa dopo la terra natia. Quella Campania dove Ametrano ha giocato praticamente ovunque, dove tanti ragazzi sognano in grande come lui in passato. Col pallone tra i piedi.
Raffaele, lei fa l'allenatore: che momento sta vivendo?
Ho iniziato nel 2010 come secondo di Rastelli al Brindisi. Poi ho lavorato nel settore giovanile dell'Udinese per quattro anni. Nella mia ultima esperienza ho fatto il vice di Sullo al Padova per una stagione. Adesso lavoro per una società qui ad Udine sempre a livello giovanile e mi diverto. Rastelli e Sullo sono due grandi allenatori. Massimo allena da tempo come primo. Salvatore è stato vice di Ventura al Bari, al Torino e in Nazionale. Adesso guida l'ACR Messina in Serie C. Ha una grande carriera davanti.
Che cosa l'ha spinta a fare l'allenatore?
La passione per il calcio ti rimane addosso. Ad un certo punto purtroppo è impossibile restare in campo. Io a nove anni ero già iscritto alla scuola calcio, mi sono ritirato quando ne avevo 38. Non è stato facile abbandonare questo sport. La passione che mi spinge ancora a stare sul campo è forte. Mi piace allenare i ragazzi perché assorbono tanto dall'allenatore. Coi grandi è diverso, c'è più da gestire che da allenare.
Com'è nata la sua passione per il calcio? C'erano sportivi in famiglia?
No, in famiglia nessuno era arrivato a questi livelli. Mio padre faceva tutt'altro: lavorava alla Fincantieri a Castellammare. A 13 anni ho fatto un provino col Napoli: è andato bene ed è cominciata l'avventura nelle giovanili azzurre. Sono passato all'Ischia in Serie C, poi sono arrivate l'Udinese e la Juventus.
Era giovane quando c'era Maradona al Napoli: che cosa ricorda?
Ho avuto la fortuna di trovarmi lì. Era bellissimo. Il Napoli aveva il giocatore più forte del mondo nella sua squadra. Si vincevano scudetti e coppe. È stato bello assistere in prima persona a tutto questo. Tante volte ero in campo a fare il raccattapalle e vedere Maradona dal vivo era un sogno.
Ha un aneddoto legato a Diego?
Una volta io e Fabio Cannavaro abbiamo chiesto a Maradona i suoi scarpini: era giovedì, il giorno della partitella del Napoli in vista della domenica. Ci ha detto 'ok', ma non pensavamo che sarebbe successo. Due giorni dopo negli spogliatoi sono arrivati due pacchi coi suoi scarpini all'interno. In quel momento abbiamo capito quanto fosse grande. Poi ha passato brutte vicende danneggiando soprattutto se stesso.
Quale eredità ha lasciato Maradona alla città di Napoli?
L'orgoglio che il napoletano si porta dentro. Vederlo giocare è stata una fortuna. Con Maradona il Napoli ha vinto per la prima volta e si è messo alle spalle le superpotenze del calcio italiano. La gente di Napoli nutre un amore sconfinato verso quel giocatore e quell'uomo che in sette anni ha fatto davvero tanto.
Che legame c'è tra lei e la maglia del Napoli?
Forte. Quando ho iniziato il settore giovanile, la prima squadra portava a casa un successo dietro l'altro. Poi tutti sognano di giocare al San Paolo: è uno stadio speciale. Mi è capitata l'occasione di ritornare al Napoli nel 2002 e l'ho presa al volo. Per me tornarci è stato un po' come chiudere un cerchio.
Nel 1996 lei ha vinto con l'Italia U21 ed è andato alla Juve: le ha cambiato la vita?
È arrivato un po' tutto in fretta. È stato un anno speciale, il primo in Serie A con la maglia dell'Udinese. Poi abbiamo vinto l'Europeo Under 21 contro la Spagna. Ho partecipato anche alle Olimpiadi di Atlanta. La chiamata della Juve è stata speciale per me. Ho avuto la fortuna di essere in panchina a Tokyo quando abbiamo vinto la Coppa Intercontinentale.
La Juve aveva appena vinto la Champions League: com'è stato l'impatto coi bianconeri?
Ho sentito molto il trasferimento. Ho lasciato l'Udinese, una società top però a gestione più familiare. Quando sono arrivato a Torino ho capito subito che lì era tutta un'altra storia. La maglia della Juve pesa molto di più, il club non ti aspetta. Devi essere subito pronto. Due mesi prima la squadra aveva vinto la Champions, c'erano giocatori incredibili che hanno fatto la storia del club e delle loro nazionali. Poi c'era Lippi che ha vinto tutto. Forse per me non era ancora il momento giusto, ero troppo giovane e mi sono accontentato del mio ruolo. C'erano Antonio Conte, Deschamps, Jugovic, Di Livio: calciatori più esperti di me. Mi serviva più tempo, ma la Juve vuole tutto subito: anche per questo motivo resta ai vertici.
Che cosa ricorda della finale contro il River Plate a Tokyo?
Eravamo partiti una settimana prima. Era la mia prima esperienza in una finale di coppa a livello di club. Io ero agitato alla partenza, i giocatori più importanti erano sereni. Temevo che stessero snobbando la finale. Il giorno della vigilia non volava più nemmeno una mosca nello spogliatoio. Tutti hanno cambiato atteggiamento. È stato bello. Per me vederli allenare e osservare come si comportavano era come andare a scuola. Mi è rimasto dentro e cerco di trasferirlo a tutti. Bisogna essere sempre campioni a 360 gradi.
Che cosa è mancato alla Juve per rivincere la Champions dal 1996 ad oggi?
Hanno perso cinque finali di fila. Tante. Contro il Milan sono caduti ai rigori. Quando ha sfidato il Barça, la Juve aveva la squadra per fare la partita, purtroppo non ha saputo giocarsela alla pari. Col Borussia Dortmund era favorita, poi il campo ha dimostrato tutt'altro. Gli episodi pesano. Come ci si arriva e lo stato di forma fanno la differenza. Per arrivare in finale bisogna vincere tante gare e gestire le energie.
Che momento sta vivendo la Juve adesso?
La società ha dominato per nove anni in Italia e in Europa. Giocare due finali di Champions ravvicinate non è semplice contro società che si possono permettere qualsiasi cosa. Poi la Juve ha cercato di cambiare qualcosa e lì secondo me si sono rotti degli equilibri. Adesso la società è cambiata, è tornato Allegri. Il suo compito principale sarà ricostruire quegli stessi equilibri che la Juve in passato aveva saputo creare.
Separarsi da Ronaldo Cristiano è stato coraggioso?
Tutto finisce. Ronaldo era stato preso per vincere la Champions, ma non è andata. Era il momento giusto per lasciarsi. La tempistica poteva essere diversa, ma era arrivato comunque il momento di dividersi.
Spalletti sfida Allegri questo weekend: che uomo ha conosciuto ad Empoli?
Spalletti era più aggressivo rispetto ad oggi. Negli spogliatoi Luciano si faceva sentire. Era un vulcano ed un grande allenatore. Ci faceva giocare bene. È una persona schietta, dice tutto in faccia, a qualcuno può dare fastidio. Il mister è fatto così e lo apprezzo per questo. Vedo bene il suo Napoli. La squadra è forte, non le manca niente per far bene. Il mister è bravo nel capire le situazioni, è esperto e sa trovare il giusto equilibrio tra le due fasi in campo. Le squadre di Spalletti sono equilibrate. Il Napoli può fare bene.
Al San Paolo ha più da perdere la Juve?
Sì, perché viene da un pareggio e da una sconfitta. Dovesse perdere a Napoli diventerebbe tutto difficile. I punti di svantaggio diventerebbero otto e qualcuno inizierebbe a parlare della partenza di Ronaldo. Ci sarebbe un po’ di pesantezza a Torino. Otto punti significherebbero già tre partite di distanza dalle altre.
Lei ha giocato nell’ultima Salernitana che è stata in A: che cosa ricorda di quell'anno?
Sono stato benissimo a Salerno. I tifosi sono stati fantastici, ho cercato di dare il massimo e lo hanno capito. Ci tenevo tanto. Se fosse arrivata la salvezza all'ultima giornata sarei rimasto e magari avremmo aperto un ciclo. Quella squadra era fortissima, c'erano tanti ragazzi forti. Abbiamo sbagliato la partenza. È stata una stagione anomala perché con 41 punti di solito ci si salva, noi invece siamo retrocessi. Nel calcio serve un pizzico di fortuna. Mi è dispiaciuto per la tragedia avvenuta dopo la partita di Piacenza e per i ragazzi che sono morti: è una ferita che mi porto dentro. Spero che la Salernitana riesca a salvarsi.
C’era Gattuso: che ragazzo ha conosciuto?
Un tipo semplice e determinato. Un uomo passionale. Tutti avevamo intravisto già le sue grandi qualità. Rino ha fatto una stagione straordinaria, poi è andato al Milan e ha aperto un ciclo. Ricordo il ragazzo d'oro che sento ogni tanto. Tra Rino e il Napoli non c'è mai stato un problema tecnico, ci sono state incomprensioni a livello relazionale. Ha fatto un ottimo lavoro a Napoli, nonostante il Covid che gli abbia portato via tanti giocatori. Rino predilige il rapporto umano, non lo ha trovato e ha scelto di andare via.
Cosa ne pensa della coppia Simy-Ribery?
Non mi aspettavo l’arrivo di Ribery. Credo che abbia scelto Salerno per la passione. Si sentirà ancora tanto giocatore. Giocare all'Arechi è bello. A Ribery non interessano i soldi. Nella sua carriera ha vinto tutto. Salerno è una bella sfida da vincere. Se ci riuscirà poi resterà scolpito nei cuori della gente. Può trovare un po’ di amore. In altre piazze uno come Ribery magari viene considerato un giocatore finito perché lì sono abituati ai campioni. A Salerno le aspettative sono alte: è un altro stimolo per fare bene.
Che cosa si aspetta da Simy invece?
Simy è stato la sorpresa dello scorso anno. Ha fatto tantissimi gol in una squadra che è retrocessa, cosa non facile. Ha grandi qualità, è un giocatore d'area di rigore. Sa leggere le situazioni in anticipo, si mette sempre bene col corpo per fare gol. Mi aspetto il giocatore che abbiamo ammirato col Crotone. Un uomo che lavora, che è umile e che è decisivo. La squadra dovrà metterlo nelle condizioni giuste per colpire.
Lei ha giocato anche con Avellino e Juve Stabia: come ha vissuto i tanti derby campani?
Ne ho giocati tanti duri. Uno dei derby più sentiti è Avellino-Salernitana, anche Napoli-Salernitana lo è, un po' meno Napoli-Avellino. Mi sono divertito a giocare queste partite. L'ho fatto anche con la squadra della mia città. Ci devi mettere sempre qualcosa in più per soddisfare la tifoseria che vive di queste cose.
Che cosa hanno di speciale i calciatori campani?
Il calcio spesso dà un'opportunità al ragazzo campano. Non tutti vivono in belle situazioni, ci sono molti posti difficili. Per un giovane talentuoso della mia regione il calcio è un mezzo per cambiare la propria vita. Ci mette dentro tutto se stesso perché sa che è un percorso che un giorno può salvargli l'esistenza.
Lei ha giocato con Danilo D'Ambrosio nel finale di carriera: che ragazzo era?
Splendido. Nel 2008 è passato dalla Primavera della Fiorentina al Potenza dove giocavo io. D'Ambrosio è napoletano, ma non lo sembra. Era molto timido, parlava poco. Mi sono affezionato e gli sono stato vicino. Ho cercato di dargli consigli. Io ero a fine carriera, lui stava cominciando. Poi io sono passato alla Juve Stabia e ho chiesto al mio direttore sportivo di acquistare D'Ambrosio. Avevo intravisto in lui un potenziale enorme. Doveva crescere nella testa, fisicamente e tecnicamente era già molto forte. Poi ho chiamato qualche amico in Serie A e gli ho chiesto di dare un'occhiata a D'Ambrosio. Ero sicuro che avrebbe fatto strada. Con l'Inter sta facendo il suo cammino. Ho cercato di aiutarlo fuori dal campo.
Che cosa fa quando non fa calcio? È appassionato di musica?
Vado in palestra, cerco di tenermi in forma, preparo gli allenamenti per i miei ragazzi. Mi piace la musica italiana. Pino Daniele rappresenta la mia adolescenza, è stato il mio compagno di viaggio. Quando ero in trasferta con la squadra ascoltavo le sue canzoni e cercavo di rilassarmi. Ricordo questo del grande Pino.
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Il Torino spera di ritrovare Belotti in attacco per la gara di domenica con la Salernitana. Il capitano dei granata piemontesi ha saltato gli impegni con la nazionale per un infortunio che pareva più grave e che, invece, sembra sia in via di risoluzione. Lo scorso anno Belotti ha fatto coppia in attacco con Federico Bonazzoli che ora veste la maglia granata della Salernitana. L’attaccante di proprietà della Samp ha già rotto il ghiaccio in campionato, segnando su rigore contro il Bologna, ed è sicuro di un posto da titolare. Djuric deve recuperare dal problema al ginocchio e Simy è giunto in granata con una condizione tutta da affinare. In attesa di Ribery, Castori dovrà decidere se tornare al modulo con due punte di ruolo oppure se infoltire le linee di centrocampo e difesa, lasciando Bonazzoli in avanti come accaduto contro la Roma. Il tecnico marchigiano preferisce giocare con due punti di riferimento in avanti per poter ribaltare più velocemente l’azione e dare il tempo a centrocampisti ed esterni di salire e accorciare sui propri attaccanti al fine di poterli sostenere. Il Toro ha denotato nelle prime due uscite difficoltà nel fare gioco e Juric ha tuonato chiedendo rinforzi sul mercato, bocciando, comunque, le operazioni concluse in prestito. Pobega, Praet, Brekalo sono stati gli ultimi innesti del mercato piemontese e, dunque, il Torino potrà contare su dei rinforzi di spessore per la ripresa del campionato. Castori ritroverà Strandberg dopo la squalifica ed avrà a disposizione anche tutti i calciatori impegnati in questi giorni con le loro nazionali. In difesa Gyomber dovrebbe spostarsi sul centro- destra, mentre sulla parte sinistra dovrebbe debuttare Gagliolo. Sulle corsie laterali dovrebbero giocare Kechrida e Ruggeri, mentre in mediana Di Tacchio potrebbe essere affiancato dai due Coulibaly con Obi a sostegno di Bonazzoli nella versione ad una sola punta. Con le due punte dal primo minuto, invece, il nigeriano, altro ex del confronto, dovrebbe giocare da interno.