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sez.economia

SEZ.ECONOMIA Le più solide e convenienti: la classifica delle banche italiane

25 Gennaio 2016, 15:34pm

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SEZ.ECONOMIA Le più solide e convenienti: la classifica delle banche italiane
SEZ.ECONOMIA Le più solide e convenienti: la classifica delle banche italiane

INSERITO DA MORENA MOTTA La tempesta perfetta delle Borse, la scorsa settimana (-22% l’indice Ftse Italia Banche in 15 giorni, al 20 gennaio), è passata su istituti di credito che si dimostrano migliori di quanto i mercati abbiano suggerito. Lo dice l’indagine che l’Università Bocconi ha condotto per il Corriere Economia sui principali istituti di credito italiani. In particolare Intesa Sanpaolo, Ubi Banca e il Banco Popolare si rivelano le tre banche che più rispondono - secondo i criteri adottati - alla doppia esigenza odierna dei clienti: essere solide, ma anche convenienti. Perché né la patrimonializzazione adeguata, né un listino prezzi basso da soli bastano a orientare la scelta dei correntisti. Ecco dunque un’indicazione sulle banche che soddisfano entrambi i requisiti. L’obiettivo era individuare anche sotto il profilo della sicurezza l’ipotetica «good bank», la buona banca (contrapposta alla «bad bank», quella cattiva e piena di sofferenze). Il risultato? La «buona banca» bifronte, quella che rispetta i criteri di solidità e offre però anche convenienza al cliente, è di grandi dimensioni e non sta nelle periferie.

I sette indici
Il lavoro è stato analitico e complesso, fra i primi 20 gruppi bancari italiani. Sette gli indici utilizzati per definire questa «buona banca»: tre di patrimonializzazione (Cet1, Tier 1, Total capital ratio: gli indicatori della vigilanza europea sulla solidità, vedi glossario); uno di redditività (il margine d’interesse più il saldo da commissioni e altri ricavi) sul totale attivo; più l’andamento in Borsa del 2015 (non sono stati considerate le prime due settimane di gennaio per la turbolenza di sospetta origine speculativa); infine i due Isc, l’Indicatore sintetico di costo annuo che dà un prezzo di riferimento del conto corrente: uno per il servizio allo sportello, l’altro per i canali diversi come l’online.

La classifica
La «classifica delle classifiche» (dalla quale sono state escluse Mediolanum, che ha il maggiore indice di solidità patrimoniale - 18,8% il Cet1 - ma lavora con i promotori, e Mediobanca, la cui offerta non è direttamente al retail) è nata incrociando questi dati. Il punteggio sul quale si basa non è un indice scientifico: piuttosto, un parametro di buon senso. Altra avvertenza: l’Isc non contiene tutte le voci di costo di una banca, ma è l’unico metro per un confronto omogeneo sulla convenienza. Possono trovarsi istituti con costi bassi, non riflessi in questo indicatore di costo. Inoltre i tre coefficienti patrimoniali non esauriscono i rischi che una banca sopporta. In cima a questa lista di dieci nomi c’è dunque Intesa Sanpaolo con 118 punti; seguono Ubi Banca con 111 e il Banco Popolare con 101; quarto il Credem della famiglia Maramotti (101), quinta la Popolare di Milano il cui consigliere delegato Giuseppe Castagna sta trattando per un’integrazione con il Banco Popolare. L’Mps pesantemente colpita dal crollo in Borsa è al sesto posto con 85 punti: segno che non è poi così fragile. A pari merito c’è la Popolare dell’Emilia Romagna. Settimo il Credito Valtellinese - altro istituto, con Bper, locale ma competitivo - , quindi Carige (71) che sta emergendo dalla crisi con la cura Montani e infine l’Unicredit (69). Intesa vince la palma perché ha indici elevati di solidità patrimoniale: 13,40% il Cet1, 17,30% il Total capital ratio, 14,30% il Tier 1. Inoltre ha il secondo Isc più conveniente, dopo Ubi: 85,80 euro all’anno il costo indicativo del conto corrente allo sportello, 65 sui canali online. Ubi segue con Cet1 al 13% e Isc allo sportello a soli 74 euro. Il Banco Popolare è terzo con un Cet1 di 12,6% e un Isc di 103 euro. Il Credem ha il Cet1 più elevato (13,64%) e un conto conveniente nell’online (107,8 euro). Unicredit, decimo, pur avendo una redditività maggiore di Intesa (2,47% contro 2,44%) ha un Cet1 più basso - 10,44% - e un’Isc tra i più alti: 164 euro.

I parametri
Tutto ciò non significa che le banche escluse da questa classifica non siano da prendere in considerazione (troppo bassi però il Cet1 al 6,81% della Popolare di Vicenza e il 7,12% di Veneto Banca). Ma è questa la strada per districarsi nella scelta. Qualche parametro di massima: il Cet1 di queste dieci banche oscilla tra il 10,44% (Unicredit) e il 13,64% (Credem); il Total capital ratio tra 14,11% (Unicredit) e 17,30% (Intesa); l’Isc allo sportello tra 74 euro (Ubi) e 164 (Unicredit); l’Isc online tra 63 euro (Ubi) e 145 (Carige). Veniamo così alle regole per la valutazione della banca, senza allarmismi. L’Isc personale va cercato sul proprio estratto conto o chiesto alla banca. Quello indicativo voluto da Abi e Banca d’Italia, con il quale fare il confronto, è pubblico: si trova sui siti delle banche o sul sito comparaConti.it di PattiChiari (Abi). Gli indici patrimoniali vanno invece scovati. I due importanti sono il Cet1 ratio e il Total Capital Ratio, perché mettono in relazione il patrimonio della banca con gli impegni (i prestiti) che la banca ha assunto. Secondo la Bce, il minimo del Cet1 è il 7-8% e del Total capital ratio il 10,5%. Ma variano spesso e bisogna cercarli nei bilanci: in agenzia o sui siti web non sono ancora pubblicati né gli obiettivi posti dalla Bce a ogni banca né i parametri raggiunti. L’Abi presieduta da Antonio Patuelli ha diffuso un’utile guida al bail-in , il salvataggio «interno» delle banche. Ma gli indicatori di rischio patrimoniale restano nascosti e citati in modo disomogeneo nei bilanci. L’auspicio è che diventino una comunicazione chiara.

FONTE di Alessandra Puato CORRIERE DELLA SERA

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SEZ.ECONOMIA Banche: Fabi, fino a 23 mila esuberi entro 2018 Senza contare fusioni. Negli ultimi 15 anni fuori in 48 mila

23 Gennaio 2016, 12:07pm

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SEZ.ECONOMIA Banche: Fabi, fino a 23 mila esuberi entro 2018 Senza contare fusioni. Negli ultimi 15 anni fuori in 48 mila

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Sono fino a 23 mila gli esuberi del settore bancario previsti entro il 2018 che si aggiungono ai 48 mila verificatisi dal 2000 ad oggi. A fare i conti è la Fabi alla luce di quanto previsto dagli ultimi piani industriali disponibili delle banche che sottolinea come la cifra sia al netto "delle prossime fusioni e aggregazioni che sicuramente ne comporteranno altri".

I conti del sindacato dei lavoratori bancari prendono in considerazione il piano Unicredit con 5740 uscite (5100 già previste dal vecchio piano,a cui si aggiungono le altre 540 definite nell'aggiornamento di piano industriale 2015-18. Alle 560 già definite se ne potrebbero aggiungere ulteriori 400 derivanti dalla possibile cessione del ramo leasing.

Il calcolo prende anche in considerazione le 4500 riconversioni professionali di Intesa SanPaolo (che si trasformeranno in esuberi se riqualificazione lavoratori non andrà in porto); le 8.000 uscite totali fino al 2018 di Mps (piano 2012-2018); 1.300 di Bnl; 600 di Bper; 575 uscite definite e probabili altri 150 potenziali esuberi frutto dell'eventuale di cessione di Servizi bancari di Popolare Vicenza; 900 uscite del Banco popolare; 500 uscite di Ubi; 430 di Veneto banca; 250 di Creval; 600 di Carige.

Nel 2007 i dipendenti del settore bancario erano 344.688; nel 2013303.591. Tra il 2007 ed il 2015 gli sportelli sono scesi da 32.818 a 30.198 (dati Bankitalia). Le uscite sono state gestite con prepensionamenti volontari e incentivati con l'ammortizzatore sociale di categoria, il fondo esuberi, ricorda Fabi: "i sindacati vogliono continuare a gestire le ristrutturazioni in maniera morbida e si opporranno in tutti i modi all'ipotesi di uscite obbligatorie". Ora, dice il sindacato, "Le banche non possono più puntare sul taglio dei costi del lavoro, come fatto fino a oggi senza grandi risultati, ma devono rilanciare i ricavi mettendo a punto un nuovo modello di business al servizio del territorio, recuperando il rapporto di fiducia con la clientela". ANSA

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SEZ. ECONOMIA Borse giù, affonda Piazza Affari: -5%. Raffica di sospensioni, crollano ancora le banche

21 Gennaio 2016, 10:58am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

DI MICHELE PAPPACODA Sulla scena internazionale si teme inoltre che alcune delle valute ancorate al dollaro come quella di Hong Kong e il ryial saudita siano al limite della tenuta, e prossime a rotture dalle conseguenze imprevedibili.Le perdite erano ancora contenute alla chiusura di Shanghai ieri mattina (-0,1%) nonostante la conferma del giorno precedente di un'economia cinese in rallentamento e i moniti contenuti nel rapporto dell'Fmi sull'andamento di quella globale. In testa Milano, affossata (-4,8%) dall'attacco contro i titoli bancari, seguita dalla perdita del 3,4% a Parigi, del 3,4% a Londra e del 2,8% a Francoforte. Il capo economista del Fondo Monetario Maurice Obstfeld ha detto che «c'è in giro un'eccessiva reazione all'andamento dei prezzi del petrolio». Le trattative sui contratti del petrolio in scadenza ieri a New York hanno affossato il costo del greggio a 26,55 dollari per barile, con una perdita del 30% dall'inizio dell'anno.

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SEZ ECONOMIA Renault richiamerà 15 mila vetture per modifiche

20 Gennaio 2016, 10:26am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SEZ ECONOMIA Renault richiamerà 15 mila vetture per modifiche
SEZ ECONOMIA Renault richiamerà 15 mila vetture per modifiche
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Renault richiamerà 15 mila vetture per accertarne gli standard sulle emissioni. Lo ha dichiarato il Ministro dell'Energia e dell'Ambiente Segolene Royal ai microfoni di RTL, precisando che le auto interessate non sono ancora state messe in vendita. Il Ministro ha anche ribadito che il produttore francese non è l'unico a superare i limiti di emissione, senza tuttavia fornire nomi. I controlli riguarderanno il sistema di filtraggio e avranno l'obiettivo di assicurarne il funzionamento anche a temperature elevate o al di sotto dei 17 gradi. La scorsa settimana Renault è finita sotto i riflettori - ma anche sotto la scure degli investitori - in scia ad un blitz delle autorità in alcuni impianti dove si conducono test sugli standard e certificazioni sul motore. Il Governo francese ha però assicurato che non ci sono frodi. IL MATTINO

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SEZ.ECONOMIA Allarme crescita, il Fmi taglia le stime sull'economia mondiale

19 Gennaio 2016, 14:12pm

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SEZ.ECONOMIA Allarme crescita, il Fmi taglia le stime sull'economia mondiale
SEZ.ECONOMIA Allarme crescita, il Fmi taglia le stime sull'economia mondiale

INSERITO DA MORENA MOTTA L'economia mondiale rallenta. La Cina arranca e l'Eurozona fatica a rialzare la testa nonostante gli interventi costanti della Banca centale europea. Abbastanza perché il Fondo monetario internazionale tagli le stime di crescita avvertendo che "i rischi restano al ribasso", un leit motiv che unisce tutti i banchieri centrali, da Mario Draghi e Janet Yellen. In sostanza le prospettive di crescita dell'economia mondiale si sono "indebolite" e la ripresa sarà "più graduale" di quanto previsto, in particolare nei mercati emergenti e nei Paesi in via di sviluppo.

Il giudizio è stato messo nero su bianco nell'aggiornamento del Rapporto sull'economia globale del Fondo monetario internazionale secondo cui "i rischi per le previsioni globali restano orientati verso il basso e collegati agli aggiustamenti in atto: un generalizzato rallentamento delle economie emergenti, il riequilibrio della Cina, il calo dei prezzi delle materie prime e la graduale uscita da condizioni monetarie straordinariamente accomodanti negli Stati Uniti".

Di qui la decisione degli economisti del Fondo di rivedere al ribasso le stime pubblicate a ottobre. In particolare, i tecnici di Washington prevedono ora che l'economia mondiale crescerà del 3,4% quest'anno e del 3,6% il prossimo, lo 0,2% in meno rispetto a quanto previsto nell'autunno scorso. Le economie avanzate viaggeranno invece a un ritmo del 2,1% sia nel 2016 che nel 2017, con una limatura dello 0,1%.

L'Europa prosegue lunga la sua strada alla ricerca di una lenta ripresa: il Fmi vede il Pil in progressione dell'1,7% a fine anno (+0,1 punti percentuali rispetto alle stime di ottobre), mentre per il 2017 la previsione al +1,7% è confermata. Tagliate, invece, le stime per gli Stati Uniti che cresceranno del 2,6% nel 2016, -0,2 punti percentuali, e nel 2017, -0,2% punti percentuali. Confermate, invece, le stime di crescita per l'Italia al +1,3% nel 2016 e al +1,2% nel 2017.

All'orizzonte non mancano i rischi. Il Fondo ne elenca quattro in particolare: un rallentamento più forte del previsto in Cina (crescita stimat al 6,9% nel 2016 e al 6% l'anno prossimo), un ulteriore apprezzamento del dollaro e condizioni di finanziamento più strette che potrebbero accentuare le vulnerabilità dei mercati emergenti, un improvviso accesso di avversione al rischio, un escalation delle tensioni geopolitiche. "In questo quadro globale, con il rischio di una persistente bassa crescita per un lungo periodo", i tecnici del Fondo sottolineano "l'urgente bisogno di rafforzare la crescita reale e potenziale attraverso un mix di sostegno alla domanda e riforme strutturali" che rimangono "cruciali". Rilanciare la crescita, avvertono, deve essere "la priorità".

Nelle economie avanzate, dove i tassi d'inflazione sono ancora ben al di sotto dei target fissati dalle banche centrali, "politiche monetarie accomodanti rimangono essenziali". E dove le condizioni lo consentono, suggerisce ancora il Fondo, "la politica di bilancio di breve termine dovrebbe sostenere maggiormente la ripresa, attraverso investimenti in grado di aumentare il capitale produttivo futuro". Dove invece è necessario rimettere ordine nei conti, il risanamento "dovrebbe essere orientato alla crescita e fondato su principi di equità". Nei paesi emergenti e in via di sviluppo, i governi dovrebbero "guidare l'attività verso nuove fonti di crescita". Ciò, conclude il Fondo, consentirebbe anche di accelerare la convergenza verso livelli di reddito in linea con quelli delle economie avanzate.

"In Europa - conclude il Fmi - dove il flusso di migranti rappresenta una sfida e un test per il sistema politico, sono necessarie azioni per sostenere l'integrazione

dei migranti nella forza lavoro, allentando i timori sull'esclusione sociale e i costi di bilancio di lungo termine. Ma anche per sbloccare i potenziali benefici economici di lungo termine del flusso dei migranti".

FONTE LA REPUBBLICA

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SEZ.ECONOMIA Piazza Affari maglia nera d’Europa: crollano i bancari, indici in picchiata

18 Gennaio 2016, 13:49pm

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SEZ.ECONOMIA Piazza Affari maglia nera d’Europa: crollano i bancari, indici in picchiata
SEZ.ECONOMIA Piazza Affari maglia nera d’Europa: crollano i bancari, indici in picchiata

INSERITO DA MORENA MOTTA Giornata negativa per Piazza Affari, che paga un cattivo andamento dei titoli bancari. Il Mib, dopo aver perso fino al 2,8%, cede intorno al 2%. Piazza Affari al momento è il peggior listini europeo. Le altre piazza europee, dopo un avvio in calo, si sono riportate in terreno positivo, anche grazie alla ripresa dei corsi del Brent: le quotazioni del petrolio del Mare del Nord avevano aperto in deciso calo, toccando il minimo dal 2003, per poi risalire gradualmente e restituire un minimo di ottimismo ai mercati europei. Intorno alle 13 Francoforte, Parigi e Londra si riportano in parità.

Bancari nel mirino

Il crollo della Borsa di Milano, largamente il peggior listino d’Europa, è scandito dal tracollo di Mps, il cui titolo è stato più volte sospeso arrivando a cedere quasi il 13%. Dall’inizio dell’anno, il titolo della banca senese sta subendo una robusta correzione, che l’ha portata a cedere circa un terzo del proprio valore di Borsa. Il crollo di Mps incide sulle quotazioni di tutto il settore: una raffica di sospensioni ha interessato anche per gli altri istituti di credito italiani, a cominciare dalle Popolari per proseguire con Unicredit e Intesa Sanpaolo, le maggiore banche del listino.

I prezzi dei prodotti petroliferi sono ancora in ribasso, con il Brent che a inizio mattinata è scivolato ai minimi dal 2003. L’arrivo sul mercato del greggio iraniano, risultato della cancellazione delle sanzioni contro Teheran, deprime ulteriormente un mercato che già da tempo fa i conti con un eccesso di produzione. Attorno alle 11,40, il futures sulle consegne di Brent a marzo si attesta a 28,60 dollari il barile (-0,34 dollari), dopo aver oscillato fra 27,67 e 28,90 dollari. Il contratto di riferimento sul greggio leggero Usa scende di 0,31 dollari, a 29,11 dollari il barile, dopo aver oscillato tra 28,36 e 29,33 dollari.

La Russia corre «grossi rischi» per il calo del prezzo del petrolio: lo ha ribadito il premier russo Dmitri Medvedev. «L’andamento futuro dei prezzi del petrolio è difficilmente prevedibile» ha dichiarato Medvedev sottolineando che «sono state tolte le sanzioni all’Iran e oggi il petrolio ha continuato a calare» per cui «permangono grossi rischi per il bilancio e per la realizzazione degli obblighi di bilancio e in generale per tutta la sfera economica».
Il rublo è ai minimi dal dicembre 2014 : la valuta europea è scambiata a 85,85 sul rublo, mentre il biglietto verde è a 78,81 sulla moneta russa.

La banca centrale cinese, intanto, ha iniettato 55 miliardi di yuan, pari a 8,36 miliardi di dollari, nel capitale delle banche cinesi attraverso delle «short-term liquidity operations (Slo)», secondo quanto comunicato da una nota ufficiale. Il tasso di interesse per le linee di credito che avranno durata tre giorni, è del 2,10%. Il programma di interventi diretti Slo fu lanciato nel 2013.

FONTE CORRIERE DELLA SERA

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SEZ. ECONOMIA Presidenza Confindustria, pronta la rosa dei saggi

16 Gennaio 2016, 17:07pm

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SEZ. ECONOMIA Presidenza Confindustria, pronta la rosa dei saggi
SEZ. ECONOMIA Presidenza Confindustria, pronta la rosa dei saggi

INSERITO DA ANGELA CECERE Roma. L'iter per la corsa alla successione di Giorgio Squinzi al vertice di Confindustria è partito ieri con l'individuazione della rosa di nomi da cui verrà sorteggiata la commissione dei tre saggi. Avrà un ruolo chiave nella definizione delle candidature: è la prima fase di un percorso che si concluderà con l'elezione del nuovo presidente all'assemblea di fine maggio.

Francesco Gaetano Caltagirone, Gina Nieri (Mediaset), l'ex presidente di Federacciai, Giuseppe Pasini (gruppo siderurgico bresciano Feralpi) sono - a quanto risulta all'Ansa - tra i nomi entrati nel paniere, con il costruttore di Agrigento Giuseppe Catanzaro, Adolfo Guzzini, del gruppo Guzzini di Recanati (Macerata), Giorgio Marsiaj di Torino, il campano Luca Moschini, il bellunese Valentino Vascellari. Una lista ancora riservata di otto nomi (devono essere almeno sei, e possono salire a nove) decisi in una riunione del Consiglio di indirizzo etico e dei valori associativi di via dell'Astronomia, allargata ai past president della Confindustria. Il sorteggio dei tre saggi avverrà il 28 gennaio.

Con le regole introdotte attraverso il nuovo Statuto, il loro lavoro di consultazione del sistema associativo sarà ancora più incisivo rispetto al passato: con una azione proattiva, e non più meramente notarile, per «promuovere una selezione qualitativa dei candidati».

IL MATTINO

16.01.2016 17.07

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SEZ.ECONOMIA Renault, sospetti di frode sulle emissioni come Volkswagen: crolla il titolo

14 Gennaio 2016, 13:32pm

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SEZ.ECONOMIA Renault, sospetti di frode sulle emissioni come Volkswagen: crolla il titolo
SEZ.ECONOMIA Renault, sospetti di frode sulle emissioni come Volkswagen: crolla il titolo

INSERITO DA KSENIA KUILIKOVA Dopo lo scandalo emissioni truccate della Volkswagen, anche la Renault finisce nel mirino. Oggi in Borsa i titoli della casa francese crollano dopo la notizia di perquisizioni per possibili frodi in diverse sedi della casa automobilistica. Il titolo è arrivato a perdere il 20%, influenzando anche Peugeot (-8%). L'Eurostoxx di settore è il peggiore in Europa con un calo del 5,63%.

L'agenzia France Presse, citando il sindacato Cgt Renault del sito di Lardy, ha scritto stamattina che gli investigatori del servizio antifrodi francese hanno sequestrato alcuni computer di alcune sedi Renault il 7 gennaio scorso. I settori coinvolti («omologazione e messa a punto dei controlli motori») fanno pensare che queste perquisizioni siano legate alle conseguenze dell'affaire «motori truccati» di Volkswagen, dicono i sindacati. Al momento non è stato possibile avere un commento da parte della società.

Dopo lo scandalo Volkswagen (-5,10% a Francoforte), Renault aveva annunciato in dicembre un piano di investimenti di 50 milioni di euro per ridurre lo scarto tra le emissioni delle proprie vetture in condizioni di omologazione e in condizioni reali.

IL MATTINO.IT

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SEZ. ECONOMIA Clessidra, è morto l'ad Sposito, aveva 60 anni

13 Gennaio 2016, 10:03am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SEZ. ECONOMIA Clessidra, è morto l'ad Sposito, aveva 60 anni
SEZ. ECONOMIA Clessidra, è morto l'ad Sposito, aveva 60 anni

INSERITO DA KSENIA KUILIKOVA Claudio Sposito, 60 anni, è morto questa notte dopo una grave malattia. Sposito era presidente e amministratore delegato di Clessidra, società di gestione del risparmio indipendente (attraverso fondi d’investimento) da lui fondata nel 2003. Attualmente era anche consigliere della Buccellati Holding Italia. Prima di Clessidra, aveva guidato quale ad la Fininvest e per dieci anni aveva ricoperto il ruolo di managing director di Morgan Stanley & Co con responsabilità sulle attività di investment banking per l'Italia. In precedenza aveva lavorato in importanti istituzioni finanziarie quali Barclays Bank, Citibank e Standard Chartered.

Colpito da un male che in brevissimo tempo lo ha costretto ad abbandonare ogni attività, ancora a luglio scorso Sposito progettava nuovi investimenti per le attività di Clessidra. Proprio in quei giorni stava valutando il dossier Interbanca, che Ge Capital aveva messo in vendita. Del resto, quella era un’area della finanza a lui particolarmente congeniale: «È un settore che conosciamo bene ed è in una fase di ristrutturazione», aveva dichiarato a un quotidiano. L’ultima operazione, la cessione a Vincenzo Onorato della quota di Clessidra nella compagnia Tirrenia, era stata forse la più complicata. Anzi, la non lunga coabitazione era stata particolarmente turbolenta e si era conclusa probabilmente con una piccola perdita per il suo secondo fondo. Ma per il veterano del private equity è stata probabilmente un’eccezione: il rendimento dei due fondi con i quali ha operato in questi anni producevano rendimenti annuali mediamente del 30% circa.

Proprio all’inizio del 2015 stava inoltre vivendo una stagione di rinnovato attivismo: dalla fine di aprile aveva infatti concluso in rapida successione l’acquisizione del 90% di Roberto Cavalli (insieme ad altri fondi internazionali), dell’80% di Arredo Plast oltre all’acquisto dell’Istituto Centrale delle Banche Popolari Italiane (Icbpi) in cordata con Advent International e Bain Capital. Sul lato delle cessioni, invece, all’inizio di maggio Clessidra era uscita (insieme alla famiglia) da Balconi Dolciaria, rilevata da Valeo Foods. L’ultima tappa era stata appunto la cessione di Tirrenia a Moby. All’inizio della scorsa estate aveva messo nel mirino anche Grandi Stazioni. «È un asset interessante, una bella azienda - aveva dichiarato - forse dimensionalmente un po’ grande per noi». Insomma, non è un sì ma nemmeno un no. Nel frattempo Sposito stava mettendo nuovo fieno in cascina: era infatti partito il fundraising per il terzo fondo di private equity targato Clessidra. Al primo closing aveva già raccolto 400 milioni, 6-700 milioni era lo step programmato a cavallo dell’estate e 1-1,1 miliardi l’obiettivo entro la fine dell’anno. Era la sua ultima creatura, quella che avrebbe dovuto celebrarlo come soggetto istituzionale stabile nel settore degli investimenti italiani. Anzi, aveva già cominciato a farlo perché le operazioni Cavalli (130 milioni l’equity che ci ha messo il fondo), Icbpi (120 milioni) e Arredo Plast (85 milioni) erano state perfezionate proprio con “l’ultimo nato” della scuderia.
L. Ra IL MATTINO

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SEZ. ECONOMIA UniCredit, raggiunto l'accordo vincolante per la cessione di Ukrsotsbank

12 Gennaio 2016, 10:57am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SEZ. ECONOMIA  UniCredit, raggiunto l'accordo vincolante per la cessione di Ukrsotsbank
SEZ. ECONOMIA  UniCredit, raggiunto l'accordo vincolante per la cessione di Ukrsotsbank

INSERITO DA MORENA MOTTA (Teleborsa) - E' stato sottoscritto un accordo vincolante avente ad oggetto il trasferimento della ucraina Ukrsotsbank ("USB") ad Alfa Group. Lo comunica la controllante Unicredit, specificando che l'operazione prevede che UCG conferisca l'interessenza di USB a ABH Holdings SA (holding con sede in Lussemburgo, con investimenti in attività bancarie nella CSI) in cambio di azioni di nuova emissione che rappresenteranno il 9,9% del capitale di ABHH post-transazione. In aggiunta, le parti hanno convenuto un meccanismo di opzioni Put e Call aventi ad oggetto la partecipazione di UCG in ABHH, attivabile una volta che siano decorsi 5 anni dalla chiusura della transazione. La firma dell'accordo è attesa determinare, nel quarto trimestre 2015, un onere straordinario nel conto economico di UCG pari a circa 200 milioni di euro, con un impatto neutro sul Cet1.

IL MATTINO.IT

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