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sez.economia

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SEZ.ECONOMIA Borsa. Milano accelera, sprint Saipem e Bpm. Ko le borse cinesi Petrolio in calo. Oro in rialzo, euro recupera

25 Febbraio 2016, 10:08am

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Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SEZ.ECONOMIA Borsa. Milano accelera, sprint Saipem e Bpm. Ko le borse cinesi Petrolio in calo. Oro in rialzo, euro recupera

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Accelera Piazza Affari dopo oltre mezz'ora di scambi (Ftse Mib +2% a 17.048 punti) spinta da Saipem (+6,23%), che prevede di tornare in utile nel 2016. In luce Bpm (+3,47%), Ubi (+3,59%), Bper (+3,22%), Unicredit e Intesa (+3% entrambe). Scivola Tenaris (-2,5%) dopo i conti ed il taglio alla raccomandazione da parte di diversi analisti, piuttosto nervosa invece Ferrari (+0,58%), che oscilla intorno alla parità.

Shanghai e Shenzhen sprofondano. Hanno chiuso con un vero e proprio scivolone Shanghai (-6,14%) e Shenzhen (-7,34%), mentre hanno tenuto le altre Borse di Asia e Pacifico, da Tokyo (+1,41%) a Sidney (+0,13%). Debole Hong Kong (-1,59%), ancora in fase di contrattazioni, insieme a Mumbai (-0,17%). Contrastati i futures: in calo sulle Borse Usa, in attesa delle richieste di disoccupazione e degli ordini, positivi invece quelli sull'Europa, dopo l'inatteso rialzo della fiducia dei consumatori tedeschi (indice Gfk a 9,5 punti) ed in attesa dei dati sull'inflazione dell'Ue.

I PREZZI DI PETROLIO, ORO. IL CAMBIO EURO-DOLLARO

Petrolio in calo poco sopra 32 dollari al barile - Torna a scendere il petrolio che sul mercato after hour di New York resta poco sopra la soglia dei 32 dollari: i contratti sul greggio Wti in scadenza ad aprile perdono 9 centesimi a 32,07 dollari. Pesa il livello delle scorte Usa. Perde solo 1 centesimo dopo il netto rialzo di ieri il Brent a 34,40 dollari al barile.

ANSA

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SEZ.ECONOMIA Eni riceve "Premio Nazionale per l'Innovazione. Premio dei Premi"

24 Febbraio 2016, 15:37pm

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Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SEZ.ECONOMIA Eni riceve "Premio Nazionale per l'Innovazione. Premio dei Premi"
SEZ.ECONOMIA Eni riceve "Premio Nazionale per l'Innovazione. Premio dei Premi"

INSERITO DA MORENA MOTTA E' stato assegnato a Eni, per il settimo anno consecutivo, il Premio Nazionale per l'Innovazione ("Premio dei Premi"), iniziativa del Governo Italiano promossa con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Il Premio, istituito su concessione del Presidente della Repubblica Italiana presso il COTEC, Fondazione Nazionale per l'Innovazione Tecnologica, verra' consegnato giovedi' 25 febbraio a Roma da Stefania Giannini, ministro dell'Istruzione, dell'Universita' e della Ricerca.

L'obiettivo e' di valorizzare e sostenere le migliori capacita' innovative e creative di aziende, universita', amministrazioni pubbliche, enti o singoli ideatori, anche al fine di favorire la crescita della cultura dell'innovazione nel Paese. La ricerca, premiata l'ottobre scorso con l'Eni Award 2015 e che testimonia una costante attenzione alle tematiche di sicurezza operativa e di protezione ambientale, ha sviluppato e brevettato un innovativo sistema di intervento per il ripristino del controllo di un pozzo in acque profonde in grado di operare in remoto ed equipaggiato con sensori acustici per lavorare anche in assenza di visibilita' sottomarina. L'innovazione tecnologica e' per Eni un elemento chiave per rendere possibile l'accesso a nuove risorse energetiche migliorandone l'efficienza di utilizzo e nel rispetto dell'ambiente.

FONTE AGI

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SEZ.ECONOMIA Confindustria e sindacati in campo per il Sud, subito piani masterplan

23 Febbraio 2016, 15:07pm

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Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SEZ.ECONOMIA Confindustria e sindacati in campo per il Sud, subito piani masterplan
SEZ.ECONOMIA Confindustria e sindacati in campo per il Sud, subito piani masterplan

INSERITO DA MORENA MOTTA Accelerare la definizione dei Piani attuativi del Masterplan per il Sud, per favorire la ripresa di investimenti ed occupazione; condividere un assetto stabile ed efficace della governance delle politiche di sviluppo, con il contributo decisivo delle rappresentanze di impresa e lavoro; definire un disegno complessivo di rilancio per le regioni del Mezzogiorno e trasformare il Masterplan, anche a livello locale, in uno strumento per l’individuazione condivisa degli interventi e per la selezione delle priorità. Si intensifica il pressing di Confindustria e dei sindacati sul Sud che oggi hanno condiviso un documento unitario da girare al governo per sollecitare l'avvio, in tempi rapidi, di quel Masterplan sul Mezzogiorno presentato dall'esecutivo nel novembre scorso ma ancora da concretizzare attraverso la sottoscrizione di 15 Patti locali per il Sud.

Un ritardo e un'incertezza, questa, a cui viale dell'Astronomia e Cgil, Cisl, Uil guardano con "preoccupazione" insistendo sulla necessità di "definire un quadro chiaro di priorità, attraverso un efficace dialogo con le realtà locali, fin qui prevalentemente disatteso, anche al fine di sfruttare l’opportunità della flessibilità europea per gli investimenti non solo sul piano finanziario (ben 7 degli 11,3 miliardi di euro di investimenti interessati dallo “sforamento” dovrebbero riguardare il Mezzogiorno), ma anche su quello dei risultati effettivi, in termini di miglioramento, della qualità della vita e della competitività dei territori".

La fattibilità degli interventi da selezionare infatti, sottolineano ancora le parti sociali, "assume importanza decisiva: è necessario intervenire bene e subito".Per questo Confindustria e Cgil, Cisl e Uil hanno proposto al Governo e alle amministrazioni regionali e locali, "la definizione comune di una road map per portare sul territorio il confronto sulle priorità, attraverso un'agenda di incontri per condividere sedi, tempi e modalità di confronto, che porti a definire in tempi brevi i Piani attuativi del Masterplan con ciascuna Regione e Città interessata".

"I tempi per consentire al Mezzogiorno di agganciare la ripartenza dell’economia sono stretti, così come la strada per promuovere una riattivazione selettiva degli investimenti: cosa si sceglie e quando si realizza sono due variabili decisive per determinare il fallimento o la piena riuscita della strategia", scrivono insieme il vicepresidente di Confindustria, Alessandro Laterza e i segretari confederali Cgil, Cisl e Uil, Gianna Fracassi, Giuseppe Farina e Guglielmo Loy.

Il Mezzogiorno, d'altra parte, è, oggi, una realtà in cui sono evidenti i segni della crisi degli ultimi anni, ma altrettanto evidenti, è l'analisi comune delle parti sociali, "sono i segnali di vitalità che rendono quanto mai urgente la definizione di interventi tempestivi e dall’elevata efficacia economica e sociale per rafforzare tali segnali che rischiano di tornare ad affievolirsi per cause esterne come le difficoltà creditizie e la debolezza della domanda internazionale".

Quattro i punti centrali che secondo il documenti dovrebbero emergere con chiarezza dalla fase di definizione dei singoli accordi:il sostegno agli investimenti e alle assunzioni nel settore privato, coerente con l’effettiva specializzazione intelligente dei territori; l’infrastrutturazione materiale e immateriale funzionale a tali specializzazioni soprattutto in ambito urbano; il rafforzamento della capacità amministrativa e la definizione di sedi di governo stabili della politica".

Un disegno, concludono, che deve poter disporre di risorse certe, a partire da quelle del Fondo Sviluppo e Coesione (ancora in gran parte da programmare) e dei Fondi strutturali, dovrebbe essere, insomma, ben più del solo elenco di progetti più o meno definiti, e tratteggiare i contorni di un’idea condivisa e moderna di Mezzogiorno, capace di generare nuove opportunità di investimento.

FONTE ADNKRONOS

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SEZ.ECONOMIA Mediaset sotto i riflettori sul possibile accordo con Vivendi

22 Febbraio 2016, 16:41pm

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Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SEZ.ECONOMIA Mediaset sotto i riflettori sul possibile accordo con Vivendi
SEZ.ECONOMIA Mediaset sotto i riflettori sul possibile accordo con Vivendi

INSERITO DA MORENA MOTTA Analisi intraday Mediaset rallenta il passo in Borsa dopo una prima parte di giornata in forte rialzo. In questo momento le azioni del Biscione guadagnano il 2,35% a 3,31 dollari, dopo essersi spinte fino a 3,39 euro grazie alle rinnovate voci sull'arrivo di una proposta di Vivendi per la pay tv Premium. A raffreddarle la smentita di un portavoce dell'operatore francese. Su base settimanale, il trend del titolo è più solido rispetto a quello del FTSE MIB. Al momento, quindi, l'appeal degli investitori è rivolto con più decisione a Mediaset rispetto all'indice di riferimento. A livello operativo si prevede un proseguimento della seduta all'insegna del toro con resistenza vista a quota 3,373 e successiva a 3,483. Supporto a 3,263. Le indicazioni non costituiscono invito al trading. (A cura dell'Ufficio Studi Teleborsa)

FONTE IL MATTINO

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SEZ.ECONOMIA Istat: in 2015 nascite a minimo storico da Unità Italia Nell'anno 488 mila, otto ogni mille residenti

20 Febbraio 2016, 11:45am

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Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SEZ.ECONOMIA Istat: in 2015 nascite a minimo storico da Unità Italia Nell'anno 488 mila, otto ogni mille residenti

INSERITO DA ROSA GIORNANO Nel 2015 le nascite sono state 488 mila (8 per mille residenti), quindicimila in meno rispetto al 2014. Si tocca così un nuovo record di minimo storico dall'Unità d'Italia, dopo quello del 2014 (503 mila). Lo rileva l'Istat nel Report sugli Indicatori demografici, diffuso oggi.

Sempre nello scorso anno i morti sono stati 653 mila, 54 mila in più dell'anno precedente (+9,1%). Il tasso di mortalità, pari al 10,7 per mille, è il più alto tra quelli misurati dal secondo dopoguerra in poi. L'aumento di mortalità risulta concentrato nelle classi di età molto anziane (75-95 anni). Dal punto di vista demografico, il picco di mortalità del 2015 è in parte dovuto a effetti strutturali connessi all'invecchiamento e in parte al posticipo delle morti non avvenute nel biennio 2013-2014, più favorevole per la sopravvivenza.

Nel 2015 la popolazione residente in Italia si riduce di 139 mila unità (-2,3 per mille). Al primo gennaio 2016, la popolazione totale è di 60 milioni 656 mila residenti. Alla stessa data gli stranieri residenti sono 5 milioni 54 mila (8,3% della popolazione totale), rispetto a un anno prima si riscontra un incremento di 39 mila unità. La popolazione di cittadinanza italiana scende a 55,6 milioni, conseguendo una perdita di 179 mila residenti.

Nel 2015 centomila cittadini italiani si sono cancellati dall'anagrafe per trasferirsi all'estero. Un dato in aumento (+12,4%) rispetto al 2014. E' la stima che fa l'Istat nel Report sugli indicatori demografici. L'anno scorso, le iscrizioni anagrafiche dall'estero di stranieri sono state 245 mila; 28 mila, invece, i rientri in patria degli italiani. Le cancellazioni per l'estero hanno riguardato 45 mila stranieri (-4,8% sul 2014) e centomila italiani.

Intervista al ministro Lorenzin: 'Contro le culle vuote allo studio misure, dal bonus agli aiuti alle donne che lavorano'

ANSA

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SEZ. ECONOMIA Italiani in lite col fisco per 34 mld in 2015 Magistratura tributaria inaugura anno giudiziario

19 Febbraio 2016, 16:26pm

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Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SEZ. ECONOMIA Italiani in lite col fisco per 34 mld in 2015 Magistratura tributaria inaugura anno giudiziario

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Gli italiani sono il lite con il fisco per circa 34 miliardi di euro nel 2015. È il dato che emerge dalla relazione del presidente della giustizia tributaria Mario Cavallaro all'inaugurazione dell'anno giudiziario, alla presenza tra gli altri del viceministro dell'Economia Luigi Casero e del direttore dell'Agenzia delle entrate Rossella Orlandi. Procedimenti per circa 22 miliardi pendono davanti alle commissioni provinciali e per poco più di 12 miliardi davanti a quelle regionali.

Torna a salire nel 2015 il contenzioso tributario che registra un complessivo +6% rispetto al calo che si era registrato invece nel 2014. I nuovi ricorsi iscritti a ruolo lo scorso anno sono stati 261.186, di cui 191.244 nel grado provinciale e 69.942 in quello regionale. In totale i casi pendenti davanti alle Commissioni tributarie al 31 dicembre erano 538.191. "Permangono rare e sparse criticità - ha detto Cavallaro - ma possiamo ben dire che la giurisdizione tributaria entro poco più di tre anni di media dà una risposta definitiva". Nel 2015 si sono decisi "affari per un totale di 302.777". ANSA

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SEZ.ECONOMIA Pirelli, ok del Cda al piano di rifinanziamento fino a 7 miliardi di euro

18 Febbraio 2016, 10:56am

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Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SEZ.ECONOMIA Pirelli, ok del Cda al piano di rifinanziamento fino a 7 miliardi di euro

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Il Cda di Pirelli ha approvato le linee essenziali del piano di rifinanziamento per un controvalore fino a un massimo di 7 miliardi di euro, pari all'indebitamento lordo di Pirelli al 30 settembre 2015 (2,666 miliardi), inclusivo degli effetti previsti della fusione con Marco Polo Industrial Holding (debito pari a circa 4,2 miliardi). Lo fa sapere Pirelli con una nota, precisando che tale schema di finanziamento "è finalizzato a estendere le scadenze del debito e a ottimizzarne la struttura grazie al ricorso al mercato obbligazionario e bancario". I termini e condizioni del rifinanziamento, incluse le eventuali garanzie, saranno definiti "alla luce delle condizioni di mercato e prassi di riferimento, tenuto anche conto dei diritti incorporati nelle Terms and Conditions a favore dei portatori del prestito obbligazionario emesso da Pirelli International plc e garantito da Pirelli Tyre Spa per complessivi 600 milioni di euro in scadenza nel 2019 che, come già annunciato al mercato, rimarrà in essere fino a naturale scadenza". Il piano di rifinanziamento, si legge ancora nella nota, "lascia inalterata per Pirelli la facoltà di attivare in alternativa, qualora opportuno, il prestito Mergeco Facility, già messo a disposizione della società da parte di un pool di banche nell'ambito dell'offerta di acquisto di Marco Polo Industrial Holding su Pirelli". Il Cda di Pirelli - in seguito alle conferme dei consiglieri cooptati il 2 settembre e 20 ottobre 2015, avvenuta ieri da parte dell'assemblea degli azionisti - ha inoltre confermato Ren Jianxin presidente e la struttura di governance deliberata il 20 ottobre 2015 e comunicata al mercato. IL MATTINO

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SEZ.ECONOMIA Boeri: "Riforma delle pensioni solo se cambierà il Patto di Stabilità in Europa"

17 Febbraio 2016, 10:36am

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Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SEZ.ECONOMIA Boeri: "Riforma delle pensioni solo se cambierà il Patto di Stabilità in Europa"
SEZ.ECONOMIA Boeri: "Riforma delle pensioni solo se cambierà il Patto di Stabilità in Europa"

INSERITO DA MORENA MOTTA "Se vogliamo introdurre il pensionamento flessibile dobbiamo cambiare il Patto di Stabilità in Europa". Tito Boeri, economista, bocconiano, con una lunga esperienza internazionale, all'Ocse e come consulente del Fondo Monetario, è da un anno il presidente dell'Inps, il più grande istituto di previdenza d'Europa. Boeri ha fatto dell'uscita flessibile dal lavoro il centro della sua proposta per riformare ("per l'ultima volta") la previdenza. La rilancia spiegando, però, che la vera partita si gioca nelle stanze della Commissione di Bruxelles. Servirà anche a togliere "il tappo" che in questi anni ha bloccato le assunzioni dei giovani. Certo, il Jobs Act ha "impresso un cambiamento molto forte" nella composizione del mercato del lavoro interrompendo "il circolo vizioso della precarietà", ma non basta. Quanto al piano del governo sulle pensioni di reversibilità Boeri dice che nelle proposte dell'Inps non c'è nulla che riguardi le pensioni ai superstiti. Ed è già una risposta.

Boeri, perché dice che la partita per il pensionamento flessibile si gioca in Europa?
"Perché l'introduzione di maggiore flessibilità in uscita peggiora nell'immediato il disavanzo, mentre nel tempo lungo la spesa si riduce visto che con l'anticipo del pensionamento l'importo dell'assegno sarà più basso anche se erogato per più anni. Ma le attuali regole europee non tengono conto di tutto questo. Guardano al debito passato, non al debito futuro, invece è questo che diventerà decisivo a causa della crescita della spesa in protezione sociale che peserà su tutti i bilanci europei per effetto dell'invecchiamento della popolazione. È un aspetto di rilievo che dovrebbe essere considerato da chi ha a cuore la sostenibilità fiscale".

Per un Paese indebitato come l'Italia questo sarebbe un vantaggio?
"L'Italia ha un alto debito pubblico accumulato ma è uno dei paesi che ha fatto una riforma pensionistica in grado di controllare la dinamica della spesa. Non si tratta di chiedere deroghe al Patto, di strappare margini di flessibilità. Si tratta si introdurre vincoli più stringenti, ma vincoli diversi da quelli attuali. L'Italia ha un livello del debito pensionistico del tutto sostenibile e per questo andrebbe premiata".

Ma se è così, perché il governo che dice di voler introdurre quest'anno il pensionamento flessibile non ha chiesto di cambiare su questo il Patto di Stabilità?
"Perché ha voluto perseguire altre strade. Peccato perché il pensionamento flessibile è importante ora, nel 2016, non tra due o tre anni. Sarebbe troppo tardi".

Troppo tardi, perché?
"Perché l'innalzamento repentino dell'età anagrafica per il pensionamento in questi anni di crisi economica ha creato un tappo all'assunzione dei giovani. Noi, qui all'Inps, l'abbiano visto: le imprese che hanno avuto dipendenti bloccati dalla riforma del 2011 non hanno assunto giovani, mentre hanno assunto le aziende che non hanno avuto dipendenti bloccati. Prima della crisi, il tasso di occupazione dei giovani (15-24 anni) era sostanzialmente uguale a quello degli over 55. Oggi il tasso di occupazione dei lavoratori adulti è al 45 per cento e quelli dei giovani al 12 per cento. Questo è successo. Insieme al blocco delle assunzioni nel pubblico impiego ha determinato una situazione devastante sull'occupazione intellettuale del nostro Paese".

Lei è contro il blocco delle assunzioni nella pubblica amministrazione?
"Si protrae da ormai 15 anni e ha avuto effetti negativi sulla macchina della Pubblica amministrazione. E - lo dico dopo un anno di lavoro nella Pubblica amministrazione - la vera riforma da fare è quella della macchina della Pubblica amministrazione. Senza una macchina efficiente non si cammina. C'è una disattenzione colpevole su questo tema. La politica improvvisa alla ricerca del consenso, la tecnostruttura ha le conoscenze per far funzionare la macchina ma non le trasferisce perché così può mantenere le sue posizioni di rendita. Quanto alle assunzioni, ho chiesto più autonomia dell'Inps nelle assunzioni e nella gestione del bilancio garantendo risparmi alla spesa di funzionamento maggiori rispetto a quelli richiesti (300 milioni che si vanno ad aggiungere ai 700 che abbiamo già realizzato). Non mi è stata data. E quando l'Istituto potrà nuovamente assumere dovrà prendere gli ex lavoratori delle Province e la coda dei vincitori di concorso del 2012. Non è questo di cui abbiamo bisogno".

Chi resiste di più ai cambiamenti: la politica o la burocrazia?
"Entrambi. Appena mi sono insediato ho chiesto che venisse riformata l'attuale governance monocratica dell'Inps per reintrodurre il consiglio di amministrazione e snellire gli organi. Mi è stato risposto che non c'era il veicolo normativo. Basterebbe inserirla in uno dei decreti attuativi della legge Madia. Abbiamo chiesto di poter utilizzare risorse del bilancio per inviare a tutti i lavoratori la "busta arancione" con i loro dati pensionistici. Ci è stato risposto che non si potevano utilizzare risorse non specificatamente stanziate. Il Parlamento non ha cambiato la norma permettendoci di pagare noi l'invio. Ma, in ogni caso, quest'anno invieremo a 10 milioni di lavoratori che non accedono on line ai servizi dell'Inps la busta arancione.

Lei ritiene di aver reso più efficiente l'Inps? Come?
Assieme al direttore generale Cioffi, che sono felice di aver chiamato all'Istituto, abbiamo appena presentato la riorganizzazione dell'Inps. Per effetto della fusione con l'Inpdap e l'Enpals, avvenuta su carta ma non di fatto, ci siamo trovati 48 direttori centrali (la somma dei dirigenti dei vari istituti). Ora vogliamo completare questa fusione sia nella struttura che nelle procedure. Dal lato della riorganizzazione abbiamo ridotto il numero di dirigenti che riportano direttamente al direttore generale a 10, per rendere la struttura più snella e efficiente. Dal lato delle procedure i ritardi che ci sono, ad esempio nei pagamenti delle pensioni dei pubblici dipendenti, sono dovuti anche resistenze delle amministrazioni a fornirci tempestivamente i dati contributivi sui loro dipendenti: è incivile che ciò accada".

Cosa pensa del progetto del governo di razionalizzare alcune prestazioni comprese le pensioni di reversibilità ancorandole all'Isee?
"Nella proposta dell'Inps per la riforma del sistema previdenziale non c'era niente sulle pensioni di reversibilità. Per due ragioni: non c'è un problema di sostenibilità perché nel calcolo dell'importo si tiene già conto della speranza di vita del superstite, e perché è già stata fatta la riforma legata alla situazione reddituale del superstite. Ci sarebbe altro da cambiare: mi pare molto discutibile che cinque miliardi di prestazioni assistenziali vadano al 30 per cento più ricco della popolazione".

Il suo primo anno di presidenza all'Inps coincide con il primo anno di Jobs Act. Valeva la pena spendere tanti miliardi per aumentare i contratti a tempo indeterminato ma non l'occupazione?
"I nostri dati sulle assunzioni e cessazioni dicono che il cambiamento è stato molto forte. Siamo passati da una assunzione su quattro con contratto standard a una su tre. Il costo non dovrebbe essere molto lontano dal miliardo e mezzo stanziato con la legge di Stabilità 2015. Ne valeva la pena? Certamente bisognava uscire dal circolo vizioso creato dalla precarietà, con un danno per i lavoratori e per il sistema produttivo. Questo cambio c'è stato. Anche se è facile aspettarsi a inizio 2016 un calo fisiologico delle assunzioni a tempo indeterminato".

Il Civ ha approvato il bilancio preventivo dell'Inps, si parla del rischio che il patrimonio si azzeri nel 2017
"E' una questione contabile perché nell'ambito dell'operazione trasparenza sui conti dell'Inps che stiamo facendo abbiamo accantonato nel bilancio preventivo 7 miliardi al fondo svalutazione crediti. Stiamo facendo un'operazione analoga dal lato dei debiti dell'Istituto nei confronti della Pa".

FONTE di Roberto Mania LA REPUBBLICA

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SEZ.ECONOMIA Pensioni, ancora polemiche sulla reversibilità. In campo anche Poletti

16 Febbraio 2016, 15:15pm

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Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SEZ.ECONOMIA Pensioni, ancora polemiche sulla reversibilità. In campo anche Poletti
SEZ.ECONOMIA Pensioni, ancora polemiche sulla reversibilità. In campo anche Poletti

INSERITO DA MORENA MOTTA Non si placano le polemiche sulle pensioni di reversibilità alla luce delle norme anti povertà varate dal Governo. Il disegno di legge delega approvato a fine gennaio, che la prossima settimana approderà in Commissione Lavoro alla Camera, punta a legare le pensioni di reversibilità all'ISEE, dunque al reddito dell'intero nucleo famigliare. Una misura, questa, che sta generando un malcontento diffuso soprattutto perchè, denuncia per esempio il leader della Lega Matteo Salvini, "ruba i contributi effettivamente versati". "Basta che una donna vedova viva ancora con suo figlio che magari ha un piccolo reddito da lavoro per far saltare la pensione, perché sappiamo ormai bene che l'ISEE è un trucchetto per togliere, visto che l'asticella viene sempre fissata a un reddito davvero da fame, oltre il quale saltano tutti i benefici", ha tuonato invece il Movimento 5 Stelle sul blog di Beppe Grillo. Palazzo Chigi ha tentato di rasserenare gli animi spiegando che "Se ci saranno interventi di razionalizzazione saranno solo per evitare sprechi e duplicazioni, non per fare cassa in una guerra tra poveri. La delega del Governo dà e non toglie". Secondo fonti, inoltre, l'Esecutivo avrebbe inserito una clausola che prevede che gli interventi di razionalizzazione varranno solo sulle prestazioni future. La nota dell'Esecutivo, tuttavia, non è bastata a rassicurare. I sindacati hanno chiesto un incontro urgente al Presidente della Commissione lavoro alla Camera. "Sulle pensioni di reversibilità il governo tira il sasso e poi nasconde la mano", si legge in una nota congiunta di CGIL, CISL e UIL, secondo le quali dietro le norme anti povertà c'è un"cinismo di fondo: se si deve dare qualcosa ai poveri bisogna toglierla a chi è appena meno povero". In serata è sceso in campo anche il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti dichiarando che "La polemica sulle pensioni di reversibilità è totalmente infondata". Poletti, secondo il quale "evidentemente c'è chi cerca facile visibilità e si diletta a inventare un problema che non c'è per poi poter dire di averlo risolto", ha spiegato dal suo profilo Facebook che la proposta di legge delega del Governo lascia esplicitamente intatti tutti i trattamenti in essere. Per il futuro non è allo studio nessun intervento sulle pensioni di reversibilità; tutto quello che la delega si propone è il superamento di sovrapposizioni e situazioni anomale. "Ribadisco che il Governo vuole dare e non togliere: per questo, per contrastare la povertà, nella Legge di stabilità è previsto lo stanziamento di 600 milioni per il 2016 e di 1 miliardo strutturale a partire dal 2017", ha poi aggiunto.

FONTE IL MATTINO

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SEZ.ECONOMIA Tokyo chiude in rialzo del 7% e trascina le Borse europee

15 Febbraio 2016, 09:48am

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Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SEZ.ECONOMIA Tokyo chiude in rialzo del 7% e trascina le Borse europee
SEZ.ECONOMIA Tokyo chiude in rialzo del 7% e trascina le Borse europee

INSERITO DA MORENA MOTTA Ore 9:30. L'incognita sulla riapertura delle Piazze cinesi si risolve con un leggero ribasso, ma a indossare i panni della protagonista nell'avvio della settimana dei mercati è la Borsa di Tokyo, che chiude con un risultato record (+7,16%) e numerose grandi azioni, da Nomura a Panasonic, in rialzo in doppia cifra. Un buon viatico per i mercati europei, che trattano positivi: Milano sale del 3,25% con le banche protagoniste e si riporta sopra 17mila punti. Londra cresce dell'1,6%, Parigi del 2,25% e Francoforte del 2,15%. Shanghai, chiusa durante la scorsa ottava per il Capodanno cinese, limita le perdite allo 0,63%, Shenzhen tiene la pari e Hong Kong risale del 3%.

Si restringe, dopo le recenti fiammate, lo spread tra Btp e Bund. Il differenziale di rendimento tra i decennali italiani e i pari durata tedeschi apre la seduta a 133 punti base, dai 138 della chiusura di venerdì. Flette anche il rendimento che passa dall'1,65%. L'euro tratta in leggero ribasso a 1,1207 dollari, dopo i forti rialzi della settimana scorsa. I deludenti dati sul Pil nipponico pesano sul super yen, che arretra a quota 113,82 sul biglietto verde e a 127,54 sulla moneta comune.

A sottolineare la fase di estrema volatilità dei mercati, capaci di pesanti ribassi e successivi rimbalzi, c'è il fatto che le notizie dal fronte macroeconomico del Sol Levante non sono state certo positive. Quello di Borsa è stato dunque un movimento speculativo e tecnico, dopo la peggior settimana degli ultimi sette anni, chiusa a -11%. Come accennato, i dati sul Pil del Giappone hanno registrato una nuova fase di contrazione per l'economia, in calo dello 0,4% nel periodo da ottobre a dicembre, con consumi deboli malgrado la politica espansiva messa in atto dal governo nipponico negli ultimi tre anni. Nell'intero 2015, la crescita del Pil si è limitata allo 0,4%. Le rilevazioni dell'ultimo trimestre hanno mostrato una flessione annua dell'1,4%, più marcata rispetto alle previsioni degli analisti interpellati dall'agenzia Bloomberg, di un meno 0,8%. La diminuzione dei consumi dello 0,8%, che da soli contribuiscono al 60% del Pil, e la crescita fiacca dei salari non consentono alle riforme del premier Shinzo Abe il raggiungimento dell'obiettivo di una ripresa dell'inflazione al 2% e l'uscita definitiva dalla spirale deflattiva che attanaglia la terza economia mondiale da quasi vent'anni. In questo senso si sono indirizzate le attenzioni della Banca centrale del Giappone, che ha sorpreso tutti muovendo recentemente i tassi sui depositi in negativo; probabile, a questo punto, che salti di nuovo il programmato aumento dell'Iva (dall'aprile 2017) dall'8 al 10%. In calo anche le esportazioni (-0,9%) su una debole domanda tanto dagli Usa quanto dalla Cina.

Proprio l'economia di Pechino ha registrato nuovi segnali di contrazione del commercio, sul quale pesa la debolezza della domanda sia esterna che interna. A gennaio le esportazioni cinesi sono scese dell'11,2% rispetto allo stesso mese del 2015, per un valore di 177,5 miliardi di dollari. Le importazioni sono invece calate del 18,8% tendenziale a 114,2 miliardi di dollari. La bilancia commerciale cinese è risultata così in attivo di 63,30 miliardi di dollari.

L'agenda macroeconomica occidentale prevede la relazione di Mario Draghi, il governatore Bce, alla commissione Affari economici e monetari del Parlamento europeo. Da Bankitalia si attendono i dati sul debito pubblico, mentre Wall Street e l'attività Usa sono fermate dalla festività del Presidents Day. La Borsa Usa è reduce dalla seconda settimana consecutiva di cali, ma la seduta di venerdì era stata positiva con il Dow Jones in rialzo del 2%.

A spiegare quel rally c'era anche il recupero del petrolio, che oggi si muove in lieve flessione sui mercati asiatici, mentre l'Iran si prepara a effettuare le prime consegne ai clienti europei dopo la rimozione delle sanzioni.

Il light crude Wti di New York perde 19 cent a 29,25 dollari al barile, il Brent di Londra cede 10 cent a 33,26 dollari al barile. L'oro è in ribasso a 1.214,68 dollari dopo aver toccato l'11 febbraio scorso i 1.263,48 dollari l'oncia, ai massimi da un anno.

FONTE di Raffaele Ricciardi LA REPUBBLICA

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