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sez. cultura e spettacoli

SEZ. CULTURA E SPETTACOLI Roma Summer Fest, dai Take That a Thom Yorke Tra gli italiani Mannoia, Maneskin, Il Volo, Irama

18 Maggio 2019, 09:22am

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La Cavea dell'Auditorium Parco della Musica di Roma © ANSA

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Thom Yorke, Skunk Anansie, Tears for Fears, Jared Leto con i suoi Thirty Seconds to Mars, Ben Harper, Diana Krall, Take That, Rufus Wainwright, Angélique Kidjo, Nick Mason, Steve Hackett (che suonerà il 20 luglio, giorno in cui ricorrerà il 50/o anniversario dello sbarco della luna), Toto e Apparat sono fra le star internazionali del Roma Summer Fest, in programma all'Auditorium Parco della Musica dal 23 giugno al 2 agosto.

Ad aprire il 23 giugno (con replica il 24) saranno i Maneskin. Fra gli altri italiani di quest'anno Fiorella Mannoia, Irama, vincitore di Amici nel 2018, Il Volo (che festeggia i 10 anni di carriera), Tiromancino con L'Ensemble Symphony Orchestra, gli iraniani di casa in Italia, Bowland, lanciati da X-Factor. In calendario anche progetti speciali legati soprattutto alla musica popolare, come i concerti/spettacoli di Massimo Ranieri (Malia napoletana), Gigi Proietti (Cavalli di battaglia), Tony Hadley con la Gerardo Di Lella Pop Orchestra, Taranta Gitana Opi & Gipsy Gold, con insieme in scena la Famiglia Reyes (Ex Gypsy Kings) e L'Orchestra Popolare Italiana di Ambrogio Sparagna. "Questa manifestazione, nata come Luglio suona bene e diventata Roma Summer Fest l'anno scorso, in 16 anni ha avuto un milione di spettatori - sottolinea Aurelio Regina, presidente di Fondazione Musica per Roma -. Ha già accolto tantissimi artisti internazionali, da Elton John a Sting, e ci onora il fatto che Dario Fo abbia fatto su questo palco il suo ultimo spettacolo". L'obiettivo di Roma Summer Fest è "offrire una proposta coinvolgente e varia, accessibile anche nei prezzi".

Un'iniziativa che rientra appieno nella missione di Musica per Roma "di cui è stato appena approvato il bilancio. Negli anni abbiamo trovato il giusto equilibrio tra impegno economico e proposta ampia e articolata". L'approvazione del bilancio della Fondazione "è la testimonianza di un buon lavoro fatto - spiega Albino Ruberti, capo di gabinetto del presidente della Regione Lazio - e il Roma Summer Fest ha un programma bello, ampio e di qualità". Nell'ambito della manifestazione, torna per il terzo anno anche Retape, progetto della Fondazione Musica per Roma nato per dare visibilità ai talenti emergenti della capitale. Sul palco, fra gli altri, Proietti, la Batteria, Wrongonyou e Jacopo Ratini, con ospiti speciali come Fabrizio Moro, Roberto Angelini e Ainé. "Questo festival è un vero regalo di energia per la Capitale - dice l'amministratore delegato dell'Auditorium Parco Della Musica José R. Dosal -. Lavoriamo perché la musica arrivi sempre al cuore delle persone, perché diventi un'indimenticabile esperienza di vita".

Per l'assessore alla crescita culturale e vicesindaco di Roma Capitale Luca Bergamo, il Roma Summer Fest, anche grazie allo spazio che offre ai giovani talenti, riflette "uno dei nostri elementi fondanti, offrire in ogni maniera la possibilità alle persone di partecipare alla vita culturale della propria comunità. Un diritto fondamentale dell'individuo, che contribuisce a formare la sua capacità di relazione con gli altri, e contrasta i fenomeni di frammentazione e di odio". Bergamo ricorda anche che "con i nostri cambiamenti ai Bandi per l'Estate Romana, abbiamo potuto far arrivare le proposte culturali direttamente dove le persone vivono e abbiamo così avuto un raddoppio secco del numero dei cittadini che hanno partecipato alle attività".

ANSA

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SEZ.CULTURA E SPETTACOLI A scuola di cinema: il “Marini Gioia” di Amalfi alle fasi finali del concorso. Ecco come votare

14 Maggio 2019, 07:02am

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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Ancora una soddisfazione per il “Marini – Gioia” di Amalfi. La classe VA linguistico ha infatti partecipato al concorso “A scuola di cinema”, classificandosi quinta su sedici partecipanti ed entrando nella fase finale.

Gli studenti dell’istituto amalfitano hanno quindi superato la prima fase del concorso “A scuola di Cinema, Raccontando un monumento”, che quest’anno raggiunge la sua seconda edizione.

Un comitato di valutazione, formato da tre componenti, uno per l’Ufficio Comunicazione della Presidenza della Regione Campania, uno per la Direzione Generale Politiche culturali e Turismo e uno per la Film Commission Campania, ha selezionato i dieci lavori che, sulla base dei punteggi assegnati secondo i criteri indicati all’articolo 5 del bando, passano alla fase finale.

É possibile votatare le scuole finaliste, tra cui il “Marini- Gioia”, sul sito della Regione Campania a partire da oggi, lunedì 13 maggio, e fino alle ore 24.00 del 20 maggio 2019.
È possibile esprimere una sola preferenza e i voti multipli o generati da bot verranno eliminati.

Le dieci scuole classificate sono:

Liceo Statale Manzoni di Caserta – Abbazia di San Pietro ad Montes. Passato, Presente e Futuro.

Istituto IIS Enrico Fermi di Sarno – Riannodare fili invisibili della storia: la Filanda Buchy

Liceo Scientifico Filippo Silvestri di Portici – Il cuore di una storia di un reale

Istituto Tecnico Commmerciale e per Geometri Vilfredo Pareto di Pozzuoli – Il risveglio di Diana

Liceo Linguistico Marini Gioia – Sapori e saperi della Costa d’Amalfi

Liceo Scientifico Filippo Silvestri di Portici – Un sogno veramente reale?

Istituto Superiore Gentileschi di Napoli – Bagnoli int’o street

Liceo Classico Tasso di Salerno – La Chiesa del Crocifisso a Salerno, un racconto tra arte e fede

Istituto Tecnico Industriale Enrico Medi di San Giorgio a Cremano – Misericordiella

Istituto Statale di Istruzione Superiore A. Rosmini di Palma Campania – Reportage nello storico Carnevale palmese

Non ci resta che collegarci al sito della Regione Campania e votare l’istituto Marini – Gioia!

AMALFINOTIZIE

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SEZ. CULTURA E SPETTACOLI Easy Rider, 50 anni fa la fine del sogno americano Icona controcultura, il film cult di Hopper a Cannes restaurato

11 Maggio 2019, 09:57am

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Easy Rider, 50 anni fa la fine del sogno americano © ANSA

INSERITO DA MORENA MOTTA 

C'è un concentrato impressionante di coincidenze, intuizioni e fatalità dietro la storia, ormai leggendaria, di "Easy Rider", il film d'esordio di Dennis Hopper diventato titolo di culto fin dall'estate del 1969. Prodotto con due soldi da Peter Fonda, figlio d'arte che si ritagliò il ruolo del protagonista "Captain America" Wyatt a fianco del regista (Billy), arrivato nelle sale il 14 luglio di un anno che infiammava Europa e America nel segno della rivolta giovanile, a soli dieci giorni dalla Festa dell'indipendenza americana, ma nel giorno della Rivoluzione Francese, portò nelle sale legioni di giovani grazie al passaparola della controcultura hippy, nonostante quella fosse un'estate torrida da Los Angeles a New York.

Sei giorni dopo, il 20 luglio, il primo americano sbarcava sulla luna e un mese dopo, il 15 agosto, Jimi Hendrix infiammava il popolo di Woodstock in uno dei concerti/raduni che hanno fatto la storia della gioventù ribelle. A ottobre se ne sarebbe andato Jack Kerouac il cui "Sulla strada" può a buon diritto essere citato come la Bibbia laica dei protagonisti di "Easy Rider", da sempre riconosciuto come il film "on the road" per eccellenza. Non è automatico spiegarsi il folgorante e immediato successo di una pellicola indipendente e senza attori famosi, apparentemente sfilacciata e quasi senza trama (la sceneggiatura del resto veniva volutamente improvvisata giorno per giorno), con un finale atroce e senza speranza, riflesso di una generazione che andava forzatamente a combattere in Vietnam e in pochi anni aveva visto cadere icone popolari e giovanili pur nelle profonde diversità come John Kennedy, Malcolm X e Martin Luther King.

Eppure il miracolo accadde e fu tanto sfolgorante da cambiare per sempre l'atteggiamento delle grandi major verso una nuova generazione di autori. La nuova Hollywood dei Coppola, Altman, Scorsese, Cassavetes nasce proprio grazie a "Easy Rider" come riconobbe uno dei "figli" di quel successo, George Lucas che con le major avrebbe poi avuto un vero e proprio idillio nel segno del cinema "giovane". Del resto il mondo del cinema fu rapido a capire l'importanza dell'opera prima di Dennis Hopper: gli europei lo scoprirono con il premio per il migliore esordio al Festival di Cannes; gli americani con due nomination all'Oscar e poi una serie infinita di riconoscimenti che oggi gli valgono un posto nella "hall of fame" dei 100 film più importanti nella storia del cinema a stelle e strisce. Quelle stesse "stars and stripes" che figurano sul casco di Wyatt e ne fanno un novello "Captain America", erede dell'ingenua ansia di libertà della creatura di Stan Lee, ingenuamente patriottico ma distante anni luce dalla grettezza retriva dell'America profonda. Quelle stesse stelle e strisce che bruciano con la bandiera americana alla fine del viaggio, sigillo di una tragedia con cui il regista seppelliva il sogno americano delle grandi praterie e di una nazione benigna e generosa. In effetti se si ripercorre la trama di "Easy Rider" si scopre subito l'intento di Dennis Hopper: i due moderni cowboy che attraversano le sconfinate distese dell'ovest e del sud, dalla California a New Orleans non sono certo santerellini (hanno comprato i loro leggendari "chopper" con un carico di cocaina importato dal Messico), ma sulla strada si imbattono nei veri mostri, portabandiera dei buoni sentimenti e dei probi comportamenti: poliziotti brutali, cittadini rancorosi e ubriaconi, autentici assassini protetti dall'anonimato. In alternativa ci sono solo un hippy inoffensivo e "fumato", due allegre ragazze da bordello e un avvocaticchio figlio di papà (Jack Nicholson) che per poche ore assapora con i due "pards" il profumo della libertà e per questo morirà per primo.

"Easy Rider" è una ballata triste in cui gli sterminati spazi della cavalcata ricordano il west di Sam Peckimpah e si contrappongono agli spazi angusti del "Laureato" di Mike Nichols (altra icona cinematografica del periodo) così come il timido Dustin Hoffman corrisponde allo sfrontato Peter Fonda. Se "Il laureato" sdoganava il desiderio sessuale nel cinema americano, "Easy Rider" si libera dal pudore verso gli stupefacenti, marijuana in testa, anche se l'esperienza del rip con l'LSD finirà drammaticamente per tutti. Segno che non è quella la via d'uscita e che forse alla fine del viaggio non c'è redenzione per un'intera civiltà che non sa più vivere nella libertà. Sono del resto i valori e le utopie che riecheggiano nella formidabile colonna sonora assemblata da Dennis Hopper con le canzoni che amava sentire e che hanno dato vita a una hit parade senza tempo, a cominciare da "The Weight" di Robbie Robertson, passando per "It's allright Ma" di Bob Dylan, "The Ballad of Easy Rider" di Roger McGuinn e fino a "Born to be Wild" di Steppenwolf. Il suo ritornello risuona ancora ad accompagnare lo spirito del film: "Prendi la tua moto e vai, giù sull'autostrada cercando l'avventura in tutto ciò che ci viene incontro. Prendi il mondo in un abbraccio d'amore, spara con tutte le tue pistole in un solo colpo ed esplodi nello spazio". Nella nuova estate di "Easy Rider" il film risplende a nuova vita grazie all'accurato restauro digitale in 4K che verrà presentato al festival di Cannes sul grande schermo della spiaggia e poi a Bologna al festival del "Cinema ritrovato". Varrà la pena di misurare se le utopie e i sogni affogati nel sangue di una gioventù di 50 anni fa mantengono ancora la forza ribelle e vitale che oggi servirebbe per diverse battaglie.

ANSA

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SEZ. CULTURA E SPETTACOLI Campi Flegrei: una mostra in ricordo di Tusa, l'archeologo scomparso in volo

9 Maggio 2019, 08:49am

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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA L’esposizione, con allestimento e curatela realizzati da Teichos, racconta la stagione di nascita dell’archeologia subacquea in Italia, nell’area Flegrea ed in Sicilia, e per quest’ultima dai suoi esordi fino alle più importanti esperienze istituzionali: la costituzione della Soprintendenza del Mare da parte di Sebastiano Tusa.

Un percorso, supportato da allestimenti multimediali e sensoriali, con l’utilizzo di materiali video e fotografici, provenienti dagli archivi delle Soprintendenze del ministero per i Beni e le attività culturali, dagli istituti specializzati, dagli archivi privati, dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana. Un’esplorazione dagli anni ’50, tra condizioni e circostanze che hanno determinato la nascita dell’archeologia subacquea come disciplina, evidenziandone ruoli e protagonisti.
 



Una preview che anticipa, essendone complemento necessario, il progetto “Thalassa. Meraviglie dei Mari della Magna Grecia e del Mediterraneo”, mostra che sarà inaugurata al MANN-Museo archeologico Nazionale di Napoli, nel Salone della Meridiana il 25 settembre prossimo.

Articolata per sezioni, Thalassa racconta attraverso i reperti e le immagini l’evoluzione dell’archeologia subacquea fin dall’iniziale processo di formazione del suo statuto scientifico. Spiega attraverso i relitti via via ritrovati, anche in relazione allo sviluppo delle tecnologie, l’affascinante individuazione dei flussi migratori e delle relazioni lungo le coste, le relazioni tra popoli, tra punti di partenza e di arrivo, la loro localizzazione nelle diverse aree geografiche; conduce il visitatore, con un salto nel tempo, circa 60 milioni di anni, tra i segreti del mare Mediterraneo, nelle città-porto, mete del commercio sin dall’antichità e luoghi di racconto dei processi di trasformazione dell’ambiente naturale da parte dell’uomo.
Un Progetto promosso dal Parco Archeologico dei Campi Flegrei, con il MANN, l’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, e Teichos, anche in forza di un protocollo da essi sottoscritto per sviluppare, nel prossimo triennio, una serie di attività culturali, di ricerca, divulgazione e informazione.

Al progetto, agli eventi collegati e a questa preview, realizzata nella curatela e nell’allestimento secondo i suoi indirizzi, ha lavorato con passione il compianto Sebastiano Tusa, assessore ai Beni culturali e all’Identità siciliana.
Thalassa è il suo testamento scientifico. Questo appuntamento costituisce il primo grande omaggio e riconoscimento sentito, che viene rivolto alla memoria di un grande studioso, un grande archeologo e soprattutto un grande uomo. 

IL MATTINO

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SEZ. CULTURA E SPETTACOLI Buon compleanno Barbara D'Urso, al Grande Fratello si festeggia con il video di Dolceamaro

7 Maggio 2019, 08:10am

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Buon compleanno Barbara D'Urso, al Grande Fratello si festeggia con il video di Dolceamaro

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Buon compleanno Barbara D'Urso. La regina del Grande Fratello 2019ha festeggiato in diretta allo scoccare della mezzanotte ballando sulle note di Dolceamaro, la nuova hit in collaborazione con Cristiano Malgioglio.

Grande Fratello, Serena Rutelli in lacrime per la lettera del fratello: «Sono felice. La porta, per lui, è aperta»
Grande Fratello, Barbara D'urso sbotta con Kiko e difende Michael Terlizzi: «Quello che dici è una presa per il c*lo» 



 Maria Carmela d'Urso la stacanovista di casa Mediaset ha festeggiato in diretta con il suo pubblico il compleanno. Allo scoccare della mezzanotte insieme a Cristiano Malgioglio ha ballato sulle note di Dolceamaro, il nuovo tormentone estivo. 
Nata a Napoli il 7 maggio del 1957, Barbara D'Urso spegne 62 candeline, con una grinta e un fisico pazzesco «Ma è mezzanotte? - ha scherzato in diretta - ma allora possiamo festeggiare i miei 22 anni» ... e come darle torto!

DI IDA DI GRAZIA

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SEZ. CULTURA E SPETTACOLI Cortellesi, la mia Petra libera e post femminista A Genova sul set della serie Sky diretta da Maria Sole Tognazzi

2 Maggio 2019, 10:54am

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PETRA - Paola Cortellesi (Credit photo: Luisa Carcavale) © ANSA

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA GENOVA - Le raffiche di libeccio, gonfie dell'odore sferzante del mare, sono il presagio della burrasca imminente. Nell'arena del palazzetto dello sport, tra gli spalti coperti da una polvere impietosa, l'ispettrice Petra Delicato avanza lentamente, il trench scuro, la pistola nella mano sinistra lungo il fianco, lo sguardo concentrato. Dal fondo della scena, come in un duello western, avanza a passi sicuri l'antagonista: cappotto oversize, capelli rasati, sguardo di ghiaccio, le intima di appoggiare l'arma a terra. E' il capo di una setta russa che costringe i giovani adepti ad evirarsi: ha preso in ostaggio uno degli uomini dell'ispettrice e la ricatta.

Nel vecchio palasport di Genova, gloriosa struttura che ha visto decine di gare di atletica indoor, concerti dei Beatles, Sinatra e Pavarotti, e perfino l'unica edizione del Superbowl italiano nel 1983, si gira il terzo episodio di 'Petra', la nuova produzione originale Sky con Cattleya e Bartlebyfilm, in onda prossimamente su Sky Cinema. Quattro storie gialle al femminile ispirate alla detective di Barcellona più famosa del mondo, Petra Delicado, protagonista della saga bestseller di Alicia Gimenez-Bartlett che in Italia ha venduto (con Sellerio) oltre un milione e mezzo di copie. A darle il volto è Paola Cortellesi, diretta da Maria Sole Tognazzi. "Mi sono innamorata subito di Petra, perché è una donna che si è liberata dai cliché femminili, dal giogo dei ruoli che ci impone la società o ci imponiamo noi stesse", sottolinea Cortellesi, esaltando la personalità indipendente dell'ispettrice, due matrimoni falliti alle spalle, catapultata dall'archivio in prima linea per indagare su casi di omicidio e violenza. "E' una donna che prende in mano la sua vita e se ne assume i rischi, senza accettare compromessi né legami e quindi affrontando un po' di solitudine e l'eventualità di non piacere necessariamente agli altri, ma non se ne fa un cruccio. E' eccezionale, tutti vorremmo assomigliarle un po'. E' fuori dagli schemi, dall'etichetta femminile o femminista, perciò la amo. Siccome certe sovrastrutture le ho - confessa l'attrice, che intanto si gode il podio degli incassi cinematografici con Che cosa ci dice il cervello, al secondo posto dietro il super fenomeno Avengers - pensavo che sarebbe stato più difficile interpretarla. E invece si è creata subito un'enorme sintonia".

"Petra è bella, è tosta, è ironica: un personaggio autobiografico", ride Alicia Gimenez-Bartlett, anche lei a Genova per incontrare i giornalisti in una pausa delle riprese, consapevole di aver creato un''eroina' che in qualche modo ha anticipato negli anni '90 i movimenti neo femministi: "L'onda del cambiamento - sottolinea la scrittrice - in Spagna è molto forte, forse un po' meno in Italia, per l'influenza della Chiesa, che non è un'amica naturale della donna. La fiction non può cambiare la realtà, ma può dare un contributo. E non si tratta di femminismo a oltranza: nessuno può dire che le donne non hanno gli stessi diritti degli uomini. Chi non è femminista è uno stronzo!", esclama. "Anche in Italia - aggiunge la Cortellesi - ci sono movimenti femministi, ma o non se li fila nessuno, o c'è qualcuno che si permette di metterli in discussione come è successo qualche settimana fa", dice alludendo al congresso delle famiglie di Verona.

La forza di Petra ha subito conquistato anche Maria Sole Tognazzi, che debutta alla regia di una serie tv e torna a lavorare con Paola Cortellesi dopo Passato prossimo (2003), il film che le valse il Globo d'oro per la miglior opera prima e un Nastro d'argento come miglior regista esordiente. "E' una gioia infinita ritrovare Paola. Avevo letto tutti i romanzi di Petra e mi ero subito appassionata. Fa parte della tipologia di figure femminili che mi piacciono: donne libere, sole, o che decidono di stare in coppia con chi vogliono". "Una femminista 2.0", le fa eco Nils Hartmann, direttore delle Produzioni originali di Sky, "un personaggio fuori dagli stereotipi, capace di sottolineare la sua autonomia in modo molto naturale e ironica".

A fare coppia fissa con Petra nelle indagini è il viceispettore, che nei romanzi è Fermin Garzon, qui invece Antonio Monte (Andrea Pennacchi), un poliziotto vecchio stampo vicino alla pensione, ricco di saggezza e intuizioni. Per adattare, nei quattro episodi, i primi quattro romanzi della saga (Riti di morte, Giorno da cani, Messaggeri dell'oscurità, Morti di carta), gli sceneggiatori Giulia Calenda, Furio Andreotti e Ilaria Macchia si sono impegnati ad attualizzare le tecniche investigative, "rispettando però il cuore del giallo", spiegano. L'azione si sposta da Barcellona a Genova: "Cercavamo una città che avesse alcuni elementi chiave come il mare, il porto, la varietà dei luoghi e le differenze di classe che spesso fanno da sfondo alle storie. E un centro industriale: Genova ci è sembrata perfetta", spiega Riccardo Tozzi, fondatore e co-ceo di Cattleya, rivelando che si pensa già a un sequel, anche perché i romanzi della saga sono almeno una decina: "Siamo pronti ad andare a oltranza".

Le riprese, con il supporto della Genova-Liguria Film Commission, si sono svolte fino a metà aprile in decine di location del capoluogo ligure (anche sotto lo scheletro del ponte Morandi), per spostarsi poi a Roma.

ANSA

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SEZ.CULTURA E SPETTACOLI Grande Fratello 2019, Francesca De André risponde a papà Cristiano: «Noi nate dal letame»

25 Aprile 2019, 07:31am

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Grande Fratello 2019, Francesca De Andrè risponde al padre:«Mio nonno diceva dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori.Noi siamo nate dal letame

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA La terza puntata del Grande Fratello 2019 si apre subito con la faida familiare tra Francesca e Cristiano De André. Quando è entrata Francesca De Andrè nella casa c'è stata una diffida del padre sia alla figlia che a Mediaset, ma nei giorni scorsi Cristiano ha rilasciato delle dichiarazioni sempre contro le figlie e Francesca ha risposto così: «Mio nonno diceva dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori. Noi siamo nate dal letame».


«La settimana scorsa - ricorda ai telespettatori Barbara D'Urso  - ti avevo chiesto di non parlare del tuo rapporto burrascoso con tuo padre, ma è accaduto qualcosa» (parte un video di Francesca De Andrè disperata perchè non può "raccontarsi senza raccontare"). «Noi di mediaset e tu sei stata rispettosissima, ma è successa una cosa molto particolare, perchè  venerdì è stato tuo padre a parlare» le mostrano gli articoli e risponde: «che schifo, se c'è una persona che diffama è lui, io ho vinto una causa perchè ha scritto un libro in cui diffamava. E' lui che deve farsi una vita, gli piace passare da vittima, ma lui è tutto tranne che una vittima, basta scrivere il suo nome e cognome su google per capire quanto fa schifo. Ha picchiato donne, ha fatto incidenti perchè non era lucido.  Comoda la vita lui può parlare e ame mi diffida, ci si vede in tribunale bello!»
 




 «Partiamo dal presupposto che se io avessi avuto una famiglia non mi avrebbero affidato al comune di MIlano, Beato lui che non posso aprire la bocca, a me sembra che la vittima l'abbia sempre fatta lui. Io ho sempre risposto alle accuse». Interviene anche la sorella Fabrizia: «non ti preoccupare».
«Purtroppo  - conclude rabbiosa Francesca - i lividi addosso non mi sono rimasti, ma ho portato le prove  in tribunale, quello che ha lasciato mio padre è solo violenza. Mio nonno diceva dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori, noi siamo nate dal letame».
di Ida Di Grazia  IL GAZZETTINO 

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SEZ. CULTURA E SPETTACOLI Marco Bellocchio, racconto Buscetta senza ideologia Il traditore?, il mio film più personale e oggettivo

20 Aprile 2019, 08:46am

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Il traditore di Marco Bellocchio in Concorso al Festival di cannes @Fabio Lovino © ANSA

 INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Si fa presto a dire tradimento? Nel caso di Tommaso Buscetta ''La cosa è molto più complessa, come è complesso il suo personaggio. Da qui ho preferito fare un film in qualche modo aperto nel quale anche il suo tradimento deve essere visto in questa ottica" così all'ANSA Marco Bellocchio commenta l'ingresso de 'Il Traditore', interpretato da Pierfrancesco Favino, nella competizione del 72/mo festival di Cannes (14-25 maggio). "Stranamente è un film personalissimo, pur non avendo fatto nulla di quello che ha fatto Buscetta, e al tempo stesso oggettivo", ha proseguito il regista di Bobbio definendolo "film civile ma senza ideologia né retorica".
    E ancora Bellocchio nella sede di Rai Cinema: "Naturalmente sono contento per l'invito a Cannes. Il concorso è una gara e posso solo accettarla cercando di fare il più bel film possibile, correndo freneticamente perché c'è veramente poco tempo. È un film ancora diverso da tutti i precedenti - continua -, forse assomiglia un po' a 'Buongiorno, notte' perché i personaggi si chiamano coi loro veri nomi, ma dall'esterno, i protagonisti sono spesso in pubblico, per esempio nel gran teatro del Maxiprocesso di Palermo e in altri teatri di altri processi con un copione diverso, pur essendo i personaggi spesso ripresi a distanza ravvicinata, trascurando però quei tempi psicologici, quelle nevrosi e psicosi 'borghesi' che sono state spesso la materia prima di molti film che ho fatto in passato''.
    Ma la cosa di cui parla con più passione il regista de 'I Pugni in tasca' "è il dialetto siciliano, una lingua meravigliosa spesso storpiata, ridicolizzata, caricaturizzata anche dal nostro cinema''. Quale meraviglia nel girare questo film? "Quella di parlare coi protagonisti, quella di tanti piccoli preziosi dettagli come alcune cose che ho notato nel maxi processo o cose che ho visto girando nell'aula bunker".
    E ancora sulla lettura colta di Marco Bellocchio del caso Buscetta:''Sul tradimento ho appena letto 'Giuda' di Amos Oz, una cosa che ha pesato su questo film''.
    'Il traditore', film di vendette e tradimenti su Tommaso Buscetta (Pierfrancesco Favino), detto anche il "boss dei due mondi" inizia con l'arresto in Brasile e l'estradizione di Buscetta in Italia, passando per l'amicizia con il giudice Falcone e gli irreali silenzi del Maxiprocesso alla mafia. Ed è proprio nel momento in cui la giustizia sembra aver segnato un punto, che Cosa Nostra ricorda a Buscetta e all'Italia che la sua sconfitta è ben lontana. Scoppia la bomba a Capaci e Buscetta alzerà il tiro facendo il nome di Andreotti: un tragico boomerang che lo costringerà a fuggire dall'Italia per sempre.
    Nel cast del film, che sarà distribuito da O1 il 23 maggio nel giorno della ricorrenza della strage di Capaci, anche Maria Fernanda Candido (moglie di Buscetta), Fabrizio Ferracane (Pippo Calò), Fausto Russo Alesi (Giovanni Falcone) e Luigi Lo Cascio (Totuccio Contorno). 'Il traditore' è prodotto da IBC MOVIE, KAVAC FILM con Rai Cinema, in coproduzione con Ad Vitam (Francia), Match Factory (Germania) e Gullane (Brasile).
    ANSA

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SEZ.CULTURA E SPETTACOLI Opera Roma: la Vedova Allegra come un musical Applausi a rilettura operetta con la regia di Michieletto

16 Aprile 2019, 10:11am

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Una foto di scena della 'Vedova Allegra', Roma, 14 aprile 2019. ANSA/ UFFICIO STAMPA TEATRO  DELL'OPERA/ YASUKO KAGEYAMA © ANSA

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Il valzer della tradizione lascia spazio ai passi del rock and roll e del twist in una balera fine anni Cinquanta con il lieto fine della vedova miliardaria che sposa il dipendente della piccola banca in crisi salvandola così dal tracollo finanziario. Ha riscosso applausi la rilettura che Damiano Michieletto ha dato della "Vedova Allegra", l' operetta più famosa andata in scena il 14 aprile al Teatro Dell'Opera di Roma.
    Con le trovate del giovane regista veneziano, "Die lustige Witwe", composta nel 1905 da Franz Lehàr abbandona le atmosfere della Bèlle Epoque e si propone come un musical.
    Il pubblico della "prima" romana ha mostrato di apprezzare l' impegno del bel cast e la direzione dell'orchestra affidata a Constantin Trinks, uno specialista al debutto al Costanzi, con il coro istruito da Roberto Gabbiani. L'allestimento in lingua originale con i sopratitoli in italiano e in inglese dei dialoghi e delle parti cantate libera la vicenda uscita dalla penna dei librettisti Victor Lèon e Leo Stein dalle forzature inevitabili della traduzione italiana. D'effetto le scene di Paolo Fanti, i bei costumi dai toni pastello di Carla Teti, le luci di Alessandro Carletti e i movimenti dei ballerini curati da Chiara Vecchi.
     I tre atti raccontano di intrecci amorosi e gelosie ma nelle intenzioni di Michieletto, quella della ricca vedova Hanna Glawari che in molti vogliono sposare per la sua eredità viene resa effettivamente come una storia di soldi nella quale i personaggi acquistano maggiore concretezza rispetto ai toni caricaturali. Njegus, da giullare e figura comica, qui assume le forme di un Cupido che sparge polvere di stelle e per colpire al cuore le sue vittime muove e passa di mano un ventaglio. La paludata ambasciata dell'immaginario Stato di Pontevedro diventa la sede della Pontevedro bank che il direttore cerca di tenere in vita grazie al matrimonio della disinibita ereditiera con uno dei suoi dipendenti. Applausi a Nadja Mchantaf nel ruolo della protagonista e a Paulo Szot - il Danilo che alla fine sposerà Hanna - che si mostra anche chitarrista, accennando tra rock e blues con una elettrica rossa il motivo del celebre valzer dal palco della balera.
    Il timbro frivolo dell'operetta vira aprendo al sogno e a un velo di malinconia, come nel tenero lento dei due anziani nel secondo atto. Alla fine l'applauso va a tutto il cast, tra gli altri Anthony Michaels-Moore (Barone Mirko Zeta), Adriana Ferfecka (Valencienne), Peter Sonn (Camille de Rossillon), Karl-Heinz Macek (Njegus). "Il pubblico ha accolto molto bene uno spettacolo ambientato negli anni Cinquanta - ha detto il sovrintendente Carlo Fuortes - che riesce a restituire alla lettera il contenuto del libretto. È diventato un vero e proprio musical, una produzione veramente riuscita". La Vedova allegra, una coproduzione con il Teatro La Fenice di Venezia, si replica martedì 16, mercoledì 17 e giovedì 18 alle 20, venerdì 19 alle 18 e sabato 20 alle 16.30. (ANSA).

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SEZ. CULTURA E SPETTACOLI Louis Garrel, 'L'uomo fedele' sono io Casta, mi ispiro a Magnani, Schneider e Rowland

6 Aprile 2019, 10:18am

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L'UOMO FEDELE di L. Garrel con L. Casta e L.R. Dep © ANSA

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Marianne (Laetitia Casta) e Abel (Louis Garrel) si amano e vivono insieme, ma un bel giorno all'improvviso lei lascia lui perché aspetta un figlio da Paul, il miglior amico di Abel. Nessun dramma, nessun piatto rotto, nessuna richiesta di spiegazione da parte di Abel che fa i bagagli e se ne va. Inizia così 'L'uomo fedele' diretto e interpretato da Louis Garrel e in sala dall'11 aprile con Europictures. "Sono sempre stato circondato da donne forti - spiega a Roma Garrel -, perciò sono abituato a lasciar fare alle donne. Molti uomini che hanno visto il film mi hanno detto che non si identificavano troppo in Abel, invece per me è normale".

E sullo stesso tema ha da dire qualcosa anche la Casta, moglie di Garrel: "Non decidere è alla fine un modo per mantenere il potere". Tornando a 'L'uomo fedele' , scritto dallo stesso Garrel insieme a Jean-Claude Carrière, ritroviamo Abel, nove anni dopo, al funerale di Paul, l'amico che gli aveva rubato e messa in cinta Marianne. Gli ex amanti si rivedono e pensano bene di ricominciare ma la giovanissima Eve, sorella di Paul, è innamorata di Abel e lo vuole. A complicare tutto, in questo film che attraversa tanti generi, c'è Joseph, figlio di Marianne e Paul, appassionato di enigmi polizieschi e convinto che la madre abbia avvelenato il padre. "Questo è un film di sentimenti, ma non sentimentale - dice Garrell di questo suo secondo lavoro da regista -. E lavorare poi con Carrière è stato fondamentale perché io amo il sentimentalismo e lui lo odia. Certo per 'L'uomo fedele' mi sono ispirato a Truffaut, anche se il film attraversa tanti generi dalla commedia, al thriller al romanticismo. Comunque - riconosce - volevo fare un film tipicamente francese in cui si possono ritrovare Mirabeau, Racine e libri come Le relazioni pericolose (romanzo epistolare di Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos del 1782)".

Di poche parole la bellissima Casta all'incontro stampa. Attrici di riferimento? "Sicuramente Anna Magnani, Romy Schneider e Gena Rowland - dice l'attrice - . I film che mi piacciano di più - aggiunge- sono sicuramente quelli d'amore anche se oggi sono molto commerciali". Lavorare con il marito sul set? "Una cosa davvero strana - dice - Louis diventa un'altra persona".

ANSA

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