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sez. cultura e spettacoli

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SEZ. CULTURA E SPETTACOLI Spiccano fiabe russe a Premio Andersen Tra eventi Festival Sestri Levante, Allevi, Gualazzi e Augias

30 Maggio 2019, 10:03am

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Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

 (ANSA)

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Spicca la quantità di fiabe russe tra il migliaio di elaborati inviati anche quest'anno da tutto il mondo per la 52/a edizione del Premio Andersen, in programma a Sestri Levante (Genova) dal 6 al 9 giugno. Al Festival Andersen, la kermesse di spettacolo per i luoghi pubblici che a Sestri Levante attira in media 75mila presenze, è stata conferita quest'anno la Medaglia del Presidente della Repubblica e il prestigioso premio Hans Christian Andersen Award, assegnato in Danimarca agli eventi nel mondo che si distinguono per qualità e opera di promozione dedicata al favolista danese. L'edizione è dedicata a David Bixio che nel 1967 ha ideato il premio Andersen-Baia delle Favole e ad Antonello Pischedda, che nel 1997 ha fatto nascere il Festival, scomparsi entrambi quest'anno. Premio e Festival sono stati presentati oggi a Genova dal direttore artistico Leonardo Pischedda, dalla sindaca del comune di Sestri Levanti Valentina Ghio, con l'assessora Maria Elisa Bixio, e dall'assessora alla Cultura di Regione Liguria Ilaria Cavo. Il Festival si aprirà come da tradizione giovedì 6 con il tradizionale corteo dei bambini. Oltre alla novità in giuria, con la presidenza di Lidia Ravera, ospite d'onore della kermesse sarà il pianista Giovanni Allevi che inaugurerà venerdì 7 i Racconti della Baia del Silenzio con voce e pianoforte assieme alla vice direttrice generale di Save the Children, per raccontare la quotidianità anche di sofferenza dei bambini in molte parti del mondo. Sul palcoscenico attesi poi Corrado Augias, Diodato, Elio Germano e Omar Rashid, con il jazz-pop di Raphael Gualazzi al sabato sera. Poi ancora Janusz Gawronski e Paolo di Giannantonio, Lidia Ravera e Laura Morante con Antonio Farò Trio. Per il teatro di strada, schierati artisti anche da Cile, Argentina, Uruguay, e poi laboratori, teatro per bambini e racconti. "E' momento turisticamente davvero interessante, apre una stagione che quest'anno ha avuto problematiche gravi e che l'ultimo mese non ha aperto con le migliori premesse meteo. ci auguriamo che sia un preludio per una buona stagione turistica", ha detto la sindaca Ghio. "Il tema di quest'anno è la coscienza, che è poi prendere coscienza di sé, saper distinguere, conoscere. Coscienza significa imparare dalle cose e farle proprie", ha ricordato il direttore artistico Pischedda."L'edizione 2019 la dedicherà a tutti coloro i quali si impegnano nel sociale - ha ricordato l'assessora Cavo -, decidendo di scendere in campo per la difesa dei diritti dei bambini", "battaglia importante" da applaudire. ANSA

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SEZ. CULTURA E SPETTACOLI "Da Tel Aviv con amore", firmato Leonard Cohen In 50 lettere da Christie's la love story con Marianne

25 Maggio 2019, 09:46am

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Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

Leonard Cohen © EPA INSERITO DA STAF NEW YORK - Da Tel Aviv con amore. Firmato "Cohen". Tra il 5 e il 13 giugno Christie's metterà all'asta un archivio in gran parte inedito di 50 lettere inviate da Leonard Cohen alla sua musa più famosa, Marianne Ihlen, l'ispiratrice della canzone "So Long Marianne".

Spedite dall'isola di Idra, da Montreal ("Che posso dire, mi manchi"), New York, Tel Aviv e l'Avana e scritte negli anni centrali per la carriera di Cohen, le lettere contengono dettagli biografici ed emozioni forti: assieme il filmato di una delle love story più appassionanti dell'epoca del "flower power", ma anche la trasformazione di un giovane uomo in un grande artista, il poeta di "Like a Bird on the Wire" che ha fatto da colonna sonora alla malinconia e alle speranze di generazioni.

Inclusa nella vendita è la lettera (la stima e' tra 6.000 e 9.000 dollari) scritta da Tel Aviv nel settembre 1960 all'inizio della relazione. Cohen proclama: "E' difficile scriverti. Il rumore del mare è troppo forte, la spiaggia troppo affollata e tu sei troppo nel mio cuore per trovare le parole". Era la prima separazione dei due amanti, lei era ancora sposata allo scrittore norvegese Axel Jensen con cui aveva avuto un bambino, lui aveva appena comprato con una piccola eredità una casa a Idra di cui sentiva enormemente la mancanza.

C'è anche all'asta da quella casa una campana di bronzo con la crepa che fu poi inclusa nel coro di "Anthem" (8.000-12.000 dollari) e una lettera autografa del febbraio 1967 dopo il suo primo grande concerto a New York. Cohen scrive di aver cantato "per la prima volta ieri sera, in un grande concerto di beneficenza. Ogni cantante di cui conosci il nome era lì. Judy Collins mi ha presentato al pubblico, oltre tremila persone e tutti sembravano sapere chi ero, soprattutto a causa di 'Suzanne'". Dopo Idra Marianne e Leonard vissero assieme per un po' a Montreal, fino a quando lui andò per la sua strada e si mise con altre donne tra cui Joni Mitchell and Janis Joplin. Rimasero però sempre in contatto fino alla morte di Marianne, nel luglio del 2016 a 81 anni. Leonard, in una lettera aperta, scrisse: "Penso che ti seguirò molto presto" e mantenne l'impegno quattro mesi dopo.

L'asta coincide con un docu/film girato da Nick Broomfield, il regista britannico già dietro la cinepresa per "Kurt & Courtney" sulla love story tra Kurt Cobain e Courtney Love, che approderà nelle sale americane e canadesi il 5 luglio. E intanto a New York una mostra itinerante sul cantante di "Hallelujah" al Jewish Museum resterà aperta fino a settembre: l'installazione multimediale itinerante fu approvata dallo stesso Leonard prima di morire.

ANSA

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SEZ. CULTURA E SPETTACOLI MARCO MENGONI DALL’ATLANTICO AD EBOLI PER UNA NOTTE DAL SAPORE LATINO

20 Maggio 2019, 18:23pm

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Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

SEZ. CULTURA E SPETTACOLI MARCO MENGONI DALL’ATLANTICO AD EBOLI PER UNA NOTTE DAL SAPORE LATINO

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Lo avevamo lasciato sospeso a mezz’aria nel cielo dei palazzetti che hanno ospitato le date del Marco Mengoni live2016, per poi ritrovarlo a distanza di circa tre anni quasi a vagare nei sotterranei delle stesse arene indoor prima di mostrarsi al suo “esercito” di fan grazie ad una botola che sbuca nel centro del palco. Comincia proprio così, infatti, l’ “Atlantico tour” di Marco Mengoni che ieri sera ha fatto tappa al Palasele di Eboli per la seconda data prevista in terra campana, trasformata per l’occasione dal cantante in “un posto ideale, dove per una notte tutto è possibile.” Introdotto dai possenti colpi di batteria degli ultimi singoli “Muhammad Alì” e “Voglio”, l’artista laziale ha immediatamente rubato tutta la scena a sua disposizione presentandosi al pubblico da solo ed in completo total white, a fare da contrasto con le ombre dei suoi compagni di viaggio sparpagliati nello sfondo costituito da un telo semitrasparente utilizzato per celare buona parte dello stage. Quest’ultimo si mostra in tutta la sua magnificenza solo al termine del trittico di brani iniziale, quando la caduta improvvisa del velo rivela la presenza di un enorme ledwall incastonato a mo’ di fondale in una struttura dalle fattezze industriali costituita da grosse impalcature mobili e da una miriade di corpi luminosi che, vagando per il palco e modificandosi a fasi alterne, generano le atmosfere dei vari brani in scaletta in un modo talmente penetrante da creare una serie di effetti scenici su cui è impossibile non far posare l’occhio. Il rosso intenso emanato dalla struttura principale durante l’esecuzione di alcuni brani al pianoforte, si mescola più volte al verde ed al blu ritmato dei laser, prima di lasciare spazio alle tinte unite che toccano l’apice nell’ocra de “La ragione del mondo”, la cui esecuzione trasforma il Palasele in una specie di jazz club dal sapore newyorkese, ed il cui skyline notturno viene più volte richiamato alla mente e sembra quasi prendere vita nelle immagini nitide del megaschermo che accompagnano l’esecuzione di “Dove si vola “. Il viaggio nel mondo occidentale continua anche durante le successive porzioni di show, quando l’insormontabile oceano Atlantico che dà il nome all’intera tournée, grazie alla musica ed alla presenza scenica di Mengoni, diventa quasi una piccolissima pozzanghera in grado di azzerare le distanze tra le armonie latino americane e le ciclicità nostrane. L’aria godereccia di Cuba e l’andazzo tribale scandito dai calavera messicani impressi sullo schermo invadono il palazzetto di Eboli mentre nelle casse rinsuonano le varie “Buona vita” e “La casa di Azul”, prima di lasciare spazio al portoghese cantato di “Amalia” ed al virtuosismo della capoeira e della samba che conducono nella tortuosità delle favelas di Rio. I tanti “Esseri umani” incontrati in questo lungo cammino si palesano prima in una delle canzoni storiche presenti in scaletta, e poi nell’unica voce proveniente dal pubblico che a suon di cori e boati prende ben presto il posto delle danze e del ritmo, assecondando i virtuosismi e gli accordi del sorridente Mengoni e della sua band durante l’intonazione dei brani più famosi. In quest’ottica le varie “Io ti aspetto”, “L’essenziale” e “Credimi ancora” si arrichiscono di un sottofondo corale unico che scorre via senza attrito spianando la strada alla chiusura finale affidata all’ oriunda “Hola”. L’ennesimo richiamo al mondo latino, che fa pensare già ad un nuovo viaggio imminente verso terre lontane.

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SEZ. CULTURA E SPETTACOLI Roma Summer Fest, dai Take That a Thom Yorke Tra gli italiani Mannoia, Maneskin, Il Volo, Irama

18 Maggio 2019, 09:22am

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La Cavea dell'Auditorium Parco della Musica di Roma © ANSA

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Thom Yorke, Skunk Anansie, Tears for Fears, Jared Leto con i suoi Thirty Seconds to Mars, Ben Harper, Diana Krall, Take That, Rufus Wainwright, Angélique Kidjo, Nick Mason, Steve Hackett (che suonerà il 20 luglio, giorno in cui ricorrerà il 50/o anniversario dello sbarco della luna), Toto e Apparat sono fra le star internazionali del Roma Summer Fest, in programma all'Auditorium Parco della Musica dal 23 giugno al 2 agosto.

Ad aprire il 23 giugno (con replica il 24) saranno i Maneskin. Fra gli altri italiani di quest'anno Fiorella Mannoia, Irama, vincitore di Amici nel 2018, Il Volo (che festeggia i 10 anni di carriera), Tiromancino con L'Ensemble Symphony Orchestra, gli iraniani di casa in Italia, Bowland, lanciati da X-Factor. In calendario anche progetti speciali legati soprattutto alla musica popolare, come i concerti/spettacoli di Massimo Ranieri (Malia napoletana), Gigi Proietti (Cavalli di battaglia), Tony Hadley con la Gerardo Di Lella Pop Orchestra, Taranta Gitana Opi & Gipsy Gold, con insieme in scena la Famiglia Reyes (Ex Gypsy Kings) e L'Orchestra Popolare Italiana di Ambrogio Sparagna. "Questa manifestazione, nata come Luglio suona bene e diventata Roma Summer Fest l'anno scorso, in 16 anni ha avuto un milione di spettatori - sottolinea Aurelio Regina, presidente di Fondazione Musica per Roma -. Ha già accolto tantissimi artisti internazionali, da Elton John a Sting, e ci onora il fatto che Dario Fo abbia fatto su questo palco il suo ultimo spettacolo". L'obiettivo di Roma Summer Fest è "offrire una proposta coinvolgente e varia, accessibile anche nei prezzi".

Un'iniziativa che rientra appieno nella missione di Musica per Roma "di cui è stato appena approvato il bilancio. Negli anni abbiamo trovato il giusto equilibrio tra impegno economico e proposta ampia e articolata". L'approvazione del bilancio della Fondazione "è la testimonianza di un buon lavoro fatto - spiega Albino Ruberti, capo di gabinetto del presidente della Regione Lazio - e il Roma Summer Fest ha un programma bello, ampio e di qualità". Nell'ambito della manifestazione, torna per il terzo anno anche Retape, progetto della Fondazione Musica per Roma nato per dare visibilità ai talenti emergenti della capitale. Sul palco, fra gli altri, Proietti, la Batteria, Wrongonyou e Jacopo Ratini, con ospiti speciali come Fabrizio Moro, Roberto Angelini e Ainé. "Questo festival è un vero regalo di energia per la Capitale - dice l'amministratore delegato dell'Auditorium Parco Della Musica José R. Dosal -. Lavoriamo perché la musica arrivi sempre al cuore delle persone, perché diventi un'indimenticabile esperienza di vita".

Per l'assessore alla crescita culturale e vicesindaco di Roma Capitale Luca Bergamo, il Roma Summer Fest, anche grazie allo spazio che offre ai giovani talenti, riflette "uno dei nostri elementi fondanti, offrire in ogni maniera la possibilità alle persone di partecipare alla vita culturale della propria comunità. Un diritto fondamentale dell'individuo, che contribuisce a formare la sua capacità di relazione con gli altri, e contrasta i fenomeni di frammentazione e di odio". Bergamo ricorda anche che "con i nostri cambiamenti ai Bandi per l'Estate Romana, abbiamo potuto far arrivare le proposte culturali direttamente dove le persone vivono e abbiamo così avuto un raddoppio secco del numero dei cittadini che hanno partecipato alle attività".

ANSA

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SEZ.CULTURA E SPETTACOLI A scuola di cinema: il “Marini Gioia” di Amalfi alle fasi finali del concorso. Ecco come votare

14 Maggio 2019, 07:02am

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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Ancora una soddisfazione per il “Marini – Gioia” di Amalfi. La classe VA linguistico ha infatti partecipato al concorso “A scuola di cinema”, classificandosi quinta su sedici partecipanti ed entrando nella fase finale.

Gli studenti dell’istituto amalfitano hanno quindi superato la prima fase del concorso “A scuola di Cinema, Raccontando un monumento”, che quest’anno raggiunge la sua seconda edizione.

Un comitato di valutazione, formato da tre componenti, uno per l’Ufficio Comunicazione della Presidenza della Regione Campania, uno per la Direzione Generale Politiche culturali e Turismo e uno per la Film Commission Campania, ha selezionato i dieci lavori che, sulla base dei punteggi assegnati secondo i criteri indicati all’articolo 5 del bando, passano alla fase finale.

É possibile votatare le scuole finaliste, tra cui il “Marini- Gioia”, sul sito della Regione Campania a partire da oggi, lunedì 13 maggio, e fino alle ore 24.00 del 20 maggio 2019.
È possibile esprimere una sola preferenza e i voti multipli o generati da bot verranno eliminati.

Le dieci scuole classificate sono:

Liceo Statale Manzoni di Caserta – Abbazia di San Pietro ad Montes. Passato, Presente e Futuro.

Istituto IIS Enrico Fermi di Sarno – Riannodare fili invisibili della storia: la Filanda Buchy

Liceo Scientifico Filippo Silvestri di Portici – Il cuore di una storia di un reale

Istituto Tecnico Commmerciale e per Geometri Vilfredo Pareto di Pozzuoli – Il risveglio di Diana

Liceo Linguistico Marini Gioia – Sapori e saperi della Costa d’Amalfi

Liceo Scientifico Filippo Silvestri di Portici – Un sogno veramente reale?

Istituto Superiore Gentileschi di Napoli – Bagnoli int’o street

Liceo Classico Tasso di Salerno – La Chiesa del Crocifisso a Salerno, un racconto tra arte e fede

Istituto Tecnico Industriale Enrico Medi di San Giorgio a Cremano – Misericordiella

Istituto Statale di Istruzione Superiore A. Rosmini di Palma Campania – Reportage nello storico Carnevale palmese

Non ci resta che collegarci al sito della Regione Campania e votare l’istituto Marini – Gioia!

AMALFINOTIZIE

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SEZ. CULTURA E SPETTACOLI Easy Rider, 50 anni fa la fine del sogno americano Icona controcultura, il film cult di Hopper a Cannes restaurato

11 Maggio 2019, 09:57am

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Easy Rider, 50 anni fa la fine del sogno americano © ANSA

INSERITO DA MORENA MOTTA 

C'è un concentrato impressionante di coincidenze, intuizioni e fatalità dietro la storia, ormai leggendaria, di "Easy Rider", il film d'esordio di Dennis Hopper diventato titolo di culto fin dall'estate del 1969. Prodotto con due soldi da Peter Fonda, figlio d'arte che si ritagliò il ruolo del protagonista "Captain America" Wyatt a fianco del regista (Billy), arrivato nelle sale il 14 luglio di un anno che infiammava Europa e America nel segno della rivolta giovanile, a soli dieci giorni dalla Festa dell'indipendenza americana, ma nel giorno della Rivoluzione Francese, portò nelle sale legioni di giovani grazie al passaparola della controcultura hippy, nonostante quella fosse un'estate torrida da Los Angeles a New York.

Sei giorni dopo, il 20 luglio, il primo americano sbarcava sulla luna e un mese dopo, il 15 agosto, Jimi Hendrix infiammava il popolo di Woodstock in uno dei concerti/raduni che hanno fatto la storia della gioventù ribelle. A ottobre se ne sarebbe andato Jack Kerouac il cui "Sulla strada" può a buon diritto essere citato come la Bibbia laica dei protagonisti di "Easy Rider", da sempre riconosciuto come il film "on the road" per eccellenza. Non è automatico spiegarsi il folgorante e immediato successo di una pellicola indipendente e senza attori famosi, apparentemente sfilacciata e quasi senza trama (la sceneggiatura del resto veniva volutamente improvvisata giorno per giorno), con un finale atroce e senza speranza, riflesso di una generazione che andava forzatamente a combattere in Vietnam e in pochi anni aveva visto cadere icone popolari e giovanili pur nelle profonde diversità come John Kennedy, Malcolm X e Martin Luther King.

Eppure il miracolo accadde e fu tanto sfolgorante da cambiare per sempre l'atteggiamento delle grandi major verso una nuova generazione di autori. La nuova Hollywood dei Coppola, Altman, Scorsese, Cassavetes nasce proprio grazie a "Easy Rider" come riconobbe uno dei "figli" di quel successo, George Lucas che con le major avrebbe poi avuto un vero e proprio idillio nel segno del cinema "giovane". Del resto il mondo del cinema fu rapido a capire l'importanza dell'opera prima di Dennis Hopper: gli europei lo scoprirono con il premio per il migliore esordio al Festival di Cannes; gli americani con due nomination all'Oscar e poi una serie infinita di riconoscimenti che oggi gli valgono un posto nella "hall of fame" dei 100 film più importanti nella storia del cinema a stelle e strisce. Quelle stesse "stars and stripes" che figurano sul casco di Wyatt e ne fanno un novello "Captain America", erede dell'ingenua ansia di libertà della creatura di Stan Lee, ingenuamente patriottico ma distante anni luce dalla grettezza retriva dell'America profonda. Quelle stesse stelle e strisce che bruciano con la bandiera americana alla fine del viaggio, sigillo di una tragedia con cui il regista seppelliva il sogno americano delle grandi praterie e di una nazione benigna e generosa. In effetti se si ripercorre la trama di "Easy Rider" si scopre subito l'intento di Dennis Hopper: i due moderni cowboy che attraversano le sconfinate distese dell'ovest e del sud, dalla California a New Orleans non sono certo santerellini (hanno comprato i loro leggendari "chopper" con un carico di cocaina importato dal Messico), ma sulla strada si imbattono nei veri mostri, portabandiera dei buoni sentimenti e dei probi comportamenti: poliziotti brutali, cittadini rancorosi e ubriaconi, autentici assassini protetti dall'anonimato. In alternativa ci sono solo un hippy inoffensivo e "fumato", due allegre ragazze da bordello e un avvocaticchio figlio di papà (Jack Nicholson) che per poche ore assapora con i due "pards" il profumo della libertà e per questo morirà per primo.

"Easy Rider" è una ballata triste in cui gli sterminati spazi della cavalcata ricordano il west di Sam Peckimpah e si contrappongono agli spazi angusti del "Laureato" di Mike Nichols (altra icona cinematografica del periodo) così come il timido Dustin Hoffman corrisponde allo sfrontato Peter Fonda. Se "Il laureato" sdoganava il desiderio sessuale nel cinema americano, "Easy Rider" si libera dal pudore verso gli stupefacenti, marijuana in testa, anche se l'esperienza del rip con l'LSD finirà drammaticamente per tutti. Segno che non è quella la via d'uscita e che forse alla fine del viaggio non c'è redenzione per un'intera civiltà che non sa più vivere nella libertà. Sono del resto i valori e le utopie che riecheggiano nella formidabile colonna sonora assemblata da Dennis Hopper con le canzoni che amava sentire e che hanno dato vita a una hit parade senza tempo, a cominciare da "The Weight" di Robbie Robertson, passando per "It's allright Ma" di Bob Dylan, "The Ballad of Easy Rider" di Roger McGuinn e fino a "Born to be Wild" di Steppenwolf. Il suo ritornello risuona ancora ad accompagnare lo spirito del film: "Prendi la tua moto e vai, giù sull'autostrada cercando l'avventura in tutto ciò che ci viene incontro. Prendi il mondo in un abbraccio d'amore, spara con tutte le tue pistole in un solo colpo ed esplodi nello spazio". Nella nuova estate di "Easy Rider" il film risplende a nuova vita grazie all'accurato restauro digitale in 4K che verrà presentato al festival di Cannes sul grande schermo della spiaggia e poi a Bologna al festival del "Cinema ritrovato". Varrà la pena di misurare se le utopie e i sogni affogati nel sangue di una gioventù di 50 anni fa mantengono ancora la forza ribelle e vitale che oggi servirebbe per diverse battaglie.

ANSA

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SEZ. CULTURA E SPETTACOLI Campi Flegrei: una mostra in ricordo di Tusa, l'archeologo scomparso in volo

9 Maggio 2019, 08:49am

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Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA L’esposizione, con allestimento e curatela realizzati da Teichos, racconta la stagione di nascita dell’archeologia subacquea in Italia, nell’area Flegrea ed in Sicilia, e per quest’ultima dai suoi esordi fino alle più importanti esperienze istituzionali: la costituzione della Soprintendenza del Mare da parte di Sebastiano Tusa.

Un percorso, supportato da allestimenti multimediali e sensoriali, con l’utilizzo di materiali video e fotografici, provenienti dagli archivi delle Soprintendenze del ministero per i Beni e le attività culturali, dagli istituti specializzati, dagli archivi privati, dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana. Un’esplorazione dagli anni ’50, tra condizioni e circostanze che hanno determinato la nascita dell’archeologia subacquea come disciplina, evidenziandone ruoli e protagonisti.
 



Una preview che anticipa, essendone complemento necessario, il progetto “Thalassa. Meraviglie dei Mari della Magna Grecia e del Mediterraneo”, mostra che sarà inaugurata al MANN-Museo archeologico Nazionale di Napoli, nel Salone della Meridiana il 25 settembre prossimo.

Articolata per sezioni, Thalassa racconta attraverso i reperti e le immagini l’evoluzione dell’archeologia subacquea fin dall’iniziale processo di formazione del suo statuto scientifico. Spiega attraverso i relitti via via ritrovati, anche in relazione allo sviluppo delle tecnologie, l’affascinante individuazione dei flussi migratori e delle relazioni lungo le coste, le relazioni tra popoli, tra punti di partenza e di arrivo, la loro localizzazione nelle diverse aree geografiche; conduce il visitatore, con un salto nel tempo, circa 60 milioni di anni, tra i segreti del mare Mediterraneo, nelle città-porto, mete del commercio sin dall’antichità e luoghi di racconto dei processi di trasformazione dell’ambiente naturale da parte dell’uomo.
Un Progetto promosso dal Parco Archeologico dei Campi Flegrei, con il MANN, l’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, e Teichos, anche in forza di un protocollo da essi sottoscritto per sviluppare, nel prossimo triennio, una serie di attività culturali, di ricerca, divulgazione e informazione.

Al progetto, agli eventi collegati e a questa preview, realizzata nella curatela e nell’allestimento secondo i suoi indirizzi, ha lavorato con passione il compianto Sebastiano Tusa, assessore ai Beni culturali e all’Identità siciliana.
Thalassa è il suo testamento scientifico. Questo appuntamento costituisce il primo grande omaggio e riconoscimento sentito, che viene rivolto alla memoria di un grande studioso, un grande archeologo e soprattutto un grande uomo. 

IL MATTINO

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SEZ. CULTURA E SPETTACOLI Buon compleanno Barbara D'Urso, al Grande Fratello si festeggia con il video di Dolceamaro

7 Maggio 2019, 08:10am

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Buon compleanno Barbara D'Urso, al Grande Fratello si festeggia con il video di Dolceamaro

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Buon compleanno Barbara D'Urso. La regina del Grande Fratello 2019ha festeggiato in diretta allo scoccare della mezzanotte ballando sulle note di Dolceamaro, la nuova hit in collaborazione con Cristiano Malgioglio.

Grande Fratello, Serena Rutelli in lacrime per la lettera del fratello: «Sono felice. La porta, per lui, è aperta»
Grande Fratello, Barbara D'urso sbotta con Kiko e difende Michael Terlizzi: «Quello che dici è una presa per il c*lo» 



 Maria Carmela d'Urso la stacanovista di casa Mediaset ha festeggiato in diretta con il suo pubblico il compleanno. Allo scoccare della mezzanotte insieme a Cristiano Malgioglio ha ballato sulle note di Dolceamaro, il nuovo tormentone estivo. 
Nata a Napoli il 7 maggio del 1957, Barbara D'Urso spegne 62 candeline, con una grinta e un fisico pazzesco «Ma è mezzanotte? - ha scherzato in diretta - ma allora possiamo festeggiare i miei 22 anni» ... e come darle torto!

DI IDA DI GRAZIA

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SEZ. CULTURA E SPETTACOLI Cortellesi, la mia Petra libera e post femminista A Genova sul set della serie Sky diretta da Maria Sole Tognazzi

2 Maggio 2019, 10:54am

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PETRA - Paola Cortellesi (Credit photo: Luisa Carcavale) © ANSA

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA GENOVA - Le raffiche di libeccio, gonfie dell'odore sferzante del mare, sono il presagio della burrasca imminente. Nell'arena del palazzetto dello sport, tra gli spalti coperti da una polvere impietosa, l'ispettrice Petra Delicato avanza lentamente, il trench scuro, la pistola nella mano sinistra lungo il fianco, lo sguardo concentrato. Dal fondo della scena, come in un duello western, avanza a passi sicuri l'antagonista: cappotto oversize, capelli rasati, sguardo di ghiaccio, le intima di appoggiare l'arma a terra. E' il capo di una setta russa che costringe i giovani adepti ad evirarsi: ha preso in ostaggio uno degli uomini dell'ispettrice e la ricatta.

Nel vecchio palasport di Genova, gloriosa struttura che ha visto decine di gare di atletica indoor, concerti dei Beatles, Sinatra e Pavarotti, e perfino l'unica edizione del Superbowl italiano nel 1983, si gira il terzo episodio di 'Petra', la nuova produzione originale Sky con Cattleya e Bartlebyfilm, in onda prossimamente su Sky Cinema. Quattro storie gialle al femminile ispirate alla detective di Barcellona più famosa del mondo, Petra Delicado, protagonista della saga bestseller di Alicia Gimenez-Bartlett che in Italia ha venduto (con Sellerio) oltre un milione e mezzo di copie. A darle il volto è Paola Cortellesi, diretta da Maria Sole Tognazzi. "Mi sono innamorata subito di Petra, perché è una donna che si è liberata dai cliché femminili, dal giogo dei ruoli che ci impone la società o ci imponiamo noi stesse", sottolinea Cortellesi, esaltando la personalità indipendente dell'ispettrice, due matrimoni falliti alle spalle, catapultata dall'archivio in prima linea per indagare su casi di omicidio e violenza. "E' una donna che prende in mano la sua vita e se ne assume i rischi, senza accettare compromessi né legami e quindi affrontando un po' di solitudine e l'eventualità di non piacere necessariamente agli altri, ma non se ne fa un cruccio. E' eccezionale, tutti vorremmo assomigliarle un po'. E' fuori dagli schemi, dall'etichetta femminile o femminista, perciò la amo. Siccome certe sovrastrutture le ho - confessa l'attrice, che intanto si gode il podio degli incassi cinematografici con Che cosa ci dice il cervello, al secondo posto dietro il super fenomeno Avengers - pensavo che sarebbe stato più difficile interpretarla. E invece si è creata subito un'enorme sintonia".

"Petra è bella, è tosta, è ironica: un personaggio autobiografico", ride Alicia Gimenez-Bartlett, anche lei a Genova per incontrare i giornalisti in una pausa delle riprese, consapevole di aver creato un''eroina' che in qualche modo ha anticipato negli anni '90 i movimenti neo femministi: "L'onda del cambiamento - sottolinea la scrittrice - in Spagna è molto forte, forse un po' meno in Italia, per l'influenza della Chiesa, che non è un'amica naturale della donna. La fiction non può cambiare la realtà, ma può dare un contributo. E non si tratta di femminismo a oltranza: nessuno può dire che le donne non hanno gli stessi diritti degli uomini. Chi non è femminista è uno stronzo!", esclama. "Anche in Italia - aggiunge la Cortellesi - ci sono movimenti femministi, ma o non se li fila nessuno, o c'è qualcuno che si permette di metterli in discussione come è successo qualche settimana fa", dice alludendo al congresso delle famiglie di Verona.

La forza di Petra ha subito conquistato anche Maria Sole Tognazzi, che debutta alla regia di una serie tv e torna a lavorare con Paola Cortellesi dopo Passato prossimo (2003), il film che le valse il Globo d'oro per la miglior opera prima e un Nastro d'argento come miglior regista esordiente. "E' una gioia infinita ritrovare Paola. Avevo letto tutti i romanzi di Petra e mi ero subito appassionata. Fa parte della tipologia di figure femminili che mi piacciono: donne libere, sole, o che decidono di stare in coppia con chi vogliono". "Una femminista 2.0", le fa eco Nils Hartmann, direttore delle Produzioni originali di Sky, "un personaggio fuori dagli stereotipi, capace di sottolineare la sua autonomia in modo molto naturale e ironica".

A fare coppia fissa con Petra nelle indagini è il viceispettore, che nei romanzi è Fermin Garzon, qui invece Antonio Monte (Andrea Pennacchi), un poliziotto vecchio stampo vicino alla pensione, ricco di saggezza e intuizioni. Per adattare, nei quattro episodi, i primi quattro romanzi della saga (Riti di morte, Giorno da cani, Messaggeri dell'oscurità, Morti di carta), gli sceneggiatori Giulia Calenda, Furio Andreotti e Ilaria Macchia si sono impegnati ad attualizzare le tecniche investigative, "rispettando però il cuore del giallo", spiegano. L'azione si sposta da Barcellona a Genova: "Cercavamo una città che avesse alcuni elementi chiave come il mare, il porto, la varietà dei luoghi e le differenze di classe che spesso fanno da sfondo alle storie. E un centro industriale: Genova ci è sembrata perfetta", spiega Riccardo Tozzi, fondatore e co-ceo di Cattleya, rivelando che si pensa già a un sequel, anche perché i romanzi della saga sono almeno una decina: "Siamo pronti ad andare a oltranza".

Le riprese, con il supporto della Genova-Liguria Film Commission, si sono svolte fino a metà aprile in decine di location del capoluogo ligure (anche sotto lo scheletro del ponte Morandi), per spostarsi poi a Roma.

ANSA

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SEZ.CULTURA E SPETTACOLI Grande Fratello 2019, Francesca De André risponde a papà Cristiano: «Noi nate dal letame»

25 Aprile 2019, 07:31am

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Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

Grande Fratello 2019, Francesca De Andrè risponde al padre:«Mio nonno diceva dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori.Noi siamo nate dal letame

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA La terza puntata del Grande Fratello 2019 si apre subito con la faida familiare tra Francesca e Cristiano De André. Quando è entrata Francesca De Andrè nella casa c'è stata una diffida del padre sia alla figlia che a Mediaset, ma nei giorni scorsi Cristiano ha rilasciato delle dichiarazioni sempre contro le figlie e Francesca ha risposto così: «Mio nonno diceva dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori. Noi siamo nate dal letame».


«La settimana scorsa - ricorda ai telespettatori Barbara D'Urso  - ti avevo chiesto di non parlare del tuo rapporto burrascoso con tuo padre, ma è accaduto qualcosa» (parte un video di Francesca De Andrè disperata perchè non può "raccontarsi senza raccontare"). «Noi di mediaset e tu sei stata rispettosissima, ma è successa una cosa molto particolare, perchè  venerdì è stato tuo padre a parlare» le mostrano gli articoli e risponde: «che schifo, se c'è una persona che diffama è lui, io ho vinto una causa perchè ha scritto un libro in cui diffamava. E' lui che deve farsi una vita, gli piace passare da vittima, ma lui è tutto tranne che una vittima, basta scrivere il suo nome e cognome su google per capire quanto fa schifo. Ha picchiato donne, ha fatto incidenti perchè non era lucido.  Comoda la vita lui può parlare e ame mi diffida, ci si vede in tribunale bello!»
 




 «Partiamo dal presupposto che se io avessi avuto una famiglia non mi avrebbero affidato al comune di MIlano, Beato lui che non posso aprire la bocca, a me sembra che la vittima l'abbia sempre fatta lui. Io ho sempre risposto alle accuse». Interviene anche la sorella Fabrizia: «non ti preoccupare».
«Purtroppo  - conclude rabbiosa Francesca - i lividi addosso non mi sono rimasti, ma ho portato le prove  in tribunale, quello che ha lasciato mio padre è solo violenza. Mio nonno diceva dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori, noi siamo nate dal letame».
di Ida Di Grazia  IL GAZZETTINO 

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