SALERNO E PROVINCIA NEWS SALERNO Crac Amato, al processo anche Del Mese L'ex sottosegretario arriva in stampelle
INSERITO DA ANGELA CECERE
Nei corridoi ha detto: questo è un processo contro di me No alla testimonianza di De Luca chiesta da Siciliotti SALERNO — Il sindaco di Salerno e viceministro alle infrastrutture Vincenzo De Luca non sarà tra i testimoni chiamati in aula a favore del presidente del consiglio nazionale dei dottori commercialisti Claudio Siciliotti imputato per concorso in bancarotta fraudolenta nel processo per il crac Amato. Ieri mattina, alla ripresa delle udienze, i giudici della prima sezione penale (presidente Gaetano De Luca) hanno ritenuto «superflua o irrilevante» la deposizione del primo cittadino, estraneo alle vicende giudiziarie, richiesta invece dai legali di Siciliotti insieme a quella, tra gli altri, di Giuseppe Mussari, ex presidente del Monte dei Paschi di Siena, anch'egli indagato per concorso in bancarotta per dissipazione. Una decisione che è scaturita dopo una lunga camera di consiglio tesa a sfoltire il numero dei mezzi di prova da acquisire presentati sia dall'accusa che dalla difesa per ciascuno degli imputati (ventisette) considerati dal collegio giudicante «sovrabbondanti e sostituibili». IN AULA - Il processo è ripreso ieri mattina con l'imputato «eccellente», l'ex sottosegretario Paolo Del Mese, per la prima volta in aula. Sorretto dal bastone per i postumi del doppio intervento all'anca che ha costituito finora motivo di legittimo impedimento per comparire alle udienze, e accompagnato dagli avvocati Massimo Torre e Paolo Toscano, ha seguito seduto in prima fila tutti i passaggi delle operazioni economiche che hanno portato al fallimento dello storico pastificio salernitano effettuati dal curatore fallimentare Luigi Amendola durante la sua testimonianza. Alla prossima udienza, fissata per venerdì 31 maggio, Del Mese, che è tuttora agli arresti domiciliari per poter sottoporsi alle cure fisioterapiche prescrittegli dai medici che lo hanno operato, renderà dichiarazioni spontanee. «Questo processo è un romanzo a puntate - ha detto l'ex potente della Democrazia Cristiana nei corridoi del tribunale durante una pausa - non è il processo Amato, questo è il processo Del Mese». Il curatore fallimentare Amendola si è soffermato sulle tre relazioni da lui redatte fin dall'epoca in cui era commissario giudiziale, relazioni da cui, ha detto il pm Vincenzo Senatore, hanno tratto spunto parte delle imputazioni. «Già al 31 dicembre 2005 - dice Amendola - il pastificio Amato aveva registrato perdite per circa dieci milioni di euro. L'utile successivo era stato dovuto a una plusvalenza che non è utile d'impresa. Ancora perdite nel 2007 per circa 4 milioni di euro con trenta dipendenti in cassa integrazione speciale». Ma il più «vistoso elemento di discrasia» Amendola lo rileva mettendo a confronto il bilancio 2010 con quello di due anni prima: «Il 2008 chiude con un utile di circa un milione, il 2009 con un utile di 532 mila euro e poi al 31 dicembre 2010 perdite rilevanti nell'ordine dei 40 milioni». Da qui la conclusione che «due commercialisti hanno posto in essere una serie di attività che hanno rivisitato completamente i dati al fine di renderli rapportabili alla proposta di concordato». Un atto di «nascondimento al ceto creditizio» da cui si partirà nel controesame del 31. G. B.
CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
17.05.2013.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA


INSERITO DA ANNA DI DOMENICO