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primo piano e anteprima

PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Genova, strangola la moglie e chiama i carabinieri: «L'ho ammazzata, non ce la facevo più». Erano in fase di separazione

28 Luglio 2022, 08:37am

Pubblicato da Miki Pappacoda

PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Genova, strangola la moglie e chiama i carabinieri: «L'ho ammazzata, non ce la facevo più». Erano in fase di separazione

INSERITO DA ANGELA CECERE L'omicidio è avvenuto nella loro abitazione a Trasta, nell'entroterra di Genova Un uomo di 58 anni, Sebastiano Cannella, ha ucciso sua moglie, Marzia Bettino, coetanea, nel tardo pomeriggio di oggi. L'omicidio è avvenuto nella loro abitazione a Trasta, nell'entroterra di Genova. L'uomo ha poi chiamato i carabinieri dicendo di aver ucciso la moglie. Sul posto i militari del nucleo investigativo e radiomobile. Il dramma è avvenuto sulle alture di Bolzaneto MARITO UCCIDE LA MOGLIE A GENOVA E CHIAMA I CARABINIERI La donna sarebbe stata strangolata. Nella coppia da tempo c'erano frizioni e i due si stavano separando. Secondo gli investigatori anche in precedenza tra i due c'erano state liti. Dopo aver ucciso la moglie l'uomo ha girovagato per la Valpolcevera, poi ha chiamato i carabinieri. I militari lo hanno fatto parlare al telefono a lungo per avere indicazioni da dove stesse chiamando. Quando è stato individuato il luogo è stato raggiunto da più pattuglie. L'uomo è stato trasferito a Forte San Giuliano, sede del comando provinciale dei carabinieri per essere interrogato. Marito e moglie, italiani, hanno entrambi 58 anni. UCCIDE LA MOGLIE: L'AVEVA DENUNCIATA PER MINACCE L'autore dell'omicidio aveva in passato denunciato la moglie per minacce. Mentre la donna non avrebbe mai presentato denunce per maltrattamenti verso il marito. Lo hanno ricostruito i carabinieri. L'uomo, Sebastiano Cannella, operaio nel settore del movimento terra, è in stato di fermo e sarà interrogato nella notte dal sostituto procuratore Federico Panichi. La vittima si chiamava Marzia Bettino. La coppia ha due figli che al momento dell'omicidio non erano nell'abitazione della famiglia, in via della Riviera nella frazione genovese di Trasta. Appena fermato dai carabinieri Cannella ha detto: «Non ce la facevo più».

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Segregata in casa a 19 anni, con le catene alla porta. Da mesi picchiata e minacciata dal suo compagno

27 Luglio 2022, 09:47am

Pubblicato da Miki Pappacoda

PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Segregata in casa a 19 anni, con le catene alla porta. Da mesi picchiata e minacciata dal suo compagno

INSERITO DA ANGELA CECERE L'uomo di 37 anni la costringeva in uno stato di sudditanza psicologica con minacce e violenze Rinchiusa in casa senza poter uscire. Segregata, con la catena sulla porta d'ingresso per impedirle di fuggire. Come in una prigione, una giovane di 19 anni residente a Lanciano, in Abruzzo, ha trovato la forza ed il coraggio di opporsi a questo forma di schiavitù impostale dal suo compagno, un uomo di 37 anni. Dopo l'ennesimo maltrattamento la vittima è riuscito a chiamare le forze dell'ordine che sono intervenuti e hanno arrestato il suo aguzzino. Erano mesi che la ragazza subiva violenze, maltrattamenti, minacce dal suo compagno, più grande di lei di quasi 20 anni e già con precedenti di polizia. La 19enne, esausta di un amore insano ed ossessivo, ha deciso di rivolgersi alla polizia di Lanciano, che sono intervenuti in casa, arrestando l'uomo con diverse accuse, in attesa di convalida dal magistrato. Da un primo racconto della vittima, il suo compagno avrebbe iniziato con scatti d'ira nei suoi confronti, che nel tempo sono diventati episodi violenti; calci e pugni, minacce di morte, intimidazioni di ogni tipo, che avrebbero indotto nella ragazza uno stato di sudditanza psicologica e paura. Il culmine di questa relazione malata, è stato quando l'uomo ha messo una catena sulla porta di casa per impedirle di uscire e di avere qualsiasi contatto con l'esterno.

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Valentina Giunta, uccisa a coltellate a 32 anni. Il dolore sui social: «Spero tu abbia trovato la pace»

27 Luglio 2022, 09:17am

Pubblicato da Miki Pappacoda

PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Valentina Giunta, uccisa a coltellate a 32 anni. Il dolore sui social: «Spero tu abbia trovato la pace»

INSERITO DA ANGELA CECERE La donna ritrovata in una pozza di sangue, viveva con i due figli, mentre l'ex-compagno è detenuto in carcereSi chiama Valentina Giunta, la donna di 32 anni uccisa nella sua abitazione nella zona del Castello Ursino a Catania. La donna è stata ferita a morte con diversi fendenti, ed è stata rinvenuta a terra nella stanza da letto, con tagli in più parti del corpo, in particolare sul collo e sulla schiena. Gli operatori del 118, intervenuti sul luogo del delitto, hanno cercato di salvarle la vita, ma la 32enne, madre di due figli maschi, è morta poco dopo. Secondo le prime ricostruzioni, coinvolta nell'omicidio potrebbe esserci una persona con meno di 18 anni, visto che nell'inchiesta è stata coinvolta anche la Procura per i minorenni.  Il dolore sui social «Con i tuoi grossi problemi, pensavi a darmi supporto. A te che ieri sei venuta per darmi forza, a te che sei stata sfortunata voglio solo dirti che ti voglio tanto bene e che spero che adesso abbia trovato la pace che ti mancava da troppo tempo". Abbiamo tutti i cuori spezzati, troverai in cielo la pace che su questa terra ti hanno rubato» è uno dei messaggi lasciati sul profilo social di Valentina Giunta. Madre di due figli  A poche ore dal delitto, avvenuto lunedì sera, tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti, quella di un omicidio maturato in ambito familiare. La vittima viveva in via Di Giacomo, nel quartiere San Cristoforo a Catania ed il suo ex-compagno, padre dei due figli con cui abitava nell'appartamento dove è avvenuto l'omicidio, è stato arrestato ed attualmente si trova nel carcere di Caltanissetta. L'ex-compagno, 35enne, finì in carcere insieme al padre con l'accusa di tentato omicidio nei confronti di Sebastiano Musumeci.Valentina Giunta, nel rione San Cristoforo era conosciuta ed in passato aveva denunciato ai carabinieri la gelosia dell'uomo con cui viveva, che poi è finito in carcere.

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA SINCERI AUGURI DI BUON COMPLEANNO ALLA VICEDIRETTRICE MORENA MOTTA

27 Luglio 2022, 03:03am

Pubblicato da Miki Pappacoda

di Michele Pappacoda Felicissimi Auguri di Buon Compleanno all vicedirettrice Morena Motta una ragazza dolce dal cuore buono e generoso e che svolge il suo lavoro cono impegno e professionalità. Auguri di vero cuore dal direttore Michele Pappacoda e da tutta la redazione. Buon Compleanno Morena 

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Si lancia col parapendio e finisce contro recinzione di filo spinato. Muore un 55enne

25 Luglio 2022, 09:07am

Pubblicato da Miki Pappacoda

PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Si lancia col parapendio e finisce contro recinzione di filo spinato. Muore un 55enne

INSERITO DA ANGELA CECERE Inutili i soccorsi del 118 che hanno tentato di rianimarlo. Il decesso è avvenuto poco dopo l'impattoUna passione che si trasforma in un incidente mortale. A perdere la vita è un uomo di 55 anni, Michelangelo Spataro, morto dopo essersi lanciato con il parapendio. La tragedia si è verificata a Castronovo di Sicilia, nel palermitano, dove l'uomo, dopo il lancio, è finito contro una recinzione di filo spinato. Sull’episodio stanno indagando i carabinieri della stazione di Lercara Friddi. L'incidente Secondo una prima ricostruzione l'uomo si sarebbe lanciato da Corleone e sarebbe precipitato a Castronovo di Sicilia, dove è morto. Ancora incerta la dinamica dell'incidente mortale; dalle prime ricostruzioni non è chiaro se l'uomo sia deceduto a causa dell'impatto o per le ferite riportate contro il filo spinato. Il 55enne, residente a Bolognetta, nel Palermitano è stato soccorso dagli operatori del 118 che hanno tentato di rianimarlo, ma l'intervento non ha potuto salvargli la vita.

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Auto si schianta, mamma e figlio di 3 mesi volano fuori dall'abitacolo: Vanessa muore a 31 anni, il bimbo illeso Una donna di 31 anni, Vanessa Carta, è morta questa sera in Abruzzo

25 Luglio 2022, 08:47am

Pubblicato da Miki Pappacoda

PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Auto si schianta, mamma e figlio di 3 mesi volano fuori dall'abitacolo: Vanessa muore a 31 anni, il bimbo illeso Una donna di 31 anni, Vanessa Carta, è morta questa sera in Abruzzo

INSERITO DA ANGELA CECERE Una donna di 31 anni, Vanessa Carta, è morta questa sera in Abruzzo in un incidente stradale avvenuto sulla strada statale 83, tra Pescina e Venere in provincia dell'Aquila. La giovane era sull'auto, una Fiat Panda, guidata dal marito insieme al figlioletto di soli tre mesi. BIMBO ILLESO, MAMMA MORTA La vettura è uscita di strada e la donna è stata proiettata fuori dall'abitacolo insieme al piccino. Lei è morta battendo la testa contro una pietra, mentre il bebè è rimasto incolume. All'ospedale il marito, rimasto ferito. 

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Auguri di Buon Onomastico a mio padre Giacomo

25 Luglio 2022, 06:31am

Pubblicato da Miki Pappacoda

DI MICHELE PAPPACODA Caro pàpà oggi e il tuo onomastico e sono qui a porgerti i miei più sinceri e belli auguri fatti veramente col cuore e ricordo tutto quello che hai fatto per noi in particolare per me. Nonostante la mia disabilità mi ha fatto prendere il diploma e anche la patente di guida e diceva sempre "figlio mio vai avanti sempre, fatti rispettare che anche un filo di paglia vale tanto" . Devo ringraziare soltanto lui che ora sono qualcuno. GRAZIE PAPA BUON ONOMASTICO

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Alessia Pifferi resta in carcere per l'omicidio della figlia di un anno e mezzo: «Volevo un futuro con il mio compagno»

23 Luglio 2022, 15:11pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

 

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Per la morte della piccola ​Diana, la bambina morta di stenti, il gip di Milano ha disposto che la mamma Alessia Pifferi resti in carcere: è accusata di omicidio volontario. Il giudice Fabrizio Filice, infatti, ha convalidato il fermo e disposto la custodia in carcere per omicidio volontario nella forma omissiva aggravato dai futili motivi per la 37enne che per più di 6 giorni ha lasciato la figlia di un anno e mezzo a casa da sola facendola morire di stenti.

Alessia Pifferi non si è limitata a prevedere e accettare «il rischio» che la piccola morisse ma, «pur non perseguendolo come suo scopo finale, alternativamente» lo ha voluto, come è risultato anche da varie dichiarazioni del suo interrogatorio, tra cui, come sintetizza il gip di Milano Fabrizio Filice, anche riferimenti alla «paura» e «all'orgoglio di non chiedere aiuto alla sorella». Sorella che avrebbe potuto «in qualsiasi momento andare nel suo appartamento a soccorrere la figlia».

 

 

La mamma al gip: «Volevo un futuro con il mio compagno»

 

«Io ci contavo sulla possibilità di avere un futuro con lui (il compagno, ndr) e infatti era proprio quello che in quei giorni stavo cercando di capire; è per questo che ho ritenuto cruciale non interrompere quei giorni in cui ero con lui anche quando ho avuto paura che la bambina potesse stare molto male o morire».

Con queste parole Alessia Pifferi, interrogata dal gip Fabrizio Filice, ha tentato di giustificare il suo comportamento. Lo si legge nell'ordinanza. Il giudice ha disposto per la 37enne, che ha abbandonato la figlia di un anno e mezzo per 6 giorni, il carcere per omicidio volontario nell'ipotesi omissiva aggravato da futili motivi.

 

Diana, la bimba di 16 mesi morta di stenti: «Magrolina, nessuno l'ha mai vista camminare». Il pm: «La mamma non ha avuto scrupoli»

Milano, bambina morta: la mamma Alessia Pifferi si fingeva psicologa infantile

 

 

Esclusa la premeditazione

 

Il giudice ha escluso dunque l'aggravante della premeditazione contestata dalla procura e ha qualificato l'omicidio volontario nell'ipotesi dell'omissione.

 

 

 

 

 

 

«Mamma pericolosa e capace di atrocità»

 

Una persona «capace di commettere atrocità», pericolosa e che non ha avuto «scrupoli», volendo portare avanti le sue relazioni e divertirsi, ad abbandonare da sola in casa per quasi «sette giorni» nella «culletta» sua figlia Diana di un anno e mezzo, facendola morire di «stenti». È con queste parole che il pm di Milano Francesco De Tommasi tratteggia la figura di Alessia Pifferi, 37 anni e in carcere con l'accusa di omicidio volontario.

 

Dalle varie testimonianze raccolte nell'inchiesta della Squadra mobile emerge anche la descrizione di una persona che viveva raccontando tante «bugie». Quelle che avrebbe detto al compagno - che ha raggiunto a Leffe (Bergamo) la sera del 14 luglio lasciando la piccola nel lettino della casa di via Parea - quando gli ha spiegato che Diana era al mare con la sorella. «Ero all'oscuro di tutto», ha detto l'uomo, distrutto, davanti agli investigatori. A casa di lui a fine gennaio Pifferi aveva partorito (non si sa chi sia il padre).

Agli inquirenti ha spiegato di essere «disoccupata», ma indagando si è scoperto che aveva entrate con cui riusciva a mantenersi e proprio su questo aspetto, con l'analisi di chat sequestrate nel suo telefono, la Procura sta facendo approfondimenti, a partire anche da quelle frequentazioni di uomini conosciuti sui social. Anche tra marzo e aprile scorso non si sarebbe fatta problemi a lasciare la figlia in casa per una sera per incontrare un uomo, di cui nell'interrogatorio non ha saputo ricordarsi il nome. Colui che, però, stando al verbale della 37enne, le avrebbe dato la «boccetta di En», un potente tranquillante che, si ipotizza, lei potrebbe aver fatto assumere alla piccola otto giorni fa per stordirla, ma anche in altre occasioni.

 

 

Tachipirina

 

«Le ho dato solo qualche goccia di tachipirina, perché aveva male ai denti», ha sostenuto lei, che inizialmente quando è rientrata a casa mercoledì mattina aveva detto, stando alla deposizione di una vicina, che qualcuno aveva lasciato la porta dell'abitazione aperta e che dentro ci doveva essere una fantomatica baby sitter che era scappata. Tutto ciò prima di dire la verità. Anche coi familiari (ha una madre e una sorella) avrebbe mantenuto spesso un atteggiamento di «distanza», condito pure di racconti non veri. Agli stessi agenti intervenuti quel mattino avrebbe detto di essere una «psicologa infantile», 'ballà che pare avesse già utilizzato in passato. Nei prossimi giorni a Pifferi sarà contestata anche l'accusa di «abbandono di minore» per gli episodi precedenti: almeno due o tre fine settimana, dallo scorso giugno in poi, quando lei aveva riallacciato la relazione col compagno di Leffe, che per un periodo si era interrotta.

Ieri è stata sentita dal gip Fabrizio Filice, ma il suo legale, l'avvocato Raffaella Brambilla, non ha voluto chiarire in che modo abbia provato a giustificare il suo comportamento. Era consapevole, e l'ha già detto, che «poteva andare così», che Diana poteva morire senza essere nutrita e accudita per tutti quei giorni. Il pm ritiene che non ci sia alcuna esigenza di richiedere una perizia psichiatrica o di effettuare una consulenza sullo stato mentale della donna, che è sembrata lucida, presente a se stessa e con una volontà, espressa a 'intermittenzà, di fare finta che quella figlia non esistesse, perché bloccava le sue relazioni, la sua vita. La mossa dell'accertamento psichiatrico, invece, dovrebbe giocarsela la difesa e nel procedimento, comunque, è molto probabile che venga disposto. Domani il gip deciderà sulla richiesta della Procura di convalida del fermo e di custodia in carcere.

di Gianluca De Rossi LEGGO.IT

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Bimbo di 2 anni muore all'asilo nido: trovato senza vita dal personale

22 Luglio 2022, 09:17am

Pubblicato da Miki Pappacoda

PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Bimbo di 2 anni muore all'asilo nido: trovato senza vita dal personale

INSERITO DA ANGELA CECERE Sul caso sta indagando la polizia ma sembra che il piccolo sia deceduto per cause naturali. Un bambino di 2 anni è morto mentre era al nido. Il piccolo è deceduto in modo improvviso per cause che sono ancora da chiarire. I responsabili Little Gems Childcare and Early Learning Center a Maryborough, nella regione della Fraser Coast del Queensland, in Australia, hanno chiamato i soccorsi dopo aver trovato il bambino privo di sensi La polizia sta ora indagando sul caso, ma pare che la morte del bimbo non sia sospetta. Il piccolo potrebbe essere morto per cause naturali che dovranno essere chiarite da un'autopsia. Per ora non sembra esserci nessuna mancanza o responsabilità da parte del personale del nido. La scuola, subito dopo il decesso ha fatto tornare a casa tutti gli altri bambini. In attesa dell'esito delle indagini l'istituto ha temporaneamente chiuso e la vicenda ha lasciato sotto choc non solo i genitori degli altri bambini del nido ma l'intera comunità.

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Massacra di botte la compagna fino a farle perdere il figlio: arrestato

22 Luglio 2022, 09:07am

Pubblicato da Miki Pappacoda

PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Massacra di botte la compagna fino a farle perdere il figlio: arrestato

INSERITO DA ANGELA CECERE Non lo denunciava per paura di altra violenza e perché, senza reddito, temeva di finire in stradaPicchiata con una tale violenza da farle perdere il figlio che portava in grembo. Uno choc per una giovane donna di 22 anni, che a Modena sarebbe stata maltrattata da un uomo, originario della Tunisia. Subiva le botte per paura La violenza tra le mura domestiche si è consumata a Vignola, nel modenese, ed è emersa dopo l'intervento degli operatori del 118 che hanno soccorso la donna ed il figlio che portava in gremba, ma che è stata costretta ad abortire, a causa dei tanti colpi subiti. Immediate le indagini dei carabinieri che sono risaliti al presunto autore del pestaggio, un uomo tunisino di 33 anni e lo hanno arrestato. L'indagato, per maltratamenti, lesioni e procurato aborto, all’interno del penitenziario è stato sottoposto ad interrogatorio di garanzia, ma ha negato ogni addebito, mosso dal magistrato. Ma a chiarire la vicenda ci sono i certificati diagnostici che evidenziano i traumi sul corpo della donna. Dopo l'aborto, le indagini dei carabinieri La giovanissima donna, anche lei tunisina, ormai vessata, umiliata ed angosciata dalla morte del figlio, avrebbe confidato ai sanitari che a provocare l'aborto sarebbero state le botte prese dal compagno; così sono scattate le denunce d'ufficio, visto che la 22enne, senza un lavoro ed un reddito, non avevo sporto denuncia contro l'uomo, per timore della violenza e di non aver alcun sostentamento, per lei ed il futuro nascituro.

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