Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA MICHELE PAPPACODACasteltermini si sono “accese” le festività natalizie con l’inaugurazione, nella piazza principale del paese, dell’albero dei desideri, originale installazione artistica realizzata da 150 donne. Si tratta di una struttura conica, alta 8 metri, coperta da 1500 tessere colorate fatte all’uncinetto. L’albero dei desideri, rientra nell’ambito del progetto “un filo che unisce da Trivento a…”. Iniziativa che prende il nome della località molisana che nel 2018, ha ideato la manifestazione e che quest’anno coinvolge ben 35 località italiane e 3 città estere. in Sicilia, l’unico centro ad aver aderito all’iniziativa è stato, appunto, Casteltermini. Secondo gli ideatori del progetto, l’albero vuole essere un manifesto all’inclusione e alla collaborazione tra i popoli. Il lavoro all’uncinetto, è stato eseguito da cittadine di Castelterimi ma anche da donne originarie del centro agrigentino, ma che attualmente vivono in altre località. Un lavoro che quindi, varca anche i confini territoriali e che evidenzia il legame con il paese d'origine, delle persone che, per varie vicissitudini, si sono trasferite altrove. Per l’accensione dell’albero, la comunità di Catseltermini ha partecipato numerosa alla cerimonia che è stata animata dalla locale corale con i tradizionali canti natalizi. GIUSEPPE CARUANA AGRIGENTONEWS
Un pacco bomba potenzialmente mortale, indirizzato al ministero dell’Interno. L’ordigno è stato disinnescato dagli artificieri della polizia all’ufficio di smistamento delle Poste all’Ostiense. Mittente del congegno mortale un sedicente movimento che si è firmato “Nemici dello Stato”. Se fosse esploso, sostengono gli investigatori dell’antiterrorismo e gli artificieri, avrebbe potuto uccidere. Nessuna rivendicazione, per ora, per il gesto. Ma dentro la busta che avvolgeva l’ordigno c’erano alcuni ritagli di quotidiani che inneggiavano al ritorno di Matteo Salvini al Viminale. Il pacco bomba, confezionato da mani molto esperte, era stato assemblato in due parti. La prima con dentro il detonatore, le batterie e l’innesco; la seconda, invece, era una scatola metallica grigia, simile a un hard disk portatile, contenente materiale esplodente. L’inquietante scoperta è stata fatta alla fine di ottobre da un addetto allo smistamento della corrispondenza istituzionale alla sede delle poste centrali. L’esperto, durante la scansione ai raggi X del contenuto dei pacchi e delle lettere, ha notato una piccola macchia nera dalle forme anomale che era presente sulla radiografia. Il peggio è stato evitato con l’intervento degli agenti dell’antisabotaggio, abili nel disinnescare bombe e ordigni anche tecnologicamente avanzati. Le indagini, coordinate dal pool antiterrorismo della procura di Roma e condotte dalla Digos della questura insieme all’Ucigos e alla Scientifica, stanno risalendo ai terroristi che hanno inviato il pacco bomba. I detective stanno indagando su chi fosse il reale bersaglio del fallito attentato. La modalità con cui l’ordigno era stato confezionato fanno escludere per il momento la matrice anarchico insurrezionalista e aprono anche piste investigative diverse. La procura ha disposto altri accertamenti di natura tecnica sul congegno. Già nel 2017, nello stesso ufficio postale, venne fatta brillare dagli artificieri un’altra bomba artigianale che era stata piazzata nei pressi della struttura. L’incubo pacchi esplosivi, raggiunse livelli allarmanti nel 2011, quando - il 23 dicembre - vennero recapitati ordigni alle ambasciate della Svizzera e del Cile.
DI MICHELE PAPPACODA Scossa di terremoto in Oltrepò Pavese
Una scossa di terremoto di magnitudo 2.7 della scala Richter, è stata registrata nella serata di mercoledì in Oltrepò Pavesealle 22.26. L’epicentro è stato rilevato nel comune di Fortunago ad una profondità di 24,7 km sotto il livello del terreno e le precise coordinate geografiche sarebbero (lat, lon) 44.9153, 9.1787. Non si sono registrati nè danni nè segnalazioni.
MESTRE - Praticamente è come un altro ponte della Libertà. La Ztc dell’aeroporto, istituita il 6 ottobre per limitare il problema del "parcheggio selvaggio" al Marco Polo, sta viaggiando a una media di 180 multe al giorno, un ritmo molto simile appunto a quello degli autovelox in quei tre chilometri tra Mestre e Venezia che, storicamente, rappresentano il principale catalizzatore di sanzioni della città. Il dato è emerso ieri in commissione Bilancio e Viabilità: a riportarlo il comandante generale della polizia locale, Marco Agostini, su richiesta specifica del consigliere comunale del Pd Emanuele Rosteghin
Il gip del tribunale di Pescara, Nicola Colantonio, ha disposto l'archiviazione di 22 indagati nell'inchiesta madre sul disastro dell'hotel Rigopiano di Farindola (Pescara), avvenuto il 18 gennaio 2017, quando una valanga travolse il resort provocando la morte di 29 persone. «Non si ritiene che gli elementi investigativi indicati negli atti di opposizione (in quanto irrilevanti) possano incidere sulle risultanze investigative, precise ed esaustive, raccolte dal pm, non potendo sminuire le considerazioni da questi assunte nella richiesta di archiviazione e condivise da questo giudice. Pertanto può affermarsi che le risultanze investigative non permettono di sostenere l'accusa in giudizio», ha rilevato il gip disponendo l'archiviazione, tra l'altro, per gli ex governatori della Regione Abruzzo Luciano D'Alfonso, Ottaviano Del Turco e Gianni Chiodi. Rigopiano, il papà di Stefano Feniello morto nell'hotel: «Noi presi in giro dalla giustizia» Escono dal processo anche gli assessori che si sono succeduti alla Protezione civile, Tommaso Ginoble, Daniela Stati, Mahmoud Srour, Gianfranco Giuliante e Mario Mazzocca; l'ex sottosegretario alla Giustizia Federica Chiavaroli, la funzionaria della Protezione Civile Tiziana Caputi, l'ex vice presidente della Regione Abruzzo Enrico Paolini, l'ex direttore generale della Regione Abruzzo Cristina Gerardis; Giovanni Savini, direttore del Dipartimento di protezione civile per tre mesi nel 2014; Silvio Liberatore, responsabile della sala operativa della Protezione civile; Antonio Iovino, dirigente del servizio di Programmazione di attività della protezione civile; Vittorio Di Biase, direttore del Dipartimento opere pubbliche fino al 2015; Vincenzino Lupi, responsabile del 118. Archiviata anche la posizione di Daniela Acquaviva, funzionaria della Prefettura di Pescara nota per avere risposto telefonicamente al primo allarme lanciato telefonicamente dal ristoratore Quintino Marcella, la quale però resta imputata nel procedimento bis per depistaggio. Archiviazione, soltanto per alcune ipotesi di reato, anche per l'ex prefetto di Pescara Francesco Provolo, per Andrea Marrone, consulente incaricato per adempiere le prescrizioni in materia di prevenzione infortuni, per Bruno Di Tommaso, legale responsabile della Gran Sasso Resort & Spa, e per Carlo Giovani, dirigente della Protezione civile. A chiedere l'archiviazione erano stati il procuratore capo Massimiliano Serpi e il sostituto Andrea Papalia. Alla richiesta si erano opposti alcuni legali dei familiari delle vittime, ma il gip ha respinto le opposizioni e oggi ha disposto l'archiviazione. LE REAZIONI «Alla fine la colpa sarà di chi stava in hotel, di chi lavorava a Rigopiano e di chi c'è andato in vacanza. Il giudice ha accolto la richiesta di archiviazione nei confronti dei funzionari della Regione e dei personaggi che ci hanno fatto credere che Stefano era vivo, uccidendolo due volte. L'archiviazione è un colpo che fa molto male. Per quanto riguarda me e la mia famiglia non ho parole, mi sento preso in giro dalla giustizia». Così Alessio Feniello, padre di Stefano, una delle 29 vittime dell'hotel Rigopiano di Farindola.
AN BIAGIO DI CALLALTA - Stanca dei continui assalti alla sua villetta, ha deciso di condividere su Facebook le immagini estrapolate dalle telecamere di videosorveglianza, in cui si vedono i ladri scorrazzare all'interno e all'esterno dell'abitazione e di cui si distinguono nitidamente fisionomia e caratteristiche, come delle vere e proprie segnaletiche, chiedendo agli utenti, nel caso li riconoscessero, di chiamare i carabinieri. Una scelta che ha fatto discutere sia sui social che tra le istituzioni cittadine quella presa dalla...
CODROIPO (UDINE) - Uomo esce di casa e scompare a Codroipo. Da ore si cercano tracce di un 59enne, S.G., sparito da casa domenica scorsa, 1 dicembre. A denunciare ai Carabinieri del posto il mancato rientro a casa dell'uomo è stata la moglie. Le ricerche a tappeto (battute le rive del Tagliamento), anche con l'utilizzo di unità cinofile, elicotteri e droni, finora hanno dato esito negativo. Sospese nella notte riprenderanno martedì 3. L'ultimo avvistamento Secondo il racconto della donna, il marito è uscito di casa nel pomeriggio, è salito sulla propria auto e da quel momento si è reso irreperibile. L'ultimo avvistamento del 59enne scomparso risale alle 21 di domenica sera: l'uomo è stato notato nella zona del ponte di Madrisio di Varmo dove è stata ritrovata l'autovettura. Ricerche a tappeto Le ricerche sono concentrate nelle zone tra le province di Udine e Pordenone. Le attività sono in corso da parte dei Vigili del Fuoco con i loro sommozzatori. Sul posto anche i Carabinieri di Latisana Task force per trovarlo: elicottero bloccato dalla nebbia, si alzano in volo i droni Per riuscire a trovare l'uomo scomparso è stato chiesto l'intervento dell'elicottero "Drago" del reparto Volo di Venezia, il velivolo, tuttavia, ha dovuto effettuare il rientro alla base a causa della nebbia. A quel punto è stato richiesto l'intervento del nucleo SAPR (Droni) dei Vigili del Fuoco. Sono stati attivati anche i droni della Polizia Locale di Udine e unità cinofile della Protezione Civile.
Il borgo, compatto e ingentilito da pregevoli edifici quali il Palazzo Carunchio, si staglia su una dorsale nei pressi del fiume Sinello, tra colline ricoperte di frutteti, vigne e piccoli boschi.
Storia
La piazza del Comune
Nel comune, in località Colle Rovelizio, nel 1896, è stato ritrovato un insediamento italico con tombe a cappuccina e a fossa.[4]
Le prime fonti che parlano del castello risalgono all'XI secolo. Una bolla papale del 1208 narra di un castrum di Gissi. Dentro il castello c'erano la dimora del governatore, l'armeria e le scuderie. Il castello crollò prima del 1742 e al suo posto si erge ora un'abitazione.[6]
Chiesa di Santa Maria Assunta
È sita in via Salita Castello presso via La Chiesa. È stata edificata prima del 1568 con trasformazioni successive nel XVIII-XIX secolo. Originariamente era costituita da un'aula unica basilicale. Nel XVII secolo fu ampliata. Il campanile, realizzato in pietra calcarea e suddiviso in più livelli mediante cornici marcapiano è stato costruito nel XVIII secolo. La facciata principale, anticamente in pietra, con tre portoni e rosone, è in laterizio edificato negli anni cinquanta. L'interno è a tre navate con volta con otto cappelle laterali, quattro per lato. Sopra l'ingresso vi è la cantoria che ospita un organo realizzato verso la fine del XVII secolo.[7]
Resti del convento di San Francesco d'Assisi
Sono siti presso l'attuale municipio. Il convento risale al XIII secolo. La chiesa era a navata unica con coperture a capriate con altari laterali e un altare maggiore con coro e sagrestia. Le strutture abitative sono andate demolite ma rimangono dei resti di mura, cisterne, pozzi e frammenti lapidei.[8]
Chiesa di Santa Lucia
Chiesa di Santa Lucia
Sita nella pineta di Santa Lucia Immersa in una oasi di verde, la piccola chiesa è protagonista della manifestazione religiosa in onore alla Santa, dove i fedeli si recano in processione per rendervi omaggio.
Altro
Altro edificio di culto religioso è la chiesa di San Bernardino, ricostruita in stile moderno nel 1960 davanti alla precedente chiesa (costruita nel 1850 e abbattuta a causa delle condizioni precarie).
Aree naturali
Monte Sorbo
Monte Sorbo domina sulle valli del Treste e del Sinello con un'altitudine di oltre 900 m sul livello del mare. Il Sito, indicato come SIC, ci appare oggi come un ambiente in gran parte incontaminato, anche se abitato fin dall'Età del Ferro come testimoniano ritrovamenti archeologici sempre più ricchi e sorprendenti.
«Adesso mi chiudo in casa senza rispondere a nessuno. E se mia moglie mi chiama la raggiungo». In questo modo ha deciso di interrompere la sua vita Giuseppe, 79 anni, rimasto improvvisamente solo una settimana fa a causa della morte della compagna per infarto. Quelle parole le aveva rivolte ai suoi vicini di casa, i quali si sono allarmati quando sabato scorso si sono ritrovati nella chiesa dei Santi Pietro e Andrea, nella frazione di Fenile, per la messa in suffragio di Maria, anch’ella 79enne, a sette giorni della sua scomparsa, e non hanno incontrato Giuseppe. Dopo la funzione religiosa, i vicini hanno cercato l’uomo a casa ma non ricevendo risposte hanno chiamato il 113; la pattuglia della volante è intervenuta facendosi assistere dai vigili del fuoco per entrare nell’abitazione, dove purtroppo i timori si rivelati una tragica realtà: il 79enne è stato trovato senza vita, intorno alle 22 di sabato. Il decesso risaliva a qualche giorno addietro, la morte era sopraggiunta per emorragia in seguito al taglio delle vene. La scoperta del cadavere ha suscitato forte impressione nella comunità di Fenile, dove la coppia era arrivata da qualche anno ed era stata ben accolta. Si era inserita nella vita parrocchiale, partecipando anche al pellegrinaggio del 2017 a Fatima per il centenario. Un amore quello tra Giuseppe e Maria troppo forte per sopportare lo strappo della morte.
Mette al mondo una figlia incinta. Una donna ha scoperto che la sua neonata era incinta subito dopo averla partorita. La bambina è stata operata dopo il suo primo giorno di vita, perché i medici hanno ritenuto necessario operarla per un cesareo e rimuovere il feto che si trovava dentro di lei per prevenire ogni tipo di complicazione. I medici hanno notato che Mónica Vega, di Barranquilla, in Colombia, aveva due corde ombelicali durante un'ecografia due mesi prima che dovesse partorire, come riporta il Sun. Si credeva fossero due gemelli e probabilmente lo erano, ma uno dei due ha inglobato l'altro a causa di una rara condizione medica chiamata fetus in feto. La sua bambina, infatti, non ancora nata aveva assorbito l'altro feto nell'utero che si era poi attaccato a lei attraverso un cordone ombelicale. Quando la piccola è nata è stata necessaria un'operazione con urgenza, visto che il gemello che non si era sviluppato avrebbe potuto continuare a crescere lesionando gli organi della bambina. La neonata ora sta bene e continuerà a vivere la sua vita come ogni altro bambino, senza rischio di complicazioni.