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news italia e dal mondo

TOSCANA NEWS Pedone investito da un’auto a barriera Margherita: è grave

14 Gennaio 2013, 15:47pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://iltirreno.gelocal.it/polopoly_fs/1.6349135.1358164226!/image/image.jpg_gen/derivatives/landscape_250/image.jpg

 

378476 2965150531479 1343120727 33169004 728182695 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Un uomo di 60 anni è stato investito mentre attraversava la strada all’altezza di barriera Margherita Stava attraversando la strada in prossimità di Barriera Margherita, quando per cause ancora da chiarire è stato investito da un’auto. Le sue condizioni sono apparse subito piuttosto gravi: sul posto il 118 ha inviato un’ambulanza della Svs con medico a bordo e il ferito è stato trasportato d’urgenza all’ospedale. Sono intervenuti anche i vigili urbani del Nops e del reparto commercio

FONTE IL TIRRENO

14 GENNAIO 2013

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PUGLIA CALABRIA NEWS TARANTO Ilva, acciaio sotto sequestro cliente Usa annulla l'ordine

14 Gennaio 2013, 15:41pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/media/foto/2013/01/14/tubi_ilva--180x140.jpg?v=20130114121830

 

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L'azienda tarantina perde la possibilità di garantire la fornitura per costruire gasdotto in Oklahoma, TARANTO - L'Ilva di Taranto ha perso la possibilità garantire le forniture per la costruzione di un gasdotto in Oklahoma, negli Stati Uniti. Il cliente che aveva fatto l'ordine alla società del gruppo Riva ha annullato l'ordine non avendo ricevuto, alla scadenza prefissata, parte della commessa. Si tratta di novemila tonnellate di tubi che erano già state prodotte dal siderurgico di Taranto e che fanno parte dello stock complessivo di un milione e 700mila tonnellate fra tubi e lamiere (valore un miliardo di euro) che dal 26 novembre scorso sono sottoposti a sequestro giudiziario. Lo rende noto l'azienda. L'ordine prevedeva la consegna delle 25.000 tonnellate di tubi grezzi - del valore complessivo di 25 milioni di dollari - in tre momenti differenti: la prima e la seconda tranche entro novembre 2012 e la terza tranche entro gennaio 2013. L'azienda che aveva fatto l'ordine ha fatto sapere all'Ilva che, non avendo ricevuto neanche la prima tranche del prodotto (costituita dalle 9500 tonnellate di tubi che sono sotto sequestro nell'area portuale di Taranto), l'ordine viene considerato annullato. L'AZIENDA - Già nelle scorse settimane l'Ilva aveva prospettato come il blocco delle merci ordinato dalla magistratura rischiava di avere pesanti conseguenze sia in termini di mercato che per l'approvvigionamento, e quindi la continuità produttiva, degli altri siti Ilva che dipendono da Taranto. Per ottenere il dissequestro delle merci l'Ilva ha presentato istanza ai pm, che però hanno espresso parere negativo, e ora si attende la decisione del Tribunale dell'appello che dovrebbe arrivare in giornata.

FONTE CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

14 GENNAIO 2013

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PUGLIA CALABRIA NEWS Sette arresti e 32 perquisizioni, controlli a raffica nel Foggiano

14 Gennaio 2013, 15:35pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/media/foto/2013/01/14/carabinieri--180x140.jpg?v=20130114120703

 

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Novanta i militari in azione con le unità cinofile Trovate armi, cartucce e sostanze stupefacenti FOGGIA - Sette arresti, 697 persone identificate e 32 perquisizioni domiciliari. Sono i numeri di un servizio a largo raggio messo a segno in provincia di Foggia, durante l’ultimo fine settimana, dai carabinieri. 90 i militari che hanno partecipato ai controlli coadiuvati anche dalle unità cinofile. A Orta Nova i militari hanno arrestato un incensurato di 35 anni perché trovato in possesso di una pistola a salve, modificata e perfettamente funzionante. Oltre all’arma, nascosta in una scatola nella cantina dell’uomo, i militari hanno trovato anche 21 cartucce calibro 7.65. L’uomo ha ottenuto gli arresti domiciliari. A Foggia, invece, è stato arrestato Giuseppe Martino di 37 anni, con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. L’uomo è stato trovato in possesso di 17 grammi di hashish. A Trinitapoli sono stati arrestati un tunisino di 46 anni e una donna polacca di 47 anni con l’accusa di furto aggravato in concorso. I due sono stati sorpresi in località «San Tommaso» mentre rubavano olive da un fondo agricolo. Altri arresti sono stati messi a segno ad Alberona, Stornarella e Cagnano Varano.

FONTE CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

14 GENNAIO 2013

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PUGLIA CALABRIA NEWS BARI Truffa da 23 milioni a danno dello Stato, chiesto processo per 6 fratelli Degennaro

14 Gennaio 2013, 15:29pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/media/foto/2013/01/14/degennaro--180x140.jpg?v=20130114151143

 

378476 2965150531479 1343120727 33169004 728182695 nINSERITO DA ANGELA CECERE

La pm Ginefra: anche falso ideologico. Coinvolte altre dodici persone nella costruzione di villaggi e immobili BARI - La Procura di Bari, pm Isabella Ginefra, ha chiesto il rinvio a giudizio per 18 persone, tra questi sei componenti della famiglia di imprenditori Degennaro. L’inchiesta, condotta dalla guardia di finanza, riguarda una presunta truffa aggravata ai danni dello Stato che, nel gennaio 2012, portò al sequestro di circa 12 milioni di euro nei confronti delle società «Futura Bar» srl, «Castellaneta Domus» srl (entrambe oggi «Tecnodelta costruzioni spa»), «Immobiliare Brindisi Paradiso srl», l’unica legata alla vecchia Dec, (oggi «Villaggio dei turchesi» srl) riconducibili, secondo la guardia di finanza, al medesimo gruppo imprenditoriale barese impegnato nel settore turistico-alberghiero e industriale. I NOMI - I sei Degennaro indagati sono Giulio Daniele, Carmine, Gaetano Pasquale, Vito Michele, Giovanni e Gerardo. Secondo la Procura, attraverso il trasferimento di fondi nello stesso circuito societario e grazie ad una rete di movimentazioni bancarie all’interno di 15 società satellite, tre aziende baresi riconducibili, secondo l’accusa, al gruppo imprenditoriale della famiglia Degennaro, gli indagati sarebbero riusciti ad ottenere, a fondo perduto, in maniera illecita un finanziamento pubblico da 23 milioni di euro da parte del ministero dello Sviluppo economico. L’inchiesta partì nel 2008, i reati ipotizzati dagli inquirenti nei confronti dei 18 indagati (si tratta dei singoli amministratori delle imprese coinvolte) sono la tentata truffa aggravata ai danni dello Stato e falso ideologico.

FONTE CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

14 GENNAIO 2013

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News dal Italia e dal Mondo :Prenestino, s'incendia l'abitazione anziano disabile carbonizzato

14 Gennaio 2013, 13:14pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

480958 293483104104170 1332652976 nInserito Da :Sotgia Marcella

L'uomo era solo in casa. Le cause dell'incendio sono ancora da accertare con esattezza: forse un corto circuito, forse una sigaretta mal spenta Un uomo anziano di 70 anni disabile è morto carbonizzato durante un incendio che si è sviluppato nel suo appartamento in via delle Acacie 50 nel quartiere Prenestino. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco sulla base di una segnalazione di fumo che usciva dalla casa, giunta intorno alle 12. Le cause dell'incendio sono ancora da accertare con esattezza: forse un corto circuito, forse una sigaretta mal spenta. L'uomo era solo in casa ed è stato trovato seduto su una sedia in quello che sembrerebbe essere stato il soggiorno, con intorno alcuni mobili bruciati.

Fonte :Paese Sera

14 GENNAIO 2013

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News dal Italia e dal Mondo :Club privè per ricchi cinesi La storia del locale sequestrato

14 Gennaio 2013, 13:06pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

480958 293483104104170 1332652976 nInserito Da :Sotgia Marcella

Lusso, ragazze facili e droga. Con l'operazione dei carabinieri è già la terza volta che alla discoteca abusiva nell'ex capannone industriale vengono messi i sigilli L'ANTEFATTO Posti i sigilli a club privè Non c'è due senza tre. Per l'esclusivo club privè per cittadini cinesi la storia si ripete. Dal Diamante alla Nuova Fenice, come l'uccello mitologico in grado di rigenerarsi dalle proprie ceneri dopo la morte, avranno pure cambiato il nome, ma la sostanza resta sempre la stessa. Lusso, ragazze facili e droga. Con l'operazione di due giorni fa del nucleo operativo dei carabinieri di Frascati, è già la terza volta che alla discoteca abusiva nell'ex capannone industriale di via Castellana Grotte, una strada secondaria di Torre Angela, vengono messi i sigilli. I PRECEDENTI - La prima fu nell'aprile del 2010, quando gli uomini della squadra mobile, guidati da Vittorio Rizzi, scoprirono per primi il regno del proibito in salsa cinese. Salottini privè, ragazze facili, giochi d'azzardo e clienti facoltosi, tutto rigorosamente made in China. Nel capannone, visibile dal grande raccordo anulare, ma al riparo da occhi indiscreti, gli agenti trovarono droghe di tutti i tipi, come il Kfen, una micidiale sostanza allucinogena a base di chetamina, un potente anestetico per cavalli, molto in voga fra la comunità cinese. Alla vista degli agenti, i circa 50 clienti presenti, che si intrattenevano con 15 prostitute (di cui 2 minorenni e 7 clandestine) provarono goffamente a disfarsi di quella nuova sostanza, sintetizzata in Cina, che neanche i cani antidroga erano in grado di riconoscere. Al locale vennero apposti i sigilli, ma pochi mesi più tardi, il due febbraio del 2011 sempre gli uomini della squadra mobile, mentre erano in corso i festeggiamenti per il capodanno cinese, si trovarono di fronte ad una scena sostanzialmente identica. Sale insonorizzate, musica, karaoke e ragazze immagine, questa volta rumene, inerpicate sui pali della Lap dance, che allietavano tutti presenti. Anche in questo caso i camerieri, oltre a servire bevande, si preoccupavano di fornire ai clienti il micidiale Kfen. Due blitz in pochi mesi avrebbero scoraggiato chiunque, non i tipi del Diamante, che dalle ceneri sono risorti, inaugurando la Nuova Fenice. Nome nuovo, destino vecchio. Con una differenza: invece della polizia, a smascherare il club privè per facoltosi cinesi venerdì scorso sono stati i carabinieri. A nulla è servito l'imponente sistema di sorveglianza che circonda il capannone. I militari per accedere a 3 dei 9 salottini privè hanno dovuto attendere lo sblocco delle porte, ma alla fine sono entrati, trovando il solito scenario: musica, sesso e droga, una pistola Smith&Wesson calibro 38, con 17 cartucce, nascosta dentro un divano e 3700 euro in contanti. Per cinque dipendenti, tre uomini e due donne sono scattate le manette per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio, mentre sono in corso ulteriori indagini da parte dei carabinieri per identificare il titolare dell’attività. Si accettano scommesse: stara già pensando alla prossima inaugurazione?

Fonte :Paese Sera

14 GENNAIO 2013

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News dal Italia e dal Mondo :Tor Bella Monaca, sei arresti per droga Anche il cantante 21enne Tomasello

14 Gennaio 2013, 13:03pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

480958 293483104104170 1332652976 nInserito Da: Sotgia Marcella

Gli spacciatori finiti nella rete dei militari dell’Arma risultano tutti nati nella Capitale, di età compresa tra i 16 ed i 31 anni e perlopiù già noti alle forze dell’ordine. Tra loro anche il cantante neomelodico Giuseppe Tomasello Nel corso della giornata di ieri e per tutta la notte, i carabinieri della Stazione di Roma Tor Bella Monaca, hanno condotto un’operazione volta al contrasto dello spaccio degli stupefacenti per le strade del quartiere periferico a sud della Capitale. Sono stati arrestati complessivamente 6 pusher. Tra loro anche un 21enne noto cantante neomelodico napoletano, Giuseppe Tomasello. Gli spacciatori finiti nella rete dei militari dell’Arma risultano tutti nati nella Capitale, di età compresa tra i 16 ed i 31 anni e perlopiù già noti alle forze dell’ordine. ARRESTATO IL CANTANTE NEOMELODICO TOMASELLO - Tomasello, anche lui nato a Roma, residente in zona Borghesiana e già noto alle forze dell’ordine, è stato fermato in via San Biagio Platani, insieme ad un complice 22enne, subito dopo aver ceduto una dose di cocaina ad un terzo ragazzo. Sempre in via San Biagio Platani, i carabinieri della Stazione Roma Tor Bella Monaca hanno fermato altri due giovani romani di 19 e 27 anni mentre cedevano una dose di cocaina ad uno studente. A seguito di perquisizione i carabinieri li hanno trovati in possesso di altre 10 dosi di cocaina. Dopo poco tempo, sempre in via San Biagio Platani, è stata la volta di un 32enne, sorpreso mentre cedeva una dose di cocaina ad un altro uomo. Perquisito, il pusher, già noto alle forze dell’ordine è stato trovato in possesso di altri 10 grammi di stupefacente. Infine in via dell’Archeologia, un ragazzo appena 16enne e già con precedenti è stato fermato dagli stessi carabinieri di Tor Bella Monaca poiché trovato in possesso di 24 dosi di cocaina. Tre anche le persone segnalate dai carabinieri alla Prefettura di Roma quali assuntori di sostanze stupefacenti. Tutti i pusher arrestati dai carabinieri sono ora a disposizione dell’Autorità Giudiziaria in attesa di essere processati con il rito con il rito direttissimo.

Fonte :Paese Sera

14 GENNAIO 2013

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News dal Italia e dal Mondo :.Ponte di Nona, "Salvare la biblioteca" Unica in Europa gestita da ex detenuti

14 Gennaio 2013, 12:02pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

480958 293483104104170 1332652976 nInseriti Da :Sotgia Marcella

Il consigliere regionale di Fds Ivano Peduzzi ricorda che “Sono trascorsi sei mesi dall’approvazione, da parte del Consiglio regionale del Lazio, della mozione a sostegno delle attività dell'associazione Papillon-Rebibbia", ma nessun provvedimento è stato assunto per scongiurare il rischio chiusura della struttura “Sono trascorsi sei mesi dall’approvazione, da parte del Consiglio regionale del Lazio, della mozione a sostegno delle attività dell'associazione Papillon-Rebibbia e della sua Biblioteca del Casale Ponte di Nona’, di cui sono primo firmatario. Sei mesi in cui, nonostante l’impegno unanime dell’Aula, nessun provvedimento è stato assunto per scongiurarne il rischio chiusura e per salvaguardare l’unica biblioteca, in Europa, che sia stata creata e gestita fuori dalle carceri da un gruppo di detenuti ed ex detenuti, grazie all'Associazione 'Papillon Rebibbia Onlus’. E’ quanto afferma in una nota il consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Ivano Peduzzi. “Nonostante le nostre ripetute sollecitazioni, da ultima una lettera inviata a fine novembre alla presidente Polverini e all’assessore Cangemi, la Giunta regionale sta dimostrando un vero e proprio disinteresse istituzionale rispetto alla vicenda - continua - Eppure, dalla lettura degli ultimi atti amministrativi, emerge che la stessa giunta non ha remore nel deliberare impegni per progetti e iniziative, in questa fase di gestione straordinaria – prosegue Peduzzi - Questo, però, sembra non valere per l'Associazione 'Papillon Rebibbia Onlus' e per la Biblioteca del Casale del Ponte di Nona che, a seguito dell'approvazione della mozione da noi presentata, ha già provveduto a elaborare e presentare progetti per il mantenimento di questa esperienza, senza ottenere risposta alcuna. Giunti oramai alla vigilia del voto e al rinnovo degli organi della Regione, il mancato rispetto di una deliberazione consiliare che, all'unanimità, ha chiesto alla giunta regionale un intervento tangibile per la prosecuzione delle attività dell'Associazione 'Papillon Rebibbia Onlus' e della Biblioteca del Casale di Ponte di Nona, rappresenta una grave omissione. Chiediamo quindi alla giunta - conclude Peduzzi - un atto concreto in questa direzione al fine di mettere in campo tutte le iniziative atte a sostenere delle attività della Biblioteca”.

14 GENNAIO 2013

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News dal Italia e dal Mondo :Maxi sequestro al clan dei Casalesi per oltre 90 milioni

14 Gennaio 2013, 11:59am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

480958 293483104104170 1332652976 nInserito Da :Sotgia Marcella

Verde bottiglia", l'operazione della Dia di Napoli prende il nome dal colore di una Jaguar regalata allo storico boss Francesco Schiavone. Si tratta della più grossa confisca ai danni delle organizzazioni camorristiche nel Lazio. Tra i benifigurano società, immobili tra cui fabbricati e terreni, automobili tra cui Ferrari e conti correnti La Dia di Napoli, su disposizione del Tribunale di Frosinone, ha confiscato beni per oltre 90 milioni di euro nel Lazio e in Campania - in un vasto territorio compreso tra Cassino, Sora e Gaeta - a personaggi contigui al clan dei Casalesi. Si tratta della più grossa confisca ai danni delle organizzazioni camorristiche nel Lazio. Tra i beni sequestrati nel ottobre del 2011 ai pregiudicati Gennaro De Angelis, 69enne di Casal di Principe, Aladino Saidi, 35enne di Sora, e Antonio Di Gabriele, 67enne di Crispano (Na), ci sono società, immobili tra cui fabbricati e terreni, automobili tra cui Ferrari e conti correnti. Il provvedimento è stato adottato dal Tribunale di Frosinone - Sez. Misure di Prevenzione - presieduta dal Tommaso Sciascia e composta dai giudici Marina Stirpe e Giuseppe Farinella. L'OPERAZIONE - L’operazione della Dia è stata denominata “Verde Bottiglia” e conclude l’attività investigativa che nel marzo del 2011 portò al sequestro dei beni dei pregiudicati: Gennaro De Angeli, del 1944; Aladino Saldi del ’77 e Antonio Di Gabriele, del '45, contigui al “clan dei casalesi”. L’Operazione è stata denominata “Verde Bottiglia” per via di un fatto particolarissimo che ha evidenziato il tipo di rapporto instauratosi più di trent’anni orsono tra il capo clan del casalesi Francesco Schiavone noto come “Sandokan” ed il suo importante referente nel basso Lazio Gennaro De Angeli. IL PATRIMONIO DEL CLAN - L’operazione ha consentito di sottrarre al sodalizio criminale, contiguo al “clan dei casalesi”, un patrimonio costituito da beni localizzati a Castrocielo (FR), Cassino (FR), Campoli Appennino (FR), Sora (FR), Arce (FR), Rocca di Mezzo (AQ), Gaeta (LT), Arpino (FR), e Roma. Venti società e relativi beni strumentali, immobili e mobili registrati, 2 ditte individuali; 26 fabbricati; 28 terreni; 19 veicoli tra cui tre Ferrari; 114 rapporti finanziari. De Angelis, in particolare, stanziatosi nel basso Lazio all’inizio degli anni ’70, ha rappresentato, secondo gli inquirenti, per lungo tempo, un punto di riferimento del “clan dei casalesi” fino a diventarne "caporegime", dapprima nell'organizzazione di Antonio Bardellino e, successivamente alla scissione, nel gruppo camorristico capeggiato da Francesco Schiavone "Sandokan" con il quale è imparentato. Secondo quanto emerso dalle attività della D.I.A., De Angelis, avvalendosi della forza intimidatrice derivante dalla sua appartenenza al citato sodalizio, aveva formato un proprio ed indipendente gruppo criminale di tipo mafioso, definito “Deangelisiano”, realizzando, nella propria ”zona” d’influenza la commissione sistematica di numerosi reati, quali estorsioni, truffe, riciclaggio, ricettazione e, soprattutto, importazione da altri Paesi dell’Unione Europea di autovetture, in regime di evasione d'Iva. Per un periodo ha svolto anche la funzione di "procacciatore" e “fornitore di armi” al clan dei casalesi durante la storica guerra intestina che ha visto contrapposti i casalesi di "Sandokan" ai "bardelliniani". Ha partecipato alle attività estorsive nella zona d’influenza attraverso l’indicazione al clan, quali obiettivi contro cui destinare le richieste estorsive, delle attività economiche più fiorenti nel territorio sud pontino. Aladino Saidi è ritenuto organico al sodalizio camorristico deangelisiano. Socio di Gennaro De Angelis sotto un profilo finanziario ed economico, si impegnava, in particolare, nell’articolazione della frode all’Erario. Allo stesso sono state contestate diverse imputazioni per trasferimento fraudolento di valori con l’aggravante prevista per i reati connessi ad attività mafiose e per associazione a delinquere finalizzata alle truffe ed altri reati contro il patrimonio; Antonio Di Gabriele, è ritenuto un uomo di fiducia e prestanome di De Aangelis, con precedenti per reati di natura associativa, trasferimento fraudolento di valori, con l’aggravante prevista per i reati connessi ad attività mafiose, fittizie intestazioni di beni, nonché reati contro la persona, il patrimonio, in materia di armi ed altro. LE TESTIMONIANZE - Raccontano i collaboratori di giustizia (fra tutti Domenico Bidognetti, elemento di vertice del clan dei casalesi, e luogotenente di Francesco Bidognetti) che “ ……. Mi si chiede se conosco tale Gennaro De Angeli. Le rispondo che ho conosciuto personalmente De Angelis. Lo incontravo spessissimo a Casal di Principe in quanto era persona di Francesco Bidognetti, anche se non abitava più a Casale, ma nel basso Lazio, tra Formia e Gaeta….”. Secondo il collaboratore “…egli era in ottimo rapporto anche con Frasceso Schiavone “Sandokan” tanto che una volta le regalò una jaguar verde bottiglia. Ricordo questo episodio in quanto sapevo che Francesco Bidognetti aveva espressamente richiesto al De Angelis che veniva a Casale con questa macchina di regalarla al “Sandokan” che era un appassionato di jaguar. De Angelis non se lo fece dire due volte e regalò la macchina al Sandokan. Io ero presente quando Mario Caterino tornando da Formia e nell’entrare nell’abitazione di Francesco Schiavone in via Bologna, causa la sua maldestra guida, rimase incastrato nel cancello elettrico che delimitava la proprietà, cancello che essendo privo di cellule fotoelettriche si chiuse nonostante la presenza della vettura, determinando un grosso danno alla carrozzeria. Tornando al De Angelis posso dirle che io stesso mi sono recato in Formia sul finire degli anni ’80 per fare degli appostamenti finalizzati a rintracciare ed uccidere componenti del clan Bardellino. Ebbene, chi ci dava appoggio in queste occasioni era proprio Gennaro De Angelis. In particolare il De Angelis aveva o un mobilificio diventato un autosalone.

Fonte :Paese Sera

14 GENNAIO 2013

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News dal Italia e dal Mondo :Cem, “la casa dei disabili” non chiuderà

14 Gennaio 2013, 11:54am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

480958 293483104104170 1332652976 nInserito Da :Sotgia Marcella

Sei in: Home - Società - Cem, “la casa dei disabili” non chiuderà Ma ora 76 precari rischiano il posto Il caso Cem, “la casa dei disabili” non chiuderà Ma ora 76 precari rischiano il posto Un lieto fine a metà. La mobilitazione di genitori e operatori ha salvato il centro dalla chiusura al 31 dicembre. Ma adesso la Asl vuole gestirlo con personale proprio. Appello dei lavoratori ai candidati presidente della Regione DI AMBRA MURÈ IL PRECEDENTE Genitori e disabili occupano il Cem LE FAMIGLIE "Siete tutti coinvolti" LA MANIFESTAZIONE Disabili in strada contro la chiusura L'euforia è durata poco. Dopo un’occupazione durata due settimane, appelli, manifestazioni e infinite attestazioni di vicinanza, genitori e operatori del centro di educazione motoria (Cem) non vogliono accontentarsi di un lieto fine a metà. Certo hanno ottenuto che la struttura inaugurasse il nuovo anno ancora in attività: risultato non proprio scontato vista la minaccia di chiusura al 31 dicembre. Ma la Asl Rm D, che si è presa in carico il Cem "scaricato" dalla Croce Rossa, adesso vuole gestirlo con personale proprio. Mandando a casa 76 lavoratori precari (tra operatori, educatori, fisioterapisti, logopedisti e terapisti della motricità) che pure – denunciano i rappresentanti sindacali – “da decenni garantiscono con professionalità e competenza i servizi” per 69 giovani adulti disabili. IL PROTOCOLLO STRAVOLTO – La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno, quando tutti credevano di essersi lasciati la tempesta alle spalle. Con una decisione “dell’ultimo secondo”, comunicata agli interessati il 31 dicembre, la Asl - scrivono ora gli Rsu - ha “stravolto il protocollo d’intesa che ci era stato presentato dalla Croce Rossa il 27 dicembre, redatto dopo numerosi incontri con rappresentanti del Ministero della Salute e del Commissario della Regione Lazio”. I cambiamenti maggiori riguardano appunto i lavoratori. Decine di uomini e donne che, pur essendo in servizio da anni, vengono ancora impropriamente definiti (e trattati) come precari. “Questa posizione – avvertono i rappresentanti sindacali – non solo fa tabula rasa della loro storia professionale, ma nuoce anche ai ragazzi assistiti, troncando di netto il rapporto e la continuità terapeutica e assistenziale”. UNA SECONDA FAMIGLIA – “I nostri figli – scrive un papà sulla pagina Facebook del centro diurno del Cem – devono continuare ad essere seguiti dagli operatori che hanno, negli anni, costruito un rapporto interpersonale con ognuno di loro, diventando a tutti gli effetti la loro seconda famiglia”. Qualcuno su cui contare “anche quando noi genitori non ci saremo più”. L’obiettivo dei lavoratori – spiega a Paese Sera una delle operatrici, Lorena Guidi – è “resistere fino all'inserimento della nuova Giunta regionale, sperando che sia consapevole dell'importanza dei servizi come il nostro”. Da qui la decisione, condivisa da tutte le rappresentanze sindacali, di indire “un’assemblea permanente nei locali del Comitato provinciale della Croce Rossa di Roma, per impedire lo smantellamento del Cem e lo smembramento del servizio dei lavoratori”. APPELLO AI CANDIDATI – Di più: si cercherà di trasformare il futuro di questo centro in uno dei temi della campagna elettorale, iniziando con “l’informare tutti i candidati alla carica di presidente della Regione, portandoli a conoscenza della nostra vertenza”. E ovviamente facendo “un puntuale resoconto delle risposte dei politici contattati, che sarà reso pubblico, per dar merito all’impegno, che certamente metteranno, nel salvaguardare un servizio di eccellenza quale è il Cem e il futuro di tutti i lavoratori che lo hanno reso tale”.

Fonte :Paese Sera

14 GENNAIO 2013

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