Inserito da :Sotgia Marcella
L’allarme lanciato dalle associazioni in occasione della sesta Giornata europea contro il traffico di esseri umani. Vittoria Tola (Udi): “Dopo una ‘pax’ durata 5 anni, oggi il controllo sulle ragazze è di nuovo feroce”. La cura Alemanno ha aumentato la solitudine; la crisi riduce i clienti; i prezzi calano; nuove e vecchie etnie sono in conflitto per spartirsi il territorio. E in strada ritorna a scorrere il sangue delle prostitute per forza DI A. MURÈ LE SCHIAVE CHE CHIAMANO PROSTITUTE DI C. VOGANI CRONACA Costretta ad abortire per prostituirsi Via Aurelia, prostituta trovata morta in strada Costretta a pagare l'affitto per il marciapiede Tratta di transessuali brasiliani: 28 arresti Rocca Cencia, danno fuoco a una prostituta: gravissima All’inizio di settembre una baby prostituta di 17 anni è stata seviziata e investita da un’auto a viale Marconi. Due settimane dopo è stato il turno di Mimì, 22 anni, picchiata, cosparsa di benzina e trasformata in una pira umana a Rocca Cencia. E poi ancora una lucciola nigeriana ammazzata e abbandonata in strada senza pietà su via Aurelia. Una sua connazionale portata a forza nella Capitale e costretta ad abortire al quinto mese di gravidanza per poter meglio battere il marciapiede. Storie di violenze e sfruttamento che si ripetono con cadenza sempre più ravvicinata. Un trafiletto sulla stampa purché poi non se ne parli più. “In realtà – avverte Vittoria Tola, responsabile nazionale dell’Udi (Unione Donne in Italia) – non si tratta di casi isolati. Nella Capitale oggi assistiamo a una nuova fase nella gestione della prostituzione su strada”. “Una recrudescenza della crudeltà della tratta”, la definisce Oria Gargano, presidente di “Be Free”. LA TRATTA CONTRATTATA – Dopo una “pax” durata circa 5 anni, il controllo sulle ragazze è tornato infatti a essere particolarmente feroce. E chi non obbedisce agli ordini viene punito duramente. “Per qualche anno – ricorda Vittoria Tola – la tensione era sembrata allentarsi. Gli sfruttatori avevano capito che il modo migliore per tenere buone le ragazze era rendere meno dure le loro condizioni di vita e di lavoro, dal momento che le eccessive vessazioni le spingevano a chiedere aiuto”. Questo meccanismo di “tratta contrattata” ha fatto credere a molti che il problema fosse risolto. La polizia ha allentato la morsa. “Il Comune, la Regione e il Dipartimento pari opportunità hanno tirato i remi in barca, tagliando drasticamente i finanziamenti alle unità di strade. Le ordinanze di Alemanno hanno fatto il resto”. LA CURA ALEMANNO – Lungi dal risolvere il problema, i provvedimenti “anti-degrado” varati dal primo cittadino hanno infatti semplicemente modificato le abitudini e la toponomastica della prostituzione. Sono cambiati gli orari e la presenza in strada si è fatta più discreta: oggi le ragazze sono più vestite di un tempo e, dunque, meno appariscenti. “Parallelamente – spiega Federica Dolente, ricercatrice dell’associazione Parsec – le lucciole si sono spostate in periferia. È aumentato tantissimo anche il ricorso al web come mezzo di adescamento. E l’esercizio della prostituzione indoor, all’interno di locali e appartamenti”. Come se non bastasse, i tagli ai servizi sociali hanno ridotto le possibilità di intercettare le richieste di aiuto delle vittime: “Se fino a qualche anno fa – precisa Dolente – le unità di strada riuscivano a passare sulla stessa strada anche due volte alla settimana, oggi, se tutto va bene, passano due volte al mese”. I RISCHI DELLA CRISI – Le vie delle lucciole peraltro sono meno frequentate anche dai clienti. Non che il mercato del sesso a pagamento abbia perso il suo appeal. Semplicemente la crisi costringe molti a rinunciare a questa e altre forme di intrattenimento. Come insegna la più semplice delle regole economiche, quando cala la domanda, aumenta l’offerta. Per cercare di attrarre nuovi clienti e mantenere quelli vecchi, le lucciole hanno quindi abbassato i prezzi. E non solo quelli. “Pur di guadagnare qualcosa in più – avverte Morena Casalin di Parsec – alcune ragazze sono oggi costrette ad accettare rapporti non protetti”. Esponendosi dunque al rischio di contrarre (e diffondere) malattie. UN MERCATO IN EVOLUZIONE – In questo contesto, il mercato del sesso a pagamento (volontario o coatto) è in rapida evoluzione. “Oggi a Roma – spiega infatti Vittoria Tola – si assiste all’ingresso di ‘nuove leve’ di donne e trans provenienti dal Sud Est Asiatico e dal Nord Africa. E al ritorno in strada di giovani prostitute nigeriane, che per qualche tempo erano quasi scomparse dalle principali arterie cittadine”. I protettori, non di rado legati alle organizzazioni criminali, si stanno riorganizzando. E, come avverte Morena Casalin, “i tentativi di rispartirsi i territori generano conflitti tra gruppi diversi”. La tensione che si respira è palpabile: “le ragazze infatti sono molto spaventate”. In attesa di conoscere quali saranno i prossimi equilibri, nella Capitale oggi sono ancora tre i “modelli” principali: quello nigeriano, quello rumeno e quello delle trans. IL MODELLO NIGERIANO – Giovane, proveniente da una famiglia numerosa e poverissima, con un livello di scolarizzazione molto basso. È questo il target della “schiava” nigeriana. “Solitamente – spiega Vittoria Tola – queste ragazze vengono avvicinate in patria da persone di fiducia, magari amici di famiglia, che si offrono di aiutarle prestando loro del denaro per venire in Italia”. Inutile dire che la promessa di un lavoro onesto e remunerativo svanisce presto. E l’unica cosa che rimane è la forza di un patto di sangue che impone di restituire il denaro nei tempi pattuiti. “Il cosiddetto modello nigeriano – aggiunge Tola – si caratterizza per il fatto che le vittime vengono assoggettate dalle ‘Maman’ attraverso un fortissimo condizionamento psicologico, che non di rado fa ricorso agli antichi riti voodoo”. IL MODELLO RUMENO – Altrettanto collaudato, benché più variegato, è il modello rumeno. Che recentemente, dopo l’entrata della Romania nell’Unione Europea, si è riorganizzato alla luce della semplificazione delle procedure di ingresso in Italia. “Si tratta di un modello estremamente variegato”, precisa subito Feberica Dolente, che l’anno scorso ha condotto una ricerca specifica inserita all’interno del progetto “Anima Nova”. “In questo caso le situazioni di forte sfruttamento convivono con un tipo di violenza più subdola. Non di rado esercitata da coetanei cui le ragazze, spesso giovanissime, sono legate da rapporti affettivi. Durante la nostra ricerca abbiamo infatti raccolto le storie di donne che ci hanno raccontato di aver accettato di sacrificarsi per realizzare il sogno di costruire un progetto di vita insieme”. Un sacrificio che le ha condotte sui marciapiedi delle principali arterie cittadine, insieme alle loro “colleghe” bulgare e albanesi: dalla Tiburtina alla Colombo, dall’Aurelia alla Cassia. LE TRANS – Soprattutto sudamericane, in primo luogo brasiliane, le trans sono un universo a sé. “Per molte di loro – spiega Federica Dolente – calcare il marciapiede è l’unico modo per pagare i debiti contratti in patria per il viaggio e le operazioni di chirurgia plastica”. Una volta arrivate in Italia, finiscono facilmente nelle maglie delle trans più anziane, che detengono il potere sulle più giovani e inesperte. La tensione cui sono sottoposte queste ultime è altissima. Non a caso la prostituzione si accompagna spesso a un abuso di sostanze stupefacenti (cocaina, soprattutto) e psicofarmaci. Un binomio molto frequente negli avamposti di piazzale Pascali e piazzale Longoni, entrambi nelle vicinanze di viale Palmiro Togliatti. Fino a qualche mese fa, in questa zona esisteva anche una misera baraccopoli, dove alcune trans vivevano in condizioni igienico-sanitarie devastanti. "Durante l'estate il Comune ha ordinato di buttarla giù" racconta Morena Casalin. Ma mica per motivi umanitari. "Solo perché su quel terreno a breve aprirà un cantiere".
Fonte :Paese Sera
26 GENNAIO 2013