News Italia e dal Mondo :Inchiesta bus, Alemanno: "Mi ricandido, non torno indietro" Pd: "Lunedì mozione di sfiducia al sindaco"
Inserito da :Sotgia Marcella “Noi non c'entriamo niente”. Il sindaco Alemanno respinge al mittente tutte le accuse lanciate dal'imprenditore italo ceco Edoardo D’Incà Levis, secondo cui una parte della tangente sull'acquisto di 40 filobus Breda-Menarini sarebbe stato destinato alla sua segreteria. “Quando venne fatta la gara, ancora non eravamo stati eletti - spiega - Tra un po' diranno che la tangente l'ha presa mia madre”. Il Pdl parla di attacchi strumentali. Ma l'opposizione chiede le dimissioni del primo cittadino: "Non può più sedere nel più alto scranno del Campidoglio". Intanto l'inchiesta arriva in Svizzera per far luce sui due conti usati per depositare i fondi, derivati da sovrafatturazioni, destinati alle tangenti. Sei gli indagati. Ieri la denuncia dell'imprenditore D’Inca’ Levis che tira in ballo la segreteria del sindaco che smentisce DI MARCO CARTA IL LEGALE "D'Incà Levis: nessuna strumentalizzazione" L'ARRESTO In manette Ceraudo, ex ad Breda Menarini L'ANTEFATTO Comune, presunte tangenti per l'acquisto di bus EUR SPA L'ex ad Mancini: "Ho ottenuto grandi risultati" “L'inchiesta non riguarda questa amministrazione”. A poche ore dalla fuga di notizie, secondo cui parte della tangente Breda Menarini per l'acquisto di 40 filobus fosse destinato alla sua segreteria, il sindaco Alemanno respinge al mittente ogni accusa, ribadendo la sua intenzione di volersi ricandidare. “Prima dicevano che era stato Mancini a prendere la tangente, poi Alemanno. Fra un po' si scoprirà che è stata mia madre. Io mi ricandiderò e sono convinto che i romani non si faranno fregare da queste sciocchezze”. Nella conferenza stampa allestita in Campidoglio nella sala delle bandiere, il sindaco si presenta in ritardo e visibilmente tirato. Oltre ai giornalisti, ad affollare l'aula c'è anche qualcuno dei “suoi “ consiglieri, che lo attendono scambiandosi sguardi carichi di ansia. ALEMANNO RICOSTRUISCE LA VICENDA - Nel tentativo di rispondere alle accuse lanciate dall'imprenditore italo ceco, Edoardo D’Incà Levis, “quelllo lì” come lo definisce Alemanno, il sindaco ricostruisce passo per passo tutta la vicenda della presunta tangente Menarini - Breda per l'acquisto dei 40 filobus, da utilizzare per il corridoio Laurentina. “Il bando di gara viene pubblicato il 28 gennaio 2008, quando la nostra amministrazione non esisteva e tutto si poteva pensare meno che potessi vincere io. Anche le offerte sono state consegnate alle ore 12 del 28 aprile del 2008 – prosegue il sindaco – non era neanche iniziato lo scrutinio delle schede e io ancora non ero sindaco di Roma. Solo nel pomeriggio viene nominata la commissione di Roma Metropolitana, mentre lo spoglio elettorale era in corso. E' evidente che nessun potere poteva avere la nostra amministrazione”. A dimostrazione della sua innocenza Alemanno porta un altro elemento “già in un email del 10 aprile 2008, c'erano i presupposti della tangente”. INCHIESTE E SCANDALI - Le parole del sindaco suonano come un atto di difesa verso se stesso, ma soprattutto del suo modello di città, travolto dalle inchieste e dagli scandali che ad uno ad uno, in questi quattro anni e mezzo, hanno “colpito” parte dei suoi fedelissimi, saliti con lui al potere: da Adalberto Bertucci, ex ad di Atac, a Franco Panzironi ex ad di Ama, fino ad arrivare a Riccardo Mancini ad di Eur Spa, dimessosi solo tre giorni fa e anche lui coinvolto nell'inchiesta giudiziaria sull'affare Breda Menarini. E proprio su quest'ultimo, che tanto aveva contribuito alla sua elezione, Alemanno pone massima fiducia. “Penso che Mancini non sia coinvolto, a quale titolo dovrebbe esserlo? Questa gara non ha nulla a che fare con l'Eur spa, Mancini è stato importante nella mia campagna elettorale e basta. Io mi auguro che la magistratura faccia chiarezza. Il nostro unico interesse è che il corridoio venga realizzato, l'unico problema è dare servizi ai cittadini”. TIRATA D'ORECCHIE ALL'OPPOSIZIONE - All'opposizione che aveva chiesto le sue dimissioni il sindaco fa un richiamo al senso di responsabilità. “Non deve trasformare ogni vicenda in un polverone. Hanno chiesto le mie dimissioni sul niente, senza neanche guardare le carte. Il rapporto con Breda non riguarda né il Comune né Roma Metropolitane, ma l'ati che ha vinto l'appalto. Non capisco come sia possibile costruire una speculazione politica che riguarda la segreteria di Alemanno. In che modo la segreteria poteva influenzare,? Nessuno”. LA ROGATORIA - Una rogatoria in Svizzera per far luce sui due conti usati per depositare i fondi, derivati da sovrafatturazioni, destinati alle “mazzette”, verifiche sulle dichiarazioni dell'imprenditore Edoardo D'Incà Levis e dell'ex ad di Breda Menarini Roberto Ceraudo. Queste le prossime tappe dell’indagine del pm Paolo Ielo su una presunta tangente da 600mila euro che sarebbe stata pagata nell’ambito dell’appalto per l’acquisto di 45 bus per Roma Metropolitane. L’inchiesta, che ipotizza a seconda delle posizioni i reati di corruzione e frode fiscale, vede sei persone iscritte sul registro degli indagati: Riccardo Mancini, ex Ad dell'Ente Eur spa, Roberto Ceraudo, ex Ad di Breda Menarini, l’imprenditore Edoardo D'Incà Levis, Lorenzo Borgogni, ex responsabile delle relazioni esterne di Finmeccanica, alla quale appartiene Breda Menarini (una delle fornitrici dei bus mai entrati in circolazione e destinati al corridoio della mobilità Laurentina), Lorenzo Cola, ex consulente Finmeccanica, Marco Iannilli, commercialista di Cola. LA SEGRETERIA DEL SINDACO - Ieri è scoppiata la bufera sul Campidoglio. Dopo le dichiarazioni di D'Incà Levis che tiravano in ballo nell’inchiesta sulla commessa da 20 milioni di euro per l’acquisto di 40 bus, anche la segreteria del sindaco Gianni Alemanno. Che sarebbe destinataria di una parte della maxi-tangente da 600mila euro. Tutto realizzato con il meccanismo delle sovrafatturazioni per mezzi destinati al corridoio della mobilità Laurentina. Ma che non sono mai stati messi in moto. È Edoardo D’Inca’ Levis l'imprenditore arrestato il mese scorso, veneto ma residente a Praga da 40 anni, a spiegare il meccanismo al pm Paolo Ielo. E la sua indagine bussa alle porte di palazzo Senatorio, a meno di un mese dall’election day di febbraio. L'AZIENDA DI FINMECCANICA E LA SEGRETERIA DI ALEMANNO - Arrestato il mese scorso, l’imprenditore D’Inca’ Levis chiarisce il suo ruolo: trovare liquidità, in nero, per la Breda Menarini, società fornitrice dei veicoli. Con quei soldi l’azienda di Finmeccanica avrebbe pagato la mazzetta. E proprio su questo punto si muovono le accuse contro l’ex amministratore delegato Roberto Ceraudo. Il reato sarebbe la corruzione e l’ad finisce in carcere qualche giorno fa. Fu proprio lui, parlando con D’Inca’Levis a fare “riferimento alla ‘segreteria di Alemanno’ come destinataria delle risorse finanziarie”. Tutto questo emerge nell’interrogatorio di garanzia dell’imprenditore veneto-ceco, che ha avuto lo scorso 8 gennaio con il gip Stefano Aprile. GLI ACCORDI CON CERAUDO - Così viene fuori per la prima volta la “lobby Roma”. Sempre nel colloquio con il gip, D’Inca’ Levis precisa che da Ceraudo seppe che la “politica voleva ancora dei soldi; non precisò, né io chiesi, se la segreteria di Alemanno fosse destinataria di tutto o di parte delle risorse”. “Gli accordi preliminari non scritti con Ceraudo - dice l'imprenditore al gip - erano che il compenso di tutto il lavoro da me svolto per la fornitura dei 45 filobus ammontava all’1 per cento della fornitura di competenza della Breda Menarini”. E il suo amministratore delegato chiede anche “di 'aiutare' la commessa nel senso, che andavano reperite risorse per un milione 200 mila euro da destinare a persone della De Santis Costruzioni in grado di influire sull’assegnazione dell’appalto”. Quei soldi sarebbero stati consegnati a “Ceraudo per la formazione della tangente - spiega D’Inca’ Levis, nel frattempo tornato in libertà, da una persona che mi è stata indicata da un amico”. A cui, sempre secondo l’imprenditore veneto, avrebbe fatto avere 233mila euro il 16 marzo del 2009 e 312mila sei mesi dopo. Tutto dal suo conto. “Somme che Ceraudo – continua D’Inca Levis – mi ha confermato di avere ricevuto. La terza tranche di 204mila euro è stata bonificata il 17 luglio 2009 su un conto presso Bsi Sa Lugano indicatomi dallo stesso Ceraudo”. Anche quando la vicenda era già sotto osservazione, sotto le pressioni dell’ad di Breda Menarini, l’imprenditore veneto ammette di aver versato “tramite la società inglese Rail & traction le altre fatture"”. MANCINI TRA GLI INDAGATI - L’ex amministratore di Breda Menarini è stato interrogato invece dal pm Ielo, nel carcere di Regina Coeli. Un atto istruttorio che arriva a due giorni dall’interrogatorio di Napoli, nel quale il manager non aveva risposto alle domande degli inquirenti. Ieri, invece, ha parlato. Ma sull’inchiesta c’è stretto riserbo. Tra gli indagati anche l’ex ad di Eur Spa, Riccardo Mancini, che avrebbe ricevuto parte delle bustarelle: 150mila euro, per uno dei fedelissimi del sindaco di Roma. Il giorno dopo le dimissioni ribadisce la sua “fiducia nella magistratura” e ha parlato degli anni alla guida dell’azienda municipalizzata. Ricorda la perdita di circa 12 milioni di euro nel 2009, mentre l’anno successivo, “di mia piena competenza”, si chiude con 8 milioni di utili. Ma il segno più, racconta, c’è anche nel 2012. Un modo per sottolineare la sua estraneità ai fatti. IL PD: “IL SINDACO VADA A CASA” - Immediate le reazioni dal mondo politico. Con il Pd che non perde tempo per attaccare. I democratici spiegano che “decine e decine di scandali hanno colpito in questi anni gli uomini vicini al sindaco, ora con le tangenti si arriva addirittura alla segreteria dello stesso Alemanno”. “Una questione gravissima” dichiara l’ex segretario romano del partito e candidato alla Camera Marco Miccoli. Per Enzo Foschi tutto questo porta “Roma nel fango. Dopo cinque anni di malaffare ecco il vergognoso epilogo finale”. La richiesta unanime. Che Alemanno “vada a casa”. "L'inchiesta sulla presunta maxi-tangente sui bus Breda-Menarini è la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Alemanno, sempre più a corto di consensi alla vigilia del sesto rimpasto della sua giunta, sta per abbandonare l'idea della sua ricandidatura a sindaco - lo dice il consigliere del Pd capitolino Antonio Stampete - Dopo aver perso per abbandono o perché inseguiti dalla magistratura molti dei suoi collaboratori più stretti, il sindaco si deve essere convinto che la sua compagine non è riproponibile perchè impresentabile sia per gli insuccessi politici e amministrativi di cui ha dato prova più volte sia perchè macchiata da troppe vicende poco trasparenti. Si fanno sempre più insistenti le voci anche nell'entourage del sindaco che Alemanno deciderà di non partecipere alle prossime elezioni comunali". "Lunedì, se il sindaco non verra' in aula a riferire sui sui rapporti con la Finmeccanica e Mancini presenteremo una mozione di sfiducia al sindaco che si e' posto in condizione di non poter piu' sedere nel piu' alto scranno del Campidoglio", tuona il consigliere capitolino del Pd Athos De Luca. IL PDL: “ATTACCHI STRUMENTALI” - Ma c’è chi vede un disegno politico. “Una giustizia a orologeria” per colpire il sindaco. Il primo a parlarne è Maurizio Gasparri. Il capogruppo Pdl al Senato è convinto che “la sinistra non riesce a indicare un proprio candidato per il Campidoglio e cerca di strumentalizzare indiscrezioni, prive di riscontro, a vantaggio della propria campagna elettorale”. Le accuse del centrosinistra sono “ strumentali” per Angelino Alfano. Il segretario del Popolo della libertà non ha dubbi: “Proprio nel giorno dell'avvio della campagna elettorale per le elezioni politiche regionali arrivano le accuse ad Alemanno, che fanno seguito a dichiarazioni scomposte di un ambiguo personaggio”. Ai giudici il compito di stabilire se sono solo frasi “scomposte”. I VERDI "ALEMANNO SI DIMETTA" - Anche i Verdi chiedono le dimissioni del sindaco: "E' ormai evidente che per il comune di Roma serve un atto d'igiene politica: il sindaco Alemanno deve dimettersi immediatamente e dare un segnale ai cittadini della Capitale che sono sempre più stupiti e schifati da quello che leggono sui giornali", dichiara Nando Bonessio, presidente dei Verdi del Lazio e capolista di Rivoluzione Civile - Lista Ingroia con Sandro Ruotolo presidente per le prossime elezioni regionali. "La vicenda della presunta super tangente di cui parlano tutti i giornali - prosegue - è solo l'ultima di una lunghissima serie di ombre che in questi anni hanno investito il Campidoglio, e che continuano ad allontanare i cittadini romani dalle istituzioni, da parentopoli in poi. Chiediamo che Alemanno rassegni subito le sue dimissioni. Serve un atto di ecologia politica che anticipi il ritorno alle urne ridando ai cittadini immediatamente la parola ai cittadini: Alemanno si dimetta e chieda scusa a tutti i romani".
Fonte :Paese Sera
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