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Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo www.mikivettica.over-blog.it

COSTIERA AMALFITANA NEWS ”BALLE” DELLE FERRIERE N. 1.

30 Maggio 2019, 07:18am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

COSTIERA AMALFITANA NEWS ”BALLE” DELLE FERRIERE N. 1.
COSTIERA AMALFITANA NEWS ”BALLE” DELLE FERRIERE N. 1.
COSTIERA AMALFITANA NEWS ”BALLE” DELLE FERRIERE N. 1.
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COSTIERA AMALFITANA NEWS ”BALLE” DELLE FERRIERE N. 1.
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COSTIERA AMALFITANA NEWS ”BALLE” DELLE FERRIERE N. 1.
COSTIERA AMALFITANA NEWS ”BALLE” DELLE FERRIERE N. 1.
COSTIERA AMALFITANA NEWS ”BALLE” DELLE FERRIERE N. 1.

di Michele Pappacoda Valle delle Ferriere Amalfi Gennaro Pisacane scrive sul suo profilo facebook. Sono tornato nella mia amata Valle per constatare di persona se, a fronte dei 5€ riscossi dal Comune di Scala, ci fosse un miglioramento delle condizioni di fruibilità del sito. Questa è la situazione riscontrata il giorno lunedì 27.5 tra le 9:30 e le 13. 1) Chiuso l’ufficio informativo di Pontone. Quindi nessuna informazione in un giorno in cui sarebbe stato assolutamente necessario per quanto dirò appresso. 2) Lungo il percorso una segnaletica approssimativa, recante il logo “Scala”, segnala in modo confuso quali sono i sentieri della zona. In particolare: e’ assurdo che i tempi dei nuovi segnali non siano stati coordinati con quelli preesistenti, per cui procedendo in direzione Amalfi, si trova un primo segnale che la indica a 50 minuti di distanza e, subito dopo, un altro che la indica ad 1h15; e, poco dopo, si trovano addirittura 2 segnali, distanti 10 metri l’uno dall’altro, che la indicano uno a 45 minuti e l’altro 1h15. Inoltre, il segnale nei pressi del Rudere della Ferriera reca la numerazione 325a, che non corrisponde a quella reale generando una pericolosa confusione nei camminatori. 3) Giunto all’ingresso della Ferriera ed ormai rassegnato al pagamento del biglietto, chi trovo? NESSUNO! Il cancello della vergogna chiuso anche questa volta che volevo pagare! Mannaggia! Io ed i miei amici settentrionali la prendiamo un po’ a ridere. I tedeschi incontrati per strada erano sicuramente più nervosi, soprattutto perché anche loro avevano trovato chiuso il punto informativo ad inizio sentiero. 4) Cosa ancor più grave, un botanico mi segnala la presenza nei pressi della Riserva di una pianta infestante che, a suo dire, in pochi anni distruggerà tutta la biodiversità del sito, se non eradicata urgentemente (daro’ i dettagli a chi me lo chiederà). Ebbene, questo primo resoconto dello stato delle cose in Valle (cui seguiranno diversi aggiornamenti) dimostra che fino ad ora sono state raccontate solo balle a giustificazione dell’introduzione del biglietto. La documentazione fotografica servirà a fugare ogni dubbio. Perciò: via il biglietto dalla Riserva Naturale di Valle delle Ferriere!

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Maiori tombino rotto al porto

30 Maggio 2019, 07:12am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

Maiori tombino rotto al porto
Maiori tombino rotto al porto

di Michele Pappacoda Maiori sul porto tombino rotto pericoloso per chi passeggia potrebbe inciampare farsi male anche perchè la base rotta e tutta arruginita . Necessita di manutenzione e riparazione per l'incolumità dei passanti.

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COSTIERA AMALFITANA NEWS MAIORI SPAZZATURA SUL LUNGOMARE AMENDOLA

30 Maggio 2019, 07:08am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

COSTIERA AMALFITANA NEWS MAIORI SPAZZATURA SUL LUNGOMARE AMENDOLA

di Michele Pappacoda Maiori sul Lungomare Amendola stamattina 29.05.2018 cumulo di spazzatura non raccolto dal camion appena passato sul lungomare è una vergogna in un paese turistico come Maiori. La foto allegata dice tutto. Cittadini Meditate!!!!

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SALERNO E PROVINCIA NEWS SS.19 DELLE CALBRIE BATTIPAGLIA EBOLI ABBANDONATA A SE STESSA

29 Maggio 2019, 18:34pm

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

Risultati immagini per SS19 DELLE CALABRIE

La strada SS.19 delle Calabrie Battipaglia - Eboli abbandonata a se stessa cumuli di spazzatura e erbacce alte in ambo i lati della strada senza manutenzione e controllo, a perte la ppuzza proveniente dagli incenitori ma qui non si ci può fare nulla ci troviamo vicino alla zona industriale di Eboli dove vi sono gli inceneritori della spazzatura. Ma la cosa principale e la manutenzione e il controllo della strada affinchè sia pulita agli occhi di chi la percorre.

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SEZ.VARIE NEWS Storia di Piersanti Mattarella

28 Maggio 2019, 19:51pm

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

a cura di Michele Pappacoda

Piersanti  Mattarella (Castellammare del Golfo, 24 maggio 1935  Palermo, 6 gennaio 1980) è stato un politico italiano, assassinato da Cosa nostra durante il mandato di presidente della Regione Siciliana[1]. Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Secondogenito di Bernardo Mattarella[2], uomo politico della Democrazia Cristiana, ebbe come padrino di battesimo Pietro Mignosi, con cui il padre aveva un rapporto profondo.[2] Nel 1941 nacque il fratello minore Sergio, 12º Presidente della Repubblica Italiana.

Crebbe con istruzione religiosa, studiando a Roma al San Leone Magno, dei Fratelli maristi. Dopo l'attività nell'Azione Cattolica (associazione in cui ricoprì anche incarichi nazionali[3]), si dedicò alla carriera politica nella Democrazia Cristianaavendo fra i suoi ispiratori Giorgio La Pira e avvicinandosi alla corrente politica di Aldo Moro. Divenne assistente ordinario di diritto privato all'Università di Palermo.

Aveva due figli: Maria e Bernardo, quest'ultimo deputato all'Assemblea regionale siciliana dal 2008.[4]

Attività politica[modifica | modifica wikitesto]

Consigliere comunale a Palermo[modifica | modifica wikitesto]

Nel novembre del 1964 si candida nella lista DC alle elezioni comunali di Palermo ottenendo più di undicimila preferenze (quarto dopo Salvo Lima, Vito Ciancimino e Giuseppe Cerami)[5] e divenendo consigliere comunale di Palermo nel pieno dello scandalo del Sacco di Palermo.

Deputato regionale[modifica | modifica wikitesto]

Alle elezioni regionali del 1967 fu eletto deputato all'Assemblea regionale siciliana, nel collegio di Palermo con più di trentaquattromila preferenze, nonostante molti dubitassero delle sue possibilità visto che negli stessi anni il padre Bernardo stava venendo coinvolto in un acceso scontro giudiziario con il sociologo Danilo Dolci che lo aveva accusato di collusioni mafiose.

Durante i quattro anni successivi fece parte della Commissione Legislativa regionale, della Giunta per il Regolamento e della Giunta per il Bilancio venendo nominato, cosa inusuale per un deputato di prima nomina, relatore della legge sul bilancio di previsione della regione per l'anno 1970. Fu inoltre membro della Commissione speciale incaricata di riformare la burocrazia regionale, divenendo relatore della legge di riforma.[5]

Sulle pagine del giornale Sicilia Domani, nel giugno 1970, Piersanti denunciò diverse criticità dell'Assemblea regionale. Il primo punto riguardava le pratiche clientelari dei consiglieri regionali con una prassi che denominò "provincializzazione" dell'attività della Regione: i deputati regionali, troppo legati al territorio dove venivano eletti, risultavano incapaci di perseguire una linea politica organica per tutta la Sicilia in quanto troppo impegnati nel cercare di ottenere leggi e provvedimenti di spesa a favore dei propri collegi. A questo Mattarella cercava di porre rimedio proponendo una riforma elettorale con collegi più ampi di quelli provinciali. Il secondo punto critico riguardava l'eccessivo numero di incarichi in Assemblea e Giunta regionale che riducevano l'efficacia dell'azione di governo: per questo Mattarella proponeva una soluzione con il taglio degli assessorati da dodici ad otto e delle commissioni legislative da sette a cinque, chiedendo di prevedere per l'ufficio di presidenza la nomina di due soli vice, un segretario e un questore. Mattarella chiedeva inoltre l'introduzione di criteri di rotazione degli incarichi a cui fossero posti anche dei limiti temporali. Terzo punto debole della regione riguardava la scelta degli assessori regionali, al tempo eletti dall'ARS in una votazione differente da quella del presidente di Regione, generando così un sistema che favoriva gli accordi sottobanco. Per il politico di Castellamare occorreva dunque che fosse il presidente a nominare la giunta, così da poter attingere anche a esterni, lasciando all'Assemblea un unico voto di fiducia da dare a tutta la giunta.[5]

In quegli stessi anni Piersanti Mattarella si fa largo nella DC provinciale e regionale, grazie al sostegno di Aldo Moro e della sua corrente, favorendo l'elezione di Giuseppe D'Angelo alla segreteria regionale del partito. L'azione moralizzatrice di D'Angelo farà approvare al congresso regionale due ordini del giorno: il primo in merito al contrasto degli esattori privati dei tributi pubblici (i potenti cugini Salvo in primis) e il secondo riguardante un impegno più duro contro la mafia.[5]

Sempre in questo periodo Mattarella contribuisce a fondare l'Asael (Associazione siciliana amministratori enti locali).

Assessore regionale[modifica | modifica wikitesto]

Mattarella verrà rieletto per due legislature (1971, con più di quarantamila preferenze, e 1976, con quasi sessantamila preferenze). Dal 1971 al 1978 è assessore regionale alla Presidenza con delega al Bilancio nelle diverse giunte presiedute da Mario Fasino, Vincenzo Giummarra e Angelo Bonfiglio.

L'azione di Mattarella come assessore al Bilancio è subito incisiva: nel 1971 vengono approvati otto rendiconti arretrati e negli anni successivi presenta e fa votare entro i termini di legge i bilanci di previsione evitando la prassi consolidata del ricorso all'esercizio provvisorio. Nella primavera del 1975 su suo impulso viene approvato a larghissima maggioranza, con i voti del PCI, il Piano regionale d'interventi per gli anni 1975-1980 (legge regionale n. 18 del 12 maggio 1975), primo tentativo di programmazione a lungo termine delle risorse regionali.[6]

Presidente della Regione Siciliana[modifica | modifica wikitesto]
 
Piersanti Mattarella (a destra) in compagnia del presidente della Repubblica Sandro Pertini

Fu eletto dall'Ars presidente della Regione Siciliana il 9 febbraio 1978 con 77 voti su 100, il risultato più alto della storia dell'Assemblea[7], alla guida di una coalizione di centro-sinistra con l'appoggio esterno del Partito Comunista Italiano[8].

Il suo staff comprende, tra gli altri, Maria Grazia Trizzino come capo di gabinetto, prima donna a ricoprire questo incarico, Rino La Placa, capo della segreteria e futuro deputato regionale, e Leoluca Orlando, successivamente sindaco di Palermo, come consigliere giuridico.

La presidenza di Mattarella si distingue per l'azione riformatrice portata avanti in regione.[7]All'inizio di aprile viene riformato il governo regionale accentuando la collegialità dell'azione della giunta dando la possibilità al presidente di avocare a sé decisioni spettanti ai singoli assessori e allargando le materie da sottoporre all'intero governo, razionalizzando le competenze degli assessorati, la previsione di tempi certi e rapidi per la pubblicazione degli atti approvati dall'Ars e nuovi criteri molto più severi per la nomina dei dirigenti pubblici. In ottobre viene creato il Comitato della programmazione, che unisce deputati regionali ed esperti della società civile, e rappresenta una nuova misura di razionalizzazione politico-amministrativa. Altri importanti risultati raggiunti in quell'anno furono il piano d'emergenza per la mobilitazione di risorse per l'occupazione, provvedimenti contro la disoccupazione, l'attuazione di un radicale decentramento a favore dei comuni, il piano di rifinanziamento degli asili nido e la legge sul settore agricolo e sui consultori familiari. Altri importanti provvedimenti furono la legge urbanistica (legge regionale n. 71 del 1978) che riduceva drasticamente gli indici di edificabilità dei terreni agricoli e portava sulle spalle dei costruttori alcuni degli oneri per le opere di urbanizzazione prima a carico degli enti pubblici rappresentando un duro colpo per speculatori e costruttori abusivi; e la legge sugli appalti che favoriva trasparenza e imparzialità nella pubblica amministrazione, riformando anche il sistema di collaudo delle opere pubbliche affidato precedentemente sempre alle solite persone. Sotto quest'ultimo aspetto Mattarella avvalendosi dei poteri ispettivi del presidente della regione ordina inchieste sui beneficiari dei contributi regionali, sugli assessorati e sui comuni più grandi portando alla luce illeciti e abusi.

Nel 1979 dopo una breve crisi politica dovuta al Partito Comunista, formò un secondo governo.[9] Il programma di riforme continuò con l'attuazione del Piano di sviluppo per la Sicilia frutto del Comitato della programmazione, il nuovo piano di ammodernamento agricolo, l'istituzione delle unità sanitarie locali e una riforma degli enti economici siciliani (Esa, Ast, Crias, Ircac, Istituto Vitevino ed Eas) che introduceva criteri di efficienza e trasparenza oltre che norme che prevedono incompatibilità e limiti di durata degli incarichi dirigenziali.

 
Il presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella in visita a Catenanuova, accolto dal sindaco Mario Mazzaglia e dal vescovo di Nicosia Salvatore Di Salvo - 23 settembre 1979
Lotta alla mafia[modifica | modifica wikitesto]

Poco dopo l'omicidio di Peppino Impastato, conduttore radiofonico candidato sindaco a Cinisi per Democrazia Proletaria, avvenuto per ordine di Tano Badalamenti, Mattarella si recò nella città per la campagna elettorale comunale pronunciando un durissimo discorso contro Cosa nostra che stupì gli stessi sostenitori di Impastato.

Rappresentò una chiara scelta di campo il suo atteggiamento alla Conferenza regionale dell'agricoltura, tenuta a Villa Igiea la prima settimana di febbraio del 1979.

Il deputato Pio La Torre, presente in quanto responsabile nazionale dell'ufficio agrario del Partito Comunista Italiano (sarebbe divenuto dopo qualche mese segretario regionale dello stesso partito) attaccò con furore l'Assessorato dell'agricoltura, denunciandolo come centro della corruzione regionale e additando lo stesso assessore come colluso alla delinquenza regionale. Mentre tutti attendevano che il presidente della Regione difendesse vigorosamente il proprio assessore, Giuseppe Aleppo, Mattarella riconobbe pienamente la necessità di correttezza e legalità nella gestione dei contributi agricoli regionali.

Sfidando il clima imposto, un solo periodico, Terra e Vita, pubblicò il resoconto, sottolineando come fosse generale lo sconcerto e come fosse comune la percezione che quel giorno, a Palermo, si fosse aperto un confronto che non avrebbe potuto non conoscere eventi drammatici. Un senatore comunista e il presidente democristiano della regione si erano, di fatto, esposti alle pesanti reazioni della mafia.[10] Il mese successivo comunque Mattarella confermò Aleppo alla guida dell'assessorato[11].

Il Procuratore Gian Carlo Caselli, in un'intervista a Repubblica del 12 agosto 1997, ha affermato: “Piersanti Mattarella un democristiano onesto e coraggioso ucciso proprio perché onesto e coraggioso”.

Il Procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, nel libro Per non morire di mafia, ha scritto che Piersanti Mattarella «stava provando a realizzare un nuovo progetto politico-amministrativo, un'autentica rivoluzione. La sua politica di radicale moralizzazione della vita pubblica, secondo lo slogan che la Sicilia doveva mostrarsi 'con le carte in regola', aveva turbato il sistema degli appalti pubblici con gesti clamorosi, mai attuati nell'isola»[12].

Assassinio[modifica | modifica wikitesto]

La domenica del 6 gennaio 1980, in Via della Libertà a Palermo, non appena entrato in una Fiat 132 insieme con la moglie, i due figli e la suocera per andare a messa, si avvicinò un sicario al finestrino e lo freddò a colpi di pistola.

In seguito alla sua morte, il vice presidente, il socialista Gaetano Giuliano, guidò la giunta regionale fino al termine della legislatura, avvenuta cinque mesi dopo. Nel luogo dove è avvenuto l'omicidio è stata posta una targa in suo ricordo.

Inizialmente fu considerato un attentato terroristico, poiché subito dopo il delitto arrivarono rivendicazioni da parte di un sedicente gruppo neo-fascista[13]. Pur nel disorientamento del momento, il delitto apparve anomalo per le sue modalità, portando il giorno stesso lo scrittore Leonardo Sciascia ad alludere a "confortevoli ipotesi" che avrebbero potuto ricondurre l'omicidio alla mafia siciliana[14].

Le indagini[modifica | modifica wikitesto]

Le indagini giudiziarie procedettero con difficoltà e lentezza, anche se una chiara linea interpretativa del delitto si rileva negli atti giudiziari che portarono la Procura di Palermo a quella corposa requisitoria[15] sui "delitti politici" siciliani (le uccisioni di Michele Reina, segretario provinciale della Democrazia Cristiana, dello stesso Mattarella, di Pio La Torre e del suo autista Rosario Di Salvo) che, depositata il 9 marzo 1991, costituì l'ultimo atto investigativo di Giovanni Falcone[16]. Questi, che la sottoscrisse nella qualità di procuratore aggiunto, puntava fermamente sulla colpevolezza dei terroristi di estrema destraGiuseppe Valerio Fioravanti e Gilberto Cavallini, membri dei NAR, quali esecutori materiali del delitto, in un contesto di cooperazione tra movimenti eversivi e Cosa Nostra[17]. Nell'ipotesi accusatoria di Falcone e della Procura della Repubblica Fioravanti, di cui risultava accertata la presenza a Palermo nei giorni del delitto, avrebbe goduto dell'appoggio di esponenti dell'estrema destra palermitana quali Francesco Mangiameli, dirigente siciliano di Terza posizione poi ucciso dallo stesso Fioravanti il 9 settembre del 1980, e Gabriele De Francisci, militante del FUAN, che avrebbe messo a disposizione un appartamento nei pressi dell'abitazione della vittima.

Solo dopo la morte di Falcone nella strage di Capaci, l'uccisione di Mattarella venne indicata esclusivamente come delitto di mafia dai collaboratori di giustizia Tommaso Buscetta e Gaspare Mutolo[18]. Nel 1993 Buscetta, in particolare, dichiarò in un nuovo interrogatorio che «Bontate e i suoi alleati non erano favorevoli all'uccisione di Mattarella, ma non potevano dire a Riina(o alla maggioranza che Riina era riuscito a formare) che non si doveva ammazzarlo [...] In ogni caso [...] fu certamente un omicidio voluto dalla "Commissione"»[19].

A ordinare la sua uccisione fu Cosa nostra perché Mattarella voleva portare avanti un'opera di modernizzazione dell'amministrazione regionale e per questo aveva incominciato a contrastare l'ex sindaco Vito Ciancimino per un suo rientro nel partito con incarichi direttivi[20]; Ciancimino infatti era il referente politico dei Corleonesi[21]. Per queste ragioni, alla fine del 1979 Mattarella aveva deciso di chiedere al segretario nazionale del partito, Benigno Zaccagnini, il commissariamento del Comitato Provinciale di Palermo della Democrazia Cristiana, perché aveva visto «ritornare con forte influenza Ciancimino», il quale aveva siglato un patto di collaborazione con la corrente andreottiana, in particolare con l'onorevole Salvo Lima[22].

Francesco Cossiga ha sostenuto che la mafia volle la morte di Piersanti Mattarella perché questi non era disponibile a concederle contropartite per quell'appoggio elettorale che essa aveva concesso alla DC proprio su richiesta del padre della vittima, Bernardo. Questi infatti, grazie alla moglie "appartenente a famiglia non mafiosa ma rispettata dalla mafia", aveva potuto avvicinare Cosa Nostra nel trapanese e dissuaderla dal votare per le sinistre.[23].

L'agente segreto francese Pierre de Villemarest, appaiandosi alle ricordate impressioni di Sciascia, ha suggerito che mafia e P2, quest'ultima presumibilmente tramite l'eversione di destra, abbiano collaborato sin dal 1970 per sorvegliare e poi uccidere Mattarella per conto del KGB, in quanto il politico siciliano sosteneva il compromesso storico per snaturare il PCI e sottrarlo all'influenza sovietica.[24]

Il processo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1995 vennero condannati all'ergastolo i mandanti dell'omicidio Mattarella: i boss mafiosi Salvatore Riina, Michele Greco, Bernardo Brusca, Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, Francesco Madonia e Nenè Geraci[25]. Durante il processo, la moglie di Mattarella, testimone oculare, dichiarò inoltre di riconoscere l'esecutore materiale dell'omicidio nella persona di Giuseppe Valerio Fioravanti[26], che tuttavia sarà assolto per questo crimine poiché la testimonianza della signora Mattarella e le altre testimonianze contro di lui (quella del fratello Cristiano Fioravanti[27] e del criminale comune pluriomicida Angelo Izzo) non furono ritenute abbastanza attendibili.[26][28][29] Gli esecutori materiali non sono mai stati individuati con certezza, anche se il pentito Francesco Marino Mannoia sostenne che a uccidere Mattarella furono Salvatore Federico, Francesco Davì, Santo Inzerillo e Antonino Rotolo.

Secondo il collaboratore di giustizia Francesco Marino Mannoia, oggetto di diverse valutazioni nel corso del processo Andreotti perché ritenuto in primo grado non attendibile ma in secondo grado - confermato dalla Cassazione - attendibile[30], Giulio Andreotti era consapevole dell'insofferenza di Cosa Nostra per la condotta di Mattarella, ma non avvertì né l'interessato né la magistratura,[31] pur avendo partecipato ad almeno due incontri con capi mafiosi aventi ad oggetto proprio le azioni politiche di Piersanti Mattarella. Mannoia dichiarò :

«Attraverso Lima del nuovo atteggiamento di Mattarella fu informato anche Giulio Andreotti, che scese a Palermo e si incontrò con Bontate Stefano, i cugini Salvo, Lima, Nicoletti, Fiore Gaetano e altri. Ho appreso di questo incontro dallo stesso Bontate Stefano, il quale me ne parlò poco tempo dopo, in periodo tra la primavera e l'estate 1979... Egli mi disse solo che tutti quanti si erano lamentati con Andreotti del comportamento di Mattarella, e aggiunse poi: "Staremo a vedere". Alcuni mesi dopo fu deciso l'omicidio Mattarella[32]»

In seguito, al termine di un lungo iter giudiziario terminato nel 2004, venne emessa una sentenza per cui all'epoca (più precisamente fino alla primavera del 1980) Giulio Andreotti aveva rapporti stabili con la mafia. L'omicidio Mattarella è in effetti un punto critico del processo Andreotti. I due presunti incontri tra il Presidente democristiano e Bontate sarebbero avvenuti solo per i problemi creati alla mafia dal segretario della DC siciliana. Di quello summenzionato Mannoia ha dato una testimonianza di seconda mano ma ha indicato la data, mentre di uno successivo al delitto, in cui si sarebbe consumata la rottura tra Andreotti e la Cupola, Mannoia sarebbe stato testimone oculare ma non sapeva dare indicazione temporale. Per questo la difesa di Andreotti poté per il primo incontro dimostrare che il suo assistito era altrove e per il secondo no. Il primo grado di giudizio ritenne insufficiente la testimonianza di Mannoia e decisiva la smentita della difesa, onde dedurre che nessuno dei due incontri fosse mai accaduto. Il secondo grado capovolse la sentenza ritenendo Mannoia credibile e affermando che egli aveva solo ricordato una data sbagliata, per cui considerò i due meeting realmente avvenuti. La Cassazione confermò questa sentenza non avendo essa difetti formali da correggere.[33][34][35]

Nella sentenza della Corte di Assise del 12 aprile 1995 n. 9/95, che ha giudicato gli imputati per l'assassinio di Piersanti Mattarella, è scritto che «l'istruttoria e il dibattimento hanno dimostrato che l'azione di Piersanti Mattarella voleva bloccare proprio quel perverso circuito (tra mafia e pubblica amministrazione) incidendo così pesantemente proprio su questi illeciti interessi» e si aggiunge che da anni aveva «caratterizzato in modo non equivoco la sua azione per una Sicilia con le carte in regola»

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SEZ. RICETTE Totani Ripieni alla Napoletana: la Super Buona Ricetta di Pesce

28 Maggio 2019, 19:12pm

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

A CURA DI MICHELE PAPPACODA 

Ingredienti per 4 persone

4 totani di 200 g ciascuno
200 g di mollica di pane
2 uova
50 g di uvetta sultanina
50 g di pinoli
500 g di pomodori pelati
parmigiano
olio extravergine di oliva
prezzemolo
2 spicchi d’aglio
sale q.b.

Preparazione

Prima di tutto, pulite i totani.

Separate bene i tentacoli, che andranno poi soffritti in una casseruola con aglio e olio.

Aggiungete ai tentacoli un pò di pomodoro e fate cuocere lentamente.

Una volta cotti i tentacoli fate raffreddare e poi tagliateli a pezzi piccoli.

Fate quindi un impasto con mollica di pane bagnata e sbriciolata, uova, pinoli, uvetta, parmigiano, spicchio d’aglio tritano e prezzemolo sminuzzato.

Unite i tentacoli cotti prima a questo composto.

Prendete una padella e inserite il composto con un pò d’olio sotto, fate soffriggere per pochissimi attimi, il tempo di fare rapprendere le uova.

Questo trucco vi consentirà di non far gonfiare troppo e quindi rompere i totani durante la cottura.

Farcite i totani con il ripieno così pronto, aiutandovi con un cucchiaio o meglio ancora una sacca da pasticceria.

Sigillate i totani con gli stuzzicandenti.

A parte, fate il sugo: olio con aglio a soffriggere, versate i pomodori passati e un pò di prezzemolo tritato.

Come il sugo bolle, inserite i totani e lasciate cuocere per circa 30 minuti.

Trascorso questo tempo, i totani ripieni alla napoletana saranno pronti.

Potete servirli a tavola interi nel piatto, se sono piccoli.

Se invece i calamari risultano grandi potete tagliarli a fette, adagiandoli nel piatto da portato su un letto di sugo id pomodoro e guarniti con qualche foglia di prezzemolo.

Buon appetito!

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO «Diventare Mamma? Una Conquista»

28 Maggio 2019, 18:53pm

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

DI MICHELE PAPPACODA Michela Grande ha 59 anni ed è la presidente della Sezione di UILDM di Bareggio. Nel 1989 è stata una delle prime donne con l’atrofia muscolare spinale a diventare mamma. Entusiasmo, gioia e gratitudine nelle sue parole, che raccontano la sua meravigliosa storia d’amore e la nascita di Andrea. Impegnata in moltissime attività, per lei servirebbero giornate di 48 ore. Dove sta il segreto di tutta questa energia? «Se c’è entusiasmo nelle cose che fai, la fatica non la senti», ci spiega.

Non è stato facile a quel tempo gestire una gravidanza perché non c’erano tutte le possibilità che esistono oggi. Si parlava molto di Sla (sclerosi laterale amiotrofica), ma la Sma (atrofia muscolare spinale) era ancora sconosciuta. Di certo è stata una decisione coraggiosa ma sono stata sostenuta e supportata da mio marito, che si è fatto carico anche di tutto ciò che non potevo fare io. Nel nostro cammino abbiamo incontrato tantissimi ostacoli dovuti alla scarsa informazione anche da parte delle figure sanitarie. Quando a 17 anni ho conosciuto UILDM, ho incontrato Gabriella Rossi, psicologa nel consultorio genetico della Sezione di Monza.
Nel momento in cui ho scoperto di aspettare un bambino mi sono rivolta a lei e insieme abbiamo deciso il percorso da intraprendere. Sono stata seguita da un ginecologo che lavorava al San Raffaele di Milano, perché in quell’ospedale c’era un laboratorio Telethon. Io mi sentivo tranquilla, proprio perché sapevano di cosa stavamo parlando. Insieme al mio ginecologo avevamo deciso per un parto cesareo e ci siamo ritrovati tutti contro. Volevano che Andrea nascesse con un parto naturale, non capendo che rischio starebbe stato per me. Ho iniziato ad appellarmi a tutti i neurologi che conoscevo, che hanno convinto i medici che il cesareo sarebbe stato la soluzione più sensata.   

Quindi i ricercatori Telethon sono stati un punto di riferimento?

Sono stata una delle prime donne UILDM a diventare mamma. Sicuramente è stato più complicato rispetto ad un’altra coppia, ma io e mio marito sapevamo che sarebbe stata la scelta migliore, lo sentivamo profondamente. A quel tempo i diversi specialisti ragionavano per compartimenti stagni, senza considerare le eventuali complicazioni. Erano davvero molto chiusi e ogni medico guardava solo il proprio campo. È stato proprio il laboratorio Telethon a far comprendere la situazione anche a chi non conosceva la mia malattia. È stata una spinta importantissima, un input sia professionale che umano per l’intero reparto. Al momento delle dimissioni mi hanno regalato uno zainetto per poter allattare e tenere in braccio Andrea. Oggi la ricerca è andata avanti, c’è il Centro Clinico NeMO e un’equipe meravigliosa che segue le mamme in questo percorso.

Ci sono stati altri ostacoli durante la maternità?

Proprio per il fatto di essere stata una pioniera in questo, ero “guardata a vista” e tenuta sotto controllo, soprattutto dai Servizi Sociali che fino a quel momento non si erano mai fatti vedere né per aiutarmi a superare le difficoltà oggettive quando andavo a scuola (barriere architettoniche) e nemmeno qualche anno dopo per il lavoro. Diventare mamma è stata una grande conquista, ma se penso a tutto quello che ho dovuto passare mi sento un po’ frustrata.
Per fortuna mio marito mi ha sempre protetta da questo punto di vista, assumendo una persona che mi aiutasse nelle faccende domestiche. Al di là di alcuni episodi, ho sempre percepito un grandissimo rispetto nei miei confronti come mamma, anche dagli insegnanti di mio figlio. Una volta la cultura era completamente diversa. Dobbiamo ammettere che, anche se tanto resta da fare, c’è stata una rivoluzione culturale importante.

Come hai conosciuto tuo marito?

UILDM è stata davvero decisiva nella mia vita. Ho conosciuto mio marito al termine di un campo vacanze estivo a Marina di Carrara: l’ultima sera andai a mangiare una pizza con tutti i ragazzi del campo. Lui era il pizzaiolo. Mi ero seduta in carrozzina, anche se camminavo ancora, poiché il tragitto da percorrere era troppo lungo. Al momento di pagare mi alzai tranquillamente e lui e la proprietaria del locale mi fulminarono con lo sguardo. Sdrammatizzai con la battuta: «Non è un miracolo, tranquilli! Non riesco a camminare per lunghi tragitti».
Quel ragazzo, molto gentilmente, si offrì di accompagnarmi a casa in macchina assieme alle mie amiche. Si propose di farci da Cicerone per farci conoscere i luoghi più suggestivi della zona: Monterosso, Lerici. All’alba arrivati a Porto Venere, dove si trova uno splendido monastero in cima a una scalinata, lasciai che gli altri andassero avanti perché non ce l’avrei fatta. Lui mi prese in braccio, portandomi fin su. Dopo questa escursione mi accompagnò direttamente in stazione, dove io partii per la Calabria per un’altra vacanza. Dal finestrino del treno mi chiese come mi chiamavo. Al mio ritorno mi telefonò, raccontandomi che aveva saputo molte cose di me e che avrebbe voluto conoscermi meglio. Con la scusa di venire a Milano a trovare degli amici, iniziammo a frequentarci. È stata una storia d’amore meravigliosa durata 28 anni (2 di fidanzamento e 26 di matrimonio). Lui otto anni fa se n’è andato improvvisamente, ma siamo stati davvero felici. Il nostro amore è stato una favola.

Com’è il tuo rapporto con Andrea?

Splendido, è sempre stato un ragazzino giudizioso e molto presente. Quanto è bella e quanto è particolare la maternità, anche con una disabilità! Una sera, finché si stava addormentando, mio marito lo stava cullando a pancia in giù con qualche colpetto sul sederino perché aveva delle coliche. Il bimbo si dondolava sentendo questo benessere. A un certo punto mio marito rispose a una telefonata di lavoro e continuai io. Il piccolo si accorse che la pressione era diversa e iniziò a cullarsi da solo. Un altro episodio curioso è stato quando sono caduta all’indietro sbattendo violentemente la testa. Tutta la mia famiglia intorno a me era preoccupata che perdessi i sensi mentre lui, a due anni e mezzo, prese una sedia, si arrampicò, aprì il frigo e mi portò un pezzo di carne congelata da mettere sulla testa. 

Che consiglio daresti alle donne che sognano di diventare mamma ma consapevoli delle difficoltà da affrontare?

La cosa più importante è crederci, bisogna ascoltarsi sempre e seguire i propri desideri. Lo sentivo che questa maternità sarebbe stata la cosa più giusta da fare per me, per mio marito e per Andrea. La gioia immensa che ci ha donato, la spinta ad andare avanti anche nelle difficoltà della vita e tutto ciò che ci ha trasmesso è stato impagabile.

 

Anche il figlio Andrea parla del loro rapporto.

Com’è il rapporto con tua madre?

Abbiamo un carattere simile e siamo sempre stati molto legati. Siamo entrambi inguaribili ottimisti, cerchiamo sempre di vedere il bicchiere mezzo pieno nelle diverse situazioni, siamo entusiasti e testardi. Mia mamma è davvero molto altruista, una caratteristica che spero di aver preso anch’io. È una madre molto presente, affettuosa, dolce e attenta ai miei bisogni. Ci sono sempre stati molto dialogo ed empatia tra di noi. Da quando è mancato mio padre il nostro rapporto si è rafforzato ancora di più.

Come vivi la sua disabilità?

Mia madre è un esempio per me. La ammiro perché mi sono sempre reso conto delle difficoltà che ha dovuto incontrare per ottenere una vita piena, fatta di tante battaglie e grandi conquiste per vivere la quotidianità. Ho sempre stimato la sua grinta, la sua forza e l’infinita determinazione. Per me è stato naturale aiutarla sin da piccolo e questo aspetto ci ha uniti davvero tanto.

Hai un ricordo in particolare da regalarci?

Ricordo con commozione un momento particolare, anche se ovviamente ce ne sarebbero tantissimi: quando mia madre ha preso la patente e mi ha portato per la prima volta a fare un giro in macchina, una vettura con joystick e comandi adattati. È stato emozionante vedere la sua felicità per questo traguardo, tecnicamente non facile da raggiungere. È stato toccante essere accompagnato da lei e vedere realizzato il suo desiderio di indipendenza. Un momento indimenticabile!

 

https://www.uildm.org/%C2%ABdiventare-mamma-una-conquista%C2%BB

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Scuola E Decreto Inclusione: Cosa Cambia

28 Maggio 2019, 18:44pm

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Il Consiglio dei Ministri ha approvato il 20 maggio scorso un decreto correttivo del decreto 66/2017 relativo all'inclusione scolastica degli studenti con disabilità.

L’obiettivo dichiarato è quello di mettere lo studente e le sue necessità al centro del percorso di formazione, con un maggiore coinvolgimento della famiglia nei processi decisionali. Anche i genitori e, dove possibile, gli stessi alunni con disabilità potranno partecipare al processo di attribuzione delle misure di sostegno.

Secondo una nota del MIUR, con questo decreto l’Italia si allinea definitivamente al principio riconosciuto dalle Nazioni Unite secondo cui la disabilità è tale in relazione al contesto.

Quali sono le novità? Ad anticiparle il sottosegretario Salvatore Giuliano in un post su Facebook: «Non parliamo più solo ore di sostegno, ma di misure di sostegno che si concretizzano attraverso una progettazione realizzata da tutti i docenti della classe. Per restituire ai docenti un ruolo centrale abbiamo ricostituito il GLHO (ora chiamato Gruppo di Lavoro Operativo per l’Inclusione) e abbiamo riformato la funzione assegnata ai Gruppi territoriali per l’inclusione (GIT): non gruppi con il compito di determinare il numero di ore di sostegno ma gruppi di personale docente esperto nell’inclusione, a disposizione delle scuole per sostenerle e supportarle».
Con l’approvazione delle nuove norme sussidi, strumenti, metodologie di studio più opportune, saranno decisi, con un Piano didattico individualizzato su misura rispetto alle caratteristiche del singolo studente.

Viene rivista inoltre la composizione delle commissioni mediche per l’accertamento della condizione di disabilità ai fini dell’inclusione scolastica: saranno sempre presenti, oltre a un medico legale che presiede la Commissione, un medico specialista in pediatria o neuropsichiatria e un medico specializzato nella patologia dell’alunno. Un cambiamento che punta ad assicurare la presenza di uno specialista nella patologia dell’alunno.

Il ministro Bussetti dichiara che il decreto correttivo è frutto del lavoro «in accordo con le Associazioni di settore e l’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica».

«Il decreto rappresenta un passo in avanti verso l'inclusione, cercando di porre al centro l’alunno e modificando il contesto sociale nel suo complesso – dichiara Anna Mannara, consigliere nazionale UILDM referente per i rapporti con il MIUR – Condivido però le criticità emerse dall’analisi della FISH (Federazione Italiana Superamento dell’Handicap)».

E aggiunge: «La strada che porta all’inclusione scolastica dello studente con disabilità è un lavoro che va condiviso tra istituzioni, corpo docente, famiglie. Si inserisce in un processo più ampio che ha l’obiettivo di rendere l’intera società più aperta e inclusiva».

Sono circa 245.000 gli studenti con disabilità in Italia interessati da queste novità. Il testo bozza del decreto passerà ora per le commissioni parlamentari per poi essere approvato in via definitiva dal Governo. Secondo le intenzioni dovrebbe entrare in vigore a partire dall’anno scolastico 2019-20.

(a. p.)  https://www.uildm.org/scuola-e-decreto-inclusione-cosa-cambia?fbclid=IwAR0csH2nYRqMwMZVPLCfQ1obRO7W3InzzQ_QPUNdq_xcpkz2jEyRjbIKGEk

 

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SALERNO E PROVINCIA NEWS MARINA DI EBOLI SALERNO PARCHEGGIATORI ABUSIVI DAVANTI AL CAMPOLONGO HOSPITAL

28 Maggio 2019, 14:13pm

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

di Michele Pappacoda Marina Di Eboli Oggi lunedì 27 Maggio 2019 noi del giornale Vettica di Amalfi Online col direttore Michele Pappacoda ci troviamo davanti al Campolongo Hospital possiamo constatere che i parcheggiatori abusivi la fanno da padrona nonostante i visitatori e gli ammalati pagano il parcheggio nelle strisce blu vengono avvicinati da questi soggetti che chiedono denaro e anche le chiavi delle auto.e una cosa inaudita far pagare due volte il parcheggio.  C' è anche da precisare che questi soggeti si rivolgono male verso che ne ha più bisogno. Si sollecitano le forze dell'ordine di porre fine a questo tale abuso. In allegato il video.

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SALERNO E PROVINCIA NEWS Zoo Quark di via S.Leonardo Salerno VIDEO

28 Maggio 2019, 13:13pm

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

DI MICHELE PAPPACODA Oggi il videoreporter e stato in visita allo Zoo Quark si Salerno dove ha fatto un video nel quale ha visto tantissimi pesci di varie specie e inoltre diverse specie di animali in esposizione tra cui pappagalli criceti e altri. In allegato il video girato dal nostro videoreporter Domenico Petrone.

 

Orari di apertura

mattino 8.30 - 13.30

Pomerigio 16.30 - 20.30

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