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sez.politica

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SEZ.POLITICA Intercettazioni, spunta il bavaglio nella riforma della diffamazione

27 Gennaio 2015, 14:19pm

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Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 SEZ.POLITICA Intercettazioni, spunta il bavaglio nella riforma della diffamazione

INSERITO DA MORENA MOTTA Emendamento di Ncd alla legge in discussione in commissione Giustizia. Si vuole limitare l'uso sia per pm che giornalisti

ROMA - Migliora un po' la legge sulla diffamazione, anche se dentro potrebbero finirci, perché tentano di infilarcele Ncd e M5S, una stretta sulle intercettazioni, una norma anti-D'Addario e filo De Girolamo, e perfino una filo Grillo. Molte sorprese in un corposo fascicolo di emendamenti, scaduti ieri in commissione Giustizia a Montecitorio, che conta quasi cento pagine. Il Pd si dà da fare per togliere il peggio quanto a rettifiche (più tempo e spazio ad hoc), multe (calano), diritto all'oblio (viene cancellato), ma l'occasione è troppo ghiotta per non tentare qualche colpo di mano.

La campagna contro la legge sulla diffamazione
Ecco le tre sorprese. Ncd rilancia il leit motiv caro ad Alfano, ma anche a Berlusconi, sulle intercettazioni. Per "garantire la riservatezza" delle telefonate registrate bisogna agire "sulle modalità di utilizzazione cautelare" e va data "una precisa scansione procedimentale all'udienza di selezione ". Presa di peso dal ddl Orlando sulla riforma del codice penale, la contorta espressione significa che pm e giornalisti non saranno più liberi di usare gli ascolti. Proposta di Alessandro Pagano, di certo condiviso dal sottosegretario alla Giustizia Enrico Costa.
Seconda sorpresa. Ancora Pagano. Pure stavolta un repechage. Ai tempi dell'ex premier la norma fu proposta per bloccare le registrazioni a palazzo Grazioli di Patrizia D'Addario, ora potrebbe servire alla capogruppo Ncd Nunzia De Girolamo per via dell'inchiesta sulla Asl di Benevento. Prevede il carcere da 6 mesi a 4 anni per chi "fraudolentemente effettua riprese o registrazioni di comunicazioni a cui partecipa o svolte in sua presenza".
Terza sorpresa, firmata dall'M5S Andrea Colletti: "L'articolo 278 del codice penale è abrogato". Che dice il 278? "Chiunque offende l'onore o il prestigio del presidente della Repubblica è punito con la reclusione da uno a 5 anni". Maxi sanatoria quindi per tutte le volte che Grillo se l'è presa con Napolitano. Come norma più favorevole si applicherebbe anche la passato. M5S insiste anche per "la pubblicazione integrale degli atti non più segreti ".
È da vedere se questi tre emendamenti supereranno le rigide maglie dell'ammissibilità, visto che poco c'entrano con una legge sulla diffamazione che, come primo obiettivo, si pone quello di abolire il carcere per i giornalisti. Fino a ieri il prezzo che la categoria - tutta, indistintamente, su qualsiasi mezzo d'informazione cartaceo, televisivo o via web - rischiava di pagare era molto alto. Adesso il danno potrebbe attenuarsi. Le modifiche ci sono, del Pd, di Sel, di M5S, ma è ancora presto per dire quali passeranno. Vediamo le principali. A cominciare dalla proposta di abrogare il cosiddetto diritto all'oblio (emendamenti simili di Pd, Sel, M5S) che avrebbe imposto la cancellazione di migliaia di notizie sulle testate web.

Il commento: Renzi non puo' firmare una legge che fa male alla stampa
Ma c'è molto altro. Per esempio sull'entità delle multe e sulle rettifiche. Molte modifiche sono firmate dal responsabile Giustizia del Pd, il renziano David Ermini, e questo le fa pesare più di altre. La multa fino a 10mila euro per la diffamazione semplice si dimezza. Quella per la diffamazione consapevolmente falsa arretra da 50mila a 30mila euro. Lo stesso Pd (Marzano) e Sel (Farina) propongono anche una multa dimensionata "in base al reddito e al patrimonio".
Le rettifiche, previste "senza commento, senza risposta, senza titolo" dal Senato, cambieranno. Il Pd (Ermini e Vazio) propone rettifiche "senza inserire nel testo commenti o risposte", il che significa che la rettifica non deve essere manipolata al suo interno, ma può essere seguita da una chiosa. In più, gli stessi autori, lanciano l'idea di uno spazio ad hoc solo per le rettifiche. Per "la stampa non periodica" propongono un tempo maggiore, 15 giorni, per pubblicare la smentita su un quotidiano anche online. Il direttore risponderà solo in caso di culpa in vigilando.

FONTE: (di Liana Milella) LA REPUBBLICA

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SEZ.POLITICA Quirinale, da martedì consultazioni in casa Pd. Civati sotto attacco

24 Gennaio 2015, 14:37pm

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Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

SEZ.POLITICA Quirinale, da martedì consultazioni in casa Pd. Civati sotto attacco

INSERITO DA MORENA MOTTA Il Partito Democratico annuncia il calendario degli incontri: alle 19 Forza Italia, nessuna risposta ancora da M5s. Civati attaccato sul suo sito per la proposta di un "candidato Nn". Cacciari: "La scissione c'è già".

È il giorno della riflessione in casa Pd dopo l'affondo della sinistra civatiana in asse con Vendola contro "il candidato al Colle del Patto del Nazareno" e la risposta dura della maggioranza. E, insieme, il giorno dell'annuncio del primo passaggio formale del percorso che porterà all'elezione del nuovo Presidente. Le consultazioni prenderanno il via martedì alle 9,30 nella sede del Pd. Alle 19 la delegazione del Pd incontrerà Forza Italia. Il Partito Democratico è ancora in attesa di una risposta da parte del Movimento Cinque Stelle. Si inizierà con Scelta Civica, quindi il primo passaggio delicato con gli alleati di Ncd-Udc). Seguiranno il Misto, Maie, Api; quindi Psi; SVP, PAT, Union Valdotaine; Lega Nord; Italia dei Valori; Fratelli D'Italia; GAL. Infine Forza Italia e per ultimo Sel.

Ma, intanto, non si placano le polemiche interne. Ed è Civati ad essere questa volta preso di mira. Sulla sua pagina Facebook la proposta di un "candidato nn - no Nazareno" viene commentata con toni durissimi, quasi inediti fino all'insulto, e inviti ad andarsene. "Stai remando contro la direzione del partito. Se non concordi con le scelte- gli dice- vai nel gruppo misto o dimettiti. Ti ricordo che il tuo stipendio da parlamentare te lo paghiamo noi. Il problema grosso sai qual è? che se esci non rientri più perchè lo sbarramento del 3% vi manda tutti a fare gli operai! te, bersani, fassina e la bindi. Non se ne può più. Fuori dalle balle!", si può leggere a firma Marco Scanziani. E più d'uno gli chiede di cambiare mestiere per "non fare la fine di Bertinotti". E uno infine ironizza : "Ponzio pilato è abbastanza non-nazareno?"

Uno scontro che, agli occhi di Massimo Cacciari, è già concluso: "La scissione nel Pd c'è già. Che due siano separati in casa o in due alloggi diversi, conta poco". E conclude: "Mi pare che Renzi voglia stringere un'alleanza con Berlusconi per procedere nelle sue riforme e rendere sempre più ininfluente la minoranza interna".

FONTE: LA REPUBBLICA

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SEZ.POLITICA Renzi, no alternative a Italicum ma evitiamo rotture

19 Gennaio 2015, 18:01pm

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Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

SEZ.POLITICA Renzi, no alternative a Italicum ma evitiamo rotture

INSERITO DA MORENA MOTTA "Non ci sono spazi per soluzioni alternative rispetto alla legge che vi ho proposto, ma possiamo prenderci ancora qualche ora alla ricerca di soluzioni tecniche" su temi su cui c'è divisione come quello delle liste bloccate. Così Matteo Renzi nell'assemblea con i senatori Pd.

"Vi do disponibilità a discutere fino all'ultimo , rimandiamo l'inizio del voto a domani pomeriggio. Ma domani alle 12 si chiude". Così Matteo Renzi, a quanto si apprende, all'assemblea dei senatori Pd concede l'ultimo spazio di confronto rinviando l'avvio del voto sull'Italicum.

Renzi, cerco accordi ma non sono sotto ricatto nessuno - "Sia chiaro: io cerco accordi con tutti fino all'ultimo ma non sono sotto ricatto di nessuno". Così, a quanto si apprende, Matteo Renzi si sarebbe rivolto ai senatori Pd nell'assemblea in vista dell'approdo in Aula della legge elettorale.

"Caro Gotor, le tue parole di oggi contro di me sono ingiuste e ingenerose. Non si può usare un gruppo minoritario come un partito nel partito". Così Matteo Renzi, a quanto si apprende, si rivolge al senatore bersaniano che guida la protesta contro l'Italicum.

"La seconda lettura della legge elettorale in Senato dovrebbe essere quella definitiva", ha spiegato Renzi all'Assemblea dei senatori del Pd.

"Stiamo passando da un eccesso di palude a un impegno di notevoli dimensioni. Ora siamo a un passaggio chiave e non possiamo fare errori". Così, a quanto si apprende, Matteo Renzi alla riunione dei senatori Pd.

Domani al Consiglio dei ministri arriveranno "i provvedimenti" sulle banche, ha confermato Renzi.

Raffica stop Borsa con Renzi. Sospese Ubi, Bpe, Bpm - Nuova raffica di sospensioni al rialzo in borsa tra le popolari per le attese legate all'eliminazione del voto capitario, che favorirebbe nuove aggregazioni tra banche. Dopo gli stop in mattinata sono finite in asta di volatilità Ubi, Bper e Bpm in parallelo alle parole di Renzi che ha detto che domani in Cdm ci saranno misure sugli istituti di credito.

FONTE: ANSA

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SEZ. POLITICA ROMA L. elettorale: Napolitano, vedremo

15 Gennaio 2015, 14:54pm

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Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

SEZ. POLITICA ROMA L. elettorale: Napolitano, vedremo

INSERITO DA ANGELA La risposta a domanda dei cronisti davanti Palazzo Giustiniani  ROMA,  "Vedremo cosa si vota e se io sono immediatamente nelle condizioni di partecipare". Così Giorgio Napolitano rispondendo alle domande dei giornalisti davanti Palazzo Giustiniani che gli chiedono se parteciperà al voto nell'aula del Senato sulla legge elettorale.

ANSA

15.01.2015.

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SEZ. POLITICA ROMA Boschi, modifiche non blocchino legge

15 Gennaio 2015, 14:45pm

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Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

SEZ. POLITICA ROMA Boschi, modifiche non blocchino legge

INSERITO DA ANGELA CECERE  Il ministro, già accolte molte proposte alternative  - ROMA,  "Sono state accolte molte delle proposte alternative ma non possiamo immaginare che continue richieste modifica siano un modo per bloccare la legge elettorale". Lo dice il ministro per i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi replicando in Senato.

ANSA

15.01.2015.

   

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SEZ. POLITICA L’Italicum in vigore l’anno prossimo Sì del governo a clausola salvaguardia

10 Gennaio 2015, 14:27pm

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Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

SEZ. POLITICA  L’Italicum in vigore l’anno prossimo Sì del governo a clausola salvaguardia

INSERITO DA MORENA MOTTA La scelta riduce le tensioni, FI d’accordo. Calderoli regala carbone a Boschi ma ritira la sua mozione

(di Monica Guerzoni)

ROMA Sulla carta, non si tornerà a votare prima del 2016. Dopo settimane di pressing da parte delle opposizioni e della minoranza del Pd, il governo ha deciso di concedere una data certa per l’entrata in vigore della legge elettorale. L’Italicum è approdato nell’aula di Palazzo Madama per la discussione generale e, con la bocciatura delle pregiudiziali di costituzionalità grazie anche a Forza Italia, ha superato il primo scoglio.

Ad annunciare la cosiddetta clausola di salvaguardia - dopo la riunione di ieri mattina a Palazzo Chigi con Matteo Renzi, Luigi Zanda, Anna Finocchiaro e il sottosegretario Luciano Pizzetti - è stata il ministro Maria Elena Boschi, che alla fine del suo intervento si è vista recapitare da parte di Roberto Calderoli un piattino pieno di carbone, il dolcetto che la Befana regala ai bambini il 6 gennaio. Un omaggio scherzoso, per far capire anche simbolicamente come la Lega abbia apprezzato i «chiarimenti necessari e graditi», tanto che Calderoli ha ritirato la sua questione sospensiva: la richiesta cioè di fermare i giochi per cinque giorni, rimandare l’Italicum in commissione e tornare in Aula con un mandato al relatore. Una battuta di arresto che la decisione di apporre alla legge la clausola di salvaguardia ha scongiurato.

«Per il governo è opportuno che la legge elettorale possa essere approntata tenendo conto dell’iter delle riforme costituzionali» ha detto in Aula la Boschi, la quale ha spiegato la necessità di riempire il vuoto normativo lasciato dalla sentenza della Corte costituzionale ribadendo però l’impegno a non interrompere la legislatura fino alla scadenza naturale del 2018. Parole che hanno tranquillizzato l’Ncd dopo che Angelino Alfano aveva espresso al premier, a tu per tu, la sua preoccupazione: «La clausola di salvaguardia per noi è essenziale, sia votata al primo punto».
La minoranza del Pd teme che l’aver fissato l’entrata in vigore della legge al 2016 sia in realtà una soluzione aggirabile da un decreto. Anche Calderoli sembra soddisfatto a metà: «Piutost che nient l’è mei piutost...» scandisce in dialetto. Sì, perché la Lega, come la minoranza del Pd, chiedeva che l’Italicum entrasse in vigore solo una volta approvata la riforma costituzionale che manda in soffitta il bicameralismo perfetto. Un legame che impedirebbe a Renzi di andare al voto anticipato e che il governo non vuole mettere nero su bianco.

Perché Palazzo Chigi ha deciso di arrivare in aula senza mandato al relatore? Per Calderoli la ragione è che «il Pd non è in grado di garantire l’unitarietà dei voti dei suoi componenti in commissione». Il renziano Andrea Marcucci smentisce la tentazione del premier di tenersi aperta una via di fuga verso le urne e spiega che l’obiettivo prioritario della maggioranza è «approvare il testo entro gennaio e tenere le elezioni alla scadenza naturale della legislatura». Quanto ai capilista bloccati, il senatore è convinto che il Pd dimostrerà «una sostanziale unità». Ma la minoranza insiste nel chiedere di spazzar via dalla legge i parlamentari nominati e qui i partiti daranno battaglia.
«Le preferenze per noi sono il male assoluto - ribadisce Paolo Romani, capogruppo di Forza Italia, parlando con i giornalisti alla buvette - Io la penso come Angelo Panebianco, che sul Corriere le ha definite un voto di scambio». E il premio alla lista? «Noi non siamo d’accordo». Su questo punto da Forza Italia è un coro di no. «Non voteremo l’articolo che prevede il premio alla lista» avverte Giovanni Toti e torna a chiedere che il bonus vada alla coalizione.
«Se Renzi insiste - rincara Renato Brunetta - avrà la responsabilità di rompere lui il Patto del Nazareno». Ma le spine più acuminate arrivano dall’ala sinistra del Pd, che si appresta a presentare sette, otto emendamenti in dissenso. «Vogliamo ribaltare la proporzione tra capilista bloccati e preferenze - spiega il bersaniano Miguel Gotor - E, tra le altre cose, chiediamo di ridurre le pluricandidature da otto a tre, perché un malcostume non può diventare un elemento di virtù del sistema». La Boschi è stata vista parlare a lungo in aula con Vannino Chiti, che fu il capo dei dissidenti sulla riforma del Senato. E martedì si comincia a votare.


FONTE: Corriere della Sera

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SEZ. POLITICA Pd: Bersani, rischio spazio senza profilo

9 Gennaio 2015, 17:14pm

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Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

SEZ. POLITICA  Pd: Bersani, rischio spazio senza profilo

INSERITO DA MORENA MOTTA Ex segretario su primarie Liguria, spero forza reagire a deriva

ROMA, 9 GEN - Quando ho lasciato la segreteria del Partito democratico ho detto che dovevamo stabilire se il Pd voleva essere un soggetto politico autonomo o uno spazio politico aperto alle incursioni di chiunque.C'è da augurarsi che, salvaguardando l'apertura e la partecipazione, ci siano ancora il tempo e la forza per reagire a una deriva che farebbe del Pd uno spazio indistinto e senza un profilo proprio e autonomo". Lo scrive su Facebook Pier Luigi Bersani facendo riferimento alle primarie in Liguria.

FONTE: ANSA

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SEZ. POLITICA Modena Sicurezza chi l'ha vista?

21 Dicembre 2014, 13:38pm

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Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Barbara Manicardi

10309172 267302893440043 4937791116188659039 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA Modena, Mentre tutti i nostri politici e amministratori sono concentrati sulle varie nomine e sulle questioni economiche, tra tagli di nastri e incontri pubblici ai quali raramente seguono poi fatti concreti, bande di criminali imperversano in città e in provincia depredando case, negozi e aziende. E’ un bollettino di guerra quello che dobbiamo registrare ogni giorno tra razzie e aggressioni. Le forze dell’ordine fanno il possibile, ma gli amministratori possono dire di fare altrettanto? Perché da questa sconcertante situazione si esce solo unendo le forze e le competenze: ognuno faccia la sua parte. Ma a noi pare che, da qualche tempo, questo gravissimo problema, che va a incidere pesantemente sulla vita di tutti i cittadini, sia stato un po’ messo parte, nel cassetto. Non deve e non può essere così. Molti colpi sono infatti messi a segno anche da disperati che non arrivano a fine mese o che hanno perso tutto e si improvvisano rapinatori e ladri. La crisi sta in qualche modo acuendo anche i problemi di ordine pubblico e le tensioni sociali, tensioni cavalcate da esaltati che non aspettano altro che l’occasione giusta per scontrarsi con i tutori dell’ordine. E’ successo a Formigine l’altra sera, davanti al carcere ieri, probabilmente con la bomba carta davanti all’agenzia interinale sabato notte. Arginiamoli. E in questo la politica ha un ruolo fondamentale. di Barbara Manicardi IL RESTO DEL CARLINO

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SEZ. POLITICA Renzi: 'Non c'è un patto con Berlusconi per il Quirinale'

21 Dicembre 2014, 13:01pm

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Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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10484944 267305636773102 494429539358328247 n INSERITO DA ANGELA CECERE

Oggi chi fa nomi li vuole solo bruciare La capitale non è la mafia e non va lasciata a chi ruba. "Roma deve ripartire", perché "dire che sono tutti colpevoli fa il gioco dei criminali". Lo afferma il premier Matteo Renzi in un'intervista pubblicata dal Messaggero e dal Gazzettino, in cui oltre a spronare il Campidoglio a non star fermi, interviene anche sui temi della giustizia e sulla partita Quirinale. "I magistrati parlino con indagini e sentenze", dice Renzi replicando alle critiche dell'Anm sulla lotta alla corruzione: "Gli strumenti per combatterla ci sono e sono stati aumentati, siamo il governo che ha messo Cantone all' Anticorruzione, e che vuole ripristinare il falso in bilancio". Durezza sulla vicenda romana, avverte, "poi però è fondamentale che si arrivi a sentenza". "Quando sarà il momento - dice invece a proposito del Colle, - si parlerà del successore di Napolitano" ma "il Nazareno è stato siglato un anno fa, quando le dimissioni non erano in agenda", e "questo è il motivo per cui non c'è nessun patto preventivo tra Pd e Fi". "Oggi - aggiunge - chi fa nomi li vuole solo bruciare". Renzi auspica comunque una maggioranza larga per l'elezione del nuovo capo dello stato. "Vendola propone Prodi per il Colle? Si ricordi di quando nel '98 mandò a casa il prof, ormai fa il gioco di M5S e Lega". Alla domanda poi se l'Italia rispetterà il tetto del 3% dal momento che la manovra italiana è fatta buona parte in deficit, il premier assicura: "L'Italia rispetterà tutte le regole. Regola del deficit, regola del debito, regola degli investimenti. E anche regola del buon senso". Il piano Juncker decollerà? "Per me - dice Renzi - è un primo passo. Con una novità importante: gli investimenti vengono scorporati dal patto di stabilità. Questa è una rivoluzione culturale per l'Europa. Noi insisteremo per valorizzare questo approccio".

ANSA

21.12.2014.

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SEZ. POLITICA La corsa al Quirinale rischia di trasformarsi in un campo minato per Renzi

20 Dicembre 2014, 09:30am

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Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

10478020 267308300106169 3514890014662351654 nINSERITO DA ELSA COPPA

Il premier deve fare i conti col suo partito, i mugugni di Fi e l’inaffidabilità di Grillo

candidatura Quirinale, Quirinale, Bruno Vespa, Giorgio Napolitano, Matteo Renzi, Sicilia, Opinioni

Quando si avvicinano le elezioni per il presidente della Repubblica, il segretario del partito di maggioranza rischia la pelle. Deve svolgere infatti l’ingrato compito di artificiere e capita che possa saltare in aria. Nella storia italiana è accaduto due volte. Nel ’92 quando segretario della Dc era Forlani e fu colpito dai cecchini di Andreotti, abbattuto a sua volta dalle bombe di Capaci. E nel 2013 quando dopo la caduta di Franco Marini, Bersani non riuscì a portare al Quirinale con una maggioranza diversa Romano Prodi.

Senza conseguenze così devastanti, dal ’48 a oggi tutti i candidati ufficiali sono stati sconfitti con l’eccezione di Cossiga (1985), Ciampi (1999) e solo in parte Segni (1962) che fu eletto per il rotto della cuffia con i voti determinanti del Msi e una memorabile spaccatura nella Dc. Lo stesso Ciampi, frutto di un patto tra Veltroni e Berlusconi/Fini, bruciò solo all’ultimo istante Rosetta Jervolino, Nicola Mancino (il vero candidato popolare), Franco Marini e Massimo D’Alema.
Pur essendo giovane, Renzi queste cose le conosce benissimo e vorrebbe che il suo partito approvasse per tempo il candidato (o la rosa di candidati) da proporre alle altre forze politiche. Ma sa che questo non lo garantisce. Prodi non fu acclamato e pugnalato con una successione così rapida da ricordare il Cesare delle Idi e Marzo?

DI BRUNO VESPA IL GIORNALE DI SICILIA

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