SEZ.POLITICA Renzi avverte Forza Italia: niente veti. Poi incontra Silvio Berlusconi
INSERITO DA MORENA MOTTA La battuta del segretario: «Il borsino dei candidati è più fluttuante che in Borsa, ognuno ha il suo». Bersani: «Abbiamo iniziato a ragionare e anche bene»
«Prendiamo atto, ma non accettiamo il “no” di Forza Italia a candidati alla presidenza della Repubblica con accentuata militanza Pd», ha detto Matteo Renzi a una breve assemblea dei deputati del Partito democratico, convocata per fare il punto sul Quirinale. Il nome del candidato al Colle ancora non c’è. «Non facciamo, né accettiamo diktat», lasciando intendere che il candidato potrà essere un outsider, un uomo scelto cioè al di fuori del Patto del Nazareno. Il premier non ha rinnegato quell’intesa, ma ha puntualizzato che «sebbene il presidente della Repubblica, negli ultimi anni, sia sempre stato eletto anche con i voti di Forza Italia, questo non significa che prendiamo il nome da loro».
E particolare significato assume, in questo contesto, l’incontro avvenuto in tarda mattinata a Palazzo Chigi con Pier Luigi Bersani: il segretario cerca di capire quali margini ci siano per ricompattare il partito coinvolgendo se non tutta almeno gran parte di quella minoranza ribelle che ancora ieri ha lanciato un avvertimento facendo venire meno al Senato il proprio sostegno all’Italicum, pur senza compromettere l’autosufficienza della maggioranza. «Abbiamo cominciato a ragionare - ha detto poi Bersani lasciando la presidenza del Consiglio -, abbiamo ragionato bene. La strada è ancora lunga, ci sono ancora alcuni giorni». E ai cronisti che gli chiedevano se fossero stati fatti dei nomi ha risposto: «Certo che ne abbiamo parlato», senza però entrare nel merito delle candidature avanzate. Successivamente a Palazzo Chigi è arrivato Silvio Berlusconi per un faccia a faccia forse risolutivo dopo l’incontro tra le delegazioni Pd-Fi di martedì sera a cui il leader azzurro non aveva preso parte. L'ex premier si è presentato intorno alle 13.40 accompagnato da Gianni Letta e Denis Verdini. Non si è svolto invece l’annunciato incontro fra lo stesso Berlusconi e Alfano, previsto prima del vis-à-vis con Renzi, anche se fonti dei due partiti riportate dalle agenzie parlano di un’intesa intatta e di contatti telefonici continui tra i due.
«Sarà un politico e non un tecnico». Renzi ha detto che durante gli incontri di ieri la richiesta prevalente delle diverse delegazioni è stata quella di avere un capo dello Stato «politico» e non tecnico, con relazioni internazionali. Ma poi ha aggiunto: «C’è desiderio di intesa ma senza rinunciare ai nostri valori e ideali. Il presidente della Repubblica deve essere una storia raccontabile soprattutto al nostro interno. Come segretario non chiedo lealtà, ma una base, per il senso di responsabilità e per la consapevolezza di tutti. I nostri numeri ci impongono di essere uniti e compatti». L’intenzione del premier è quella di chiudere la partita del Quirinale entro il fine settimana, «anche imponendo il ritmo alle sedute» del Parlamento in seduta comune. Renzi punta però ad arrivare all’elezione già alla quarta votazione, sabato mattina, quando viene meno l’obbligo di maggioranza qualificata (i due terzi dell’assemblea). «Ascolto tutti - ha detto ancora -. Non sarà un’elezione con il metodo del winner is» E poi ha sdrammatizzato con una battuta: il borsino dei candidati al Quirinale, ormai, «è più fluttuante del Nasdaq: ognuno ne ha uno suo».
Di Battista (Cinque Stelle): «Bersani nella rosa». A sorpresa, arriva anche la proposta di Alessandro Di Battista, esponente M5S e membro del «direttorio», nel corso dell’assemblea congiunta dei 5 Stelle.«Secondo me è giusto che nella rosa di nomi ci sia anche quello di Pier Luigi Bersani perché, nonostante tutto, chissà che possa essere un nome di garanzia e possa mantenere la schiena dritta contro l’alleanza della massoneria. Non ho detto che lo voterò per forza, ma mi piacerebbe che gli iscritti abbiano anche questa opzione». Intanto Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera e a sua volta membro del «diretotrio» grillino, su Facebook definisce quello di Renzi un «metodo da Kgb», per la scelta di tenere ancora nascosto, a due giorni dalla prima votazione, il nome del candidato del partito di maggioranza diversamente dal movimento che lo sottopone ad un giudizio pubblico. Dall’assemblea del movimento sono emerse anche un paio di proposte improbabili, come quelle di Giancarlo Magalli (a suo favore l’intervento di Paolo Bernini) o di Roberto Benigni (proposto da Danila Nesci), mentre tra quelle più realistiche ci sono Ferdinando Imposimato, Salvatore Settis e Nino Di Matteo, oltre a Umberto Eco e Dario Fo.
«Feltri for president». Intanto i leader di Lega Nord e Fratelli d’Italia, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, hanno annunciato che i loro grandi elettori scriveranno sulle schede Vittorio Feltri for President. Un’opzione, hanno spiegato in una conferenza stampa, rivolta «a chi non ci sta a votare scheda bianca» nella «parte di centrodestra che non si riconosce nel patto del Nazareno». «La nostra - chiarisce Meloni - non è una candidatera di bandiera e, per paradosso, facciamo un nome non solo né nostro né della Lega ma più vicino a Berlusconi e al resto del centrodestra, perché speriamo che sia un nome che possa aggregare».
FONTE: CORRIERE DELLA SERA
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