Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
di Michele Pappacoda Giuseppe Panini: Imprenditore famoso e fondatore, con i fratelli Franco Cosimo e Umberto, della Edizioni Panini, è nato a Pozza di Maranello (frazione del noto centro emiliano), e morto nel 1996 a Modena.
Inizia ad avvicinarsi al mondo dell’editoria tramite la famiglia che acquista un’edicola e nel 1956 fonda un’agenzia di distribuzione di quotidiani: Agenzia Distribuzione Giornali Fratelli Panini. L'idea che lo rende ricco e famoso gli viene per caso: avendo trovato un lotto di vecchie figurine delle "edizioni milanesi Nannina", le confeziona in bustine bianche con la cornice rossa e le mette in vendita.
Il successo è notevole! Da quel momento la famiglia Panini decide di stampare e vendere le figurine, con i relativi album, ottenendo risultati clamorosi. Tra i suoi meriti, l'istituzione di una scuola per dirigenti d’azienda e di un liceo linguistico.
Prima di morire dona alla città le proprie collezioni di figurine, ricevendo in cambio dall'Amministrazione comunale l'intitolazione di due musei: il Fotomuseo Giuseppe Panini ed il Museo della Figurina.
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA In queste ore sono state diffuse lefotografievincitrici del concorsoWildlife Photographer of the Year 2019di cui avevamogià scrittoqualche settimana fa. In scenari impensabili e a volte molto distanti, i bravissimifotografi(sia categoria adulti che giovani) hanno immortalato immagini di rara bellezza.
Ma a vincereWildlife Photographer of the Year 2019è stato il cineseYongqing Baoche ha ripreso la fotografia di unamarmotta spaventatada una volpe che la stava attaccando per sfamare tre cuccioli. La scena è stata ripresa nella riserva naturale delle Qilian Mountains (che si trova sempre in Cina) nel periodo primaverile con lamarmottache si era appena ripresa dalungo letargo.
Per riuscire a catturare questo momento (la fotografia ha come titolo"The Moment") Bao si è avvalso di unaCanon EOS-1D Xcon un'ottica Canon con lunghezza focale di800 mme apertura dif/5.6. I dati dello scatto parlano di 1/2500" a f/5.6 (+0.67 e/v), ISO 640 mentre è stato utilizzato un treppiede Manfrotto in fibra di carbonio per migliorare la stabilità.
L'unione tra la rarità delle immagini catturate nella regione e l'interazione (selvaggia) tra due specie così importanti hanno portato il premioWildlife Photographer of the Year 2019nelle mani di Bao, secondo quanto dichiarato da Roz Kidman Cox (presidente della giuria).
C'è stato anche spazio per i giovani, conCruz Erdmann(14 anni) che invece ha vinto il premioYoung Wildlife Photographer of the Yearper la fotografia di un calamaro iridescente della barriera corallina della zona di Lembeh in Indonesia. In questo caso è stata impiegata unaCanon EOS 5D Mark IIIcon un'ottica con lunghezza focale di 100 mm e apertura di f/2.8. I dati di scatto riportano un tempo di 1/125" a f/29, ISO 200, illuminazione Ikelite DS161 e case subacqueo Aquatica 5D Mk II Pro.
DI MICHELE PAPPACODA Dalla metà del 1500 fino alla fine del 1800 all’interno della cinta muraria si sviluppò il centro storico di Senise con un tessuto edilizio edificato, rispettando la morfologia del suolo, in isolati disposti su terrazze collegate da gradinate e stradine, da vicoli e sottopassaggi. In pianta il centro storico è inscrivibile in un triangolo; le due strade di circumvallazione convergono al vertice nord e si allargano in una aperta spianata, detta di S. Biagio dove sorge una cappella. Il tessuto si sviluppa assecondando la morfologia del suolo, cioè con gli isolati disposti a terrazze collegate da una fitta trama di percorsi ortogonalmente alle curve di livello stesse. Attraverso le strade ripide e strette del centro storico tutte a gradinate, si può ammirare un borgo che dalla metà del 1500 alla fine del 1800 rimane con un impianto urbanistico inalterato. Nel centro storico di Senise è possibile ammirare sottopassi, vicoli e particolari costruttivi di una architettura che non c’è più, fatta di umile tradizione, che racconta la storia di una comunità che si è sempre riconosciuta nel suo borgo. Una vecchia tradizione narra che il paese fosse posto più in basso, verso la confluenza del Serrapotamo col Sinni, ma per la mortifera malaria fu abbandonato ed edificato nel punto dov'è attualmente collocato. La tradizione avrebbe un fondamento nel significato del toponimo Senise, che vorrebbe significare "luogo del Sinni" .Senise sorse già in epoca romana imperiale come dimostrano i resti di una villa ritrovati in località San Filippo. Mentre il fortunato ritrovamento degli Ori di Senise, attualmente custoditi nel Museo Nazionale di Napoli, testimonia la presenza a Senise dei Longobardi (VII). Lo stemma si ammira in un libro del censimento del 1753(Catasto generale della Terra di Senise in Basilicata), importante documento conservato in quell'Archivio Municipale. La fondazione dell'attuale centro abitato di Senise è da farsi risalire al periodo normanno quando fu edificato un primitivo castello, dipendente dalla contea di Chiaromonte, parte di un complesso sistema difensivo creato a difesa della valle sottostante. Intorno a tale baluardo difensivo andò a costituirsi il primo nucleo abitato. Dopo l'arrivo degli Angioini venne edificato il Convento e la Chiesa di San Francesco(1270) e si spostò il castello in posizione più elevata, il tessuto urbano si espanderà fino ad occupare l'intera collina a forma di triangolo, definita a valle del torrente Serrapotamo, ed ai lati da due profondi valloni che costituiranno una vera e propria difesa naturale. All'interno di tale triangolo, successivamente chiuso da cinta muraria e dominato dalle emergenze del castello, dal convento (che rappresenterà per secoli il punto di riferimento religioso e culturale della comunità) e dalle chiese, il tessuto edificato si svilupperà assecondando la morfologia del suolo, cioè con gli isolati disposti a terrazze collegate da una fitta trama di percorsi ortogonalmente alle curve di livello stesse. Sostanzialmente, dalla metà del Cinquecento alla fine dell'Ottocento, l'impianto urbanistico di Senise rimarrà pressoché inalterato, tutto compreso nella cerchia delle mura, registrandosi semplicemente una crescita su sé stesso del centro urbano, con operazioni di sostituzioni edilizia o di accorpamento di più edifici, per la realizzazione, a partire dal XVIII secolo, dei palazzi nobiliari-signorili della borghesia agraria nata dal disfacimento e dall'abolizione dei privilegi feudali. Quindi per tutto il XIX secolo e parte del XX secolo l'immagine urbana risulterà caratterizzata, oltre che dalla mole del castello e del convento francescano, simboli di un potere laico e religioso ormai in decadenza, da un consistente numero di edifici signorili contornati da un'edilizia minore, in qualche misura legata al palazzo signorile stesso, che rifletteranno in maniera evidente i rapporti gerarchici di natura socio-economica esistenti all'interno della comunità senisese.
inserito da Alessia Chianese Alexei Leonov è deceduto, all'età di 85 anni, dopo una lunga malattia. Lo riportano i media russi. Leonov è stato il primo essere umano a compiere, nel 1965, una passeggiata nello spazio e ha fatto parte dell'equipaggio che, nel 1975, ha agganciato la Soyuz alla capsula Usa Apollo. Undicesimo cosmonauta sovietico, era considerato una leggenda dell'esplorazione spaziale. Nato il 30 maggio 1934, Leonov aveva affrontato la carriera militare nell'Aeronautica sovietica e contemporaneamente aveva seguito le sue due grandi passioni artistiche: la pittura e la scrittura. Il 18 marzo 1965 ha scritto una pagina storica, uscendo per 12 minuti e 9 secondi all'esterno della capsula Voskhod 2, mentre il suo compagno di equipaggio Pavel Belyayev restava ai comandi. A tenere Leonov ancorato alla navetta era un cavo lungo circa cinque metri. Era la prima volta che un'impresa del genere veniva affrontata e tutto sembrava andare per il meglio fino agli ultimi istanti, quando improvvisamente fu chiaro che rientrare all'interno della Voskhod 2 sarebbe stato impossibile: la tuta si era gonfiata e l'unico sistema per ridurre la pressione era aprire una valvola. Sono stati momenti interminabili, ma alla fine tutto è andato per il meglio. Appena tre anni più tardi Leonov veniva selezionato la prima missione nell'orbita lunare della Soyuz 7K-L1: un'impresa ambiziosa ma mai realizzata a causa dei ritardi nel programma. Tuttavia la seconda impresa spaziale di Leonov, nel luglio 1975, è stata ugualmente avvincente: è stato al comando dell' Apollo-Soyuz, la missione che ha segnato il disgelo nella corsa allo spazio fra Stati Uniti e Unione Sovietica, cominciata nel 1957 ai tempi del primo satellite sovietico, lo Sputnik 1, e da allora proseguita a ritmo serrato. In pensione dal 1992, dopo essere stato al comando del corpo dei cosmonauti, Leonov non hai mai abbandonato la passione per la pittura e per la scrittura, nella quale spaziava dai saggi sui voli spaziali alla fantascienza. La morte del cosmonauta Alexei Leonov, è una notizia davvero triste per il mondo spaziale che perde così uno dei suoi storici protagonisti", ha detto il presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana (Asi), Giorgio Saccoccia, nel ricordare il primo uomo ad avere affrontato una passeggiata spaziale. "Nel 1965 la sua uscita nello spazio rappresentò una pietra miliare e ancora oggi - ha aggiunto - tutti gli astronauti che si accingono a compiere delle attività extraveicolari ricordano quell'impresa". E' stato "un passo - ha detto ancora - che ha dato il via alla realizzazione di grandi opere ingegneristiche fuori dal nostro pianeta, prima fra tutte la Stazione Spaziale Internazionale". Nel 1975, ha concluso Saccoccia, "Leonov è stato anche protagonista di "un importante momento di distensione tra le due grandi potenze di allora, Usa e Urss, con il comando della missione congiunta Apollo-Soyuz".
ROMA - La piattaforma di streaming Amazon comincia a fare sul serio sul nostro mercato e rende nota la produzione della prima serie italiana non-fiction, arruolando un cast di sicuro appeal a cominciare da capitan Totti. Tra alleanze e annunci di partnership e produzioni la partita italiana è in pieno svolgimento. Mettendo insieme i vari tasselli degli ultimi giorni, infatti, lo scenario televisivo (il termine è ormai riduttivo) sta cambiando con rapidità. Netflix si vedrà da domani dentro Sky, o meglio nell'ecosistema Sky Q e quelli che erano fino a pochi mesi fa competitor ora sono alleati. Mediaset non resta a guardare e oggi ha annunciato un primo accordo con Netflix per la produzione insieme di sette film italiani in due anni da trasmettere su entrambi. E ora la prima serie non fiction italiana Amazon Original che raggiungerà, tramite Amazon Prime Video, gli spettatori di oltre 200 paesi nel 2020.
S'intitola 'Celebrity Hunted - Caccia all'uomo': è un real-life thriller in sei episodi in cui le celebrità dovranno scappare da un team di "cacciatori" esperti. Ed è l'ottavo adattamento del format inglese di ShineTV (Gruppo EndemolShine). Lo show unisce otto personaggi famosi: Francesco Totti, Fedez, lo YouTuber Luis Sal, Claudio Santamaria con la giornalista e scrittrice Francesca Barra, il presentatore Costantino della Gherardesca e gli attori Diana Del Bufalo e Cristiano Caccamo. Nella serie, unspcripted ossia senza sceneggiatura, le celebrità dovranno adoperarsi per restare anonimi, preservare la loro libertà, per 14 giorni, con limitate risorse economiche. A dar loro la caccia ci saranno analisti, investigatori professionisti, esperti di cyber security, profiler e human tracker provenienti dalle forze dell'ordine e dai servizi segreti militari. I 'cacciatori' potranno utilizzare solo mezzi legali per rintracciare le celebrità come ad esempio telecamere di videosorveglianza o sistemi di riconoscimento delle targhe e avranno libertà nella richiesta di informazioni. "Uno show innovativo" ha dichiarato Georgia Brown, Director European Amazon Original Series, Amazon Studios. "Celebrity Hunted è un format rivoluzionario, dal linguaggio innovativo, qualitativamente paragonabile a quello delle serie scripted, anche grazie agli elementi della suspense e del thriller. Una sfida unica nel panorama televisivo, un cast d'eccellenza, mai visto prima in un programma TV" ha concluso Leonardo Pasquinelli, Ceo di EndemolShine Italy.
Un bambino su tre nella fascia 6-9 anni in Italia è sovrappeso o obeso, il tasso maggiore di tutta l'Europa. Lo afferma il secondo rapporto sulla malnutrizione infantile della Ong Helpcode, pubblicato in vista delle Giornate mondiali contro l'obesità del 10 ottobre e dell'alimentazione del 16 ottobre. Secondo il documento sono circa 100mila i bambini obesi o sovrappeso nel nostro Paese, con una prevalenza dei maschi (21%) sulle femmine (14%).
A livello globale d'altra parte il numero di bambini di età inferiore ai cinque anni obesi o sovrappeso risulta in costante aumento e ha ormai superato quota 40 milioni, 10 milioni in più rispetto al 2000. Le famiglie del Centro e del Sud d'Italia, con livelli di istruzione e di reddito più bassi rispetto alla media nazionale, registrano un'incidenza maggiore del fenomeno. La maglia nera va ai bambini campani (oltre il 40% sono sovrappeso e obesi), seguiti dai coetanei di Molise, Calabria, Sicilia, Basilicata e Puglia.
"Le ricerche più recenti ci dicono che è necessario intervenire nei primi tre anni di vita - osserva Mohamad Maghnie, responsabile dell'UOC Clinica Pediatrica dell'Ospedale Gaslini di Genova -. E per farlo dobbiamo conoscere abitudini alimentari e stili di vita dei pazienti a cominciare dalla gravidanza. Ma non basta. Dobbiamo investire nell'educazione alimentare delle famiglie e nella formazione mirata dei medici".
BRUXELLES - I prestatori di servizi di hosting come Facebook sono tenuti a rimuovere anche i contenuti identici o equivalenti a un contenuto già giudicato illecito. Lo ha stabilito la Corte Ue, chiarendo che una richiesta simile da parte della magistratura non viola le disposizioni della direttiva europea sul commercio elettronico e può applicarsi a livello mondiale nell'ambito del diritto internazionale.
Con la sentenza odierna, la Corte Ue ha quindi stabilito che i giudici europei hanno il diritto di chiedere la cancellazione dal web non solo dei contenuti da loro ritenuti illeciti, ma anche di quelli simili o equivalenti. E questo senza violare le norme europee nè la libertà di espressione. La vicenda ha preso le mosse dall'azione legale intentata dall'austriaca Eva Glawischnig-Piesczek, presidente del gruppo parlamentare dei Verdi, contro Facebook Ireland dinanzi ai giudici austriaci.
L'esponente verde aveva chiesto di ordinare a Facebook di cancellare un commento pubblicato da un utente lesivo del suo onore nonché affermazioni identiche o dal contenuto equivalente. E la Corte suprema austriaca aveva chiesto alla Corte di giustizia Ue di interpretare la direttiva sul commercio elettronico per capire come applicare la norma.
Oggi la Corte Ue ha quindi deciso che, sebbene un prestatore di servizi di hosting come Facebook non sia responsabile delle informazioni memorizzate qualora non sia a conoscenza della loro illiceità, questo non pregiudica la possibilità di ingiungergli di porre fine o impedire una violazione, in particolare cancellando le informazioni illecite o disabilitando l'accesso alle medesime.
Nella sentenza odierna i giudici comunitari ricordano però anche che la normativa Ue vieta di imporre a un prestatore di servizi di hosting di sorvegliare, in via generale, le informazioni da esso memorizzate o di ricercare attivamente fatti o circostanze che indichino la presenza di attività illecite. Tutto ciò premesso, la Corte ha quindi sentenziato che un giudice di uno Stato membro può ingiungere a un prestatore di servizi di hosting di rimuovere le informazioni da esso memorizzate e il cui contenuto sia identico a quello di un'informazione precedentemente dichiarata illecita o di bloccare l'accesso alle medesime, qualunque sia l'autore della richiesta di memorizzazione di siffatte informazioni. Inoltre, la magistratura nazionale può chiedere di rimuovere le informazioni oggetto dell'ingiunzione o di bloccare l'accesso alle medesime a livello mondiale, nell'ambito del diritto internazionale pertinente, di cui spetta agli Stati membri tener conto.
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Dopo Amazon, anche Facebook si lancia nel campo della moda. Sta per lanciare Fashion++, una sorta di stylist virtuale che da' consigli di abbigliamento agli utenti.
Il sistema propone modifiche grazie ad un sistema di intelligenza artificiale che riconosce i vestiti e da' suggerimenti su cosa cambiare o aggiungere. "Può anche raccomandare modi per aggiustare un capo di abbigliamento, come infilare una camicia o rimboccarsi le maniche", ha spiegato Facebook sul suo sito dedicato alla ricerca. Sarebbe dunque un sistema un po' più avanzato rispetto alle attuali soluzioni che si limitano a suggerire un abito.
La ricerca, ancora in fase di sviluppo, dovrebbe essere presentata dalla piattaforma all'International Conference on Computer Vision che si terrà a Seoul dal 27 ottobre.
Anche Amazon punta sull'abbigliamento. A giugno ha svelato StyleSnap, una sorta di 'Shazam dei vestiti', in grado di consigliare cosa comprare partendo dalla foto di outfit. Anche questo sistema si basa sull'intelligenza artificiale.
Google ha creato e pubblicato un database di video falsiper combattere il fenomeno del 'deepfake', cioè le immagini di personaggi famosi manipolate dall'intelligenza artificiale per far dire o fare cose inconsuete o fasulle. Sono tante le vittime celebri di questo fenomeno, compresi Donald Trump, Nancy Pelosi e Mark Zuckerberg, qualche giorno fa a 'Striscia la notizia' è andato in onda un video in cui la tecnologia di manipolazione è stata sperimentata su Matteo Renzi.
E' possibile smascherare questa tecnica usando la stessa tecnologia con cui viene creata. Per questo il database contiene diversi filmati 'deepfake' girati con lo scopo di allenare i meccanismi di riconoscimento. Alla ricerca e al lavoro di catalogazione dei video ha contribuito anche l'Italia attraverso il lavoro svolto dal team dell'Università Federico II di Napoli, guidato dalla professoressa Luisa Verdoliva. Ha lavorato con l'Università Tecnica di Monaco per la creazione della piattaforma di catalogazione FaceForensic.
I 'deepfake' sono nati come esperimento dell'Università di Washington a fine 2017 ma si sono trasformati velocemente in un metodo per veicolare messaggi ironici o fuorvianti. E stanno diventando anche pericolosi: poche settimane fa la voce dell'amministratore delegato di un'azienda tedesca è stata usata da cyber-criminali per rubare 250mila dollari.
DI MICHELE PAPPACODA Intorno alla sua figura si sono versati molti fiumi di inchiostro. Un incalcolabile numero di articoli e tantissimi libri : si conta che approssimativamente sono più di 200 le biografie a lui dedicate soltanto in italiano. “Farò più rumore da morto che da vivo”, aveva pronosticato lui con la sua solita arguzia. Padre Pio, al secolo Francesco Forgione, nasce il 25 maggio 1887 a Pietrelcina, un piccolo comune alle porte di Benevento; fu battezzato il giorno successivo nella chiesa di Sant'Anna. Gli venne dato il nome Francesco per desiderio della madre, devota a S. Francesco d'Assisi. Il padre Grazio Maria, nato nel 1860, e la madre Maria Giuseppa De Nunzio, nata nel 1859, erano poveri contadini sposati da sei anni ed avevano già avuto tre figli, di cui due già morti, alla nascita di Francesco. Il 27 settembre 1899 riceve la Comunione e la Cresima dall'allora arcivescovo di Benevento Donato Maria dell'Olio. Il desiderio di diventare sacerdote si manifestò molto presto e fu sollecitato dalla conoscenza di un frate del convento di Morcone, fra Camillo da S. Elia a Pianisi, che periodicamente passava per Pietrelcina a raccogliere offerte. Le pratiche per l'entrata in convento furono iniziate nella primavera del 1902, quando Francesco aveva 14 anni, ma la sua prima domanda ebbe esito negativo. Solo nell'autunno del 1902 arrivò l'assenso. Francesco raccontò di aver avuto una visione, il 1° gennaio del 1903 dopo la Comunione, che gli confermava e chiariva la sua vocazione alla continua lotta con satana. La notte del 5 gennaio, l'ultima che passava con la sua famiglia, disse di aver avuto un'altra visione in cui Dio e Maria lo incoraggiavano e lo assicuravano della loro predilezione. La mattina del 6 gennaio, dopo aver assistito alla messa nella chiesa parrocchiale di Pietrelcina, accompagnato dal suo maestro Angelo Caccavo e dal sacerdote don Nicola Caruso, Francesco venne ricevuto al noviziato dei Cappuccini della provincia religiosa di Foggia, a Morcone (Benevento). Il 22 gennaio dello stesso anno, a 15 anni, Francesco vestì i panni di probazione del novizio cappuccino e diventò fra Pio. Concluso l'anno del noviziato, fra Pio emise la professione dei voti semplici (povertà, castità ed obbedienza) il 22 gennaio del 1904. Tre giorni dopo si recò a S. Elia a Pianisi per intraprendere gli studi ginnasiali. Il 27 gennaio 1907 emise la professione dei voti solenni. Seguì studi classici e di filosofia e nel novembre del 1908 raggiunse Montefusco, dove proseguì i suoi studi di teologia. Il 18 luglio del 1909, ricevette l'ordine del diaconato, nel noviziato di Morcone. Fu ordinato sacerdote il 10 agosto 1910, nel Duomo di Benevento, da mons. Paolo Schinosi; nell'immagine ricordo della sua prima messa aveva scritto “Gesù, mio sospiro e mia vita, oggi che trepidante ti elevo in un mistero d'amore, con Te io sia per il mondo Via,Verità e Vita e per Te sacerdote santo, vittima perfetta”. I primi anni di sacerdozio sono compromessi e resi amari dalle sue pessime condizioni di salute, tanto che i superiori lo rimandano più volte a Pietrelcina, nella casa paterna, dove il clima gli è più congeniale. Padre Pio è malato assai gravemente ai polmoni. I medici gli danno poco da vivere. Come se non bastasse, alla malattia si vanno ad aggiungere le terribili vessazioni a cui il demonio lo sottopone, che non lasciano mai in pace il povero frate, torturato nel corpo e nello spirito. Nel 1916 i superiori pensano di trasferirlo a S. Giovanni Rotondo, sul Gargano, e qui, nel convento di S. Maria delle Grazie, ha inizio per Padre Pio una straordinaria avventura di taumaturgo e apostolo del confessionale. Un numero incalcolabile di uomini e donne, dal Gargano e da altre parti dell'Italia, cominciano ad accorrere al suo confessionale, dove egli trascorre anche quattordici-sedici ore al giorno, per lavare i peccati e ricondurre le anime a Dio. Il 20 settembre 1918 riceve le stigmate della Passione di Cristo che resteranno aperte, dolorose e sanguinanti, per ben cinquant'anni. Padre Pio viene visitato da un gran numero di medici, subendo incomprensioni e calunnie per le quali deve sottostare a infamanti ispezioni canoniche; si dichiara “figlio dell'obbedienza” e sopporta tutto con serafica pazienza. Infine, viene anche sospeso a divinis e solo dopo diversi anni, prosciolto dalle accuse calunniose, può essere reintegrato nel suo ministero sacerdotale. La sua celletta, la numero 5, portava appeso alla porta un cartello con una celebre frase di S. Bernardo: “Maria è tutta la ragione della mia speranza”. Maria è il segreto della grandezza di Padre Pio, il segreto della sua santità. A Lei, nel maggio 1956, dedica la Casa Sollievo della Sofferenza, una delle strutture sanitarie oggi più qualificate a livello nazionale e internazionale, con più di 70.000 ricoveri l'anno, attrezzature modernissime e collegamenti con i principali istituti di ricerca nel mondo. Negli anni '40, per combattere con l'arma della preghiera la tremenda realtà della seconda guerra mondiale, Padre Pio diede avvio ai Gruppi di Preghiera, una delle realtà ecclesiali più diffuse attualmente nel mondo, con oltre duecentomila devoti sparsi in tutta la terra. Con la Casa Sollievo della Sofferenza essi costituiscono la sua eredità spirituale, il segno di una vita tutta dedicata alla preghiera e contrassegnata da una devozione ardente alla Vergine. Da Lei il frate si sentiva protetto nella sua lotta quotidiana col demonio, il “cosaccio” come lo chiamava, e per ben due volte la Vergine lo guarisce miracolosamente, nel 1911 e nel 1959. In quest'ultimo caso i medici lo avevano dato proprio per spacciato quando, dopo l'arrivo della Madonna pellegrina di Fatima a San Giovanni Rotondo, il 6 agosto 1959, Padre Pio fu risanato improvvisamente, tra lo stupore e la gioia dei suoi devoti. “Esiste una scorciatoia per il Paradiso?”, gli fu domandato una volta. “Sì”, lui rispose,“è la Madonna”. “Essa-diceva il frate di Pietrelcina - è il mare attraverso cui si raggiungono i lidi degli splendori eterni”. Esortava sempre i suoi figli spirituali a pregare il Rosario e ad imitare la Madonna nelle sue virtù quotidiane quali l'umiltà, la pazienza, il silenzio, la purezza, la carità. “Vorrei avere una voce così forte - diceva - per invitare i peccatori di tutto il mondo ad amare la Madonna”. Lui stesso aveva sempre la corona del rosario in mano; lo recitava incessantemente, per intero, soprattutto nelle ore notturne. “Questa preghiera - diceva Padre Pio - è la nostra fede, il sostegno della nostra speranza, l'esplosione della nostra carità”. Il suo testamento spirituale, alla fine della sua vita, fu: “Amate la Madonna e fatela amare.Recitate sempre il Rosario”. Tra i segni miracolosi del santo frate ci sono, oltre alle stigmate, il dono della bilocazione e della capacità di leggere nei cuori e nella mente delle persone. Padre Pio muore, all'età di 81 anni, il 23 settembre 1968; ai suoi funerali parteciparono più di centomila persone giunte da ogni parte d'Italia. Il 20 marzo 1983iniziò il processo diocesano per la sua canonizzazione. Il 21 gennaio 1990 Padre Pio venne proclamato venerabile; fu beatificato il 2 maggio 1999 e canonizzato, il 16 giugno 2002, da San Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005). Il vostro servitore, che ha preparato questa composizione agiografica, ha conosciuto Padre Pio (a l'occasione di una visita fatta a S. Giovanni Rotondo col Seminario Arcivescovile di Napoli) e messo fuori dalla sacrestia, dallo stesso Padre Pio, insieme ad un altro seminarista, divenuto poi prete (Don Luigi Graziuso), per aver scattato due foto di nascosto (la pellicola, stranamente, risultò nera). Nella chiesa del citato amico, fine 1998, si impresse indelebilmente, su un pezzo di marmo di Carrara, di uno dei pilastri della parte destra della navata centrale, l'effigie di Padre Pio, tuttora visibile. Per la cronaca : ci fu il prelievo e sequestro del marmo in questione, da parte della Curia, e restituito dopo diversi mesi di accurati controlli per verificare, come era il caso, che non ci fossero artifizi. (gpm)