Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
BRUXELLES - I prestatori di servizi di hosting come Facebook sono tenuti a rimuovere anche i contenuti identici o equivalenti a un contenuto già giudicato illecito. Lo ha stabilito la Corte Ue, chiarendo che una richiesta simile da parte della magistratura non viola le disposizioni della direttiva europea sul commercio elettronico e può applicarsi a livello mondiale nell'ambito del diritto internazionale.
Con la sentenza odierna, la Corte Ue ha quindi stabilito che i giudici europei hanno il diritto di chiedere la cancellazione dal web non solo dei contenuti da loro ritenuti illeciti, ma anche di quelli simili o equivalenti. E questo senza violare le norme europee nè la libertà di espressione. La vicenda ha preso le mosse dall'azione legale intentata dall'austriaca Eva Glawischnig-Piesczek, presidente del gruppo parlamentare dei Verdi, contro Facebook Ireland dinanzi ai giudici austriaci.
L'esponente verde aveva chiesto di ordinare a Facebook di cancellare un commento pubblicato da un utente lesivo del suo onore nonché affermazioni identiche o dal contenuto equivalente. E la Corte suprema austriaca aveva chiesto alla Corte di giustizia Ue di interpretare la direttiva sul commercio elettronico per capire come applicare la norma.
Oggi la Corte Ue ha quindi deciso che, sebbene un prestatore di servizi di hosting come Facebook non sia responsabile delle informazioni memorizzate qualora non sia a conoscenza della loro illiceità, questo non pregiudica la possibilità di ingiungergli di porre fine o impedire una violazione, in particolare cancellando le informazioni illecite o disabilitando l'accesso alle medesime.
Nella sentenza odierna i giudici comunitari ricordano però anche che la normativa Ue vieta di imporre a un prestatore di servizi di hosting di sorvegliare, in via generale, le informazioni da esso memorizzate o di ricercare attivamente fatti o circostanze che indichino la presenza di attività illecite. Tutto ciò premesso, la Corte ha quindi sentenziato che un giudice di uno Stato membro può ingiungere a un prestatore di servizi di hosting di rimuovere le informazioni da esso memorizzate e il cui contenuto sia identico a quello di un'informazione precedentemente dichiarata illecita o di bloccare l'accesso alle medesime, qualunque sia l'autore della richiesta di memorizzazione di siffatte informazioni. Inoltre, la magistratura nazionale può chiedere di rimuovere le informazioni oggetto dell'ingiunzione o di bloccare l'accesso alle medesime a livello mondiale, nell'ambito del diritto internazionale pertinente, di cui spetta agli Stati membri tener conto.
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Dopo Amazon, anche Facebook si lancia nel campo della moda. Sta per lanciare Fashion++, una sorta di stylist virtuale che da' consigli di abbigliamento agli utenti.
Il sistema propone modifiche grazie ad un sistema di intelligenza artificiale che riconosce i vestiti e da' suggerimenti su cosa cambiare o aggiungere. "Può anche raccomandare modi per aggiustare un capo di abbigliamento, come infilare una camicia o rimboccarsi le maniche", ha spiegato Facebook sul suo sito dedicato alla ricerca. Sarebbe dunque un sistema un po' più avanzato rispetto alle attuali soluzioni che si limitano a suggerire un abito.
La ricerca, ancora in fase di sviluppo, dovrebbe essere presentata dalla piattaforma all'International Conference on Computer Vision che si terrà a Seoul dal 27 ottobre.
Anche Amazon punta sull'abbigliamento. A giugno ha svelato StyleSnap, una sorta di 'Shazam dei vestiti', in grado di consigliare cosa comprare partendo dalla foto di outfit. Anche questo sistema si basa sull'intelligenza artificiale.
Google ha creato e pubblicato un database di video falsiper combattere il fenomeno del 'deepfake', cioè le immagini di personaggi famosi manipolate dall'intelligenza artificiale per far dire o fare cose inconsuete o fasulle. Sono tante le vittime celebri di questo fenomeno, compresi Donald Trump, Nancy Pelosi e Mark Zuckerberg, qualche giorno fa a 'Striscia la notizia' è andato in onda un video in cui la tecnologia di manipolazione è stata sperimentata su Matteo Renzi.
E' possibile smascherare questa tecnica usando la stessa tecnologia con cui viene creata. Per questo il database contiene diversi filmati 'deepfake' girati con lo scopo di allenare i meccanismi di riconoscimento. Alla ricerca e al lavoro di catalogazione dei video ha contribuito anche l'Italia attraverso il lavoro svolto dal team dell'Università Federico II di Napoli, guidato dalla professoressa Luisa Verdoliva. Ha lavorato con l'Università Tecnica di Monaco per la creazione della piattaforma di catalogazione FaceForensic.
I 'deepfake' sono nati come esperimento dell'Università di Washington a fine 2017 ma si sono trasformati velocemente in un metodo per veicolare messaggi ironici o fuorvianti. E stanno diventando anche pericolosi: poche settimane fa la voce dell'amministratore delegato di un'azienda tedesca è stata usata da cyber-criminali per rubare 250mila dollari.
DI MICHELE PAPPACODA Intorno alla sua figura si sono versati molti fiumi di inchiostro. Un incalcolabile numero di articoli e tantissimi libri : si conta che approssimativamente sono più di 200 le biografie a lui dedicate soltanto in italiano. “Farò più rumore da morto che da vivo”, aveva pronosticato lui con la sua solita arguzia. Padre Pio, al secolo Francesco Forgione, nasce il 25 maggio 1887 a Pietrelcina, un piccolo comune alle porte di Benevento; fu battezzato il giorno successivo nella chiesa di Sant'Anna. Gli venne dato il nome Francesco per desiderio della madre, devota a S. Francesco d'Assisi. Il padre Grazio Maria, nato nel 1860, e la madre Maria Giuseppa De Nunzio, nata nel 1859, erano poveri contadini sposati da sei anni ed avevano già avuto tre figli, di cui due già morti, alla nascita di Francesco. Il 27 settembre 1899 riceve la Comunione e la Cresima dall'allora arcivescovo di Benevento Donato Maria dell'Olio. Il desiderio di diventare sacerdote si manifestò molto presto e fu sollecitato dalla conoscenza di un frate del convento di Morcone, fra Camillo da S. Elia a Pianisi, che periodicamente passava per Pietrelcina a raccogliere offerte. Le pratiche per l'entrata in convento furono iniziate nella primavera del 1902, quando Francesco aveva 14 anni, ma la sua prima domanda ebbe esito negativo. Solo nell'autunno del 1902 arrivò l'assenso. Francesco raccontò di aver avuto una visione, il 1° gennaio del 1903 dopo la Comunione, che gli confermava e chiariva la sua vocazione alla continua lotta con satana. La notte del 5 gennaio, l'ultima che passava con la sua famiglia, disse di aver avuto un'altra visione in cui Dio e Maria lo incoraggiavano e lo assicuravano della loro predilezione. La mattina del 6 gennaio, dopo aver assistito alla messa nella chiesa parrocchiale di Pietrelcina, accompagnato dal suo maestro Angelo Caccavo e dal sacerdote don Nicola Caruso, Francesco venne ricevuto al noviziato dei Cappuccini della provincia religiosa di Foggia, a Morcone (Benevento). Il 22 gennaio dello stesso anno, a 15 anni, Francesco vestì i panni di probazione del novizio cappuccino e diventò fra Pio. Concluso l'anno del noviziato, fra Pio emise la professione dei voti semplici (povertà, castità ed obbedienza) il 22 gennaio del 1904. Tre giorni dopo si recò a S. Elia a Pianisi per intraprendere gli studi ginnasiali. Il 27 gennaio 1907 emise la professione dei voti solenni. Seguì studi classici e di filosofia e nel novembre del 1908 raggiunse Montefusco, dove proseguì i suoi studi di teologia. Il 18 luglio del 1909, ricevette l'ordine del diaconato, nel noviziato di Morcone. Fu ordinato sacerdote il 10 agosto 1910, nel Duomo di Benevento, da mons. Paolo Schinosi; nell'immagine ricordo della sua prima messa aveva scritto “Gesù, mio sospiro e mia vita, oggi che trepidante ti elevo in un mistero d'amore, con Te io sia per il mondo Via,Verità e Vita e per Te sacerdote santo, vittima perfetta”. I primi anni di sacerdozio sono compromessi e resi amari dalle sue pessime condizioni di salute, tanto che i superiori lo rimandano più volte a Pietrelcina, nella casa paterna, dove il clima gli è più congeniale. Padre Pio è malato assai gravemente ai polmoni. I medici gli danno poco da vivere. Come se non bastasse, alla malattia si vanno ad aggiungere le terribili vessazioni a cui il demonio lo sottopone, che non lasciano mai in pace il povero frate, torturato nel corpo e nello spirito. Nel 1916 i superiori pensano di trasferirlo a S. Giovanni Rotondo, sul Gargano, e qui, nel convento di S. Maria delle Grazie, ha inizio per Padre Pio una straordinaria avventura di taumaturgo e apostolo del confessionale. Un numero incalcolabile di uomini e donne, dal Gargano e da altre parti dell'Italia, cominciano ad accorrere al suo confessionale, dove egli trascorre anche quattordici-sedici ore al giorno, per lavare i peccati e ricondurre le anime a Dio. Il 20 settembre 1918 riceve le stigmate della Passione di Cristo che resteranno aperte, dolorose e sanguinanti, per ben cinquant'anni. Padre Pio viene visitato da un gran numero di medici, subendo incomprensioni e calunnie per le quali deve sottostare a infamanti ispezioni canoniche; si dichiara “figlio dell'obbedienza” e sopporta tutto con serafica pazienza. Infine, viene anche sospeso a divinis e solo dopo diversi anni, prosciolto dalle accuse calunniose, può essere reintegrato nel suo ministero sacerdotale. La sua celletta, la numero 5, portava appeso alla porta un cartello con una celebre frase di S. Bernardo: “Maria è tutta la ragione della mia speranza”. Maria è il segreto della grandezza di Padre Pio, il segreto della sua santità. A Lei, nel maggio 1956, dedica la Casa Sollievo della Sofferenza, una delle strutture sanitarie oggi più qualificate a livello nazionale e internazionale, con più di 70.000 ricoveri l'anno, attrezzature modernissime e collegamenti con i principali istituti di ricerca nel mondo. Negli anni '40, per combattere con l'arma della preghiera la tremenda realtà della seconda guerra mondiale, Padre Pio diede avvio ai Gruppi di Preghiera, una delle realtà ecclesiali più diffuse attualmente nel mondo, con oltre duecentomila devoti sparsi in tutta la terra. Con la Casa Sollievo della Sofferenza essi costituiscono la sua eredità spirituale, il segno di una vita tutta dedicata alla preghiera e contrassegnata da una devozione ardente alla Vergine. Da Lei il frate si sentiva protetto nella sua lotta quotidiana col demonio, il “cosaccio” come lo chiamava, e per ben due volte la Vergine lo guarisce miracolosamente, nel 1911 e nel 1959. In quest'ultimo caso i medici lo avevano dato proprio per spacciato quando, dopo l'arrivo della Madonna pellegrina di Fatima a San Giovanni Rotondo, il 6 agosto 1959, Padre Pio fu risanato improvvisamente, tra lo stupore e la gioia dei suoi devoti. “Esiste una scorciatoia per il Paradiso?”, gli fu domandato una volta. “Sì”, lui rispose,“è la Madonna”. “Essa-diceva il frate di Pietrelcina - è il mare attraverso cui si raggiungono i lidi degli splendori eterni”. Esortava sempre i suoi figli spirituali a pregare il Rosario e ad imitare la Madonna nelle sue virtù quotidiane quali l'umiltà, la pazienza, il silenzio, la purezza, la carità. “Vorrei avere una voce così forte - diceva - per invitare i peccatori di tutto il mondo ad amare la Madonna”. Lui stesso aveva sempre la corona del rosario in mano; lo recitava incessantemente, per intero, soprattutto nelle ore notturne. “Questa preghiera - diceva Padre Pio - è la nostra fede, il sostegno della nostra speranza, l'esplosione della nostra carità”. Il suo testamento spirituale, alla fine della sua vita, fu: “Amate la Madonna e fatela amare.Recitate sempre il Rosario”. Tra i segni miracolosi del santo frate ci sono, oltre alle stigmate, il dono della bilocazione e della capacità di leggere nei cuori e nella mente delle persone. Padre Pio muore, all'età di 81 anni, il 23 settembre 1968; ai suoi funerali parteciparono più di centomila persone giunte da ogni parte d'Italia. Il 20 marzo 1983iniziò il processo diocesano per la sua canonizzazione. Il 21 gennaio 1990 Padre Pio venne proclamato venerabile; fu beatificato il 2 maggio 1999 e canonizzato, il 16 giugno 2002, da San Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005). Il vostro servitore, che ha preparato questa composizione agiografica, ha conosciuto Padre Pio (a l'occasione di una visita fatta a S. Giovanni Rotondo col Seminario Arcivescovile di Napoli) e messo fuori dalla sacrestia, dallo stesso Padre Pio, insieme ad un altro seminarista, divenuto poi prete (Don Luigi Graziuso), per aver scattato due foto di nascosto (la pellicola, stranamente, risultò nera). Nella chiesa del citato amico, fine 1998, si impresse indelebilmente, su un pezzo di marmo di Carrara, di uno dei pilastri della parte destra della navata centrale, l'effigie di Padre Pio, tuttora visibile. Per la cronaca : ci fu il prelievo e sequestro del marmo in questione, da parte della Curia, e restituito dopo diversi mesi di accurati controlli per verificare, come era il caso, che non ci fossero artifizi. (gpm)
Palazzo Spada ribadisce quanto già espresso da Tar e Antitrust e apre la porta a possibili risarcimenti da 1,2 miliardi verso il Servizio Sanitario Nazionale. Ivo Tarantino (Altroconsumo): "I pazienti si sono visti negati l'accesso alla cura di una malattia grave come la maculopatia". Le case farmaceutiche: "Non c'è stata alcuna collusione, tutti contatti leciti"
A denunciare il cartello all’Antitrust era stata innanzitutto la società dei medici oftalmologi italiana (soi) e un’associazione di cliniche oculistiche private, oltre ad alcune organizzazioni comeCodaconseAltroconsumo. “Ci sono voluti 10 anni e 4 diversi gradi di giudizio – ha dichiarato Ivo Tarantino, responsabile Relazioni esterne di Altroconsumo – ma alla fine l’impegno indefesso che ci ha visto in campo ha pagato. I pazienti si sono visti negati l’accesso alla cura di unamalattia gravecome la maculopatia e il servizio sanitario ci ha rimesso decine di milioni di euro per una scellerataconcertazione illecitadelle due case farmaceutiche”.
Due sentenze di ieri del Consiglio di Stato hanno segnato un punto importante sulcaso Avastin-Lucentis. Nella prima, i giudici hanno confermatola multa da180 milioni di euroche nel 2014 l’Autorità italiana garante della concorrenza e del mercato (Agcm) aveva inflitto contro Roche e Novartis. I due colossi svizzeri del farmaco, secondo l’Agcm, hanno intrapresouna pratica anticoncorrenzialevolta a favorire le vendite delfarmaco più costoso(il Lucentis, prodotto da Novartis, con un prezzo di900 euro a iniezione) a discapito di quello più economico (l’Avastin, della Roche, da circa 80 euro a dose), sebbene equivalente ad esso, per la cura dellamaculopatia, una malattia degli occhi molto grave. Ora grazie a questa sentenza sia il ministero della Salute, sia il Mef, sia le Regioni potranno avanzare una richiesta di risarcimento danni. La perdita patrimoniale subita dal Servizio sanitario nazionale era stata quantificata dal dicastero della Salute in1,2 miliardi di euro: “Circa 45 milioni nel 2012, 540 milioni nel 2013 e 615 milioni nel 2014”.Spiazzatele industrie farmaceutiche. Roche in un comunicato ha espresso “il proprio disaccordo per le conclusioni a cui sono arrivati i magistrati”. “La sentenza – si legge nella nota – lascia privi di risposta tutti gli argomenti difensivi sollevati da Roche in questi lunghi anni.Non c’è stata alcuna collusionecon Novartis riguardo ai due farmaci bevacizumab e ranibizumab”. “Tutti i contatti tra Roche e Novartis – conclude l’azienda – sono statiassolutamente leciti, basati su informazioni veritiere di farmacovigilanza”. Novartis, in un altro comunicato, dice di essere convinta che “che il caso antitrust sia stato guidato damotivi puramente economici, volti a forzare, nel quadro normativo italiano, un cambiamento atto a consentire ilrimborsogeneralizzatodi un farmaco in un’indicazione priva di autorizzazione (off label), nonostante la presenza sul mercato di medicinali autorizzati (on label)”. “Sebbene la sentenza della Corte sia stata sfavorevole, Novartis conferma la correttezza del proprio operato e rimane convinta che l’utilizzo di un farmaco fuori indicazione in presenza di farmaci appropriati costituisca unaminaccia per l’esistente sistema legale, medico e regolatorio, istituito – termina Novartis – per monitorare l’uso efficace e sicuro dei medicinali nei pazienti”.
Ma la svolta forse più dirompente è contenuta nellaseconda sentenzadi Palazzo Spada. Quella in cui i magistrati riconoscono la liceità della determina 622/2014 di Aifa che ha introdotto nella cosiddetta Lista 648 – relativa ai farmaci a carico del Ssn –anche l’Avastinper il trattamento della maculopatia, quindi per un uso off label, cioè per un’indicazione terapeutica diversa da quella autorizzata. L’Avastin infatti era stato autorizzato dalla Commissione europea il 12 gennaio 2005 per la cura didiverse tipologie di tumori, tra cui quella del colon. Ma dimostrandosi efficace anche per la degenerazione maculare ed essendo molto più conveniente a livello economico del Lucentis bisognava difendere l’interesse pubblico al risparmio di spesa per il Ssn. La novità di Aifa avveniva sulla scorta del decreto Lorenzin (36/2014), che modificando la legge 648 del 1996 disponeva l’inserimento nel suddetto elenco anche quei medicinali per cui sussiste un’alternativa terapeutica on label(quindi autorizzata). Mettendo in discussione l’intoccabile ed esclusivo potere del titolare dei diritti commerciali di definire l’uso terapeutico della molecola, che appunto può portare a delleconseguenzenegativese questa facoltà viene usata per azzerare la concorrenza e massimizzare i profitti. Ad appellarsi contro la determina di Aifa era stata Novartis.Il ricorso però è stato respintosia dai giudici del Tar, sia ieri da quelli del Consiglio di Stato.
«Noi, popolo degli Stati Uniti, allo scopo di perfezionare ulteriormente la nostra Unione, di garantire la giustizia, di assicurare la tranquillità all'interno, di provvedere alla comune difesa, di promuovere il benessere generale e di salvaguardare per noi stessi e per i nostri posteri il dono della libertà, decretiamo e stabiliamo questa Costituzione degli Stati Uniti d'America».
È il preambolo che introduce alla carta costituzionale degli USA, firmata il 17 settembre del 1787, nella celebreState House di Philadelphia. Ai lavori parteciparono 74 delegati in rappresentanza delle tredici colonie protagoniste della Guerra d'indipendenza contro l'Impero britannico.
L'idea comune era di dar vita a un governo centrale, con maggiori poteri e che avesse una linea unitaria in materia fiscale e nella regolamentazione del commercio. Dopo una lunga fase di lavori, segnata da profondi contrasti, si arrivò alla stesura definitiva del testo che ebbe 39 firmatari, celebrati con l'appellativo diPadri fondatori.
Tra loro spiccano i nomi di Benjamin Franklin e Alexander Hamilton, ma soprattuttoGeorge Washington, due anni dopo eletto primo Presidente degli Stati Uniti d'America. Il testo entrò in vigore il 4 marzo 1789, mentre nel 1791 furono ratificati i primi dieci emendamenti costituzionali, raccolti sotto il nome diBill of Rights.
Annoverata tra le più antiche costituzioni vigenti e fonte d'ispirazione per testi costituzionali di altre nazioni, laCostituzione del 1787è ancora oggi la legge suprema degli USA ed è emendabile solo per volontà degli elettori. Una copia originale dello storico documento è conservata negli Archivi Nazionali di Washington.
Da qualche tempo, WhatsApp offre agli utenti la possibilità di eliminare i messaggi inviati, mentre il destinatario riceve la notifica con il testo «Questo messaggio è stato eliminato». Tuttavia, grazie a un'applicazione sviluppata per il sistema operativo Android, è ora possibile scoprire il contentuto dei messagi eliminati. Lo strumento, che si chiama WAMR, rileva i messaggi che sono stati eliminati dall'applicazione e invia una notifica, creando una copia di sicurezza basata sullo storico delle notifiche. Nella cronologia è possibile archiviare sia messaggi di testo che immagini, video, memo vocali, animazioni e adesivi che sono stati precedentemente eliminati. L'applicazione WAMR è gratuita e consente anche di scaricare gli stati dei contatti. Funziona anche con Telegram e Facebook Messenger.
Non fu solamente l'impatto di unasteroide killer ad uccidere idinosauri fino a portarli all'estinzione. Secondo la ricerca «Il primo giorno del Cenozoico» dell'Università del Texas, pubblicata dalla rivistaPnasdella National Accademy of Sciences degli Stati Uniti, a sterminare i grandi rettili del passato - e con loro molte altre specieanimali e vegetali del nostro pianeta - è stato uno scenario da incubo che si è verificato intorno al cratere d'impatto di Chicxulub, sotto la penisola dello Yucatan. Uno scenario in cui si sono combinati tsunami, incendi e nubi tossiche di zolfo tanto da rendere laTerra invivibile fin dalle prime ore dalla collisione.
L'impatto, sottolinea lo studio coordinato - ed a prima firma - da Sean P.S. Gulick, ha infatti prodotto un raffreddamento globale del nostro pianeta provocato, 66 milioni di anni fa, da nubi tossiche di zolfo, praticamente irrespirabili, onde oceaniche e grandi incendi che hanno coperto i raggi solari gettando la Terra in un improvviso «gelido inverno». Nello studio, decine di geologi per la prima volta hanno valutato le rocce sul luogo di caduta dell'asteroide attraverso la perforazione del cratere di Chicxulub, sotto la penisola dello Yucatan, fra il mare e la terra. Analizzando i materiali raccolti nelle carote di materiali raccolte nel cratere, a 500 e fino a 1.300 metri di profondità, gli scienziati hanno così potuto delineare lo scenario catastrofico che ha portato alla perdita del 75% di vita sul nostro pianeta.
Operazione nostalgia per Sony. A 40 anni dal lancio del Walkman, lo storico dispositivo che ha cambiato il modo di fruire la musica in mobilità, arriva una edizione limitata che riproduce virtualmente il movimento del nastro. Il nuovo riproduttore musicale è stato lanciato all'Ifa, la fiera tecnologica in corso a Berlino. Il nome del modello è NW-A100TPS e si rifà all'iconico modello TPS-L2 rilasciato per la prima volta nel mercato nel luglio 1979. Esteticamente i due modelli somigliano, ma il dispositivo non può riprodurre le tradizionali musicassette: il movimento del nastro, infatti, è virtuale e riprodotto dal display HD da 3.2 pollici. Il nuovo modello, poi, è in grado di riprodurre i formati audio più diffusi e può archiviare fino a 16 GB di dati e permette anche l'ascolto della musica in streaming. E non sarà necessario portare una scorta di pile in tasca, poiché il nuovo Walkman ha una batteria che promette un giorno di musica. Purtroppo il prezzo non è proprio alla portata di tutti. Era il 1 luglio del 1979 quando Sony introdusse sul mercato il lettore di musicassette, che sarebbe diventato una delle creazioni tecnologiche di maggior successo. Il primo modello, di colore blu e argento, fu lanciato in Giappone il 1 luglio del 1979 e venduto all'equivalente di 150 dollari. L'anno successivo arrivò anche negli Stati Uniti. E divenne l'icona della generazione degli anni Ottanta grazie ad una scena del film Il tempo delle Mele, in cui Sophie Marceau indossava un paio di cuffie e ascoltava musica romantica da un Walkman nella baraonda di una festa, assieme al suo fidanzato. Poi il declino a partire dal 2001 con l'avvento della musica digitale e l'iPod, infine il Walkman fu mandato in pensione definitivamente nel 2010. IL MATTINO
Mega-schermi tv anche da oltre 200 pollici e risoluzioni fin troppo futuristiche, evoluzioni nel campo dei comandi vocali, elettrodomestici che 'parlano' fra loro, cellulari pieghevoli o pronti per il 5G, tecnologia da indossare: nella sterminata gamma di prodotti in mostra all'Ifa di Berlino, la fiera dell'elettronica di consumo e dei dispositivi intelligenti più importante d'Europa, sono queste le tendenze principali.
Ad attirare l'attenzione per dimensioni, immagini in movimento ed esplosione di colori sono anche quest'anno i mega-schermi televisivi proposti da giganti come Sony e LG con risoluzione 8k, quindi 16 volte maggiore rispetto a un FullHD.
Samsung ne espone uno - per un target business, quindi destinato alle aziende - da monumentali 219 pollici: E uno, luxury, per private manie di grandezza da 146": anche gli schermi da 'solo' 98" sono uno spettacolo per gli occhi sebbene manchino ancora film e serie realizzati per questa tecnologia.
Nel tripudio di offerte dei quasi 1.950 espositori annunciati ci sono anche proposte mirate alla qualità della vita e al rispetto dell'ambiente come i monopattini elettrici dell'italiana Nilox. Nella smart home del futuro ormai presente in cui gli elettrodomestici interagiscono, spicca un'asciugatrice Bosch a cui la connessa lavatrice dice quanto bagnato è il capo da asciugare e quindi quanto lungo e intenso deve essere il processo.
Seguendo la tendenza "hand free" che sta decretando la fine dei telecomandi, sostituiti da quelli vocali anche se ci sono segni di stanchezza del mercato (-9,3%), Amazon e Grundig hanno appena presentato un nuovo televisore che si accende seguendo ordini impartiti da qualsiasi punto della stanza.