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salerno e provincia news

SALERNO E PROVINCIA NEWS Maxi operazione dei carabinieri: arrestato un politico di Pontecagnano

23 Febbraio 2017, 09:21am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

SALERNO E PROVINCIA NEWS Maxi operazione dei carabinieri: arrestato un politico di Pontecagnano

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Ci sarebbe anche un consigliere comunale di Pontecagnano Faiano fra i destinatari di misure restrittive eseguire dai Carabinieri di Battipaglia. Gli uomini guidati dal capitano Erich Fasolino, infatti, questa mattina hanno condotto una vasta operazione contro i reggenti e gli affiliati del clan Pecoraro-Renna. In tutto, le persone raggiunte da misura cautelare sono quattordici, delle quali 13 in carcere, nei confronti di altrettante persone accusate di associazione per delinquere di stampo camorristico ed estorsione aggravata dal metodo mafioso.Tra questi, anche un politico del Comune di Pontecagnano, Antonio Anastasio, già dirigente di Fratelli d'Italia e consigliere provincale con incarichi nell'aeroporto Costa d'Amalfi. 



È Antonio Anastasio, eletto nella lista di Fratelli d'Italia ma poi passato alla lista di centrosinistra «Davvero centro», per la quale si era candidato anche al Consiglio provinciale, il consigliere comunale di Pontecagnano-Faiano arrestato nell'ambito dell'inchiesta «Perseo», iniziata nel dicembre 2015 dai Carabinieri della compagnia di Battipaglia. Nell'ambito dell'operazione sono state raggiunte da misure restrittive 16 persone (14 in carcere, una ai domiciliari ed una destinataria di interdizione ad assumere incarichi direttivi per 12 mesi). Tra loro i reggenti, referenti di zona ed affiliati del clan camorristico Pecoraro-Renna. Proprio ad alcuni di questi - secondo quanto emerso dalle indagini - si era rivolto Anastasio per far minacciare, più volte, un consigliere di maggioranza, Luigi Bellino («Moderati - Durantes Vincunt»), che, però, non si è lasciato intimorire ma ha denunciato i malviventi.

Il consigliere arrestato, mediante pressioni e minacce da parte di alcuni uomini del clan, voleva costringere Bellino a non partecipare a una riunione del consiglio comunale, decisiva per l'approvazione del bilancio, con l'obiettivo di determinare lo scioglimento del Consiglio. Anastasio deve rispondere di violenza privata e attentato contro i diritti politici del cittadino con le modalità tipiche delle associazioni mafiose.

Antonio Iannone, presidente regionale di Fdi, ha reso noto che Anastasio «da anni non è iscritto a Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale e alle ultime elezioni provinciali (8 Gennaio 2017) è stato candidato in una lista di centro sinistra denominata «Davvero Centro», risultando il primo dei non eletti.

«È una vicenda delicata che merita la massima chiarezza possibile. È necessario fare piena luce su una storia che tocca direttamente Istituzioni e Città»: così, il sindaco di Pontecagnano Ernesto Sica, commenta l'operazione «Perseo». «In questo momento - afferma il primo cittadino - mi sento soltanto di esprimere la necessità che la magistratura, con il proprio operato, faccia davvero piena luce su ogni aspetto di una storia che tocca così direttamente le Istituzioni e, dunque, l'intera città di Pontecagnano Faiano».

IL MATTINO .IT

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SALERNO E PROVINCIA NEWS Maxi operazione dei carabinieri di Battipaglia contro il clan Pecoraro-Renna: arrestato anche un consigliere comunale di Pontecagnano

22 Febbraio 2017, 10:28am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

SALERNO E PROVINCIA NEWS Maxi operazione dei carabinieri di Battipaglia contro il clan Pecoraro-Renna: arrestato anche un consigliere comunale di Pontecagnano

DI MICHELE PAPPACODA 22/02/2017 - Ci sarebbe anche un consigliere comunale di Pontecagnano Faiano fra i destinatari di misure restrittive eseguire dai Carabinieri di Battipaglia. Gli uomini guidati dal capitano Erich Fasolino, infatti, questa mattina hanno condotto una vasta operazione contro i reggenti e gli affiliati del clan Pecoraro-Renna. In tutto, le persone raggiunte da misura cautelare sono tredici, tutte rispondenti per i reati di 416 bis - associazione mafiosa - e per il reato di estorsione. Fra questi, anche un politico del Comune di Pontecagnano. A quanto pare, questi sarebbe accusato di attentato contro i diritti politici del cittadino con l'aggravante mafiosa. Tutti, con l'eccezione di uno accusato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, destinato ai domiciliari, sono stati tradotti in carcere.

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SALERNO E PROVINCIA NEWS «La tangentopoli salernitana svelata con un software»

21 Febbraio 2017, 10:55am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

SALERNO E PROVINCIA NEWS «La tangentopoli salernitana svelata con un software»

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA SALERNO. Tangentopoli non esiste; o meglio, esistono tante tangentopoli, episodi di corruzione o di malaffare che emergono ciclicamente dal fiume carsico della Pubblica amministrazione, che si intrecciano con interessi privati e collusioni, che si nutrono dei flussi di denaro pubblico succhiando la linfa vitale del Paese. Un reato invisibile dice oggi il giudice della Terza sezione penale della Corte di Cassazione Vito Di Nicola, protagonista 25 anni fa, da pm, di quella che fu chiamata la tangentopoli salernitana. Inchieste sui reati nella pubblica amministrazione (dai falsi alle turbative d’asta, passando per la corruzione e la concussione) che erano iniziate molto prima che il “mariuolo” Mario Chiesa fosse pizzicato ad intascare una mazzetta dagli agenti inviati al Pio Albergo Trivulzio dal pm milanese Antonio Di Pietro. Una storia che inizia nel ’91 quando Di Nicola, dopo una breve parentesi da giudice a Potenza, torna a Salerno da pm. «Avevo già lavorato in procura dal 1985 al 1989, per me fu un ritorno alle origini».
E così inizia la stagione delle inchieste sui reati legati alla pubblica amministrazione...
In realtà già avevamo avviato, prima della mia parentesi a Potenza, delle indagini in questo specifico settore. Nei nostri uffici arrivavano esposti anonimi ma anche denunce per presunte irregolarità nella Sanità, negli appalti pubblici gestiti da vari comuni, dalla Provincia, dalla Regione, dai Consorzi. Non avevamo un vero e proprio pool, non c’erano come avviene oggi le assegnazioni tabellari: il procuratore affidava a propria discrezione i vari fascicoli.
Fascicoli e dati da mettere insieme...
Sì, recuperai il lavoro già fatto tra l’ ’85 e l’ ’89 incrociandolo con altri dati più recenti sugli appalti pubblici e ci accorgemmo che c’erano dei problemi legati alla scelta dei contraenti nelle gare, agli affidamenti della progettazione e alla nomina dei progettisti. Circostanze che potevano avere una rilevanza investigativa. A spese nostre ci dotammo di pc e, ricorrendo ad esperti di ingegneria informatica, fu elaborato un programma software capace di incrociare tutte le informazioni in nostro possesso. Con questo strumento iniziammo ad esplorare le varie vicende investigative arrivate al nostro Ufficio. Attingevamo informazioni non solo dai nostri fascicoli ma anche dagli articoli di giornale quando il Procuratore riteneva di aprire nuovi fascicoli: dall’affidamento di un appalto ad una ditta, una denuncia di malasanità... Insomma, tutto quello che poteva essere utile al nostro lavoro. Pensi che l’inchiesta sulla Fondovalle Calore, successivamente curata da me e dal collega Luigi D’Alessio sia nella fase preliminare che in quella dibattimentale fino alla sentenza di primo grado, prese spunto dalla denuncia di un’associazione ambientalista che vedeva in quell’opera pubblica una minaccia per l’ecosistema della zona ed in particolare per la sopravvivenza della lontra...
Formaste, in sostanza, una vera e propria banca dati da cui attingere informazioni...
Sì, esatto, tanto che alcune nostre inchieste sulla Pubblica amministrazione sono nate e si sono sviluppate ben prima dell’inizio della stagione di Mani pulite...
Queste informazioni dovevano però essere verificate sul campo, attraverso gli strumenti investigativi...
Certo, la tecnica usata fu quella tradizionale: acquisizione degli atti presso enti pubblici, perquisizioni, anche intercettazioni quando era consentito. E poi il ricorso a consulenti esperti nelle varie materie.
E poi gli arresti, le custodie cautelari: secondo lei c’è stato un abuso di questo strumento nelle indagini di Mani pulite, come da più parti si afferma?
Può essere che ci siano state delle forzature nell’uso dello strumento della custodia cautelare nel corso delle indagini di quel periodo sulla Pubblica amministrazione. Ma bisogna esaminare caso per caso, non generalizzare. Mi permetto solo di sottolineare che la necessità di acquisire gli elementi di prova non ha niente a che vedere con la libertà personale. Per intenderci: “se parli esci altrimenti resti in carcere”. Mi è stato insegnato che “il mezzo è il fine” ed un fine giusto si persegue soltanto con un mezzo giusto. Ricordo ancora un articolo di Luigi Ferrajoli, uscito proprio nel 1993, nel quale il noto giurista sottolineava come una forzatura sul tema della libertà personale potesse avere una diretta conseguenza in negativo sull’esercizio della giurisdizione, sul lavoro stesso dell’organo inquirente e soprattutto sulla sua indipendenza dal potere esecutivo.
Dunque un problema sulla carcerazione preventiva c’è stato...
Non è escluso, ma va comunque esaminato in quel particolare contesto: sicuramente in alcuni casi c’è stato, ma nel contempo la magistratura aveva anche a che fare con un sistema di potere che mirava all’arricchimento indebito e selvaggio. Un vero e proprio intreccio tra Pubblica amministrazione e interessi privati. E poi le regole del processo, profondamente cambiate nel corso degli anni. Pensi all’utilizzabilità ai fini della prova degli interrogatori resi nella fase preliminare nel dibattimento. Le regole imposte dal nuovo Codice nel 1989, mutarono improvvisamente nel 1992, dopo la strage di Capaci. La dichiarazione poteva comunque essere acquisita al fascicolo del dibattimento anche se il teste negava, al giudice toccava il compito di valutarne l’attendibilità dell’una e dell’altra. Nel 2000, con le regole del “giusto processo”, nuovo cambio nel senso dell’inutilizzabilità come prova delle dichiarazioni rese nel corso delle indagini preliminari, quando ormai quei processi erano già in corso...
C’è chi afferma che l’esplosione delle indagini di “Mani Pulite” a Milano abbia provocato nelle varie procure un effetto emulativo, che cioè i pm di tutta Italia, all’improvviso, si siano accorti che nel nostro Paese esistevano la corruzione e la concussione...
Tra le indagini di Milano e quelle fatte a Salerno c’era comunque una differenza. Certo, anche noi abbiamo assistito in quel periodo al fenomeno degli imprenditori che, accompagnati dai loro legali, bussavano alla nostra porta per essere sentiti. Di solito accadeva quando sui giornali veniva fuori la notizia dell’apertura di un fascicolo relativo ad indagine su un appalto o un’acquisizione di atti presso un Ente pubblico. A differenza di Milano, però, noi avevamo già raccolto grazie al nostro software una serie di informazioni tali da avere già un quadro della vicenda. Quindi non abbiamo fatto un grande uso delle prove dichiarative, comunque necessarie ovviamente.
Nel ’94 lei lascia la procura per approdare alla Distrettuale antimafia...
E lì ho avuto a che fare con un altro aspetto ancora più devastante, l’infiltrazione del crimine organizzato negli appalti pubblici e le relative interferenze con la Pubblica amministrazione. Del resto il boss della Nuova famiglia, Carmine Alfieri, aveva imposto ai vari capizona di lasciar perdere il traffico di droga e di concentrare gli sforzi criminali proprio nel settore delle tangenti negli appalti pubblici, imponendo i subappalti e consentendo agli imprenditori di creare fondi neri con la tecnica delle sovraffatturazioni. Anzi proprio da Milano ci arrivarono notizie di questo fenomeno: le grandi imprese del Nord costrette a fare i conti coi clan locali. Una circostanza poi confermata dai vari collaboratori di giustizia, tra cui lo stesso Alfieri.
Era finita l’era di tangentopoli e si apriva una nuova stagione investigativa?
Lei crede? Secondo me le cose stanno diversamente. Lei crede che con la fine della stagione di Mani pulite sia finito anche il fenomeno delle tangenti? O il fenomeno corruttivo o concussivo resta purtroppo sottotraccia? La realtà è che tangentopoli non è mai finita. E continuerà ad esistere fino a quando non si comprenderà che il potere pubblico è un servizio reso alla comunità e non un affrancamento dalle regole della legalità. L’imprenditore deve denunciare chi gli chiede una tangente, il cittadino deve ribellarsi alla logica della raccomandazione, il professionista deve rispettare le regole deontologiche. Ma soprattutto la scuola, deputata alla creazione di una nuova classe dirigente: bisogna formare un cittadino

con la cultura della legalità, capace di affrancarsi dalle scorie del servilismo e della schiavitù di chi pensa che il consenso ed il successo possa essere basato solo sul favoritismo e sul collateralismo. Solo allora potremo dire che tangentopoli è finita...

LA CITTA 

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SALERNO E PROVINCIA NEWS RAPINA Assalto con sparatoria ad un portavalori sul raccordo Sa-Av E' successo intorno alle ore 8,30. Traffico paralizzato

20 Febbraio 2017, 09:48am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

SALERNO E PROVINCIA NEWS RAPINA Assalto con sparatoria ad un portavalori sul raccordo Sa-Av E' successo intorno alle ore 8,30. Traffico paralizzato

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA FISCIANO. Assalto e rapina questa mattina da parte di un commando di banditi ad un mezzo blindato della Cosmopol, che stava consegnando plichi di denaro ad alcune banche. L’assalto è avvenuto intorno alle 8:30, tra Montoro e Fisciano, e sarebbero stati esplosi anche dei colpi di pistola. Ancora da quantificare il bottino dell’assalto portato via dai rapinatori che dopo aver messo a segno il colpo hanno fatto perdere le proprie tracce. Sul posto sia i carabinieri che la Polizia per le indagini del caso.Il traffico è letteralmente paralizzato.

di Veronica Iezza LA CITTA DI SALERNO

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SALERNO E PROVINCIA NEWS SALERNO «Quella ragazzina non l’ho sfiorata»

18 Febbraio 2017, 10:30am

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SALERNO E PROVINCIA NEWS SALERNO «Quella ragazzina non l’ho sfiorata»

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA «Non l’ho mai toccata, quei messaggini non sono miei. Mi hanno teso un tranello». Nega tutto il 37enne D.S., in carcere da martedì con l’accusa di avere violentato per mesi la figlia della compagna, una ragazzina di soli 12 anni. Interrogato dal giudice delle indagini preliminari Stefano Berni Canani, l’uomo ha riconosciuto solo parte di quella messaggistica telefonica che per gli inquirenti testimonia mesi di abusi e stupri ripetuti. Il resto, i testi più scabrosi, il 37enne ha detto di non averli mai inviati. Come è possibile che risultino dalle intercettazioni? La spiegazione fornita al giudice è quella di una trappola, organizzata dalla madre della bambina con la complicità della figlia. «È capitato che lei mi prendesse il telefonino – ha raccontato D.S. – Lo faceva spesso, credevo lo usasse per giocare. Deve essere stato in quei momenti che lo ha usato per mettere in atto il piano della madre, con cui da tempo non andavo più d’accordo.
I testi intercettati dai carabinieri sono inquietanti: «Sei una porcellona, ti prenderei a morsi ora»; e ancora: «Appena ti prendo sotto ti... Ti piace, dì la verità». Materiale ricostruito nero su bianco nelle quaranta pagine di ordinanza che hanno disposto la custodia cautelare in carcere. Un elenco di intercettazioni che si aggiunge alla denuncia circostanziata dell’ex compagna e ai filmati che riprendono l’uomo entrare più volte, di notte, nella stanza della bimba. Lui sostiene che andava a controllare se dormisse, che la considerava come una figlia e che lei stessa lo chiamava spesso papà. Proprio quelle assenze notturne dalla camera da letto hanno invece insospettito la mamma della dodicenne, che nel giugno dello scorso anno l’ha seguito e lo ha sorpreso a baciare ripetutamente la piccola su una guancia. La bambina le avrebbe poi confessato di quel rapporto segreto e lei aa sporto denuncia. Pochi giorni dopo il sostituto procuratore Roberto Penna ha ottenuto che i telefoni fossero messi controllo e che nell’appartamento, in zona collinare, fossero installate le telecamere. «In casa c’era anche mia madre – ha precisato ieri il D.S. – come avrei potuto fare tutto quello che dicono? E comunque a quella ragazzina non avrei mai fatto del male, anzi ero io a occuparmi di lei più di quanto facesse la madre». Dichiarazioni che sono ora al vaglio del gip. Il 37enne, intanto, è stato trasferito dal carcere di Salerno a quello di Vallo della Lucania.
di Clemy De Maio LA CITTA DI SALERNO 

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SALERNO E PROVINCIA NEWS PROVINCIA DI SALERNO,NEL 2016 DIMINUITI I FALLIMENTI

17 Febbraio 2017, 10:47am

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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Prosegue il calo dei fallimenti delle aziende salernitane. Nell’anno 2016, in base ai dati del registro imprese della Camera di Commercio di Salerno, sono stati aperti in provincia 131 fallimenti, con un calo del 37% rispetto al 2015, quando ne furono registrati 207. La diminuzione appare ancora più significativa rispetto alla già rilevante contrazione verificata tra il 2014 e il 2015.Il dato salernitano appare molto più intenso di quanto registrato a livello nazionale (-9%) e regionale (-11,5%).La contrazione del flusso di nuovi fallimenti si registra in tutte le forme giuridiche e per tutti i settori economici di attività. In termini assoluti, il settore più colpito in provincia è il commercio, dove si verificano quasi un terzo delle procedure fallimentari complessive aperte nel 2016 (ben 44), seguono le attività manifatturiere e le costruzioni.Rispetto alla struttura imprenditoriale salernitana, che conta 119mila imprese registrate, il fenomeno delle procedure fallimentari riguarda un numero di imprese sempre più limitato, meno di una ogni mille, circa la metà dell’analogo dato nazionale.Questo, in sintesi, è quanto emerge dalle elaborazioni dei dati del registro delle imprese effettuate dall’Osservatorio Economico provinciale della Camera di Commercio di Salerno. Grafici e tabelle statistiche sono reperibili sul sito websa.camcom.it.

AGROPOLINEWS

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SALERNO E PROVINCIA NEWS PAGANI Scioglie plastica bollente sulla moglie: a giudizio

16 Febbraio 2017, 10:02am

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SALERNO E PROVINCIA NEWS PAGANI Scioglie plastica bollente sulla moglie: a giudizio

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA PAGANI. Affronterà il processo con l’accusa di lesioni gravissime, sequestro di persona e maltrattamenti consumati nei confronti della moglie, il marocchino C.K., difeso dall’avvocato Cembalo, atteso davanti al giudice monocratico del Tribunale di Nocera Inferiore il prossimo 19 aprile. Secondo l’accusa, partita dalla denuncia presentata dalla donna, la vicenda si sarebbe consumata in una casa divenuta luogo di torture, con le catene alla porta e le finestre sprangate.
In quel luogo sono riportate sevizie nelle parti intime con liquido bollente per comportamenti passionali, «dove le zone erogene colpite - scriveva il gip del tribunale di Nola Giuseppe Pepe, inizialmente titolare del fascicolo nella fase iniziale dell’inchiesta - simboleggiano la femminilità che l’indagato voleva aggredire per punire l’infedeltà, vera e presunta, della donna nei suoi confronti». Il 32enne marocchino C. K. fu arrestato e tradotto al carcere di Poggioreale, col successivo trasferimento degli atti alla procura e al gip di Nocera Inferiore per competenza territoriale. Il fascicolo della Procura si compone del racconto della vittima, raccolto dai carabinieri insieme a due decisive testimonianze incrociate: «L’ultima volta che sono uscita con lui era aprile per fare la spesa. Nel periodo in cui mi ha chiusa in casa l’ho raccontato a mia mamma e lei mi ha detto di scappare altrimenti lui mi avrebbe ucciso». Il giorno della tortura con la plastica bollente, nel maggio 2016, è rievocato in passaggi precisi.
«Alle sette e mezza di sera mi ha chiesto di spogliarmi nuda e di confessare se avevo relazioni, io ho negato. Mi ha insultato, ha iniziato a picchiarmi dicendo che ero una prostituta, mi ha preso a schiaffi, pugni, calci, morsi su piede e spalla, fino a colpirmi in viso con una testata e mi ha rasato i capelli». Nelle mire dell'uomo, ormai fuori controllo e pronto a tutto c’erano le relazioni pregresse di lei, il suo precedente lavoro a Dubai e fantomatici appuntamenti in casa con altri uomini, col marito fuori per lavorare.
La tortura culminava nella punizione estrema: «Mi ha legato stretto polsi e caviglie con una fascetta bianca, ha minacciato di uccidermi - riferì ancora lei- ha preso un cucchiaio di plastica vicino ai fuochi della cucina e ha iniziato a sciogliermi la plastica sull’inguine dicendomi che con quelle parti io l’avevo tradito e per questo andavano bruciate, mi ha colato la plastica

sul ventre, mi ha fatto girare a terra e ha sciolto una bottiglia di plastica dopo averla svuotata, facendomela colare dietro, tra le natiche, continuando a minacciarmi di morte». La donna fu soccorsa a Nocera, durante la fuga, e portata a San Giuseppe.

LA CITTA DI SALERNO 

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SALERNO E PROVINCIA NEWS PASTENA Donna di 45 anni si lancia dal balcone e muore

15 Febbraio 2017, 10:47am

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SALERNO E PROVINCIA NEWS PASTENA Donna di 45 anni si lancia dal balcone e muore

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA PASTENA. Una tragedia si è consumata questa mattina a Pastena, nella zona orientale di Salerno. Una donna di 45 anni ha spalancato le finestre della sua abitazione, nel quartiere di Santa Margherita,e si è lanciata nel vuoto. Il volo non ha lasciato scampo alla donna, sposata e con un figlio. Sotto shock il quartiere dove la donna viveva con la sua famiglia. Sul posto un'ambulanza della Croce Bianca, ma i sanitari non hanno potuto far altro che constatare il decesso della donna.


DI VERONICA IEZZALA CITTA DI SALERNO

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SALERNO E PROVINCIA NEWS NOCERA INFERIORE Le nega il denaro, aggredisce la madre a colpi di forbice

14 Febbraio 2017, 10:20am

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SALERNO E PROVINCIA NEWS NOCERA INFERIORE Le nega il denaro, aggredisce la madre a colpi di forbice

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Armata di forbici voleva farsi dare soldi dai genitori per le sue esigenze, la 25enne di origini paganesi finita in cella dopo una notte di follia: la ragazza era stata già sottoposta a misura di restrizione. Nulla ha potuto il divieto di fronte alla sua determinazione, riesplosa di nuovo, con le stesse forme aggressive nei confronti della sua famiglia. «Aprite la porta o vi ammazzo, datemi i soldi», gridava fuori di sé la ragazza, poi finita al carcere di Fuorni al termine dell’ennesima tentata estorsione, con il decisivo intervento dei carabinieri del gruppo territoriale di Nocera Inferiore. In particolare, la giovane voleva ottenere trecento euro dalla madre, per questo minacciata con un paio di forbici con lame di quindici centimetri.
L’episodio, contestato nei suoi confronti in continuazione per via di pregressi fatti consumati e tentati contro la sua famiglia, molto nota a Nocera Inferiore, bersagliata di richieste e messa al centro delle mire economiche della giovane, riguarda fatti arrivati fino al nove febbraio scorso, epilogo violento della serie.
In particolare la 25enne risponde di porto in luogo pubblico di strumento atto ad offendere, ritenuto arma da taglio e punta, tenuto con sé senza un giustificato motivo, di tentata estorsione perpetrata nei confronti della madre, prima, e di entrambi i genitori successivamente, in due circostanze diverse, con l’ultima contestazione per aver violato il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dai genitori, compresa l’abitazione di famiglia. Senza curarsi minimamente delle prescrizioni impostele con una precedente e specifica decisione del giudice per le indagini preliminari, la ragazza è tornata sul luogo del delitto, armata di un paio di forbici da adoperare per convincere i genitori, recandosi alla porta di casa ed eseguendo di nuovo, a gran voce, in maniera violenta e ripetuta, la sua minaccia.
Quindi l’arresto in flagranza, dopo la denuncia-telefonata arrivata ai carabinieri, con l’intervento sul posto a Nocera Inferiore, le manette e la triplice contestazione di cui l’indagata dovrà rispondere, in primis al giudice dell’udienza di convalida, e poi in prosieguo lungo le diverse fasi dell’iter processuale.

L’arma del tentativo, una forbice adoperata come lama o coltello, è stata sottoposta a sequestro probatorio, con l’inchiesta seguita dal sostituto procuratore attualmente procuratore capo pro tempore Amedeo Sessa.
di Alfonso T. Guerritore LA CITTA DI SALERNO

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SALERNO E PROVINCIA NEWS Angri, accoltellato tra la gente per difendere la fidanzata

13 Febbraio 2017, 10:06am

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SALERNO E PROVINCIA NEWS Angri, accoltellato tra la gente per difendere la fidanzata

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Angri. Accoltellato tra la gente, in pieno centro cittadino, per aver difeso la fidanzata da un tentativo di rapina. Sarebbe stato colpito solo di striscio, fortunatamente, un 25enne di Angri aggredito sabato notte in piazza Doria. L’epilogo di un tentativo di rapina fallito, come confermano i carabinieri che, nel giro di poche ore, hanno individuato e sottoposto a fermo l’accoltellatore. R. F. 21 anni, volto noto alle forze dell’ordine, avrebbe estratto un coltello sferrando alcuni colpi contro la vittima, “colpevole” di essere intervenuto senza esitazione in difesa della fidanzata.

Tutto è accaduto in una manciata di minuti nella tarda serata di sabato, qualche minuto prima di mezzanotte, all’altezza dell’incrocio tra piazza Doria e corso Italia, nei pressi del noto bar Ribò. I carabinieri del reparto territoriale di Nocera Inferiore, coordinati dal tenente colonnello Francesco Mortari, stanno cercando di ricostruire con esattezza la vicenda sulla scorta del racconto dei testimoni, soprattutto degli amici della vittima, che hanno assistito impotenti alla scena. A quell’ora c’erano ancora tanti giovani in piazza Doria, molti di loro fermi proprio in prossimità del bar Ribò, tra i principali punti di ritrovo della movida angrese nel weekend.

R.F. si è avvicinato alla coppia e ai suoi amici e si è rivolto con arroganza alla fidanzata del 25enne, pretendendo soldi. L’aggressore non avrebbe usato mezzi termini. Sembra fosse ubriaco. Chi lo conosce, lo descrive come una persona con problemi, segnalato più volte, già in passato, per comportamenti aggressivi e violenti. “Caccia i soldi” avrebbe detto R.F. rivolgendosi alla ragazza. Il fidanzato ha assistito alla scena e non ha esitato ad intervenire, chiedendo al 21enne di allontanarsi e non dare fastidio. La reazione dell’aggressore è stata immediata. R.F. ha estratto un coltello e ha iniziato a sferrarlo contro il 25enne, ferendolo al braccio. Ferite superficiali, confermeranno i medici del pronto soccorso dell’ospedale di Nocera Inferiore dove il ragazzo è stato medicato.

di Daniela Faiella IL MATTINO.IT

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