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primo piano e anteprima

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA LAS VEGAS HA USTIONATO IL FIGLIO CON L'ACQUA BOLLENTE": MAMMA DENUNCIATA, MA LA VERITÀ È UN'ALTRA

28 Aprile 2015, 12:01pm

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Pubblicato da www.mikivettica.net

PRIMO PIANO E ANTEPRIMA LAS VEGAS HA USTIONATO IL FIGLIO CON L'ACQUA BOLLENTE": MAMMA DENUNCIATA, MA LA VERITÀ È UN'ALTRA
PRIMO PIANO E ANTEPRIMA LAS VEGAS HA USTIONATO IL FIGLIO CON L'ACQUA BOLLENTE": MAMMA DENUNCIATA, MA LA VERITÀ È UN'ALTRA
PRIMO PIANO E ANTEPRIMA LAS VEGAS HA USTIONATO IL FIGLIO CON L'ACQUA BOLLENTE": MAMMA DENUNCIATA, MA LA VERITÀ È UN'ALTRA

INSERITO DA ANGELA CECERE LAS VEGAS - Il giudizio delle persone, molto spesso, si ferma alle apparenze. E ancora più spesso quei giudizio sono errati esuperficiali. Ne sa qualcosa Valerie Jackson, una neo mamma di Las Vegas (Stati Uniti) che, quotidianamente, deve fare i conti con accuse 'campate in aria'. Come mai? Suo figlio soffre di una malattia rarissima, la sindrome di Netheron, che colpisce un bimbo ogni 100 milioni e lo fa apparire come se fosse scottato con l'acqua bollente. Così, Valerie, viene spesso accusata ingiustamente di maltrattare il suo bimbo e di abusare di lui. Recentemente una donna incrociata per strada, ha anche chiamato la polizia per denunciare il fatto. "Una donna, mentre passeggiavamo per strada, si è avvicinata e mi ha detto che mio figlio aveva preso troppo sole - ha commentato ValerieJackson - .Non potevo credere alle mie orecchie: siamo sempre più abituati ad ascoltare commenti ignoranti e senza senso. Mio figlio deve avere sempre la sua pelle cosparsa di vasellina per mantenerla idratata, è una malattia molto brutta e rara. Ma non importa il giudizio della gente, se la sua pelle è rossa oppure no: per me è il bimbo più bello del mondo", ha concluso.

LEGGO.IT

28.04.2015.13.01

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA BIMBO INGOIA LA FORCHETTA DI PLASTICA E RISCHIA DI SOFFOCARE: CHOC ALLA SAGRA DEL VINO

28 Aprile 2015, 11:17am

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA BIMBO INGOIA LA FORCHETTA DI PLASTICA E RISCHIA DI SOFFOCARE: CHOC ALLA SAGRA DEL VINO
PRIMO PIANO E ANTEPRIMA BIMBO INGOIA LA FORCHETTA DI PLASTICA E RISCHIA DI SOFFOCARE: CHOC ALLA SAGRA DEL VINO

INSERITO DA ANGELA CECERE CASARSA - Paura l'altra sera alla Sagra del Vino. Un bimbo di 13 mesi ha ingoiato due rebbi di una forchetta di plastica rischiando di soffocare. Il fatto in un chiosco del tradizonale appuntamento di Casarsa. A raccontare la vicenda è la mamma: «Imboccando mio figlio di 13 mesi, lui che ha solo tre dentini, stringendo ha staccato e ingoiato due rebbi». Le conseguenze potevano essere gravi. «Da un po’di anni i chioschi usano posate e piatti biodegradabili, iniziativa lodevole per il rispetto dell'ambiente. Però le forchette sono pericolose: a tutti sarà capitato di romperle al primo tentativo di tagliare un boccone». Della vicenda è stato informato Antonio Tesolin, presidente della Pro Casarsa, che ha avviato un'indagine: «Tutte le posate che utilizziamo nel corso della sagra sono certificate - spiega -; appena saprò in quale chiosco si è verificato l'episodio, andrò a verificare di persona con il responsabile dell'associazione se sono state rispettate tutte le regole imposte. In caso contrario siamo pronti a prendere tutti i provvedimenti del caso. Può capitare che una forchetta si rompa, ma nella bocca di un bimbo di 13 mesi mi sembra strano»

LEGGO.IT

28.04.2015. 12.17

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Terremoto Nepal: inghiottiti dai ghiacci sull'Everest. Bilancio si aggrava, oltre 3.600 morti

27 Aprile 2015, 09:32am

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA  Terremoto Nepal: inghiottiti dai ghiacci sull'Everest. Bilancio si aggrava, oltre 3.600 morti

INSERITO DA ELSA COPPA E' salito a 3.617 morti il bilancio dei morti accertati in seguito al terremoto in Nepal. Lo ha reso noto la polizia.

Persone, impossibile dire quante, inghiottite dai ghiacci nei crepacci che si trovano in una delle zone più pericolose dell'Everest, quella che collega il campo base al Campo 1. Lo riferisce l'associazione Ev-K2-Cnr, sulla base di quanto riportato ieri dagli sherpa sulla conseguenze di un fenomeno diverso rispetto a quello delle due valanghe.
I terremoti più catastrofici
Una scossa di magnitudo 4,2 gradi sulla scala aperta Richter, con epicentro a 42 chilometri ad ovest di Katmandu, è stata l'ultima replica sismica registrata oggi alle 6:24 locali (le 2:39 italiane) in Nepal dal Centro sismologico mediterraneo europeo (Emsc). Lo stesso Emsc precisa che dopo la prima scossa di magnitudo 7,9 Richter di sabato, sono state 45 le repliche superiori a 4,5 gradi e 15 quelle sopra 6,5 gradi.
L'epicentro del sisma di sabato
Emergenza sfollati, ancora nessun soccorso  - Decine di migliaia di sfollati hanno passato la seconda notte all'addiaccio a Kathmandu e negli altri centri della vallata colpiti dal sisma di sabato. Le autorita' nepalesi non sono riuscite ad organizzare per ora la distribuzione di acqua, cibo e generi di prima necessita'. Molte famiglie, tuttavia, si sono attrezzate con mezzi di fortuna, portando da casa tende, materassi e il necessario per cucinare. C'e' pero' il timore del diffondersi di malattie per la mancanza di servizi igienici e della raccolta della spazzatura e nella maggior parte della capitale manca ancora la corrente elettrica e quindi molti servizi, come i telefonini e bancomat sono fuori uso. Internet e' stato ripristinato soltanto stamane. L'aeroporto, intanto, e' stato preso di assalto da decine di turisti stranieri, soprattutto vacanzieri indiani, ma anche diversi europei che sono in lista di attesa per rientrare. L'India ha organizzato dei voli speciali per evacuare i connazionali. Nella notte si sono ridotte le scosse di assestamento e quindi diversi nepalesi sono ritornati ai posti di lavoro stamane in auto e in moto. A Durbar Marg, popolare area commerciale, circolano dei taxi e dei riscio' a pedali, mentre alcuni spacci e trattorie hanno riaperto.


Bloccati 200 alpinisti su Everest  - Almeno 200 alpinisti e guide nepalesi sono bloccati sul monte Everest per le valanghe causate dal terremoto. E' la stima del direttore dell'associazione Himalayan Guides Treks, Iswari Poudel, riportata dal quotidiano The Himalayan Times. "Piu' di 120 sono intrappolati al campo base due - ha precisato - mentre un' ottantina di scalatori specializzati nelle ricerche in alta quota sono impegnati nei soccorsi". Ieri circa 70 feriti sono stati trasportati a valle e trasferiti con gli elicotteri in diversi ospedali a Kathmandu.

Cina invia medici e soccorsi  - La Cina ha inviato in Nepal, il Paese vicino colpito da un devastante terremoto, una missione umanitaria composta da 58 medici. I medici, precisa l'agenzia Nuova Cina, sono gia' arrivati a Kathmandu portando con loro 13 tonnellate di medicine e hanno in programma di rimanere in Nepla per circa dieci giorni. La Cina stessa e' stata colpita dal sisma, che ha causato la morte di 21 persone nella Regione Autonoma del Tibet dove oltre 24mila persone sono state evacuate dalle zone di confine. Il ministro degli esteri di Pechino Wang Yi ha dichiarato oggi che il Nepal e' un Paese "tra i meno sviluppati" che ha "bisogno della comunita' internazionale". 'Faremo di tutto - ha aggiunto il ministro - per aiutare il popolo nepalese".

Ancora nessuna notizia dei quattro speleologi italiani del Soccorso alpino che si trovavano a Langtang, uno dei villaggi distrutti dal sisma in Nepal, per una spedizione che comportava l'esplorazione di alcune gole rocciose. I contatti con Giuseppe 'Pino' Antonini, 53 anni, di Ancona, Gigliola Mancinelli, 51 anni, anche lei di Ancona, medico anestesista, Oskar Piazza, del Soccorso alpino del Trentino Alto Adige, e Giovanni 'Nanni' Pizzorni, 52 anni, genovese, esperto torrentista, si sono interrotti da sabato. 

L'ULTIMA FOTO DEL TEMPIO PRIMA DEL CROLLO

(di Roberto Spiritelli, da Facebook)

"Questa è l' ultima foto, adesso non esiste più", aggiunge, mostrando l'immagine sul suo computer. "Siamo stati investiti da una nuvola di polvere - raccontano con la voce rotta dall'emozione - e istintivamente ci siamo abbracciati tutti e tre. Quando ho rialzato la testa c'erano solo mucchi di macerie e gente che urlava".

IL TEMPIO DOPO LA SCOSSA
(di Roberto Spiritelli, da Facebook)

ANSA

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA PRIMO PIANO «Senza spogliarmi, ricattato su Fb da un´amica con un fotomontaggio»

26 Aprile 2015, 08:20am

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Pubblicato da www.mikivettica.net

PRIMO PIANO E ANTEPRIMA PRIMO PIANO «Senza spogliarmi, ricattato su Fb da un´amica con un fotomontaggio»

INSERITO DA ELSA COPPA CHIOGGIA - Dopo quello segnalato sul "Gazzettino", vittima un trentenne di Chioggia, nella stessa città spunta un altro caso di ricatto sessuale sul web. Il copione è il medesimo: prima una richiesta di amicizia su facebook, poi il passaggio alla chat su skipe e infine lo scambio di fotografie sexy.

«A dicembre - scrive un 27enne - ho accettato l´´amicizia´ di una donna che mi ha domandato delle foto e poi ha provato a spillarmi 5.000 euro. Io non mi sono denudato, ma lei ha realizzato un fotomontaggio osè. Quando l´ho scoperto mi sono vergognato da morire: sono andato dai carabinieri».
Dai due chioggiotti la stessa raccomandazione: «Siate molto prudenti con gli sconosciuti incontrati in rete».

Fonte: IL GAZZETTINO

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA BELLUNO Straziata sulla tomba del marito Carla muore a 4 mesi dal suo Bepi

26 Aprile 2015, 08:07am

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Pubblicato da Vettica Notizie Michele Pappacoda

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PRIMO PIANO E ATEPRIMA Scontro con un auto motociclista di 42 anni perde la vita in Trentino

26 Aprile 2015, 08:07am

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Pubblicato da Vettica Notizie Michele Pappacoda

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA TERREMOTO IN NEPAL, SCOSSA DI 7.9: SI TEMONO 400 MORTI, VERIFICHE SE CI SONO ITALIANI VIDEO

25 Aprile 2015, 11:02am

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Pubblicato da www.mikivettica.net

PRIMO PIANO E ANTEPRIMA TERREMOTO IN NEPAL, SCOSSA DI 7.9: SI TEMONO 400 MORTI, VERIFICHE SE CI SONO ITALIANI VIDEO
PRIMO PIANO E ANTEPRIMA TERREMOTO IN NEPAL, SCOSSA DI 7.9: SI TEMONO 400 MORTI, VERIFICHE SE CI SONO ITALIANI VIDEO

INSERITO DA ANGELA CECERE Una tremenda scossa di terremoto di magnitudo 7.9 ha colpito il Nepal. Il terremoto, con epicentro a metà strada tra Kathmandu e la città di Pokhara, ha causato - riportano i media internazionali - danni ad edifici nella capitale, dove sarebbero crollati alcuni palazzi, ed e' stata avvertita fino a New Delhi in India.Il forte sisma, di magnitudo 7.9 secondo i dati dell'istituto sismologico americano Usgs, è stata registrata poco prima di mezzogiorno locale, causando ingenti danni e crollo di edifici, riferiscono funzionari locali Il ministro dell'Informazione nepalese, Minendra Rijal, ha confermato i danni, ma per il momento non ha riferito di vittime. La valle di Kathmandu è densamente popolata con quasi 2,5 milioni di abitanti ed una condizione degli edifici spesso precaria. La scossa - secondo Usgs - ha colpito alle 11.56 locali (erano circa le 8.15 in Italia) ad una profondità di 11 chilometri. Il terremoto è stato avvertito fino a Delhi, ma anche in Pakistan dove un testimone, residente a Lahore, ha raccontato che era in ufficio quando il terremoto ha scosso la città con scosse che sono proseguite per diversi secondi. CNN: "ALMENO 150 MORTI SOLO A KATHMANDU" Più di 150 persone sono morte solo a Kathmandu in seguito al terremoto che ha colpito il Nepal. Lo riferisce la Cnn che cita fonti locali. IL BILANCIO Sono state due le scosse di terremoto che hanno colpito oggi il Nepal, nella regione di Kathmandu. Oltre a gravi danni alle infrastrutture si segnala, per ora, un morto e molti feriti. Lo riferiscono i media a New Delhi. Le prime immagini pervenute dalla capitale nepalese mostrano crolli parziali in molti edifici, crepe profonde nelle strade e persone accampate in strada dopo i due lunghi sismi avvertiti a sud fino in India meridionale. CROLLATA TORRE DELL'UNESCO La torre Dharahara, uno dei monumenti più importanti di Kathmandu, patrimonio Unesco, è crollata per il sisma che ha colpito il Nepal. Secondo notizie non confermate 50-60 persone sarebbero intrappolate al suo interno. La torre, conosciuta anche come Bhimsen Tower, era di nove piani ed era alta quasi 62 metri. VALANGA SULL'EVEREST Il terremoto in Nepal ha provocato anche una valanga sull'Everest che ha colpito il campo base. Lo riferisce un alpinista su Twitter. In questi giorni sul luogo ci sono molti scalatori e sherpa nepalesi. VERIFICHE SU ITALIANI L'unità di crisi della Farnesina si è immediatamente attivata e sono in corso verifiche sull'eventuale coinvolgimento di italiani nel terremoto che ha colpito il Nepal. Lo si apprende dal Ministero degli Esteri.

LEGGO.IT

25.04.2015. 12.02

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA EMERGENZA SBARCHI IN ITALIA COSA S'INTENDE FARE??Frontex rinforza la missione Triton e invia agenti per schedare i migranti, ma l'Europa non modifica il Regolamento Dublino. Renzi ed Alfano spingono l'Italia verso la tempesta perfetta dell'accoglienza.

24 Aprile 2015, 16:18pm

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Pubblicato da www.mikivettica.net

I condizionali si sprecano, ma i media rilanciano le notizie degli arresti in modo martellante, e ritorna l'allarme terrorismo, combinato con la guerra dichiarata al traffico di esseri umani, dopo le stragi in mare. Scomapiono le ragioni delle vittime ed i corpi di migranti annegati, recuperati in mare e sbarcati a Malta nella più totale indifferenza dei media di tutto il mondo, scatenati in Sicilia per dare notizie sull'ennesimo allarme invasione.Dopo le decisioni parziali e del tutto generihe del vertice straordinario di Bruxelles chiesto da Renzi, l'attenzione dell'opinione pubblica viene già deviata, con raro tempismo, verso le organizzazioni terroristiche, evidentemente l'idea di andare a prendere gli "schiavisti" in Libia è già apparsa una autentica follia. Il Parlamento, con un'aula vuota, offende intanto la memoria di Giovanni Lo Porto, vittima di un drone americano, mentre tutti parlavano di inviare droni in Libia, droni che l'Italia neppure possiede, ma che per qualche giorno hanno fatto audience elettorale. Per adesso sarà la Mogherini, a dovere chiedere alle Nazioni Unite un mandato per interventi militari "mirati" in Libia, una autentica follia sia dal punto di vista militare che da quello politico. Sotto i solenni proclami per salvare vite umane emerge sempre di più il vero scopo della "triplicazione" delle risorse di Triton, operazione di Frontex che così costerà all'intera unione europea la stessa cifra che la missione umanitaria Mare Nostrum costava soltanto all'Italia.Rimane confermato che Triton opererà "nei limiti del mandato di Frontex, dunque con una prevalente funzione di contrasto dell'immigrazione che definiscono "illegale". Ecco le regole di Frontex che fino ad oggi hanno solo fatto crescere in modo esponenziale il numero delle vittime. Queste regole non sono mutate.Non cambiano le regole di ingaggio di Frontex, tutte queste navi serviranno per sorvegliare i confini e soprattutto per schedare le persone che prenderanno a bordo, persone che poi saranno tutte "scaricate" in Italia Si prevede l'invio di agenti di Frontex sulle navi e nei porti di sbarchi per il prelievo forzato delle impronte digitali e per organizzare operazioni di respingimento collettivo ( con i voli congiunti) per coloro che non fossero riconosciuti meritevoli di uno status di protezione, probabilmente sulla base di nuove procedure sommarie, che limiteranno i diritti di difesa e che comporteranno il trattenimento amministrativo, l'internamento dentro centri sorvegliati dalla polizia di tutti coloro che presenteranno domanda di asilo. E per chi non presenta domanda di protezione internazionale potrebbero tornare in funzione i famigerati CIE ( centri di identificazione ed espulsione). In Grecia Frontex e' presente da anni con l' operazione Poseidon ed ha avallato le peggiori pratiche di detenzione amministrativa e di respingimento dei richiedenti asilo. Di chiaro nei dieci punti approvati ieri a Bruxelles c'è anche l'impegno a riallacciare rapporti diplomatici con i paesi di origine, anche se non rispettano i diritti umani, per semplificare le pratiche di rimpatrio. I punti da dieci sono passati a 17, ma i diritti riconosciuti appaiono ridotti al lumicino. La sicurezza ( presunta) prevale sul rispetto dei diritti fondamentali delle persone e della loro stessa vita.Sommando queste scelte alla decisione europea di non modificare il Regolamento Dublino III, che prevede la competenza del primo paese d'ingresso per l'esame delle domande di asilo.Sembra davvero risibile la quota offerta dall'intera Unione Europea per il residendiamento (resettlement) dei profughi intrappolati nei paesi di transito, si può prevedere che nei prossimi mesi l'Italia sarà travolta non dal numero dei migranti che arriveranno, ma dai blocchi che si imporranno alle persone, ed al numero crescente di coloro che saranno riportati in Italia dopo avere raggiunto altri paesi europei

Le decisioni annunciate e le linee politiche promosse dal governo italiano e parzialmente recepite dall'Unione Europea produrranno tante altre di queste stragi che all'opinione pubblica non sarà permesso neppure vedere. Ecco le bare, segnate con i numeri, delle vittime recuperate in mare e sbarcate di gran fretta a Malta dopo l'ultima strage, la tragedia dell'immigrazione più grave di sempre. Questi morti devono essere dimenticati presto, occorre pensare soltanto agli scafisti ed ai droni. Forse le bare potrebbero spostare qualche voto, meglio nasconderle.

Dal vertice straordinario di Bruxelles nessuna decisione di rilievo per una maggiore solidarietà europea in materia di immigrazione ed asilo.
Renzi vanta un successo inesistente, ma ormai ci sta abituando, è sempre lo stesso copione, in ogni campo. In vista un vertice euroafricano di cui in Italia non scrive nessuno. E' il processo di Khartoum che procede inesorabile, anche se in Sudan governa un criminale di guerra. E altrove si moltiplicano le dittature. ma sono tutti utili per fermare le partenze dei migranti verso l'Europa.
Grande mistificazione europea. Triton promossa dall'agenzia Frontex non e' una grande missione umanitaria come Mare Nostrum. Il budget e' li stesso di quello impegnato dalla sola Italia lo scorso anno, i contributi degli stati rimangono ridicolmente bassi e su base volontaria, e soprattutto rimane "nei limiti operativi delle missioni Frontex" e dunque sara' rivolta alla caccia ed alla individuazione degli scafisti. O alla intercettazione dei barconi per bloccarli ed eventualm...ente respingerli, se i paesi di transito collaborano. Alla frontiera greco turca Frontex fa gia ' operazioni di "push back" :respingimento. Sempre nell' ottica di creare "zone di sicurezza" in Libia e campi di raccolta in Sudan e in Niger, garantendone la sicurezza con "interventi militari mirati". Magari anche con i droni come quelli che hanno ucciso Giovanni Lo Porto. Siamo in guerra. Ma la Francia apre a qualche centinaio di siriani, a condizione che il Regolamento Dublino non si tocchi. Siamo in guerra anche contro l'umanità e la solidarietà, anneghiamo in un mare di menzogne e di strumentalizzazioni elettorali. Occorre reagire, ognuno con i mezzi che si ritrova. A partire dai canali di comunicazione.

La disinformazione di massa dilaga: le navi da guerra diventano "traghetti per clandestini" e non manca ci diffonde in rete indisturbato messaggi sui forni crematori per gli immigrati, questo alla vigilia del 25 aprile. Titolo fuorviante, i "traghetti" promessi sono navi da guerra pronte all' intervento militare. Altro che salvataggi. E poi Cameron parla di sbarco " nel porto piu' vicino" e non in un "porto sicuro " ( place of safety) come prescrive il diritto internazionale. Dunque una missione illegale orientata alla guerra. Bravo Renzie...
Non basta osservare che si tratta di siti xenofobi, sono tantissimi a pensarla in questo modo, ieri in una scuola di Palermo i ragazzi ripetevano come un mantra queste affermazioni false e razziste. Non è stato facile portarli ad un confronto con i dati reali. Il danno prodotto da questi siti è devastante.
Ecco il Cameron vero, questa la posizione inglese rispetto all'operazione Triton di Frontex
SOS-STERMINIO IN MARE

Oltre 900 morti nel Mediterraneo nella notte tra sabato 18 aprile e domenica, a 60 miglia dalle coste libiche. È il più grande sterminio in mare dal dopoguerra. Questo è un giorno di svolta. A partire da oggi occorre mettere la parola urgenza, al posto di emergenza. Bisogna dare alla realtà il nome che merita: siamo di fronte a crimini di guerra e sterminio in tempo di pace.

Il crimine non è episodico ma ormai sistemico, e va messo sullo stesso piano delle guerre e delle carestie acute e prolungate. Il Mar Mediterraneo non smette di riempirsi di morti: cominciò con il naufragio di Porto Palo, il giorno di Natale del 1996, con 283 vittime, seguito tre mesi più tardi dal naufragio della Katër i Radës, in cui oltre cento profughi albanesi annegarono nel canale di Otranto. Lo sterminio dura da almeno 18 anni: più delle due guerre mondiali messe insieme, più della guerra in Vietnam. È indecenza parlare di “cimitero Mediterraneo”. Parliamo piuttosto di fossa comune: non c’è lapide che riporti i nomi dei fuggitivi che abbiamo lasciato morire.

Le azioni di massima urgenza che vanno intraprese devono essere, tutte, all’altezza di questo crimine, e della memoria del mancato soccorso nella prima parte del secolo scorso. Non sono all’altezza le missioni diplomatiche o militari in Libia, dove – anche per colpa dell’Unione, dei suoi governi, degli Stati Uniti – non c’è più interlocutore statale. Ancor meno lo sono i blocchi navali, gli aiuti alle dittature da cui scappano i richiedenti asilo, il silenzio sulla vasta destabilizzazione nel Mediterraneo – dalla Siria e l’Iraq alla Palestina, dall'Egitto al Marocco – di cui l’Occidente è responsabile da anni.

Le azioni necessarie nell’immediato, eccole:

1. Urge togliere alle mafie e ai trafficanti il monopolio sulle vite e le morti dei fuggitivi, e di conseguenza predisporre vie legali di fuga presidiate dall’Unione europea e dall’Onu. I trafficanti non sono la radice del male, ma un suo sintomo.

2. Urge organizzare e finanziare interventi di ricerca e salvataggio non solo lungo le coste europee ma anche in alto mare, come faceva Mare Nostrum e come ha l’ordine di non fare Triton - anche se rifinanziata. Questo, nella consapevolezza che la stabilizzazione del caos libico non è ottenibile nel breve-medio periodo.

3. Urge che gli Stati europei collaborino lealmente a tale scopo (art. 4 del Trattato dell’Unione), smentendo quanto dichiarato da Natasha Bertaud, portavoce della Commissione di Bruxelles: “Al momento attuale, la Commissione non ha né il denaro né l’appoggio politico per predisporre un sistema di tutela delle frontiere, capace di impegnarsi in operazioni disearch and rescue”. Risorse che invece si trovano per operazioni di polizia europea (Mos Maiorum, Amber Light, Jot Mare) e per le spese militari. Una frase che ha il cupo suono dell’omissione di soccorso: un reato contro la persona, nei nostri ordinamenti giuridici.

4. Occorre che l’Onu stessa decida azioni d’urgenza, e che il Consiglio di sicurezza fronteggi il dramma con una risoluzione. Se i crimini in mare somigliano a una guerra o a carestie nate dal tracollo diffuso di strutture statali nei paesi di transito o di origine, non vanno esclusi interventi dei caschi blu, addestrati per il search and rescue. I soccorsi e gli aiuti agli affamati e sfollati sono una prassi sperimentata delle Nazioni Unite. Sia oggi applicata al Mediterraneo.

5. Occorre rivedere al più presto i regolamenti di Dublino. Con una sentenza del 21 ottobre 2014 (Ricorso Sharifi contro Italia e Grecia), la Corte europea dei Diritti dell’uomo pone come condizione essenziale per procedere al trasferimento l’aver positivamente verificato se il migrante corra il rischio di essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti. Si tratta di un vero e proprio obbligo di derogare ai criteri di competenza enumerati nelle norme di Dublino.

6. Con la medesima tempestività, occorre tener conto che i paesi più esposti ai flussi migratori sono oggi quelli del Sud Europa (Grecia, Italia, Cipro, Malta, Spagna): gli stessi a esser più colpiti, dopo la crisi iniziata nel 2007-2008, da politiche di drastica riduzione delle spese sociali (che includono l’assistenza e il salvataggio di migranti e richiedenti asilo). Il peso che ingiustamente grava sulle loro spalle va immediatamente alleviato.

7. Occorre pensare a un sistema di accoglienza in Europa che garantisca il diritto fondamentale all’asilo, con prospettive di reinsediamento nei Paesi disponibili, nel rispetto della volontà dei rifugiati.

8. . Infine, la questione tempo. È finito il tempo della procrastinazione, e delle ambiguità che essa consente. È dall’ecatombe di Lampedusa che Governi e Parlamenti in Europa preconizzano un’organica cooperazione con i paesi di origine e di transito dei fuggitivi, al fine di “esternalizzare” le politiche di search and rescue e di asilo. Il Commissario all’immigrazione Avramopoulos ha addirittura auspicato una “cooperazione con le dittature”, dunque il ricorso ai respingimenti collettivi (vietati dalla Convenzione di Ginevra sullo statuto dei Rifugiati del 1951, art. 33, e dagli articoli 18 e 19 della Carta europea dei diritti fondamentali). Non c’è tempo per costruire dubbie relazioni diplomatiche – nei cosiddetti processi di Rabat e Khartoum – perché i fuggitivi sono in mare qui e ora, e qui e ora vanno salvati: sia dalla morte, sia dalle mafie che fanno soldi sulla loro pelle e riempiono un vuoto di legalità che l’Unione deve colmare senza più rinvii. È adesso, subito, che bisogna organizzare un’operazione di salvataggio dell’umanità in fuga verso l’Europa.

Barbara Spinelli, eurodeputato, gruppo GUE-Ngl

Alessandra Ballerini

Sandra Bonsanti

Lorenza Carlassare

Erri De Luca

Roberta De Monticelli

Maurizio Ferraris

Stefano Galieni

Domenico Gallo

Paul Ginsborg

Daniela Padoan

Francesco Piobbichi

Marta Pirozzi

Annamaria Rivera

Alberto Vannucci

Fulvio Vassallo Paleologo

Guido Viale

Libertà e Giustizia

Dopo la visita da Obama, Renzi preme sempre di più per una serie di interventi mirati in Libia.

Bombardare i barconi prima che partano, o piuttosto bombardare il processo di pace che faticosamente le componenti più responsabili della popolazione libica stavano portando avanti sotto l'egida dell'ONU.

Si ripete lo schema di altri interventi armati, prima una valanga di menzogne, poi un allarme diffuso sulla sicurezza e sul terrorismo, quindi i bombardamenti e le incursioni. Tutto in nome dell'umanitario e della lotta all'immigrazione illegale però. Vedremo domani a Bruxelles se l'Unione Europea decide in questa direzione folle, o come altre volte in passato, deciderà di non decidere, dunque di non esistere.

Una vergogna europea, una serie di errori storici, in buona parte prodotti dal governo Renzi e dall'avvio del processo di Khartoum che ha spalancato la via alla collaborazione con le dittature dalle quali fuggono i migranti.
Le alternative alla follia di interventi in Libia ed alla vergogna dei campi di raccolta esistono.Con il passare dei giorni aumentano le voci critiche. Le menzogne non reggeranno a lungo.

Così stanno riuscendo a cancellare presto dalla memoria degli italiani la strage più grande del Mediterraneo, che tanti cercano di sfruttare per i propri vantaggi economici o politici, per mettere almeno un piede in Libia, o per garantirsi uno sprazzo di visibilità mediatica. Neppure un rappresentante europeo allo sbarco delle vittime a Malta, si fa di tutto per fare "scomparire" la strage e per nascondere all'opinione pubblica europea i corpi delle vittime.


Comunque anche a Malta la popolazione riesce ancora ad avere pietà, mentre i politici ripropongono la politica dei respingimenti collettivi, "push back" termine ricorrente nella stampa maltese.
Non è stato un caso se Renzie, subito dopo la strage ha concordato proprio con il governo maltese le modalità per fare scomparire le bare. No, le bare non dovevano arrivare in Italia, a Malta, invasa dai turisti, dove abbondano i gruppi xenofobi, lo sbarco delle vittime, avvolte in semplici sacchi, è avvenuto in modo molto discreto, si potrebbe dire uno "sbarco clandestino" pochi hanno visto le immagini, la sensibilità del popolo bue che in Europa continua a credere negli appelli contro gli scafisti non sarà offesa. Quello che non si vede non fa male, i morti in mare non si vedono, le bare a Malta non si vedono, non si vede neppure la nave portoghese King Jacob, che ha operato il tentativo di salvataggio, rintanata in un porto libico. Adesso sta emergendo che c'è stata una collisione, ma naturalmente la responsabilità è sempre dei presunti scafisti, che si sarebbero nascosti per non farsi identificare, abbandonando i comandi e causando lo scontro. Una tesi che rimane tutta da dimostrare.



Di certo c'è la risposta europea, tutta in chiave repressiva, nella direzione di un intervento mirato di polizia internazionale in Libia. E le farmeticazioni di Renzi sostenuti da giornalisti "embedded" che sostiene ancora che i salvataggi possono essere garantiti anche da navi commerciali, una tesi che viene smentita persino dalla Procura di Catania. Ma la brava giornalista di Rai News 24 precisa che la nave King Jacob aveva già effettuato altri tre salvataggi, dunque erano "esperti" in materia di salvataggio, proprio come sostiene Renzi. Come osserva Giovanni Maria Bellu, quanti giubbotti e quante zattere di salvataggio hanno le navi commerciali, quale preparazione specifica in materia di soccorso in mare hanno gli equipaggi di queste navi ? Una mistificazione continua che i mezzi di informazione del mainstream rilanciano a ripetizione. Una falsità ripetuta cento volte diventa più attendibile della verità. Succede al tempo del fascismo, un nuovo fascismo, il fascismo maggioritario,e questo riguarda tutti noi. E come al tempo del fascismo ci sono anche le parate ufficiali, come quella che sta andando in onda al CARA di Mineo ( Catania), il Cara dello scandalo di Mafia Capitale, il Cara degli arresti dei trafficanti, il Cara dei suicidi dimenticati.

VISITE GUIDATE DI GIORNALISTI INTERNAZIONALI, RELEGATI IN MINIBUS, AL CARA DI MINEO. UNA VERGOGNA CONTINUA. OPERAZIONE DI RILEGITTIMAZIONE IN CORSO. RIMOSSA L'INDAGINE SU MAFIA CAPITALE. HANNO PORTATO I SUPERSTITI NELLA STESSA STRUTTURA DALLA QUALE I TRAFFICANTI GESTIVANO I TRASFERIMENTI SECONDARI VERSO IL NORDEUROPA.
LA GIORNALISTA DEFINISCE UN'ECCELLENZA IL CARA DI MINEO. SCANDALOSA INTERVISTA CON IL DIRETTORE A RAI NEWS 24. DAVVERO COMPLIMENTI. SMACCATO TENTATIVO DI RIPULITURA DELL'IMMAGINE DEL CENTRO NEL QUALE SI TROVANO OLTRE 3000 "OSPITI".

COMUNICATO STAMPA
No all’internamento a Mineo dei superstiti della più grande tragedia del Mediterraneo
E' il 19 Aprile, ancora una volta muoiono centinaia e
... centinaia di persone in mare. Nessuno ci fa più caso. Valgono meno dei pezzi di un domino. Ma il domino diverte. E soprattutto non lascia tracce. I morti si. Le tracce sono i 28 superstiti. Recuperati e Salvati. Tenuti sulla nave di salvataggio per due giorni ed oggi a Catania. La loro prossima destinazione sarà il CARA di Mineo. " La base operativa dei trafficanti di uomini" come dice un'inchiesta portata avanti dalla Procura di Palermo. Nella conferenza stampa di questa mattina la Procura ha indicato come fra gli indagati sia Asghedom Ghermay, detto Amice, un eritreo che tiene contatti con i trafficanti e conta su una rete di complici che operano nel CARA di Mineo.
Appare del tutto incomprensibile quindi la decisione di trasferire i sopravvissuti proprio in quel Centro. Soprattutto alla luce di quanto aggiunto dal Procuratore e cioè che sono in corso indagini per accertare se la rete scoperta sia responsabile del viaggio che ha portato sulle coste siciliane, negli ultimi giorni, circa mille persone, e che non vi sia certezza rispetto al fatto che la stessa possa essere coinvolta anche nel viaggio tragico di cui i 28 sono i soli sopravvissuti (fonte il Giornale di Sicilia http://gds.it/…/organizzavano-i-viaggi-dei-barconi-arresti…/). Eppure è questo il posto in cui dormiranno e resteranno i 28 superstiti del naufragio del 19 Aprile. Pezzi di un domino. Pezzi da buttare giù con un pizzico. Per non lasciare trac
ce.




Lo sbarramento delle frontiere non blocca i migranti pronti a rischiare la vita pur di fuggire la guerra, le dittature, la fame. Neppure le stragi, sempre più numerose, hanno un effetto dissuasivo. Si parte e di partirà ancora, costretti ad imbarcarsi di nascosto, nelle mani di trafficanti sempre più crudeli, resi forti dalla mancanza di altermative, come i canali legali di ingresso in Europa.
Dopo la serie di stragi di questi ultimi giorni, dopo che il numero delle vittime nel Canale di Sicilia, nei primi quattro mesi di quest'anno ( fino al 20 aprile) è aumentato da 50 a 1500, uomini, donne, bambini uccisi, oltre che dai trafficanti, dalla mancanaza di canali di ingresso protetto in Europa , i ministri degli esteri e dell'interno dei paesi dell'Unione Europea riuniti a Lussemburgo rispondono con una strategia che apparentemente mira a colpire gli scafisti, ma che in assenza di altre misure di salvataggio, in mare, ma anche a terra, diventerà soltanto una vera e propria guerra contro i migranti.
L'Unione Europea persegue sempre più evidentemente politiche di esternalizzazione dei controlli migratori. Il lavoro sporco si affida ai regimi nordafricani, accordo dopo accordo. Lo sbarramento delle frontiere è avvertito come un problema di maggiore rilievo rispetto alla salvaguardia della vita umana, in nome di una non meglio definita sicurezza che in questi ultimi tempi si rappresenta a tinte fosche per i ricorrenti allarmi derivanti dalla minaccia terroristica. Alla fine però e la crisi economica che costituisce lo strumento principale che permette di innescare una guerra tra poveri e di vedere persio in coloro che chiedono asilo o altre forme di protezione, una minaccia per il “benessere” ed il futuro dei cittadini europei. Partiti politici e movimenti apertamente xenofobi, presenti anche nelle sedi parlamentari ammettono pubblicamente di volere tenere lontano i migranti ed i profughi anche a costo della loro stessa vita.

Il quadro generale è offerto dal Processo di Khartoum nel quale l’Italia, che ne ha promosso l’avvio nel semestre di presidenza dell’Unione Europea, ha coinvolto i paesi di origine come l’eritrea ed il Sudan, e di transito, come l’Egitto e l’Algeria, nel tentativo di impedire che le persone in fuga da quei paesi possano partire dalle coste africane verso l’Europa. Sono paesi dai quali si fugge perché governati da dittature o da regimi che applicano ancora detenzione arbitraria, torture e la pena di morte, come riferiscono i rapporti di Amnesty Iternational, di Human Rights Watch e di diverse agenzie delle Nazioni Unite.
Anche l'Italia vuole coinvolgere i paesi di transito, "nel salvataggio dei migranti" però. E poi dove li sbarcheranno ? Provate ad indovinare? Ci vorrà proprio una legge per bloccare le espulsioni ed i respingimenti verso i paesi nei quali si rischiano la tortura o altri trattamenti disumani e degradanti ?
Occorrono corridoi umanitari subito, per evitare una ulteriore impennata del numero dei morti e dei dispersi. Nei primi due mesi di quest’anno siamo passati ad oltre 450 morti rispetto ai 45 circa degli stessi due mesi del 2014, quando era attiva la missione militare-umanitaria “mare Nostrum”.

Se a marzo non si sono registrate notizie di stragi di persone in partenza dalla Libia è solo perchè le partenze da quel paese erano diminuite, ma i migranti continuano a morire sempre più lontano dai confini dell'Europa degli egoismi nazionali e dell'odio verso i profughi. Ad aprile, appena il tempo è migliorato, e probabilmente per una diversa situazione sul terreno in Libia, sono riprese le partenze ed è stata strage continua. In soli tre giorni sono morte oltre 400 persone, morte di abbandono, perché i soccorsi non sono arrivati in tempo, perché le navi della Guardia costiera e della Marina militare italiana, che hanno effettuato il maggior numero dei salvataggi, non potevano raggiungere altre imbarcazioni da soccorrere prima di avere scaricato in porto i naufraghi che avevano a bordo. I mezzi di frontex, presenti nel Canale di Sicilia con l’operazione TRITON hanno avuto un ruolo del tutto marginale ed il carico maggiore delle operazioni di ricerca e salvataggio è ricaduto sui mezzi della Marina militare italiana e della Guardia Costiera.

Si è anche appreso dell’avvio di diverse operazioni di salvataggio gestite da associazioni, in un caso con la collaborazione di Medici senza frontiere, Le azioni umanitarie singole non bastano,per quanto possano essere comunque utili per salvare vite umane in mare, occorre un diverso impegno degli stati, oltre TRITON, oltre FRONTEX.

Occorre una svolta nelle politiche dell’Unione Europea con l’apertura di canali legali di ingresso protetto, richiesti adesso anche dall’UNHCR e dall’OIM come unico strumento per sottrarre migliaia di vite ai trafficanti.

Occorre una missione internazionale di salvataggio. La missione Triton di Frontex dal punto di vista del salvataggio e' quasi inesistente. Il prolungamento ed il rifinanziamento della missione fino a dicembre del 2015 non hanno significativamente mutato la situazione nel Canale di Sicilia, dove le persone continuano ad annegare, mentre un numero sempre più elevato di salvataggi è affidato dalla centrale operativa della Marina a navi commerciali. Navi che non dispongono di attrezzature e di personale specificamente rivolti alle attività SAR ( ricerca e salvataggio).

In Libia non e' garantita nessuna possibilità di salvezza, né è pensabile a breve termine, (e non sarebbe possibile neppure in un periodo più lungo) l’apertura di campi di raccolta dove “filtrare” i potenziali richiedenti asilo da ritrasferire poi in Europa. Il disumano prevale ovunque, a sud come a nord del Mediterraneo, nelle scelte della politica, nelle prassi di polizia e nel senso comune. Anche per chi sopravvive il dstino in Europa è sempre più incerto, tra sistemi di accoglienza inadeguati e comportamenti discriminatori delle autorità e della popolazione.

Occorre rivedere urgentemente il Regolamento Dublino III perché bisogna garantire una distribuzione uniforme di tutti i richiedenti asilo nei diversi paesi europei, con il riconoscimento reciproco delle decisioni che riconoscono lo status di protezione internazionale, in modo da favorire la libertà di circolazione e la possibilità di movimenti secondari da un paese all’altro dell’Unione Europea senza finire di nuovo nelle mani dei trafficanti e degli agevolatori. In questo senso la politica europea e le prassi di polizia sono criminogene ed alimentano un ricorso sempre più esteso alla falsificazione dei documenti di identità e di ingresso, anche perché a fronte del rischio delle traversate, stanno aumentando gli ingressi di potenziali richiedenti asilo ( soprattutto siriani) dai valichi terrestri ed aeroportuali.

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Arezzo, arrestato padre Graziano: è accusato dell’omicidio di Guerrina Piscaglia Manette a Roma per il religioso congolese, unico indagato per la scomparsa della donna avvenuto un anno fa

24 Aprile 2015, 10:29am

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Pubblicato da www.mikivettica.net

PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Arezzo, arrestato padre Graziano: è accusato dell’omicidio di Guerrina Piscaglia Manette a Roma per il religioso congolese, unico indagato per la scomparsa della donna avvenuto un anno fa

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Tra poche ore, alla mezzanotte del 24 aprile, scaduto il divieto di espatrio avrebbe potuto lasciare l’Italia. Ma oggi i carabinieri di Arezzo si sono presentati al convento del quale era ospite a Roma ed hanno arrestato padre Gratien Alabi. Per il religioso, già indagato per favoreggiamento in sequestro di persona nell’inchiesta sulla scomparsa di Guerrina Piscaglia, la 50enne letteralmente sparita da Ca Raffaello, una frazione di Badia Tedalda (Arezzo) e di cui non si hanno più tracce da un anno, adesso l’accusa è di omicidio volontario e di occultamento o soppressione di cadavere.

Nel pomeriggio la svolta

Il gip del tribunale di Arezzo Piergiorgio Ponticelli ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il religioso congolese di 45 anni. La svolta è maturata oggi, nel penultimo giorno utile per l’ordinanza dal momento che il 25 aprile scadeva il divieto di espatrio, imposto al frate sei mesi fa su richiesta della procura di Arezzo. I carabinieri si sono presentati al portone del convento dei Premostratensi in viale Giotto a Roma, all’Aventino, e hanno notificato al frate il provvedimento del giudice. Padre Gratien Alabi è poi salito sull’auto dei militari dell’Arma: destinazione la caserma di Cortona (Arezzo) dove si sono svolte le procedure di rito prima dell’arrivo ad Arezzo, previsto per la tarda serata. La richiesta firmata oggi dal gip Ponticelli era stata formulata dal procuratore della Repubblica di Arezzo Roberto Rossi e dal pm Marco Dioni il 23 febbraio. Stando ad indiscrezioni ci sarebbero «importanti elementi alla base della richiesta di arresto».

Tra i nuovi indizi un sms della donna

Lo scenario ipotizzato sarebbe quello di un eventuale omicidio fuori dalla canonica della parrocchia di Ca Raffaello, dove il religioso prestava servizio e dove i Ris di Roma non trovarono, all’epoca del primo blitz, nessuna macchia di sangue umano e di un successivo occultamento di cadavere e conseguente soppressione. Alla base del provvedimento ci sarebbero gli indizi raccolti nei confronti del frate soprattutto dalla quasi certezza che fosse nella sua disponibilità il cellulare di Guerrina Piscaglia nel giorno della scomparsa della donna, avvenuta il primo maggio 2014: dal cellulare della donna partì un sms all’indirizzo di un religioso amico di Gratien che la donna non conosceva.

La vicinanza dell’arcivescovo alla famiglia della vittima

Padre Gratien è apparso sereno al momento dell’arresto. Il suo legale Luca Fanfani non ha rilasciato dichiarazioni «fino a che non vedrò l’ordinanza - ha commentato l’avvocato - non rilascerò commenti, ho necessità di capire quali siano gli elementi che hanno portato all’arresto». L’arcivescovo Riccardo Fontana, dopo aver espresso in una nota, «la sua personale vicinanza umana e sacerdotale alla famiglia della signora Piscaglia», ribadisce che padre Gratien Alabi dal 13 luglio 2014 «non è più incaricato di alcun servizio pastorale nella Diocesi di Arezzo» e che, essendo un religioso dell’Ordine dei Canonici Premonstratensi, «non dipende e non dipese mai dalla Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, se non per il servizio liturgico e pastorale nei pochi mesi in cui fu viceparroco».

LA STAMPA

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA E divorzio breve sia!

24 Aprile 2015, 08:01am

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Pubblicato da www.mikivettica.net

PRIMO PIANO E ANTEPRIMA E divorzio breve sia!PRIMO PIANO E ANTEPRIMA E divorzio breve sia!

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Lo scorso 22 Aprile è passata in via definitiva alla Camera la riforma tanto attesa sul cosiddetto "divorzio breve".

In pratica da oggi, anche per le separazioni ancora in corso come per quelle definite già con omologa (se consensuali) o con sentenza (se giudiziali) sarà possibile chiedere il divorzio qualora siano decorsi 6 mesi dalla comparizione dei coniugi dinanzi al Presidente del Tribunale, per le separazioni consensuali, oppure decorso un anno dalla stessa udienza, per le separazioni giudiziali, indipendentemente dalla presenza o meno di figli.

Questa è di certo una conquista di libertà e di civiltà che tuttavia non è stata agevolata, nel tempo, da chi ha sempre considerato la famiglia come un'istituzione "sacra e inviolabile" e, come tale, inscindibile.

In realtà anche per noi cattolici, non faccio mistero del mio credo, non era di poco conto il fatto che, in tutte le vicende familiari in cui per necessità, disperazione, o anche semplicemente perché non c'erano più i presupposti di rispetto e di condivisione reciproca, si addiveniva ad una scelta separativa, bisognava fare i conti, poi, con i tempi lunghi della giustizia.

Da Avvocato di famiglia che da oltre 25 anni svolge questa nobile professione quasi esclusivamente occupandosi di Diritto di Famiglia e Minorile, posso dire senza tema di smentita che pochissime volte, sui numerosi casi trattati, le coppie separate ci hanno poi "ripensato" ed hanno ripreso la loro relazione coniugale in una ritrovata o rinnovata serenità e condivisione di vita.

Quasi il 90% delle separazioni che mi sono trovata a tutelare e rappresentare sono rimaste tali e molte di loro, poi, hanno fatto accesso al divorzio.

Sì perché forse non tutti sanno che si può rimanere "separati a vita"... senza mai sciogliere definitivamente il legame coniugale continuando, di fatto, ad essere "coniugi" benché autorizzati a vivere separatamente, con distinti redditi e vite sentimentali, ma uniti "per sempre" rispetto ai figli e ai loro diritti al mantenimento e alla frequentazione di entrambi i genitori, finché previsto dalla legge.

Sulla scorta di tale preliminare considerazione e dato di fatto, mi sento di poter dire che i tre anni, necessari per addivenire alla possibile richiesta di divorzio, non hanno mai convinto nessuno, o quasi, a ripensarci e a ritornare sui propri passi; piuttosto sono stati fonte di discussione o di ripensamento circa i contributi riconosciuti e la disciplina dei reciproci diritti e doveri tra i coniugi stessi e tra questi ed i figli.

In sostanza non sempre il tempo è passato indolore, e soprattutto senza lasciar traccia di se; molto spesso è servito solo a raggiungere un equilibrio "nella separazione" più che a far riflettere sulla opportunità di ripensare ad una nuova vita di coppia insieme.

Dunque, se stanno così le cose, allora ben venga il divorzio breve! Sei mesi (se consensuale) o un anno (se giudiziale) sono sufficienti per trovare una migliore definizione dei rispettivi rapporti familiari, sulla scorta delle nuove previsioni che sono state scelte dai coniugi nell'accordo o suggerite dal Presidente con i suoi provvedimenti.

Non dimentichiamo che i termini di cui alla nuova legge sono soltanto quelli "minimi" previsti, il che vuol dire che le coppie "possono" chiedere il divorzio dopo 6 mesi o un anno, "non devono", per cui, se ne avessero bisogno, nulla toglie o vieta loro di prendersi più tempo per riflettere e sistemare al meglio i nuovi rapporti familiari e patrimoniali.

"L'Italia era rimasta tra gli ultimi Paesi che ancora prevedeva un lungo periodo di tempo tra la domanda di separazione e quella di divorzio il che comportava, troppo spesso, la triste quando miserrima prassi del "turismo da divorzio" che consentiva alle coppie, prendendo la residenza temporanea per esempio in Olanda, Belgio, Stati Uniti, Gran Bretagna o Germania, di ottenere il divorzio in pochi mesi. In Romania, Spagna e Bulgaria oggi sono sufficienti meno di 48 ore per ottenere una sentenza di divorzio pienamente riconosciuta anche in Italia sulla base del regolamento europeo sulle cause matrimoniali n. 2201/2003. In Finlandia, in Svezia e in Austria non è prevista una causa di separazione prima di quella di divorzio, mentre in Francia, Germania e Spagna la separazione non costituisce condizione essenziale per chiedere il divorzio, per cui è sufficiente la separazione di fatto per un determinato periodo di tempo. In Svezia la richiesta di divorzio è automaticamente e immediatamente accettata se a presentarla sono entrambi i co­niugi, mentre se uno dei due coniugi si oppone possono essere necessari alcuni mesi. In Spagna, con l'introduzione nel 2005 del «divorzio espresso», esiste la possibilità di divorziare unilateralmente e in modo immediato." (GF Dosi, su Lessico di Diritto di Famiglia)

A ben vedere eravamo rimasti forse gli unici a prevedere ancora una "pausa di riflessione tanto lunga" tra i due momenti esaustivi della convivenza matrimoniale, e le cause andrebbero ricercate in più motivazioni, non ultimo il fatto che l'Italia ospita comunque un altro Stato, il Vaticano, che pur sempre con maggiore forza di quanto potesse fare altrove, ha sempre influenzato e fatto sentire la sua Voce e il suo monito alla tutela e salvaguardia della Famiglia.

Non che ciò sia sbagliato, sia chiaro, ma di certo non ha agevolato una riflessione scevra da influenze importanti e non sempre lucide e laiche valutazioni di diritto, se sol si considera quanto su detto, e cioè che il tempo non ha mai, o quasi mai, agevolato una riconciliazione.

Il legislatore, in realtà, già da diverso tempo ha solcato i mari della riforma del diritto di famiglia nel senso di una maggiore semplificazione delle procedure separative, e noi giuristi del settore ben lo sappiamo avendo dovuto cambiare più volte, a distanza di pochi mesi o al massimo un anno, i codici di diritto civile e di procedura civile, per essere aggiornati sulle novità di volta in volta attuate.

Da ultima è arrivata la riforma sulla "negoziazione assistita" (introdotta con l' art. 12 del decreto legge 12 settembre 2014, n. 132 come modificato dalla legge di conversione n. 162/2014), che affida ai soli avvocati la possibilità di raggiungere e siglare un accordo di separazione consensuale e farlo trascrivere nei registri dello Stato Civile sottoponendolo al vaglio del PM presso il Tribunale di competenza con un controllo più formale che sostanziale.

Ciò fa indubbiamente riflettere sulla volontà legislativa di deflazionare la giustizia e le aule dei tribunali oltre che rendere più fruibile e vicina all'italica gente il diritto civile e le sue, ancora fin troppo, rigide regole e formalità ai fini del riconoscimento di un diritto.

A tal proposito è appena il caso di evidenziare un'altra novità introdotta con la legge in commento (ricordiamo che non è stata ancora pubblicata in Gazzetta Ufficiale), e cioè la circostanza, non di poco conto, che il regime di comunione legale dei beni "si scioglie e si trasforma in regime di separazione legale" a partire dalla comparizione dei coniugi di fronte al Presidente del Tribunale, cioè dalla prima udienza dopo la presentazione del ricorso, sia esso giudiziale o consensuale.

Questa novità è importante in quanto come sappiamo, in caso di separazioni giudiziali, i coniugi in comunione dei beni mantenevano tale regime patrimoniale fino all'emissione della sentenza, a volte per molti anni, pur cessando tra essi la convivenza perchè autorizzati dal giudice e pur mantenendo regimi contributivi e di acquisizione del patrimonio oramai separati.

In pratica se pur separati, qualora in corso di giudizio, i coniugi che si trovavano in regime di comunione dei beni non potevano acquistare niente che non cadesse comunque in comunione, benché di fatto vivessero in abitazioni distinte e avessero vite separate.

"Secondo la nuova legge l'ordinanza presidenziale che autorizza i coniugi a vivere separati deve essere comunicata all'ufficiale di stato civile per l'annotazione dello scioglimento del regime le­gale (ex art. 69 del DPR 396/2000, ordinamento dello stato civile). In caso di ricongiungimento si avrà anche il ripristino tra i coniugi del regime di comunione (Cass. 18619/2003; Cass. 11418/1998) a condizione, però, per evidenti ragioni di pubblicità nei confronti dei terzi, che ne sia fatta dichiarazione all'ufficiale di stato civile che ne curerà l'annotazione a margine dell'atto di matrimonio (come prevede espressamente l'art. 69, lett. f, del DPR 396/2000)". (Dosi in Lessico di Diritto di Famiglia)

Dunque prendiamo atto di una scelta di libertà e di civiltà, come ho esordito, e facciamo, piuttosto, un'ultima riflessione.

Divorziare è finalmente diventato piuttosto semplice, forse sarà anche meno oneroso, ma ciò vorrà dire che ci si potrà arrivare con animo più "leggero" e senza scrupoli?

Ritengo proprio di no, o almeno credo che proprio a maggior ragione, vista la più facile "chiusura" di un impegno assunto "per amore", bisognerà riflettere sull'importanza di arrivare al matrimonio con maggiore consapevolezza e maturità.

Quello che sento il dovere di dire è che non è importante il momento in cui finisce e come finisce il cammino, quanto lo è, invece, il cammino stesso e la scelta di percorrerlo nel migliore dei modi.

La vita ha senso se ogni giorno ha un valore e lascia un segno e la consapevolezza di non averlo vissuto invano. Mai come in questo momento di crisi dei valori e di "insostenibile leggerezza" dei rapporti umani, è indispensabile una presa di coscienza e una valutazione matura e ponderata degli effetti delle proprie scelte perché, appunto, chiudere sarà pur facile, ma le conseguenze non sempre sono "tamquam non esset"... inesistenti... , quasi sempre, infatti, ci sono figli e famiglie che di quelle scelte ne subiranno le conseguenze e ne pagheranno lo scotto per tutta la loro vita.

Dunque ora, più che prima, bisognerà riflettere sul senso di un percorso che sarà pur facile chiudere sul nascere ma che di certo darà più soddisfazione e forza interiore se sarà stato vissuto con impegno, determinazione e amore, non perché obbligati dallo Stato, non perché condizionati da un credo, ma perché convinti per amore di aver fatto la scelta migliore!

*Avvocato Familiarista Matrimonialista, Presidente dell'Osservatorio nazionale sul Diritto di Famiglia - Avvocati di Famiglia - sezione di Salerno

mariateresadescianni@libero.it di Maria Teresa de Scianni*

IL VESCOVADO DI RAVELLO

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