Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA DIRETTORESi picchiano e iniziano a rotolarsi in un parcheggio per stabilire chi tra le due sia la madre migliore. Una scena decisamente vergognosa quella ripresa da alcuni passanti che ha immortalato due donne mentre si picchiano in mezzo alla strada.Sembra che motivo della lite siano state le loro convinzioni: l'una decida a dimostrare di essere una madre migliore dell'altra. A riprendere la scena è stato un ragazzino di 10 anni che incinta le due donne alla rissa gridando loro: «D«ai fate vedere chi è la migliore». Le due continuano a picchiarsi, mentre altre donne le osservano senza invitarle a smettere ma solo a comportarsi in modo più corretto nella lotta. Tutto questo sotto agli occhi di altri minori. Il video viene dall'Irlanda e ora la polizia sta cercando di rintracciare le protagoniste del filmato per portare avanti dei provvediementi. Gli agenti hanno dichiarato di non aver appreso direttamente del video ma di averne saputo dell'esistenza dopo la massiccia pubblicazione.
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Anteprima www.mikivettica.net inserito da Michele Pappacoda Al Molo Manfredi di Salerno la nave spagnola Cantabria con 400 persone a bordo. E’ il 22esimo sbarco di migranti a Salerno ma, rispetto ai precedenti, questa volta a bordo ci sono i cadaveri di 26 donne i cui corpi sono stati recuperati nel Mediterraneo centrale dove, un paio di giorni fa, è affondato l’ennesimo barcone della speranza diretto in Italia. I ventisei corpi sono stati recuperati nelle acque dell’Egeo dall’equipaggio di una nave del dispositivo Eunavformed. "Una tragedia dell’umanità - ha detto il prefetto di Salerno, Salvatore Malfi -. Credo che la procura si attiverà da subito per valutare se possa trattarsi di altrettanti omicidi". Il pm Masini è salito sulla nave con i medici legali per valutare se effettuare autopsie sui cadaveri. In base al piano elaborato dalla Prefettura in dodici resteranno nel cimitero di Salerno, le altre vittime, invece, verranno seppellite nei Comuni che hanno accettato la tumulazione nel proprio cimitero. Baronissi, Battipaglia, Cava de Tirreni, Montecorvino Rovella, Pellezzano, Contursi Terme, Sala Consilina, Petina, Sassano, Montesano sulla Marcellana, Atena Lucana, Polla, Pontecagnano, qui resteranno queste ennesime morti, in quasi tutti una sola vittima, in un paio di Comuni ci saranno due tumulazioni. Per quanto riguarda invece gli altri 375 migranti è stata predisposta ieri anche la ripartizione dell’accoglienza. Tra di loro ci sono nove donne in avanzato stato di gravidanza ricoverate, tutte o quasi, in ospedale, al San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona per restare sotto controllo e far sì che le attività vitali dei feti vengano costantemente monitorate. Sul territorio regionale dovrebbero poi restare poco più di un centinaio di persone. Gli altri, invece, dovrebbero essere suddivisi tra Lombardia, Lazio, Emilia Romagna, Piemonte, Veneto, Puglia e Toscana. Non è la prima volta che a Salerno sbarcano i cadaveri. Toccante e struggente fu il funerale organizzato dal Comune per il piccolo Austin, di soli tre anni, diventato il simbolo di una «diaspora» africana ormai senza più freni. Il piccolo, di origini nigerine, arrivò a Salerno il 9 maggio scorso in una piccola bara. Il funerale solenne fu pagato dall’amministrazione del sindaco Vincenzo Napoli che gli regalò anche i vestitini necessari per coprirlo. La sua bara fu poi tumulata nel campo fiordaliso del cimitero di Salerno e vicino a lui la mamma, che lo accompagnò insieme al papà in quel drammatico percorso, gli pose un piccolo peluche. Sono 259 maschi, 116 donne (di cui nove gravide), 21 bambini con meno di nove anni, 5 tra i 9 e i 15 anni, 26 maggiori di quindici anni. Ottanta migranti andranno in Lombardia,72 rimarranno in Campania, 30 raggiungeranno il Lazio, 50 verranno portati in Emilia Romagna e altrettanti in Piemonte, 40 in Veneto, Puglia e Toscana. La quota di ripartizione tra le province campane dipende dal numero di minori che sono a bordo. Quelli non accompagnati resteranno, per legge, affidati proprio all’amministrazione dove arrivano. Ragazzini che potrebbero presto trovare dei tutori legali appena formati dal Comune di Salerno che, dopo mesi di lavoro e sinergie istituzionali a vari livelli, è riuscito ad avviare un percorso che potrebbe presto condurre a un nuovo tipo d’accoglienza fondato sull’affido dei minori non accompagnati a famiglie che ne facciano richiesta e risultino essere idonee come scrive Il Mattino oggi in edicola.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Il principe miliardario saudita Alwaleed bin Talal é stato arrestato nell'ambito dell'operazione anti-corruzione voluta dal re Mohammed Salman.
La notizia é stata data all'agenzia di stampa Ap da un manager della King Holding Company presieduta da Alwaleed. Il manager ha voluto mantenere l'anonimato. Con un patrimonio stimato attorno ai 20 miliardi di dollari, il principe Alwaleed é uno degli uomini più ricchi e influenti al mondo. I suoi investimenti spaziano dal social network Twitter alla Apple, dalla News Corporation di Rupert Murdoch al colosso bancario Citigroup, dalla catena di hotel Four Seasons al servizio di taxi Lyft. Inoltre, il principe é azionista di maggioranza dei canali in lingua araba che fanno capo al gruppo Rotana.
Ma Alwaleed non si limita a investire: pur non avendo una posizione ufficiale nel governo saudita, il reale ha sempre detto la sua nelle questioni che riguardano la vita del regno, come ha fatto l'anno scorso con il suo appello a favore delle donne al volante.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA TOKYO - "Nessun dittatore deve sottovalutare la determinazione e la risolutezza degli Stati Uniti". Lo ha detto il presidente Usa Donald Trump, riferendosi alla situazione geopolitica nella penisola coreana, durante il suo discorso alle truppe militari della base aerea di Yokota, a ovest di Tokyo. Trump si fermera' nella capitale nipponica fino a martedi'.
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INSERITO DA BARBARA PAPPACODA ROMA Un milione di euro di danni alla vedova di un uomo ucciso da una infezione ospedaliera. La sentenza del Tribunale di Roma (13esima sezione civile) ha stabilito che un paziente, ricoverato all'AureliaHospitalper una patologia cardiaca, è morto dopo aver contratto nel nosocomio tre batteri micidiali. "Il milione di euro - commenta l'avvocatoMarco Bona, esperto di risarcimento del danno - ha tutelato la perdita del rapporto affettivo subìto dai due figli e dalla vedova".
"Le infezioni ospedaliere - denunciaPietrangelo Clerici, presidente dell'Associazione dei microbiologi clinici italiani (Amcli) - continuano a mietere ogni anno più vittime degli incidenti stradali. Stimiamo che ogni anno muoiano per questa causa circa 4 mila persone, su oltre 500 mila che contraggono infezioni nosocomiali. Purtroppo, le grandi industrie farmaceutiche non investono sugli antibiotici come dovrebbero per fronteggiare questa piaga sociale perché, dal loro punto di vista, non sono sufficientemente remunerativi".
• IL RICOVERO ALL'AURELIAHOSPITALPER INFARTO Il fatto è del 2009:Giuseppe Micheli, all'epoca quarantenne, agente di polizia penitenziaria, aveva accusato un infarto e per questo si era rivolto al centro cardiologico dell'ospedale privato (di proprietà del Gruppo Garofalo) dove gli sono stati impiantati deglistentcoronarici. Dopo qualche giorno, tuttavia, le sue condizioni si sono aggravate. Comparve la febbre, l'uomo fu trasferito in rianimazione dove morì. Una ispezione della commissione Errori Sanitari della Camera presieduta daLeoluca Orlandoaveva scoperto che in quella struttura dal gennaio al settembre 2009 si erano verificati80 casi di infezioni ospedaliereprovocate dall'acinetobacterbaumanii, un batterio che si diffonde in ambienti dove c'è scarsa igiene e pulizia e resiste a moltissimi antibiotici. Di quegli 80 pazienti, 26 erano morti. Giuseppe Micheli era uno di loro.LA SENTENZA DEL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA
• "A UCCIDERE MICHELI FURONO TRE BATTERI" Il processo è stato molto controverso e lungo anche perché il primo giudice fu trasferito e sostituto da un secondo. A complicare la causa civile il fatto che due perizie, una disposta dal primo giudice, l'altra dal secondo, conclusero in modo diametralmente opposto. Secondo il consulente tecnico d'ufficio (ctu)Salvatore Calabretta, "la morte di Micheli fu provocata da tre batteri,Pseudomonas,Acinetobacter BaunamieStaphilococcus. Secondo la ctuAnna Maria Galanti, al contrario, "la morte non fu causata dai batteri, ma dalle condizioni di salute precarie del paziente". Gli avvocati di parte, Katiuscia Verlingieri e Emilio Maddalena, supportati dal medico legaleRita Celli, sono riusciti a dimostrare la responsabilità dell'ospedale.
La giudicePaola Larosa, confutando le conclusioni della Galanti, ha ritenuto nella sentenza "accertata la presenza di una infezione nosocomiale contratta a seguito del ricovero e della degenza dapprima nel reparto di emodinamica e poi in quello di rianimazione". "Deve pertanto ritenersi - ha aggiunto la giudice - come tale infezione sia stata determinata da una non corretta asepsi dell'ambiente ospedaliero, ovvero debba collegarsi a una inadeguata preparazione del paziente o dell'équipe sanitaria tale da ridurre al minimo la possibilità di infezione".
"Spettava all'ospedale - si legge nella sentenza - dimostrare di aver adottato tutte le misure idonee a evitare il contagio. Ma nessuna prova contraria è stata fornita dall'AureliaHospital". Una volta constata l'insorgenza dell'infezione, aggiunge la giudice, "la somministrazione di una adeguata terapia antibiotica è avvenuta solo a distanza di un giorno, malgrado la situazione clinica ingravescente del paziente". L'ospedale Aurelia Hospital, assistito dai legali Edoardo Errico e Giovanni De Luca, farà ricorso in Appello.
• L'ESPERTO: "RIFORMA RESPONSABILITÁ MEDICA É INADEGUATA" "La sentenza - commenta Bona - ribadisce molto chiaramente che le strutture ospedaliere rispondono delle morti e delle lesioni occorse ai pazienti per effetto di infezioni contratte nelle stesse se difetta la prova dell'adozione di adeguate misure preventive. Purtroppo, nonostante sentenze di questo tipo, continuano a registrarsi gravi carenze nella prevenzione delle infezioni ospedaliere. A queste è imputabile oltre il 10% dei decessi a seguito di operazioni e ricoveri. Strutture vetuste, edilizia sanitaria inadeguata, sottovalutazione del problema sono tra le cause dei danni da infezioni ospedaliere".
"La recente riforma della responsabilità medica non contiene nessuna misura idonea a contrastare questa piaga. Anzi, si nega ai danneggiati l'accesso alla documentazione inerente l'adozione, da parte degli ospedali, delle misure di prevenzione. Dunque altre sentenze di questo tipo seguiranno in futuro con un doppio danno per le vittime, esposte a gravi lutti e poi ad interminabili processi. Sul danno: la sentenza non si discosta dai criteri ormai consolidati: distingue tra il danno subito dalla vittima per la perdita della vita - negato secondo le indicazioni della Corte di Cassazione - e il danno dei congiunti".
· LA VEDOVA: "LA MIA BATTAGLIA SIA ESEMPIO PER TUTTI" "La mia battaglia - dichiaraAnna Giani, vedova del Micheli - deve essere un esempio per tutte quelle persone che, come me, hanno subito e subiscono un'ingiustizia. Nel mio caso, la perdita di un marito, amico, compagno e soprattutto il padre dei miei due figli. La mia storia ha visto mio marito (45 anni), entrare per un problema cardiaco già precedentemente risolto con stent coronarici a cui hanno fatto seguire complicazioni con conseguente ricovero in rianimazione in coma farmacologico, dal quale non è più uscito se non senza vita. Tutto questo accadeva senza una verità sui fatti realmente accaduti".
"Non è stato facile per me, con due figli rispettivamente di 11 e 14 anni, denunciare ed affrontare una causa. Ma quando si vive un lutto come il mio, disperato, non si ha nulla da perdere. Quindi subentra la volontà di capire, di sapere. Soprattutto per i ragazzi affinché i responsabili pagassero per aver portato via il loro papà. Sono contentissima del risultato ottenuto perché è la testimonianza che la giustizia esiste e che quando si vivono delle storie devastanti come la mia non ci si deve chiudere nel proprio dolore ma combattere contro l'ingiustizia ed affidarsi alle istituzioni".
• MICROBIOLOGO: "INDUSTRIE FARMACEUTICHE NON INVESTONO IN NUOVI ANTIBIOTICI" "Le statistiche nazionali - spiega Clerici - hanno accertato una percentuale di infezioni ospedalieri tra il 5 e l'8 per cento. Negli ultimi tre anni c'è stata un riduzione di uno o due punti percentuali, risultato raggiunto grazie alle crescente cultura di prevenzione che si sta diffondendo. Ma il fenomeno è ancora allarmante se si pensa che ogni anno oltre 500 mila persone (700mila nel 2012) contraggono una infezione nosocomiale e di queste circa 4500 muoiono. Il costo stimato è di 65 70 milioni di euro annui. È ancora davvero troppo, una piaga sociale".
"Nelle Regioni dove si fa una buona prevenzione - aggiunge il presidente Amcli - le percentuali scendono in modo significativo, segno che il lavoro di sorveglianza delle infezioni è utile. Alcuni esempi: 3 per cento in Toscana, Emilia Romagna e Lombardia, 4 per cento in Piemonte e Calabria, 5 per cento in Sicilia, e 7 per cento in Lazio. Ma bisogna fare ancora molto per vincere questa piaga sociale che fa più morti degli incidenti stradali". "Purtroppo - aggiunge Clerici - le industrie farmaceutiche
non investono in modo adeguato in nuovi antibiotici. Ne erano stati annunciati venti nuovi entro il 2020, ma questo obiettivo è già fallito se si pensa che nei prossimi anni usciranno solo 2 o 3 nuovi antibiotici. E la revisioni di alcune molecole già esistenti".
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DI MICHELE PAPPACODA Una 27enne indiana è stata bruciata viva dal cognato in un villaggio dello Stato di Uttar Pradesh per aver opposto resistenza ad un suo tentativo di stupro. La polizia ha riferito che il delitto è avvenuto la notte scorsa nel villaggio di Labhari dove la ragazza, vedova, viveva da sola. La donna è morta quasi subito perché nessuno ha potuto soccorrerla spegnendo le fiamme. Il padre della vittima ha presentato denuncia, e l'assassino è ricercato.
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DI MICHELE PAPPACODA Claudia è una giovane donna separata dal padre di sua figlia. Per anni ha subito violenza domestica e ora teme per l'incolumità della sua bambina. Nel corso dell'anteprima di"Chi l'ha Visto?"è andata in onda la testimonianza di una giovane donna minacciata dall'ex. In una registrazione telefonica si sente l'uomo dirle che per colpa sua potrebbe fare del male alla bambina: "Non voglio, ma se la madre è così devo farlo". La donna chiede aiuto in televisione perché la legge le impone di affidare momentaneamente la figlia al padre in modo che possano trascorrere un po' di tempo insieme. "Mi hanno ordinato di far incontrare la mia bambina con il padre in Francia, ma dopo le minacce ho paura per lei", spiega Claudia.
L'ex ha già dimostrato di essere pericoloso e Claudia mostra a quel punto le immagini dei lividi comparsi sul suo volto in passato, segni inequivocabili della violenza subita dall'uomo.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA DIRETTORE L'attentatore di New York «è un uomo di 29 anni» che «in questo momento è in ospedale e lo stanno interrogando». Lo ha detto in conferenza stampa il capo della polizia di New York James O'Neill, senza dare altri dettagli sull'uomo che oggi è piombato con un furgone su una pista ciclabile a lower Manhattan. L'indagine «è congiunta tra Fbi e polizia di New York», ha sottolineato. Il nome del 29enne, della Florida, è Sayfullo Habibullaevic Saipovm, riporta la Cbs. «Un altro attacco da parte di una persona malata e folle», afferma il presidente Donald Trump su Twitter.
TORNA L'INCUBO A NEW YORK Dai tempi delle Torri Gemelle, è il primo attentato terroristico di rilievo a New York, cioè con numerose vittime. Che si tratti di un atto di terrorismo islamico è praticamente certo: l'aggressore, con tratti mediorientali, neutralizzato dalla polizia un chilometro dopo la strage, avrebbe gridato «Allahu Akhbar» secondo i testimoni prima di abbandonare le corsie della West Street, l'autostrada urbana che costeggia l'Hudson, e percorrere la ciclabile a tutta velocità, seminando morte.
Un chilometro più a sud, all'altezza di Chambers street, proprio di fronte alla Peter Stuyvesant High School, il pick-up con il logo della Home Depot, il supermercato americano del bricolage e del fai-da-te, ha investito un altro camioncino. È stato lì che il terrorista è stato bloccato, a quanto pare intenzionalmente, da un bus scolastico, quelli gialli presenti in tutti gli Stati Uniti. Un uomo robusto, vestito con una tuta blu, è uscito dal pick-up della Home Depot con due pistole in mano, che però erano pistole giocattolo.
FERMATO E FERITO La polizia, già presente in massa a Tribeca, ha sparato ferendolo ad una gamba e lo ha arrestato. L'uomo era solo, anche se per un certo tempo si è temuta la minaccia di un secondo uomo armato in giro per Battery Park, all'estremo sud di Manhattan. Per lunghi minuti la situazione è apparsa molto confusa e le informazioni contraddittorie. Quello che all'inizio sembrava soltanto un violento fatto di cronaca locale, forse legato semplicemente all'intenso traffico newyorchese, si è trasformato pian piano in un atto terroristico islamico, visto che l'assassino ha invocato Allah.
L'Fbi ha assunto il comando delle indagini, visto che la strage viene trattata come un atto terroristico. Non ha dubbi il Site di Rita Katz, il sito di monitoraggio del terrorismo islamico sul web. «Non c'è nessuna rivendicazione dell'attacco a New York, ma le modalità, come l'uso di un mezzo, sono in linea con le istruzioni dell'Isis», ha spiegato la direttrice.
IL SINDACO: È ATTO TERRORISTICO È un attacco terroristico quello di New York: lo conferma il sindaco della Grande Mela, Bill DeBlasio parlando di un atto «particolarmente codardo». Parlando in una conferenza stampa dopo l'attacco a Manhattan, il sindaco ha invitato ad essere «vigili», ricordando l'imminente notte di Halloween, festeggiata in vari modi in tutti gli Usa.
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di Michele Pappacoda Nella notte tra sabato 28 e domenica 29 ottobre ci sarà il passaggio all’ora solare. L’ora solare scatterà esattamente alle tre di notte di domenica 29 ottobre, quando torneranno ad essere le due di notte. Quindi, per capirsi, quella notte dormiremo un’ora in più, e da domani in poi il sole tramonterà un’ora prima. Se oggi ad Amalfi il sole tramonta alle 18:15, da domani tramonterà alle 17:15. Se usate orologi a lancette, queste ultime andranno riportate indietro di un’ora, mentre i dispositivi digitali come gli smartphone dovrebbero cambiare l’ora automaticamente, anche se non collegati a Internet (in ogni caso è meglio controllare). Il passaggio dall’ora legale a quella solare non avviene solo in Italia: la maggior parte dei paesi occidentali fanno la stessa cosa, mentre ad esempio in Russia, Argentina, India e in parte dell’Australia l’ora legale non viene usata.
Perché l’ora solare è quella “naturale”?Come si può intuire dal nome l’ora solare è quella “naturale”, in contrapposizione a quella legale, che di solito avviene l’ultima domenica di marzo (ed è quello in cui si dorme di meno). A marzo l’ora ufficiale cambia per sfruttare la maggiore luce diurna che c’è durante la primavera e l’estate. Da domani l’ora torna a essere quella naturale, “solare” appunto; viene chiamata anche “civile convenzionale”.
Da quando esiste l’ora legale?L’ora legale serve per “guadagnare” luce diurna e in Italia fu introdotta nel 1916, con il decreto legislativo 631: poi fu abolita e ripristinata diverse volte e adottata definitivamente con una legge del 1965, applicata a partire dall’anno seguente. Nei primi anni Ottanta si decise di estenderne la durata, portandola da 4 a 6 mesi. Nel 1996 è stato introdotto un ulteriore prolungamento di un mese, concordato da tutti i paesi dell’Unione Europea e dalla Svizzera: il ritorno all’ora solare è stato quindi ritardato all’ultima domenica di ottobre.
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DI MICHELE PAPPACODA Brutto incidente questo pomeriggio a Minori. Intorno alle 14 un residente di 74 anni, impegnato in alcuni lavori in un terreno agricolo, è precipitato da un albero. L'impatto col suolo gli ha provocato danni al bacino e alla schiena. Subito soccorso è stato portato in ambulanza, in codice rosso, presso il vicino Pronto Soccorso di Castiglione. Sottoposto a una serie di radiografie e tac total body, oltre che a ecografie addominali ed esami ematici, all'uomo sono state riscontrate le fratture di bacino e colonna vertebrale.