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news italia e dal mondo

NEWS ITALIA E DAL MONDO Ponte Genova, Draghi: 'Impegno perché non accada mai più'. Oggi la cerimonia per il terzo anniversario della tragedia 'Il dolore dei familiari delle vittime non si cancella, giustizia farà il suo corso'

14 Agosto 2021, 12:44pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

Genova © ANSA

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Con l'esecuzione per voce e piano dell'Adagio in sol minore di Albinoni e i nomi delle 43 vittime del Ponte Morandi che sono passati sul maxischermo allestito nella Radura della Memoria sono iniziate le celebrazioni per il ricordo delle vittime del Ponte Morandi. Tre corone con rose bianche e rosse sono state deposte: una l'ha inviata il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, una il Governo ed una è dei familiari delle vittime. Sulla Radura della Memoria sono presenti i ministri Cartabia e Giovannini, il governatore Toti e il sindaco Bucci, le più alte cariche civili e militari della Liguria oltre che monsignor Tasca arcivescovo di Genova e l'imam Salah Hussein. "A tre anni dalla caduta del Ponte Morandi, voglio esprimere la più sentita vicinanza del governo e mia ai familiari delle 43 vittime, a tutti i feriti, e a chi ancora oggi soffre le conseguenze di quel trauma. 

Non voglio entrare nel merito della vicenda giudiziaria, che farà il suo corso. Sono anche consapevole che qualsiasi messaggio non può riportare in vita i vostri cari né cancellare il vostro dolore e quello di tutta la città. Voglio però riaffermare l'impegno del governo affinché non si verifichino mai più eventi così tragici e dolorosi", ha dichiarato il premier Mario Draghi. "A Genova, lo Stato ha tradito la fiducia che i cittadini ripongono nei confronti delle istituzioni. Con il Ponte Morandi sono crollate le fondamenta del vivere civile, che è alla base della nostra comunità. La realizzazione del Viadotto San Giorgio è un primo passo verso il ripristino di questo legame".  

"Non c'è mai stato rischio di prescrizione per il processo sul ponte Morandi, almeno per i reati più gravi", ha detto la ministra della Giustizia Cartabia. Una frase salutata da un applauso. "Questa tragedia sia da monito per tutti. Non dimentichiamoci che dietro a ogni regola di sicurezza c'è la vita", ha spiegato la Guardasigilli durante il suo intervento per il terzo anniversario del crollo di Ponte Morandi. Cartabia ha ricordato che alcune delle persone morte nel crollo "erano lavoratori" e ha rivolto un pensiero commosso alle "vittime degli incidenti sul lavoro".

Alle 11:36 la cerimonia del ricordo delle vittime del crollo del Ponte Morandi si è fermata in un minuto di raccoglimento. Il ponte crollò il 14 agosto 2018 alle 11:36. Nello stesso momento hanno suonato le campane delle chiese cittadine e le sirene delle navi in porto. Mentre sulla passerella sul torrente Polcevera che da ieri sera si chiama "14 agosto 2018, in memoria delle 43 vittime del crollo del ponte Morandi", ci sono stati i 43 rintocchi di una campana tibetana e il lancio di rose bianche nel greto del torrente da parte degli sfollati del ponte e di altri cittadini, come accade il 14 di ogni mese.

"La memoria deve essere accompagnata dall'impegno a cambiare. La costruzione del ponte San Giorgio ha dimostrato la capacità di Genova di reagire. Vorrei rendere merito a tutti coloro che hanno permesso di ricostruire questa opera ma in Italia ci sono tanti altri ponti come questo, troppe opere costruite molti anni fa da rimettere in sicurezza e da manutenere in alcuni casi da smantellare e da ricostruire", ha detto il ministro per le infrastrutture Giovannini alla commemorazione delle vittime del Morandi. "I liguri lo sanno meglio di tutti visto i disagi che devono sostenere ogni giorno a causa del rafforzamento delle norme di sicurezza e dell'obbligo imposto dai concessionari autostradali e non solo di fare controlli accurati e interventi per la messa in sicurezza" ha aggiunto Giovannini. "La nuova stagione di investimenti che si sta aprendo sarà diretta anche all'adeguamento delle infrastrutture esistenti per cui chiedo ai tanti parlamentari che sono presenti qui oggi di sostenere il nostro impegno con le votazioni per le assegnazioni dei fondi" ha detto il ministro. "Il governo ha deciso di impegnarsi ancora di più in questa direzione, oltre che con i fondi rendendo pienamente operativa l'agenzia e per la sicurezza delle ferrovie e delle altre infrastrutture nata dopo il crollo del ponte Morandi".

"È doveroso ricordare le 43 vittime del crollo del ponte Morandi, ma è doveroso soprattutto venire qui ogni anno a promettere che non accada mai più", ha detto il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti a margine della cerimonia di avvio dei lavori per la costruzione del parco del Memoriale del crollo del ponte Morandi. "Il memoriale non è solo un ricordo per chi non c'è più, è soprattutto un monito per chi c'è e chi ci sarà, che una cosa del genere non possa accadere nuovamente", sottolinea Toti.

Con un colpo di benna su un piccolo edificio da demolire sono cominciati, nel terzo anniversario del crollo di Ponte Morandi, i lavori propedeutici alla realizzazione del "Memoriale 14.08.2018". Alla cerimonia anche una rappresentanza dei familiari delle vittime del crollo, l'architetto Stefano Boeri, progettista del memoriale. È stato lui a presentare il progetto alle autorità: "Ormai un anno e mezzo fa abbiamo visitato questo spazio, sono stati i familiari delle vittime a volere che fosse realizzato qui, dove c'era la pila 9 (quella che cedendo ha innescato il crollo del viadotto, ndr) - ha detto - la forza delle macerie era già un invito a costruirlo qui". La struttura sarà ricavata, in parte, da un ex capannone che ospitava mezzi della municipalizzata per i rifiuti Amiu nella zona della pila 9 del vecchio Ponte Morandi e sotto uno degli impalcati del nuovo viadotto. Nel capannone principale si trovano ancora alcune macerie del ponte, i reperti in vista del processo, ed è per questo che per l'avvio del cantiere vero e proprio servirà prima il dissequestro da parte della procura. Alla "prima picconata" presenti anche l'ex procuratore capo di Genova Francesco Cozzi e il questore Vincenzo Ciarambino e il prefetto Franceschelli.

 

In mattinata la celebrazione della messa nella basilica di Certosa, celebrata dall'arcivescovo Marco Tasca. In chiesa i ministri della Giustizia e delle Infrastrutture, il sindaco Marco Bucci, il presidente della Regione Giovanni Toti, familiari delle vittime, cittadini comuni.

Per la tragedia del ponte Morandi la procura di Genova ha rinviato a giudizio 59 persone, tra le quali gli ex vertici di Aspi e della ex controllata Spea incaricata delle manutenzioni, e le stesse società. Le accuse, a vario titolo, sono di crollo doloso, attentato alla sicurezza dei trasporti, omicidio stradale, omicidio colposo plurimo, falso, omissione d'atti d'ufficio e rimozione dolosa di dispositivi per la sicurezza sui luoghi di lavoro.

ANSA

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NEWS ITALIA E DAL MONDO Tragedia in vacanza, ragazzo di 28 anni muore annegato: era sfuggito al controllo del padre

14 Agosto 2021, 10:12am

Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Il padre, non appena si è accorto di aver perso di vista il figlio con disabilità, ha iniziato a cercarlo nei dintorni di piazzale, ma quando è stato ritrovato non c’era più nulla da fare VENETO – Antonio Menna, 28 anni, affetto da autismo, è morto annegato mentre faceva il bagno col padre a Porto Santa Margherita. Stando ad una prima ricostruzione dei carabinieri, padre e figlio erano in vacanza insieme sul litorale per ferragosto. I fatti sono avvenuti intorno alle 21.00 di ieri, il giovane vicentino si sarebbe allontanato da uno dei genitori mentre insieme camminavano sull’arenile interno di Porto Santa Margherita, vicino alla località balneare di Caorle, facendo perdere le sue tracce fino al suo ritrovamento, purtroppo senza vita, in acqua proprio di fronte alla costa dell’Adriatico. LE RICERCHE E I TENTATIVI DI RIANIMAZIONE Il padre, non appena si è accorto di aver perso di vista il figlio con disabilità, ha iniziato a cercarlo nei dintorni di piazzale Portesin, vicino agli impianti sportivi e a uno stabilimento balneare, e ha chiesto aiuto alle forze dell’ordine. A distanza di pochi minuti la consapevolezza che nel frattempo qualcosa di irreparabile era accaduto sulla riva , nonostante alcuni soccorritori si siano precipitati sul posto tentando le manovre di rianimazione sul povero ragazzo, ritrovato già deceduto. La famiglia in soggiorno a Caorle risulta residente nel capoluogo berico, e la notizia della tragedia ha colpito la città di Vicenza, dove è giunta a nelle prime ore di stamattina dopo che è stata diffusa l’identità della vittima. Sarebbe da escludere la presenza di terze persone, spiegando l’accaduto con l’immersione in mare del 28enne, incapace poi di riemergere e quindi morto nel giro di pochi attimi per probabile annegamento. Senza che nessuno, intorno, si accorgesse della disgrazia nella spiaggia vicina al luogo della sparizione. La salma del giovane, la cui identità sarà resa nota nelle prossime ore dopo il comprensibile riserbo mantenuto, sarà messa a disposizione dei familiari nelle prossime, in vista del funerale. GIOVANNA IAZZETTA OTTOPAGINE

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NEWS ITALIA E DAL MONDO Israele – Dr. Kobi HAVIV: “Nel mio ospedale l’85-90% dei ricoverati sono persone completamente vaccinate. L’efficacia del vaccino sta svanendo”

14 Agosto 2021, 10:06am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Israele – Dr. Kobi HAVIV: “Nel mio ospedale l'85-90% dei ricoverati sono  persone completamente vaccinate. L'efficacia del vaccino sta svanendo” –  Detoxed Info

INSERITO DA PRIMULA GALANTUCCI Il dottor Kobi Haviv, direttore generale dell’ospedale Herzog di Gerusalemme, si è collegato con l’emittente israeliana Channel 13 per chiarire la situazione dei ricoverati Covid nella sua struttura per quanto riguarda la quarta ondata che sta oramai investendo il paese. Dalla sua testimonianza emerge che: Il 95% dei pazienti gravi è vaccinato L’85-90% dei ricoveri sono persone completamente vaccinate Si stanno aprendo sempre più reparti COVID L’efficacia del vaccino sta svanendo col passare del tempo

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NEWS ITALIA E DAL MONDO "Ecco le ragioni della caduta dell'Afghanistan". Intervista al generale Battisti

14 Agosto 2021, 09:40am

Pubblicato da Miki Pappacoda

ragioni caduta afghanistan talebani intervista generale battisti

INSERITO DA PRIMULA GALANTUCCI Giorgio Battisti è stato il primo comandante del contingente italiano in Afghanistan. A Herat i suoi soldati hanno lavorato per la ricostruzione del Paese che oggi è sempre piu in mano ai talebani, arrivati a 50 chilometri da Kabul. La sua analisi, i suoi ricordi e anche la sua commozione in un'intervista all'Agi 

AGI - La guerra è un'esperienza che segna l'anima per sempre. Giorgio Battisti è un generale dell'Esercito che l'ha vista tutta, brutta, sporca, cattiva, piena di eroismi che non fanno notizia ma restano nel cuore. È stato il primo comandante del contingente italiano in Afghanistan, ha sulle spalle tante missioni, molti anni della sua vita in prima linea, la mente sempre rivolta ai compagni che con lui hanno combattuto la battaglia più difficile, quella per la pace.

 

Kabul, Herat, qui i suoi soldati hanno lavorato per la ricostruzione dell'Afghanistan, quello che la diplomazia chiama "nation building" e si traduce nel lavoro più difficile e pericoloso che esista sulla faccia della Terra. Vent'anni dopo, il ritiro delle truppe, l'Occidente volta le spalle al popolo afghano, la decisione del Presidente Joe Biden di lasciare l'Afghanistan al suo tragico destino che si sta compiendo in queste ore cariche di morte.

L'ammaina bandiera a Herat, ripiegato il tricolore, anche noi a casa, come tutti, in silenzio, solo un mese dopo quel rito senza gioia, quasi un presentimento, arriva la notizia, poche ore fa, la caduta della città in mano ai Talebani, le cronache dell'orrore.

Il generale Battisti oggi è in pensione, ma non si è mai ritirato, è il punto di riferimento di centinaia di soldati italiani che hanno condiviso con lui il sudore, le lacrime, la divisa che è un destino comune, un uomo di grande cultura, uno stratega, per molti, un padre. È lui il testimone del tempo che mi conduce in questo viaggio tra il presente e la memoria. Andiamo in Afghanistan, il teatro della lunga guerra.

Generale Giorgio Battisti, Herat, che fu la base dei militari italiani, è caduta. Cosa prova?

Sono arrivato in Afghanistan a dicembre del 2001, con il primo nucleo di italiani che, insieme all'ambasciatore, doveva aprire l'ambasciata e creare le basi per l'arrivo del primo contingente. Provo una grandissima tristezza, perché in 20 anni di nostra presenza - e anche di mia presenza personale - ho avuto modo di conoscere quello splendido popolo, quell'affascinante società. Abbandonare così, vedere come finisce questo lungo periodo di nostra presenza e di nostro sacrificio, mi crea una grande tristezza, soprattutto per le popolazioni che torneranno sotto questo buio e orribile regime dei talebani.

Le nostre truppe hanno ammainato la bandiera l'8 giugno, il 12 luglio hanno lasciato Herat, un mese dopo, la caduta. É sorpreso dalla rapidità del collasso afghano?

Sono sorpreso. Ma bisogna fare una premessa: già due anni fa, i principali vertici militari americani che si erano succeduti al comando della missione avevano preannunciato che le forze di sicurezza afghane non erano capaci di sostenere da sole l'eventuale offensiva talebana. Questo è stato detto due anni fa, ripetuto l'anno scorso ed è stato detto anche pochi mesi fa da quelli che erano fino a pochi giorni fa in carica al comando della missione. Quindi era una cosa prevedibile, previdibilissima. I tempi in cui i Talebani sono riusciti a occupare più della metà dell'Afghanistan, sono invece stati sottovalutati, perché si pensava che le forze di sicurezza, il governo afghano, potessero tenere almeno per qualche altro mese.

Invece c'è stato un rapido deterioramento.

Sì, un effetto domino, ne ho parlato anche con alcuni colleghi afghani, si è creato questo spirito della sconfitta, questa idea che ormai c'è poco da fare, per cui i militari preferiscono arrendersi, sono convinti che l'onda talebana sia irreversibile.

ragioni caduta afghanistan talebani intervista generale battisti
 

Gli inglesi, il ministro della Difesa, Ben Wallace, dicono che l'Afghanistan è ormai dentro la spirale di uno Stato fallito. Quali possono essere le conseguenze?

L'Afghanistan è una terra di mezzo. Crea un vuoto di potere nel quale potranno svilupparsi, riprendere fiato, le formazioni terroristiche storiche: Al Qaeda, l'Isis che si è impiantato in Afghanistan dopo la cacciata dall'Iraq e dalla Siria, con l'intento di creare il Califfato. C'è la possibilità che queste formazioni terroristiche, che sono circa venti, tra i vari gruppi, sulla base etnica, possano svilupparsi ed esportare il terrorismo anche nei paesi limitrofi: verso i paesi dell'ex Unione Sovietica, Tagikistan, Kazakistan, verso la Cina, dove ci sono gli Uiguri che sono i cinesi musulmani, alimentare ancora di più il Pakistan...

È un effetto domino.

E può creare questa espansione. Senza dimenticarsi - e sfugge a molti - che l'Afghanistan oggi è il principale produttore di droga.

Il più grande esportatore di oppio del mondo.

Arriva dall'Afghanistan. E ci sarà un'ulteriore esportazione, un ulteriore flusso di droga, i Talebani e le altre formazioni terroristiche si finanziano con la droga.

Come può sopportare l'Occidente il peso di una simile scelta, della ritirata?

Il problema è che l'Occidente è andato in Afghanistan perché ha seguito gli Stati Uniti. Che sono l'unica potenza in grado d'intervenire a così grandi distanze, con uno strumento militare elevato, di grande potenza e capacità tecnologica. Parlo di trasporti aerei strategici, dell'intelligence, del supporto di fuoco aereo. Chiaro che l'Occidente sull'onda dell'attentato alle Due Torri ha seguito gli Stati Uniti, che avevano invocato l'applicazione dell'articolo 5 del Trattato Nato che prevede l'aiuto di tutti gli altri membri a un paese sotto attacco.

Gli americani già un anno fa, con la presidenza Trump, avevano detto che si sarebbero ritirati, scelta confermata da Biden, però senza imporre condizioni. Nell'accordo di Doha del febbraio dell'anno scorso c'erano chiare condizioni: il cessate il fuoco, interrompere i contatti con Al Qaeda e gli altri gruppi terroristici, avviare i colloqui inter-afghani, tra i Talebani e il governo afghano, tutti fatti che non si sono verificati. Aggiungo un altro aspetto.

Quale?

Tradizionalmente il periodo estivo - da aprile fino a ottobre - è quello della stagione dei combattimenti. Si scioglie la neve sui passi che collegano Afghanistan e Pakistan, possono così riprendere i collegamenti per il rifornimento di munizioni e il movimento di uomini e così via. Sarebbe bastato dire ci ritiriamo a ottobre, a novembre, quando i movimenti sono più difficili, invece la decisione è giunta nel pieno della stagione dei combattimenti.

La scelta della data del ritiro ha favorito l'avanzata.

Sì, anche perché inizialmente l'ultimo soldato americano avrebbe dovuto ritirarsi l'11 settembre, quindi sarebbe stata un'ulteriore beffa, la seconda sconfitta dopo l'attentato alle Due Torri, forse si sono accorti dell'errore e hanno anticipato a fine agosto.

ragioni caduta afghanistan talebani intervista generale battisti
©  afpMilitari italiani prestano soccorso a popolo afghano

Il commissario europeo Paolo Gentiloni ieri ha commentato: "Anni di impegno italiano cancellati. Si discuterà a lungo su questa guerra e sul suo epilogo". Ecco, discutiamo. Lei condivide?

Indubbiamente sì. Ma ritengo che sia una povera considerazione. Noi in questi 20 anni abbiamo dato un'impulso alla società afghana che era chiusa nel grigiore del regime talebano, abbiamo fatto vedere ai giovani stili di vita - che poi possono essere seguiti o meno - diversi da quelli che gli hanno imposto i Talebani. Oggi i giovani conoscono il mondo, hanno accesso a Internet, parlano sui social, quindi penso e spero che sia difficile che i Talebani comunque riescano a imporre quel loro regime che era così chiuso come 20 anni fa. Anche se dubito, alcune cronache di stampa dicono che nelle città che hanno occupato hanno reimposto il burqa, la sharia, chiuso le stazioni radio. I primi segnali non sono positivi. Indubbiamente c'è il rischio, come dice Gentiloni, che si torni a vent'anni fa. Nel massimo distacco di tutto il mondo e soprattutto della comunità occidentale.

Chi si fiderà mai più di una coalizione occidentale in un teatro di guerra?

Avvenne così anche nel 1975 con il Vietnam del Sud. Solo che allora c'era Kissinger, l'incaricato speciale per i rapporti con il Vietnam del Nord, e negli accordi di Parigi del 1973 aveva chiesto al Vietnam del Nord un decente intervallo prima di occupare il Vietnam del Sud. Sono stati due anni. Alla fine il Vietnam del Sud è caduto. E tutti noi abbiamo in mente gli elicotteri che abbandonavano l'ambasciata americana di Saigon con le persone appese ai "pattini". È difficile fidarsi al 100%, abbiamo avuto altri esempi, è successo di recente con i curdi, che sono stati abbandonati. E c'è sempre Taiwan, se io fossi un governante di Taiwan, comincerei a dubitare dell'appoggio completo da parte degli Stati Uniti.

Di ritiro si discuteva da anni, da Obama in poi, fino a Trump che lo mise come obiettivo della sua campagna elettorale del 2020. Ma nella exit strategy di Biden appaiono degli errori di valutazione della situazione sul terreno enormi. Com'è stato possibile?

Errori dell'intelligence no. Sono usciti diversi "anonimi" sulla stampa statunitense, ma anche dei generali ancora in servizio, che avevano - in modo un po' light - comunque delineato questa possibile soluzione. Hanno prevalso valutazioni di carattere politico su quelle del terreno. Ancora adesso il Presidente Biden dice che non si è pentito di aver chiuso la missione ad agosto.

Il presidente Biden dice: "Gli afghani devono combattere". Per ora le notizie sono quelle di una carneficina e di una resa totale di fronte all'avanzata dei Talebani. Lei è un generale, ha operato sul campo, le chiedo... come possono combattere?

Un altro errore, che avevo già verificato, è che abbiamo cercato di plasmare le forze armate afghane secondo i nostri modelli occidentali, dimenticando che un esercito è espressione della storia, della cultura, delle tradizioni e dell'ordine politico del proprio paese. Abbiamo cercato di imporre il nostro modello occidentale su dei guerrieri che hanno sempre fatto della guerriglia il loro modo di combattere. Non un sistema di combattimento convenzionale.

Erano abituati a fare la guerra asimmetrica.

Sì, la guerriglia. I Talebani fanno la guerriglia. Tanto è vero che gli unici che combattono bene in questo momento sono i "commandos" afghani, che purtroppo sono pochi, circa ventimila, perche' combattono con gli stessi sistemi della guerriglia talebana, cioé il loro innato modo di combattere. Del resto, la fama degli afghani era quella di essere i piu' temibili guerrieri di tutta l'Asia Centrale.

ragioni caduta afghanistan talebani intervista generale battisti
Soldati italiani in Afghanistan

Anni fa, il generale David Petraeus, mi spiegò come funzionava la strategia "Anaconda" in Afghanistan e in Iraq. Era una questione di coinvolgimento delle parti in gioco sul terreno (a cominciare dalla politica, ovviamente), di combattimento della coalizione e addestramento dell'esercito afghano. Petraeus comprava tempo. Ma l'amministrazione Obama cominciò a demolire questa strategia, fin dalle operazioni di combattimento, il ministro della Difesa, Leon Panetta disse che entro la fine del 2013 sarebbero terminate. Il declino della missione comincia da qua?

Il primo errore è stato commesso dal Presidente Bush nel 2003, quando ha distolto buona parte delle risorse militari dall'Afghanistan per attaccare l'Iraq. Perché nel 2003 i Talebani erano sotto pressione, erano stati dispersi, c'erano pochissime sacche ancora di resistenza che potevano essere eliminate, e quindi poi si poteva pretendere un accordo politico con questa fazione.

Il secondo più grave errore è stato fatto dal Presidente Obama, quando su insistenza dei propri generali aveva concesso il rinforzo di oltre 30 mila uomini nel 2010, quello che è stato chiamato poi "surge", ma precisando che sarebbero stati distaccati solo a tempo determinato, quindi iniziando il ritiro a fine 2011.

I Talebani, che non sono fessi, hanno aspettato che questi rinforzi si ritirassero, in attesa di riprendere poi l'offensiva. È da fine 2011 che il contingente internazionale - che era arrivato fino a 140 mila uomini - ha iniziato a ritirarsi. È come se il presidente Roosevelt, dopo lo sbarco in Normandia, avesse detto: "Una volta che abbiamo occupato la Francia, ci ritiriamo". Il terzo errore è stato di Biden che non ha posto condizioni serie nei confronti dei Talebani.

Biden dice che non ha rimpianti. Lei ne ha?

Sì. Io ne ho molti. Ho conosciuto tantissime brave persone, il popolo afghano è fantastico, affascinante, ha sempre sofferto il transito di eserciti e devastazioni, fin dai tempi dell'invasione di Alessandro Magno. Sono miei amici, sono miei fratelli e temo di vedere ora quello che succedeva quando qualche filmato trapelava nei periodi del regime talebano.

Il nostro Stato Maggiore della Difesa secondo lei aveva elementi sufficienti da parte americana per valutare questo scenario disastroso?

Non voglio fare la difesa di parte, ma ritengo che il nostro Stato Maggiore abbia operato bene, d'intesa con tutti gli altri partner della coalizione presenti. Ci siamo ritirati con tutti gli altri, senza andarcene via prima. Non si poteva fare diversamente, perché comunque bisogna ricordare che il "grande fratello" statunitense è quello che fornisce l'intelligence, il supporto aereo di fuoco, il trasporto strategico, è quello che delinea gli indirizzi da seguire.

Ha parlato in questi giorni con i soldati che sono stati con lei in Afghanistan? Cosa dicono di fronte a questa immane tragedia?

Sì, ci sentiamo quotidianamente, anche loro sono molto amareggiati per come sta finendo questo pesante impegno che abbiamo avuto in questi vent'anni. Sono anche in contatto con diversi afghani, che erano allievi dell'accademia militare, che in questo momento stanno combattendo.

ragioni caduta afghanistan talebani intervista generale battisti
© AfpContingente italiano in Afghanistan, visita ufficiale

Cosa dicono i soldati afghani?

Stanno combattendo, ma vedono che molti scappano, soprattutto tra i vertici politici. C'è stato il governatore di Ghazni che è scappato, s'è messo d'accordo e ha avuto un salvacondotto dai Talebani, così anche il vice governatore. Lasciano i soldati da soli. Quando i capi scappano, poi è facile che succeda questo, perché un soldato che combatte si guarda indietro e vede che non c'è nessuno.

Le defezioni politiche sono decisive?

 Il governo afghano non è mai stato stabile, c'è sempre un'endemica corruzione nella società afghana, i capi non erano all'altezza della situazione, due mesi fa il Presidente ha sostituito il ministro della Difesa, ma sono ormai soluzioni tampone che difficilmente possono cambiare la situazione. Il rischio è che riesploda la guerra civile, le milizie di autodifesa dei villaggi sono armate, pochi accetteranno il ritorno dei Talebani.

Guardiamo la mappa militare aggiornata. Con la caduta di Herat i Talebani controllano tutto l'Afghanistan occidentale. Mi pare ci sia una strategia per circondare Kabul. È così?

Ritengo di sì, prima hanno cercato di isolare il Paese occupando tutti i valichi di frontiera, sia al Nord, verso il Pakistan e verso l'Iran.

Così bloccano i rifornimenti.  

Esatto. Hanno interrotto tutte le rotabili, tutti i collegamenti stradali. Poi hanno iniziato anche a bombardare gli aeroporti, un po' alla volta stanno strozzando tutta l'organizzazione difensiva del governo.

Una sorta di guerra d'attrito. Stanno cingendo d'assedio Kabul fino a farla implodere.

C'è questo rischio. Penso che sia difficile occupare Kabul combattendo casa per casa, quartiere per quartiere. Kabul è difesa da decine di migliaia di uomini, è una città molto grande. È più facile, come è accaduto a Ghazni, a Herat, in altre città, che ci sia l'implosione del governo centrale e i militari poi cedono perché non hanno direttive e supporto morale.

I Talebani sanno combattere. Hanno una strategia.

Hanno un'esperienza di vent'anni di combattimento, sicuramente sono supportati da professionisti stranieri, leggevo che tra loro ci sono militari pakistani, hanno potuto vedere come ha combattuto l'Isis in Siria, hanno preso un po' da loro, ammesso che non ci siano combattenti dell'Isis nelle loro fila. E in più questi vent'anni hanno copiato il modo di combattere degli occidentali. I Talebani hanno delle forze speciali, che si chiamano "Red Team", che sono equipaggiate e hanno le stesse tecniche delle forze speciali occidentali.

E in più, ogni volta che conquistano una città, si impossessano dell'arsenale e dei materiali dell'esercito.

Come è successo in Iraq a Mosul nel 2014. Una grandissima quantità di materiale altamente tecnologico e efficiente che è caduto nelle mani dei Talebani. Si vedono gli equipaggiamenti che hanno, sembrano quelli di un esercito occidentale.

ragioni caduta afghanistan talebani intervista generale battisti
©  afpmilitari italiani addestrano milizie locali in Afghanistan

Ben Wallace, il ministro della Difesa inglese, ha detto oggi: se torna Al Qaeda torniamo anche noi. Possibile?

Questo è quello che è successo in Iraq, quando Obama ha deciso in modo repentino l'abbandono dell'Iraq nel 2011 e ci siamo ritornati quattro, cinque anni dopo. Espansione del terrorismo, diffusione del traffico di droga, instabilità generale, c'è la possibilità di tornare tra qualche anno.

Anthony Blinken, il segretario di Stato americano, ieri ha consultato la Nato, la Germania, il Canada. Si pone la domanda: che fare

Sicuramente. Anche perché, comunque la si giri - basta sentire le dichiarazioni politiche - è una grande sconfitta oltre che materiale, anche morale da parte nostra. Abbandonare un paese alleato che si è fidato di noi.

Qual è la lezione per l'Italia?

La lezione è che bisogna impegnarsi fino in fondo, senza indicazioni di carattere politico, nell'utilizzo delle forze armate, nel rispetto dei nostri principi comportamentali dettati dalla democrazia, nel rispetto delle regole di ingaggio. Impegnarci quando siamo sicuri che possiamo ottenere qualcosa. Chiaro, dirlo adesso è molto facile. Vent'anni fa, quando siamo arrivati a Kabul, sembrava di poter aprire una nuova finestra, una nuova pagina di vita per questo paese. Non è facile fare questi apprezzamenti adesso, ma dobbiamo tenerne conto per il nostro impegno, sempre più serio, nel Sahel.

Un suo ricordo personale?

Ne ho tanti. Ma ricordo sempre una bambina, avrà avuto otto anni, nei pressi dell'aeroporto di Kabul, con un fratellino di un paio d'anni, che tutte le mattine quando passavamo ci salutava, e noi gli davamo caramelle e biscotti e così via. E mi chiedo che fine... che fine ha fatto quella bambina.

È un grande dolore...

- ...abbastanza.

L'intervista finisce qui. Il generale Giorgio Battisti è in lacrime. E anche il vostro cronista non riesce a trattenerle. Che Dio ci perdoni per quello che (non) abbiamo fatto.

AGI

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NEWS ITALIA E DAL MONDO Come è morto Christian, scivolato in piscina a sei anni: l'autopsia

14 Agosto 2021, 08:07am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Come è morto Christian, scivolato in piscina a sei anni: l'autopsia

DI MIKI PAPPACODA Il piccolo Christian è morto annegato. Il bambino di 6 anni e mezzo morto lunedì scorso dopo essere caduto in piscina non sarebbe scivolato nella piscina per un malore, ma la causa del suo decesso sarebbe proprio nell'annegamento. Il drammatico incidente si è consumato nelle piscine comunali di San Pietro in Gu, nel Padovano. Da subito i genitori hanno detto che il piccolo non sapeva nuotare e sembrava loro poco credibile che si fosse gettato autonomamente in acqua. A tentare di salvarlo nell'immediato è stata la bagnina che notandolo galleggiante a pancia in giù si è tuffata e ha provato a rianimarlo subito seguita dai genitori, ma purtroppo per Christian non c'è stato nulla da fare. Secondo una prima ricostruzione il bimbo stava giocando con un altro bambino ma non in acqua. Ora verranno condotte le indagini per capire come possa essere caduto in acqua e soprattutto come sia potuto morire senza che nessuno lanciasse l'allarme. Il padre spiega che il suo sospetto è che possa essere scivolato o che qualche altro bambino, magari per gioco, possa averlo spinto.

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NEWS ITALIA E DAL MONDO COVID LA CINA RESPINGE LA RICHIESTA DELL'OMS SU NUIVE INDAGINI

13 Agosto 2021, 19:21pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "Covid: la Cina respinge la richiesta dell'Oms su nuove indagini Pechino: 'No al tracciamento politico, sì a quello scientifico' Redazione ANSA"

DI PASQUALE GRECO La Cina ha respinto le richieste dell'Organizzazione mondiale della sanità per una rinnovata indagine sulle origini di Covid-19, affermando di aver sostenuto gli sforzi "scientifici" rispetto a quelli "politici" per scoprire come è iniziato il virus. "Ci opponiamo al tracciamento politico, abbandoniamo il rapporto congiunto" pubblicato dopo che un team di esperti dell'OMS ha visitato Wuhan a gennaio, ha detto ai giornalisti il vice ministro degli Esteri Ma Zhaoxu. "Sosteniamo il tracciamento scientifico", ha concluso.

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NEWS ITALIA E DAL MONDO Green pass: arrivano le prime multe. Non si placano le polemiche

13 Agosto 2021, 08:32am

Pubblicato da Miki Pappacoda

NEWS ITALIA E DAL MONDO Green pass: arrivano le prime multe. Non si placano le polemiche

INSERITO DA MORENA MOTTA Ad una settimana dall'ingresso dell'obbligatorietà del Green pass cominciano ad arrivare le prime sanzioni, mentre le principali città italiane si preparano ad intensificare i controlli in vista del Ferragosto. Le prime multe sono arrivate a Treviso e Milano, nel primo caso perché trovati senza certificato verde in una sala scommesse e, nel secondo, perché un cliente di una palestra utilizzava il pass di un'altra persona.

Non accennano a placarsi, poi, anche le proteste, con gli appelli contro la "dittatura sanitaria" che rimbalzano da un social all'altro. Nei prossimi giorni il popolo del "no Green Pass" tornerà di nuovo in piazza, così come gli attivisti del movimento IoApro, da sempre contrari all'obbligo del certificato.

Con il Ferragosto alle porte, l'indicazione da parte del Viminale è quella di intensificare i controlli, pur con discrezione, affidando alle varie prefetture il compito di organizzare l'impiego delle forze dell'ordine sul territorio. Particolare attenzione sarà rivolta, ovviamente, ai principali luoghi di villeggiatura, soprattutto tenuto in considerazione che le discoteche sono ancora chiuse e che di conseguenza aumenta il rischio di assembramenti in spiagge, strade o piazze della movida. L'obiettivo è quello di garantire il rispetto delle norme anti-Covid, dal distanziamento all'obbligo delle mascherine al chiuso, fino alla verifica del Green pass. E così, a Milano, un 20 enne è stato multato dalla polizia perché stava utilizzando un certificato non suo. Il ragazzo, che ora rischia anche la denuncia qualora il documento risultasse falsificato, era stato riconosciuto dal titolare della palestra che, di fronte al rifiuto di dare spiegazioni, ha preferito chiamare gli agenti. Sempre a Milano un 68 enne è stato multato e denunciato per resistenza a pubblico ufficiale dopo essersi rifiutato di mostrare il Green pass. L'uomo era riuscito ad intrufolarsi nel cinema all'aperto 'Arena Milano Est', in zona Lambrate, nonostante il tentativo di fermarlo dei gestori dello spazio, che alla fine hanno avvisato le forze dell'ordine. A Treviso cinque clienti di una sala scommesse sono stati trovati sprovvisti del Green pass e ora dovranno pagare una multa che varia dai 400 ai 1.000 euro, come previsto dalla normativa. Tensione, invece, a Padova dove un 46 enne tunisino è stato allontanato dalla polizia dopo aver tentato diverse volte di sedersi in un bar nonostante fosse sprovvisto della certificazione verde. L'uomo ha ricevuto un ordine di espulsione ed è stato trasferito al centro per il rimpatrio di Gradisca d'Isonzo. Fa ancora discutere, poi, l'obbligo del pass nelle mense.

Domani, 13 agosto, i 650 dipendenti della Hanon Systems di Campiglione Fenile, azienda torinese specializzata in componenti elettronici, faranno due ore di sciopero contro le disposizioni che, denunciano i sindacati, discriminano i lavoratori in base al loro status vaccinale. Uno sciopero al momento confermato perché l'azienda tira dritto nonostante la precisazione della Regione Piemonte: in una nota spiega che non c'è l'obbligo del Green pass per accedere alle mense aziendali, "fermo restando il rispetto dei protocolli o delle linee guida dirette a prevenire o contenere il contagio". Nelle mense delle forze armate e delle forze di polizia, il personale in servizio non dovrà avere il Green pass per potervi accedere. In una serie di circolari e di direttive, infatti, la mensa viene equiparata a una "attività di servizio" che non può essere preclusa e, quindi, non c'è l'obbligo di pass che resta però per l'accesso ai servizi di bar e ristoranti, "per il solo consumo al tavolo, al chiuso", e per poter usufruire di di piscine, palestre e sport di squadra, sempre al chiuso, nelle strutture militari.

Nessuna firma per ora da parte dei sindacati, al momento, al Protocollo sulla sicurezza delle scuole in vista dell'avvio dell'anno scolastico. E' quanto emerge al termine dell'incontro svolto oggi tra sindacati e i tecnici del ministero dell'Istruzione. Criticità, in base a quanto si apprende, sarebbero sorte in relazione al Green pass, ai controlli, ai tamponi e al distanziamento in classe. Entro agosto il documento dovrà essere approvato.

FONTE www.ansa.it

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NEWS ITALIA E DAL MONDO Strage a Plymouth, sei morti in una sparatoria nel sud dell'Inghilterra

13 Agosto 2021, 08:29am

Pubblicato da Miki Pappacoda

NEWS ITALIA E DAL MONDO Strage a Plymouth, sei morti in una sparatoria nel sud dell'Inghilterra

INSERITO DA MORENA MOTTA Almeno sei persone sono morte dopo che un uomo armato ha ripetutamente aperto il fuoco a Plymouth, nel Sud dell'Inghilterra. Come riferisce la polizia di Devon e Cornovaglia su Twitter, sul luogo della sparatoria sono stati trovati morti tre uomini, incluso il sospettato, e due donne. Un'altra donna è deceduta poco dopo essere stata trasferita in ospedale.

L'uomo armato che ha ucciso 5 persone nella sparatoria a Plymouth, nel Sud dell'Inghilterra, si chiamerebbe Jake Davison. Lo riporta The Telegraph. Testimonianze non confermate, si legge sul quotidiano, riferiscono che tra le vittime ci sarebbero una donna anziana e una bambina di circa cinque anni.

Il fatto è stato definito come un incidente domestico e non si pensa che sia collegato al terrorismo. Secondo la polizia locale "tutte le persone sono morte per ferite d'arma da fuoco".  Non è chiaro come le vittime e il killer armato siano collegati: molti dettagli di ciò che è accaduto nella città di circa 262.000 residenti nella contea inglese del Devon sud-occidentale non sono ancora stati chiariti.

"Le indagini continuano", ha aggiunto la polizia del Devon e della Cornovaglia. Il ministro dell'Interno Priti Patel ha definito l'incidente "scioccante" e ha detto che i suoi pensieri vanno alle "persone colpite", ma non ha rivelato ulteriori dettagli su ciò che è accaduto. "Ho parlato con il commissario capo e ho offerto il mio pieno sostegno", ha twittato. "Invito tutti a mantenere la calma, a seguire i consigli della polizia e a permettere ai nostri servizi di emergenza di continuare il loro lavoro". 

FONTE www.agi.it

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NEWS ITALIA E DAL MONDO Usa, morto bimbo di 5 anni: dimenticato per ore in auto al sole legato al seggiolino

12 Agosto 2021, 07:21am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Usa, morto bimbo di 5 anni: dimenticato per ore in auto al sole legato al  seggiolino

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Tragedia negli Stati Uniti. Un bambino di soli cinque anni è morto nel nord della Virginia dopo essere stato lasciato per ore in un Suv mentre le temperature salivano ben oltre i 30 gradi. Gli agenti hanno risposto alla segnalazione di un bambino privo di sensi in un quartiere di Springfield, come ha spiegato la polizia, e sono arrivati in pochi minuti, cercando di eseguire la rianimazione cardiopolmonare. Morto bimbo di 5 anni: rimasto legato al seggiolino Il piccolo è stato poi trasportato in un ospedale dove però è stato constatato il decesso. Secondo le prime ricostruzioni il bimbo era insieme ai fratelli e un genitore. Mentre gli altri sono usciti dall'auto, lui è rimasto in macchina legato al seggiolino. «Le circostanze che hanno portato quel bambino a rimanere nel seggiolino - ha aggiunto la polizia - sono ancora oggetto di indagine».

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NEWS ITALIA E DAL MONDO Arrestato e chiuso per due anni in ospedale psichiatrico: ma era la persona sbagliata

11 Agosto 2021, 08:45am

Pubblicato da Miki Pappacoda

NEWS ITALIA E DAL MONDO Arrestato e chiuso per due anni in ospedale psichiatrico: ma era la persona sbagliata

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA La polizia hawaiana avrebbe per sbaglio arrestato un uomo senza fissa dimora per un crimine commesso da un'altra persona. Ma prima che la verità venisse a galla, il malcapitato è stato rinchiuso in un ospedale psichiatrico per quasi tre anni e costretto ad assumere psicofarmaci. E, secondo quanto riportato da Associated Press, una volta scoperto il drammatico errore si è cercato di correre ai ripari semplicemente liberandolo velocemente e in silenzio. Tutto questo è stato denunciato dall'Hawaii Innocence Project, una no profit che si occupa di errori giudiziari, e che si è rivolta alla magistratura.

Il protagonista di questo caso, Joshua Spriesterbach, ha raccontato che la sua orribile avventura è iniziata quando, una sera, si è addormentato su un marciapiede. Era senza dimora e affamato, e stava aspettando di avere la sua razione di cibo fuori da una mensa a Honolulu, in una calda giornata del 2017. Sarebbe poi stato svegliato da un agente di polizia che lo ha arrestato. Per cosa? All'inizio, ha pensato lui, per vagabondaggio. Senza però accorgersi subito che l'ufficiale l'aveva scambiato per un ricercato, Thomas Castleberry. Non è chiaro come possa essere avvenuto questo clamoroso scambio di persona: a quanto pare, Spriesterbach e Castleberry non si conoscevano, nè il senzatetto avrebbe mai dichiarato false generalità.

Gli avvocati che assistono Spriesterbach d'altro canto sostengono che l'equivoco avrebbe potuto essere chiarito in breve tempo, bastava comparare le foto e le impronte digitali dei due uomini. Invece, l'uomo sarebbe stato portato direttamente all'Hawaii State Hospital. "Più Spriesterbach diceva di essere innocente, e di non chiamarsi Thomas Castleberry, più veniva dichiarato psicotico dai medici" dice il documento stilato dall'Hawaii Innocence Project. "È incomprensibile come, nonostante l'uomo ripetesse di essere innocente, dimostrandosi anche collaborativo, nessuno gli abbia creduto, o abbia compiuto qualche passaggio in più per accertarsi che l'uomo stesse dicendo la verità".

Insomma, nessuno gli ha mai creduto, nemmeno i suoi vari avvocati di ufficio, finché uno psichiatra dell'ospedale alla fine lo ha ascoltato e ha fatto una semplice ricerca su Google e qualche telefonata: e qui è venuto fuori il clamoroso errore. Lo psichiatra ha chiesto a un detective di andare in ospedale e di verificare fotografie e impronte digitali. Ma nel frattempo, come dice il documento della no profit, "Spriestersbach ha passato due anni e otto mesi in un ospedale psichiatrico" quando "non era così difficile accorgersi del fatto che il vero Castleberry era stato arrestato in Alaska nel 2016". Una volta accortasi dell'errore, la polizia avrebbe proceduto velocemente, ma segretamente, a rilasciare Spriestersbach nel gennaio 2020.

L'agenzia di stampa ha cercato di parlare con diverse persone, tra cui la polizia in Alaska e a Honolulu, ma non ha ricevuto commenti in merito alla vicenda. Nemmeno Spriestersbach, che oggi ha 50 anni e vive nel Vermont con sua sorella, ha rilasciato dichiarazioni.

Gli avvocati dell'uomo sostengono che la vicenda sia stata abbondantemente insabbiata dalla polizia che "non pensava che qualcuno avrebbe creduto a Spriestersbach, e a nessuno sarebbe importato se una persona senza fissa dimora, addormentata mentre aspettava qualcosa da mangiare, al suo risveglio avesse vissuto un incubo". La sorella ha detto ad Ap che "quello che mio fratello diceva veniva usato contro di lui. Quando diceva di non essere lui Thomas Castleberry, e di essere innocente, pensavano delirasse".

Dopo il rilascio, Spriestersbach è finito in una comunità per persone senza fissa dimora, che ha contattato la sua famiglia. Adesso l'uomo rifiuterebbe di lasciare la casa di sua sorella: "Dopo questa orribile avventura, è terrorizzato che possano arrestarlo di nuovo" ha detto lei.

FONTE www.today.it di Valentina Bocchino

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