INSERITO DA ANGELA CECERE
Venti milioni di risarcimento per 7 parti sbagliati. E i fondi scarseggiano La Regione assicura che è tutto sotto controllo. Che ci sono i soldi per risarcire i pazienti (o i familiari) vittime della malasanità. Anche se dal 2010 le Asl non sono più assicurate. A liquidare i danni, infatti, ci pensa direttamente la Regione. L’anno scorso, ad esempio, ha stanziato 16 milioni per i risarcimenti, per quanto solo 7 casi errori nei parti possano costare alle Asl 20 milioni: 5 accordati a una famiglia che ha un figlio gravemente disabile per un ritardo nel parto cesareo; 2,8 milioni riconosciuti a una famiglia di Carrara per il figlio tetraplegico per l’assenza di cure adeguate dopo il parto prematuro. Poi ci sono i 2,2 milioni dati a una bambina con gravi danni cerebrali riportati durante un parto a Pescia, il milione e mezzo per un bimbo tetraplegico in seguito a un ritardo di un cesareo a Piombino e i quasi 4 milioni per una famiglia con un ragazzino invalido al 100% sempre per un errore di parto. In teoria, solo di danni da ostetricia i conti sarebbero in rosso di 4 milioni, ma le Asl se la cavano contestando le sentenze dei tribunali e proponendo gli appelli. Oppure si fa pignorare i conti (come a Pistoia) o i negozi (come in Versilia). I pagamenti, dunque, sono rinviati. Tanto che, anche per il 2013 la Regione conferma di aver stanziato circa 16 milioni per i risarcimenti da cause per malasanità, ipotizzando anche la costituzione di un fondo per far fronte ad eventuali accumuli di risarcimenti a distanza di tempo». Il risparmio potenziale. Stando ai conti della Regione, chiudendo i contratti con le assicurazioni e passando alla liquidazione diretta dei risarcimenti, il risparmio sarebbe di oltre 30 milioni l’anno. Infatti, nel 2010 il fondo regionale per i rimborsi, istituito sulle stime delle Asl, è ammontato a 12 milioni oltre 5 milioni per spese «di tutela giudiziaria e per l’attivazione e formazione di personale interno deputato alla gestione diretta dei sinistri», dal momento che in ogni azienda è previsto un comitato di gestione sinistri che deve gestire il contenzioso. In sostanza, secondo i conti della Regione, fino al 2009 , la Toscana fra premi e franchigia (anti mala-sanità) pagava 52-53 milioni; dal 2010, la spesa è scesa a circa 16 milioni l’anno, per liquidare i risarcimenti, comprese spese legali e formazione. Le reali esigenze. Capire se questi 16 milioni bastino a coprire tutte le liquidazioni definite dal tribunale non è chiaro. La Regione non fornisce dati chiari in questo senso. Dice che fra il 2006 e il 2011 ha affrontato 2.777 risarcimenti (più di uno al giorno) e che quasi la metà è costituito da cause al di sotto dei 5mila euro. Le liquidazioni superiori al milione sono state solo 6, ma non precisa quale sia stato l’importo complessivo: in compenso ce ne sono state 7 solo nel 2012, visto che la giurisprudenza tende, ormai, a riconoscere risarcimenti considerando non solo il danno biologico del paziente e il danno morale dei familiari, ma anche le aspettative di vita di chi è sopravvissuto all’episodio di malasanità. Inoltre, la Regione non fornisce il dato di quanto abbia speso complessivamente per i 2.777 rimborsi. Dice solo che, in media negli ultimi tre anni, da quando le Asl non sono più assicurate, ha stanziato 16 milioni di euro l’anno. La spesa aumenta. Comunque, dal 2010 la spesa per i risarcimenti aumenta. Infatti, se prima venivano liquidati circa 14-15 milioni l’anno (5-6 dalle compagnie oltre ai 9 della franchigia), negli ultimi tre anni se ne sono spesi almeno 16-17. E nel 2012 si è visto che non sembrano sufficienti, anche se alcune sentenze di primo grado verranno appellate. I pignoramenti. Ma che i soldi stanziati dalla Regione non bastano per liquidare le cause per malasanità, si vede da un altro fenomeno: i pignoramenti. Che non riguardano solo l’Asl di Massa in dissesto finanziario, ma - ricorda il Sindacato dei Medici - molte Asl «facendo della Toscana una Regione, inaspettatamente, a rischio di rientro (e di commissariamento)».Così in Versilia a giugno 2012 una famiglia ha pignorato i negozi interni all’ospedale per sollecitare il pagamento di 440mila euro (mai liquidati dalla ex compagnia di assicurazioni, scoppiata) come risarcimento per la morte di un parente deceduto. E a ottobre una coppia di genitori di Quarrata ha pignorato una cifra sul conto corrente dell’Asl di Pistoia, per la liquidazione del danno per la morte del loro bambino a due mesi dal parto. Nel 2013 la situazione non è destinata a migliorare.
FONTE IL TIRRENO
05 GENNAIO 2013