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PUGLIA E CALABRIA NEWS Maro': domani comunicazioni su Corte In occasione dell'udienza dei supremi giudici

1 Aprile 2013, 09:32am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it



 
Maro': domani comunicazioni su Corte397292 104896189669319 1023336315 n INSERITO DA MICHELE PAPPACODA NEW DELHI, 1 APR - La Procura generale della Repubblica indiana non prevede oggi di fare alcun annuncio relativo alla corte speciale che deve esaminare la vicenda dei maro', contrariamente a quanto indicato da una tv a New Delhi.

Consultato dall'ANSA, un responsabile dell'ufficio dell'Attorney General (Procuratore generale) ha escluso che nelle prossime ore vi siano annunci. ''Tutto avverra' domani - ha precisato - in occasione dell'udienza fissata dalla Corte Suprema alle 10:30 (le 6 italiane).
ANSA

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PUGLIA E CALABRIA NEWS CATANZARO Doppia scossa nel cosentino, no danni Magnitudo 2.3 e 3.2 al largo della costa nella zona di Sibari

1 Aprile 2013, 09:30am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it



 
Doppia scossa nel cosentino, no danni397292 104896189669319 1023336315 n INSERITO DA MICHELE PAPPACODA CATANZARO, 1 APR - Una scossa di terremoto di magnitudo 3.2 è stata registrata alle 5:07 al largo della costa ionica in provincia di Cosenza. Secondo i rilievi dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), il sisma ha avuto ipocentro a 32,3 km di profondità ed epicentro non lontano dai comuni di Calopezzati, Cropalati, Crosia, Paludi e Rossano. Non si segnalano danni. In precedenza nel distretto della Piana di Sibari, alle 3:34, era stata registrata un'altra scossa di magnitudo 2.3.
ANSA 

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NEWS ITALIA E DAL MONDO Pasqua: turisti invadono centro di Roma Molti prima a piazza S.Pietro per messa Papa, poi tour in citta'

1 Aprile 2013, 09:28am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it



 
Pasqua: turisti invadono centro di RomaPROPOSTO DA CINZIA FABBRINI  ROMA, - Centro di Roma invaso da turisti e romani che, approfittando anche del tempo clemente, si sono riversati nelle vie del centro. Da piazza del Quirinale a Fontana di Trevi, da piazza Venezia al Colosseo, da piazza di Spagna a piazza del Popolo, da piazza San Pietro a piazza Navona il centro ha fatto il pieno. Molti di loro, in mattinata, hanno partecipato alla prima messa di Pasqua di Papa Francesco, seguita in piazza S.Pietro e viale della Conciliazione da 250mila fedeli.
ANSA

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NEWS ITALIA E DAL MONDO Agguato in bar: morto 65/enne a Roma L'uomo era stato colpito alla testa e al torace

1 Aprile 2013, 09:24am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it



 
Agguato in bar: morto 65/enne a Roma546841 107877906011914 428595964 n PROPOSTO DA CINZIA FABBRINI ROMA, - E' morto la scorsa notte il romano di 65 anni che ieri era stato vittima di un agguato all'interno del suo bar a Roma. L'uomo, Serafino Maurizio Cordaro, diversi anni fa era stato coinvolto nelle vicende della banda della Marranella, un'organizzazione criminale. L'uomo era stato colpito alla testa e al torace e dopo essere stato trasportato all'ospedale di Tor Vergata era stato sottoposto ad un delicato intervento chirurgico.
ANSA

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SARDEGNA NEWS Una nuova verità sulla fine di Dettori Inchiesta per omicidio sulla morte del colonnello Marcucci: investigava sulle confidenze fatte dal maresciallo di Pattada

1 Aprile 2013, 09:21am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it


 

 

 

 

 

 

 

421449 341488462636967 1517554003 nINSERITO DA MARCELLA SOTGIA SASSARI Si è aperto uno spiraglio. Una piccola, ma preziosa speranza di verità. La magistratura di Massa ripercorrerà i 26 anni di dubbi e di tormenti dei familiari del maresciallo dell'Aeronautica militare Mario Alberto Dettori, di Pattada, trovato impiccato a un albero il 30 marzo 1987, vicino al greto del fiume Ombrone, nel Grossettano. Dettori aveva solo 38 anni.

La procura della Repubblica di Massa, dopo un esposto presentato dall'associazione Rita Atria, ha infatti deciso di aprire un fascicolo sull’incidente aereo nel quale, il 2 febbraio 1992 a Campocecina, perse la vita l’ex colonnello dell’Aeronautica Alessandro Marcucci. L’ipotesi di reato è quella di omicidio. «Non è un atto dovuto - ha detto il procuratore Aldo Giubilaro - ma la convinzione che nelle precedenti indagini ci sono elementi incongruenti e contraddittori tutti da verificare».

Ma che cosa lega Marcucci a Dettori, perché la riapertura delle indagini su quello stranissimo incidente aereo può riscrivere anche la storia del “suicidio impossibile” di Mario Alberto Dettori? Sandro Marcucci era un ufficiale brillante e capace. Aveva aderito al movimento che si era costituito all’interno delle forze armate per “democratizzare” l’universo chiuso delle stellette. Ma era soprattutto un uomo che stava indagando con discrezione sulla strage di Ustica insieme all’amico e collega Mario Ciancarella. La loro fonte, l’uomo che li aveva contattati, insinuando il terribile sospetto che il Dc9 Itavia Bologna-Palermo il 27 giugno 1980 non fosse precipitato per un cedimento strutturale, ma nei cieli di Ustica si fosse trovato al centro di uno scenario di guerra, abbattuto da un missile aria-aria. Dettori era radarista nella base di Poggio Ballone, vicino a Grosseto, ed era di turno la sera del 27 giugno di 33 anni fa. Vide quindi tutto. Per lui quei punti luminosi sugli schermi che saettavano intorno al Dc9 non avevano segreti. Quando la mattina dopo tornò a casa, era agitatissimo. Con la moglie e la cognata si fece sfuggire solo alcune frasi che però facevano intuire il dramma di un uomo perbene che sentiva un segreto spaventoso devastargli la coscienza. «Tornò a casa stravolto. Alberto aveva visto tutto sul radar e aveva dato l’allarme. Qualcuno lo picchiò e gli disse "fatti i cazzi tuoi"». È questo il ricordo ancora vivo di quella tragica mattina del 28 giugno del 1980 della cognata di Dettori, Sandra Pacifici. E la stessa mattina, alla moglie, Dettori disse: «Stanotte è successo un casino, qui finiscono tutti in galera. Siamo stati a un passo dalla guerra».

Ma quel segreto era troppo grande per restare sepolto nella sua memoria. Era un qualcosa che lo indignava e lo corrodeva dentro. Mario Alberto Dettori tre giorno dopo telefonò allora al capitano Mario Ciancarella. Lo aveva conosciuto qualche anno prima a una riunione dei “militari democratici” e nutriva una grande fiducia in lui.

Così oggi ricorda quella telefonata Ciancarella che, dopo essere stato radiato dall’Arma azzurra, fa il libraio: «Dettori era agitato. Mi disse subito: “Siamo stati noi a tirarlo giù, capitano, siamo stati noi. Parlava del Dc9 dell’Itavia finito nel mare di Ustica con 81 persone a bordo. Alle mie domande rispose: “Ho paura, capitano, non posso dirle altro al telefono. Qui ci fanno la pelle».

Ma tre settimane dopo, quando venne ritrovato il Mig 23 libico sui monti della Sila, Dettori richiamò Ciancarella. Questa volta era calmo, lucido. «Mi disse che la storia del Mig era una puttanata - dice Ciancarella -. Poi mi diede tre spunti sui quali indagare: comandante, si guardi gli orari degli atterraggi dei jet militari la sera del 27 giugno, i missili a guida radar e quelli a testata inerte. Poi non lo sentii più».Ciancarella parlò con l’amico Marcucci che, sfruttando le sue conoscenze, cominciò anche lui a indagare sui segreti di Ustica. Un giorno disse a Marcucci che il Mig libico trovato sulla Sila era decollato dalla base italiana di Pratica di Mare e di conoscere due militari che sapevano tutto ed erano disposti a parlare con il magistrato che conduceva l’inchiesta.

Dettori fu trovato impiccato nel marzo del 1987 e Marcucci morì in uno stranissimo incidente aereo in Toscana nel ’92.

DI PIETRO MANNIRONI LA NUOVA SARDEGNA

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SARDEGNA NEWS SASSARI Pasqua povera a tavola, la crisi frena la spesa

1 Aprile 2013, 09:18am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it


 

 

 

 

 

 

421449 341488462636967 1517554003 nINSERITO DA MARCELLA SOTGIA SASSARI. Fedeli alle tradizioni ma attenti al portafoglio. L’agnello non mancherà nelle tavole pasquali dei sardi. Ma invece della “bestia” intera in bellavista, ci saranno dei più economici “quarti”. Colpa della crisi che costringe le famiglie a modificare, spesso radicalmente, le abitudini alimentari. Più della cifra mensile prudentemente pianificata le famiglie non possono permettersi di spendere. E a questo proposito è curioso notare come alla cassa dei supermercati, sempre più spesso, si usino i contanti invece del bancomat o delle carte di credito. Come dire: abbiamo deciso di spendere un tot di euri settimanali, mettiamo la cifra in un cassetto e spendiamo solo quella, non possiamo permetterci di farci prendere dalle tentazioni. Per cui la “plastic money” si lascia a casa e non si sbaglia.

«In generale la spesa alimentare delle famiglie è diminuita in valore – conferma Rinaldo Carta, vice presidente nazionale della catena Sisa – e la spesa mensile del non food supera quella del food. Diminuiscono anche le presenze degli utenti al supermarket. Chi prima faceva tre visite settimanali, spendendo, poniamo, 10 euro per volta, ora viene solo due volte, spendendo 13 euro per volta. Alla fine della settimana invece di spendere 30 euro, se ne sono spesi 26».

Ma non basta. Un’abitudine che sta prendendo piede in molti centri è quello che riguarda il pane. Alla fine della giornata il pane invenduto viene ritirato dal fornaio che lo ha fornito al centro commerciale. Prima quel pane raffermo veniva trasformato e rivenduto come pane grattugiato. Ora molti fornai vendono il pane del giorno prima a 1 euro al chilo (meno di un terzo del prezzo del pane fresco).

Ma torniamo agli agnelli. Già, quanti agnelli si producono nella nostra isola? Uno più, uno meno siamo intorno al milione e duecentomila capi, la stessa quantità dello scorso anno. Con una differenza: aumentano il numero dei capi con certificazione di tutela “Agnello di Sardegna Igp”. «Nel 2010 erano 78 mila – dice Battista Cualbu, allevatore e presidente regionale di Coldiretti – nel 2012 gli agnelli sardi Igp erano 320 mila. Certo, siamo a un quarto rispetto alla produzione complessiva della Sardegna. Ma la quantità è in grande aumento, anche se la cifra ufficiale deve essere data da Laore, l’ente certificatore regionale. Tra l’altro devo dire che questa lentezza burocratica penalizza gli allevatori nella riscossione dei premi previsti dalle norme europee».

I prezzi. Gli agnelli vivi vengono pagati 5 euro al chilo agli allevatori. Sul banco di vendita il prezzo finale si aggira, normalmente, sopra gli 8 euro al chilo. Questo, ovviamente, nel periodo di maggior consumo (Pasqua e Natale). Se la domanda è minore i prezzi calano (sia all’ingrosso che al dettaglio) di almeno un euro.

Come è possibile, allora, che in questo periodo, nell’isola, si trovi della carne d’agnello a meno di 8 euro? Due le risposte: o si tratta di offerte che funzionano come “prezzi civetta” per attirare i consumatori nei supermercati e centri commerciali, «oppure – dice Battista Cualbu – si tratta di agnelli che non solo non hanno la certificazione Igp ma non sono neanche sardi. Anche quest’anno, purtroppo, arrivano in Sardegna agnelli da fuori, spesso dall’Europa dell’Est, in prevalenza Romania e Bulgaria. Soprattutto in periodi come questo le autorità farebbero bene a intensificare i controlli per evitare che i consumatori sardi oltre a un danno economico possano avere anche altri tipi di problemi, come quelli della salute».

E a proposito di esportazioni è bene ricordare che permane, a causa della peste suina, il blocco dell’export dei porcetti e dei salumi sardi. Anche per questo molti dei suinetti in vendita, anche in questo periodo, nell’isola, vengono dalla Spagna e dall’Olanda. Per questo Coldiretti invita i consumatori a verificare la provenienza e la tracciabilità dei cibi che arrivano a tavola. Tra tante notizie negative, una positiva. Anche se con molte difficoltà, continua con successo l’export degli agnelli sardi verso la Spagna. Come tutti gli agnelli Igp hanno un peso compreso tra i 5 e gli 8 chili.

FONTE DI PASQUALE PORCU LA NUOVA SARDEGNA

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SARDEGNA NEWS Si sveglia in piena notte e c’è un uomo nel suo letto

1 Aprile 2013, 09:13am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it


 

 

 

 

 

 

421449 341488462636967 1517554003 nINSERITO DA MARCELLA SOTGIA SASSARI. L’ultima nottata è stata anche la più movimentata. Dramma sfiorato nel centro di accoglienza di via Duca degli Abruzzi, che nel gennaio scorso il Comune aveva messo a disposizione di cinque associazioni di volontariato cittadine perché offrissero un letto ai clochard sassaresi nelle gelide notti invernali.

L’altra notte nei locali sono intervenute le forze dell’ordine e una équipe del 118. È successo dopo che uno degli ospiti, un cardiopatico che da qualche notte trovava riparo nell’ex distretto militare di Sassari, è stato svegliato di soprassalto da un altro compagno che pare si fosse infilato nel suo letto con intenzioni inequivocabili. L’oggetto delle attenzioni particolari ha reagito scacciando il “visitatore”, ma si è spaventato moltissimo e ha avuto un malore. L’uomo è stato soccorso da una équipe del 118 che lo ha portato al pronto soccorso dell’ospedale Santissima Annunziata.

In via Duca degli Abruzzi è arrivata anche una pattuglia di carabinieri, chiamati dai due volontari che presidiavano il centro per aiutarli ad allontanare il clochard molestatore. L’uomo, un sassarese che da qualche anno ha deciso di vivere in strada, non voleva sentire ragioni e avrebbe anche aggredito fisicamente uno dei volontari, il quale non ha però voluto sporgere denuncia nei suoi confronti. Il movimentato episodio ha seminato agitazione tra gli ospiti che trascorrevano la notte nei locali. La calma è tornata solo dopo le due, quando il protagonista dell’episodio è stato convinto ad andarsene. Non era la prima volta che nel centro di accoglienza si verificavano problemi: qualche scazzottata e parole grosse.

Le associazioni che si sono fatte carico della gestione del dormitorio – Guardian Angel’s, Caritas, volontariato vincenziano, Alfa1 e Casa della fratermna solidarietà – spiegano che turbolenze e scontri sono normali quando metti insieme persone tanto diverse e poco propense ad accettare le regole. E in 61 notti, tante ne sono passate dall’apertura del centro comunale, nei locali ci sono stati oltre novecento pernottamenti. I 35 posti letto (che diventavano 40 nelle nottate più fredde) sono stati occupati da italiani, magrebini, romeni, tossicodipendenti. Uomini senza più una casa e una famiglia. I volontari hanno offerto a tutti la cena (nei giorni feriali venivano preparate dalla Caritas, la domenica e nei giorni festivi dalle vincenziane) e un letto caldo.

L’esperienza comunque è arrivata al capolinea.

Oggi, com’era previsto fin dalla sua apertura, il centro di accoglienza chiude i battenti. Le associazioni restituiranno le chiavi al Comune che destinerà ad altri usi l’ex distretto militare. Non si sa se e quando l’ente locale tornerà ad affrontare il problema della necessità di un centro stabile di accoglienza dei senza tetto. Le richieste di aiuto registrate nei due mesi durante i quali i locali di via Duca degli Abruzzi sono rimasti aperti dimostrano che in città l’emergenza esiste. La buona volontà delle decine di volontari che mettono il proprio tempo libero a disposizione degli emarginati è la risposta concreta di una città capace di accogliere, ma la disponibilità dei singoli non può bastare.

La collaborazione tra il Comune e i sodalizi che si occupano delle fasce sociali più deboli continua, con nuovi progetti e proposte che arrivano da chi conosce bene la situazione. I problemi dei senza tetto non finiscono con l’emergenza freddo, come sanno bene in Comune e nelle sedi delle associazioni di volontariato.

DI DANIELA SCANO FONTE LA NUOVA SARDEGNA

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SEZ. VANGELO E METEO IL METEO DEL GIORNO 01 APRILE 2013 A CURA DI CARMELA MALAFRONTE VIDEO

1 Aprile 2013, 09:08am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 

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IN BREVE
Dapprima tempo migliorecon timide schiarite al nordest, Abruzzo-Molise, sud e Sicilia, clima mite al sud, poi subito maltempo sulla Sardegna,piogge al nordovest a partire da Piemonte e Liguria, ancora Emilia Romagna, poi dal pomeriggio- seramaltempo dalla Sardegna verso il Centro e Campania, piogge al nordovest, verso tutto il centrosud, Sicilia , Emilia Romagna dalla sera con maltempo su Toscana, Sicilia,e ovunque nella notte con neve a quote basse al nord fino a 800m su nord Appennino. Va meglio solo sulle Alpi-Prealpi.

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SEZ. VANGELO E METEO IL VANGELO DEL GIORNO 01 APRILE 2013 A CURA DI CARMELA MALAFRONTE

1 Aprile 2013, 09:01am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://media.evangelizo.org/images/santibeati/M/Madonna_dellArco/Madonna_dellArco_B.jpg

 Oggi la Chiesa celebra : Madonna dell'Arco

Santo(i) del giorno : B. LODOVICO PAVONI, Sacerdote e fondatore,  BB. JOSÉ ANACLETO González Flores e 3 Compagni, Laici e martiri

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 28,8-15. 
Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annunzio ai suoi discepoli. 
Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: «Salute a voi». Ed esse, avvicinatesi, gli presero i piedi e lo adorarono. 
Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno». 
Mentre esse erano per via, alcuni della guardia giunsero in città e annunziarono ai sommi sacerdoti quanto era accaduto. 
Questi si riunirono allora con gli anziani e deliberarono di dare una buona somma di denaro ai soldati dicendo: 
«Dichiarate: i suoi discepoli sono venuti di notte e l'hanno rubato, mentre noi dormivamo. 
E se mai la cosa verrà all'orecchio del governatore noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni noia». 
Quelli, preso il denaro, fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questa diceria si è divulgata fra i Giudei fino ad oggi. 

Lunedì 01 Aprile 2013
Madonna dell'Arco
  Cerca un santo image


 

Madonna dell’Arco

(Lunedì dell’Angelo)

 

Fra i tanti Santuari che costellano il territorio italiano, dedicati alla Madonna e fra i tanti titoli che le sono stati attribuiti nei secoli, ve n’è uno che la venera sotto il titolo di Madonna dell’Arco. Il Santuario omonimo e il culto popolare tributatole fa parte dei tre maggiori poli della devozione mariana in Campania: Madonna del Rosario di Pompei, Madonna di Montevergine e Madonna dell’Arco.

 

L’inizio del culto è legato ad un episodio avvenuto verso la metà del XV secolo; era un lunedì di Pasqua, il giorno della cosiddetta “Pasquetta”, cioè la famosa gita fuori porta di una volta, e nei pressi di Pomigliano d’Arco, alcuni giovani stavano giocando in un campetto a “palla a maglio”, oggi diremmo a bocce. Ai margini del campetto sorgeva un’edicola (la pia usanza di erigere edicole sacre lungo le vie, sui muri delle case, sull'ingresso dei pôderi, è antichissima) sulla quale era dipinta una immagine della Madonna con il Bambino Gesù, ma più propriamente era dipinta sotto un arco di acquedotto; da questi archi vengono i nomi di Madonna dell’Arco e Pomigliano d’Arco. Nello svolgersi del gioco, la palla finiva contro un vecchio tiglio, i cui rami ricoprivano in parte il muro affrescato, il giocatore che aveva sbagliato il colpo, in pratica perse la gara; al colmo dell’ira il giovane riprese la palla e bestemmiando la scagliava violentemente contro l’immagine sacra, colpendola sulla guancia che prese a sanguinare. La notizia del miracolo si diffuse nella zona, arrivando fino al conte di Sarno, un nobile del luogo, con il compito di “giustiziere”; dietro il furore del popolo, il conte imbastì un processo contro il giovane bestemmiatore, condannandolo all’impiccagione. La sentenza fu subito eseguita e il giovane venne impiccato al tiglio, vicino all’edicola, che però due ore dopo, ancora con il corpo penzolante, rinsecchì sotto lo sguardo della folla sbigottita. Questo episodio miracoloso suscitò il culto alla Madonna dell’Arco, che si sparse subito in tutta l’Italia Meridionale; folle di fedeli accorsero verso il luogo del prodigio, per cui fu necessario costruire, con le offerte dei fedeli, una cappella per proteggere la sacra immagine dalle intemperie.

 

Un secolo dopo il 2 aprile 1589, avvenne un secondo episodio prodigioso, era anche questa volta un lunedì dopo Pasqua, ormai consacrato alla festa della Madonna dell’Arco : una donna, Aurelia Del Prete, si stava recando alla cappella per ringraziare la Madonna, sciogliendo così un voto fatto dal marito, guarito da una grave malattia agli occhi. Mentre avanzava lentamente nella folla dei fedeli, le scappò di mano un porcellino che aveva acquistato alla fiera, nel cercare di prenderlo, sfuggente fra le gambe della gente, ebbe una reazione inconsulta: giunta davanti alla chiesetta, gettò a terra l’ex voto del marito, lo calpestò maledicendo la sacra immagine, chi l’aveva dipinta e chi la venerava. La folla inorridì, il marito cercò invano di fermarla, minacciandole la caduta dei piedi con i quali aveva profanato il voto alla Madonna; le sue parole furono profetiche: la moglie cominciò ad avere dolori atroci ai piedi che si gonfiavano e annerivano a vista d’occhio. Nella notte tra il 20 e 21 aprile 1590, notte di venerdì santo, “senza più dolore e senza una goccia di sangue” si staccò di netto un piede e durante il giorno anche l’altro. I piedi furono esposti in una gabbietta di ferro e ancora oggi sono visibili nel Santuario, perché la grande risonanza dell’avvenimento fece affluire una grande folla di pellegrini, devoti, curiosi, che volevano vederli per cui  si rese necessario costruire, grazie alle generose offerte, una grande chiesa, di cui fu nominato rettore S. Giovanni Leonardi da parte del Pp Clemente VIII (Ippolito Aldobrandini, 1592-1605).

 

Il 1° maggio 1593 fu posta la prima pietra dell’attuale Santuario e già dall’anno seguente subentrarono a gestirlo e lo sono tuttora, i padri Domenicani. Vari prodigi si sono ripetuti intorno alla sacra effige, che riprese a sanguinare nel 1638 per diversi giorni; nel 1675 la si vide circondata da stelle, fenomeno osservato anche da Pp Benedetto XIII (Pietro Francesco Orsini, 1724-1730).

Il Santuario raccoglie nelle sue sale e sulle pareti, migliaia di ex voto d’argento, ma soprattutto migliaia di tavolette votive dipinte, rappresentanti i miracoli ricevuti dagli offerenti, che costituiscono oltre la testimonianza della devozione, una interessantissima carrellata storica e di costume dei secoli trascorsi.

 

Il culto della Madonna dell’Arco è sostenuto da antica devozione popolare, propagata da Associazioni laicali, sparse in tutta la zona campana, ma soprattutto napoletana, i suoi componenti si chiamano “battenti” o “fujenti” cioè coloro che fuggono, corrono; le Compagnie di questi devoti sono dette “paranze” e hanno un’organizzazione con sedi, presidenti, tesorieri, portabandiera e soci.

Hanno bandiere, labari, vestono di bianco, uomini, donne e bambini, con una fascia rossa e blu a tracolla che li caratterizza. Organizzano pellegrinaggi, di solito il lunedì dell’Angelo, che, partendo dai vari luoghi dove hanno sede, portano dei simulacri a spalla abbastanza grandi da impiegare trenta, quaranta uomini e sempre tutti a piedi e a volte di corsa. Percorrono, così, molti km per convergere al Santuario, molti sono a piedi nudi; lungo la strada si raccolgono offerte per il Santuario, cosa che fanno già da un paio di mesi prima, girando a gruppi con bandiere, banda musicale e vestiti devozionali per i rioni, quartieri e strade di città e paesi. Se il Santuario, con l’annesso grandioso convento dei Domenicani, è il centro del culto, in molte strade ed angoli di Napoli e dei paesi campani, sono sorte cappelline, edicole, chiese dedicate alla Madonna dell’Arco, che ognuno si fa carico di custodire, accudire e abbellire, così da continuare la devozione tutto l’anno e vicino alla propria casa.

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GIORNALINO SPECIALE PASQUA 2013 A CURA DI ANGELA CECERE

31 Marzo 2013, 14:02pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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Per la religione cristiana, gli eventi che condussero alla morte di Gesù sono commemorati ogni anno con la festività della Pasqua. Ecco cosa avvenne. Gesù e i dodici discepoli da lui scelti erano venuti a Gerusalemme per celebrare la Pasqua ebraica, una festa che ricordava la liberazione degli Ebrei dalla schiavitù d'Egitto. Gesù sapeva di correre gravi rischi, perché i sacerdoti e i Romani consideravano molto pericolosa la sua influenza e volevano sbarazzarsi di lui. Questa speciale ricorrenza della Pasqua ebraica,perciò sarebbe stata l'ultima cena che Gesù e i dodici discepoli avrebbero consumato insieme.

Sedevano dunque a una lunga tavola su cui erano posati i vassoi con l'agnello pasquale, il pane e il vino. Tutti erano d'umore molto triste. " Sono contento di avere questa opportunità e di stare con voi." disse Gesù. " Perché sarà l'ultima volta che ceneremo insieme, in questa vita." Nessuno parlò. I discepoli non sapevano che cosa dire. Poi Gesù prese del pane, lo benedisse, lo spezzò in dodici parti e ne diede un pezzo a ciascuno dei suoi discepoli. " Mangiate questo pane" disse " in memoria di me". " Poiché questo é il mio corpo". Poi prese un bicchiere di vino e lo passò a turno a ciascuno di loro. " Bevete questo vino" disse " poiché questo é il mio sangue, che io verserò perché siano perdonati i peccati di tutti." Mangiarono senza parlare.

Quando ebbero finito, Gesù ruppe il silenzio con parole che fecero rabbrividire tutti i commensali. " Un'ultima cosa devo dirvi" disse profondamente turbato. " Questa sera uno di voi mi tradirà". I discepoli non credevano alle loro orecchie. Cominciarono a parlare tutti insieme, decisi a negare questa terribile accusa. Eppure Gesù era sicuro. " Ma chi sarà? Signore?" chiese Pietro. " Chi di noi tradirà?" Prima che Gesù avesse il tempo di rispondere, ci fu un certo scompiglio, in fondo alla tavolata. Uno dei dodici, di nome Giuda Iscariota, si era alzato di scatto rovesciando la sedia ed era uscito di corsa. Gesù non ebbe bisogno di parlare; la risposta era evidente. Sarebbe stato Giuda a tradirlo. Più tardi,quella sera, Gesù andò con i discepoli, all'orto di Getsemani. Mentre pregavano, ecco arrivare Giuda con un drappello di guardie del Tempio; qualche giorno prima aveva preso accordi con i sacerdoti per consegnare loro Gesù in cambio di trenta denari. "Quello che bacerò é l'uomo che volete!" bisbigliò Giuda ai soldati. E andò diritto a raggiungere Gesù. " Ti saluto Maestro" disse Giuda e baciò Gesù su una guancia. Immediatamente i soldati afferrarono Gesù e lo portarono via. I discepoli non poterono fare nulla. Scappò via anche Giuda, vergognandosi di quello che aveva fatto. Gesù fu condotto al Tempio, dove i sacerdoti lo stavano aspettando. Ora toccava a loro dimostrare che c'erano buone ragioni per mandare a morte Gesù.

Lo interrogarono per tutta la notte, sperando di coglierlo in fallo. Ma Gesù non disse nulla. Alla fine il sommo sacerdote gli pose una domanda: " Sei tu il figlio di Dio?" gli chiese. " Sì, lo sono" rispose Gesù. " E' una bestemmia!" gridarono gli altri sacerdoti. " Sostiene di essere Dio,mentre non lo é e non può esserlo!" dissero ancora. " Deve morire per questa bestemmia!" convennero tutti. I sacerdoti portarono Gesù davanti a Ponzio Pilato, il governatore romano, perché era necessario il suo consenso per poter condannare a morte Gesù. Pilato si trovò di fronte ad un dilemma; non voleva mettersi in contrasto con i sacerdoti, e al tempo stesso, era convinto che Gesù non meritasse la condanna a morte. Così condusse fuori Gesù e lo mostrò alla folla in attesa. " E' mia abitudine liberare un prigioniero in occasione della vostra Pasqua" disse alla gente. " Chi volete libero? Devo liberare Gesù?" " No!" gridò la folla. "libera Barabba, al posto suo!" I sacerdoti avevano pagato quella gente. " E Gesù invece sia crocifisso!". Pilato non ebbe altra scelta che liberare Barabba e consegnare Gesù ai soldati.

Gesù fu condotto sul Golgota, che vuol dire " il luogo del teschio" e qui venne inchiodato ad una croce, con un ladrone alla sua sinistra e un ladrone alla sua destra. " Perdonali, Padre Mio" pregò Gesù " poiché non sanno quello che fanno." Tutto il giorno Gesù restò appeso alla croce, diventando sempre più debole. Poi, quando cadde la notte, lanciò un ultimo grido. " E' compiuto!" disse, e con queste parole morì. Alcuni seguaci di Gesù pregarono Pilato di concedere il suo corpo per dargli degna sepoltura. Pilato acconsentì perché si sentiva un po' colpevole. I seguaci fecero scendere dalla croce il corpo di Gesù; lo avvolsero in un grande lenzuolo bianco e così fasciato lo portarono in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fecero rotolare una pietra all'ingresso della tomba e tornarono lentamente a casa; quello era il giorno più triste della loro vita. Passati tre giorni, Maria Maddalena ed alcuni discepoli tornarono al sepolcro.

Con loro enorme stupore, videro che la pietra era stata tolta e la tomba era vuota. Il corpo di Gesù era scomparso. I discepoli corsero ad avvisare gli altri, mentre Maria Maddalena rimase presso il sepolcro a piangere. D'un tratto alzò gli occhi e accanto a lei c'era un uomo. " Perché piangi?" le chiese l'uomo con grande dolcezza. " Cosa è successo?" La donna iniziò a parlargli della tomba vuota, ma lui la interruppe. " Non mi riconosci, Maria?" disse. " Sono io, Gesù. Và a dire ai miei amici che sono vivo e non essere più triste." Piena di gioia,Maria corse dai discepoli per raccontare quello che aveva visto. All'inizio non le credettero; era troppo bello per essere vero. Ma ben presto arrivarono delle conferme: altri l'avevano visto. E poi, un giorno venne a trovarli di persona. Dapprima pensarono che fosse un fantasma, ma Gesù mostrò i segni dei chiodi sulle mani e sui piedi, e mangiò il pesce e il miele che gli diedero. Poi disse ai discepoli di raccontare a tutti che era morto e resuscitato per loro, in modo che ciascuno, chiunque fosse, venisse perdonato dei propri peccati e conducesse una vita buona ed onesta.

Alla fine prese congedo dai discepoli, poi, sotto ai loro occhi, fu sollevato in cielo su una nuvola.La festa di Pasqua ripropone ogni anno questo messaggio di libertà e speranza. Anche la natura sembra coglierlo e farlo suo: l'erba ricresce nei prati, spuntano fiori e germogli, nascono cuccioli e pulcini. Tutto è promessa e speranza nel domani.

 

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LA STORIA DELL'UOVO DI PASQUA 
L'uovo di Pasqua è venerabile, mentre le uova di cioccolato hanno un origine abbastanza recente, il vero uovo, quello decorato con colori e disegni ha un origine antica ed é simbolo della vita che continua e della resurrezione di Cristo celebrata in primavera. Date come regalo dagli antichi Greci,Persiani e Cinesi durante le feste di primavera, le uova erano presenti anche nella mitologia pagana, dove si legge dell' Uccello-Sole che si é schiuso dall'Uovo-Mondo. Secondo alcune tradizioni pagane, il Paradiso e la Terra sono state formate da due parti in un uovo. Siccome l'uovo é naturalmente il simbolo della resurrezione di Gesù Cristo si é ritenuto appropriato associarlo alla festa pasquale.



Durante il Medioevo, le uova erano colorate e donate a Pasqua. Edoardo I nel 1290, incluse nei suoi conti la spesa di centinaia di uova che dovevano essere distribuite alle sue cameriere. Nel XVII secolo il papa Paolo V benedì in una preghiera un umile uovo che doveva essere usato in Inghilterra, Scozia e Irlanda. Proibite durante la solenne festa della Quaresima, le uova furono reintrodotte nella domenica di Pasqua, come regalo per la famiglia, gli amici e la servitù.
LA STORIA DELL'UOVO DI PASQUA L'uovo di Pasqua è venerabile, mentre le uova di cioccolato hanno un origine abbastanza recente, il vero uovo, quello decorato con colori e disegni ha un origine antica ed é simbolo della vita che continua e della resurrezione di Cristo celebrata in primavera. Date come regalo dagli antichi Greci,Persiani e Cinesi durante le feste di primavera, le uova erano presenti anche nella mitologia pagana, dove si legge dell' Uccello-Sole che si é schiuso dall'Uovo-Mondo. Secondo alcune tradizioni pagane, il Paradiso e la Terra sono state formate da due parti in un uovo. Siccome l'uovo é naturalmente il simbolo della resurrezione di Gesù Cristo si é ritenuto appropriato associarlo alla festa pasquale. Durante il Medioevo, le uova erano colorate e donate a Pasqua. Edoardo I nel 1290, incluse nei suoi conti la spesa di centinaia di uova che dovevano essere distribuite alle sue cameriere. Nel XVII secolo il papa Paolo V benedì in una preghiera un umile uovo che doveva essere usato in Inghilterra, Scozia e Irlanda. Proibite durante la solenne festa della Quaresima, le uova furono reintrodotte nella domenica di Pasqua, come regalo per la famiglia, gli amici e la servitù.

 

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LA TRADIZIONE DELL'UOVO Di tutti i simboli associati alla Pasqua, l'uovo, il simbolo della fertilità e della nuova vita, è il più conosciuto. I costumi e le tradizioni di usare le uova, sono stati associati per secoli alla festività pasquale. Originariamente le uova di Pasqua, erano dipinte con colori brillanti per rappresentare l'alba della primavera ed erano usate in cestini e donate come regalo. Successivamente furono colorate e dipinte con vari disegni. Queste uova erano scambiate tra i fidanzati, in un modo simile al giorno di San Valentino. Nel tempo medievale, le uova erano tradizionalmente date a Pasqua ai servi.



In Germania, invece, venivano regalate ai bambini insieme ad altri doni. In alcune zone della Germania e dell'Austria uova verdi sono utilizzate il giovedì santo. Gli artisti austriaci disegnano particolari motivi avvolgendo le uova bollite in piante e felci. Le piante sono successivamente rimosse rivelando un bianco impressionante. Le varie culture hanno sviluppato un modo proprio di decorare le uova pasquali. Le popolazioni slave decorano le loro uova con particolari disegni dorati ed argentati. Uova rosse, in onore del sangue di Cristo,vengono scambiate in Grecia. Ai poli ed in Ucraina decorano le uova con semplici disegni e pochi colori. Alcune di queste sono fatte in un modo particolare chiamato pysanki.

Le uova pysanki sono un vero e proprio capolavoro. La cera d'api viene sciolta ed applicata sulle uova fresche. Esse vengono successivamente immerse in un bagno di colore. Alla fine, tra linee e colori, emerge una vera e propria opera d'arte. In Germania e in altri stati le uova usate per cucinare vengono svuotate e bollite, poi appese agli alberi durante la settimana santa. In Armenia vengono dipinte con le immagini di Cristo,di Maria e di altre figure religiose.

 

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RICETTE DI PASQUA Costolette d'Agnello Vestite

600 g di costolette d'agnello

10 g di burro, sale e pepe q.b.

15 g di prosciutto magro

10 g di parmigiano grattato, noce moscata q.b.

tartufo o funghi secchi q.b.,pasta sfoglia

besciamella, 1 tuorlo

- per la pasta sfoglia:

200 g di farina di frumento tipo 00, 150 g di burro

acqua,sale, 15 g di acquavite

per la besciamella:

50 g di burro

15 g di farina di frumento tipo 0

500 g di latte intero

Schiacciare le costolette, pareggiarle e cuocerle col burro. Condirle calde con sale e pepe e metterle da parte.Fare la besciamella col seguente procedimento: porre al fuoco in una casseruola la farina e il burro. Sciogliere il burro e la farina insieme con l'aiuto di un mestolo, e quando questa comincia a diventare color nocciola versare un po’ per volta il latte, girando continuamente finché il liquido non si sarà condensato come una crema. Se viene troppo soda aggiungere il latte, se viene troppo liquida rimettere al fuoco con un altro pezzetto di burro intriso di farina. Una volta pronta la besciamella aggiungervi il prosciutto tritato, il parmigiano, una presa di noce moscata e un tartufo a fettine o funghi secchi fatti rammollire nell'acqua tiepida e tritati. Mettere il composto da parte in modo che si raffreddi. Fare la pasta sfoglia e avvolgervi le costolette una per una, lasciando fuori l'osso della costola e spalmandole prima da una parte e dall'altra con il composto di besciamella e prosciutto. Una volta chiuse spennellare con rosso d'uovo, metterle dritte intorno all'orlo di una teglia, cuocere in forno e servire calde. Per un effetto raffinato fasciare l'estremità di ogni costola con carta bianca smerlata prima di servire.

Agnello e Uova

1 kg e 200 di cosciotto d'agnello disossato

2 cucchiai di farina, 1 cipolla

1 rametto di rosmarino

mezzo bicchiere d'olio extravergine d’oliva

1 bicchiere di vino bianco, due uova più un rosso

80 gr di pecorino fresco, sale e pepe

Tagliare a pezzi l'agnello e infarinarlo. Soffriggere il rosmarino e la cipolla a fettine nell'olio. Mettere l'agnello nella casseruola e farlo rosolare a fiamma alta. Bagnare prima con due cucchiai d'acqua poi con il vino. Abbassare la fiamma e fare cuocere con coperchio per circa 40 minuti. Se tendesse ad asciugarsi aggiungere poco vino alla volta. Salare e pepare. A questo punto si gratta il pecorino e si mette in una ciotola. Si rompono le uova, si sbattono e si amalgamano con il formaggio. Quando la carne è cotta, si versano le uova e il formaggio sopra l'agnello e si mescola a fuoco quasi inesistente per far addensare la salsa. Si deve servire subito a tavola.

Torta Pasqualina

500 gr. farina , tre mazzi di bietole

un bicchiere di formaggio grana grattugiato

quattro uova 500 gr. di ricotta romana burro

olio e sale

Mettere la farina a fontana sulla spianatoia, fare un incavo nel mezzo e versarvi cinque cucchiai d'olio extravergine di oliva, una grossa presa di sale e mezzo bicchiere d'acqua. Impastare in modo da ottenere una pasta morbida e liscia.Lasciare riposare per un'ora. Lessare le bietole per 5 minuti in acqua bollente e salata; scolarle accuratamente e farle saltare in padella con una noce di burro. Quindi passarle al setaccio e incorporare due terzi del formaggio, la ricotta, pure passata al setaccio e amalgamare bene il tutto.Dividere quindi la pasta in dieci parti, stendere ciascuna di queste in tante sfoglie sottili e del diametro di 25 cm. Ungere lo stampo d'olio, adagiare una prima sfoglia e spennellarla di olio, mettere la seconda, ungerla e continuare così fino a cinque sfoglie. A questo punto adagiare l'impasto di bietole e ricotta, fare nel composto quattro incavi, in ognuno dei quali mettere un uovo leggermente salato. Spolverare con il rimanente formaggio e ricoprire con le altre cinque sfoglie di pasta spennellate con l'olio. Ungere anche l'ultima sfoglia, bucherellarla con uno stecchino e infornare per un'ora a 180°.E' buona sia calda che fredda

Paska

600 gr. ricotta ,70 gr. uva passa

150 gr. burro ,150 gr. zucchero

250 ml. Panna ,tre tuorli d'uovo

70 gr. mandorle tritate

E' un dolce russo tipico di Pasqua. Mettere la ricotta in un panno di tela, strizzarla bene e lasciarla riposare in frigorifero per una notte. Il giorno dopo passarla al setaccio e metterla in una terrina. Fare rinvenire l'uva passa in acqua tiepida e asciugarla. In un'altra terrina montare a crema il burro con lo zucchero, i tuorli, aggiungere la ricotta, la panna, l'uva passa e le mandorle; amalgamare il tutto. Rivestire un vaso di terracotta con una garza, riempirlo con il composto e adagiare sopra un pattino sul quale poggiare una pietra. Disporre il vaso in una terrina e lasciare asciugare la Paska per 24 ore. Trascorso questo tempo, capovolgerla su un piatto di servizio e tagliarla a fette con un coltello precedentemente immerso in acqua calda.

Campanaru

Pasta frolla:
1 kg di farina 0 ,1 kg di farina 00
500 g di strutto,700 g di zucchero
½ litro di latte ,3 bustine di vaniglia
1 cucchiaio di ammoniaca solida per dolci (oppure 2 bustine di pane degli angeli)

Decorazione:
uova sode colorate,glassa
confettini colorati

Preparare la frolla e usare per ciascun dolce mediamente 200 g di pasta. Lavorare la pasta a forma di ciambella intrecciata o secondo la vostra fantasia, mettendo nella parte di chiusura l'uovo colorato e legandolo con delle striscioline di pasta. Adagiarli appena pronti in una teglia coperta di carta forno e infornare a forno caldo per 20/30 minuti. Quando è freddo spennellare di glassa e cospargere sopra i confettini. N.B. le uova si tingevano di rosso facendole bollire nell'acqua con della carta crespata rossa, oppure usando i colori da pasticciere.
Le uova rosse rimandano sicuramente alla tradizione ortodossa della Pasqua.

Ciambella Pasquale

300 gr. di farina,150 gr. di zucchero

2 uova intere, 100 gr. di burro fuso

scorza di limone grattugiata, 2 cucchiaini lievito

latte q.b.

Mescolare tutti gli ingredienti fino ad ottenere un composto morbido ma che si possa lavorare con le mani infarinate dandogli la forma di un rotolo e quindi di una ciambella unendo le estremità.
Sistemare la ciambella sulla placca del forno rivestita di carta e far cuocere a 180° per 30/35 minuti

Colomba di Pasqua di Casa Mia

600 gr di farina, 100 gr di latte

200 gr di burro morbido, 150 gr di zucchero

5 tuorli 25 gr di lievito di birra

100 gr di gocce di cioccolata o 150 gr di canditi misti, buccia grattugiata di limone

un pizzico di sale

copertura:

100 gr di mandorle, 50 gr di zucchero

1 albume d'uovo, granella di zucchero

Preparare con 80 gr. di farina, il lievito e acqua tiepida un panetto e farlo lievitare.
Impastare quindi farina, latte, tuorli, 100 gr di burro, lo zucchero, la buccia di limone, il sale, il latte tiepido e il panetto lievitato. Impastare a lungo, per rendere omogeneo l'impasto. Lasciar lievitare in luogo tiepido per circa 30'. Lavorare di nuovo l'impasto aggiungendo gli altri 100 gr di burro, la cioccolata o i canditi. Disporre in stampo a forma di colomba ben imburrato e rialzato ai bordi con una striscia di carta da forno. Riposare per circa 30'. Nel frattempo preparare una pastella con l'albume ben sbattuto, i 50 gr di zucchero,70 gr di mandorle frullate. Spennellare la colomba con questa copertura e cospargere con la granella e le mandorle rimaste. Mettere in forno caldo a 190° per 15'; coprire con un foglio di carta da forno e cuocere per altri 20/25'minuti.

Dolce Vola Colomba

gr 850 ricotta freschissima

3 uova, gr 200 zucchero a velo

3 bicchierini di rhum o vodka fiorellini di zucchero e confettini colorati per decorare

Mescolare in una ciotola le 3 uova con lo zucchero, unire un po' alla volta la ricotta amalgamando bene poi anche il liquore. Ungere con pochissimo olio di mandorle uno stampo a forma di colomba, versarvi il composto e pressarlo bene. Metterlo a raffreddare in frigorifero per una notte o più. Poco prima di servire, togliere la colomba, cospargere di confettini colorati e decorare con fiori di zucchero. La ricetta originale prevedeva anche un pizzico di cannella in polvere...

 

 

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VIA CRUCIS

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PRIMA STAZIONE Gesù condannato a morte

 

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SECONDA STAZIONE Gesù abbraccia la Croce e sale il Calvario

 

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TERZA STAZIONE Gesù cade la prima volta

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QUARTA STAZIONE Gesù incontra la sua Santissima Madre

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QUINTA STAZIONE Gesù è aiutato dal Cireneo

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SESTA STAZIONE Gesù è asciugato dalla Veronica

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SETTIMA STAZIONE Gesù cade la seconda volta

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OTTAVA STAZIONE Gesù consola le pie donne

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NONA STAZIONE Gesù cade la terza volta

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DECIMA STAZIONE Gesù è spogliato delle vesti ed abbeverato di ace­to e fiele

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UNDICESIMA STAZIONE Gesù è inchiodato alla croce

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DODICESIMA STAZIONE Gesù muore in croce

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TREDICESIMA STAZIONE Gesù è deposto dalla croce e adagiato nelle brac­cia di sua Madre

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QUATTORDICESIMA STAZIONE Gesù morto, è deposto nel sepolcro

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