Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Torna anche quest’anno il tradizionale concorso “Disegna tu i nostri auguri”. Il comune di Vimercate ripropone l’iniziativa riservata ai bambini, arrivata ormai alla sua quinta edizione.
Disegna tu gli auguri di Natale del comune di Vimercate
Bimbi, siete bravi a disegnare? Chissà quanti di voi in questi giorni sono alle prese con lettere e disegni in tema natalizio. Allora potete partecipare al concorso del comune di Vimercate dedicato a voi! In occasione delle festività natalizie, infatti, i più piccoli sono invitati a prendere parte all’iniziativa del comune “Disegna tu i nostri auguri”. Tra tutti i disegni che arriveranno in comune nelle nelle prossime tre settimane uno verrà scelto e diventerà il biglietto di auguri ufficiale della città.
Modalità di partecipazione
Per partecipare è necessario portare entro lunedì 11 dicembre i disegni alla sede di Spazio Città oppure inviarli via mail all’indirizzo ufficiostampa@comune.vimercate.mb.it. Vi ricordiamo di indicare sul retro del disegno il nome, cognome, indirizzo, classe e scuola di appartenenza.
In tutte le case e sul sul web
Il disegno vincitore verrà utilizzato dal Sindaco per mandare gli auguri di Natale e sarà premiato in occasione della cerimonia delle benemerenze cittadine in programma il prossimo 14 dicembre. Inoltre potrà vedere pubblicato il proprio disegno sul sito del Comune e sulla pagina facebook ufficiale.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Scene di follia domenica sera al Villaggio dei Giovi di Limbiate. Dopo il litigio con il figlio del vicino viene punito con una coltellata. Poi gli sfasciano la macchina
Litiga con figlio del vicino: aggredito a Limbiate
Ha avuto uno screzio col figlio del vicino di casa, è stato punito con una coltellata. Scene di follia domenica sera in un condominio di via Grandi, al Villaggio Giovi, a pochi passi dalla parrocchia Sacro Cuore. La violenta aggressione è avvenuta intorno alle 20,30 di domenica sera: un moldavo di 32 anni, sentito il racconto del figliastro 17enne che lamentava di essere stato sgridato e schiaffeggiato dal vicino di casa, ha deciso di vendicarsi in maniera esemplare. Prima l’ha aggredito con una coltellata. Poi con il figlio gli ha sfasciato la macchina.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Tragedia nel quartiere di Via Irno a Salerno, dove, questa mattina, è stato ritrovato il corpo senza vita di un uomo nella sua abitazione. Il ritrovamento è avvenuto in Via Gelsi Rossi, una parallela di Via Settimio Mobilio. Sul posto, l’intervento dei sanitari e dei Carabinieri, per indagare e risalire alle cause del decesso. Al momento non sono state rese note le sue generalità. I Carabinieri, che stanno indagando sul caso, attualmente sembrano non voler escludere nessuna pista, tenendo conto sia dell’ipotesi malore che della morte violenta.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA CASERTA, 20 NOV - E' stato trovato dai carabinieri il figlio di Francesco Afratellanza e Antonietta Della Gatta, i due coniugi ritrovati sgozzati nella propria abitazione di Parete, nel Casertano. E' stato fermato lungo la via Santa Maria a Cubito direzione Cancello e Arnone. Ritrovato un coltello lungo il ciglio di una strada in Parete, località Portella, distante circa 1km dal luogo dell'omicidio. Allo stato, il 40enne non è ancora stato sottoposto a fermo; in questi momenti viene sentito dal magistrato.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Torino. «Sid è un cane normale ma con un carattere tosto, tolto troppo presto alla mamma, che purtroppo ha subito un percorso iniziale sbagliato, anche se ora sono sulla giusta strada». Così Daniele Conte, 28 anni, parlava su Facebook del suo bull terrier di un anno e mezzo. Lo stesso cane che sabato sera i vicini hanno trovato seduto a qualche metro dal cadavere del giovane che era stato chiamato per addestrarlo. Davide Lobue, educatore cinofilo di 26 anni, aveva lacerazioni in tutto il corpo, ma è un mistero la sua morte, avvenuta tra il tardo pomeriggio e le prime ore della sera, ben prima del ritrovamento. Di sicuro Sid ha morso Lobue ma non è detto che lo abbia ucciso. Le brutte ferite che alle gambe, infatti, sono state inferte quando l’educatore era già morto. Al contrario i graffi e i morsi al collo e alla testa non sembrano così profondi da risultare letali. Il luogo della tragedia è un giardino recintato a pochi passi da alcune palazzine a Monteu da Po, nel Torinese. Sul terreno non c’era molto sangue: questo è stato il primo dettaglio a insospettire i carabinieri della compagnia di Chivasso e il medico legale intervenuti poco prima di mezzanotte, avvertiti da un sedicenne che abita lì e che da ore sentiva il cane abbaiare. «Non riesco a crederci, non c’erano stati mai episodi che facessero pensare a qualcosa di simile», continuava a ripetere il padrone dell’animale nel cuore della notte, andando su e giù per il vialetto di casa, illuminato a intermittenza dai lampeggianti delle sirene di soccorritori e investigatori. Eppure Daniele Conte sapeva che il suo Sid aveva bisogno di un aiuto. In più occasioni lo aveva condiviso su Facebook, dove postava anche foto e video del lavoro che faceva con lui. «Tutti bravi i padroni. Tutti bravi a far lavorare il cane — aveva scritto — Invece una delle cose migliori che ho fatto per il mio cane è stata di dargli una pausa. Due mesi di relax. Ora siamo tornati a lavorare: Sid si è rigenerato mentalmente ed è cresciuto più di quanto mi aspettassi». Un messaggio denso di consapevolezza e di speranza per ulteriori progressi. Anche per questo sabato Daniele aveva chiamato Davide, che viveva a Rivoli e che aveva conosciuto mesi fa tramite amicizie comuni. Ogni tanto si erano incontrati, ma quella era la prima volta che il cane e l’educatore — che aveva un’esperienza decennale e che si era specializzato proprio sulle specie aggressive — lavoravano insieme. Daniele aveva organizzato di andare a Milano per un concerto, Davide avrebbe avuto la giornata intera da dedicare a Sid. Poi al termine del lavoro avrebbe lasciato l’animale in casa ad attendere il ritorno del padrone, posando le chiavi sul tavolo e chiudendosi la porta alle spalle. Invece tutto è finito in quel giardino. Per conoscere la verità sull’accaduto si dovrà attendere l’esito dell’autopsia, che sarà effettuata dal medico legale Roberto Testi. Al momento sono due le ipotesi su cui stanno lavorando gli uomini dell’Arma, guidati dal capitano Luca Giacolla e coordinati dal pm di Ivrea Daniele Iavarone. Davide Lobue potrebbe essere stato stato stroncato da un malore e solo a quel punto il cane avrebbe fatto scempio del cadavere. Ma è anche possibile che il bull terrier abbia attaccato l’educatore alla gola, provocando la rottura della carotide e un’inarrestabile emorragia interna. L’animale ora è stato affidato a un canile, sotto osservazione per valutarne la pericolosità.
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inserito da Michele Pappacoda Storia di ordinaria follia a Gragnano, ieri mattina un’autista è stato accoltellato dopo aver chiesto ad un passeggero di esibire il biglietto. Pietro Spagnoletta, 43enne di Lettere, controllore sulla linea Sita diretta per Agerola chiese a Ciro Donnarumma, 54enne di Gragnano, di mostrargli il titolo di viaggio quando il bus era già in moto. L’uomo rivela di non avere il biglietto, rifiutandosi di versare la somma utile per accedere alla corsa e insultando il controllore. Qualche passeggero si è offerto persino di pagare il biglietto, ma questo non è servito a placare l’ira del 54enne, che si ha estratto un coltello colpendo Spagnoletta all’addome. Mentre il Donnarumma è fuggito dal pullman, il 43enne dipendente della Sita è stato ricoverato al San Leonardo di Castellammare di Stabia e dopo essere stato assistito dai medici, ora si trova in prognosi riservata. I carabinieri della stazione di Gragnano insieme ai colleghi della compagnia di Castellammare sono riusciti a risalire all’aggressore, ascoltando l’autista e i passeggeri. I militari hanno trovato in Via Roma l’uomo in stato confusionale e dopo averlo prelevato l’hanno tradotto prima in caserma e poi per direttissima al carcere di Poggioreale. L’aggressore era già noto alle forze dell’ordine.
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DI MICHELE PAPPACODA «Visto che quella sentenza ha fatto scoprire una cosa che si doveva già conoscere, ovvero quella delle leggi italiane a tutela dei minori, a questo punto la cosa che si può, e si deve fare, è fare un emendamento, perché per un disegno di legge i tempi sarebbero un pò troppo lunghi. Per far diventare norma primaria quando un genitore fa la liberatoria verso la scuola per consentire l'andata e ritorno da scuola a casa dei minori assumendosi quindi tutte le responsabilità che ne conseguono»: lo ha detto stamani a Perugia, sulla questione degli studenti della scuola media da accompagnare, la ministra dell'Istruzione Valeria Fedeli, a margine del suo intervento per l'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università per stranieri.
L'ipotesi a cui sta lavorando il governo è un emendamento alla legge di Bilancio, se si deciderà di partire dal Senato. O, in alternativa, partendo dalla Camera, al decreto fiscale.«Aggiungo però - ha proseguito Fedeli - che deve essere considerato, dal punto di vista dei genitori, che questa non è soltanto una semplificazione del loro rapporto con le condizioni di vita che ci sono e le flessibilità necessarie, ma anche una responsabilità educativa: perché bisogna essere consapevoli che ci sono contesti e fasi di maturazione differenti e quindi deve essere questo anche un percorso educativo, se vuoi davvero accompagnare i ragazzi minori all'autonomia».
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inserito da Direttore Anteprima www.mikivettica.net MODENA. Una scossa di terremoto è stata avvertita distintamente da parecchi modenesi soprattutto quelli residenti ai piani alti alle 13.37 di oggi, 19 novembre.
Secondo i dati riportati dall'istituto nazionale di geofisica e vulcanologia il sisma ha avuto una magnitudo di 4.4 con epicentro Fornovo di Taro, Parma, ma sono stati in tanti, anche a Modena e a Reggio Emilia, ad accorgersi della scossa. Non si segnalano danni a persone. In precedenza se ne era verificata un'altra di instensità 3.3
Nessuna segnalazione di danni, al momento, a persone o cose è stata fatta in seguito alle due scosse di terremoto avvenute nel parmense. Lo conferma il Dipartimento della protezione civile. «A seguito degli eventi sismici registrati dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, in provincia di Parma, alle ore 13.10 e alle ore 13.37, rispettivamente con magnitudo 3.3 e 4.4, la Sala Situazione Italia del Dipartimento della Protezione Civile - si legge in una nota - si è messa in contatto con le strutture locali del Sistema nazionale di protezione civile. Dalle verifiche effettuate, gli eventi - con epicentro tra i comuni Fornovo di Taro, Varano dè Melegari e Terenzo - sono risultati avvertiti dalla popolazione, ma non sono stati segnalati al momento danni a persone o cose».
L'area colpita oggi dal terremoto «è una zona sismica, anche se dall'analisi storica non risultano terremoti di magnitudo superiore a 6», ha osservato Amato. La zona immediatamente vicina a Parma ha invece risentito in passato dei forti terremoti avvenuti nell'Appennino emiliano e nella Garfagnana, probabilmente sia per la vicinanza, sia per l'effetto di amplificazione dovuto alla natura sedimentaria del terreno, nello strato più superficiale.
Su Parma «l'intensità» delle scosse di terremoto di magnitudo 3.3 e 4.4 con epicentro «nell' Appennino» intorno a Fornovo di Taro e Varano dè Melegari «nell' Appennino» è stata percepibile ma non di particolare rilievo al momento. Siamo in contatto con il centro regionale di protezione civile per ulteriori aggiornamenti. La situazione è in corso di monitoraggio«. È quanto scrive, sulla sua pagina Facebook, il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti.
La scossa di terremoto con epicentro a Fornovo di Taro è stata avvertita nettamente in tutta la provincia di Parma, con molti cittadini che sono scesi in strada, ma al momento non ci sono segnalazioni di danni a persone e cose. Molte le telefonate ricevute dai Vigili del Fuoco, ma non ci sono interventi in atto. Buona parte della popolazione ha avvertito anche una scossa precedente di magnitudo 3.3 delle 13.10 registrata con epicentro a Varano dè Melegari sempre nel Parmense.
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A CURA DI MICHELE PAPPACODA
Non amiamo a parole ma con i fatti
1. «Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità» (1 Gv 3,18). Queste parole dell’apostolo Giovanni esprimono un imperativo da cui nessun cristiano può prescindere. La serietà con cui il “discepolo amato” trasmette fino ai nostri giorni il comando di Gesù è resa ancora più accentuata per l’opposizione che rileva tra le parole vuote che spesso sono sulla nostra bocca e i fatti concreti con i quali siamo invece chiamati a misurarci. L’amore non ammette alibi: chi intende amare come Gesù ha amato, deve fare proprio il suo esempio; soprattutto quando si è chiamati ad amare i poveri. Il modo di amare del Figlio di Dio, d’altronde, è ben conosciuto, e Giovanni lo ricorda a chiare lettere. Esso si fonda su due colonne portanti: Dio ha amato per primo (cfr 1 Gv 4,10.19); e ha amato dando tutto sé stesso, anche la propria vita (cfr 1 Gv3,16).
Un tale amore non può rimanere senza risposta. Pur essendo donato in maniera unilaterale, senza richiedere cioè nulla in cambio, esso tuttavia accende talmente il cuore che chiunque si sente portato a ricambiarlo nonostante i propri limiti e peccati. E questo è possibile se la grazia di Dio, la sua carità misericordiosa viene accolta, per quanto possibile, nel nostro cuore, così da muovere la nostra volontà e anche i nostri affetti all’amore per Dio stesso e per il prossimo. In tal modo la misericordia che sgorga, per così dire, dal cuore della Trinità può arrivare a mettere in movimento la nostra vita e generare compassione e opere di misericordia per i fratelli e le sorelle che si trovano in necessità.
2. «Questo povero grida e il Signore lo ascolta» (Sal 34,7). Da sempre la Chiesa ha compreso l’importanza di un tale grido. Possediamo una grande testimonianza fin dalle prime pagine degli Atti degli Apostoli, là dove Pietro chiede di scegliere sette uomini «pieni di Spirito e di sapienza» (6,3) perché assumessero il servizio dell’assistenza ai poveri. È certamente questo uno dei primi segni con i quali la comunità cristiana si presentò sulla scena del mondo: il servizio ai più poveri. Tutto ciò le era possibile perché aveva compreso che la vita dei discepoli di Gesù doveva esprimersi in una fraternità e solidarietà tali, da corrispondere all’insegnamento principale del Maestro che aveva proclamato i poveri beati ed eredi del Regno dei cieli (cfr Mt5,3).
«Vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno» (At 2,45). Questa espressione mostra con evidenza la viva preoccupazione dei primi cristiani. L’evangelista Luca, l’autore sacro che più di ogni altro ha dato spazio alla misericordia, non fa nessuna retorica quando descrive la prassi di condivisione della prima comunità. Al contrario, raccontandola intende parlare ai credenti di ogni generazione, e quindi anche a noi, per sostenerci nella testimonianza e provocare la nostra azione a favore dei più bisognosi. Lo stesso insegnamento viene dato con altrettanta convinzione dall’apostolo Giacomo, che, nella sua Lettera, usa espressioni forti ed incisive: «Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto i poveri agli occhi del mondo, che sono ricchi nella fede ed eredi del Regno, promesso a quelli che lo amano?Voi invece avete disonorato il povero! Non sono forse i ricchi che vi opprimono e vi trascinano davanti ai tribunali? [...] A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha le opere? Quella fede può forse salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: “Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi”, ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve? Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta» (2,5-6.14-17).
3. Ci sono stati momenti, tuttavia, in cui i cristiani non hanno ascoltato fino in fondo questo appello, lasciandosi contagiare dalla mentalità mondana. Ma lo Spirito Santo non ha mancato di richiamarli a tenere fisso lo sguardo sull’essenziale. Ha fatto sorgere, infatti, uomini e donne che in diversi modi hanno offerto la loro vita a servizio dei poveri. Quante pagine di storia, in questi duemila anni, sono state scritte da cristiani che, in tutta semplicità e umiltà, e con la generosa fantasia della carità, hanno servito i loro fratelli più poveri!
Tra tutti spicca l’esempio di Francesco d’Assisi, che è stato seguito da numerosi altri uomini e donne santi nel corso dei secoli. Egli non si accontentò di abbracciare e dare l’elemosina ai lebbrosi, ma decise di andare a Gubbio per stare insieme con loro. Lui stesso vide in questo incontro la svolta della sua conversione: «Quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi, e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da loro, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di animo e di corpo» (Test 1-3: FF 110). Questa testimonianza manifesta la forza trasformatrice della carità e lo stile di vita dei cristiani.
Non pensiamo ai poveri solo come destinatari di una buona pratica di volontariato da fare una volta alla settimana, o tanto meno di gesti estemporanei di buona volontà per mettere in pace la coscienza. Queste esperienze, pur valide e utili a sensibilizzare alle necessità di tanti fratelli e alle ingiustizie che spesso ne sono causa, dovrebbero introdurre ad un vero incontro con i poveri e dare luogo ad una condivisione che diventi stile di vita. Infatti, la preghiera, il cammino del discepolato e la conversione trovano nella carità che si fa condivisione la verifica della loro autenticità evangelica. E da questo modo di vivere derivano gioia e serenità d’animo, perché si tocca con mano la carne di Cristo. Se vogliamo incontrare realmente Cristo, è necessario che ne tocchiamo il corpo in quello piagato dei poveri, come riscontro della comunione sacramentale ricevuta nell’Eucaristia. Il Corpo di Cristo, spezzato nella sacra liturgia, si lascia ritrovare dalla carità condivisa nei volti e nelle persone dei fratelli e delle sorelle più deboli. Sempre attuali risuonano le parole del santo vescovo Crisostomo: «Se volete onorare il corpo di Cristo, non disdegnatelo quando è nudo; non onorate il Cristo eucaristico con paramenti di seta, mentre fuori del tempio trascurate quest’altro Cristo che è afflitto dal freddo e dalla nudità»(Hom. in Matthaeum, 50, 3: PG 58).
Siamo chiamati, pertanto, a tendere la mano ai poveri, a incontrarli, guardarli negli occhi, abbracciarli, per far sentire loro il calore dell’amore che spezza il cerchio della solitudine. La loro mano tesa verso di noi è anche un invito ad uscire dalle nostre certezze e comodità, e a riconoscere il valore che la povertà in sé stessa costituisce.
4. Non dimentichiamo che per i discepoli di Cristo la povertà è anzitutto una vocazione a seguire Gesù povero. È un cammino dietro a Lui e con Lui, un cammino che conduce alla beatitudine del Regno dei cieli (cfr Mt 5,3; Lc 6,20). Povertà significa un cuore umile che sa accogliere la propria condizione di creatura limitata e peccatrice per superare la tentazione di onnipotenza, che illude di essere immortali. La povertà è un atteggiamento del cuore che impedisce di pensare al denaro, alla carriera, al lusso come obiettivo di vita e condizione per la felicità. E’ la povertà, piuttosto, che crea le condizioni per assumere liberamente le responsabilità personali e sociali, nonostante i propri limiti, confidando nella vicinanza di Dio e sostenuti dalla sua grazia. La povertà, così intesa, è il metro che permette di valutare l’uso corretto dei beni materiali, e anche di vivere in modo non egoistico e possessivo i legami e gli affetti (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 25-45).
Facciamo nostro, pertanto, l’esempio di san Francesco, testimone della genuina povertà. Egli, proprio perché teneva fissi gli occhi su Cristo, seppe riconoscerlo e servirlo nei poveri. Se, pertanto, desideriamo offrire il nostro contributo efficace per il cambiamento della storia, generando vero sviluppo, è necessario che ascoltiamo il grido dei poveri e ci impegniamo a sollevarli dalla loro condizione di emarginazione. Nello stesso tempo, ai poveri che vivono nelle nostre città e nelle nostre comunità ricordo di non perdere il senso della povertà evangelica che portano impresso nella loro vita.
5. Conosciamo la grande difficoltà che emerge nel mondo contemporaneo di poter identificare in maniera chiara la povertà. Eppure, essa ci interpella ogni giorno con i suoi mille volti segnati dal dolore, dall’emarginazione, dal sopruso, dalla violenza, dalle torture e dalla prigionia, dalla guerra, dalla privazione della libertà e della dignità, dall’ignoranza e dall’analfabetismo, dall’emergenza sanitaria e dalla mancanza di lavoro, dalle tratte e dalle schiavitù, dall’esilio e dalla miseria, dalla migrazione forzata. La povertà ha il volto di donne, di uomini e di bambini sfruttati per vili interessi, calpestati dalle logiche perverse del potere e del denaro. Quale elenco impietoso e mai completo si è costretti a comporre dinanzi alla povertà frutto dell’ingiustizia sociale, della miseria morale, dell’avidità di pochi e dell’indifferenza generalizzata!
Ai nostri giorni, purtroppo, mentre emerge sempre più la ricchezza sfacciata che si accumula nelle mani di pochi privilegiati, e spesso si accompagna all’illegalità e allo sfruttamento offensivo della dignità umana, fa scandalo l’estendersi della povertà a grandi settori della società in tutto il mondo. Dinanzi a questo scenario, non si può restare inerti e tanto meno rassegnati. Alla povertà che inibisce lo spirito di iniziativa di tanti giovani, impedendo loro di trovare un lavoro; alla povertà che anestetizza il senso di responsabilità inducendo a preferire la delega e la ricerca di favoritismi; alla povertà che avvelena i pozzi della partecipazione e restringe gli spazi della professionalità umiliando così il merito di chi lavora e produce; a tutto questo occorre rispondere con una nuova visione della vita e della società.
Tutti questi poveri – come amava dire il Beato Paolo VI – appartengono alla Chiesa per «diritto evangelico» (Discorso di apertura della II sessione del Concilio Ecumenico Vaticano II, 29 settembre 1963) e obbligano all’opzione fondamentale per loro. Benedette, pertanto, le mani che si aprono ad accogliere i poveri e a soccorrerli: sono mani che portano speranza. Benedette le mani che superano ogni barriera di cultura, di religione e di nazionalità versando olio di consolazione sulle piaghe dell’umanità. Benedette le mani che si aprono senza chiedere nulla in cambio, senza “se”, senza “però” e senza “forse”: sono mani che fanno scendere sui fratelli la benedizione di Dio.
6. Al termine del Giubileo della Misericordia ho voluto offrire alla Chiesa la Giornata Mondiale dei Poveri, perché in tutto il mondo le comunità cristiane diventino sempre più e meglio segno concreto della carità di Cristo per gli ultimi e i più bisognosi. Alle altre Giornate mondiali istituite dai miei Predecessori, che sono ormai una tradizione nella vita delle nostre comunità, desidero che si aggiunga questa, che apporta al loro insieme un elemento di completamento squisitamente evangelico, cioè la predilezione di Gesù per i poveri.
Invito la Chiesa intera e gli uomini e le donne di buona volontà a tenere fisso lo sguardo, in questo giorno, su quanti tendono le loro mani gridando aiuto e chiedendo la nostra solidarietà. Sono nostri fratelli e sorelle, creati e amati dall’unico Padre celeste. Questa Giornata intende stimolare in primo luogo i credenti perché reagiscano alla cultura dello scarto e dello spreco, facendo propria la cultura dell’incontro. Al tempo stesso l’invito è rivolto a tutti, indipendentemente dall’appartenenza religiosa, perché si aprano alla condivisione con i poveri in ogni forma di solidarietà, come segno concreto di fratellanza. Dio ha creato il cielo e la terra per tutti; sono gli uomini, purtroppo, che hanno innalzato confini, mura e recinti, tradendo il dono originario destinato all’umanità senza alcuna esclusione.
7. Desidero che le comunità cristiane, nella settimana precedente la Giornata Mondiale dei Poveri, che quest’anno sarà il 19 novembre, XXXIII domenica del Tempo Ordinario, si impegnino a creare tanti momenti di incontro e di amicizia, di solidarietà e di aiuto concreto. Potranno poi invitare i poveri e i volontari a partecipare insieme all’Eucaristia di questa domenica, in modo tale che risulti ancora più autentica la celebrazione della Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo, la domenica successiva. La regalità di Cristo, infatti, emerge in tutto il suo significato proprio sul Golgota, quando l’Innocente inchiodato sulla croce, povero, nudo e privo di tutto, incarna e rivela la pienezza dell’amore di Dio. Il suo abbandonarsi completamente al Padre, mentre esprime la sua povertà totale, rende evidente la potenza di questo Amore, che lo risuscita a vita nuova nel giorno di Pasqua.
In questa domenica, se nel nostro quartiere vivono dei poveri che cercano protezione e aiuto, avviciniamoci a loro: sarà un momento propizio per incontrare il Dio che cerchiamo. Secondo l’insegnamento delle Scritture (cfr Gen 18,3-5; Eb 13,2), accogliamoli come ospiti privilegiati alla nostra mensa; potranno essere dei maestri che ci aiutano a vivere la fede in maniera più coerente. Con la loro fiducia e disponibilità ad accettare aiuto, ci mostrano in modo sobrio, e spesso gioioso, quanto sia decisivo vivere dell’essenziale e abbandonarci alla provvidenza del Padre.
8. A fondamento delle tante iniziative concrete che si potranno realizzare in questa Giornata ci sia sempre la preghiera. Non dimentichiamo che il Padre nostro è la preghiera dei poveri. La richiesta del pane, infatti, esprime l’affidamento a Dio per i bisogni primari della nostra vita. Quanto Gesù ci ha insegnato con questa preghiera esprime e raccoglie il grido di chi soffre per la precarietà dell’esistenza e per la mancanza del necessario. Ai discepoli che chiedevano a Gesù di insegnare loro a pregare, Egli ha risposto con le parole dei poveri che si rivolgono all’unico Padre in cui tutti si riconoscono come fratelli. Il Padre nostro è una preghiera che si esprime al plurale: il pane che si chiede è “nostro”, e ciò comporta condivisione, partecipazione e responsabilità comune. In questa preghiera tutti riconosciamo l’esigenza di superare ogni forma di egoismo per accedere alla gioia dell’accoglienza reciproca.
9. Chiedo ai confratelli vescovi, ai sacerdoti, ai diaconi – che per vocazione hanno la missione del sostegno ai poveri –, alle persone consacrate, alle associazioni, ai movimenti e al vasto mondo del volontariato di impegnarsi perché con questa Giornata Mondiale dei Poveri si instauri una tradizione che sia contributo concreto all’evangelizzazione nel mondo contemporaneo.
Questa nuova GiornataMondiale, pertanto, diventi un richiamo forte alla nostra coscienza credente affinché siamo sempre più convinti che condividere con i poveri ci permette di comprendere il Vangelo nella sua verità più profonda. I poveri non sono un problema: sono una risorsa a cui attingere per accogliere e vivere l’essenza del Vangelo.
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A CURA DI MICHELE PAPPACODA
S. FAUSTO diac.
S. Matilde verg. S. Massimo S. Teodemiro ab.
"Fagioli con la pasta, questo solo ti basta"
Fausto
Etimologia:Il latino "faustus", ovvero "felice, gradito, beneaugurante", divenne, per ovvie ragioni, un "cognomen" molto frequente in epoca romana. Ciò gli permise di essere, in seguito, un personale diffuso già nel Medioevo. Carattere:Pur di ottenere gloria e rimanere famoso nel tempo, è disposto a lavorare duramente e a concedersi poco tempo per gli svaghi e i piaceri, ha infatti un eccessivo senso del dovere e della responsabilità. Si innamora delle amiche d'infanzia o di ragazze che gli vengono presentate da comuni amici. E' un passionale e piace a moltissime donne... e anche se non può, vorrebbe sposarle tutte. Con gli altri, fa ciò che gli viene richiesto, ma riesce anche ad imporre la sua volontà. Numero fortunato:2
La natura ti ha regalato numerose doti: bellezza, fascino, vivacità e curiosità intellettuale, diplomazia e facilità di relazione. Grazie a queste caratteristiche non incontri difficoltà nella professione, quasi sempre basata sulla creatività (dalle arti all'artigianato), sulla ricerca scientifica o sulle relazioni pubbliche. In amore cerca di essere più disponibile e comprensivo.
"1959. A Stoccolma si costituisce l'EFTA, l'Associazione europea di libero scambio, per favorire la collaborazione economica tra Austria, Danimarca, Gran Bretagna, Norvegia, Portogallo, Svezia e Svizzera."
Indira Gandhi - 1917 Gillo Pontecorvo - 1919 Meg Ryan - 1961 Jodie Foster - 1962
Trasporti é denominato ABS, ed è ormai diventato un segno distintivo per ogni automobile che si rispetti. A produrre in serie il primo sistema commerciale di antibloccaggio delle ruote delle automobili in fase di frenata, l'ABS appunto, è stata nel 1978 la società tedesca Bosch. Tale sistema, che poi sarà sviluppato grazie all'elettronica, ha avuto tuttavia origine nel 1936 con il brevetto di Robert Bosch. L'industria presenterà poi, nel 1987, anche il primo ASR per le auto, sistema che antislittamento delle ruote motrici in accelerazione.