Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
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INSERITO DA REDAZIONE A Positano brilla una nuova stella, è quella di Luigi Tramontano, chef executive del ristorante La Serra dell’Hotel Le Agavi. Da appena otto mesi alla guida della cucina nella Costiera Amalfitana ha ottenuto il prestigioso riconoscimento entrando nella Guida Michelin 2018 con questa motivazione: “Giovane chef artefice di una cucina moderna e creativa, preparata con prodotti del territorio”.Luigi Tramontano è figlio d’arte, fu guidato dal papà Antonio ad esperienze formative di rilievo come l’Etoile Accademy. Originario della Campania, ha saputo ampliare la passione verso la cucina tipica regionale con nuovi spunti derivati dalle esperienze gastronomiche. Ha collaborato presso alcuni dei più apprezzati alberghi e ristoranti italiani, tra cui il De Russie di Roma ed il Grand Hotel Quisisana di Capri. L’esperienza al Don Alfonso 1890, ristorante 2 stelle Michelin di Sant’Agata sui due Golfi, ha contribuito ad allargare i suoi orizzonti, puntando verso la diffusione della cucina mediterranea nel mondo. Aperto dal 1982 con un terrazzo da cui è possibile ammirare tutta la splendida baia, il ristorante “La Serra” è stato completamente rivisitato quest’anno : la sala è dominata da cupole decorate con foglie dorate e pavimento in maiolica azzurra. I tavoli per l’esterno, particolarissimi, sono stati realizzati a mano su disegno, che si è ispirato a differenti tipologie di marmo, le tappezzerie ed il tovagliato sono realizzati ad hoc, sempre su disegno. Propone piatti tipici e specialità nazionali ed internazionali a pranzo, gourmet solo la sera. La cantina, curata da Nicoletta Gargiulo, con annessa champagneria guarda il mare e gode di una vista eccezionale.«È motivo di grande orgoglio per noi ottenere la prima stella Michelin – così la proprietà dell’albergo 5 stelle – un grande riconoscimento, ottenuto tra l’altro in un tempo così breve. Siamo davvero entusiasti per il lavoro svolto dallo chef Tramontano e grata a tutto il team del Hotel Le Agavi. Il loro brillante successo incarna perfettamente la nostra filosofia di offrire ai nostri clienti un servizio di qualità». Le Agavi sono un vero paradiso. Il panorama è incantevole e si gode da qualsiasi angolo dell‘albergo. La casa ha tutte le camere con terrazze e balconi a picco sul mare, e tra queste suite una delle quali con piscina privata, arredate in maniera diversa con mobili antichi e di pregio, eleganti e luminose alcune sono dotate di vasca per idromassaggio.
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INSERITO DA REDAZIONE Un albero caduto in villa comunale, l’esondazione del fiume Sarno, la chiusura delle gallerie e periferie isolate. Sono solo alcuni dei danni dovuti ai temporali che si sono abbattuti tra ieri e oggi sulla città di Castellammare. La situazione più critica si è verificata durante la notte quando vento e acqua hanno messo in ginocchio il comprensorio stabiese. E ora, anche se l’allerta meteo termina alle ore 18, le squadre di soccorso sono già a lavoro per ripristinare lo stato dei luoghi.
Brutto risveglio per molti cittadini stabiesi, nella zona del lungomare, che hanno dovuto fare i conti con la caduta di un albero proprio all’interno della villa comunale. Essendo già pericolante in precedenza, quest’ultimo non è riuscito a difendersi dai colpi del vento crollando di fatto per terra. Fortunatamente non sono stati riscontrati danni a persone o cose.
Esonda, inoltre, nuovamente il fiume Sarno. Via Ripuaria, già da questa notte, è praticamente impercorribile con i Vigili del Fuoco che al momento stanno tentando di liberare dal fango le famiglie residenti e intrappolate in casa. Ha funzionato, anche questa volta, il semaforo che si attiva ogni qualvolta cresce il livello dell’acqua. Probabilmente via Ripuaria rimarrà chiusa almeno fino a domani per garantire il deflusso dell’acqua. Simili problemi, anche se in maniera ridotta, si sono avuti nella zona di via Fontanelle.
Chiuse le gallerie di Scanzano e Varano
Come annunciato dall’Anas, ieri sera, prima dell’arrivo dei temporali, sono state chiuse le gallerie della SS145 Sorrentina di Scanzano e Varano per la paura di ulteriori allagamenti. Era solo il 6 novembre quando i tue tunnel furono invasi dall’acqua creando dei problemi anche al sistema elettrico presente. Per riparare i danni, Anas dispose la chiusura delle gallerie ma per venire incontro alle esigenze dei Comuni della Penisola e quello di Castellammare, si decise di aprire solamente in caso di condizioni meteo favorevoli.
Però, ogni volta che la Protezione Civile dirama l’allerta meteo, si provvederà alla chiusura almeno fino a quando i lavori non saranno completati. Ed è così che centinaia di auto sono costrette a transitare lungo Viale delle Puglia o Viale Europa creando delle code lunghissime e mandando in tilt la circolazione. I due tunnel, secondo le ultime indiscrezioni, dovrebbero riaprire solamente domenica mattina quando ci sarà un miglioramento delle condizioni meteo.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA «La rotta comune – scrive Antonio Ferraro – è l’inclusione sociale e scolastica, raggiungibile solo con la partecipazione attiva di tutti. E a livello nazionale, il luogo più adatto, sia per l’elaborazione di analisi e proposte che per monitorare e vigilare l’applicazione delle norme, sembra essere l’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Mettiamoci al lavoro!» Aula di scuola vuotaNel suo articolo Rilanciare subito la cultura e soprattutto la prassi dell’inclusione scolastica, pubblicato da «Superando.it» il 22 novembre scorso, Salvatore Nocera ci ha proposto un’analisi lucida e schietta della situazione dell’inclusione scolastica in Italia,provando a rilanciare un dibattito da tempo assopito sulla realtà delle nostre classi, al di là delle autocelebrazioni ministeriali, prive di dati statistici a supporto. D’altronde la stessa assenza di rilevazioni serie sulla qualità dell’inclusione dimostra che il nostro sistema scolastico, nonostante un’avanzata normativa in materia, non si sia ancora dotato di strumenti validati per valutare e autovalutare i propri interventi inclusivi. Come afferma giustamente Nocera, sono tante, troppe le realtà in cui la sbandierata inclusione è fallita. Anzi, forse più che di fallimento, che presuppone comunque un precedente tentativo di cambiamento, dovremmo parlare piuttosto di inclusione mai neanche tentata, in un panorama disseminato di prassi di esclusione mai estinte. In quante scuole ancora esiste l’“aula del sostegno”? In quante scuole ancora l’insegnante per il sostegno viene invitato a portare fuori l’alunno con disabilità? In quante scuole ancora il Piano Educativo Individualizzato (PEI) viene redatto dal solo insegnante per il sostegno oppure, quando va bene, dal solo Consiglio di Classe, senza il contributo essenziale degli altri operatori della rete inclusiva? In quante scuole si utilizzano ancora termini come “portatore di handicap”, “diversamente abile”, “diversabile” o altre formule figlie di uno stigma sociale negativo sulle persone con disabilità? Tante domande scomode sulla qualità della cultura inclusiva prevalente in Italia e delle pratiche che ne conseguono che forse avrebbero risposte altrettanto scomode per un Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR) che trascura l’aspetto della ricaduta pratica della propria azione nella realtà. Una realtà fatta di persone in carne e ossa, che vivono la quotidianità delle dinamiche comunicative, sociali, emotive e di apprendimento della scuola. Salvatore Nocera prova ad entrare in queste dinamiche e ad individuare le cause di una situazione preoccupante in termini inclusivi. Tra le principali c’è senz’altro una carenza di formazione all’altezza, sia in ingresso che in servizio, degli operatori scolastici. Ma proprio sulla formazione si dovrebbe fare uno sforzo ulteriore di analisi sulle ultime disposizioni legislative, al fine di coglierne gli aspetti positivi e negativi proiettati nella futura applicazione pratica. Infatti, da una parte è da sottolineare positivamente il rafforzamento delle competenze di Pedagogia e Didattica Speciale, ma dall’altra chi ha prodotto il Decreto Legislativo 59/17 [quello sulla formazione iniziale dei docenti, N.d.R.] forse non ha fatto alcuna previsione sui possibili danni al già fragile sistema inclusivo scolastico, quando, terminato il cosiddetto percorso FIT (Formazione Iniziale e Tirocinio), entreranno nelle aule della scuola secondaria i neo abilitati all’insegnamento. Qualcuno, per esempio, ha pensato che potrebbero aumentare i meccanismi di delega all’insegnante per il sostegno, nel momento in cui il sistema di formazione e reclutamento sfornerà insegnanti abilitati solo sul sostegno, perché ritenuti “specializzati proprio per questo” e quindi “diversamente abilitati”? La separazione dei percorsi di formazione e, di conseguenza, la separazione delle carriere, potrebbe produrre nei fatti una separazione di progettazioni e interventi anche all’interno della classe, minando così ogni possibile opportunità inclusiva. Inoltre, l’insegnante per il sostegno dovrebbe possedere anche competenze sulla disciplina, per contaminare la progettazione della stessa con metodologie e strategie inclusive più efficaci. Su quest’ultimo punto forse è stata liquidata con troppa fretta e superficialità la proposta della cosiddetta “cattedra mista” (una parte delle ore di servizio sul sostegno e l’altra sulla disciplina), che avrebbe quanto meno consentito un più alto livello di corresponsabilità e coprogettazione, per una presa in carico più ampia ed efficace, finalizzata sia all’apprendimento che alla socializzazione. Ma c’è un altro aspetto che spesso viene trascurato quando si parla di inclusione scolastica ed è quello dell’inclusione sociale, come se le due cose fossero separate. Spesso, infatti, sfugge anche agli addetti ai lavori – determinando a volte pastrocchi normativi – che l’inclusione scolastica non può essere efficace senza una più ampia inclusione sociale, che chiami in causa tutto il territorio in cui le persone vivono, per una progettazione di interventi integrati e coordinati tra loro. E se la situazione è drammatica a livello di inclusione scolastica, è tragica a livello di inclusione sociale, perché si aggiunge l’elemento deleterio dell’enorme disuguaglianza territoriale esistente tra i tanti e diversi sistemi di welfare locale, acuita negli ultimi anni da tagli devastanti ai trasferimenti statali nei confronti di Regioni e Comuni. I dati sulla spesa sociale pro-capite dei Comuni (fonte: ISTAT, Dati ISTAT, giugno 2017), di cui il 25,1% è destinato alla disabilità, parlano chiaro: nel 2013 a livello nazionale per abitante venivano spesi appena 114 euro, a livello territoriale si passava dai 419 euro per abitante della Provincia Autonoma di Bolzano ai 20 euro della Calabria (-18,7% rispetto al 2012). Si tratta di una situazione che si conosceva anche quando è stato congegnato il Decreto Legislativo 66/17 sull’inclusione scolastica, che prevede la redazione di un Profilo di Funzionamento su base ICF [la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute, fissata nel 2001 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, N.d.R.], per la formulazione del Progetto Individuale e del PEI. Dando per scontato il plauso per l’introduzione di un modello concettuale multidimensionale evoluto come l’ICF, quello che forse è sfuggito al Legislatore è che in molti territori il Progetto Individuale non viene neanche redatto oppure, quando viene redatto, non vengono finanziati gli interventi in esso previsti. Inoltre, senza un adeguato piano di formazione sull’utilizzo dell’ICF rivolto a tutti gli operatori, da quelli sanitari a quelli scolastici, si rischia di mantenere o, peggio, accrescere le distanze tra reti territoriali capaci di redigere profili di funzionamento ed altre incapaci di farlo. Anche qui, dunque, la miopia politica ha trascurato il quadro reale in cui si sviluppa l’applicazione pratica della norma. Sarebbe stato politicamente più saggio porsi il problema di agire anche sul versante sociale, in sinergia con le Istituzioni competenti, per proporre una riforma più strutturale dell’intero sistema di welfare, da finanziare con risorse adeguate a sostenerlo. Forse a volte sarebbe bene fermarsi a riflettere e ad ascoltare chi vive la scuola e i territori, prima di proporre azioni di cambiamento così impattanti per le persone. Forse bisognerebbe utilizzare più “forse”, aprirsi al confronto con tutti i soggetti interessati, favorendo la loro partecipazione, per mettere sempre in discussione anche le certezze granitiche su temi così importanti, come quello che riguarda il progetto di vita di migliaia di persone, e trovare insieme le soluzioni più adatte per rilanciare una cultura e una pratica inclusive degne di un Paese civile. In conclusione, la rotta comune è l’inclusione sociale e scolastica, raggiungibile solo con la partecipazione attiva di tutti. Adesso è il tempo di rimboccarci le maniche perché tutto non sia più banalizzato con la solita bandierina sventolata ai tavoli internazionali in nome della nostra “gloriosa storia legislativa”, ma per dar vita a un processo reale di cambiamento culturale e di pratiche che investa ogni luogo della società. A livello nazionale il luogo più adatto, sia per l’elaborazione di analisi e proposte che per monitorare e vigilare l’applicazione delle norme, sembra essere l’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, perché attualmente è l’unico organismo composto dai rappresentanti di tutti i soggetti, istituzionali e non, interessati all’inclusione delle persone con disabilità ai vari livelli. Mettiamoci al lavoro! di Antonio Ferraro* SUPERANDO
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Il tema dell’imminente Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità del 3 Dicembre (“Trasformazione verso una società sostenibile e resiliente per tutti”) è un vero e proprio “manifesto di concretezza”, che invita tutti – i Governi, le persone con disabilità e le loro organizzazioni rappresentative, le istituzioni accademiche e il settore privato – a lavorare come “squadra”, per far sì che i princìpi della Convenzione ONU vengano realmente attuati, giorno dopo giorno. Un percorso in cui le persone con disabilità devono essere al tempo stesso beneficiari e agenti di cambiamento Logo della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità 2017 La Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità del 3 Dicembre è stata introdotta dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nell’ottobre del 1992 Il tema scelto quest’anno dalle Nazioni Unite per l’imminente Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità del 3 Dicembre (Trasformazione verso una società sostenibile e resiliente per tutti) è conseguente a quello del 2016 (Realizziamo i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, per il futuro che vogliamo). Allora, infatti, Giampiero Griffo aveva fatto riferimento, su queste stesse pagine, soprattutto all’approvazione da parte dell’Assemblea delle Nazioni Unite dei diciassette Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals), avvenuta qualche mese prima, all’interno del documento Transforming our World: the 2030 Agenda for Sustainable Development. «Conoscere bene quel documento – aveva scritto Griffo – può aiutare il movimento per i diritti delle persone con disabilità nella sua azione di tutela dei diritti umani, intrecciandolo strettamente alla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, infatti, includono i diritti di tutti i cittadini e in ben sette punti citano esplicitamente le persone con disabilità». Ebbene, anche quest’anno, nel sito delle Nazioni Unite dedicato alla disabilità, è ancora l’Agenda 2030 a farla da protagonista, nella parte in cui si spiegano le ragioni per cui si è scelto il tema Trasformazione verso una società sostenibile e resiliente per tutti. «L’Agenda 2030 – vi si legge infatti – si impegna a “non lasciare nessuno indietro” e le persone con disabilità, sia come beneficiari che come agenti di cambiamento, devono far parte del processo che porta a uno sviluppo inclusivo e sostenibile, promuovendo una società resiliente per tutti, anche e non solo nel contesto della riduzione del rischio di catastrofi, dell’azione umanitaria e dello sviluppo urbano. I Governi, le persone con disabilità e le loro organizzazioni rappresentative, le istituzioni accademiche e il settore privato devono lavorare come “squadra” per portare a compimento gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile». «Beneficiari, ma anche agenti di cambiamento»: forse è questo il passaggio degno di maggiore attenzione, tra gli altri princìpi, naturalmente del tutto validi anche in questo nuovo 3 Dicembre, a più di venticinque anni, ormai, da quella Risoluzione n. 47/3 delle Nazioni Unite che il 14 ottobre 1992 istituì per questa data la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, che nel 1993 – in base a un accordo tra la Commissione Europea e le stesse Nazioni Unite – sarebbe diventata anche Giornata Europea. Ora più che mai, tuttavia, di fronte a un anno che nel nostro Paese corrisponderà anche a un’importante tornata elettorale politica, con tutti i relativi cambiamenti, ci sembra di potere apprezzare la scelta dell’ANFFAS, di cui abbiamo riferito nei giorni scorsi, di voler promuovere una serie di iniziative declinate sul piano della più lucida e concreta operatività. Tantissimi sono gli eventi promossi in questi giorni nel nostro Paese, di molti dei quali anche «Superando.it» sta riferendo, e in linea generale l’impressione è che siano stati parecchi a muoversi sulla stessa linea di quel messaggio lanciato dall’ANFFAS. Non resta quindi che continuare a impegnarsi sulla strada della concretezza, giorno dopo giorno, e a lavorare per far sì che quei 175 Stati che ad oggi hanno ratificato la Convenzione ONU – un numero davvero notevole, per quella che è stata la prima Convenzione delle Nazioni Unite nel nuovo millennio – comprendano sino in fondo che quell’atto non è stata solamente una “bella formalità”, comportando bensì precisi obblighi di legge, da rispettare e far rispettare in ogni suo articolo. A partire dal nostro Paese, bravo a ratificare la Convenzione per tempo – in marzo saranno già passati nove anni dalla Legge 18/09 – ma non altrettanto bravo ad applicarne le disposizioni in ogni suo territorio.
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A CURA DI MICHELE PAPPACODA Il panettone gastronomico è una di quelle cose che durante le feste natalizie o un buffet non deve mai mancare, si tratta di un impasto di pasta brioche detto pan canasta farcito a strati alternati con vari gusti. Il panettone gastronomico è la versione salata del tradizionale dolce omonimo che è ormai diventato a tutti gli effetti un antipasto tradizionale. L’impasto di base è quello del panettone classico che senza l’aggiunta dei canditi e dell’uvetta assumerà un sapore più neutro. Dopo la cottura il panettone si divide in dischi per realizzare tanti soffici strati da farcire come dei tramezzini. La farcitura sarà il tocco personale che caratterizza questa preparazione: salse, salumi, salmone, formaggi e tanti altri ingredienti sfiziosi di vostro gradimento saranno ripieni perfetti per il panettone. Alternate le farciture per realizzare strati dal gusto diverso, così una volta che taglierete il panettone a fette, ogni commensale potrà gustare tutte le farcite. Arricchite la tavola delle feste con questo antipasto ricco e goloso che stuzzicherà l’appetito di grandi e piccini.
Ecco una ricetta che vi consentirà di farne uno ottimo. Ingredienti per un panettone gastronomico con uno stampo da 750
gr: 300 gr di farina 0
300 gr di farina 00 250 ml di latte
2 uova
100 gr di burro
20 gr di lievito di birra
50 gr di zucchero
1 cucchiaino di sale lattughino
100 gr di prosciutto cotto 6 sottilette
100 gr di maionese
100 gr di salame
100 gr di olive verdi
100 gr di pomodorini
Mescolate le farine con lo zucchero, poi fate un buco al centro e aggiungete il lievito disciolto nel latte. Per chi usa la planetaria, invece, mettete prima i liquidi e aggiungete prima metà farina e poi l’altra metà. Iniziate a lavorare l’impasto e, quando la farina sarà stata assorbita, aggiungete il burro e le uova e continuate ad impastare. Impastate a lungo fino a formare un panetto morbido ed elastico.
Trasferite l’impasto su una spianatoia leggermente infarinata e con le mani, allargatelo tirando gli angoli. Date una piega semplice a 3 e tirate i lati corti in modo da allungarlo .Cominciate ad arrotolare l’impasto, premendo con i pollici la chiusura, e mano a mano, portando gli angoli esterni al centro. Fate una palla con l’impasto, poi mettete a lievitare per 1 ora, coperto da un canovaccio, in un posto caldo.
Mettete la palla ottenuta all’interno di uno stampo di carta per panettone da 1 kg. Lasciate lievitare per circa 4 ore ovvero fin quando la calotta raggiungerà il bordo, in forno spento con la luce accesa. Spennellate ora la superficie con un po’ di latte ed infornate a 180°C in forno già caldo. Cuocete il pan canasta per 40 minuti circa.
Fate la prova dello stecchino, arrivando fino al centro, e sfornate se lo stecchino risulterà asciutto. Riprendere il pan canasta, toglierlo dallo stampo e poggiatelo su un piano Quando sarà perfettamente raffreddato, tagliatelo in 8/10 strati orizzontali. Farcitelo a strati alternati con maionese e salame, prosciutto cotto e sottilette, pomodorini e olive e così via, lasciando tra ogni farcitura uno spazio non farcito.
Richiudete con la calotta quindi esercitate una leggera pressione per far aderire il tutto. Tagliate a spicchi il vostro panettone gastronomico e servite. Il trucco perché questa ricetta riesca al meglio è giocare d’anticipo: preparate il panettone e le farciture il giorno prima, così l’uno sarà più facile da tagliare e le seconde più sode e spalmabili.
Se volete esagerare, mettetevi avanti e fate tutto due giorni prima, così il panettone finito avrà almeno 12 ore di tempo per assestarsi e compattarsi in frigorifero.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Si tratta di una specie considerata molto rara e vulnerabile. Il ritrovamento dei biologi dell’Arpacal nei fondali della baia ad una profondità di circa 80 metri La biodiversità del mare calabrese ha regalato ancora una volta una scoperta eccezionale. Dopo il ritrovamento nel 2009 della foresta di corallo nero nei fondali delle acque prospicenti Scilla, a cura dei tecnici ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), nelle ultime settimane i biologi marini dell’Unità Organizzativa Marine Strategy dell’Arpacal (Agenzia regionale per la protezione dell’Ambiente della Calabria) hanno fatto una scoperta sensazionale nelle acque del vibonese: vaste colonie di un importante madreporario arborescente sono state ritrovate nei fondali della baia di Nicotera, in provincia di Vibo Valentia, ad una profondità di circa 80 metri.Scoperta sensazionale. “E’ un tipo di corallo – spiegano Fabrizio Fabroni e Gianluca Pizzonia che hanno coordinato le attività di studio nell’area per l’Unità Marine Strategy – che si sviluppa in zone con determinate condizioni ecologiche. Si tratta di una specie considerata molto rara e vulnerabile nella lista dell’IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura) e segnalata raramente nell’area del Tirreno Meridionale. Non siamo meravigliati più di tanto; durante le molteplici campagne oceanografiche che stiamo svolgendo, nei fondali delle coste calabresi più volte si sono rivelati habitat estremamente interessanti.
Ancora una volta, i fondali della Calabria, evidenziano la ricchezza di biodiversità dei mari calabresi, un tesoro assolutamente da preservare”. Operazione “Marine Strategy”. Grazie all’utilizzo di un veicolo robotizzato subacqueo con controllo remoto di superficie (ROV, i tecnici coordinati da Alfredo Amoruso sono stati in grado indagare in tempo reale su fondali con profondità non accessibili altrimenti, ottenendo immagini video e foto ad alta definizione e acquisendo moltissime informazioni di alta valenza scientifica. “La scoperta è avvenuta nel corso del programma di monitoraggio denominato Marine Strategy Framework Directive – spiega Emilio Cellini, dirigente dell’Unità Operativa Marine Strategy che ha sede operativa presso il Dipartimento Arpacal di Crotone -. Tale programma, affidato su direttiva della Comunità Europea al Ministero dell’Ambiente, e recepito in Italia con il D. Lgs. 190/10 vede l’Arpacal come Agenzia Capofila della Sottoregione Mar Ionio-Mediterraneo Centrale con funzioni di coordinamento dell’intera sottoregione (Sicilia-Calabria-Basilicata). L’attuazione della direttiva Marine Strategy è uno strumento necessario alla conoscenza e protezione degli habitat marini che mette in atto misure per conseguire o mantenere un buon stato ambientale”.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Protestano contro la scarsa considerazione manifestata nei loro confronti da parte del Governo Da stamattina, i precari del CNR della Calabria occupano la sede CNR-Area della ricerca di Cosenza, protestando contro la scarsa considerazione manifestata nei loro confronti in seno al Senato. Nel corso dell’assemblea, si è posto l’accento sulle forme di lotta da perseguire, sulla scarsità delle risorse per le stabilizzazioni, sul problema dei precari, anche a carico di fondi esterni, che, al momento, non rientrano nella griglia individuata dal cosiddetto decreto Madia e che vedono i loro contratti prossimi alla scadenza, sulla copertura del fondo di solidarietà. “La ricerca rappresenta l’elemento fondamentale per la crescita e l’innovazione del paese. Purtroppo oggi essa è stata svuotata di ogni suo significato. Se si vuole ripartire come paese è necessario ridare dignità a questo settore e a coloro che con passione, capacità e sacrificio lo portano avanti. E’ giunto il momento di dire basta a questo protrarsi di manovre che non riescono a risanare la piaga del precariato tutto. Lotteremo incessantemente finché l’ultimo precario non verrà stabilizzato”.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA “La rotta tracciata – ha detto il coordinatore del partito – è quella giusta” E’ il congresso di Fratelli d’Italia-An a Trieste l’occasione per dare il benvenuto a Wanda Ferro che nei giorni scorsi ha lasciato Forza Italia per ritornare a destra. Il coordinatore regionale del partito, Ernesto Rapani, proprio ieri ha dato il benvenuto all’ex candidata del centrodestra alla Regione “Ciò significa – spiega Rapani nell’accogliere il consigliere regionale già candidato a presidente della Regione – che la rotta tracciata da Fdi-An nell’area di centrodestra è quella giusta. L’esperienza di Wanda, già assessore del comune di Catanzaro e presidente della Provincia, non potrà far altro che far crescere ulteriormente il partito in Calabria. Con lei rimpinguiamo anche il gruppo consiliare in Regione. L’adesione al nostro partito di un rappresentante illustre come la Ferro ci inorgoglisce, anche perché evidentemente abbiamo lavorato bene, in tutti questi anni, sul territorio regionale”. “La continua apertura di circoli, il radicamento sui vari territori sta offrendo i suoi frutti in termini di credibilità – termina Ernesto Rapani – che il partito sta assumendo, in un’area politica come quella di centrodestra oggi in una delicata fase di transizione e ricostruzione. In questa ottica, la Calabria c’è. C’è a Trieste, c’è nella direzione nazionale e ci sarà con forza ai prossimi appuntamenti elettorali, più forti di prima anche grazie al contributo di Wanda Ferro”. “Benvenuta Wanda Ferro – conclude il coordinatore provinciale di Catanzaro, Rosario Aversa –. Siamo certi che la Ferro, rappresentante politica di spessore, arricchirà di contenuti ed idee una famiglia in continua crescita qual è Fdi-An. Con lei proseguiremo a lavorare in sinergia con il regionale per mietere sempre più consensi”.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Si aprirà il prossimo 14 dicembre con la Berliner Symphoniker, diretta dal maestro Antonio Puccio, la stagione 2017-18 del Teatro Politeama. I dettagli del cartellone, intitolato “Magica alchimia”, sono stati presentati questa mattina nel foyer del teatro alla presenza del sindaco e presidente della Fondazione Politeama, Sergio Abramo, del direttore generale Aldo Costa, del sovrintendente Gianvito Casadonte, del vicepresidente vicario Nuccio Marullo, dell’assessore alla Cultura, Ivan Cardamone, e della componente del CdA, Giovanna Massara.Sono quattordici gli spettacoli inclusi in un cartellone di qualità che si chiuderà il 5 maggio 2018 con la lirica, “Otello” di Giuseppe Verdi, con l’Orchestra filarmonica della Calabria diretta da Filippo Arlia. Il sindaco Abramo ha annunciato che, in occasione dell’inaugurazione della stagione, sarà apposta una targa in memoria del compianto Mario Foglietti al cui ricordo è intitolato il teatro.
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INSERITO DA MORENA MOTTA La denuncia della dottoressa barese di essere stata violentata mentre era in servizio in una guardia medica è stata presentata troppo tardi e, per questo, il Tribunale del Riesame di Bari ha disposto la scarcerazione del presunto aggressore. All'uomo, il 51enne Maurizio Zecca di Acquaviva delle Fonti arrestato lo scorso 13 novembre, i giudici hanno concesso i domiciliari con braccialetto elettronico per il solo reato di stalking. La presunta violenza risale al dicembre 2016 ma la donna l'ha denunciata solo 9 mesi più tardi. Il reato è quindi ritenuto improcedibile dal Tribunale perché, anche se "i fatti in contestazione possono essere valutati come realmente accaduti", spiegano i giudici del Tribunale del Riesame, la querela doveva essere presentata entro sei mesi dal fatto.
Secondo quanto ricostruito dalla Procura di Bari, la dottoressa sarebbe stata vittima di "un'opera di lenta e crescente persecuzione, - si legge nell'imputazione - arrivando (l'indagato, ndr) a maturare una vera e propria ossessione" nei suoi confronti. La presunta violenza risale al dicembre 2016, ma la donna l'ha denunciata soltanto 9 mesi più tardi. Il reato è quindi ritenuto improcedibile dal Tribunale del Riesame perché, spiegano i giudici, anche se "i fatti in contestazione possono essere valutati come realmente accaduti" la querela doveva essere presentata entro sei mesi dal fatto. Resta a carico dell'uomo, difeso dall'avvocato Filippo Castellaneta, l'accusa di stalking (gli episodi sono più recenti) con riferimento alla quale i giudici ritengono che "la misura cautelare della custodia in carcere sia allo stato eccessiva". Il 51enne resterà detenuto finché non sarà disponibile il braccialetto elettronico.