PUGLIA CALABRIA NEWS BARI «Bridgestone scappa dai giudici» Calo lo spettro del caso amianto
INSERITO DA ANGELA CECERE
Multinazionale non in crisi, teme processi ambientali Ipotesi si fa largo fra i lavoratori. Oggi tutti in Regione BARI - Un nuovo spettro si è affacciato nelle ultime ore nei reparti della Bridgestone di Bari, la fabbrica di pneumatici nipponica il cui board europeo ha di recente annunciato la chiusura choc entro i primi sei mesi del 2014. Comportamento definito, ieri, dal sottosegretario allo Sviluppo economico Claudio De Vincenti «scorretto anche verso il Governo italiano». Dopo la visita a Bari del presidente nazionale dell’Osservatorio sull’amianto Ezio Bonanni, si va diffondendo una nuova idea fra gli operai. E cioè che, a seguito della vicenda Ilva con l’entrata in scena della magistratura, la Bridgestone abbia deciso di abbandonare lo stabilimento in tutta fretta per evitare di incorrere in eventuali vertenze di carattere giudiziario. Come è noto, nella fabbrica si lavora la gomma e in più esistono due filoni d’inchiesta sull’amianto: per uno è già stata chiesta l’archiviazione, con tanto di proteste dell’Osservatorio sull’amianto che invece rivendica i risarcimenti per gli operai scomparsi. L’altro, invece, aperto di recente non si sa quali sviluppi potrebbe riservare. Un «effetto Ilva» insomma, cui ha fatto cenno anche il sindaco di Bari, Michele Emiliano. Così, mentre si prepara la manifestazione di giovedì prossimo a Roma - al ministero dello Sviluppo economico dove si discuteranno le sorti dello stabilimento barese - nuove nubi si addensano sulle spalle già provate degli operai. Di certo saranno più di 300 i lavoratori presenti all’appuntamento romano. Gli operai della fabbrica si sono riuniti ieri in assemblea, intorno alle ore 12, ed hanno deciso di presidiare il ministero con un vasto e civile presidio. Da Bari partiranno 5 pullman (ciascuno da 54 posti) alle sei del mattino. Molti altri raggiungeranno Roma con le proprie auto. L’aspettativa è quella che si riesca a cancellare dalla testa della dirigenza la parola «irrevocabile» associata alla chiusura dello stabilimento. In attesa dell’incontro, lavoratori e sindacati ieri hanno preparato una bozza di risposta all’azienda, che contiene dati precisi e che diventerà - stamattina - la base di un documento congiunto nel corso del Consiglio regionale convocato a sostegno degli operai. Tre i punti che si contestano alla multinazionale, spiega Giuseppe Altamura, della Filctem Cgil: «La produzione non è di bassa gamma; i problemi legati alla logistica appaiono strumentali: la fabbrica è lì da 50 anni e vicini ci sono interporto, aeroporto e autostrada; e i costi energetici sono contenuti, a differenza di quanto afferma l’azienda». Eccolo, allora, il documento: «Lo stabilimento nasce nel 1962 con il nome di Brema, poi Firestone, oggi Bridgestone Italia. Sono occupate 950 persone e il suo indotto è stimabile in altre 500. Nel corso del 2012 l’azienda non ha rinnovato il contratto a 120 interinali. I bilanci degli ultimi anni sono in attivo». In particolare, nel 2011 lo stabilimento barese ha chiuso con un utile di un milione e 400mila euro. E ancora: «Le produzioni realizzate a Bari comprendono pneumatici di misure che vanno dai 13 ai 18 pollici e dai 16 ai 18 pollici, pertanto si può parlare di pneumatici di alta gamma». Si fabbricano 800 coperture al giorno del tipo Run Flat (antiforatura) per Bmw; e duemila coperture al giorno da 17/18 pollici. Il 50% della produzione è fatto da coperture di primo equipaggiamento (le gomme montate sulle auto nuove pronte alla vendita) per Fiat, Skoda, Opel, Bmw e altri. «Lo stabilimento di Bari è tra i due in Europa, e tra i cinque al mondo, ad aver ottenuto la certificazione per la produzione degli pneumatici Bmw (sinonimo di alta qualità); inoltre, si produce la linea ultra high performance, il top del prodotto in assoluto». Negli ultimi anni, a livello europeo, «lo stabilimento si è piazzato spesso al primo posto per la qualità della produzione, scendendo al secondo solo in alcuni periodi; nel 2012 ha ottenuto anche il riconoscimento Zero Reclami». Per quanto riguarda l’energia, «la fabbrica è dotata di una centrale di cogenerazione a gas» che consente l’abbattimento del 25% del consumo complessivo e che, con un minimo investimento, può essere potenziata ancora. «Il vero punto di forza - si legge ancora nel documento - è il background di capacità e conoscenza tecnologica dei lavoratori: hanno raggiunto obiettivi che altri nel mondo non hanno centrato e lo hanno fatto in tempi inferiori alle aspettative della stessa multinazionale. Molte soluzioni a carattere tecnico, apportate sia sulle macchine che sui processi di produzione, sono stati letteralmente inventati a Bari e poi esportati nel mondo». Sul piano delle soluzioni future in caso di chiusura si moltiplicano le voci di un possibile interessamento di una multinazionale coreana. Se la Bridgestone, infatti, lasciasse la fabbrica cosa ne farebbe del sito industriale di proprietà? Per la multinazionale sarebbe più logico cederlo o affittarlo, piuttosto che accollarsi in seguito opere di bonifica. Due sono allora le possibilità che il mercato offre: un’ipotesi potrebbe riguardare la Hankook, settima al mondo per volume di fatturato nel campo degli pneumatici; l’altra la Kumho che opera sul mercato dal 1960. Per il momento, comunque, si tratta solo di ipotesi perchè in realtà si sta cercando ancora di salvare lo stabilimento Bridgestone.
FONTE CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
12 MARZO 2013
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A CURA DI ANGELA CECERE
IL SANTO DI OGGI Sant’Eulogio Sacerdote e martire