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SEZ. POLITICA ROMA ISTAT, VOTO '2' ALLA POLITICA: ITALIA IN CRISI. GIÙ IL POTERE D'ACQUISTO, BOOM DI DEBITI

11 Marzo 2013, 12:36pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://www.leggo.it/LeggoNews/PANORAMA/20130311_bersani-grillo.jpg

 

529998 3698742830828 1599119446 nINSERITO DA ANGELA CECERE

ROMA - Il peggior dato da marzo 2012 si riferisce alla politica, con la fiducia dei cittadini verso i partiti ai minimi storici: la media, in un'ipotetica pagella su una scala da 0 a 10, si ferma al 2,3. Voti bassi anche per la fiducia verso il Parlamento (3,6), le amministrazioni locali (4) e la giustizia (4,4).Lo rileva il rapporto Bes Istat-Cnel. Il rapporto fa notare come si tratti di una sfiducia verso le istituzioni più vicine alla politica, che attraversa tutti i segmenti della popolazione, le zone del Paese e le diverse classi sociali. Fanno eccezione i vigili del fuoco, che hanno il voto più alto (8,1) e le forze dell'ordine, con un giudizio più che sufficiente (6,5). Quindi, riassumendo, dopo i partiti i giudizi più negativi toccano il Parlamento, seguono le amministrazioni locali, con il governo delle Regioni, delle Province e dei Comuni. La sfiducia verso le istituzioni locali fa registrare un minimo nelle regioni del Sud, in particolare in Sicilia (voto 3). Ampiamente sotto la sufficienza anche il livello di fiducia nella giustizia, anche a causa, fa notare il Bes, della lunghezza dei procedimenti civili, che nel 2008 richiedevano in media 1.108 giorni per giungere a una sentenza. Nel confronto temporale, rispetto al 2011, si rileva una diminuzione della fiducia riposta dai cittadini nei partiti politici (da 2,6 a 2,3) e nel sistema giudiziario (da 4,6 a 4,4), mentre è in leggero aumento, pur mantenendosi su livelli bassi, la fiducia nel Parlamento (da 3,4 a 3,6). Nel 2012 il 67% della popolazione di 14 anni e più partecipa alla vita civile e politica, ovvero parla o si informa di politica almeno una volta a settimana o partecipa on line almeno una volta negli ultimi tre mesi. Il dato è stabile rispetto al 2011, ma, guardando nel dettaglio i diversi aspetti, si scopre come sia diminuita la quota di chi parla di politica (dal 42,5% al 40,1%) e di chi si informa di politica (63,5% al 61,5%), mentre è aumentata la partecipazione attraverso il web (dal 12% al 17,4%). CALA IL POTERE D'ACQUISTO In Italia il potere d'acquisto, cioè il reddito disponibile delle famiglie in termini reali, durante la crisi è crollato, scendendo del 5% tra il 2007 e il 2011. È quanto rileva il primo rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes) messo appunto da Istat e Cnel. Il rapporto fa notare come la contrazione del potere d'acquisto si sia riflessa solo in parte sulla spesa per consumi finali delle famiglie, calata in termini reali dell'1,1%. Ecco che i cittadini hanno cercato di mantenere il proprio standard di vita attingendo ai risparmi accumulati o risparmiando meno. Infatti la propensione a mettere da parte le risorse è scesa dal 15,5% del 2007 al 12% del 2011, fino all'11,5% del secondo trimestre 2012, accelerando il calo iniziato nel 2006. Inoltre in Italia la crisi ha aggravato le disuguaglianze: nel 2011 il 20% più ricco della popolazione ha ricevuto un reddito di 5,6 volte superiore a quello del quinto più povero. Si tratta di un valore superiore alla media europea. Infatti, spiega il rapporto, dal 2004 la concentrazione della ricchezza è tornata a salire, pur restando inferiore a quella degli anni '90, e la quota di ricchezza totale posseduta dal 10% più benestante è aumentata nel 2010 al 45,9% (era al 44,3% nel 2008). 6,7 MILIONI IN DIFFICOLTÀ In Italia, tra il 2010 e il 2011, l'indicatore della 'grave deprivazione' sale dal 6,9% all'11,1%, ciò significa che 6,7 milioni di persone sono in difficoltà economiche, con un rialzo di 2,5 milioni in un anno. Si tratta di individui in famiglie con 4 o più sintomi di disagio in un set di 9. Lo rileva il rapporto Bes Istat-Cnel. Il rapporto spiega come la grave deprivazione materiale sia una misura associata agli indicatori di povertà monetaria, ma non a essi totalmente sovrapponibile. Secondo la metodologia Eurostat si presenta, appunto, quando si manifestano quattro o più sintomi di disagio economico su un elenco di nove. Nel 2011, dopo la sostanziale stabilità che aveva caratterizzato gli anni precedenti, l'indicatore è aumentato in modo «sensibile» (+4,2 punti percentuali). In particolare è cresciuta la quota di individui in famiglie che dichiarano di non poter sostenere spese impreviste (dal 33,3% al 38,5%), di non potersi permettere una settimana di ferie all'anno lontano da casa (dal 39,8% al 46,6%), un pasto adeguato ogni due giorni se lo volessero (dal 6,7% al 12,3%) e che riferiscono di non poter riscaldare adeguatamente l'abitazione (dall'11,2% al 17,9%). Il rapporto Bes indica anche come il rischio di povertà, stimato a partire dal reddito netto disponibile, risulti più elevato della media dell'Ue e abbia raggiunto nel 2010 il 19,6%. BOOM DI DEBITI Nei primi 9 mesi del 2012 la quota delle famiglie indebitate, sostanzialmente stabile tra il 2008 e il 2011, ha segnato un balzo, passando dal 2,3% al 6,5%. Lo rileva il rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes) di Istat e Cnel, spiegando che il più frequente ricorso al debito, generato in molti casi da mere esigenze di spesa, riguarda importi mediamente più bassi. BES, MISURA DEL BENESSERE Dodici campi, dalla salute al lavoro, dall'ambiente alle relazioni sociali e 134 'termometrì per misurare il benessere equo e sostenibile (Bes), con l'obiettivo di monitorare lo stato di salute del Paese con indicatori che vadano «al di là del Pil». Un tema che negli ultimi anni ha registrato un vivace dibattito a livello internazionale e che ora vede l'Italia schierata in prima linea. È questo il lavoro portato avanti dal Cnel e dall'Istat sin dal dicembre del 2010 e oggi arriva a compimento con la presentazione del primo rapporto Bes davanti al capo dello Stato Giorgio Napolitano, al presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini; con la partecipazione del Presidente del Cnel Antonio Marzano e del Presidente dell'Istat Enrico Giovannini. Il Cnel, organo a cui partecipano rappresentanti di associazioni di categoria, organizzazioni sindacali e del terzo settore, e l'Istat, dove operano esperti della misurazione dei fenomeni economici e sociali, hanno unito le proprie forze per giungere ad un insieme condiviso di indicatori utili a definire lo stato e il progresso del Paese. È stato così costituito un comitato insieme all'associazionismo femminile, ecologista, dei consumatori, a cui si è affiancata una commissione scientifica. A riguardo Istat e Cnel fanno anche notare come la consultazione con i cittadini sia stata ampia. L'impegno è quello di arrivare a una sorta di 'costituzione statisticà, cioè un riferimento costante e condiviso dalla società italiana in grado di segnare la direzione del progresso. Uno strumento quindi utile anche per la messa a punto delle politiche necessarie al Paese. In particolare, si punta a sintetizzare gli indicatori in modo da elaborarne uno per ciascun dominio, quindi in tutto circa 12, anche per meglio capire miglioramenti e peggioramenti. Infatti, il Bes sarà aggiornato annualmente.

FONTE LEGGO.IT

11 MARZO 2013

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