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TOSCANA NEWS LIVORNO Muore infermiera, madre di due bambini

1 Marzo 2013, 12:06pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://iltirreno.gelocal.it/polopoly_fs/1.6619227.1362133743!/httpImage/image._gen/derivatives/landscape_250/image.

 

378476 2965150531479 1343120727 33169004 728182695 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Dalila Tinucci, 42 anni, stroncata da una malattia. Lavorava all’ospedale di Livorno Lutto in città per la morte di Dalila Tinucci, infermeria di 42 anni all’ospedale di Livorno. La donna è stata stroncata da una tremenda malattia. Lascia il marito Marco Berti e due bambini, Nicola ed Eleonora. Tinucci era molto conosciuta per la sua professione e la notizia ha destato profondo cordoglio non sono negli ambienti sanitari.

FONTE IL TIRRENO

01 MARZO 2013

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SEZIONE SICILIA NEWS PALERMO Sequestrata stazione di servizio a prestanome di un boss

1 Marzo 2013, 11:58am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/media/foto/2013/03/01/carburante--180x140.jpg?v=20130301111141

 

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Il distributore si trovava a poca distanza dall’aeroporto Falcone Borsellino, il valore del sequestro è di circa due milioni PALERMO – Una stazione di servizio è stata sequestrata dalla guardia di finanza su provvedimento della Procura di Palermo a Cinisi, a poca distanza dall'aeroporto "Falcone-Borsellino". Secondo gli inquirenti l'azienda sarebbe intestata ad un prestanome di un boss, condannato nel 1998 per associazione mafiosa perché ritenuto fiancheggiatore di Gaspare Spatuzza, oggi collaboratore di giustizia. Il valore del sequestro è di circa 2 milioni di euro. IMPIANTI MANOMESSI - Il provvedimento è l'ultimo atto di una serie di attività che da alcuni anni vede impegnate le fiamme gialle nel settore della distribuzione dei carburanti. Grazie alle stesse indagini è stata smascherata una vera e propria organizzazione criminale che avrebbe manomesso gli impianti di carburante in modo da erogare almeno il 10% in meno di prodotto rispetto a quello indicato dai display delle colonnine. Con questa accusa la magistratura ha chiesto il rinvio a giudizio di 44 persone tra gestori, soci e dipendenti di ditte che avrebbero dovuto curare la manutenzione degli impianti e scongiurare il pericolo di frodi. TRUFFA - Ai gestori, tutti denunciati, bastava accendere una lampada votiva, un telefonino o semplicemente inserire la spina di una radio per far sì che il dispositivo entrasse in azione truffando il cliente che pagava carburante in quantità nettamente superiore rispetto a quella ricevuta. AMIA - Il sistema sarebbe stato messo in atto anche all'interno dei depositi di una azienda municipalizzata, l'Amia. Grazie a questo espediente, quattro impiegati della società, ora indagati per corruzione, avrebbero fatto risultare di aver ricevuto carburante in quantità superiore rispetto a quello effettivamente versato nelle cisterne dei depositi di via Ingham, Bellolampo e di via Tasca Lanza. L'eccedenza, ovviamente, rimaneva nelle mani dei complici che la rivendevano in nero, ricavandone un doppio guadagno. Le indagini non sono ancora concluse.

FONTE CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

01 MARZO 2013

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PUGLIA CALABRIA BARI NEWS TARANTO Operaio morto all'Ilva, otto gli indagati

1 Marzo 2013, 11:43am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/media/foto/2013/03/01/sciopero--180x140.JPG?v=20130301100148

 

378476 2965150531479 1343120727 33169004 728182695 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Morte tra le polemiche, «il 118 avvertito tardi» Grave un collega: sono precipitati da una pedana Proclamato lo sciopero TARANTO - «Se avessero avuto le imbracature assicurate ad un sostegno non sarebbero precipitati e l’operaio non sarebbe morto». E’ la prima terribile indiscrezione emersa dalle indagini sull’infortunio sul lavoro nell’Ilva di Taranto in cui, ieri mattina, è rimasto ucciso un operaio e ferito gravemente un suo collega. Ciro Moccia, 42 anni appena compiuti, manutentore Ilva, non ce l’ha fatta ad arrivare in ospedale dove il suo compagno, Antonio Liddi, di 46 anni dipendente dell’indotto (Mir), è stato invece ricoverato con diverse fratture agli arti e in prognosi riservata. Insieme nel turno di notte stavano eseguendo dei lavori di manutenzione alla batteria della cokeria 9, uno degli impianti del siderurgico fermi perché troppo inquinanti e quindi sottoposti a lavori di ambientalizzazione. Si trovavano su una pedana priva di parapetto, che è crollata facendoli precipitare da un’altezza di circa otto metri. Ad avere la peggio è stato Moccia, tarantino originario di Portici, due metri d’altezza e 120 chili di peso, rimasto incastrato tra la rete sottostante di muretti e canali di raccolta. A tirarlo fuori, a fatica, sono stati altri operai con l’infermiere e il medico dell’Ilva. Da lì, ancora in vita, è stato poi trasportato nell’infermeria interna al siderurgico dove è morto. La constatazione del decesso, dopo mezz’ora di inutile manovre rianimatorie, l’ha firmata il medico del 118 fatto intervenire quando ormai era troppo tardi. E qui s’innesta la polemica sui soccorsi. «Avrebbero dovuto chiamarci prima e comunque non dovevano spostare il traumatizzato per portarlo nell’infermeria perché il loro personale non è sufficientemente addestrato per certe tecniche di mobilizzazione». L'operaio morto ieri mattina con la moglie La pesante accusa è del dirigente medico del servizio di emergenza sanitaria 118, Mario Balzanelli, che stigmatizza tutte le fasi del soccorso. «Anche l’altro operaio ferito - dice - dovevano lasciarlo a noi e non trasportarlo in ospedale come invece è stato fatto contravvenendo ancora una volta alle regole». Il primario del 118 si è fatto consegnare un rapporto dai suoi collaboratori perché voleva vedere anche la sequenza temporale degli eventi. Secondo la nota ufficiale dell’Ilva, l’incidente si è verificato alle 4,40 mentre la chiamata alla centrale operativa del 118 «è giunta alle 5,10», fa sapere Balzanelli che si chiede il perché «si è atteso tanto tempo considerando la gravità dei due feriti». Polemiche anche da parte dei sindacati che hanno indetto lo sciopero di 24 ore e dal deputato uscente del Pd, Ludovico Vico, il quale in un comunicato parla di «incongruenza sospetta che va immediatamente verificata e chiarita anche da parte del Garante per l’attuazione dell’Aia. Il ponteggio da dove Moccia è precipitato - si legge - è infatti in un’area dello stabilimento ferma proprio perché in rifacimento». Proprio di questo si sono occupati ieri gli ispettori dello Spesal, il servizio sicurezza luoghi di lavoro della Asl, che per tutta la giornata hanno eseguito i rilievi fotografici, interrogato testimoni e raccolto la documentazione che farà parte del rapporto da consegnare oggi al pubblico ministero Antonella De Luca, titolare dell’inchiesta. Il magistrato ha anche fatto sequestrare l’intera area e, soprattutto, indagato otto persone. Fra queste il direttore dello stabilimento, Antonio Lupoli, e l’amministratore della Mir, Davide Mirra. Raggiunti dall’avviso anche responsabili e capireparto delle cokerie. Devono rispondere di omicidio colposo e lesioni gravi. Toccherà agli ispettori Spesal oggi tracciare un primo quadro delle eventuali responsabilità dell’accaduto. Oltre alla chiara assenza di cinture d’imbragaggio, pare che l’intera struttura dove si erano sistemati i due operai per saldare fosse priva del pur minimo sistema antinfortunistico. «Dopo alcuni anni in cui non si verificavano incidenti mortali, tre morti nel giro di pochi mesi sono fatti gravi e inaccettabili», hanno urlato in coro i sindacati dei metalmeccanici che hanno incrociato le braccia per l’intera giornata. Prima di Moccia era toccato a Francesco Zaccaria perdere la vita nell’Ilva colpito dal tornado del 28 novembre e prima ancora Claudio Marsella era rimasto schiacciato tra i vagoni di un treno lo scorso 30 ottobre

FONTE CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

01 MARZO 2013

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SALERNO E PROVINCIA NEWS SALERNO Bimbo morto per ritardo nel parto, scomparso esame dalla cartella clinica

1 Marzo 2013, 11:31am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/media/foto/2013/02/27/gravidanza2--180x140.jpg?v=20130228191041

 

529998 3698742830828 1599119446 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Sono indagati cinque medici e quattro infermieri SALERNO - Nella cartella clinica sequestrata dalla Procura di Salerno, che indaga sulle cause che hanno determinato il decesso di un feto alla 42esima settimana di gestazione, nel reparto di ginecologia dell'ospedale di Battipaglia, per il quale sono indagati nove sanitari, manca un'analisi clinica. Non c'è un tracciato effettuato alla puerpera, una donna di 33 anni di Capaccio , alle ore 7 di sabato mattina, nell'ospedale Santa Maria della Speranza. Per questo motivo, domani mattina il legale della donna presenterà in procura, tramite i carabinieri di Battipaglia, una integrazione della querela, che fino a questo momento ha portato la procura ad iscrivere nel registro degli indagati nove persone, tra cui 5 medici e 4 infermieri. «Se questo tracciato - dice il legale della 33enne, l'avvocato Marco Nigro - non dovesse saltare fuori, ne proveremo l'esistenza con alcune testimonianze». Secondo il legale nella cartella clinica sequestrata figurerebbe solo un tracciato eseguito intorno alle 9 di sabato scorso dove si evince l'assenza del battito cardiaco del bimbo, rendendo necessario mezz'ora dopo il parto cesareo. I FATTI - C'è tutta una settimana su cui indagare: la donna è arrivata in ospedale lunedì 18 febbraio. Era appena finita la 41esima settimana di gravidanza. L'attesa, per evitare un taglio cesareo, era dovuta alla volontà dei medici di favorire un parto naturale. Venerdì 22 febbraio dal un tracciato serale il bambino era ancora vivo. Ma la giovane mamma - residente a Capaccio - ha cominciato ad avvertire dei dolori. Molto forti dal sabato mattina. Poche ore dopo il cuore del bimbo ha smesso di battere. GLI ESAMI - L'autopsia sul feto non ha fatto per ora piena luce sulle cause del decesso. Dall'esame eseguito dal medico legale Giovanni Zotti, infatti, non sono emersi dati dal punto di vista macroscopico che indicherebbero le cause del decesso. Il medico legale ha sessanta giorni di tempo per rispondere ai quesiti posti dai magistrati della Procura di Salerno. Saranno gli esami istologici dei prelievi effettuati nel corso del'autopsia a fare chiarezza.

FONTE CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

01 MARZO 2013

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