INSERITO DA ANGELA CECERE
Morte tra le polemiche, «il 118 avvertito tardi» Grave un collega: sono precipitati da una pedana Proclamato lo sciopero TARANTO - «Se avessero avuto le imbracature assicurate ad un sostegno non sarebbero precipitati e l’operaio non sarebbe morto». E’ la prima terribile indiscrezione emersa dalle indagini sull’infortunio sul lavoro nell’Ilva di Taranto in cui, ieri mattina, è rimasto ucciso un operaio e ferito gravemente un suo collega. Ciro Moccia, 42 anni appena compiuti, manutentore Ilva, non ce l’ha fatta ad arrivare in ospedale dove il suo compagno, Antonio Liddi, di 46 anni dipendente dell’indotto (Mir), è stato invece ricoverato con diverse fratture agli arti e in prognosi riservata. Insieme nel turno di notte stavano eseguendo dei lavori di manutenzione alla batteria della cokeria 9, uno degli impianti del siderurgico fermi perché troppo inquinanti e quindi sottoposti a lavori di ambientalizzazione. Si trovavano su una pedana priva di parapetto, che è crollata facendoli precipitare da un’altezza di circa otto metri. Ad avere la peggio è stato Moccia, tarantino originario di Portici, due metri d’altezza e 120 chili di peso, rimasto incastrato tra la rete sottostante di muretti e canali di raccolta. A tirarlo fuori, a fatica, sono stati altri operai con l’infermiere e il medico dell’Ilva. Da lì, ancora in vita, è stato poi trasportato nell’infermeria interna al siderurgico dove è morto. La constatazione del decesso, dopo mezz’ora di inutile manovre rianimatorie, l’ha firmata il medico del 118 fatto intervenire quando ormai era troppo tardi. E qui s’innesta la polemica sui soccorsi. «Avrebbero dovuto chiamarci prima e comunque non dovevano spostare il traumatizzato per portarlo nell’infermeria perché il loro personale non è sufficientemente addestrato per certe tecniche di mobilizzazione». L'operaio morto ieri mattina con la moglie La pesante accusa è del dirigente medico del servizio di emergenza sanitaria 118, Mario Balzanelli, che stigmatizza tutte le fasi del soccorso. «Anche l’altro operaio ferito - dice - dovevano lasciarlo a noi e non trasportarlo in ospedale come invece è stato fatto contravvenendo ancora una volta alle regole». Il primario del 118 si è fatto consegnare un rapporto dai suoi collaboratori perché voleva vedere anche la sequenza temporale degli eventi. Secondo la nota ufficiale dell’Ilva, l’incidente si è verificato alle 4,40 mentre la chiamata alla centrale operativa del 118 «è giunta alle 5,10», fa sapere Balzanelli che si chiede il perché «si è atteso tanto tempo considerando la gravità dei due feriti». Polemiche anche da parte dei sindacati che hanno indetto lo sciopero di 24 ore e dal deputato uscente del Pd, Ludovico Vico, il quale in un comunicato parla di «incongruenza sospetta che va immediatamente verificata e chiarita anche da parte del Garante per l’attuazione dell’Aia. Il ponteggio da dove Moccia è precipitato - si legge - è infatti in un’area dello stabilimento ferma proprio perché in rifacimento». Proprio di questo si sono occupati ieri gli ispettori dello Spesal, il servizio sicurezza luoghi di lavoro della Asl, che per tutta la giornata hanno eseguito i rilievi fotografici, interrogato testimoni e raccolto la documentazione che farà parte del rapporto da consegnare oggi al pubblico ministero Antonella De Luca, titolare dell’inchiesta. Il magistrato ha anche fatto sequestrare l’intera area e, soprattutto, indagato otto persone. Fra queste il direttore dello stabilimento, Antonio Lupoli, e l’amministratore della Mir, Davide Mirra. Raggiunti dall’avviso anche responsabili e capireparto delle cokerie. Devono rispondere di omicidio colposo e lesioni gravi. Toccherà agli ispettori Spesal oggi tracciare un primo quadro delle eventuali responsabilità dell’accaduto. Oltre alla chiara assenza di cinture d’imbragaggio, pare che l’intera struttura dove si erano sistemati i due operai per saldare fosse priva del pur minimo sistema antinfortunistico. «Dopo alcuni anni in cui non si verificavano incidenti mortali, tre morti nel giro di pochi mesi sono fatti gravi e inaccettabili», hanno urlato in coro i sindacati dei metalmeccanici che hanno incrociato le braccia per l’intera giornata. Prima di Moccia era toccato a Francesco Zaccaria perdere la vita nell’Ilva colpito dal tornado del 28 novembre e prima ancora Claudio Marsella era rimasto schiacciato tra i vagoni di un treno lo scorso 30 ottobre
FONTE CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
01 MARZO 2013