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sez. varie news

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SEZ. VARIE NEWS BARBARA PAPPACODA REGALA DUE PAPPAGALLINI COCORITO A MICHELE

19 Aprile 2017, 08:37am

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Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

SEZ. VARIE NEWS BARBARA PAPPACODA REGALA DUE PAPPAGALLINI COCORITO A MICHELE

di Michele Pappacoda Nel pomerigio di ieri durante la visita allo zoo Habitat di Eboli Barbara mia sorella mi ha regalato due pappagallini tipo Cocorito. I due pappagallini hanno per nome Scarabocchio e Gigiona. Ringrazio mia sorella per questo regalo.

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SEZ. VARIE NEWS Al Sud felici al Nord depressi, quando l’umore diventa una questione geografica

17 Aprile 2017, 10:28am

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Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

SEZ. VARIE NEWS Al Sud felici al Nord depressi, quando l’umore diventa una questione geografica

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Al sud le persone sono felici e man mano che si risale lo stivale la percentuale di persone tristi e depresse aumenta sempre di più. A rivelarlo è uno studio svolto dalla Fondazione Brf sulle ricerche in neuroscienze tra ottobre 2016 e marzo 2017 condotto da Donatella Marazziti, docente di psichiatria a Pisa, e dal sociologo della salute Mario Campanella.

La ricerca ha coinvolto circa 1800 persone provenienti dalle province più disparate da Udine a Cosenza, passando per Mantova, Perugia, Lucca Ancona, Campobasso, Salerno, Foggia, Siracusa e Cagliari. Il 51.7% degli interessati è di sesso maschile mentre il restante 48,3% è di sesso femminile.

La media della depressione in senso clinico, coinvolge circa il 9,8% della popolazione, ma la ricerca ha rivelato che la differenza tra nord e sud è molto significativa.

Udine e Mantova hanno registrato un tasso di depressione rispettivamente del 14,3% e 14,1%, risultando le più colpite. Cosenza e Cagliari sono, invece, le città italiane di piccola-media entità con il minore impatto di depressione nella popolazione generale. La città calabrese guadagna il primato con il 6,7% di depressi, la provincia sarda segna il 7,2%.

Gli ideatori e coordinatori della ricerca Donatella Marazziti e Mario Campanella analizzano le differenze così marcate tra nord e sud rispetto alla percentuale di persone che soffrono di depressione:”Non è una sorpresa che le città del Sud abbiano un minore influsso depressivo, sia per la presenza del sole che per una cultura resiliente diversa. I cittadini cosentini e sardi hanno anche riferito la presenza di un ambiente culturale e sociale orientato alla solidarietà”.

In buona sostanza al sud si vive con minore stress e con maggiore voglia e possibilità di aiutarsi e venirsi incontro, che determina una percentuale più bassa di depressi. Di seguito la graduatoria completa delle città interessate dalla ricerca: Udine con il 14,3% di depressi,  seguita da Mantova 14,1%, Piacenza 12,7%, Ancona 11,4%, Lucca 10,4%, Campobasso 10,2%, Perugia 9,4%, Salerno 8,7%, Siracusa 8,1%, Foggia 7,8%, Cagliari 7,2 %, Cosenza 6,7%.

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SEZ. VARIE NEWS WhatsApp: il virus arriva via email

13 Aprile 2017, 07:30am

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SEZ. VARIE NEWS WhatsApp: il virus arriva via email

DI MICHELE PAPPACODA L'ultimo allarme legato a WhatsApp viaggia per posta elettronica. Secondo gli esperti di cybercrime della società Eset, se ricevete una email con oggetto "Chiamata persa", buttatela subito perchè si tratta di un virus. L'email, oltre ad un messaggio vocale offre anche un tasto play nel corpo del messaggio e se si utilizza la versione web di WhatsApp si rischia di attivare il download di un trojan con tutte le conseguenze del caso.

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SEZ. VARIE NEWS Mercoledì 12 aprile 1961 (56 anni fa) primo uomo nello spazio

12 Aprile 2017, 08:39am

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SEZ. VARIE NEWS Mercoledì 12 aprile 1961 (56 anni fa) primo uomo nello spazio

DI MICHELE PAPPACODA Primo uomo nello spazio: Conquistare per primi lo spazio, allo scopo di dominare meglio la Terra. Una sfida che per circa vent'anni vide contrapposti i due "grandi blocchi". La fase iniziale vide trionfare quello sovietico, che portando l'uomo nello spazio alzò l'asticella della sfida e costrinse gli Americani a correre ai ripari. 

Il clima di guerra fredda, imperante nei decenni successivi alla Seconda guerra mondiale, vide Stati Uniti d'America e Unione Sovietica contendersi pezzi di mondo e dimostrare la propria potenza tecnologica e militare con una corsa sfrenata agli armamenti. In quest'ottica la conquista del cosmo garantiva due importanti risvolti: con il lancio di satelliti nello spazio sarebbe stato più facile spiare il nemico; farlo in anticipo sugli avversari avrebbe significato propagandare i rispettivi progressi scientifici.

Il lancio dello Sputnik nel 1957, primo satellite nello spazio, aveva assegnato il primo prestigioso round all'U.R.S.S., battendo sul tempo gli Americani che tre mesi più tardi mandarono in orbita l’Explorer 1. Nel 1960 il regime guidato da Nikita Krusciov sembrava pronto a un altro clamoroso sorpasso. Con il progetto Vostok si mirava, per la prima volta, a portare l'uomo nell'orbita terrestre.

Dalla primavera del 1960 al marzo dell'anno seguente vennero effettuati diversi lanci, utilizzando manichini e in molti casi animali, come cani e ratti, alcuni dei quali persero la vita durante il volo o in fase di atterraggio. La fase più drammatica si ebbe con la catastrofe di Nedelin: un missile intercontinentale esplose sulla rampa di lancio, provocando la morte di oltre 200 dipendenti. Un episodio che aumentò le condizioni di rischio per un eventuale coinvolgimento umano.

Tuttavia non c'era molto tempo, visto che gli USA avevano programmato per marzo del 1961 il lancio del Mercury con un astronauta a bordo, poi rimandato a maggio. Nel frattempo l'agenzia spaziale sovietica RKA era stata incaricata di addestrare 20 cosmonauti, tra i quali sarebbe stato scelto il miglior pilota. La selezione premiò Jurij Alekseevič Gagarin, che il 12 aprile si accomodò all'interno della capsula del Vostok 1, sulla rampa di lancio del Cosmodromo di Bajkonur (nella steppa del Kazakistan).

Il razzo si alzò alle 9.07 (ora di Mosca) e pochi minuti dopo Radio Mosca annunciò trionfalmente la notizia. Tutti i vari passaggi funzionarono senza problemi, anche perché i comandi erano azionati da terra e il pilota poteva fungere solo da spettatore passivo. Lo stesso aveva a disposizione riserve d'ossigeno e provviste alimentari per dieci giorni, nel caso fossero insorti inconvenienti al sistema computerizzato. 

Non ce ne fu bisogno. Gli 89 minuti di volo trascorsero senza contrattempi e la navicella riuscì a eseguire un'orbita terrestre completa prima di rientrare nell'atmosfera. Alle 10.35, a una quota concordata di 7.000 m, Gagarin si catapultò dalla capsula e appeso al paracadute atterrò nei pressi della città di Engels. Venne accolto come un eroe e la propaganda sovietica fece risaltare al massimo l'evento.

Non v'era dubbio che con la sua impresa era stata scritta una pagina storica del progresso scientifico, destinata ad allargare gli orizzonti delle conquiste umane. Tra i suoi primati, anche quello di osservare che il colore predominante della Terra, vista dallo spazio, era il blu. Gagarin descrisse in numerose interviste lo spettacolo cui aveva assistito, esortando il genere umano a impegnarsi di più nella conservazione del pianeta.

 

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SEZ. VARIE NEWS Bob Dylan debutta in pubblico martedì 11 aprile 1961 (56 anni fa)

11 Aprile 2017, 09:35am

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SEZ. VARIE NEWS Bob Dylan debutta in pubblico martedì 11 aprile 1961 (56 anni fa)

 DI MICHELE PAPPACODA Bob Dylan debutta in pubblico: Da un anonimo locale della Grande Mela alla ribalta mondiale, viaggiando tra folk, poesia, arte e impegno sociale. Si può riassumere così la scalata al successo del "menestrello di Duluth", al secolo Bob Dylan.

Come spesso accade nelle storie dei "grandi", il racconto comincia da una famiglia di umili origini. Quella di Robert Allen Zimmerman proveniva dalla Lituania, da dove era fuggita per scampare alla persecuzione antisemita, trovando dimora a Duluth (una cittadina del Minnesota). Qui il giovane Robert scopre la sua passione per il rock, nel mito di Little Richard ed Elvis Presley. Presto la sua sete di poesia e spiritualità lo porta a cambiare genere, trovando pieno appagamento nel folk.

Come lui stesso rivelerà più tardi, le "canzoni popolari" (anche dette folk) «sono colme di disperazione, di tristezza, di trionfo, di fede nel sovrannaturale, tutti sentimenti molto più profondi». È la musica che più si confà al suo animo inquieto e con quella sale per la prima volta su un palco, imbracciando la chitarra acustica. Tutto ciò accade a New York, dove si trasferisce nel 1961 inseguendo l'idolo Woody Guthrie.

Come tante giovani promesse subisce il fascino del Greenwich Village, quartiere simbolo della cultura bohémien americana che si ritrova nei tanti locali e pub mal frequentati della zona. In uno di questi, esattamente il Gerde’s Folk City, il 19enne Robert fa il suo debutto in pubblico. È la sera dell'11 aprile, quando il proprietario del locale, un italoamericano di nome Mike Porco, gli concede di fare da "apri concerto" per il bluesman John Lee Hooker.

Nessuno dei presenti sospetta minimamente che quel ragazzo esile e dalla voce gracchiante è destinato a diventare, di lì a qualche anno, un mito della musica. L'anno seguente segna un cambiamento decisivo nella sua vita: cambia nome al tribunale in Robert Dylan e pubblica il primo album con lo pseudonimo che lo accompagnerà per tutta la carriera: Bob Dylan. L'accoglienza del pubblico è freddina e le vendite si risolvono in un mezzo flop.

Tutt'altro copione gli riserva il secondo album, The Freewheelin’ Bob Dylan, edito nel maggio 1963. Con esso l'artista si accredita come interprete e soprattutto come autore presso famosi artisti come Joan Baez, che lo vuole accanto a sé nei concerti e per un periodo anche nella vita sentimentale. Sono gli anni del malcontento giovanile verso la politica aggressiva degli USA, che dal clima destabilizzante della guerra fredda porterà agli orrori del Vietnam. Dylan si fa portavoce di questo sentimento e la celebre Blowin' in the Wind ne diventa il manifesto ideologico.

Dalla battaglia per i diritti civili al rifiuto della guerra, la sua musica influenza generazioni di giovani e di colleghi, sempre nel segno del'anticonformismo. Parallelamente i suoi dischi registrano vendite da record: circa 70 milioni di copie vendute in mezzo secolo di carriera, raccontata attraverso 34 album in studio, 13 live, 14 «best of», e un mix di generi che va dal country al rock, passando per la musica popolare inglese, scozzese ed irlandese.

Dicono molto di lui i numerosi riconoscimenti: 40 dischi di platino, altrettanti d’oro e sette d’argento; 11 Grammy; un Oscar e un Golden Globe per la colonna sonora del film Wonder Boys (2000). Stimato come un intellettuale a tutto tondo, in grado di anticipare le tendenze culturali di ogni epoca, Dylan è stato più volte tra i candidati al Nobel per la Letteratura.

Nel 2015 la rivista Rolling Stone lo celebra come il "più grande cantautore di tutti i tempi", l'anno seguente arriva il massimo riconoscimento del Nobel per la letteratura, assegnatogli dall'Accademia svedese per il merito di «aver creato nuove espressioni poetiche nella grande tradizione della canzone americana».

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SEZ. VARIE NEWS Disastro Moby Prince mercoledì 10 aprile 1991 (26 anni fa)

10 Aprile 2017, 09:08am

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SEZ. VARIE NEWS Disastro Moby Prince mercoledì 10 aprile 1991 (26 anni fa)

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Disastro Moby Prince: «Siamo incendiati! Ci è venuta una nave addosso!» Nel cuore della notte un disperato allarme arriva alla capitaneria di Porto di Livorno, che allerta i soccorsi. Tutti in salvo gli uomini della petroliera Agip Abruzzo ma è troppo tardi per l'altra nave, ridotta ormai a un groviglio di lamiere in fiamme. A distanza di oltre vent'anni, sui fatti di quella tragica notte gravano contraddizioni e omissioni.

Sono le 22.03 di mercoledì 10 aprile 1991, il traghetto di linea Moby Prince (proprietà della compagnia di navigazione privata Nav.Ar.Ma) parte da Livorno con direzione Olbia. A bordo 140 persone, 76 passeggeri e 65 membri dell'equipaggio, agli ordini del comandante Ugo Chessa. Il clima è disteso e molti sono raccolti nella sala bar, a guardare in Tv il big match Barcellona vs Juventus, semifinale di andata di Coppa delle Coppe.

Circa venti minuti dopo il traghetto percorre la rada che poi immette in mare aperto. In quel tratto avviene l'irreparabile: la nave passeggeri finisce con la prua nella pancia della petroliera Agip Abruzzo, nei cui serbatoi sono stipati 2.700 tonnellate di petrolio Iranian Light. In pochi attimi il mare attorno si trasforma in una larga macchia nera che inizia a prendere fuoco, avvolgendo la prua della nave passeggeri.

Alle 22.25 arriva il "may day" del marconista della Prince, seguito dieci minuti dopo dall'allarme dato via radio dal comandante dell'Agip Renato Superina, che conferma la collisione parlando erroneamente di una bettolina (piccola imbarcazione utilizzata all'interno dei porti). Ciononostante i soccorsi raggiungono il luogo dell'impatto verso le 23, traendo in salvo i 18 occupanti della petroliera. Dell'altra nave se ne sono perse le tracce.

Soltanto alle 23,35, e per puro caso, due ormeggiatori s'imbattono nella Moby Prince che nel frattempo, come impazzita, si è messa a girare in circolo. Davanti ai loro occhi c'è un inferno di fuoco, in mezzo al quale viene colto un unico segno di presenza umana: attaccato al parapetto, il mozzo di origini napoletane Alessio Bertrand è riuscito ad evitare le fiamme e su esortazione dei due ormeggiatori si lancia in mare. Sarà l'unico sopravvissuto di quella notte.

In quegli attimi sopraggiunge una motovedetta della Capitaneria di Porto livornese che, dopo aver indugiato per mezz'ora, fa ritorno alla base. L'amara constatazione dei fatti, confermata durante i processi, dice che il primo soccorritore a mettere piede sulla Prince è il marinaio Giovanni Veneruso, incaricato di agganciare la nave per trainarla con un rimorchiatore all'interno del porto. Il tutto avviene alle 3,30 del mattino quando ormai del traghetto resta poco più di un relitto spettrale di fumo e lamiere.

L'opinione pubblica è sconvolta dalle prime immagini trasmesse dai telegiornali ma ricostruzioni troppo frettolose, confermate da esponenti del governo centrale, parlano di "errore umano" dovuto alla presenza di nebbia. L'ipotesi della nebbia viene confermata in sede giudiziaria nei due processi: il primo per omissione di soccorso e omicidio colposo, il secondo per manomissione a bordo, che non portano ad alcuna condanna avvalorando indirettamente la tesi dell'errore umano.

Una verità processuale che scontenta i familiari delle vittime, che si appellano alla contraddittorietà di alcuni aspetti, a cominciare dall'enorme ritardo dei soccorsi. In più molti testimoni, tra cui ufficiali di marina e semplici cittadini, confermano che in quelle ore non c'è stata alcuna nebbia e le fiamme erano ben visibili dal porto. A confermarlo è anche un video amatoriale trasmesso dal TG1, nelle sere successive al disastro.

Alcune perizie dimostrano che i passeggeri della nave sono sopravvissuti per diverso tempo dopo l'impatto. Dal ritrovamento dei corpi emerge che la maggior parte è stata raccolta nel salone De Lux, circondato da paratie che avrebbero impedito per oltre mezz'ora la propagazione del fuoco. I test tossicologici, inoltre, confermano la presenza di monossido di carbonio nel sangue delle vittime, segno evidente del fatto che sono rimasti in vita per ore.
Negli anni a seguire, per mantenere vivo il ricordo, il Comune di Livorno dedica una piazza alle vittime, mentre in via Molo Mediceo pone una targa con i loro nomi.

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SEZ. VARIE NEWS Pablo Piccasso morto domenica 8 aprile 1973 (44 anni fa)

8 Aprile 2017, 09:49am

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SEZ. VARIE NEWS Pablo Piccasso morto domenica 8 aprile 1973 (44 anni fa)

di Michele Pappacoda Pablo Picasso: Un genio dell'arte in assoluto e tra i grandi maestri della pittura del Novecento. Nato a Málaga, nel sud della Spagna, e morto a Mougins nell'aprile del 1973, Pablo Picasso è una figura chiave nella storia dell'arte, per l'evoluzione delle forme che segnò con la sua produzione, influenzando profondamente le epoche successive.

Considerato il padre del cubismo, i suoi lavori artistici si dividono in diversi periodi, corrispondenti a diversi momenti della sua vita: "periodo blu", "periodo rosa", "periodo africano", "cubismo analitico" e "cubismo sintetico".

Alcuni ritengono che Picasso sia riuscito a realizzare i suoi quadri perché affetto da emicrania, ritenendo che i volti sproporzionati e tagliati in verticale siano effetto delle visioni spezzate che hanno coloro che soffrono di questa patologia.

L'opera con cui viene maggiormente identificato è Guernica, che ricorda il bombardamento subito dalla popolazione civile dell'omonima città basca, durante la Guerra civile spagnola. Il dipinto è conservato al Museo nacional centro de arte reina Sofia di Madrid.

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SEZ. VARIE NEWS "LA VESPA È UN'OPERA DI DESIGN, NO ALLE IMITAZIONI". SENTENZA STORICA A TORINO

7 Aprile 2017, 08:25am

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SEZ. VARIE NEWS "LA VESPA È UN'OPERA DI DESIGN, NO ALLE IMITAZIONI". SENTENZA STORICA A TORINO

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA La Vespa vince la sua battaglia. Nessuna imitazione può essere commercializzata in Italia. A pochi giorni di distanza dalle minacce del presidente Usa Donald Trump di imporre dazi commerciali su una serie di prodotti europei, tra cui la Vespa, è arrivata oggi, e per la prima volta da un tribunale italiano, una sentenza storica per quel modello a due ruote simbolo del 'made in Italy', della rinascita nel Dopoguerra, della 'Dolce Vita' e che continua ad essere riconosciuto nel mondo. La sua forma, infatti, come hanno stabilito i giudici di Torino, è un'opera di design industriale tutelata dalla legge sul diritto d'autore e nessun 'clone' può essere commercializzato in Italia. Il gruppo italiano ha accolto con favore la notizia della sentenza, che «conclude positivamente una vicenda cominciata al salone Eicma nel 2013». La decisione del Tribunale di Torino è stata depositata oggi al termine di una causa civile che si è tenuta davanti al collegio della sezione specializzata in materia di impresa, presieduto da Silvia Vitrò. Una causa che era scaturita da un procedimento d'urgenza avviato dalla Piaggio, rappresentata dal professore Giuseppe Sena e dall'avvocato Vincenzo Urso dello studio legale Sena e Tarchini, nei confronti di una società cinese, la Zhejiang Zhongneng Industry Group, che produce un modello chiamato 'Ves' che anche nel nome, dunque, ricorda la Vespa. È stata, a sua volta, l'azienda cinese ad agire contro Piaggio per chiedere, in sostanza, che venisse accertato che quel loro modello non era un 'clone' della Vespa, ma il gruppo italiano, come tutta risposta, ha fatto valere in prima battuta il diritto di forma su un modello specifico, la Vespa LX del 2005, e poi anche su tutte le linee prodotte dal 1948 fino ad oggi. Così i giudici hanno stabilito che la forma della Vespa è un'opera che rientra nelle tutele dell'articolo 2 (comma 10) della legge sul diritto d'autore. Una norma che protegge quelle «opere del disegno industriale che presentino di per sé carattere creativo e valore artistico». Malgrado la Vespa sia di per sé così riconoscibile e 'senza pari', nei suoi 70 anni di vita, nessun Tribunale aveva mai stabilito che si trattasse di un'opera che va protetta dalle imitazioni. Il Tribunale torinese ha vietato, dunque, alla società cinese di commercializzare 'Ves' in Italia.

LEGGO.IT

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SEZ. VARIE NEWS Cassazione, la puzza di fritto diventa reato per 'molestie olfattive'

6 Aprile 2017, 08:19am

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SEZ. VARIE NEWS Cassazione, la puzza di fritto diventa reato per 'molestie olfattive'

INSERITO DA BARBARA PAPPACODA La Corte di Cassazione, con sentenza numero 14467 del 24 marzo 2017 emessa dalla terza sezione Penale, ha condannato due còndomini per "molestie olfattive" a causa degli odori di fritto provenienti in modo costante e intollerabile dal loro appartamento che infastidiva i vicini. Una notizia che ha gettato nel panico gli amanti dei cibi fritti che ora temono di vedersi trascinare in tribunale per l'odore di fritto della cotoletta che l'altra sera si spandeva per le scale del loro condominio.
Dall'altra parte molti vicini più o meno intolleranti alla puzza di fritto festeggiano e già si fregano le mani pregustando la possibilità di rivalersi sui fastidiosi vicini. E in Costa d'Amalfi sono diversi i casi denunciati.

 
Ma la puzza di fritto di per sé non costituisce un reato, quindi friggete in pace e ricordatevi di areare i locali prima di soggiornare.
Già, perché la condizione indispensabile è che gli odori siano olfattivamente molesti
La questione è quella, assai delicata, della convivenza tra vicini e quindi onde evitare che una frittura diventi il pretesto per un bagno di sangue (giudiziario) meglio chiarire le cose. La sentenza della Cassazione ha condannato una famiglia di Monfalcone per "molestie olfattive" riconoscendo le ragioni dei condòmini che avevano accusato i vicini di disturbare la quiete dello stabile con gli odori provenienti dalla loro cucina e ponendo così fine ad una diatriba che si protraeva dal 2011.
In buona sostanza la puzza di fritto in sé non costituisce un reato (così come non lo costituiscono i latrati dei cani o la musica dello stereo dei vicini) ma lo diventa quando supera la soglia di tollerabilità e diventano vere e proprie molestie. Quindi la frittura non è un reato (e non lo è mai stato) e così è anche per la puzza di fritto. Se però la puzza diventa oggettivamente intollerabile e insopportabile il giudice può stabilire l'esistenza di un caso di "molestie olfattive" certificando l'impossibilità per i vicini di difendersi dall'odore di fritto così come il fatto che l'odore di frittura riesca a penetrare all'interno degli appartamenti altrui impregnando muri e tappezzeria. Come è facile intuire non è solo l'odore di fritto a poter costituire fattispecie di reato - quando intollerabile - ma tutti gli odori molesti insopportabili (così come le altre immissioni) provenienti dall'appartamento dei vicini.
IL VESCOVADO DI RAVELLO

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SEZ. VARIE NEWS Il 05 aprile 1998 Inaugurato il ponte sospeso più lungo del mondo:

5 Aprile 2017, 09:18am

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SEZ. VARIE NEWS Il 05 aprile 1998 Inaugurato il ponte sospeso più lungo del mondo:

di Michele Pappacoda Una sfida contro le forze della natura e un nuovo corso dato all'ingegneria delle costruzioni. Con il Ponte di Akashi Kaikyō il Giappone creò uno snodo di collegamento cruciale per le quattro principali isole dell'arcipelago, ottenendo con esso un primato mondiale, tuttora imbattuto.

I primi significativi esempi di ponti sospesi si ebbero a partire dal XIX secolo, con gli Stati Uniti nel ruolo di pionieri. Nel 1883 venne realizzato il Ponte di Brooklyn, prima grande struttura in acciaio e al momento della sua inaugurazione il ponte sospeso più lungo al mondo. Primato che gli USA conservarono per lungo tempo con i successivi Golden Gate Bridge (1937) e il Ponte di Verrazzano (1964), scalzati nel 1981 dall'inglese Humber Bridge.

I collegamenti interni tra le principali isole dell'arcipelago nipponico rappresentarono una priorità nei governi degli anni del boom economico (1953-1972). Nel caso dello stretto di Akashi, che divide l'isola di Honshū (la più grande del Giappone, che comprende la capitale Tokyo) dall'isola di Awaji (formata da piccoli villaggi di pescatori), si profilò una vera e propria emergenza dopo il tragico incidente dell'11 maggio 1955: la collisione di due traghetti, per via della fitta nebbia, provocò la morte di 168 persone, tra cui decine di bambini in gita scolastica.

L'episodio indignò l'opinione pubblica che richiese a gran voce la costruzione di un ponte. Un obiettivo impossibile per la tecnologia di allora, che richiese circa trent'anni di ricerche per arrivare a un'opera fattibile. Verso la fine degli anni Ottanta le premesse c'erano tutte per passare dalla teoria alla pratica ma restavano forti ostacoli legati alle caratteristiche climatiche e geologiche dell'area. Oltre ad essere denominato la "cintura dei tifoni", con venti che raggiungono i 290 km/h, lo stretto di Akashi è ad alto rischio sismico.

Come se non bastasse, l'intenso traffico marittimo (circa mille navi al giorno) imponeva una soluzione che non limitasse lo spazio di navigazione. Per gli ingegneri del Sol levante si presentava una sfida senza precedenti nella storia delle costruzioni: tenere in piedi una struttura lunga circa 4 km e realizzarla nella maniera più resistente e leggera possibile. Il vero banco di prova venne superato con la realizzazione delle fondamenta, resa complicata dal fondale profondo e instabile del tratto marino.

L'ostacolo fu aggirato posizionando sul fondale due anelli d'acciaio, destinati a fare da base ai cilindri che dovevano reggere il ponte. L'operazione spettacolare, seguita con il fiato sospeso dai progettisti, andò secondo i piani, partendo da un ristrettissimo margine d'errore di 2 centimetri. Dopo dieci anni di lavori, che impegnarono 2 milioni di operai, il Ponte di Akashi Kaikyō venne inaugurato ufficialmente il 5 aprile del 1998.

In quel frangente, si accertò il raggiungimento di tre primati mondiali nella storia dei ponti sospesi: il più lungo con 3.911 metri di lunghezza; il più alto grazie ai 280 m di altezza; il più costoso per via dei 4,3 miliardi di dollari investiti nella sua realizzazione. Vanto dell'ingegneria giapponese, con le sue sei corsie stradali (tre per ogni senso di marcia) rappresenta oggi una cruciale via di comunicazione con il centro economico del Paese, favorendo nello stesso tempo l'economia turistica dell'isola di Awaji.

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