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salerno e provincia news

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SALERNO E PROVINCIA NEWS Consiglio Provinciale di Salerno: ecco tutti gli eletti

4 Febbraio 2019, 13:25pm

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SALERNO E PROVINCIA NEWS Consiglio Provinciale di Salerno: ecco tutti gli eletti

INSERITO DA MORENA MOTTA Si sono tenute ieri le consultazioni per le elezioni del Consiglio Provinciale di Salerno, che affiancherà nel lavoro il presidente Michele Strianese. Il Pd fa incetta di eletti.

Il Pd fa il pieno di eletti al Consiglio Provinciale di Salerno

Qui di seguito l’elenco dei candidati eletti al Consiglio Provinciale di Salerno, nel corso delle votazioni in programma ieri.

 
  • Partito Democratico (6 seggi) – Luca Cerretani, Paky Memoli, Antonio Rescigno, Roberto Robustelli, Carmelo Stanziola, Vincenzo Servalli
  • Campania Libera (2 seggi) – Fausto De Nicola, Antonio Sagarese
  • Partito Socialista (1 seggio) – Giovanni Guzzo
  • La Provincia di Tutti (1 seggio) – Dante Santoro
  • Centristi (2 seggi) – Felice Santoro, Fausto Vecchio
  • Forza Italia (2 seggi) – Roberto Celano, Giuseppe Ruberto
  • Lega (1 seggio) – Ernesto Sica
  • Fratelli d’Italia (1 Seggio) – Clelia Ferrara

FONTE L'OCCHIO DI SALERNO

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SALERNO E PROVINCIA NEWS Eboli si mobilita contro il razzismo: «Siamo tutti con Hugo»

3 Febbraio 2019, 09:06am

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SALERNO E PROVINCIA NEWS Eboli si mobilita contro il razzismo: «Siamo tutti con Hugo»

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA «Vediamoci alle 14 davanti al Comune. Mettiamoci insieme. Siamo anche noi l’Italia che resiste». Un messaggio sul cellulare basta per prendere appuntamento tra cittadini che non si girano dall’altra parte e reagiscono all’escalation di violenze, fisiche e verbali, che si registrano in tutta Italia e da cui Eboli non è immune. Non è un’isola felice ma ci sono anime che continuano a credere in un’alternativa sociale all’indifferenza. «L’Italia che resiste» è un’iniziativa nazionale che nasce come reazione spontanea di un gruppo di cittadini impegnati davanti al quotidiano sfoggio di xenofobia, egoismo e mancanza di empatia. «Non vogliamo essere come chi, in tempo di guerra, ha finto di non vedere quello che stava accadendo - scrivono gli organizzatori - Vogliamo essere la scintilla di una nuova resistenza. L’Italia che resiste sostiene l’illegittimità umana e morale dei provvedimenti in materia di sicurezza». Il tam tam è giunto fino ad Eboli, il giorno dopo la notizia di Hugo, un ragazzo di origini brasiliane, atleta, che ha subito una violenta aggressione da quattro ragazzi autoctoni e con la fedina penale non proprio immacolata. La sua storia ha toccato il cuore di molti ebolitani che hanno espresso, alla sua famiglia, la loro vicinanza e hanno intenzione di mettersi insieme. «Non ne possiamo più», sbottano. Ma che aria tira davvero in città? «Per rispondere, devo utilizzare il termometro della mia professione- spiega Rosario Vece, medico e presidente dell’Associazione L’altritalia - Non ho avuto manifestazioni forti di violenza e razzismo. Ma si ha paura che lo straniero possa rubare lavoro all’ italiano».

di Laura Naimoli  IL MATTINO

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SALERNO E PROVINCIA NEWS Elio, lo sfortunato carabiniere-eroe: ferito due volte per salvare vite

3 Febbraio 2019, 09:03am

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SALERNO E PROVINCIA NEWS Elio, lo sfortunato carabiniere-eroe: ferito due volte per salvare vite

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Eroe per la seconda volta. Sprezzante del pericolo, con un alto senso del dovere, tanto da mettere a repentaglio la sua vita, ma anche particolarmente sfortunato. È il maggiore dei carabinieri Elio Norino, 39 anni, originario di Mercato San Severino, comandante la compagnia carabinieri di Borgo Panigale (Bologna), che, nel pomeriggio di ieri, è stato travolto dall’esondazione del fiume Reno mentre, insieme ad altri militari dell’Arma, prestava soccorso ai cittadini in zona Bondeni, nel Comune di Castelmaggiore. È stato necessario l’intervento di un elicottero dei Vigili del fuoco per recuperare il maggiore Norino, i suoi colleghi e i civili e per metterli in salvo. Ora, l’ufficiale dei carabinieri è fuori pericolo: è stato trasportato all’ospedale Maggiore di Bologna, dove gli hanno somministrato alcune flebo per un principio di ipotermia. «In quei momenti, non pensi ai rischi che corri tu, ma pensi a quello che sta succedendo e a trovare una soluzione. Pensi a come risolvere un problema. Tornerò subito al lavoro», ha commentato. Il 7 agosto scorso, Norino aveva salvato diversi civili in seguito allo scoppio di un’autocisterna su un raccordo bolognese, che causò due morti: anche in quel caso, rimase ferito. Ma il suo intervento fu provvidenziale per salvare la vita a molti civili. Nonostante ferito, aprì le porte della sua caserma, trasformata subito in un piccolo ospedale da campo per consentire le prime cure ai feriti. DI ANTONIO DE PASCALE IL MATTINO.IT

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SALERNO E PROVINCIA NEWS PELLEZZANO, STRADA CHIUSA AL TRAFFICO PER UNA FRANA VIDEO

2 Febbraio 2019, 08:52am

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SALERNO E PROVINCIA NEWS PELLEZZANO, STRADA CHIUSA AL TRAFFICO PER UNA FRANA VIDEO

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA E’ stata chiusa ad horas con urgenza con un’ordinanza a firma del sindaco di Pellezzano Francesco Morra il tratto di strada provinciale 27 dal civico 1 di Via Vittorio Emanuele fino all’incrocio con Via Acqua del Corvo verso Salerno per consentire i lavori di sicurezza nella zona a seguito di un movimento franoso che si è avuto questa mattina. La pioggia insistente degli ultimi giorni ha fatto cedere questa mattina una parte di terreno di un’area boscata tra Coperchia e Capezzano all’altezza della “Madonnina, senza provocare per fortuna grossi danni nè ferimenti di persone, fatta eccezione per un’auto che si trovava a

BARBARA ALBERO TVOGGISALERNO

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SALERNO E PROVINCIA NEWS 1600 posti letto nel Campus di Fisciano Per atleti badge con riconoscimento biometrico

31 Gennaio 2019, 09:49am

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SALERNO E PROVINCIA NEWS 1600 posti letto nel Campus di Fisciano Per atleti badge con riconoscimento biometrico

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA SALERNO, Le residenze universitarie del Campus di Fisciano (Salerno) ospiteranno 1564 atleti durante le Universiadi che si svolgeranno nel mese di luglio in Campania. Gli alloggi sono stati visitati questo pomeriggio dagli ispettori del Csu che hanno verificato l'organizzazione predisposta dall'ateneo salernitano per l'allestimento del villaggio olimpico. Tre i complessi abitativi messi a disposizione: uno da 582 posti letto, un altro da 516 e un altro ancora da 466. All'interno dell'area che ospiterà il soggiorno degli atleti sarà allestito uno spazio da riservare per eventuali controlli antidoping. I delegati hanno visitato le stanze, tutte dotate di punto cottura e bagno in camera. Le strutture, inoltre, sono dotate di sistema wi-fi che potrà essere utilizzato dagli ospiti. Gli atleti riceveranno un badge che consentirà di monitorare tutti gli spostamenti e, attraverso un sistema di riconoscimento biometrico, sarà utilizzabile anche a mensa. ANSA

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SALERNO E PROVINCIA NEWS PONTECAGNANO, MARKET DELLA DROGA IN CASA.

29 Gennaio 2019, 09:18am

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SALERNO E PROVINCIA NEWS PONTECAGNANO, MARKET DELLA DROGA IN CASA.

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Arrestato dai carabinieri di Pontecagnano un 33 del posto che nella sua abitazione aveva allestito un market della droga. Un vero e proprio laboratorio dello spaccio nel quale nascondeva 27 dosi di hashish, 30 di marijuana e 41 di cocaina, per un peso complessivo di circa mezzo kg di droga. I carabinieri hanno, inoltre trovato, nella casa del giovane 2.320 euro in banconote di piccolo taglio. Le dosi erano già tagliate e pronte per la vendita . Il giovane pusher è stato ricondotto ai domiciliari, ma non si esclude un aggravamento della misura cautelare. ANNA SARNO LIRATV

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SALERNO E PROVINCIA NEWS Bomba ecologica: 19mila tonnellate di rifiuti nel Salernitano

28 Gennaio 2019, 18:17pm

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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA CASTELNUOVO DI CONZA - «Rimuovete i rifiuti e bonificate l’area». È la decisione adottata da Leonardo Pica , commissario regionale per gli usi civici. L’udienza si è tenuta a Napoli il 24 gennaio e ha imposto la rimozione di 19mila tonnellate di spazzatura. I cittadini di Castelnuovo di Conza si liberano della bomba ecologica in località Piano Voglino. Il loro ricorso è stato accolto, i capannoni costruiti dalla Sorieco dovranno essere abbattuti. «I terreni sono demaniali e sono sottoposti agli usi civici », scrive Pica. L’area tornerà ai cittadini perché su quei terreni non c’è mai stato un cambio di destinazione d’uso. Le scritture private, le delibere del consiglio comunale e gli atti relitivi all’impianto di compostaggio sono stati annullati dal commissario Pica. I terreni torneranno alla collettività ma prima bisognerà rimuovere i rifiuti. L’operazione non sembra facile: «La bonifica spetta al curatore fallimentare della società Sorieco - afferma Francesco Di Geronimo , promotore della protesta - invitiamo l’amministrazione comunale a chiedere l’intervento della regione Campania inserendo quell’impianto nelle aree di bonifica». Francesco Faenza LA CITTA DI SALERNO

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SALERNO E PROVINCIA NEWS Pagani, nuovo furto in chiesa: l'appello social: "Restituisci il cuore dell'Addolorata"

28 Gennaio 2019, 08:12am

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SALERNO E PROVINCIA NEWS Pagani, nuovo furto in chiesa: l'appello social: "Restituisci il cuore dell'Addolorata"

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA A Pagani continuano senza sosta i furti nelle chiese. L’ultimo episodio che si è registrato a Pagani ha colpito la Chiesa Madre del SS. Corpo di Cristo, giovedì: un collaboratore della parrocchia ha notato che era stato portato via, dalla statua dell’Addolorata, il cuore metallico con le 7 spade, facendo così scattare l’allarme. Sono state avvisate le forze dell'ordine. Don Flaviano Calenda, il sacerdote, attraverso la propria pagina Facebook, ha denunciato l’episodio chiedendo al ladro di "rimettere al suo posto l’oggetto che ha soltanto un valore affettivo e non venale". Il cuore che è stato rubato dalla statua dell’Addolorata ha un valore economico di gran lunga ridotto rispetto al valore spirituale. Tra i furti a Pagani nelle chiese vi sono stati anche quelli nelle parrocchie Gesù Risorto e Madonna di Fatim a in periferia, oltre al doppio furto alle suore di via Malet e nella chiesa di S.Alfonso.

PUNTOAGRO

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SALERNO E PROVINCIA NEWS- Campagna: uno dei maggiori campi di concentramento del sud Italia nel periodo fascista video

27 Gennaio 2019, 08:28am

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SALERNO E PROVINCIA NEWS- Campagna: uno dei maggiori campi di concentramento del sud Italia nel periodo fascista  video

Inserito da Leone Buongiorno Il campo di internamento di Campagna fu uno dei principali luoghi di confino allestiti dal governo fascista. Il campo operò tra il 16 giugno 1940 e l'8 settembre 1943 ed arrivò a ospitare oltre 430 persone.

Per internamento ci si riferisce all’esilio forzato di persone in determinate località, sottoposte a speciale controllo, in particolari circostanze come ad esempio un conflitto internazionale. Può essere disposto a carico di cittadini stranieri o anche, come misura di sicurezza, a carico di cittadini proprî per motivi politici. Campi e misure di internamento vennero utilizzati in Italia già nelle guerre ottocentesche, ma il ricorso a essi divenne sistematico con le due guerre mondiali e soprattutto durante il Fascismo.

Sin dagli anni ‘20, il governo Mussolini dispose la possibilità di internare cittadini di Paesi nemici in caso di guerra e cittadini italiani per motivi politici e sociali. A questi ultimi, soprattutto militanti antifascisti e sindacali, fu applicato il “confino” politico, sorta di internamento consistente nell’obbligo di dimora in un comune lontano dal proprio luogo di residenza per lo più su piccole isole o zone povere e arretrate.

Con l’approssimarsi della guerra si stabilì che dovessero essere arrestate tutte le persone ritenute pericolose sia italiane che straniere. Si decise, quindi, che dovessero essere internati o in campi di concentramento o in località d'internamento (simili ai luoghi di confino) in base alla pericolosità. Si avviò un processo di schedatura di tutti i soggetti destinatari del provvedimento e di ricerca di luoghi idonei all’insediamento dei campi.

Tali provvedimenti restrittivi oltre agli oppositori politici e agli stranieri di Paesi nemici riguardarono principalmente gli ebrei, gli slavi e altre minoranze.

Nel 1938 con l’emanazione delle leggi razziali anche gli ebrei quindi furono oggetto di provvedimenti di internamento distinguendo però tra italiani e stranieri. Gli ebrei italiani, almeno fino all’8 settembre, venivano colpiti dal provvedimento solo se ritenuti pericolosi per motivi politici e sociali. Al contrario tutti gli ebrei stranieri furono internati per motivi razziali.  

Per quanto concerne persone di origine slava, le misure di internamento si rivolsero sia a quelle di nazionalità italiana della Venezia Giulia che agli abitanti della Jugoslavia, occupata dall’Italia. I campi di concentramento per slavi, pur essendo formati prevalentemente da civili come quelli per ebrei, non erano soggetti al ministero dell’interno ma alle autorità militari e per questo si parla di “internamento parallelo”. Ciò favorì arbitri e violenze con alti numeri di deportazione con l'avanzare della guerra e l'affermarsi della resistenza anti-italiana.

Le province destinate ad accogliere internati vennero ripartite in cinque zone giurisdizionali, ciascuna presieduta da un ispettore generale di Pubblica Sicurezza, che insieme ai prefetti indicavano al Ministero dell’interno i comuni e gli edifici da utilizzare. Dovevano essere fabbricati abbandonati o scarsamente utilizzati, lontani dalla costa e da importanti vie di collegamento ma facilmente raggiungibili, isolati e controllabili ma non troppo distanti da un centro abitato. Inizialmente si puntò sulle regioni centro-meridionali che, secondo una convinzione allora molto diffusa, sarebbero state scarsamente interessate dalla guerra. A favore di tale scelta, probabilmente, influirono anche altri motivi, quali l'impervietà dei luoghi, la scarsa concentrazione abitativa e la minore politicizzazione degli abitanti.

L’Ispettore Generale di P. S. Lo Spinoso e il prefetto di Salerno Bianchi individuarono la cittadina di Campagna quale luogo idoneo per l’insediamento di un campo. Campagna era posta lungo gli argini di un torrente con vicoli angusti e tortuosi, circondata da monti e da colline che ne limitavano la visuale, tutte caratteristiche ideali per l’internamento. In particolare furono scelti 2 caserme dismesse: l'ex Convento Domenicano di San Bartolomeo e l'ex Convento degli Osservanti dell'Immacolata Concezione. Strutture di proprietà del comune, utilizzate per esercitazioni militari, su più livelli, con grandi camerate, cucine, dispense e magazzini, dotati di acqua e luce elettrica, in grado di ospitare più di 700 persone. La direzione del campo vide l’alternarsi di diversi funzionari di pubblica sicurezza: Pasquale Torella, Mario Majello, Salvatore Carrozzo, Francesco Garofalo.

Nell'ottobre del 1940, quattro mesi dopo l'entrata in guerra, l'Italia contava già 4.251 prigionieri stranieri, 2.396 internati e 1.855 confinati, di cui ben 2.142 ebrei. Alla stessa data gli internati italiani erano 1373 ed i confinati 4.732 di cui politici 2.335 (Tanzi). Il loro numero continuerà comunque a crescere, sino ad arrivare intorno alle 10 mila persone rinchiuse nei campi ed altre 8 mila al confino nel 1943 (Pederzzolli). Non chiaro il numero degli internati slavi che si stima possa oscillare tra i 20 mila ed oltre 100 mila.

A Campagna il numero degli internati, nei tre anni di attività del campo, variò notevolmente oscillando fra i 230 (febbraio 1941) e i 150 (settembre 1943). Per la maggioranza si trattava di profughi ebrei di diverse nazionalità, molti provenienti da Fiume, e vi era anche un gruppo di 40 ebrei italiani.

I campi di concentramento italiani per gli ebrei ebbero poco in comune con i lager nazisti. In generale nei campi di internamento italiani i reclusi non vennero mai trattati con crudeltà o violenza. Nonostante ciò la maggior parte degli internati visse la propria condizione tra molti disagi e sofferenze. La privazione della libertà, l'isolamento, fisico e psicologico, non potendo avere troppi rapporti con le popolazioni locali, la drammatica incertezza sul proprio futuro e su quello dei propri familiari lontani. A questo si aggiunse una scarsa condizione materiale, che peggiorò con l’inasprirsi della guerra, caratterizzata da grande penuria, affollamento degli alloggiamenti, problematiche igienico-sanitarie e alimentari con lo sviluppo del mercato nero. Ancora peggiore fu la situazione degli internati slavi con casi di maltrattamenti ed alti tassi di mortalità. Ecco perché, anche senza considerare le violenze e le deportazioni del fascismo di Salò, il giudizio sull'internamento degli ebrei dal 1940 al '43, non può che essere negativo e senza attenuanti (Capogreco).

A Campagna si creò un profondo scambio e un rapporto di aiuto reciproco tra i prigionieri e la comunità. I campagnesi donarono amicizia incondizionata e complicità, mentre i prigionieri offrirono la loro storia e le loro tradizioni. Molti degli ebrei che giunsero nella cittadina erano uomini colti e raffinati: pittori, musicisti, medici. Tennero lezioni di lingue straniere e di cultura per i giovani. E poi concerti, spettacoli teatrali, mostre d’arte. Fra i vari detenuti vi venne rinchiuso anche il pittore russo Alessandro Degai che dipinse diverse opere, regalandole ai cittadini. Inoltre tra i prigionieri c'erano molti medici che si misero a curare gli abitanti del luogo, nonostante fosse proibito dal fascismo. i prigionieri familiarizzarono con i carcerieri al punto da sfidarli in memorabili partite di calcio.

Tale cosa coinvolse anche il podestà D'Ambrosio e le autorità fasciste del luogo che tennero nascoste le attività alle autorità superiori. Anche se non mancarono lettere di protesta da parte di alti dirigenti fascisti per la troppa libertà di cui godevano gli internati ebrei nel campo chiedendo provvedimenti.

in tale contesto un importante ruolo lo giocò il vescovo di Campagna, Giuseppe Maria Palatucci, che accolse i prigionieri cercando di alleviarne le sofferenze. Infatti creò all’interno del campo una biblioteca e una sinagoga, mise su un’orchestra e permise la stampa di un bollettino del campo. Il vescovo era lo zio di Giovanni Palatucci, questore di Fiume, che riuscì a salvare dai lager oltre 5000 ebrei istriani trasferendoli, tra gli altri, anche nel campo di Campagna grazie alla collaborazione con lo zio. Giovanni Palatucci fu scoperto e poi deportato a Dachau, dove trovò la morte poco più che trentenne.

Con lo sbarco degli alleati, i campi nel sud Italia furono chiusi tutti con la liberazione e salvezza dei prigionieri. Mentre nel nord, con l’occupazione nazista e la nascita della Repubblica fascista di Salò, si trasformarono in luoghi di transito prima della deportazione nei lager tedeschi.   

Quando gli anglo-americani giunsero sulle coste salernitane, l'8 settembre 1943, gli abitanti di Campagna non mancarono di aiutare gli ebrei presenti nel campo a fuggire per salvarli dai nazisti, che ne avevano già decretato l’uccisione. In questo senso si racconta la vicenda del vicebrigadiere dei carabinieri Mariano Acone. Questi, probabilmente in accordo con il vescovo Palatucci e con il tacito assenso del podestà, nel momento in cui i tedeschi cercarono di prendere gli internati come ostaggi nella fuga verso la Germania, li fece fuggire sulle montagne vicine.

Nel 2006 Campagna fu insignita della Medaglia d’Oro al Valor Civile per aver accolto diverse centinaia di persone salvandole da morte certa.

Nel convento domenicano di San Bartolomeo nel 2008 è stato istituito il museo regionale della memoria e della pace “Giovanni Palatucci”. All’interno della struttura è allestita la mostra permanente "L'itinerario della Memoria e della Pace”, che partendo dal tragico racconto della Shoah ripercorre la vicenda del campo di concentramento. Il percorso espositivo si snoda tra le varie sale del convento, ognuna dedicata ad un aspetto della vicenda, attraverso diversi linguaggi: documenti, foto, video, ricostruzioni di ambienti. Sono indicati i nomi degli internati, raccontata la loro storia e la loro vita nel campo e il loro rapporto con la comunità. Inoltre vengono ripercorse le vite e le azioni eroiche di Giovanni Palatucci e dello zio vescovo.

La mostra permanente non è solo un itinerario della Memoria, ricordando uno dei periodi più bui del ‘900, ma soprattutto un itinerario della Pace. La pace che si può diffondere raccontando l'azione di uomini buoni, come Giovanni Palatucci, e dell’immensa umanità di un’intera comunità, quella di Campagna, che ha alleviato le sofferenze dei tanti profughi.

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SALERNO E PROVINCIA NEWS Due bimbi marocchini affondano Salvini a Salerno Decreto della Corte di Appello di Salerno: i genitori non possono essere rimpatriati, bisogna tutelare la vita dei minori

26 Gennaio 2019, 10:41am

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SALERNO E PROVINCIA NEWS Due bimbi marocchini affondano Salvini a Salerno Decreto della Corte di Appello di Salerno: i genitori non possono essere rimpatriati, bisogna tutelare la vita dei minori

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA L’interesse allo sviluppo armonico di un minore straniero vale di più delle esigenze di tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza nazionale. E tutto questo anche se «il Governo chiede di restringere le ammissioni in Italia», come prevede il cosiddetto “decreto Salvini”, diventato legge dello Stato dagli inizi del dicembre scorso. È questo il principio contenuto in un decreto della Seconda sezione Civile della Corte d’Appello di Salerno (presidente Bruno De Filippis, consigliere Giulia Carleo, relatore/estensore Alessandro Brancaccio, consiglieri Enrico Farina e Simona Cirillo) che farà certamente giurisprudenza, con le relative ed inevitabili ripercussioni politiche nel già infuocato dibattito sull’accoglienza e permanenza in Italia di cittadini stranieri extracomunitari innescato dalla legge Salvini. I giudici, infatti, hanno accolto il ricorso contro il diniego del rinnovo del permesso di soggiorno per assistenza a due bambini - uno di quattro anni e l’altro di sei mesi, nati a Nocera Inferiore e a Sarno - deciso dal Tribunale per i minorenni di Salerno. L’istanza era stata presentata dai genitori dei bambini, originari del Marocco ma residenti in Italia da circa un decennio con regolare permesso di soggiorno. La coppia, infatti, lavora nei campi e nei magazzini per l’ortofrutta a San Marzano Sul Sarno. L’istanza al Tribunale. Nel febbraio dello scorso anno, i genitori - che all’epoca avevano solo il primo figlio e in attesa del secondo - avevano chiesto al Tribunale dei minori di Salerno un provvedimento di proroga dell’autorizzazione alla permanenza in Italia, in base alla legge 286 del 1998 che autorizza i giudici minorili a concedere permessi di soggiorno anche in deroga ad altre norme, purché sussistano «gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico » del minore. Il primo grado si era concluso con la sentenza del 28 settembre, quando era nato da un mese il secondo bimbo: i giudici rigettarono l’istanza della coppia marocchina, sostenendo che dalla loro istanza non si ricavavano quei «gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico» del bambino previsti dalla legge. Insomma, non si poteva concedere il permesso solo ed esclusivamente in base ad un danno generico per lo sviluppo del minore se fosse stato allontanato dall’Italia. Il ricorso in Appello. L’avvocato Tommaso D’Avino, che assiste i due cittadini marocchini, presenta reclamo alla Corte d’Appello. Il 15 gennaio scorso la discussione. «Sono rimasto sorpreso quando il procuratore generale nella sua requisitoria in aula, nel pronunciarsi per il rigetto dell’istanza, ha detto che “Il Governo ci chiede di restringere il numero degli accessi...”. Le nostre ragioni, invece, erano basate sul principio che lo sradicamento dal contesto in cui vivono i minori è di per se stesso un danno, soprattutto quando questo comporta il cambio dello Stato e senza avere rassicurazioni di una realtà migliore in altro sito». La Corte d’Appello, dunque, è stata chiamata a valutare nel concreto «se le esigenze statuali di tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza nazionale debbano prevalere sui gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico del minore». Il verdetto dei giudici. I magistrati (la decisione è stata depositata mercoledì scorso) hanno ritenuto prevalente l’interesse del minore giacché l’eventuale allontanamento dei genitori dal territorio nazionale in cui sono radicati da circa un decennio, «cagionerebbe ai figli significativi pregiudizi per una crescita serena ed equilibrata, soprattutto ove si consideri che la perdita, da parte dei genitori, dell’attuale posto di lavoro (…) incrinerebbe l’equilibrio del nucleo familiare non solo sotto il profilo strettamente economico ma anche sotto quello relazionale ed affettivo, che ne risulterebbe inevitabilmente compromesso». L’avvocato D’Avino sottolinea: «Bisogna comprendere, come ha ribadito la stessa Corte d’Appello nel suo decreto, che gli stranieri vengono in Italia per lavorare ma soprattutto per porre le fondamenta di un progetto familiare basato sul raggiungimento di una stabilità occupazionale che assicuri ai figli una prospettiva di sicurezza per il futuro». I giudici di secondo grado quindi hanno considerato che «nell’ottica di una ponderazione comparativa dei contrapposti interessi, quello dei minori risulta prevalere rispetto alle esigenze statuali della pubblica sicurezza…». E l’avvocato D’Avino aggiunge: «Questo decreto è una lezione di civiltà che tutti noi abbiamo il compito di ascoltare per comprendere il senso stesso della nostra esistenza in un Paese che fonda i suoi valori sui principi della solidarietà e della civiltà». Se da un lato la Cassazione, in una sua recente sentenza, ricorda che è comunque necessaria una valutazione della domanda del richiedente nel caso chieda un permesso di soggiorno per assistere un minore, la Corte d’Appello di Salerno ha fatto proprio il principio proposto dal legale di parte secondo cui prevale su ogni esigenza statuale l’interesse del minore in quelle famiglie da tempo sul territorio italiano e con un lavoro. Salvatore De Napoli LA CITTA

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