Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Arrestato dai carabinieri di Pontecagnano un 33 del posto che nella sua abitazione aveva allestito un market della droga. Un vero e proprio laboratorio dello spaccio nel quale nascondeva 27 dosi di hashish, 30 di marijuana e 41 di cocaina, per un peso complessivo di circa mezzo kg di droga. I carabinieri hanno, inoltre trovato, nella casa del giovane 2.320 euro in banconote di piccolo taglio. Le dosi erano già tagliate e pronte per la vendita . Il giovane pusher è stato ricondotto ai domiciliari, ma non si esclude un aggravamento della misura cautelare. ANNA SARNO LIRATV
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA CASTELNUOVO DI CONZA - «Rimuovete i rifiuti e bonificate l’area». È la decisione adottata da Leonardo Pica , commissario regionale per gli usi civici. L’udienza si è tenuta a Napoli il 24 gennaio e ha imposto la rimozione di 19mila tonnellate di spazzatura. I cittadini di Castelnuovo di Conza si liberano della bomba ecologica in località Piano Voglino. Il loro ricorso è stato accolto, i capannoni costruiti dalla Sorieco dovranno essere abbattuti. «I terreni sono demaniali e sono sottoposti agli usi civici », scrive Pica. L’area tornerà ai cittadini perché su quei terreni non c’è mai stato un cambio di destinazione d’uso. Le scritture private, le delibere del consiglio comunale e gli atti relitivi all’impianto di compostaggio sono stati annullati dal commissario Pica. I terreni torneranno alla collettività ma prima bisognerà rimuovere i rifiuti. L’operazione non sembra facile: «La bonifica spetta al curatore fallimentare della società Sorieco - afferma Francesco Di Geronimo , promotore della protesta - invitiamo l’amministrazione comunale a chiedere l’intervento della regione Campania inserendo quell’impianto nelle aree di bonifica». Francesco Faenza LA CITTA DI SALERNO
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA A Pagani continuano senza sosta i furti nelle chiese. L’ultimo episodio che si è registrato a Pagani ha colpito la Chiesa Madre del SS. Corpo di Cristo, giovedì: un collaboratore della parrocchia ha notato che era stato portato via, dalla statua dell’Addolorata, il cuore metallico con le 7 spade, facendo così scattare l’allarme. Sono state avvisate le forze dell'ordine. Don Flaviano Calenda, il sacerdote, attraverso la propria pagina Facebook, ha denunciato l’episodio chiedendo al ladro di "rimettere al suo posto l’oggetto che ha soltanto un valore affettivo e non venale". Il cuore che è stato rubato dalla statua dell’Addolorata ha un valore economico di gran lunga ridotto rispetto al valore spirituale. Tra i furti a Pagani nelle chiese vi sono stati anche quelli nelle parrocchie Gesù Risorto e Madonna di Fatim a in periferia, oltre al doppio furto alle suore di via Malet e nella chiesa di S.Alfonso.
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Inserito da Leone Buongiorno Il campo di internamento di Campagna fu uno dei principali luoghi di confino allestiti dal governo fascista. Il campo operò tra il 16 giugno 1940 e l'8 settembre 1943 ed arrivò a ospitare oltre 430 persone.
Per internamento ci si riferisce all’esilio forzato di persone in determinate località, sottoposte a speciale controllo, in particolari circostanze come ad esempio un conflitto internazionale. Può essere disposto a carico di cittadini stranieri o anche, come misura di sicurezza, a carico di cittadini proprî per motivi politici. Campi e misure di internamento vennero utilizzati in Italia già nelle guerre ottocentesche, ma il ricorso a essi divenne sistematico con le due guerre mondiali e soprattutto durante il Fascismo.
Sin dagli anni ‘20, il governo Mussolini dispose la possibilità di internare cittadini di Paesi nemici in caso di guerra e cittadini italiani per motivi politici e sociali. A questi ultimi, soprattutto militanti antifascisti e sindacali, fu applicato il “confino” politico, sorta di internamento consistente nell’obbligo di dimora in un comune lontano dal proprio luogo di residenza per lo più su piccole isole o zone povere e arretrate.
Con l’approssimarsi della guerra si stabilì che dovessero essere arrestate tutte le persone ritenute pericolose sia italiane che straniere. Si decise, quindi, che dovessero essere internati o in campi di concentramento o in località d'internamento (simili ai luoghi di confino) in base alla pericolosità. Si avviò un processo di schedatura di tutti i soggetti destinatari del provvedimento e di ricerca di luoghi idonei all’insediamento dei campi.
Tali provvedimenti restrittivi oltre agli oppositori politici e agli stranieri di Paesi nemici riguardarono principalmente gli ebrei, gli slavi e altre minoranze.
Nel 1938 con l’emanazione delle leggi razziali anche gli ebrei quindi furono oggetto di provvedimenti di internamento distinguendo però tra italiani e stranieri. Gli ebrei italiani, almeno fino all’8 settembre, venivano colpiti dal provvedimento solo se ritenuti pericolosi per motivi politici e sociali. Al contrario tutti gli ebrei stranieri furono internati per motivi razziali.
Per quanto concerne persone di origine slava, le misure di internamento si rivolsero sia a quelle di nazionalità italiana della Venezia Giulia che agli abitanti della Jugoslavia, occupata dall’Italia. I campi di concentramento per slavi, pur essendo formati prevalentemente da civili come quelli per ebrei, non erano soggetti al ministero dell’interno ma alle autorità militari e per questo si parla di “internamento parallelo”. Ciò favorì arbitri e violenze con alti numeri di deportazione con l'avanzare della guerra e l'affermarsi della resistenza anti-italiana.
Le province destinate ad accogliere internati vennero ripartite in cinque zone giurisdizionali, ciascuna presieduta da un ispettore generale di Pubblica Sicurezza, che insieme ai prefetti indicavano al Ministero dell’interno i comuni e gli edifici da utilizzare. Dovevano essere fabbricati abbandonati o scarsamente utilizzati, lontani dalla costa e da importanti vie di collegamento ma facilmente raggiungibili, isolati e controllabili ma non troppo distanti da un centro abitato. Inizialmente si puntò sulle regioni centro-meridionali che, secondo una convinzione allora molto diffusa, sarebbero state scarsamente interessate dalla guerra. A favore di tale scelta, probabilmente, influirono anche altri motivi, quali l'impervietà dei luoghi, la scarsa concentrazione abitativa e la minore politicizzazione degli abitanti.
L’Ispettore Generale di P. S. Lo Spinoso e il prefetto di SalernoBianchi individuarono la cittadina di Campagna quale luogo idoneo per l’insediamento di un campo. Campagna era posta lungo gli argini di un torrente con vicoli angusti e tortuosi, circondata da monti e da colline che ne limitavano la visuale, tutte caratteristiche ideali per l’internamento. In particolare furono scelti 2 caserme dismesse: l'ex Convento Domenicano di San Bartolomeo e l'ex Convento degli Osservanti dell'Immacolata Concezione. Strutture di proprietà del comune, utilizzate per esercitazioni militari, su più livelli, con grandi camerate, cucine, dispense e magazzini, dotati di acqua e luce elettrica, in grado di ospitare più di 700 persone.La direzione del campo vide l’alternarsi di diversi funzionari di pubblica sicurezza: Pasquale Torella, Mario Majello, Salvatore Carrozzo, Francesco Garofalo.
Nell'ottobre del 1940, quattro mesi dopo l'entrata in guerra, l'Italia contava già 4.251 prigionieri stranieri, 2.396 internati e 1.855 confinati, di cui ben 2.142 ebrei. Alla stessa data gli internati italiani erano 1373 ed i confinati 4.732 di cui politici 2.335 (Tanzi). Il loro numero continuerà comunque a crescere, sino ad arrivare intorno alle 10 mila persone rinchiuse nei campi ed altre 8 mila al confino nel 1943 (Pederzzolli). Non chiaro il numero degli internati slavi che si stima possa oscillare tra i 20 mila ed oltre 100 mila.
A Campagna il numero degli internati, nei tre anni di attività del campo, variò notevolmente oscillando fra i 230 (febbraio 1941) e i 150 (settembre 1943). Per la maggioranza si trattava di profughi ebrei di diverse nazionalità, molti provenienti da Fiume, e vi era anche un gruppo di 40 ebrei italiani.
I campi di concentramento italiani per gli ebrei ebbero poco in comune con i lager nazisti. In generale nei campi di internamento italiani i reclusi non vennero mai trattati con crudeltà o violenza. Nonostante ciò la maggior parte degli internati visse la propria condizione tra molti disagi e sofferenze. La privazione della libertà, l'isolamento, fisico e psicologico, non potendo avere troppi rapporti con le popolazioni locali, la drammatica incertezza sul proprio futuro e su quello dei propri familiari lontani. A questo si aggiunse una scarsa condizione materiale, che peggiorò con l’inasprirsi della guerra, caratterizzata da grande penuria, affollamento degli alloggiamenti, problematiche igienico-sanitarie e alimentari con lo sviluppo del mercato nero. Ancora peggiore fu la situazione degli internati slavi con casi di maltrattamenti ed alti tassi di mortalità. Ecco perché, anche senza considerare le violenze e le deportazioni del fascismo di Salò, il giudizio sull'internamento degli ebrei dal 1940 al '43, non può che essere negativo e senza attenuanti (Capogreco).
A Campagna si creò un profondo scambio e un rapporto di aiuto reciproco trai prigionieri ela comunità. I campagnesi donarono amicizia incondizionata e complicità, mentre i prigionieri offrirono la loro storia e le loro tradizioni. Molti degli ebrei che giunsero nella cittadina erano uomini colti e raffinati: pittori, musicisti, medici. Tennero lezioni di lingue straniere e di cultura per i giovani. E poi concerti, spettacoli teatrali, mostre d’arte. Fra i vari detenuti vi venne rinchiuso anche il pittore russo Alessandro Degai che dipinse diverse opere, regalandole ai cittadini. Inoltre tra i prigionieri c'erano molti medici che si misero a curare gli abitanti del luogo, nonostante fosse proibito dal fascismo. i prigionieri familiarizzarono con i carcerieri al punto da sfidarli in memorabili partite di calcio.
Tale cosa coinvolse anche il podestà D'Ambrosio e le autorità fasciste del luogo che tennero nascoste le attività alle autorità superiori. Anche se non mancarono lettere di protesta da parte di alti dirigenti fascisti per la troppa libertà di cui godevano gli internati ebrei nel campo chiedendo provvedimenti.
in tale contesto un importante ruolo lo giocò il vescovo di Campagna, Giuseppe Maria Palatucci, che accolse i prigionieri cercando di alleviarne le sofferenze. Infatti creò all’interno del campo una biblioteca e una sinagoga, mise su un’orchestra e permise la stampa di un bollettino del campo. Il vescovo era lo zio di Giovanni Palatucci, questore di Fiume, che riuscì a salvare dai lager oltre 5000 ebrei istriani trasferendoli, tra gli altri, anche nel campo di Campagna grazie alla collaborazione con lo zio. Giovanni Palatucci fu scoperto e poi deportato a Dachau, dove trovò la morte poco più che trentenne.
Con lo sbarco degli alleati, i campi nel sud Italia furono chiusi tutti con la liberazione e salvezza dei prigionieri. Mentre nel nord, con l’occupazione nazista e la nascita della Repubblica fascista di Salò, si trasformarono in luoghi di transito prima della deportazione nei lager tedeschi.
Quando gli anglo-americani giunsero sulle coste salernitane, l'8 settembre 1943, gli abitanti di Campagna non mancarono di aiutare gli ebrei presenti nel campo a fuggire per salvarli dai nazisti, che ne avevano già decretato l’uccisione. In questo senso si racconta la vicenda del vicebrigadiere dei carabinieri Mariano Acone. Questi, probabilmente in accordo con il vescovo Palatucci e con il tacito assenso del podestà, nel momento in cui i tedeschi cercarono di prendere gli internati come ostaggi nella fuga verso la Germania, li fece fuggire sulle montagne vicine.
Nel 2006 Campagna fu insignita della Medaglia d’Oro al Valor Civile per aver accolto diverse centinaia di persone salvandole da morte certa.
Nel convento domenicano di San Bartolomeo nel 2008 è stato istituito il museo regionale della memoria e della pace “Giovanni Palatucci”. All’interno della struttura è allestita la mostra permanente "L'itinerario della Memoria e della Pace”, che partendo dal tragico racconto della Shoah ripercorre la vicenda del campo di concentramento. Il percorso espositivo si snoda tra le varie sale del convento, ognuna dedicata ad un aspetto della vicenda, attraverso diversi linguaggi: documenti, foto, video, ricostruzioni di ambienti. Sono indicati i nomi degli internati, raccontata la loro storia e la loro vita nel campo e il loro rapporto con la comunità. Inoltre vengono ripercorse le vite e le azioni eroiche di Giovanni Palatucci e dello zio vescovo.
La mostra permanente non è solo un itinerario della Memoria, ricordando uno dei periodi più bui del ‘900, ma soprattutto un itinerario della Pace. La pace che si può diffondere raccontando l'azione di uomini buoni, come Giovanni Palatucci, e dell’immensa umanità di un’intera comunità, quella di Campagna, che ha alleviato le sofferenze dei tanti profughi.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA L’interesse allo sviluppo armonico di un minore straniero vale di più delle esigenze di tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza nazionale. E tutto questo anche se «il Governo chiede di restringere le ammissioni in Italia», come prevede il cosiddetto “decreto Salvini”, diventato legge dello Stato dagli inizi del dicembre scorso. È questo il principio contenuto in un decreto della Seconda sezione Civile della Corte d’Appello di Salerno (presidente Bruno De Filippis, consigliere Giulia Carleo, relatore/estensore Alessandro Brancaccio, consiglieri Enrico Farina e Simona Cirillo) che farà certamente giurisprudenza, con le relative ed inevitabili ripercussioni politiche nel già infuocato dibattito sull’accoglienza e permanenza in Italia di cittadini stranieri extracomunitari innescato dalla legge Salvini. I giudici, infatti, hanno accolto il ricorso contro il diniego del rinnovo del permesso di soggiorno per assistenza a due bambini - uno di quattro anni e l’altro di sei mesi, nati a Nocera Inferiore e a Sarno - deciso dal Tribunale per i minorenni di Salerno. L’istanza era stata presentata dai genitori dei bambini, originari del Marocco ma residenti in Italia da circa un decennio con regolare permesso di soggiorno. La coppia, infatti, lavora nei campi e nei magazzini per l’ortofrutta a San Marzano Sul Sarno. L’istanza al Tribunale. Nel febbraio dello scorso anno, i genitori - che all’epoca avevano solo il primo figlio e in attesa del secondo - avevano chiesto al Tribunale dei minori di Salerno un provvedimento di proroga dell’autorizzazione alla permanenza in Italia, in base alla legge 286 del 1998 che autorizza i giudici minorili a concedere permessi di soggiorno anche in deroga ad altre norme, purché sussistano «gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico » del minore. Il primo grado si era concluso con la sentenza del 28 settembre, quando era nato da un mese il secondo bimbo: i giudici rigettarono l’istanza della coppia marocchina, sostenendo che dalla loro istanza non si ricavavano quei «gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico» del bambino previsti dalla legge. Insomma, non si poteva concedere il permesso solo ed esclusivamente in base ad un danno generico per lo sviluppo del minore se fosse stato allontanato dall’Italia. Il ricorso in Appello. L’avvocato Tommaso D’Avino, che assiste i due cittadini marocchini, presenta reclamo alla Corte d’Appello. Il 15 gennaio scorso la discussione. «Sono rimasto sorpreso quando il procuratore generale nella sua requisitoria in aula, nel pronunciarsi per il rigetto dell’istanza, ha detto che “Il Governo ci chiede di restringere il numero degli accessi...”. Le nostre ragioni, invece, erano basate sul principio che lo sradicamento dal contesto in cui vivono i minori è di per se stesso un danno, soprattutto quando questo comporta il cambio dello Stato e senza avere rassicurazioni di una realtà migliore in altro sito». La Corte d’Appello, dunque, è stata chiamata a valutare nel concreto «se le esigenze statuali di tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza nazionale debbano prevalere sui gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico del minore». Il verdetto dei giudici. I magistrati (la decisione è stata depositata mercoledì scorso) hanno ritenuto prevalente l’interesse del minore giacché l’eventuale allontanamento dei genitori dal territorio nazionale in cui sono radicati da circa un decennio, «cagionerebbe ai figli significativi pregiudizi per una crescita serena ed equilibrata, soprattutto ove si consideri che la perdita, da parte dei genitori, dell’attuale posto di lavoro (…) incrinerebbe l’equilibrio del nucleo familiare non solo sotto il profilo strettamente economico ma anche sotto quello relazionale ed affettivo, che ne risulterebbe inevitabilmente compromesso». L’avvocato D’Avino sottolinea: «Bisogna comprendere, come ha ribadito la stessa Corte d’Appello nel suo decreto, che gli stranieri vengono in Italia per lavorare ma soprattutto per porre le fondamenta di un progetto familiare basato sul raggiungimento di una stabilità occupazionale che assicuri ai figli una prospettiva di sicurezza per il futuro». I giudici di secondo grado quindi hanno considerato che «nell’ottica di una ponderazione comparativa dei contrapposti interessi, quello dei minori risulta prevalere rispetto alle esigenze statuali della pubblica sicurezza…». E l’avvocato D’Avino aggiunge: «Questo decreto è una lezione di civiltà che tutti noi abbiamo il compito di ascoltare per comprendere il senso stesso della nostra esistenza in un Paese che fonda i suoi valori sui principi della solidarietà e della civiltà». Se da un lato la Cassazione, in una sua recente sentenza, ricorda che è comunque necessaria una valutazione della domanda del richiedente nel caso chieda un permesso di soggiorno per assistere un minore, la Corte d’Appello di Salerno ha fatto proprio il principio proposto dal legale di parte secondo cui prevale su ogni esigenza statuale l’interesse del minore in quelle famiglie da tempo sul territorio italiano e con un lavoro. Salvatore De Napoli LA CITTA
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inserito da Michele Pappacoda Sospensione idrica programmata venerdì 25 gennaio dalle 9 alle 15 in Via Francesco Mancini
Si comunica che, per eseguire interventi di manutenzione straordinaria in Via Francesco Mancini, si rende necessariosospendere l’erogazione idrica dalle ore 09.00 alle ore 15.00 di Venerdì 25.01.2019, alle seguenti strade e traverse limitrofe:
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INSERITO DA LEONE BUONGIORNO Salerno. Ancora danni dovuti al mal tempo che in questi giorni si sta abbattendo sulla città. Le forti pioggie infatti hanno causato delle infiltrazioni in un palazzo in via del Carmine, che hanno causato la caduta di calcinacci da un balcone su un marciapiede, veri e propri pezzi di intonaco che avrebbero potuto ferire gravemente i passanti. Per fortun resta solo un brutto spavento, nessuno durante la caduta dei calcinacci fino alla messa in sicurezza della zona è rimasto ferito. Il riscjio è stato enorme, dato che la strada è molto frequantata a causa dei numerosi negozi che risiedono in quella zona. Sul posto sono arrivate le pattuglie della polizia municipale e una squadra di vigili del fuoco che hanno accertato la staticità del balcone e l’assenza di pericolo imminente. I vigili del fuoco, comunque, hanno provveduto a mettere in sicurezza l’intonaco facendo cascare le altre parti pericolanti. Poche ore dopo è arrivato anche un addetto del settore manutenzione strade del Comune che ha rimosso i calcinacci da terra, ha ripulito e riaperto l’accesso al marciapiede. A spaventarsi maggiormente sono stati i commercianti della zona che, che si sono visti precipitare giù davanti ai propri occhi grossi massi che hanno alzato un polverone davanti alle loro attività.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA La notizia è ancora da confermare ma a quanto pare un topo di grosse dimensioni è stato “avvistato” questa sera nella centralissima piazza Portanova a Salerno nei pressi del Corso Vittorio Emanuele. Molti i pedoni impauriti e spaventati che scappavano dal grosso roditore che disorientato e impaurito a sua volta vagava avanti e indietro nella piazza in cerca forse di un rifugio. Probabilmente le forti piogge di queste ore hanno “liberato” il topo da qualche tombino divelto dall’acqua . Addirittura c’è chi ha raccontato che il ratto avrebbe morso una donna alla caviglia ma al momento non si ha certezza dell’accaduto. SALERNONOTIZIE
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA I tradimenti tra moglie e marito non scandalizzano più, anzi se una coppia si dichiara fedele da più di tre anni, gli amici si scambiano sorrisini e gomitate. Gli ultimi dati Istat dicono che una coppia su due è infedele, con un aumento d’infedeltà omosessuali che dà origine a separazioni a volte molto conflittuali. Perché va bene essere traditi, ma scoprire che il proprio marito o la propria moglie sono omosessuali non va giù a molti. Spesso viene vissuto come un affronto imperdonabile, una pena che si aggiunge a quella del tradimento. Ancora peggio è quando il compagno preferisce non svelare la sua nuova vita e continua a fingere con il coniuge. Finchè lei non inizia a sospettare. E’ accaduto ad una moglie salernitana che insospettita di alcuni atteggiamenti del marito l’ha iniziato a seguire. La donna ormai era convinta che il marito la tradiva. Erano mesi che era cambiato totalmente. Il pedinamento anche grazie ad alcune amiche e amici fino a scoprire l’alcova: il secondo piano di una casetta vacanze sul litorale ebolitano. E cosi, la donna ferita, sa che è il momento di smascherare il coniuge fedigrafo: sale le scale, bussa la porta fingendo di essere una vicina a cui sta andando a fuoco la casa per una stufa difettosa ed ecco la sorpresa, ad aprire la porta una ”signora” grossa e grassa con tacchi a spillo e parrucca bionda dal chiaro linguaggio maschile. Un travestito! Iniziano le urla, gli schiaffi, i pianti. Lei va via e minaccia il divorzio mentre le amiche che attendevano giù rimangono incredule e basite di quanto sentito. La sorpresa nella sorpresa…
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Un noto imprenditore della grande distribuzione è stato arrestato per estorsioni aggravate nei confronti dei propri dipendenti. Sequestrati beni per oltre 1milione 700mila euro. Le indagini della Guardia di Finanza e dei Carabinieri del reparto territoriale di Nocera Inferiore, coordinate dal sostituto Angelo Rubano della Procura nocerina, hanno appurato un quadro disarmante. L’amministratore unico di una società che gestisce molti supermarket nell’agro nocerino sarnese, con vessazioni, minacce di ritorsioni e di licenziamento, creava un clima di intimidazione e costrizione ai danni dei propri dipendenti. In particolare, molti lavoratori erano costretti ad accettare condizioni illegittime rispetto al loro contratto; una retribuzione inferiore rispetto al lavoro prestato; a rinunciare a permessi e riposi; nonché a sottoscrivere quietanze liberatorie con le quali dichiaravano di rinunciare ai crediti di lavoro maturati e non corrisposti. Il clima di prevaricazione arrivava fino a costringere i dipendenti a servire pietanze da asporto preparate con cibi scaduti. Ma anche carne annerita e maleodorante corretta con additivi, pasta con blatte, frutta ed ortaggi marci. Il profitto ricavato con le condotte illecite ammonta a circa 1.700.000 euro.