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SALERNO E PROVINCIA NEWS Due bimbi marocchini affondano Salvini a Salerno Decreto della Corte di Appello di Salerno: i genitori non possono essere rimpatriati, bisogna tutelare la vita dei minori

26 Gennaio 2019, 10:41am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

SALERNO E PROVINCIA NEWS Due bimbi marocchini affondano Salvini a Salerno Decreto della Corte di Appello di Salerno: i genitori non possono essere rimpatriati, bisogna tutelare la vita dei minori

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA L’interesse allo sviluppo armonico di un minore straniero vale di più delle esigenze di tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza nazionale. E tutto questo anche se «il Governo chiede di restringere le ammissioni in Italia», come prevede il cosiddetto “decreto Salvini”, diventato legge dello Stato dagli inizi del dicembre scorso. È questo il principio contenuto in un decreto della Seconda sezione Civile della Corte d’Appello di Salerno (presidente Bruno De Filippis, consigliere Giulia Carleo, relatore/estensore Alessandro Brancaccio, consiglieri Enrico Farina e Simona Cirillo) che farà certamente giurisprudenza, con le relative ed inevitabili ripercussioni politiche nel già infuocato dibattito sull’accoglienza e permanenza in Italia di cittadini stranieri extracomunitari innescato dalla legge Salvini. I giudici, infatti, hanno accolto il ricorso contro il diniego del rinnovo del permesso di soggiorno per assistenza a due bambini - uno di quattro anni e l’altro di sei mesi, nati a Nocera Inferiore e a Sarno - deciso dal Tribunale per i minorenni di Salerno. L’istanza era stata presentata dai genitori dei bambini, originari del Marocco ma residenti in Italia da circa un decennio con regolare permesso di soggiorno. La coppia, infatti, lavora nei campi e nei magazzini per l’ortofrutta a San Marzano Sul Sarno. L’istanza al Tribunale. Nel febbraio dello scorso anno, i genitori - che all’epoca avevano solo il primo figlio e in attesa del secondo - avevano chiesto al Tribunale dei minori di Salerno un provvedimento di proroga dell’autorizzazione alla permanenza in Italia, in base alla legge 286 del 1998 che autorizza i giudici minorili a concedere permessi di soggiorno anche in deroga ad altre norme, purché sussistano «gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico » del minore. Il primo grado si era concluso con la sentenza del 28 settembre, quando era nato da un mese il secondo bimbo: i giudici rigettarono l’istanza della coppia marocchina, sostenendo che dalla loro istanza non si ricavavano quei «gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico» del bambino previsti dalla legge. Insomma, non si poteva concedere il permesso solo ed esclusivamente in base ad un danno generico per lo sviluppo del minore se fosse stato allontanato dall’Italia. Il ricorso in Appello. L’avvocato Tommaso D’Avino, che assiste i due cittadini marocchini, presenta reclamo alla Corte d’Appello. Il 15 gennaio scorso la discussione. «Sono rimasto sorpreso quando il procuratore generale nella sua requisitoria in aula, nel pronunciarsi per il rigetto dell’istanza, ha detto che “Il Governo ci chiede di restringere il numero degli accessi...”. Le nostre ragioni, invece, erano basate sul principio che lo sradicamento dal contesto in cui vivono i minori è di per se stesso un danno, soprattutto quando questo comporta il cambio dello Stato e senza avere rassicurazioni di una realtà migliore in altro sito». La Corte d’Appello, dunque, è stata chiamata a valutare nel concreto «se le esigenze statuali di tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza nazionale debbano prevalere sui gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico del minore». Il verdetto dei giudici. I magistrati (la decisione è stata depositata mercoledì scorso) hanno ritenuto prevalente l’interesse del minore giacché l’eventuale allontanamento dei genitori dal territorio nazionale in cui sono radicati da circa un decennio, «cagionerebbe ai figli significativi pregiudizi per una crescita serena ed equilibrata, soprattutto ove si consideri che la perdita, da parte dei genitori, dell’attuale posto di lavoro (…) incrinerebbe l’equilibrio del nucleo familiare non solo sotto il profilo strettamente economico ma anche sotto quello relazionale ed affettivo, che ne risulterebbe inevitabilmente compromesso». L’avvocato D’Avino sottolinea: «Bisogna comprendere, come ha ribadito la stessa Corte d’Appello nel suo decreto, che gli stranieri vengono in Italia per lavorare ma soprattutto per porre le fondamenta di un progetto familiare basato sul raggiungimento di una stabilità occupazionale che assicuri ai figli una prospettiva di sicurezza per il futuro». I giudici di secondo grado quindi hanno considerato che «nell’ottica di una ponderazione comparativa dei contrapposti interessi, quello dei minori risulta prevalere rispetto alle esigenze statuali della pubblica sicurezza…». E l’avvocato D’Avino aggiunge: «Questo decreto è una lezione di civiltà che tutti noi abbiamo il compito di ascoltare per comprendere il senso stesso della nostra esistenza in un Paese che fonda i suoi valori sui principi della solidarietà e della civiltà». Se da un lato la Cassazione, in una sua recente sentenza, ricorda che è comunque necessaria una valutazione della domanda del richiedente nel caso chieda un permesso di soggiorno per assistere un minore, la Corte d’Appello di Salerno ha fatto proprio il principio proposto dal legale di parte secondo cui prevale su ogni esigenza statuale l’interesse del minore in quelle famiglie da tempo sul territorio italiano e con un lavoro. Salvatore De Napoli LA CITTA

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