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Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo www.mikivettica.over-blog.it

primo piano e anteprima

PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Sea Watch, Viminale autorizza lo sbarco di sette bambini

18 Maggio 2019, 10:04am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

Sea Watch, Viminale autorizza lo sbarco di sette bambini. Procura apre inchiesta per favoreggiamento

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA È stato autorizzato lo sbarco, dalla nave Sea Watch 3, di sette bambini con i relativi genitori presenti a bordo (sette madri e tre padri) e di un uomo con gravi problemi di salute. Lo fanno sapere fonti del Viminale. Pochi minuti fa, in un tweet, Sea Watch Italy aveva comunicato che «le autorità italiane ci hanno dato la disponibilità a fare sbarcare le famiglie presenti a bordo: bambini, madri, padri e una donna ferita. Il trasbordo sulla motovedetta della guardia costiera è in corso».

La Procura della Repubblica di Agrigento ha deciso di aprire un fascicolo d'inchiesta anche sul caso «Sea Watch». Il procuratore aggiunto Salvatore Vella, che si trova a Lampedusa per l'interrogatorio dell'armatore della nave «Mare Jonio», si sta recando in banchina dove, fra non molto, dovrebbero giungere i 18 migranti autorizzati, dal
Viminale a sbarcare. Il fascicolo, che verrà aperto, per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, è attualmente a carico di ignoti.

LEGGO.IT

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Padova, scuolabus si rovescia su un fianco. L'autista romeno scappa e lascia i bambini feriti: 7 studenti in ospedale

18 Maggio 2019, 10:03am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

Video

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Il pulmino della scuola sbanda e si rovescia, l'autista scappa e lascia i bambini feriti nel bus. Incidente e tanta paura alle 13.40 di oggi, 17 maggio, ad Arquà Petrarca: uno scuolabus con a bordo 15 bambini delle scuole elementari e medie si è ribaltato sulla sede stradale, finendo su un fianco.
Dopo l'incidente sette minorenni sono stati trasportati, in condizioni non gravi, all'ospedale di Monselice.





Alla guida del mezzo c'era un autista di 51 anni, romeno. L'uomo si è allontanato dal posto del sinistro prima dell'arrivo dei soccorritori, abbandonando i bimbi feriti nel pulmino steso sul fianco.

L'uomo è stato rintracciatodopo due ore lungo la strada regionale 10 da una pattuglia dei Carabinieri di Este. Alla vista dei militari ha tentato nuovamente la fuga ma è stato bloccato.



L'incidente è avvenuto lungo la strada provinciale 21. Sul posto vi sono i vigili del fuoco, i carabinieri e la polizia stradale. I pompieri stanno effettuando le operazioni di recupero del mezzo. Secondo una prima ricostruzione, lo scuolabus stava percorrendo una strada in discesa e si apprestava ad affrontare un tornante quando si è rovesciato. I feriti si trovano al pronto soccorso dell'ospedale di Schiavonia.

LEGGO.IT

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA I magistrati festeggiano il compleanno di Giovanni Falcone, avrebbe compiuto 80 anni IL 18 MAGGIO A PALERMO UNA GRANDE MANIFESTAZIONE

17 Maggio 2019, 19:19pm

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA L’Associazione nazionale magistrati quest’anno “festeggerà” a Palermo il compleanno di Giovanni Falcone. Quest’anno il magistrato ucciso da Cosa Nostra avrebbe compiuto 80 anni. Li avrebbe compiuti il 18 maggio, nello stesso mese in cui fu trucidato assieme alla moglie e agli agenti della sua scorta.

Nel ricordo di Falcone, l’associazione nazionale dei magistrati italiani vuole continuare a tenere vivo il ricordo di un uomo perbene e di un magistrato capace e tenace: caratteristiche che lo hanno reso una figura speciale, come sottolinea una nota dell’Anm.

 

“Il barbaro attentato che il 23 maggio del 1992 a Capaci – dicono i giudici – ha spezzato la vita del giudice, della moglie Francesca Morvillo e degli uomini della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro è una ferita per la nostra Repubblica che non potrà essere sanata. Per questo il nostro compito è quello di custodire la memoria e tutelare il patrimonio professionale e umano di un collega straordinario. Come ogni anno, l’Associazione Nazionale Magistrati sarà a Palermo per ricordare e per rendere un tributo. Lo farà partecipando ad un’iniziativa speciale organizzata dalla sezione dell’Anm Palermo. Il nostro modo per dire: ‘buon compleanno, Giovanni”.

https://www.blogsicilia.it/palermo/i-magistrati-festeggiano-il-compleanno-di-giovanni-falcone-avrebbe-compiuto-80-anni/483447

Giovanni Falcone avrebbe 80 anni Oggi è considerato uno dei simboli della lotta alla mafia, ma non ebbe un consenso altrettanto unanime in vita: Giovanni Falcone era nato a Palermo il 18 maggio 1939, ottanta anni fa. Venne ucciso in un attentato di mafia il 23 maggio 1992, quando cinquecento chili di tritolo fanno saltare in aria l’auto su cui viaggiava nei pressi di Capaci, vicino Palermo, insieme alla moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta, Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani. Dopo gli studi di giurisprudenza, vince il concorso in magistratura e nel 1964 diviene pretore a Lentini per trasferirsi subito come sostituto procuratore a Trapani, dove rimane per circa dodici anni. Dopo l’attentato al giudice Cesare Terranova, avvenuto il 25 settembre 1979, Falcone comincia a lavorare a Palermo presso l’Ufficio istruzione. Il consigliere istruttore Rocco Chinnici gli affida nel maggio 1980 le indagini contro Rosario Spatola, un processo che investiva anche la criminalità statunitense, e che vide il procuratore Gaetano Costa - ucciso nell’agosto successivo - ostacolato da alcuni sostituti, al momento della firma di una lunga serie di ordini di cattura. Il 29 luglio 1983 il consigliere Chinnici, a capo del team di magistrati di cui fanno parte Falcone e Paolo Borsellino, viene ucciso con un’auto-bomba in via Pipitone; lo sostituisce Antonino Caponnetto, il quale riprende l’intento di assicurare agli inquirenti le condizioni più favorevoli nelle indagini sui delitti di mafia. Si rafforza così quello che verrà chiamato «pool antimafia», sul modello delle équipes attive nel decennio precedente di fronte al fenomeno del terrorismo politico. Oltre lo stesso Falcone e Borsellino, , che aveva condotto l’inchiesta sull’omicidio del capitano dei Carabinieri Emanuele Basile nel 1980, del gruppo fecero parte i giudici Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta. Cosa nostra fece terra bruciata attorno ai magistrati italiani: dopo l’omicidio di Giuseppe Montana e Ninni Cassarà nell’estate 1985, stretti collaboratori di Falcone e di Paolo Borsellino, si cominciò a temere per l’incolumità anche dei due magistrati, che furono indotti per motivi di sicurezza a soggiornare qualche tempo con le famiglie presso il carcere dell’Asinara; per tale periodo il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria richiese poi ai due magistrati un rimborso spese per il soggiorno trascorso. Qui i due magistrati portarono a termine l’istruttoria che condusse al primo grande processo contro la mafia in Italia, passato alla storia come il maxiprocesso di Palermo, che iniziò il 10 febbraio 1986 e terminò il 16 dicembre 1987. La sentenza inflisse 360 condanne per complessivi 2665 anni di carcere e undici miliardi e mezzo di lire di multe da pagare, segnando un grande successo per il lavoro svolto da tutto il pool antimafia. Caponnetto si apprestava a lasciare l’incarico per tornare nella sua Toscana in vista della pensione, e per la sua sostituzione si trovarono a confronto candidati Falcone e Antonino Meli, magistrato più anziano ma con nessuna esperienza in materia di mafia. Il 19 gennaio 1988, dopo una contrastata votazione, il Consiglio Superiore della Magistratura nominò Meli. A favore di Falcone, votò anche il futuro Procuratore della Repubblica di Palermo, Gian Carlo Caselli, in dissenso con la corrente di Magistratura Democratica cui apparteneva. I contrasti all’interno della magistratura si fanno più aspri e nel 1991 Giovanni Falcone accoglie l’invito del vice-presidente del Consiglio dei ministri, Claudio Martelli, che aveva assunto l’interim del Ministero di grazia e giustizia, a dirigere gli Affari penali del ministero, assumendosi l’onere di coordinare una vasta materia, dalle proposte di riforme legislative alla collaborazione internazionale. Viene istituita nel novembre del 1991 la Direzione nazionale antimafia, proprio per agevolare il processo di coordinamento delle indagini. La candidatura di Falcone a questi compiti fu ostacolata in seno al CSM, il cui plenum non aveva ancora assunto una decisione definitiva, prima della tragica morte del magistrato. Poche settimane dopo la morte di Falcone un altro attentato mafioso avrebbe ucciso, il 19 luglio 1992 a Palermo, anche Paolo Borsellino assassinato da Cosa nostra assieme ai cinque agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta e anche prima donna della Polizia di Stato a cadere in servizio), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. di Paolo Fallai IL CORRIERE DELLA SERA

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Piombano in auto sul furgone fermo Morti due ragazzi di Riva del Garda

16 Maggio 2019, 10:36am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

Piombano in auto sul furgone fermo  Morti due ragazzi di Riva del Garda

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Due ragazzi di Riva del Garda (Trento), sono morti in un incidente d'auto mentre sull'autostrada A8 mentre erano diretti in Spagna a un addio al celibato. Si tratta di Maykoll Calcinardi, 30 anni, e Andrea Selis di 21: erano in viaggio verso la Spagna insieme ad altri due amici.


Secondo quanto emerso dai rilievi della Polizia Stradale di Busto Arsizio, la Tiguan con a bordo il gruppo di amici, tutti originari del Trentino Alto Adige e dipendenti alberghieri, avrebbe impattato contro un furgone della manutenzione autostrade, fermo a bordo strada. L'operaio in quel momento impegnato nella rimozione di alcuni cartelli stradali, con tanto di torcia luminosa in mano, sarebbe stato mancato dalla vettura per un soffio. Dopo aver centrato un angolo del furgone la Tiguan si è capottata, rimanendo schiacciata sul lato sinistro. La Procura di Milano ha disposto l'autopsia sulle salme dei due deceduti. 

IL GAZZETTINO

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA SANT'URBANO (PADOVA) Federico: «Ho tenuto mamma e zio morti in legnaia per avere le loro pensioni»

16 Maggio 2019, 10:30am

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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA SANT'URBANO (PADOVA) - Sulla carta erano ancora in vita, nella realtà invece i corpi dei due anziani erano sepolti nella legnaia di casa. «L'ho fatto per continuare a incassare le loro pensioni», ha spiegato Federico Bernardinello, 55enne di Sant'Urbano (Padova) ai carabinieri che ieri nel tardo pomeriggio hanno fatto irruzione in casa sua, scoprendo i cadaveri della madre Nerina Battistella, classe 1931 e dello zio Italo Battistella, classe 1929, morti rispettivamente 6 mesi e 3 anni fa. 

 
FOTO - di -

di Maria Elena Pattaro  IL GAZZETTINO

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Giorgia Meloni a Leggo, l'intervista integrale: «Un voto per cambiare l'Italia. Punto ad essere la seconda forza del centrodestra» VIDEO

16 Maggio 2019, 10:07am

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Giorgia Meloni a Leggo - Il Salva Roma

inserito da Michele Pappacoda Pensa che l'autonomia regionale porterebbe ad un'Italia di serie A e una di serie B? Ne ha parlato con Salvini?

«Ho parlato con Salvini di questo tema diverse volte, anche quando abbiamo scritto il programma di centrodestra per le politiche. Una cosa seria sarebbe una riforma costituzionale che preveda il presidenzialismo. Quindi da una parte uno Stato centrale, efficace ed efficiente, dove non ci sono governi tenuti in piedi da chi cambia casacca ogni 2 minuti, con l'instabilità degli ultimi anni, e dall'altra parte la possibilità di una maggiore autonomia per tutti. Poi, comunque, della cosiddetta autonomia differenziata non si sa niente, nessuno sa di cosa si stia parlando».

Sta crescendo la forbice tra il Sud che arranca e il Nord che corre?
«Io ho proposto di riequilibrare i fondi infrastrutturali tra Nord e Sud. Viviamo in un'Italia che ancora spende il 70% dei fondi al Nord e il 30% al Sud perché i fondi sono legati alla popolazione: al Sud vive il 30% della popolazione perché c'è lo spopolamento, lo spopolamento c'è perché non ci sono le opportunità, che mancano perché non ci sono le infrastrutture. Così avremo sempre meno gente al Sud e sempre meno infrastrutture. La spesa va portata a 50 e 50».

Roma sta sempre più con il Sud?
«Roma è una città vittima dell'assenza dell'Italia e di un suo orgoglio nazionale, non è vissuta come una Capitale perché l'Italia non è vissuta come una Patria. Quando Salvini dice che, se si aiuta Roma, allora si devono aiutare tutti, io dico che non è così. La Capitale non vale come Bagnacavallo, senza nulla togliere a Bagnacavallo».
 
 


Il Salva Roma va approvato?
«I voti di Fratelli di Italia per Roma ci saranno sempre. Il destino della Capitale non è legato al suo sindaco per quanto i cittadini di quella Capitale siano stati così improvvidi a votare la Raggi. Roma ha un sindaco assolutamente incapace e io, di certo, non posso essere tacciata di connivenza con la Raggi, ma Roma è una città ingovernabile. È difficilissimo governarla per qualunque sindaco. Mi pare ci sia un po' di schizofrenia nell'affrontare il tema di Roma Capitale, eppure rendere la Capitale credibile è motivo di ricchezza per l'Italia intera. L'aggressione continua a Roma dai principali quotidiani internazionali non è fatta per amore della Capitale, come il New York Times che ogni settimana fa un'inchiesta su quanto è sporca Roma. Io dico solo che può essere interessante togliere credibilità alla meta turistica potenzialmente migliore del mondo perché aiuta le altre. Fa comodo a livello internazionale raccontare una Roma in difficoltà nella quale non vale la pena andare a fare i turisti».

Lei sostiene che l'Italia non sappia farsi ascoltare in Europa, cosa dovrebbe fare il governo?
«Questa costruzione europea va cambiata, in questi decenni non abbiamo mai avuto idea di cosa l'Unione Europea dovesse essere: abbiamo la moneta unica ma il costo del denaro cambia da Paese a Paese. L'Ue è un grande Frankenstein e questa indeterminatezza ha favorito una costruzione in cui non si è in pari grado, alcuni fanno interessi sulla pelle degli altri. La Francia in Libia si sta comportando da superpotenza regionale, se ne è fregata dei suoi partner europei perché il suo obiettivo è occupare la Libia. Non mi sembra un atteggiamento europeo. Qualcuno ha sentito la voce di Federica Mogherini? Renzi ha messo a capo degli affari esteri europei una signora che il Pd non ha ricandidato. È chiaro quanto contasse».

Preferirebbe uscire dall'Europa?
«Mai detto, il mio modello è una confederazione. Tra stare in ginocchio in Europa e uscire, c'è una vasta gamma di possibilità. La mia ipotesi è una confederazione di stati sovrani. In Europa sì, ma da fondatori e non da sudditi, non da colonia. A testa alta. Renzi mandava a difendere gli interessi dell'Italia Sandro Gozi, che ora si è candidato con la lista di Macron alle Europee, ha fatto il sottosegretario di Stato in Italia. Ricordiamoci che in Francia c'è la lista bloccata: perché Macron gli ha dovuto dare un posto?»

Calenda ha detto che Meloni chiede il voto ma già si sa che non andrà al Parlamento europeo.
«Non è detto, io faccio quello che il partito mi chiede di fare. Io ci vado volentieri. Non mi sono mai dimessa da consigliere comunale a Roma perché ho preso il voto dei cittadini. Votano me votando il simbolo di Fratelli di Italia, tendenzialmente gli sta bene Giorgia Meloni. Non ho ancora deciso e non dipende da me, decide l'assemblea nazionale».

In quale risultato elettorale sperate? Sorpassare Forza Italia?
«Mi sono data l'obiettivo di essere il secondo movimento di centro destra, alleato ma distinto dalla Lega. Sono convinta che Fdi possa essere la sorpresa di queste elezioni».

Si candiderà sindaco di Roma?
«Non è un tema all'ordine del giorno, sono occupata in altre faccende, penso di raggiungere grandi obiettivi nei prossimi mesi».

È sbagliato, come accaduto a Roma, dare casa a una famiglia rom? 
«È sbagliato il regolamento per cui i rom hanno un punteggio superiore a chiunque. Credo che sia ingiusto che abbia più diritto la famiglia di un rom rispetto alla famiglia di un disabile. Non puoi dare casa a chi può trovare un lavoro agevolmente rispetto a chi ha difficoltà per cause di forza maggiore. L'Amministrazione Raggi è razzista verso i romani non rom: ai romani nessuno dà 5mila euro se aprono un'attività, 800 euro per un affitto, un mental coach per convincerlo ad andare a lavorare o a mandare figli a scuola. Penso che tutto ciò sia ingiusto e crei rabbia tra i cittadini. Una rabbia che non deve sfociare nella violenza, ovviamente, infatti io non vado ad insultare una mamma con bambina rom, ma non si può banalizzare quello che accade nelle periferie».

Come si risolve il problema delle occupazioni abusive? 
«Sono per sgomberare tutto, soprattutto nelle situazioni che sono vere e proprie zone franche».

E l'occupazione di Casapound?
«A Roma ci sono 45 centri sociali occupati. Sono per sgomberare tutto ma sgomberiamoli in ordine di occupazione».

Le liti tra Cinque Stelle e Salvini sono finalizzate solo a ottenere più voti o c'è una crisi vera che scoppierà? 
«È una via di mezzo. All'inizio era tattica, ma ora gli è sfuggita di mano. Se ti metti ad acuire le diversità poi scopri che le differenze sono molte e sono profonde. I 5stelle sono molto di sinistra nella loro formazione e si vede nelle politiche che stanno portando avanti. Non lo decidono i partiti se un governo cade, ma le indicazioni date dai cittadini il 26 maggio potranno essere decisive. È un voto che può cambiare l'Europa ma anche l'Italia. Ma non penso a un nuovo governo senza passare per delle elezioni politiche: a me non piacciono i governi raffazzonati che si reggono sui numeretti. Meglio perdere due mesi per trovare poi un governo che dura 5 anni».

I 5 Stelle vogliono l'alleanza con il Pd?
«Secondo me per non andare a casa si alleerebbero con chiunque. Lo abbiamo visto. Fanno quelli super puri ma per loro era indifferente il patto con Salvini o con il Pd, a cui avevano tirato palate di letame. Fu Renzi a dire di no. Io sono monogama in tutte le cose, non ho fatto patti con i 5 Stelle né con Renzi, sono rimasta sempre nel centro destra».

Tra i suoi alleati chi l'ha delusa? 
«Su alcuni voti espressi dalla Lega ci sono rimasta male. Io un mese fa ho presentato una proposta per la famiglia: Iva al 4% per i prodotti sulla prima infanzia, asili nido gratuiti, incentivi per chi assume le donne, congedi parentali estesi. Tutto bocciato da 5 Stelle e Lega. Ci sono rimasta male e chiesi chiarimenti a Salvini».

Se fosse ministro dell'Interno che divisa indosserebbe? 
«Nessuna, metterei i miei vestiti, ma il fatto che parliamo delle divise che si indossano più che delle propostevuol dire che a livello di comunicazione ormai è quello che funziona».

Colpa dei media o dei politici?
«Di entrambi. Io guardo più il contenuto, ma forse è un errore perché delle proposte spesso ai giornalisti non importa nulla. Invece se ho un lapsus sulla vongola e la zucchina finisco su tutti gli online: posso essere una impresentabile, nana e fascista ma che le zucchine si coltivano lo so pure io».

Se andasse al Governo cosa farebbe per prima cosa?
«Affronterei il tema della natalità e il sostegno alla famiglia, dagli asili nido gratis fino a reddito di infanzia: una proposta che vorrei portare anche in Europa. Poi c'è il sostegno ai mondi produttivi: abbassare le tasse, fare in modo che più assumi e meno paghi».

Le unioni civili?
«Non tornerei indietro, ma resto contraria al diritto di adozioni per le coppie omosessuali e per i single. Ci sono migliaia di famiglie che pregano per un'adozione: io sono cresciuta in una famiglia monogenitoriale e non posso dire di essere cresciuta male e di non essere stata felice. Ma io un padre lo avrei voluto. Non è giusto negare per legge a un bambino un padre e una madre».

Gli ultimi impegni? 
«Domenica siamo a Napoli per chiudere la campagna elettorale aperta a Torino, nel segno dell'unita nazionale».
(Ha collaborato Lorena Loiacono)

di Davide Desario

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Cardinale sotto inchiesta per il blitz «Un tecnico lo ha aiutato»

14 Maggio 2019, 10:16am

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​Cardinale sotto inchiesta per il blitz
«Un tecnico lo ha aiutato»

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA L'affondo è di Matteo Salvini: «Se in Vaticano vogliono pagare le bollette a tutti gli italiani in difficoltà ci diano un conto corrente - attacca il ministro dell'Interno - Sostenere l'irregolarità non è mai un buon segnale: la proprietà privata è sacra». Pietra della discordia è l'elemosiniere del Papa che riporta l'elettricità nell'edificio occupato a due passi da Santa Croce in Gerusalemme, a Roma, infiammando lo scontro politico e legale. Gli occupanti lo difendono: sono pronti ad autodenunciarsi se «qualcuno dovesse prendersela col cardinale». E dalla parte del prelato si schiera anche la Comunità di Sant'Egidio: «Di solito chi attacca il Papa va a sbattere». Ma il leader leghista non arretra: «Ognuno fa quello che vuole, io da ministro dell'Interno garantisco le regole».
L'INCHIESTA
Sotto accusa c'è Konrad Krajewski: è stato lui. Almeno così dice. Si è assunto tutta a responsabilità, sostenendo di essere intervenuto «perché 400 persone, tra cui 98 bambini, da cinque giorni erano abbandonate a se stesse». Ma a nutrire dubbi, sul fatto che l'elemosiniere del Papa abbia materialmente rimosso i sigilli e riacceso la luce nel palazzo Spin Time Labs è la stessa Areti, la società di Acea che gestisce la rete di distribuzione dell'energia elettrica. Gli inquirenti stabiliranno come siano andati i fatti e, soprattutto, chi abbia potuto aiutare il porporato che, tra l'altro, potrebbe godere di un'immunità personale perché, pur avendo agito fuori dal territorio Vaticano, il suo gesto potrebbe essere il frutto di una scelta maturata dentro le mura Leonine, dal momento che è considerato, per statuto, la longa mano del pontefice. Tutte circostanze che dovranno essere accertate, di certo i pm dovranno informare di ogni iniziativa la Segreteria di Stato Vaticana. L'esposto in procura, che, molto probabilmente, porterà all'apertura di un fascicolo per danneggiamento e furto di energia elettrica, però, non riguarda soltanto la violazione dei sigilli, quanto piuttosto il fatto che l'intervento nella cabina a media tensione non sia avvenuto seguendo le procedure di sicurezza e che, adesso, i 400 occupanti possano trovarsi in una situazione di pericolo rispetto alla quale, ovviamente, la società declina ogni responsabilità. È lo stesso esposto di Areti a chiarire che l'intervento di riattivazione della corrente nel palazzo prevede competenze molto specifiche e che non si tratta della semplice rimozione di sigilli. Proprio per questo sembra difficile che il cardinale, che ha lasciato sul contatore il suo biglietto da visita, possa effettivamente essere sceso nella cabina a media tensione ed avere eseguito le manovre per far ripartire la fornitura di energia elettrica. Toccherà ai pm stabilire chi l'abbia aiutato, anche se non sarà facile sulla base delle testimonianze, dal momento che gli occupanti hanno già dichiarato che intendono autodenunciarsi in massa. L'alto prelato potrebbe comunque essere chiamato a risarcire il danno, o quantomeno a pagare la fornitura di energia, dal momento della riattivazione a quando l'erogazione sarà di nuovo interrotta, ma ha già dichiarato di essere pronto a farlo e a pagare di tasca propria.
IL PERICOLO
A preoccupare la società che ha presentato l'esposto contro ignoti è soprattutto il fatto che possa verificarsi un incidente nello stabile occupato. Nessuno sa quali procedure siano state eseguite nella cabina a media tensione ma, di certo, sostiene Areti non sono stati rispettati e controllati gli standard di sicurezza. Anche questo elemento è stato sottolineato nel documento destinato alla procura affinché la magistratura prenda atto di una situazione di pericolo rispetto alla quale la società prende le distanze.
  di Valentina Errante e Fabio Rossi  IL MATTINO

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Morto Gabetti, manager e consigliere della famiglia Agnelli: aveva 94 anni

14 Maggio 2019, 10:12am

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Morto Gabetti, manager e consigliere della famiglia Agnelli: aveva 94 anni

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Morto nella notte a Milano Gianluigi Gabetti, manager e consigliere della famiglia Agnelli. Aveva 94 anni. Lo annuncia la famiglia. I funerali si svolgeranno in forma privata, mentre a breve sarà resa nota la data della messa di Trigesima pubblica, che si svolgerà presso la chiesa della Consolata di Torino.

Laureato in Legge presso l'Università di Torino, Gabetti entra alla sede di Torino della Banca Commerciale Italiana dove raggiunge il grado di vice direttore. Passa poi alla Olivetti e diventa presidente della Olivetti Corporation of America. Negli Stati Uniti conosce l'Avvocato Agnelli che una domenica mattina lo chiama al telefono per chiedergli di accompagnarlo a visitare il Moma. Immediatamente - è il 1971 - gli propone di diventare direttore generale dell'Ifi, la finanziaria della famiglia. Gabetti ha un giorno per pensarci e accetta. Dell'Ifi diventa anche amministratore delegato nel marzo 1972. È vicepresidente della Fiat dal novembre 1993 al giugno 1999.

Negli anni all'Ifi e all'Ifint Gabetti è il regista di operazioni di grande rilevanza. Con Cuccia, nel dicembre del '76 conclude l'accordo che porta i libici della Libyan Arab Foreign Investment Co (Lafico) a sottoscrivere un aumento di capitale della Fiat. Ancora Gabetti, dieci anni dopo, nel settembre 1986, riacquista tramite Ifil, 90 milioni di azioni Fiat ordinarie dalla Lafico, con un esborso di circa 1 miliardo di dollari, portando a poco meno del 40% la partecipazione di Gruppo al capitale ordinario Fiat. A metà degli anni '90 Gabetti lascia l'Italia per dedicarsi a investimenti internazionali attraverso l'Exor (ex Ifint) con sede a Ginevra. Lasciate le cariche per limiti di età e ritiratosi a Ginevra nel 1999, rientra dopo poco a Torino a causa della malattia dell'Avvocato Agnelli per essergli vicino e aiutare la famiglia nella logistica delle cure in Italia e all'estero.

Alla morte dell'Avvocato, Umberto Agnelli diventa presidente della Fiat e chiede a Gabetti di tornare in servizio affidandogli la presidenza dell'Ifil. Gabetti si occupa del riassetto del Gruppo nel 2003 e dell'aumento di capitale a cascata di Ga, Ifi, Ifil e Fiat. Nel 2004 muore Umberto Agnelli e Gabetti diventa presidente della Giovanni Agnelli e C. Sapaz, presidente dell'Ifi e dell'Ifil diventando il punto di riferimento della famiglia. Quando Morchio si propone per diventare presidente di Fiat, in un week-end Gabetti, dopo un consulto con le sorelle dell'Avvocato e la famiglia Agnelli, trova la soluzione per il vertice della Fiat: Luca Cordero di Montezemolo presidente. Poche ore dopo, John Elkann incontra a Ginevra Sergio Marchionne (all'epoca ad di Sgs) e gli propone di diventare ad: il 1 giugno Sergio Marchionne diventa amministratore delegato della Fiat.

Nel 2005 dà mandato all'avvocato Franzo Grande Stevens di studiare una soluzione che permetta alla famiglia Agnelli di mantenere il controllo sulla Fiat. Viene approfondita quella della conversione in azioni dell'equity swap sottoscritto nella primavera del 2005 da Exor, quanto il valore dei titoli Fiat aveva raggiunto valori particolarmente bassi (sotto il valore nominale, pari a 5euro). Nell'aprile del 2007 John Elkann, l'erede designato dall'Avvocato, gli succede alla presidenza dell'Ifi.IL MATTINO

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Alaska, scontro tra due aerei turistici durante una crociera: cinque morti

14 Maggio 2019, 10:10am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

Scontro tra due aerei turistici durante una crociera in Alaska: cinque morti

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Cinque morti, 10 feriti e un disperso. È questo il bilancio di uno scontro a mezz'aria fra due aerei turistici in Alaska, nei pressi della città di Ketchikan.L’incidente è avvenuto lunedì verso le 13, ora locale. I mezzi, un de Havilland DHC-2 Beaver e un de Havilland Otter DHC-3, appartenevano alla compagnia di navigazione specializzata nelle crociere Princess Cruises. A bordo dei due idrovolanti c'erano 16 persone, di cui 14 provenienti dalla nave da crociera Royal Princess, che stavano tornando da una gita al parco nazionale del Misty Fjords National Monument.

Malore in classe, prof incinta al sesto mese muore a 41 anni. Morto anche il bimbo che aveva in grembo

Non si conoscono ancora le cause dell’incidente, ma le autorità hanno predisposto un'inchiesta per indagare sulle dinamiche, come sottolinea l'Independent. «Nessuno degli aerei monomotore era sotto controllo aereo quando si sono scontrati, e le circostanze dell'incidente sono poco chiare», ha detto il portavoce dell'Amministrazione dell'Aviazione Federale, Allen Kenitzer.


La nave da crociera Royal Princess ha lasciato Vancouver  l'11 maggio e doveva arrivare ad Anchorage sabato. Un passeggero della nave da crociera Royal Princess ha raccontato all'Associated Press che il capitano della nave ha annunciato ritardi. «La nave non partirà come previsto», ma non sono stati forniti dettagli su come l'incidente avrebbe influito sul resto del viaggio.

IL MATTINO 

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA E' morto Gianni De Michelis L'esponente di spicco del Psi di Craxi è stato per molti anni ministro degli Esteri

11 Maggio 2019, 12:03pm

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Gianni De Michelis con Bettino Craxi © ANSA/OLDPIX

INSERITO DA DIRETTORE MICHELE PAPPACODA E' morto Gianni de Michelis, ex esponente di spicco del Psi di Craxi, di cui è stato a lungo vicesegretario e capogruppo alla Camera. Dall'89 al '92 De Michelis è stato ministro degli Esteri, firmando tra l'altro i Trattati di Maastricht. Tra gli altri incarichi di governo anche quello di ministro del Lavoro. Veneziano, aveva 78 anni.

Era ricoverato da qualche giorno all'ospedale di Venezia, per il peggioramento delle condizioni generali di salute, l'ex ministro Gianni De Michelis, morto oggi all'età di 78 anni. Lo riferisce Nereo Laroni, ex deputato socialista ed ex sindaco di Venezia. De Michelis non riusciva più ad alimentarsi, ed era stato necessario il ricovero. "Ero stato a trovarlo a casa l'ultima volta una quindicina di giorni fa - ha detto Laroni - e purtroppo non era più cosciente".

ANSA

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