Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA MORENA MOTTA L'evento, destinato alle allieve e agli allievi degli istituti secondari di secondo grado della Brianza, è stato promosso, insieme alle organizzazioni sindacali e dal Comitato per le Pietre d'Inciampo, da Aned, Anpi e Associazione Senza Confini “Siamo qui per ricordare gli operai delle fabbriche del Nord che, incrociando le braccia nel 1943, per primi si ribellarono al regime, in quel processo di Liberazione che ci permette, qui oggi, di godere di diritti in uno Stato democratico. Ringrazio la Provincia per l’ospitalità e le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil del territorio che da anni portano avanti progetti per la memoria”. A 80 anni dagli scioperi del '43 le organizzazioni sindacali incontrano gli studenti Con queste parole Fabio Lopez Nunes, presidente del Comitato Pietre d’Inciampo di Monza e Brianza, ha introdotto l’iniziativa pubblica nella sala Ghezzi della Provincia di Monza, “Pace, pane, lavoro. Per primi si ribellarono: 80 anni fa i primi scioperi nelle fabbriche”. Un evento principalmente destinato alle allieve e agli allievi degli istituti secondari di secondo grado della Brianza e promosso, insieme alle organizzazioni sindacali e dal Comitato, da Aned, Anpi e Associazione Senza Confini. Nel corso dell'incontro è intervenuto anche Carlo Ghezzi, vicepresidente nazionale di Anpi, assieme a Milena Bracesco con il ricordo del padre Enrico, operaio e partigiano monzese arrestato per gli scioperi del '43 e deportato e ucciso dai nazisti. Necessità e moti d'impulso “Pane, pace, lavoro. Tre necessità vitali, tre moti d’impulso che animarono le lavoratrici e i lavoratori delle fabbriche milanesi e briantee, nella primavera del 1943, in una città bombardata dal cielo e vessata da terra con le angherie del fascismo. Gli operai incrociarono le braccia, nonostante il regime vietasse loro il diritto di sciopero. Furono moti di resistenza repressi duramente, con arresti e violenze di ogni genere. Pochi mesi dopo Mussolini sarebbe stato deposto, per poi risorgere in autunno, a capo della famigerata Repubblica Sociale, governo fantoccio servo del nazismo. E vennero gli anni peggiori di guerra profonda e deportazioni nei lager, fino alla Liberazione nazionale del 25 aprile 1945”, è quanto sinteticamente riportato nel documentato proiettato in sala “Quei ragazzi del 43-44”, prodotto dalla Cgil e dallo Spi di Monza e Brianza con il patrocinio del Comune di Monza e completato con le testimonianze degli studenti dei licei che sono appena tornati dal viaggio memoriale a Mauthausen. Il lavoro fondamentale nel processo di Liberazione Nella primavera del 1943, lo ricordiamo, si scioperò in Brianza alla Singer, alla CGS, alla Hensemberger, alla Bianchi e anche in altre fabbriche. Matteo Casiraghi, componente Cgil, Cisl e Uil nel Comitato Pietre d’Inciampo, è intervenuto sottolineando l’importanza del lavoro nel processo di Liberazione e in quello costituente immediatamente dopo la guerra: “Siamo qui per ricordare gli operai delle fabbriche del Nord che, incrociando le braccia nel 1943, per primi si ribellarono al regime, in quel processo di Liberazione che ci permette, qui oggi, di godere di diritti in uno Stato democratico. Ringrazio la Provincia per l’ospitalità e le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil del territorio che da anni portano avanti progetti per la memoria”. A 80 anni dagli scioperi del '43 le organizzazioni sindacali incontrano gli studenti Con queste parole Fabio Lopez Nunes, presidente del Comitato Pietre d’Inciampo di Monza e Brianza, ha introdotto l’iniziativa pubblica nella sala Ghezzi della Provincia di Monza, “Pace, pane, lavoro. Per primi si ribellarono: 80 anni fa i primi scioperi nelle fabbriche”. Un evento principalmente destinato alle allieve e agli allievi degli istituti secondari di secondo grado della Brianza e promosso, insieme alle organizzazioni sindacali e dal Comitato, da Aned, Anpi e Associazione Senza Confini. Nel corso dell'incontro è intervenuto anche Carlo Ghezzi, vicepresidente nazionale di Anpi, assieme a Milena Bracesco con il ricordo del padre Enrico, operaio e partigiano monzese arrestato per gli scioperi del '43 e deportato e ucciso dai nazisti. Necessità e moti d'impulso “Pane, pace, lavoro. Tre necessità vitali, tre moti d’impulso che animarono le lavoratrici e i lavoratori delle fabbriche milanesi e briantee, nella primavera del 1943, in una città bombardata dal cielo e vessata da terra con le angherie del fascismo. Gli operai incrociarono le braccia, nonostante il regime vietasse loro il diritto di sciopero. Furono moti di resistenza repressi duramente, con arresti e violenze di ogni genere. Pochi mesi dopo Mussolini sarebbe stato deposto, per poi risorgere in autunno, a capo della famigerata Repubblica Sociale, governo fantoccio servo del nazismo. E vennero gli anni peggiori di guerra profonda e deportazioni nei lager, fino alla Liberazione nazionale del 25 aprile 1945”, è quanto sinteticamente riportato nel documentato proiettato in sala “Quei ragazzi del 43-44”, prodotto dalla Cgil e dallo Spi di Monza e Brianza con il patrocinio del Comune di Monza e completato con le testimonianze degli studenti dei licei che sono appena tornati dal viaggio memoriale a Mauthausen. Il lavoro fondamentale nel processo di Liberazione Nella primavera del 1943, lo ricordiamo, si scioperò in Brianza alla Singer, alla CGS, alla Hensemberger, alla Bianchi e anche in altre fabbriche. Matteo Casiraghi, componente Cgil, Cisl e Uil nel Comitato Pietre d’Inciampo, è intervenuto sottolineando l’importanza del lavoro nel processo di Liberazione e in quello costituente immediatamente dopo la guerra: “Ciò che accadde a partire dal marzo 1943, fino alla Liberazione del Paese, riguardò inevitabilmente centinaia di cattolici, garibaldini, comunisti e socialisti, segretamente impegnati nell’antifascismo fino al costo della propria vita”, esordisce Casiraghi nel suo intervento. E aggiunge: “Già nel 1924 Mussolini tuonò vendetta contro due sindacalisti della Camera del Lavoro di Monza, il socialista Ettore Reina ed il cattolico Achille Grandi, secondo il regime artefici dell’insuccesso brianzolo del listone fascista nelle elezioni politiche di quello stesso anno. Il 2 ottobre 1925 il sindacato libero e democratico venne soppresso e successivamente scioperare diventò un reato”. “Quindi – ha concluso il dirigente sindacale a nome di Cgil Cisl e Uil territoriali – ricordare gli scioperi del marzo 1943 significa ricordare chi scioperò sapendo di potere essere arrestato o ucciso. Dal 1938 al 1945 ben 1202 lavoratori brianzoli vennero trasferiti nelle fabbriche tedesche e poi trattenuti in maniera coatta contro la loro volontà per accordo tra i regimi nazista e fascista. Dal 1944 ben 252 operai brianzoli vennero deportati nei campi di sterminio”. PRIMA MONZA
INSERITO DA MORENA MOTTA Soccorsi in via per Mariano questa mattina intorno alle 11. Sul posto anche i Carabinieri, il personale di Ats Brianza e i Vigili del fuoco Un uomo di 57 anni è stato trasportato all'ospedale di Lecco con l'elisoccorso dopo essere stato soccorso in un impianto lavorativo di Lentate sul Seveso, in via per Mariano. Caduta sul lavoro: soccorso un 57enne a Lentate Secondo le informazioni fornite dall'Agenzia regionale emergenza urgenza (Areu) la macchina dei soccorsi si è messa in moto poco prima delle 11 di questa mattina, martedì 4 aprile. Sul posto si sono portati i volontari della Croce bianca di Giussano e l'elisoccorso proveniente da Lecco, oltre ai Carabinieri della Compagnia di Seregno, Il personale di Ats Brianza e i Vigili del fuoco. In base a quanto riportato da Areu il 57enne sarebbe rimasto ferito a seguito di una caduta ma saranno gli accertamenti svolti subito dopo l'incidente a chiarire con precisione la dinamica dell'infortunio. Intanto, come detto, il 57enne è stato elitrasportato all'ospedale di Lecco, dove è arrivato in codice giallo intorno alle 12.15. PRIMAMONZA
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Presenti anche grandi nomi come Ferruccio De Bortoli, editorialista del Corriere della Sera, Elisabetta Soglio Responsabile dell’inserto Buone Notizie del Corriere e l’imprenditore Alberto Pirelli, Presidente della Fondazione Sodalitas Un convegno che ha coinvolto tutti i volontari di Brianza Solidale, tantissimi giovani - oltre 250 studenti provenienti dalle scuole del territorio - e poi grandi nomi come Ferruccio De Bortoli, editorialista del Corriere della Sera, Elisabetta Soglio Responsabile dell’inserto Buone Notizie del Corriere e l’imprenditore Alberto Pirelli, Presidente della Fondazione Sodalitas. Brianza Solidale compie 25 anni. Al convegno a Monza anche 250 studenti Tutti insieme per celebrare i 25 anni di storia dell'associazione Brianza Solidale, nata nel 1998 da un gruppo di dirigenti di impresa e di imprenditori che firmarono l’atto costitutivo di un’associazione di volontariato che si sarebbe occupata anche di dare supporto a giovani e studenti desiderosi di conoscere e di entrare nel mondo lavoro. I fondatori non avrebbero mai immaginato che dopo 25 anni l’associazione avrebbe intessuto rapporti e relazioni capaci di coinvolgere nel solo 2022 ben 52 Istituti Scolastici (tra Scuole Secondarie, Professionali, Superiori, Licei e Università) di Monza e Brianza, parlato a 4.800 giovani, consigliandoli su come scrivere un curriculum vitae, relazionarsi positivamente nel mondo del lavoro, affrontare con coraggio e resilienza le sfide del proprio futuro. "Siamo proiettati nel futuro per continuare dare il nostro contributo solidale" “Oggi il mondo del lavoro – ha affermato Maurizio Beretta, Presidente di Brianza Solidale durante il convegno che si svolto al Cinema Capitol Anteo di Monza – cambia in modo repentino e imprevedibile. Un continuo rinnovamento che impone ai futuri lavoratori, ai futuri manager grande flessibilità, capacità di adattamento, intelligenza creativa, doti relazionali e spiccato senso umano. Tutto ciò può essere molto affascinante, ma altrettanto impegnativo. È anche per questo motivo che i volontari di Brianza Solidale, tutti pensionati, non hanno mai smesso di lavorare e si dedicano con impegno aggiornandosi sui metodi più efficaci ed efficienti di formazione in modo da offrire prospettive e motivazione condividendo anche le proprie competenze, la propria storia, il proprio vissuto ma stimolando i giovani a guardare avanti con entusiasmo e positività. Con questo stesso spirito che ha animato i nostri primi 25 anni siamo proiettati nel futuro per continuare dare il nostro contributo solidale.” Un valore riconosciuto Sono numerosi gli allievi che ricordano positivamente “i signori” di Brianza Solidale. I volontari di Brianza Solidale hanno trasmesso ai ragazzi e ragazze i valori e le competenze che sono alla base del percorso professionale per essere realmente protagonisti del proprio futuro e per poter realizzare i propri sogni e di raggiungere importanti ruoli nel lavoro e nella società. Un impegno, quello di Brianza Solidale, apprezzato da docenti e da dirigenti scolastici, ma soprattutto dagli studenti i quali hanno mostrato e mostrano un grande interesse per i consigli, i suggerimenti, e le “dritte” che i 40 volontari di Brianza Solidale hanno consegnato alle nuove generazioni di Monza e Brianza. Nel corso del convegno sono stati i giovani studenti i veri protagonisti: più di 250 ragazze e ragazzi, giunti da varie scuole superiori di Monza e della Brianza, insieme a tanti altri amici, in rappresentanza del mondo dell’associazionismo brianzolo, hanno riempito le due sale del cinema di Monza. Istituzioni e grandi nomi presenti Dopo i saluti del Sindaco di Monza Paolo Pilotto, del Presidente di Assolombarda di Monza e Brianza Gianni Caimi e del Presidente di Brianza Solidale Maurizio Beretta, hanno preso la parola i relatori Ferruccio De Bortoli, editorialista del Corriere della Sera, Elisabetta Soglio Responsabile dell’inserto Buone Notizie del Corriere e l’imprenditore Alberto Pirelli, Presidente della Fondazione Sodalitas.7 Gli interventi Elisabetta Soglio in particolare ha voluto sottolineare che “Comunicare il bene, fa bene, perché il racconto delle buone notizie serve a fortificare la coscienza del Paese”. Ferruccio De Bortoli ha richiamato i valori che sono alla base “dell’educazione civica, della sostenibilità e del lavoro. Valori che aiutano a potenziare la coesione sociale, il rispetto reciproco e quello dell’ambiente. Grazie a questi valori è possibile crescere, creare lavorogenerare un sistema più giusto, contrastare le disuguaglianze.” Alberto Pirelli ha sollevato con concretezza e pragmatismo i temi, di grande attualità, che attraversano la condizione giovanile. “I giovani sono i protagonisti delle sfide del futuro perché occuparsi del futuro dei giovani significa occuparsi del futuro al Paese. Le relazioni fra giovani, istruzione e mondo del lavoro sono fondamentali nelle partnership tra impresa e scuola. Sono proprio queste relazioni quelle che favoriscono e potenziano lo sviluppo delle competenze, fattori indispensabili per promuovere l’occupabilità dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze.” È seguito un dibattito che ha coinvolto, oltre ai relatori, anche Roberto Manna dell’Ufficio Scuola di Monza ed Edoardo Napoletano, Presidente della Consulta degli Studenti. Prendendo spunto dai temi e dalle argomentazioni proposte dai relatori e dalle domande predisposte da parte di molti studenti si è sviluppato un utile e articolato confronto intergenerazionale. Un dono per i bimbi del Letizia Verga Un momento particolarmente emozionante è stato quando il Presidente Maurizio Beretta ha annunciato che, in occasione di questo anniversario, Brianza Solidale procederà ad una donazione in favore del Comitato Maria Letizia Verga, nota associazione monzese che da anni sostiene la ricerca, la cura e l’assistenza dei bambini malati di leucemia e delle loro famiglie. Lorella Marcantoni, Responsabile della Comunicazione e Consigliere Delegato del Comitato, ha ringraziato vivamente Brianza Solidale per la sensibilità dimostrata evidenziando “il valore etico e sociale di gesti che rappresentano un esempio di solidarietà dell’Associazione e dei suoi soci.”
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Duplice macabro rinvenimento in una abitazione di via dei Mille a Palazzolo da parte dei carabinieri di Paderno Dugnano: madre e figlia morte in casa. Duplice macabro rinvenimento in una abitazione di via dei Mille a Palazzolo da parte dei carabinieri di Paderno Dugnano, che hanno trovato madre e figlia morte da diverse settimane: la madre probabilmente deceduta da anni. Il 20 marzo, i militari avevano risposto alla chiamata di alcuni residenti di questa via di Palazzolo tra via San Martino e il Canale Villoresi, preoccupati per l’assenza protratta della donna che abitava da sola nella casa e che non rispondeva alla porta. Madre e figlia trovate morte in casa: carabinieri allertati dai vicini per l’assenza della 64enne
Una volta all’interno,i militari avevano rinvenuto il corpo senza vita della 64enne, in avanzato stato di decomposizione, probabilmente deceduta da settimane se non da mesi.Sembrerebbe da escludere qualsiasi segno di violenza.
In base alle informazioni fornite dagli stessi vicini, erano venuti a conoscenza dell’esistenza della madre della donna, 90enne e presumibilmente residente in una residenza per anziani in Veneto.Almeno questo era quello che aveva sempre raccontato la donna ai vicini.Ma la madre non era così lontana, anzi non si era mai mossa da Palazzolo:giovedì infatti, i carabinieri ne hanno trovato il cadavere occultato nella stessa abitazione.
Paderno rinvenimento cadaveri
Madre e figlia trovate morte in casa: in una cassapanca il corpo mummificato della novantenne
Il 23 marzo infatti,i militari sono tornati nella villetta di via dei Mille nel tentativo di rintracciare documenti che portassero alla madre.E controllando la casa in ogni sua parte, hanno fatto un ulteriore, agghiacciante rinvenimento:il corpo mummificato di un’altra persona, trovato in una cassapanca sigillata con il nastro adesivo. Il corpo è totalmente mummificato, di conseguenza c’è voluta l’autopsia per accertare che si trattava della madre.La stessa,90enne continuava a percepire una pensionetuttora accreditata sul conto corrente a lei intestato, al quale aveva accesso la figlia 64enne ritrovata morta e che non aveva altre fonti di reddito.Probabile quindi che proprio la pensione sia la chiave del tragico occultamento domestico. In attesa di chiarire il giallo in tutti i suoi particolari, nella mattina di giovedì in zona sono arrivati gli esperti della Sezione Rilievi del Comando provinciale dei carabinieri di Milano che hanno lavorato nella casa fatiscente piena di mobili e suppellettili, in condizioni igieniche precarie. IL CITTADINO DI MONZA
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Il prolungamento della Linea Rossa si blocca di nuovo a poche centinaia di metri dal futuro, fondamentale, nodo di interscambio di Bettola, anch’esso in alto mare Se la Lilla sarà la linea di Monza per eccellenza (destinata ad attraversare la città da sud a nord, passando per il centro e per la Villa Reale, ma che per ora è ancora in fase progettuale), il primo vero e proprio «assaggio» di metropolitana per i residenti del capoluogo brianzolo è sicuramente l’arrivo della M1 a Bettola, in territorio di Cinisello Balsamo, ma a una manciata di metri da San Fruttuoso. Peccato che pure questo primo «boccone» si stia rivelando sempre più amaro. La M1 si ferma ancora e il prezzo potrebbe pagarlo (anche) la Lilla Il collegamento della linea Rossa da Sesto Fs (attuale capolinea) a Bettola - il cui cantiere è attivo da oltre un decennio - ha subìto un’ennesima battuta d’arresto in settimana, con la decisione dell’impresa aggiudicataria dei lavori del prolungamento di «sfilarsi» dall’appalto. Due le ragioni alla base della risoluzione contrattuale. La prima è legata al «no» di Metropolitana Milanese di adeguare i prezzi. La seconda risiede nel fatto che Bettola - il futuro capolinea della M1, nonché fondamentale nodo di interscambio - è ancora un enorme cratere. I lavori per la realizzazione del maxi centro commerciale MilaNord 2 destinato a inglobare il capolinea della Rossa con contestuale tunnel di collegamento alla Lilla, sono ancora, a dir poco, in alto mare. Per ora non c’è nulla se non la gigantesca voragine che dovrebbe andare a ospitare i tre piani interrati della struttura. «Particolare» che, di rimando, impedisce all’operatore di consegnare la tratta terminata entro i tempi previsti dall’appalto. Perché senza il capolinea, l’intero prolungamento non può entrare in servizio. A Sesto è tutto fermo La decisione di procedere con la risoluzione del contratto da parte dell’impresa che si era aggiudicata l’appalto per i lavori del prolungamento della Linea Rossa è arrivata come una doccia fredda per tutti i Comuni interessati dall’infrastruttura. In primis per Sesto San Giovanni, alle prese col cantiere ormai da tempo immemore. «Un ritardo, inevitabilmente, ne provoca un altro - ha spiegato, senza nascondere una certa preoccupazione, Antonio Lamiranda, assessore alle Infrastrutture di Sesto - Per predisporre di nuovo il bando lasciato vacante dall’azienda, e che è relativo agli ultimi 500 metri di tracciato, perderemo altri due anni. E ciò non sarà senza conseguenze. E’ vero che i diversi cantieri sono separati tra loro. C’è il cantiere della M1, quello della M5 e quello del centro commerciale. Il problema è che sono interferenti tra loro e dunque l’effetto cascata è più che plausibile».
gli scavi relativi legati alla realizzazione del nuovo centro commerciale con il capolinea della Rossa e con il tunnel di collegamento per la M5 che passerà accanto
Il perno dell’intero sistema è rappresentato, come si diceva, da Bettola e dal mastodontico centro commerciale all’interno del quale ci sarà non solo il capolinea della Rossa, ma anche (al terzo piano interrato), il parcheggio che verrà realizzato dal privato, ma che sarà poi ceduto al Comune di Cinisello.
Senza scordare che strettamente legata al centro commerciale c’è anche la Lilla, che vi passerà accanto e che sarà collegata alla M1 da un tunnel lungo 150 metri che dovrà realizzare sempre l’operatore.
«Non si capisce a che gioco stia giocando il privato - ha ammesso Lamiranda - Il progetto c’è, la Scia pure, ma non costruiscono. Questo tiene bloccato tutto. A prescindere dal fatto che ora l’azienda incaricata del prolungamento della Rossa si sia tirata indietro, noi, senza Bettola, non possiamo attivare nemmeno la fermata di Restellone, ormai completata. Una delle poche certezze che abbiamo è che lì, nel 2024, non ci sarà proprio nulla».
Se la Lilla sarà la linea diMonzaper eccellenza (destinata ad attraversare la città da sud a nord, passando per il centro e per la Villa Reale, ma che per ora è ancora in fase progettuale), il primo vero e proprio «assaggio» di metropolitana per i residenti del capoluogo brianzolo è sicuramente l’arrivo della M1 a Bettola, in territorio diCinisello Balsamo, ma a una manciata di metri da San Fruttuoso.
Peccato che pure questo primo «boccone» si stia rivelando sempre più amaro.
La M1 si ferma ancora e il prezzo potrebbe pagarlo (anche) la Lilla
Il collegamento della linea Rossa da Sesto Fs (attuale capolinea) a Bettola - il cui cantiere è attivo da oltre un decennio - ha subìto un’ennesima battuta d’arresto in settimana, con la decisione dell’impresa aggiudicataria dei lavori del prolungamento di «sfilarsi» dall’appalto.
Due le ragioni alla base della risoluzione contrattuale. La prima è legata al «no» di Metropolitana Milanese di adeguare i prezzi.
La seconda risiede nel fatto che Bettola - il futuro capolinea della M1, nonché fondamentale nodo di interscambio - è ancora un enorme cratere. I lavori per la realizzazione del maxi centro commerciale MilaNord 2 destinato a inglobare il capolinea della Rossa con contestuale tunnel di collegamento alla Lilla, sono ancora, a dir poco, in alto mare. Per ora non c’è nulla se non la gigantesca voragine che dovrebbe andare a ospitare i tre piani interrati della struttura. «Particolare» che, di rimando, impedisce all’operatore di consegnare la tratta terminata entro i tempi previsti dall’appalto. Perché senza il capolinea, l’intero prolungamento non può entrare in servizio.
A Sesto è tutto fermo
La decisione di procedere con la risoluzione del contratto da parte dell’impresa che si era aggiudicata l’appalto per i lavori del prolungamento della Linea Rossa è arrivata come una doccia fredda per tutti i Comuni interessati dall’infrastruttura.
In primis per Sesto San Giovanni, alle prese col cantiere ormai da tempo immemore.
«Un ritardo, inevitabilmente, ne provoca un altro - ha spiegato, senza nascondere una certa preoccupazione,Antonio Lamiranda, assessore alle Infrastrutture di Sesto - Per predisporre di nuovo il bando lasciato vacante dall’azienda, e che è relativo agli ultimi 500 metri di tracciato, perderemo altri due anni. E ciò non sarà senza conseguenze. E’ vero che i diversi cantieri sono separati tra loro. C’è il cantiere della M1, quello della M5 e quello del centro commerciale. Il problema è che sono interferenti tra loro e dunque l’effetto cascata è più che plausibile».
gli scavi relativi legati alla realizzazione del nuovo centro commerciale con il capolinea della Rossa e con il tunnel di collegamento per la M5 che passerà accanto
Il perno dell’intero sistema è rappresentato, come si diceva, da Bettola e dal mastodontico centro commerciale all’interno del quale ci sarà non solo il capolinea della Rossa, ma anche (al terzo piano interrato), il parcheggio che verrà realizzato dal privato, ma che sarà poi ceduto al Comune di Cinisello.
Senza scordare che strettamente legata al centro commerciale c’è anche la Lilla, che vi passerà accanto e che sarà collegata alla M1 da un tunnel lungo 150 metri che dovrà realizzare sempre l’operatore.
«Non si capisce a che gioco stia giocando il privato - ha ammesso Lamiranda - Il progetto c’è, la Scia pure, ma non costruiscono. Questo tiene bloccato tutto. A prescindere dal fatto che ora l’azienda incaricata del prolungamento della Rossa si sia tirata indietro, noi, senza Bettola, non possiamo attivare nemmeno la fermata di Restellone, ormai completata. Una delle poche certezze che abbiamo è che lì, nel 2024, non ci sarà proprio nulla».
Il tunnel del prolungamento che parte dalla stazione Fs di Sesto è stato praticamente completato (ne parliamo più sotto), ma mancano le infrastrutture.
«I binari ci sono fino a Restellone che però, come accennato, non potrà entrare in funzione finché non sarà attivo il capolinea - ha precisato ancora l’assessore - Sul quadrante Bettola, per quanto riguarda la M1, siamo in ritardo di tre anni. La M5 viaggia a sé, ma i ritardi degli altri cantieri potrebbero influire. Per questo non si esclude che, nella realizzazione della Lilla, si possa partire dal capolinea di via Grigna invece che dal nodo di interscambio. Una soluzione che però farebbe lievitare i costi».
Ai nodi già ingarbugliati che ruotano intorno a Bettola c’è poi anche la previsione del rifacimento dello svincolo della A4, «e quello sì che andrebbe a incidere pesantemente sul progetto», ha concluso Lamiranda.
Sconcerto a Cinisello
Altrettanta preoccupazione l’ha espressaEnrico Zonca, assessore all’Urbanistica di Cinisello Balsamo, il Comune sul cui territorio ricade il fondamentale nodo di Bettola.
«Questo è il risultato quando si mischia il pubblico col privato - ha tuonato - Più volte abbiamo incontrato l’operatore che deve realizzare il centro commerciale sull’ex Auchan, ma l’esito è stato uno zero assoluto. I documenti che abbiamo in Comune sono quelli che hanno depositato nel 2017. In tutto ciò non si deve dimenticare che il privato, per realizzare la struttura così come l’ha pensata, ha bisogno di una variante che non si approva certo in tempi stretti. Lo ammetto, sono sempre stato contrario a questo centro commerciale immenso, con tanto di cupola di vetro da 60 metri di diametro. Di cosa stiamo parlando? Nemmeno quella di San Pietro è così grande».
Il centro commerciale è previsto che abbia tre piani in superficie e altrettanti interrati. Ed è lì, al secondo piano sotto terra, che dovrebbe arrivare la M1, mentre al terzo (sempre interrato) è previsto il posteggio da 2.500 posti auto. «Tutto ancora sulla carta, ovviamente - ha chiosato l’assessore Zonca - Nostro malgrado, siamo spettatori di un danno pazzesco. Non solo economico, ma anche a livello di traffico diventato insostenibile su viale Lombardia e viale Fulvio Testi».
Per quanto riguarda la Lilla, «la speranza è che i ritardi sulla M1 non vadano a incidere troppo sul cronoprogramma della M5. L’auspicio, che condivido col sindaco di Monza Paolo Pilotto, rimane quello di riuscire a far partire i lavori nel 2025, per concluderli in sei anni».
A gennaio 2019 venne rotta la barriera tra le due gallerie
A gennaio 2019 i lavori per il prolungamento della Linea Rossa verso il futuro e nuovo capolinea di Bettola (iniziati nel 2011 e più volte interrotti nel corso degli anni) avevano raggiunto un «momento storico»: la rottura del diaframma, ossia la barriera di cemento che divideva le due gallerie, quella partita da Cinisello Balsamo e l’altra, invece, proveniente da Sesto San Giovanni, e precisamente da piazza Primo Maggio e dall’attuale capolinea di Sesto Fs.
Da allora sembrava a tutti che la strada fosse ormai segnata, senza accumulare ulteriori ritardi. Lo conferma il cronoprogramma che gli amministratori locali (di Sesto e Cinisello in primis) e MM avevano comunicato ormai quattro anni fa: l’inaugurazione del prolungamento della Rossa era stato fissato approssimativamente per la fine del 2020. Nessuno pensava a ulteriori inghippi per quanto riguarda i lavori e (soprattutto) all’insorgere della pandemia da Covid, che ha avuto proprio il 2020 come annus horribilis.
Incognita M5: Monza spera di scongiurare l’«effetto cascata»
Prima la chiusura della fase di progettazione, poi la stesura del bando e, entro la fine del 2024, l’assegnazione dei lavori. Con l’obiettivo («salvo problemi in corso d’opera») di vedere realizzata la tratta della M5 entro il 2030-31.
E’ l’orizzonte temporale entro il quale gli enti coinvolti nel prolungamento della Lilla si stanno muovendo.
Tre incontri a settimana che vedono impegnati i tecnici delComune di Monza, i colleghi di Palazzo Marino, di Sesto, di Cinisello e di Metropolitana Milanese. Una corsa contro il tempo per far sì che, dopo ritardi accumulati, il progetto prenda ora definitivamente forma. Nella speranza che gli slittamenti temporali spaventosi accumulati nel prolungamento della Rossa, e quelli altrettanto preoccupanti legati ai lavori del centro commerciale del nodo di interscambio di Bettola ormai fermi da anni, non vadano a interferire eccessivamente col cantiere della Lilla. Anche perché sarà proprio da Bettola che dovrebbero partire le due talpe che andranno a realizzate il tunnel della metro, una diretta verso nord e dunque Monza, e una verso sud, in direzione di Bignami, attuale capolinea in territorio di Milano.
Gli incontri settimanali
«Da mesi i nostri tecnici dei diversi settori coinvolti nella realizzazione dell’infrastruttura sono impegnati in tre incontri settimanali - ha spiegato il sindacoPaolo Pilotto- Uno dei quali è con la Giunta da me presieduta e dunque siamo costantemente aggiornati sui progressi».
Sette le fermate previste sul territorio monzese, destinate a collegare Bettola al polo istituzionale di via Grigna, passando per il centro e la Villa Reale.
Negli ultimi mesi, in particolare, sono in fase di studio le specificità delle singole fermate. «Stiamo esaminando cosa accadrà tanto nella fase di cantierizzazione, quanto nella successiva di restituzione alla cittadinanza. Questo perché, prima della stesura del bando, vogliamo avere un’idea chiara di quella che sarà la città».
Contestualmente, gli approfondimenti e i confronti tra gli enti riguardano anche i manufatti che verranno realizzati nelle aree intermedie, tra una fermata e l’altra, ovvero le opere di aerazione della metro e le uscite di emergenza.
Anche in questo caso «le valutazioni riguardano sia il momento della cantierizzazione che il dopo - ha proseguito il primo cittadino - Si deve pensare, per fare un esempio, a quanto verde prevedere in concomitanza con le singole fermate».
I confronti tra enti vertono anche sulle opere di mitigazione e di compensazione legate alle aree strategiche, come il deposito dei vagoni a Casignolo o il capolinea del polo istituzionale ai confini con Muggiò. «In merito stiamo discutendo a proposito dei parcheggi necessari - ha proseguito - Un nodo particolarmente importante sarà quello dell’interconnessione tra la fermata di corso Milano e la stazione Fs e l’obiettivo è quello di andare a migliorare l’utilizzabilità dell’intera area».
Per quanto riguarda il cronoprogramma, dopo la battuta d’arresto legata alla richiesta del Comune di Milano della proroga di due anni per la firma dell’Ogv (l’obbligazione giuridicamente vincolante), «ora siamo nei tempi previsti. Nel biennio 2023-24 abbiamo tre deadline. In primis si deve chiudere il progetto esecutivo, per il quale come Comune stiamo dando il nostro contributo. In secondo luogo si dovrà predisporre il bando dal valore di oltre un miliardo di euro e che necessiterà dei suoi tempi. Infine, entro il 2024, l’obiettivo è quello di procedere con l’assegnazione dei lavori».
Ipotizzando il 2025 come anno di inizio del cantiere, «si devono poi calcolare tra i 5 e i 6 anni per vedere completata l’opera. Dunque Monza potrebbe avere la metropolitana tra il 2030 e il 2031, fatti salvi eventuali problemi che potrebbero insorgere in corso d’opera».
Bettola e la M1
Sul tavolo rimane tuttavia anche la questione del nodo di interscambio di Bettola. Ed è questo il punto cruciale. Perché senza centro commerciale, non ci sarà la stazione della Rossa e nemmeno i parcheggi e il tunnel di collegamento con la M5. E il rischio è che i ritardi si accumulino, a maggior ragione ora che l’azienda incaricata del prolungamento della Rossa fino a Bettola (come spieghiamo nell’articolo di apertura del servizio) ha risolto il contratto.
«Le due linee si incontreranno a Bettola, ma su due tracciati diversi - ha concluso Pilotto - Non avranno i binari in comune. E poiché i tempi di realizzazione delle due linee sono diversi, ciò potrebbe non comportare un rallentamento nei lavori per la Lilla».
Sette fermate per 7,5 chilometri
L’attuale tracciato previsto per il prolungamento della Lilla da Bettola è l’esito di una modifica che volle l’ex sindaco Dario Allevi che, fin dal suo insediamento nell’estate del 2017 aveva dato mandato ai suoi uffici di portare la metropolitana anche in centro. La proposta era andata ad aggiungersi alle tre precedenti ipotesi di tracciato già in cantiere e l'idea aveva raccolto il parere favorevole dei tecnici di Regione Lombardia e Metropolitana Milanese.
Il percorso scelto, che di fatto è il prolungamento di Bignami/San Siro, prevede sette fermate a Monza, per un tracciato complessivo di 7,5 chilometri, tutti interrati. Oltre a quelle di viale Campania e in via Marsala, già previste nei precedenti progetti studiati dall'Amministrazione diRoberto Scanagatti, saranno realizzate fermate anche alla stazione Fs (creando così un vero e proprio polo di interscambio metro-ferrovia) e in piazza Trento e Trieste. Il tracciato proseguirà poi verso la Villa Reale (altro polo di riferimento per il turismo e l'arte), l’ospedale San Gerardo e infine il polo istituzionale di via Grigna. PRIMA MONZA
INSERITO DA MORENA MOTTA La Chiesa di San Rocco non è riuscita a contenere la folla immensa che questo pomeriggio alle 14.30 ha voluto dare un ultimo saluto al giovane studente di Sant'Alessandro Migliaia di persone hanno preso parte oggi, venerdì 17 marzo, ai funerali di Cristian Donzello, il 16enne morto lunedì a seguito di un gravissimo incidente in moto avvenuto nel pomeriggio di domenica 12 marzo. Migliaia di persone ai funerali di Cristian Donzello La Chiesa di San Rocco non è riuscita a contenere la folla immensa che questo pomeriggio alle 14.30 ha voluto dare un ultimo saluto al giovane studente di Sant'Alessandro. E infatti fuori dalla chiesa sono rimaste centinaia di persone e tantissimi giovanissimi in moto, passione che aveva anche Cristian.
Il ricordo della sorella
In chiesa tante lacrime e una profonda commozione hanno avvolto l'intera funzione. Funzione preceduta dalle parole della sorella di Cristian, che ha parlato dell'amore profondo che li univa:
"Amavo che tu avessi tante passioni, una seguiva l'altra. Volevi essere il meccanico più un gamba. Sappi amore mio che tua sorella sarebbe stata la tua prima fan. Hai lasciato un vuoto immenso, un dolore lancinante che non si taciterà. Non avresti dovuto lasciarmi sola. Ho gridato dal dolore, avevamo già capito che saresti andato via. Abbiamo pregato fino all'ultimo. So che la nonna ti sta aspettando. Sarai il mio angelo custode. Ti amerò per sempre. Tua sorella"
INSERITO DA MORENA MOTTA I cittadini e i commercianti di San Rocco aMonzanon hanno esitato a scendere in piazza e a promuovere una raccolta firme che in mezza giornata aveva già superato le cento firme (ora sono oltre 400) per salvare il senso unico attuale. E ieri sera, lunedì 13 marzo 2023, si sono presentati in Consiglio comunale per far sentire la loro voce.
Primamonza la rivolta di via Udine
00:00
/
01:02
La rivolta di via Udine a San Rocco
«Vogliamo dire un fermo no al cambio di senso in via Udine, farlo ora sarebbe una follia», ha ripetuto una folla che rappresenta il quartiere e che ha deciso di far sentire la propria voce.
Li abbiamo incontrati martedì in via Udine e nel tempo che ci siamo fermati era un continuo vedere persone che si aggiungevano alla protesta (nessuno invece si è fatto avanti per difendere l’ipotesi del cambio).
«Il quartiere si sta facendo sentire, l’idea di cambiare il senso unico di via Udine per riportarlo a quello di dodici anni fa, di fatto invertendolo, è un’assurdità che nessuno dei residenti e dei commercianti ha chiesto e sarebbe anche controproducente», spiegano gli oppositori, che hanno trovato l’appoggio del consigliere di Fratelli d’ItaliaStefano Gallie del leghistaSimone Villa. Galli ha chiesto lumi anche in Consiglio, sollevando il malumore di un intero quartiere, ma si è sentito rispondere dall’assessoreGiada Turatoche la proposta era stata avanzata dalla Consulta San Rocco. «Avrebbe più senso secondo alcune analisi viabilistiche che il flusso andasse verso via Aquileia per evitare di creare un "cul de sac" e verrà fatto anche un nuovo marciapiede», ha detto Turato. Intanto ieri sera è stata presentata la raccolta firme e i residenti di San Rocco hanno riempito gli spalti dell'Assise (una scena che non si vedeva da prima della pandemia dal momento che gli scranni del pubblico sono per lo più vuoti).
INSERITO DA MIKI PAPPACODA I soccorsi Una volta dato l'allarme sul posto sono intervenute due ambulanze e l'automedica, oltre alla Polizia locale di Biassono e ai Carabinieri di Biassono e di Monza. Secondo una prima ricostruzione fatta dai militari della Compagnia di Monza, i due giovani centauri viaggiavano entrambi ad alta velocità: nessuno dei conducenti è risultato sotto l'effetto di alcol. Proseguono le indagini al comando del maggiore Emanuele d'Onofri per ricostruire l'esatta dinamica dell'incidente. Tragico epilogo dell'incidente accaduto ieri pomeriggio (domenica 12 marzo 2023) a Biassono, il 16enne di Monza non ce l'ha fatta. E' morto il 16enne Era ricoverato in Rianimazione al Niguarda in gravissime condizioni il 16enne rimasto vittima di un incidente con la motocicletta. Purtroppo poco dopo mezzogiorno di oggi (lunedì 13 marzo 2023) la notizia del decesso. Il drammatico schianto si è verificato poco dopo le 16.30 in via Friuli, nella zona industriale di Biassono. Per cause ancora da accertare due motociclette da 125 di cilindrata sono finite contro una Volkswagen Polo. Alla guida un 22enne di Seregno che stava svoltando quando è stato centrato dai due giovani centauri. Il minorenne di Monza purtroppo non ce l'ha fatta. Il maggiorenne, 18 anni, residente a Carate Brianza, è stato trasportato in codice verde all'ospedale di Desio. PRIMA MONZA
INSERITO DA MORENA MOTTA Mario Scimone, in forze al Comando provinciale di via Mauri, ha fatto parte del contingente italiano in Turchia I segni della devastazione sono apparsi sotto i suoi occhi non appena uscito dalla base militare di Adana, dove il contingente italiano è atterrato. Centinaia di chilometri quadrati di distruzione. Case crollate, macerie, sfollati. Vite, che in una manciata di secondi, hanno perso tutto. Genitori che non potranno riabbracciare i propri figli. Bambini che si chiedono dove si trovino la propria mamma e il proprio papà. Frammenti di esistenze che difficilmente potranno ricomporsi. La testimonianza del Vigile del fuoco monzese Immagini che Mario Scimone - unico Vigile del Fuoco del Comando Provinciale di Monza inviato in Turchia all’indomani del terremoto dalla terribile forza distruttiva che lunedì 6 febbraio ha colpito il paese - non dimenticherà. "Un’apocalisse", ha commentato ripensando ai giorni trascorsi a coordinare le operazioni di soccorso nella zona di Antiochia, vicino al confine siriano. "Mai visto una devastazione simile" Quarant’anni appena compiuti, in forze al Comando di via Mauri dal 2009, Scimone - che fa parte del team Usar (Urban search and rescue) specializzato nella ricerca e nel soccorso tra le macerie - ha alle spalle interventi di soccorso a Genova, dopo il crollo del ponte Morandi, e a Bologna per l’esplosione dell’autocisterna che trasportava il gpl. Esperienze che lo hanno preparato agli scenari peggiori, "anche se non avrei mai creduto di potermi trovare di fronte una devastazione di tale estensione". La partenza del contingente italiano per la Turchia Il primo contingente italiano di Vigili del Fuoco è partito subito dopo il terremoto. Scimone ha fatto parte del secondo team partito la settimana successiva. Una squadra composta da da quarantotto soccorritori Usar di Lazio, Toscana, Lombardia, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Umbria e Veneto. La partenza, l’11 febbraio, da Pratica di Mare, con scalo a Pisa, a bordo di due aerei Atr 42 della Guardia di finanza, con arrivo nella notte ad Adana, da dove il contingente è poi partito con l’autobus per raggiungere Antiochia, nella provincia di Hatay, dove si trovava il campo base per il personale operativo italiano. Sfollati e palazzi distrutti "Abbiamo attraversato 150 chilometri di territorio distrutto - ha ricostruito il Vigile del Fuoco coordinatore - C’erano interi paesi spazzati via. Palazzi mezzo diroccati, altri completamente implosi. Nel campo base mi sono occupato della gestione del team italiano. Ci era stato assegnato un sito corrispondente a una palazzina di 6 piani crollata, cantiere nel quale, purtroppo, i colleghi sul posto hanno estratto 25 persone senza vita, di cui otto bambini, il più piccolo dei quali aveva appena tre mesi". La squadra impegnata 24 ore su 24 La zona in cui hanno operato era residenziale, caratterizzata dalla presenza di moderni palazzi a più piani che, sia pur di recente realizzazione, non hanno retto alla forza della scossa magnitudo 7.9. "Il team italiano è stato l’unico a lavorare 24 ore su 24 - ha spiegato Scimone - della squadra facevano parte operatori Usar, unità cinofile e personale sanitario abilitato a operare sotto le macerie". Per ovviare all’ostacolo della lingua, i team internazionali presenti hanno potuto contare su interpreti. "Il nostro si è offerto volontario. Si è precipitato da Istanbul, raggiungendo il suo luogo natio e si è offerto di aiutarci. Ci è stato accanto in tutte le operazioni". "Un'esperienza che lascia il segno" Operazioni delicatissime, nelle quali c’erano coinvolte vite, affetti. "I famigliari dei dispersi non si sono mai allontanati - ha sottolineato - Ciascuno con la speranza che il proprio caro venisse ritrovato ancora in vita. Purtroppo non sempre è stato così. E’ stata un’esperienza forte, sia dal punto di vista lavorativo che emotivo. Anche chi è sopravvissuto ha perso tutto ed è cosciente che il paese difficilmente si risolleverà". Il Comandante Una missione complicata e importantissima allo stesso momento, motivo di orgoglio anche e soprattutto per il Comandante del Comando provinciale Vito Cristino. "Siamo fieri che un Vigile del Comando di Monza abbia partecipato alle operazioni di soccorso che hanno visto impegnati Vigili del Fuoco provenienti da tutto il mondo. Anche perché si trattava di un incarico estremamente delicato, per il quale serviva una grande preparazione". PRIMA MONZA
INSERITO DA MORENA MOTTAAlcuni studenti hanno devastato una palestra scolastica diLissonecon l'estintore: convocati dalle autorità.
Studenti devastano il Pala Farè
Una bravata che costerà cara a tre ragazzini lissonesi. Un gruppo di studenti, infatti, ha pensato bene di aprire un estintore sul parquet del palazzetto della scuola media Farè.
La polvere, ovviamente, ha invaso completamente il campo da gioco e dei responsabili, almeno all’inizio, nemmeno l’ombra.
Mercoledì pomeriggio sono stati i vertici dell’Apl Basket ad accorgersi del danno e a segnalare l’accaduto sia alla dirigenza dell’istituto che all’Amministrazione comunale. Al loro arrivo per gli allenamenti pomeridiani nel palazzetto di via Caravaggio, infatti, allenatori e atleti si sono trovati di fronte a un tappeto di polvere che ha reso inagibile la struttura.
Siamo stati subito messi al corrente della vicenda che ha causato un bel danno sia alla scuola che all’associazione sportiva che utilizza l’impianto dopo l’orario didattico. I responsabili sono stati prontamente individuati e messi di fronte alle loro responsabilità.
Ha sottolineato il vicesindaco e assessore allo SportGiovanni Camarda.
Accertamenti dei Carabinieri
Secondo una primissima ricostruzione, e sulla vicenda sono in corso anche gli accertamenti dei Carabinieri, due studenti del plesso - con la complicità di un terzo ragazzino - avrebbero aperto deliberatamente l’estintore non consapevoli del danno che la loro azione avrebbe casato.
Come Amministrazione non possiamo che stigmatizzare l’accaduto nonostante la giovane età degli autori - ha continuato Camarda - E’ sotto gli occhi di tutti che questa bravata ha creato un danno ingente per tutti: dalla scuola all’Apl che ha dovuto spostare alcuni allenamenti delle squadre altrove.
Ci sono voluti ben due giorni per ripulire l’intero parquet e per renderlo nuovamente utilizzabile in sicurezza.
Palestra ripulita da cima a fondo
Gli operatori incaricati hanno lavorato anche di notte per cercare di rimuovere gran parte della polvere bianca sprigionata dalla bombola.
Sia la direzione didattica che le Forze dell’ordine faranno luce sull’accaduto e tutte le dovute verifiche, fatto sta che lo spazio è stato reso inagibile. Quando ci troviamo di fronte a fatti come questi capiamo quanto è importante puntare sull’educazione delle giovani generazioni anche alla luce degli anni difficili della pandemia.