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SARDEGNA E CORSICA NEWS OLBIA Tragedia di San Simplicio: 4 anni all’autista

20 Novembre 2014, 10:47am

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Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Nell’incidente stradale persero la vita i tre fratelli Diana. Confermata in appello la condanna, ma la pena è stata ridotta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

OLBIA. La corte d’appello di Sassari, presieduta da Plinia Azzena, ha condannato ieri mattina a 4 anni di reclusione Pasquale Spanu, il camionista di Sassari che, nel maggio del 2008, con il suo pesante mezzo travolse e uccise i fratelli Paolo, Mauro e Franco Diana, tutti di Olbia.

A proporre appello contro la condanna a cinque anni inflitta, per plurimo omicidio colposo, dal gip di Tempio all’autotrasportatore sassarese era stato l’avvocato Antonio Secci, difensore di Pasquale Spanu, 64 anni.

 

Ieri il Pg Sergio De Nicola, che nel corso del dibattimento aveva chiesto una rinnovazione delle perizie tecniche sul camion, ha concluso per un proscioglimento del camionista, richiesta alla quale si è associato il difensore trovando però la ferma e decisa opposizione della parte civile, rappresentata in aula (dove erano presenti i parenti della tre vittime) dagli avvocati Fabio Diomedi e Giampaolo Murrighile. I giudici (a latere Massimo Zaniboni) hanno deciso per la conferma della condanna inflitta in primo grado, riducendo però la pena di un anno.

di Giampiero Cocco LA NUOVA SARDEGNA

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TOSCANA NEWS PISA Trovato morto in auto, sospetta overdose L'uomo è conosciuto per la sua storia di tossicodipendenza

20 Novembre 2014, 10:41am

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Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

397292 104896189669319 1023336315 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA PISA. Il corpo senza vita di un 41enne, residente a Livorno, è stato rinvenuto in un’auto poco dopo le 7 di giovedì 20 novembre, in via Fagiana a Putignano. Stando ai primi accertamenti svolti dai carabinieri il decesso sarebbero stato provocato da un’overdose di eroina. Nell’abitacolo è stata rinvenuta la bustina che contiene le siringhe usa e getta. L’uomo era conosciuto dalle forze dell’ordine come consumatore abituale di sostanze stupefacenti.

IL TIRRENO

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LOMBARDIA NEWS «Così abbiamo aiutato Elena a vivere» Il racconto di Simone Puligheddu, studente di infermieristica: «Il suo cuore non batteva più, in tre l’abbiamo rianimata»

20 Novembre 2014, 10:35am

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Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 

 

 

 

 

397292 104896189669319 1023336315 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA PAVIA. Alcuni l'hanno chiamato angelo. Altri eroe. «Ma io non mi sento né uno né l'altro: ho fatto soltanto il mio dovere». Parla piano Simone, ritorna con la mente a quegli istanti e poi racconta quegli attimi che sembravano secoli.

E' stato questo 21enne di origine sarda a far ripartire il cuore di Elena Madama, a farla tornare a respirare dopo che un'auto pirata l'aveva trascinata per 600 metri in Strada Nuova, devastandole il corpo, frenandoci addosso e ripassandoci sopra in retromarcia per scappare. «Voglio dire fin d'ora che da solo non ci sarei mai riuscito - ripete più volte - Insieme a me c'era un altro ragazzo: ricordo che aveva un giubbotto di pelle, ma non mi ha detto come si chiamava. Lui e un altro si alternavano al massaggio cardiaco, io le facevo la respirazione bocca a bocca». E' stato lui, Simone Puligheddu della provincia di Nuoro, studente universitario al secondo anno di Infermieristica all'Università di Pavia, a soccorrere per primo la consigliera del Partito Democratico investita e trascinata in pieno centro da un ladro alla guida di un'auto rubata.

 

 

E ora, a distanza di una settimana da quella sera che ha sconvolto una città intera, racconta quei momenti.

«Ero rientrato in casa da poco, quando ho sentito un urlo strano - spiega Simone, che abita poco distante da Strada Nuova - Qualcuno gridava "Fermati! Fermati!" e ho capito che qualcosa non andava: sono uscito sul balcone e ho visto quella ragazza, riversa al centro della strada».

Quella ragazza era Elena Madama, che oggi è ricoverata al Niguarda in condizioni gravi ma stabili. Da qui i ricordi ritornano come flash sospesi nella memoria di Simone, 21 anni compiuti poche settimane fa. «Mi sono praticamente ritrovato in strada, accanto alla ragazza che era priva di coscienza ma ancora respirava - racconta lo studente universitario - Ho urlato di darmi delle garze, per cercare di tamponarle il volto ferito. Ma dopo un attimo lei ha smesso di respirare, e il polso si è fermato».

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Altri sarebbero andati nel panico. Altri ancora avrebbero aspettato l'arrivo dei soccorsi, già allertati. Ma non Simone, che sa quanto importanti possano essere i minuti in casi come questo, perché da quando aveva 18 anni presta servizio come volontario nel 118 di Oliena, la sua città di origine in provincia di Nuoro.

 

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Non Simone, che ha subito cercato di rianimare Elena. «Le ho fatto la respirazione bocca a bocca, mentre quell'altro ragazzo ha iniziato a fare il massaggio cardiaco - racconta - Abbiamo fatto vari cicli, e dopo un poco il cuore ha ripreso a battere». Ma Elena ancora non respirava. «Sembrava non riuscirci - dice Simone - Così, cercando di muoverla il meno possibile, l'abbiamo girata leggermente su un fianco, continuando con le manovre di rianimazione».

A quel punto la giovane consigliera comunale ha espulso il sangue che le bloccava il respiro, e ha ripreso finalmente a respirare. Nel frattempo una ragazza è corsa a prendere il defibrillatore che c'è in piazza Vittoria. «Ma non è stato necessario, perché nello stesso istante è arrivata anche l'auto medica - racconta ancora Simone - A quel punto abbiamo lasciato lavorare i medici».

A tutta la scena hanno assistito diversi testimoni, attoniti per quanto successo all'ora dell'aperitivo nel pieno centro di Pavia. Fabio Tragella è stato tra i primi a intervenire.

«La ragazza era riversa per terra, gli abiti in brandelli bagnati dalla pioggia - dice il titolare del negozio di abbigliamento Mc, proprio di fronte al luogo dell'incidente - Io ho cercato di coprirle il corpo, mentre un altro ragazzo ha iniziato il massaggio cardiaco e lui (riferendosi a Simone Puligheddu, ndr) le ha fatto la respirazione bocca a bocca, senza mai fermarsi finché non ha ripreso a respirare. Per me loro sono esempi. Loro sono eroi». L'altro ragazzo, quello col giubbotto di pelle, non è stato individuato.

 

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«Anche lui era infermiere, forse soccorritore della Croce Rossa - ricostruisce lo studente sardo - Ma non mi ha detto il suo nome, e subito dopo che l'ambulanza se n'è andata anche noi ci siamo allontanati».

Ora Simone, insieme ai genitori di Elena, al suo fidanzato Enrico e all'intera città di Pavia, spera soltanto che la consigliera comunale possa riprendersi. «Non ho fatto nulla di eccezionale - dice ancora il 21enne - Soltanto quello che qualunque infermiere, qualunque soccorritore, qualunque persona in grado di farlo avrebbe fatto se si fosse trovato al mio posto».

Ma il suo gesto non ha lasciato Pavia nell'indifferenza. E tanti, anche soltanto con un messaggio sui social network, l'hanno già ringraziato.

 

Gabriele Conta LA PROVINCIA PAVESE

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SEZ.POLITICA Niente carcere per furti e truffe Così Renzi velocizza la Giustizia

20 Novembre 2014, 10:28am

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Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Rosaria RomanoINSERITO DA ROSARIA ROMANO Prendete Renato Vallanzasca. Nei giorni scorsi è stato connato a dieci mesi di carcere per aver rubato un paio di mutande e alcuni oggetti da giardinaggio.

I

La sinistra si è subito affrettata a spiegare che il gesto è stato dettato dalla fame, dal disagio sociale, dalla crisi economica. Ebbene se il decreto legislativo che il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha trasmesso al parlamento fosse già stato convertito legge, il bel René non si sarebbe fatto nemmeno quei mesi di carcere. Perché, per "snellire" le Aule dei tribunali, il governo Renzi sta pensando bene di non perseguire i "piccoli" reati. Niente processo, insomma, per truffe, furto o lievi forme di abuso d'ufficio o peculato. E la vittima? Rimarrà col cerino in mano.

È il soliti brutto vizio della sinistra. Giustizialisti e manettari solo quando conviene. Perché c'è furto e furto. A seconda della convenienza. Li chiamano reati "bagatellari", ma pur sempre di reati si tratta. Tanto che ad oggi, in Italia, vengono comunque perseguiti in ossequio al sacrosanto pricncipio dell'obbligatorietà dell'azione penale. Adesso il Guardasigilli ha scritto cinque articoletti, riuniti sotto un unico decreto legislativo, per depenalizzare i reati "batellari". Ladri e truffatori se la caveranno con un buffetto. Nemmeno la ramanzina. Perché, dovesse diventare legge, "nei reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena, la punibilità è esclusa quando, per le modalità della condotta e per l'esiguità del danno o del pericolo, l'offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale". Difficile districarsi nel "giuridichese" di Orlando. Ma quello che introduce la bozza del provvedimento è "l'improcedibilità per tenuità" del danno arrecato. 

Le truffe, i furtarelli, gli abusi d'ufficio di lieve entità e il peculato d'uso potranno essere chiusi subito, senza andare a processo. E, quindi, senza essere condannati. Ci sarà, insomma, l'archiviazione per il vecchietto che al supermercato ruba un formaggio e per il rom che ti trancia la catena e si porta via la tua bicicletta. Perché, nascondendosi dietro alla "esigenza di alleggerimento del carico giudiziario", Orlando punta a introdurre il"principio di proporzione" in modo da tutelare il ladro o il truffatore di turno per non essere "costretti a sopportare il peso psicologico del processo a suo carico". E levittime? Rimarranno senza giustizia. Certo, chi ha subito il danno potrà far valere le proprie ragioni in sede civile. Entro dieci giorni potrà anche prendere visione degli atti in modo da opporsi, qualora lo volesse, alla richiesta di archiviazione del pm. Ma chi deciderà se archiviare il ricorso alla archiviazione del pm? Un altro giudice. Con un margine di discrezionalità che, all'occorrenza, non tutela mai le vittime.

DI ANDREA INDINI IL GIORNALE.IT

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COSTIERA AMALFITANA NEWS Ravello ricorda P. Bonaventura Mansi nel 50° della morte

20 Novembre 2014, 10:06am

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Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

397292 104896189669319 1023336315 nDI MICHELE PAPPACODA ANTEPRIMA ESCLUSIVA www.mikivettica.net Ravello ricorda P. Bonaventura Mansi nel 50° della morte

Due Testimoni di santità e di servizio

che hanno onorato la città della Costiera

Sull'ultimo scorcio del secolo XIX la divina Costiera sperimentò un notevole flusso migratorio verso le Americhe e il Nord Europa, in particolare verso l'Inghilterra, dove approdarono Maria Michela e Bonaventura Mansi, coniugi ravellesi, genitori di fra Antonio (Londra 1896 - Roma 1918) e P. Bonaventura Mansi (Londra 1900 - Napoli 1964): il primo confondatore della «Milizia dell'Immacolata» con san Massimiliano Kolbe (+ 1941) nel Collegio serafico internazionale romano dei Frati Minori Conventuali (1917), il secondo benemerito difensore della città di Assisi nel secondo conflitto mondiale e Ministro Provinciale dell'Alma Provincia di Napoli (1955-1964).

Solo ventidue anni di vita

La breve vicenda terrena di fra Antonio, di appena 22 anni di vita, muove i primi passi a Londra per poi trasferirsi a Ravello (1905), dove entra tra i Frati Minori Conventuali del locale convento di san Francesco, il santuario che custodisce i resti mortali e la memoria spirituale del B. Bonaventura da Potenza (+ Ravello 1711). Gli studi lo portano a Bagnoregio, Assisi, Montottone Marche e a Roma, dove viene ammesso agli studi teologici nel 1915 e dove emette i voti solenni e riceve gli Ordini Minori nella chiesa di sant'Andrea della Valle, mentre venivano ordinati sacerdoti san Massimiliano Kolbe e l'altro napoletano confondatore della M.I. P. Enrico Granata (+ 1964). Colpito da febbre spagnola Fra Antonio si coricò il 23 ottobre del 1918, quarto giorno dei santi Esercizi spirituali annuali del collegio, e il 31, alle ore 9, passando dalla preghiera ad una breve agonia, assistito dal suo Padre Rettore il celebre P. Stefano Ignudi (+ 1945), spirò in età di 22 anni, mesi 4 e giorni 20, e fu sepolto al cimitero del Verano, dove tutt'ora riposa, in attesa di portare le sue spoglie mortali nel santuario francescano-bonaventuriano di Ravello per essere collocate accanto a quelle del fratello minore Padre Bonaventura.

Il 25 novembre 2004, l'urna contenente i resti mortali di fra Antonio Mansi (+1918) viene tumulata nella chiesa san Francesco in Ravello, accanto alle spoglie del suo fratello padre Bonaventura (+1964)

Lo stesso Padre Kolbe, che conoscerà la famiglia Mansi a Ravello, dove si reca per un periodo di riposo estivo (4 giugno - 8 luglio 1919), ricorda spesso questo giovane poliglotta e lo saluta con espressioni quali «musico e poeta», «anima eletta, religioso esemplare, santo chierico, di santa memoria, splendida anima,»; mentre il suo Rettore Padre Ignudi lo segnala come «un santo nascosto» e il Registro del Collegio annota: «sanctissime obiit in collegio die 31 octobris 1918. Alumnus optimae spei in Pont. Schola Superioris Musicae Sacrae».

Padre Bonaventura Mansi, fratello minore, percorre analoghi sentieri fino ai vertici del governo dell'Ordine, segnalandosi come cultore di scienze letterarie e teologiche, come formatore di coscienze e di altissima prudenza nelle varie delicate mansioni di governo alle quali fu chiamato già in giovanissima età. Londra, Ravello, Assisi e Roma (1900-1923) sono i sentieri principali che portano fra Bonaventura dalla nascita agli studi ginnasiali e filosofico-teologici nel Collegio internazionale, dove era morto il fratello e dove egli stesso emetterà i voti solenni (1923), prima di ritornare alla sua Ravello, addetto alla formazione dei giovani ginnasiali (1923-1928). Dopo breve permanenza ad Aversa (1928-1931) lo incontriamo a Roma presso il Collegio di studi superiori alla Vigna antoniana (1931-1933), dove incontra anche san Massimiliano Kolbe, che gli parla del santo fratello Antonio, del quale intende scrivere una biografia. Quindi ad Assisi (1933-1937): qui la benemerita Crociata Missionaria Francescana aveva organizzato un Collegio fin dal 1927 che, con quelli di Amelia (1924), di Roma (1925) e di Brescia (1928), significò una reale ripresa dell'Ordine per le aperture missinonarie pastorali e culturali che le seppero conferire l'ideatore P.M. Domenico Tavani, Ministro Generale (1919-1924, 1930-1936; + 1938) e i successori, che la sostennero quali Alfonso Orlini (1924-1930) e Beda Hess (1936-1953). Ad Assisi Padre Bonaventura rimase come Rettore e Custode del Sacro Convento, benemerito per aver evitato alla città di Assisi gli orrori e le distruzioni della guerra (1937-1945).

Animatore e divulgatore della teologia francescana propagò gli Studi di Teologia per i laici a Firenze, Padova, Napoli, Perugia, Assisi, Viterbo, Albano, Potenza e Messina (1945-1948); infine Segretario e Assistente Generale dell'Ordine (1948-1950). Procuratore e Vicario Generale (1950-1954), resse l'Ordine, in qualità di Vicario, dall'agosto 1953 al febbraio 1954 per la morte sopravvenuta del P.M. Beda Hess. Nel Capitolo Provinciale di Portici (1955) fu eletto Ministro Provinciale reggendo la fraternità fino alla morte avvenuta a Napoli, nell'Ospedale «Ascalesi» il 25 novembre 1964 alle ore 17.30, povero tra i poveri, in una corsia comune, come egli stesso aveva desiderato da francescano autentico.

Ravello - Chiesa San Francesco

 

Accomunati nella vocazione francescana

Figli di Francesco d'Assisi, questi due ravellesi appartengono alla schiera di italiani nati nelle terre dell'itineranza migratoria dei modesti genitori; accomunati nella vocazione francescana, il più giovane Antonio esaurì la breve esistenza in un lampo di santità ed estasi musicale nel ricordo della tomba del beato Bonaventura per il quale scrisse l'immortale inno «Dinanzi alla mirifica», musicato dal Maestro P. Domenico Stella; P. Bonaventura, invece, segnò la vita dell'Ordine e della Provincia con la sua personalità tenace e i suoi ritmi serrati, nascondendo nella modestia francescana altissime qualità di formatore di coscienze e uomo di governo. Ricordando questi due figli della migrazione la città di Ravello si è riappropriata di una pagina significativa della sua storia, materiata di duro lavoro, ma sempre nell'incanto di quei dirupi bagnati da vari torrenti. Sotto il porticato, antistante la chiesa di s. Francesco, dove è stata scoperta una lapide alla «Memoria», si erano dati appuntamento centinaia di ravellesi, testimoni di questo angolo di burroni, tra cielo e terra, nel grido spirituale degli antichi monasteri medievali, sospesi nella solitudine dello spirito, che alimentò i due giovanetti, Antonio e Bonaventura, che nel 1909 e nel 1913, rispettivamente, bussarono alla porta del convento per porsi alla sequela di Francesco.

Un giorno solenne che ha segnato i cuori

È stato il sindaco di Ravello dott. Secondo Amalfitano e la Giunta a voler questa V «Giornata della Memoria» dal titolo: «Il presente: un ponte tra passato e futuro». Bambini, bambine, ragazzi e ragazze delle elementari e delle medie si sono ritrovati nella chiesa francescana per ascoltare alcune riflessioni su questi fratelli ravellesi che hanno dato lustro alla città della divina Costiera. Nell'Aula Magna della biblioteca del monumentale complesso francescano è stata anche proiettato per i giovani e le giovanissime il film «Assisi Underground» di Alexander Ramati. Sono stati poi, nel pomeriggio, il Sindaco Amalfitano, l'Assessore Ulisse Di Palma, Padre Francesco Capobianco, guardiano del Convento di san Francesco, Padre Alfredo Avallone, Rettore del «Franciscanum» di Assisi, Padre Gianfranco Grieco e lo storico Padre Cristoforo Bove a riproporre le due figure dei fratelli Mansi che hanno segnato il cammino storico, spirituale e francescano dell'Ordine serafico negli anni del XX secolo. Alla commemorazione erano presenti i nipoti ed i pronipoti ravellesi dei fratelli Mansi e numerosi concittadini che hanno conosciuto ed apprezzato l'opera del Padre Bonaventura che, con la sua lungimirante azione, ha dato a Ravello, «Città della Musica», un'impronta francescana e bonaventuriana che ancora oggi, con riconoscenza, porta nella memoria e nel cuore.

Gianfranco Grieco

 

GIORNATA DELLA MEMORIA 2003 
UN TRIBUTO ALLA VITA DEI FRATELLI 
ANTONIO E BONAVENTURA MANSI CONVENTUALI DA RAVELLO

Quando abbiamo istituito la 'GIORNATA DELLA MEMORIA' non pensavamo di trovare un numero così vasto di uomini e fatti della storia recente della nostra Ravello che meritassero il novero e la riscoperta. Questa "sorpresa" ci induce ad una riflessione che non è un titolo di merito per la società contemporanea: l'uomo preso dal vortice frenetico dello sviluppo e dell'evoluzione, sembra quasi aver dimenticato che esistono valori sui quali l'umanità ha costruito secoli di storia. Anche gli esempi più fulgenti d'incarnazione di detti valori, vengono sempre più spesso celebrati per un giorno, per un attimo fuggente, e subito consegnati all'oblio. L'auspicio e l'augurio che facciamo a noi stessi prima, e a tutti i partecipanti a questa edizione della 'Giornata della Memoria' poi, è quello di ripescare dall'oblio le testimonianze raccolte e trasferirle nella nostra quotidianità, affinché dal loro esempio fulgido possiamo trarre ogni utile indicazione per il nostro futuro e per quello dell'umanità.

I fratelli Antonio e Bonaventura, della famiglia dei Frati Minori Conventuali come religiosi, e della famiglia Mansi come cittadini di Ravello, hanno meritato pienamente la dedica di questa Giornata della Memoria 2003. Con le loro azioni ed il loro esempio, oltre a dare lustro a questa terra, essi hanno offerto a tutti un punto di riferimento straordinariamente orientante, ancora più attuale nella società contemporanea, che non nel contesto storico temporale della loro vita.

Il desiderio che soprattutto le nuove e future generazioni potessero venire a conoscenza dell'esistenza e della vita di questi due straordinari nostri concittadini, ci ha indotto a raccogliere e pubblicare le testimonianze su di loro, coscienti che questo volume può rappresentare una vera e propria "testata d'angolo" per la costruzione di un mondo migliore.

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NEWS ITALIA E DAL MONDO Ahimè... Troppi incarichi a volte possono danneggiare...

20 Novembre 2014, 09:53am

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Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

foto di Rosaria Romano.
foto di Rosaria Romano.
foto di Rosaria Romano.
Rosaria RomanoDI Rosaria Romano SU FACEBOOK 
  

Ahimè... Troppi incarichi a volte possono danneggiare... Dott. Commercialista e amministratore unico di una società??? E poi un amministratore con una paghetta di €500 mensili? No. Ha altri interessi questo Dott. Le ricordo che sono comunque socia 5%. Si salvi chi può! E soprattutto Buon Lavoro...

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NEWS ITALIA E DAL MONDO Recensione negativa su Tripadvisor? Coppia multata da hotel

20 Novembre 2014, 09:48am

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Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Rosaria RomanoPROPOSTO DA ROSARIA ROMANO SU FACEBOOK Guai a scrivere una recensione negativa su Tripadvisor. Ne sa qualcosa una coppia di pensionati inglesi. Secondo il sito della Bbc, Tony e Jan Jenkinson si sono visti addebitare 100 sterline sulla loro carta di credito da un albergo di Blackpool, a nord di Liverpool, che non ha gradito i loro commenti, fra cui quello di "tugurio fatiscente". L’hotel si è difeso affermando che il regolamento interno - e questo sarebbe scritto nero su bianco sulle clausole di prenotazione - prevede un addebito da 100 sterline per gli ospiti che lasciano una cattiva "review". L’autorità locale per gli esercizi commerciali ha avviato una indagine sul caso per capire se ci sia stato o meno una violazione della legge nell’imporre la multa.

 

 

 

 

 

 

 

"Che cosa è accaduto alla libertà di espressione? - si è chiesto Tony Jenkinson - Tutti quelli a cui ci siamo rivolti ci hanno detto che un hotel non si può comportare così".

LUCA ROMANO IL GIORNALE.IT

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SALERNO E PROVINCIA NEWS Imposimato ospite all'Università di Salerno: «Andreotti dietro le stragi terroristiche, Cossiga era un delinquente»

20 Novembre 2014, 09:37am

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Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 

397292 104896189669319 1023336315 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA Standing ovation per Ferdinando Imposimato, accolto nell'aula Verde della Facoltà di Giurisprudenza in un convegno organizzato dall'associazione Agorà. C'è il pubblico delle grandi occasioni per "L'ultimo dei Magistrati", invitato in qualità di ospite d'eccezione per ricostruire le principali vicende del secolo scorso: dagli anni di piombo fino ai fatti di Capaci e via D'Amelio, un focus sulla Repubblica delle stragi impunite.

Una lunga intervista fotografica condotta dal professor Virgilio D'Antonio, docente di Diritto dell'informazione, preceduta dai saluti del Rettore Aurelio Tommasetti, del Direttore di Dipartimento Enzo Maria Marenghi, e dall'introduzione del professor Pasquale Stanzione, docente di Istituzioni di Diritto Privato.

Scatti che hanno segnato indelebilmente la storia d'Italia: su ognuno di essi il racconto di Imposimato, eroe civile della lotta alle mafie e al terrorismo. Nella sua più recente attività editoriale l'ex magistrato ha ricostruito meticolosamente le situazioni più oscure, tracciando trame a molti sconosciute: «Non bisogna mai credere a quello che scrivono i giornali, anche se autorevoli - afferma rivolgendosi alla platea - La strage di Piazza Fontana fu attribuita agli anarchici, e io ci credetti a causa del Corriere della Sera, diretto all'epoca da Giovanni Spadolini. Anche L'Unità - rincara la dose - raccontava sciocchezze ed io mi accorsi di tutto dopo trent'anni».

La visione del Presidente onorario della Corte di Cassazione sulla vicenda, che ha vissuto in prima persona essendosi trovato a pochi metri dall'esplosione, è nitida: «La strage fu realizzata da Ordine Nuovo con la partecipazione degli Stati Uniti, me l'ha detto il generale Maletti». Ma perché in Italia venivano messi in atto attentati terroristici di portata così ampia? «La strage di Milano era contro Rumor che voleva fare un governo con i Socialisti, non a caso nel maggio del 1974 ha subito un attentato. Le stragi sono state strumento di lotta politica, Andreotti è uno degli artefici».

Un filo sottile unisce la strategia del terrore alla politica: lo scopo, ricordato più volte, era quello di seminare il panico per mantenere lo status quo. «Andreotti pagava Gelli per la strategia del terrore - sostiene Imposimato - Gelli, Andreotti e Kissinger erano i tre protagonisti della tensione».

E' un fiume in piena l'ex magistrato nel narrare le dinamiche della loggia massonica P2 con cui si collaborava anche senza essere formalmente iscritti: «Piccoli era un piduista, pur non essendo iscritto: era come Andreotti e Cossiga». Il loro obiettivo, spiega Imposimato, era quello di impedire che ci potessero essere alleanze della Democrazia Cristiana con la Sinistra, in particolare con il PCI. L'accordo con i Comunisti non era voluta né da New York, né da Mosca. Non a caso, continua, «Berlinguer aveva subito un attentato nel 1973 in Bulgaria».

Inevitabile, poi, il passaggio su un altro momento cruciale: il tragico rapimento e il successivo assassinio di Aldo Moro nel 1978. Anche qui Imposimato è schietto nella sua analisi: «Non fu opera dei soli brigatisti rossi. Non era un'operazione di terrorismo, perché anche allora vennero fuori servizi segreti stranieri come il KGB. Gli attentatori hanno preso le armi in Libano tramite i palestinesi e, nella complessa storia, spuntò anche il nome di Gheddafi».

E' in questa fase che Imposimato ha lasciato la Magistratura: «Non volevano che io scoprissi la prigione di Moro. Ho lasciato perché la prigione ancora oggi non viene riconosciuta dallo Stato. Non c'è nemmeno una lapide e infatti lo ricordano ancora in via Caetani. La verità - sostiene con rammarico - non é ancora venuta fuori: noi dobbiamo cercare di trovarla perché chi ha fatto quelle cose potrebbe essere ancora nelle stanze del potere».

Nelle immagini, poi, scorre l'orologio fermo della stazione di Bologna nel 1980: «Hanno cercato di far credere che era un'operazione internazionale, invece é stata fatta da Ordine Nuovo per conto del potere politico. I due condannati erano legati alla massoneria di Gelli: c'entrano sicuramente, anche se in tanti affermano la loro estraneità in virtù del fatto che hanno confessato altri omicidi e non avrebbero avuto motivi per negare la propria posizione. In supporto di costoro é sceso in campo persino Cossiga che era un delinquente». Per Imposimato «manca solo il nome dei politici per cui hanno agito» per chiarire definitivamente il quadro.

Si arriva, infine, ai drammatici momenti del 1992 con le stragi di Capaci e via D'Amelio in cui furono assassinati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Il primo fu vittima di un altro attentato, fallito, presso la Costa dell'Addaura nel 1989: «Subito dopo - ricorda Imposimato - alcuni esponenti della polizia di stato sono andati a Londra per parlare in carcere con il mafioso Francesco Di Carlo. L'incontro fu necessario per procurarsi l'esplosivo che occorreva a far saltare in aria Falcone. Non é stato ucciso solo dalla mafia ma da altre forze che lo volevano morto perché indagava su fatti che vedevano coinvolti i vertici del potere politico, economico e massonico italiano e internazionale».

A Falcone Imposimato imputa un solo errore: «Forse non aveva capito che le cose che si sanno bisogna dirle. Quando le cose si sanno - conclude cogliendo la commozione di tanti presenti - bisogna dirle altrimenti non te le fanno dire più». E lui ha voluto aprirsi a 360 gradi davanti ad un pubblico fatto prevalentemente di giovani: un passaggio ideale del testimone per mantenere sempre vigile l'attenzione sul torbido che si cela dietro l'attualità.

DI DAVIDE MARCIANO IL VESCOVADO DI RAVELLO

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CONCORDIA SULLA SECCHIA E MODENA NEWS Carpi, curato per una cervicale muore a casa poco dopo

19 Novembre 2014, 19:20pm

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Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

397292 104896189669319 1023336315 nINSERITO DA BARBARA PAPPACODA Graziano Nanetti, 43 anni, ingegnere, è spirato per un raro problema cardiaco I genitori fanno causa all’ospedale privato nel Milanese dove era stato visitato.

 

È entrato al pronto soccorso la sera. Al medico ha detto di avere dolori al collo, ai denti e anche allo sterno. Dopo alcuni controlli tra cui l’esame del sangue e l’elettrocardiogramma, è stato dimesso con la diagnosi di cervicalgia. Il medico del pronto soccorso l’avrebbe poi congedato prescrivendogli un antidolorifico. Il paziente il pomeriggio dopo è deceduto per “dissecazione aortica”.

La vittima è Graziano Nanetti, carpigiano di 43 anni, ingegnere informatico e da qualche anno residente a Milano per motivi di lavoro. Ed è stato al pronto soccorso dell’ospedale privato convenzionato “Multimedica” di Sesto San Giovanni, che Nanetti si è recato, accompagnato dalla sua ragazza, per un controllo. «Aveva passato il pomeriggio in palestra - raccontano straziati dal dolore i genitori, Tiziano e Marisa, in città noti artigiani del tessile - dove, a un certo punto, non si è sentito bene. Il medico presente l’ha invitato ad andare all’ospedale per un controllo perché i sintomi potevano suscitare una certa preoccupazione».

 

 

Così verso le 20 di domenica 9 novembre si è presentato all’ospedale. Dopo i controlli un sospiro di sollievo e un sorriso: «Tanta paura per una cervicale», avrebbe detto scherzando l’ingegnere. «La mattina dopo - raccontano ancora i genitori - aveva deciso di riposare e di riprendere a lavorare dal pomeriggio. La sua fidanzata l’ha chiamato alcune volte, poi a un certo punto non c’è più stata risposta». A quel punto un amico è andato a suonare il campanello e quando ha capito che doveva essere accaduto qualcosa di grave ha fatto intervenire i pompieri che hanno trovato il 43enne steso sul divano privo di vita.

 

«Siamo sotto choc - dicono Marisa e Tiziano - ma dobbiamo reagire affinché sia fatta giustizia. Secondo noi non è possibile dimettere una persona con i dolori tipici di un problema cardiaco. Sappiamo che nostro figlio è stato colpito da una malattia rara e imprevedibile, ma a nostro modo di vedere non doveva essere dimesso: se fosse stato trattenuto in osservazione...». L’autopsia, alla presenza anche del medico nominato dalla famiglia della vittima, ha accertato che non si trattava proprio di una cervicalgia. «È scritto nero su bianco - dice il padre Tiziano - che si è trattato di una dissecazione dell’aorta (patologia caratterizzata dallo slaminamento della tonaca media del vaso sanguigno con formazione di un secondo lume detto “falso lume” ndr). Noi abbiamo scelto le vie legali contro l’ospedale perché riteniamo che dimettere nostro figlio con quei sintomi si sia trattato di una negligenza. Un’azione che abbiamo deciso per evitare che casi simili si ripetano. I medici non devono essere superficiali o frettolosi con i pazienti. Se nostro figlio fosse stato ricoverato - concludono - a quest’ora forse sarebbe ancora vivo».

di Rino Filippin LA GAZZETTA DI MODENA

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SANT'ANTIMO E NAPOLI NORD NEWS Sant'Antimo in rivolta contro la Tari VIDEO

19 Novembre 2014, 12:32pm

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Sant'Antimo in rivolta contro la Tari più cara d'Italia. Il video di Luca Leva e Giulia Ambrosio.

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