ALMANACCO DEL GIORNO LUNEDI 30-01-2017
A CURA DI MORENA MOTTA
si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali.
Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
A CURA DI MORENA MOTTA
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA SALERNO - Tra i beni confiscati a Salerno c’è «La casa di Valeria», centro polifunzionale diurno ad Ogliara. Ma tra i segnali inquietanti, di come sia sistematico il coinvolgimento di esponenti della criminalità organizzata locale negli ambienti istituzionali, c’è proprio l’intitolazione della struttura. Nella relazione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, si fa riferimento proprio «all’intitolazione - avvenuta verosimilmente grazie all’intervento di un amministratore comunale - di un bene confiscato alla camorra a nome della moglie del camorrista destinatario del provvedimento ablativo». Prima la «Casa di Valeria» era «Villa Valeria» dal nome della consorte del capoclan Raffaele Viviani. E, per come si legge nella relazione, «l’intitolazione è avvenuta verosimilmente grazie all’intervento di un amministratore locale». Bisogna ricordare che il centro polifunzionale diurno è stato inaugurato, a febbraio 2015, alla presenza non solo degli amministratori locali ma anche dell’allora questore oltre che di altre autorità con l’affidamento dello spazio all’associazione «Quartiere Ogliara», attiva dal 1994 ed operante nella frazioni collinari per impegnare i ragazzi in attività ludiche e non solo. Il nome Valeria, quindi, era pubblico e chiunque - tra gli organi competenti - avrebbe potuto suggerire che «probabilmente non era il caso di intitolare lo spazio funzionale con quel nome». Ma non è andata così.
Ora, sempre nella relazione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, nel capitolo che parla del settore delle misure di prevenzione, si legge che la procura ha recentemente attuato - in sinergia con la sezione del tribunale che si occupa di ciò, con la Corte di appello, con l’agenzia nazionale beni sequestrati e confiscati alla criminalità e con il nucleo di supporto costituito in Prefettura - un’attività di costante monitoraggio della fase dell’esecuzione dei provvedimenti di confisca in sede penale e di prevenzione dei beni, confiscati nell’ambito di procedure ablative. Il monitoraggio è finalizzato anche ad una concreta attività di gestione e successiva destinazione a finalità pubbliche dei beni confiscati che, come si legge nella relazione, «è spesso connotata da ritardi ed inefficienze e ciò al fine di scongiurare il rischio di dispersione o deterioramento o, peggio, di riacquisizione o mantenimento della disponibilità, dei stessi beni da parte dei soggetti ai quali erano stati confiscati».
Grazie all’attività di monitoraggio «è stato già possibile», si legge sempre nella relazione, «individuare e risolvere situazioni dalle quali erano emerse abusi od omissioni da parte delle amministrazioni locali o degli enti ai quali i beni erano stati assegnati o da parte dei custodia e amministratori giudiziari alle cui cure i beni erano stati affidati». L’intitolazione scomoda, che per gli inquirenti potrebbe costituire un omaggio al boss, rientra nel monitoraggio costante che l’ufficio di procura sta facendo sui beni confiscati? Al momento la cosa è stata definita solo come uno dei «recenti ed inquietanti segnali...» ma se c’è altro, magari un’inchiesta sull’intitolazione e sul presunto pressing, non è ancora venuto fuori.
IL MATTINO
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Un terremoto di magnitudo 1.9 è stato registrato nella provincia di Avellino alle 20:35:06. La scossa è stata localizzata dala sala sismica Ingv di Roma a una profondità di quattro chilometri con coordinate geografiche 40.93 di latitudine e 14.68 di longitudine. Non si registrano danni a persone o cose, nonostante la scossa sia stata avvertita dalla popolazione.
IL MATTINO.IT
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Sono tanti gli interrogativi a cui la magistratura dovrà dare risposta nella misteriosa vicenda dei disabili - almeno otto, forse di più - candidati a loro insaputa nelle liste elettorali alle ultime Comunali. Tra questi figura la 23enne F. D. S., affetta da sindrome di down, che, come ha raccontato Il Mattino, ha scoperto di essere finita nella civica Napoli Vale-Valeria Valente sindaco solo qualche giorno fa, quando la Corte di Appello le ha notificato un provvedimento invitandola a presentare il rendiconto completo dei contributi ricevuti e delle spese effettuate per la campagna elettorale. Porta la firma dei suoi genitori la denuncia consegnata nelle mani dei carabinieri, che potrebbe essere la prima di una lunga serie. Un'altra denuncia sta infatti per essere presentata proprio da Valeria Valente che, in questa strana vicenda, si considera «parte lesa»: « Nelle prossime ore - annuncia su Facebook la deputata e capogruppo del Pd in Consiglio comunale - tramite i miei legali presenterò una richiesta di accesso agli atti e, dopo aver studiato le carte, un esposto in Procura per chiedere che venga fatta piena luce sull'intera vicenda. Com'è evidente, sono totalmente estranea ai fatti. È inaccettabile, però, qualsiasi ombra. Sono indignata. Se qualcuno ha sbagliato o se qualcuno sta provando a gettare fango deve risponderne. In entrambi i casi, o anche se semplicemente si trattasse di un malinteso, sono comunque parte lesa in questa vicenda. A uscirne danneggiata è la mia immagine pubblica. E io - avverte - non ci sto a finire in questo tritacarne».
Sebbene il giallo non coinvolga direttamente il Pd, ma appunto la civica presentata da Valente, a invocare chiarezza è anche il segretario provinciale dei democrat Venanzio Carpentieri: «È necessario - osserva - fare piena luce su eventuali irregolarità che dovessero essersi verificate nella presentazione delle liste. Le anomalie di cui si sta parlando in queste ore sono fatti gravi. Ben vengano, quindi, tutti gli accertamenti del caso». Carpentieri si mostra sorpreso: «Si tratta di procedure burocratiche complesse. Ogni soggetto inserito in lista deve firmare la propria candidatura alla presenza di un notaio, o comunque di un pubblico ufficiale, e l'identità degli aspiranti consiglieri viene verificata con i documenti di riconoscimento». A fornire spiegazioni, allora, dovranno essere i protagonisti e coloro che materialmente si sono occupati delle scartoffie. Come la capolista Lida Viganoni, che però non risponde al telefono, o come Giorgio Lanzaro, coordinatore del comitato elettorale di Valente: «Sono passati mesi - dice - non ricordo chi abbia materialmente consegnato la lista. Sui territori ci affidavamo ai coordinatori dei circoli che ci presentavano tante persone interessate. Non avevamo certo bisogno di trovare nomi per riempire le liste». Di «una evidente falla all'interno del sistema di identificazione delle candidature» parla invece Toni Nocchetti, presidente dell'associazione «Tutti a scuola», da anni in prima linea in difesa dei diritti dei disabili: «In questa storia l'unica certezza è rappresentata dal fatto che una donna è stata inconsapevolmente candidata. Un episodio molto grave che mi auguro non venga sottovalutato. Poiché viviamo in un Paese che ha delle regole, spetterà alla magistratura farle rispettare. Auspico, dunque, che la Procura vada fino in fondo individuando i responsabili e tutelando così i diritti di Federica e della sua famiglia ma anche di altre persone che sembra abbiano subìto la stessa spiacevole sorte». Categorico l'europarlamentare di Forza Italia, Fulvio Martusciello: «Valente si dimetta da consigliera comunale. Avventura finita».
di Gerardo Ausiello IL MATTINO

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Il Consiglio dei Ministri, riunitosi il 14 gennaio scorso, ha discusso sulle deleghe della Buona Scuola e approvato 8 decreti tra cui ce n’è uno che riguarda la promozione dell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità.A questo proposito il comunicato stampa del Cdm parla chiaro: “Il testo chiarisce chi sono i beneficiari di specifiche misure di inclusione scolastica peculiari per i minori disabili. Viene previsto che, ove siano presenti studenti affetti da disabilità, le sezioni per la scuola dell’infanzia e le classi prime di ciascun grado di istruzione, non abbiano classi con più di 22 alunni, fermo restando il numero minimo di alunni e studenti per classe previsto dalle norme vigenti”.In particolare, tra le novità si stabilisce che gli studenti non verranno ascoltati solo in caso di disabilità gravi: “Non sarà solo la gravità della disabilità a determinare le risposte offerte agli alunni, ma si cercherà di determinare in senso più ampio i loro bisogni”.Inoltre gli insegnanti di sostegno diventeranno molto più preparati, e così pure il personale che lavora nei plessi scolastici. Cosa significa? Che i docenti di sostegno dovranno sottoporsi a una formazione iniziale che prevede l’obbligo di 120 crediti formativi universitari sull’inclusione scolastica per tutti i gradi di istruzione (oggi invece bastano 60 cfu). Di questi 120 cfu, 60 devono essere ottenuti prima del percorso di specializzazione e gli altri 60 durante.Viene poi prevista una formazione ad hoc anche per il personale scolastico, Ata compreso. Infine, sempre sul fronte insegnanti emerge un punto relativo alla permanenza dell’insegnante per almeno 10 anni sul sostegno (al posto dei cinque attuali), prima che questo possa chiedere il trasferimento su posti comuni.Queste due sono le novità più importanti introdotte con la delega sull’inclusione scolastica, ma ricordiamo che ora questa delega, al pari delle altre sette che non riguardano la disabilità, è all’esame delle Commissioni Parlamentari e di altri interlocutori del sistema scuola (dirigenti, insegnanti, sindacati, studenti e così via). Le Commissioni hanno fino a 60 giorni di tempo per approvare il testo, scaduti i quali il governo sarà autorizzato ad emanare i testi dei decreti pur senza il parere di deputati e senatori.
DISABLOG http://www.disablog.it/buona-scuola-delega-su-inclusione-scolastica-novita-per-i-disabili/
INSERITO DA MORENA MOTTA Colpi di sole dorati in grado di rendere ogni donna più attraente? Forse. Un incubo, invece, per una ragazzina della città martire. Per lei le tante agognate meches sono divenute un incubo che ha portato direttamente in tribunale un parrucchiere piuttosto noto in zona, chiamato ora a rispondere di lesioni. E ieri l’udienza, molto intensa, in cui ha deposto la mamma in lacrime, è stata caratterizzata da un assoluto colpo di scena. Con un asso, tirato fuori al momento giusto dall’avvocato dell’hair stylist - Francesco Malafronte - in grado di offrire forse un’altra chiave di lettura. L’avvocato avrebbe infatti rintracciato in rete un interessante video della ragazza.
La vicenda giudiziaria nasce da una seduta dal parrucchiere in cui la ragazzina, allora quattordicenne e accompagnata dalla madre, chiese dei colpi sole. Lamentò un forte bruciore sulla testa, segnalato a due dipendenti che stavano eseguendo il lavoro. Poi, nei giorni successivi, il bruciore divenne più intenso. La madre portò la ragazza dal medico di famiglia che le prescrisse un antibiotico locale. Visto il perdurare del problema e la formazione di una chiazza priva di capelli, la signora portò sua figlia da una specialista dopo essersi recata per ben due volte in ospedale. Il professore ritenne che si trattava di una vera e propria ustione, di una sorta di ulcera del cuoio capelluto. La madre si recò nel salone e presentò una denuncia. A processo è finito il titolare dell’attività, con l’accusa di lesioni. Nel corso delle udienze sarebbe emerso uno stato di forte frustrazione della ragazza, in difficoltà anche nei confronti dei suoi compagni di classe. E ieri in tribunale, a corroborare questa tesi, è intervenuta la madre, ascoltata tra le lacrime.
In attesa, però, la prova portata in aula dalla difesa del parrucchiere, l’avvocato Francesco Malafronte, che avrebbe rintracciato in rete alcuni video in cui la stessa ragazza appare come stella neo melodica di un nascente gruppo locale. A quanto pare, però, la madre sarebbe all’oscuro di tutto.
FONTE di Carmela Di Domenico CIOCIARIA OGGI
INSERITO DA MORENA MOTTA “La sanità su di un’isola come Capri è un disastro nel disastro della sanità campana. Strumenti obsoleti come è il caso del ventilatore in pronto soccorso, una sala operatoria praticamente ferma, una tac non adeguatamente schermata, la radiologia senza radiologi, un reparto di ginecologia dove non si può partorire per carenza di ginecologi, barelle vecchie, infermieri e medici costretti anche a turni di 72 ore per le cattive condizioni atmosferiche e quindi per l’impossibilità di essere sostituiti, ascensori che si rompono di continuo”. E’ lo spaccato da brivido che è emerso nel corso del sopralluogo all'ospedale Capilupi di Capri del capogruppo Valeria Ciarambino e del consigliere regionale Luigi Cirillo del Movimento 5 Stelle che ieri mattina si sono recati sull’isola azzurra per avere informazioni sui problemi che attanagliano l’unico presidio sanitario.
“Il Capilupi è un piccolo ospedale con grandi problemi, una struttura che ha bisogno di maggiore attenzione – sottolinea Cirillo – in questo presidio già siamo venuti nell’agosto scorso per i guasti all’ascensore e oggi apprendiamo che il problema persiste".
“Il nostro sopralluogo è mirato principalmente ad acquisire notizie - sottolinea - ma parlando con i medici e gli infermieri e coi comitati dei cittadini registriamo gravi criticità che si ripercuotono sulla qualità del servizio di assistenza ai pazienti e sulla tempestività delle cure da erogare agli ammalati”.
“C’è anche una carenza seria di personale - evidenzia Ciarambino - che di fatto rende precario il funzionamento dello stesso pronto soccorso e di altri importanti reparti”.
“Addirittura proprio per l’assenza di personale dedicato la sala operatoria è ferma da mesi - aggiunge il capogruppo - mentre per la sala parto c’è un solo ginecologo per turno, manca la doppia guardia ginecologica e nei fatti non si può garantire la sicurezza delle partorienti costrette a ricorrere alle cure degli ospedali della terra ferma”. “Cosa gravissima - denuncia Ciarambino - è la dialisi dichiarata inagibile dai Nas”.
“Queste informazioni faranno parte di un dossier che consegneremo ai commissari - concludono Ciarambino e Cirillo - impegneremo lo stesso direttore dell’Asl Napoli 1 e presenteremo un’interrogazione portando la vicenda all’attenzione del Consiglio regionale”.
FONTE CAPRI NEWS
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA «È stata una tempesta di freddo perfetta»: così il direttore della Pinacoteca di Brera, James Bradburne, ha commentato quanto avvenuto all'interno del Museo dove, a causa del forte freddo esterno, è venuta a crearsi una situazione anomala in termini di umidità al punto che, per precauzione, si è deciso di «coprire» («velinare») una quarantina di opere. Due opere sono state rimosse per essere portate in laboratorio per le operazioni di fissaggio. Si tratta della tavola di Bramante «Cristo alla colonna» e la tempera su tavola di Lazzaro Bastiani, «Storie della vita di San Girolamo». Tra le opere che hanno dovuto essere velinate per precauzione anche la «Pala di Brera» di Piero della Francesca, una delle opere più importanti della Pinacoteca. Nessun problema, invece, per altre opere importanti, dallo Sposalizio della Vergine di Raffaello, Il Bacio di Hayez, dal Cristo morto di Mantegna e La cena in Emmaus di Caravaggio.
Il Mibact, su richiesta del ministro, Dario Franceschini, ha deciso di avviare un'indagine interna su quanto avvenuto. «Sul Bramante vi è stato un leggerissimo sollevamento, ma niente di irreversibile - ha detto Bradburne -. In 10 anni non avevamo mai avuto un freddo così secco. Situazione eccezionale, non si ripeterà più». «Tutta la squadra di Brera è stata prontissima ad intervenire - ha aggiunto -: storici, tecnici e custodi si sono messi in moto per monitorare le opere». Già da domani - ha riferito la Pinacoteca di Brera - le velinature saranno progressivamente rimosse da alcune tavole dove sarà constatato il rientro della pellicola pittorica».
«Lo staff dei restauratori ha provvisoriamente velinato le opere per metterle in sicurezza e monitorare lo stato di conservazione dei dipinti - ha riferito il direttore -. Abbiamo immediatamente fatto una completa ricognizione delle opere sia esposte sia conservate in deposito. Successivamente abbiamo applicato delle veline per proteggere i punti più delicati dove si sono verificati dei piccoli sollevamenti della pellicola pittorica per impedire il danno della perdita di colore, fermandolo ed evitando cadute. Siamo, forse, l'unico museo nel Paese che poteva reagire con tanta tempestività, grazie alla operatività dell'equipe dei restauratori».
La Pinacoteca ha precisato di non aver riscontrato danni evidenti all'impianto di climatizzazione: «La ditta di manutenzione dell'impianto che tiene sotto controllo la climatizzazione 24 ore su 24 ha già riportato a regime l'umidità relativa delle sale attraverso un monitoraggio costante dei parametri richiesti dagli standard museali».
IL MATTINO.IT