Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
A CURA DI ANGELA CECERE Beato Amedeo IX Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 13,21-33.36-38. In quel tempo, mentre Gesù era a mensa con i suoi discepoli, si commosse profondamente e dichiarò: «In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà». I discepoli si guardarono gli uni gli altri, non sapendo di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse: «Dì, chi è colui a cui si riferisce?». Ed egli reclinandosi così sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?» Rispose allora Gesù: «E' colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò». E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone. E allora, dopo quel boccone, satana entrò in lui. Gesù quindi gli disse: «Quello che devi fare fallo al più presto».Nessuno dei commensali capì perché gli aveva detto questo; alcuni infatti pensavano che, tenendo Giuda la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri.
Preso il boccone, egli subito uscì. Ed era notte. Quando Giuda fu uscito, Gesù disse : «Ora il Figlio dell'uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete, ma come ho gia detto ai Giudei, lo dico ora anche a voi: dove vado io voi non potete venire. Simon Pietro gli dice: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado per ora tu non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m'abbia rinnegato tre volte».
"Sui voli Ryanair non sarà richiesto un passaporto vaccinale, perché riteniamo che sotto il libero movimento che è garantito in Europa non dovrebbero esserci questi limiti".
Lo ha detto il direttore commerciale di Ryanair, Jason Mc Guinness, durante la conferenza stampa di presentazione delle nuove rotte per l'estate dagli scali pugliesi di Bari e Brindisi.
Ilpassaporto vaccinaleè stato pensato dall'Unione europea per tornare a viaggiare in sicurezza tra i diversi Paesi.
Il manager durante la conferenza stampa ha anche ribadito la scelta di occupare tutti i posti vista "la sicurezza garantita ai passeggeri, che indosseranno la mascherina come da disposizioni in aeromobili che hanno filtri che garantiscono ogni tre minuti il ricambio dell'aria, con una qualità paragonabile a una sala operatoria".
Al via la progettazione per la messa in sicurezza di 6 costoni rocciosi sul territorio comunale diAmalfi. Si tratta delle pareti rocciosi incombenti sulle spiagge di Santa Croce, Marina della Vite e Duoglio (nelle frazioni di Vettica e Lone), quelle in località Acquarola e San Marciano (nella frazione di Tovere) e sull’ex mattatoio comunale a Valle dei Mulini. L’intervento è reso possibile grazie ad un finanziamento di 593mila euro ottenuto dall’Amministrazione Comunale di Amalfi, guidata dal SindacoDaniele Milano, a valere sul “Fondo di progettazione per il dissesto idrogeologico” del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del mare. L’aggiudicataria dell’appalto è il RTP Mastellone di Castelvetere Engineering srl ed altri. I professionisti incaricati avranno 432 giorni complessivi per completare la prestazione (288 giorni per la progettazione definitiva più 144 per la progettazione esecutiva). Prosegue pertanto l’azione per la mitigazione del rischio idrogeologico sul territorio portata avanti dall’Amministrazione Comunale di Amalfi. Tra le altre iniziative, si segnala il finanziamento da 428 mila euro ottenuto a valere sul fondo di rotazione regionale della Campania per la progettazione della messa in sicurezza di altri 3 costoni rocciosi (Gaudio, Cimitero di Pogerola, Canale Pendolo). In totale, nel corso di questi anni, l’Amministrazione Milano ha intercettato 1 milione di euro per la mitigazione del rischio idrogeologico attraverso la progettazione di interventi di messa in sicurezza.Il primo cittadino ha dichiarato:
Il possesso di progetti esecutivi è un requisito necessario per essere in prima fila ad ottenere i finanziamenti necessari ad eseguire gli interventi di messa in sicurezza sul territorio. Tuttavia, come ho già avuto modo di ribadire nel corso delle ultime settimane, a seguito dello spaventoso crollo che ha segnato Amalfi lo scorso 2 febbraio, è fondamentale sburocratizzare gli iter relativi all’approvazione di questi progetti, diversamente ogni iniziativa intrapresa rischia di risultare tardiva.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA DaPiano di Sorrento a Sant’Agnello, i sindaci si sono adoperati anche il giorno – e la notte – della Domenica delle Palme, a causa di due emergenze covid-19. A Piano di Sorrento, il sindaco Vincenzo Iaccarino, racconta dell’urgenza di una bambina di 2 anni febbrile, con genitori entrambi Covid19 positivi. Contattato dai due carottesi, il primo cittadino ha immediatamente fatto richiesta ai giovani della Protezione Civile con Gabriele Di Filippo e il Dott. Francesco Palagiano, che si sono prodigati nel recuperare il farmaco consegnato immediatamente in aiuto della famiglia disperata. Medesima situazione anche a Sant’Agnello, nella notte prima della Domenica delle Palme. Il sindaco Piergiorgio Sagristani, grazie al sostegno di Peppe Coppola Photo 105, è intervenuto per un’emergenza covid-19. Complimenti ai due sindaci che nonostante il giorno di festa da trascorrere in famiglia, assicurano alla propria cittadinanza la sicurezza di cui hanno bisogno in un periodo simile.
inserito da Primula Galantucci C'è un account Instagram che ritrae senza filtri lo stile francese più autentico, quello delle parigine che vivono Parigi nella sua completa totalità e spontaneità
Come si vestono oggi le parigine?Lo stile francese è riconosciuto in tutto il mondo per il suo incredibilecharme, ottenuto con molta naturalezza e -apparentemente- senza alcuno sforzo. Lo abbiamo visto nelle pellicole cinematografiche, lo riscopriamo ogni volta con gli scattistreet stylein occasione della Parigi Fashion Week.
Ma non si ferma qui: come ricordano i nostri colleghi di Vogue Paris, c'è un account Instagram (@parisiensinparis) che osserva lostile francesesenza filtro, fuori dai quartieri fashion: donne che vivono Parigi nella sua totalità, che camminano a passo sicuro tra le strade, che vengono ritratte con mise decisamente lontane da quel gusto immortalato dagli scatti delle fashion week.
Si tratta della vera moda street style parigina, quella autentica che non richiede ore nel prepararsi e che sa trasformare il proprio guardaroba basic in una fucina di opportunità e abbinamenti.Spontaneitàè forse la parola d'ordine di questo account Instagram che prende le distanze dagli outfit patinati, cioè studiati nel minimo dettaglio per catturare l'attenzione.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Nel 1969, in Giappone, nessuno avrebbe mai immaginato che di lì a poco sarebbe natouno dei manga più importanti della storiae che il suo protagonista, un gattone blu proveniente dal futuro, sarebbe stato un giorno osannato in terra natia. Il suo nome èDoraemone per decenni ha fatto sognare bambini (e non) di tutto il mondo.
Il fumetto scritto e disegnato da Fujiko F. Fujio, pseudonimo adottato dalla coppia di artisti Hiroshi Fujimoto e Motoo Abiko, è stato pubblicato anche in Italia grazie a Star Comics e ha ricevuto tre adattamenti a serie anime, ben 38 lungometraggi e diversi videogiochi.
Purtroppo però uno dei due creatori, Fujimoto, è passato a miglior vita prima di poter dare un finale alla serie. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1996, è terminata infatti la pubblicazione del manga: da quel momento, l'opera ha portato alla creazione dinumerose leggende urbane sull'epilogo di Doraemon.
La casa editrice Shogakukan ha comunque provveduto a diffondere una fine ufficiale, ma soltanto per la versione animata. Abbiamo dunque voluto dedicare una guida definitiva ai possibili finali di Doraemon, con un approfondimento generale sulla trama e ai messaggi che i mangaka hanno voluto lanciare con la loro opera. https://nospoiler.it/2018/10/09/tutto-su-doraemon-significato-del-manga-fan-theory-e-curiosita-sui-finali/
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Attorno al 3000 a.C. nella valle del Nilo si sviluppò la civiltà Egizia, che sopravvisse 3000 anni. Le origini del popolo Egiziano non sono ben definite, si pensa che i suoi abitanti furono i influenzati dai popoli del vicino oriente. Un antico storico greco, Erodoto (v. immagine a sinistra), definì la civiltà Egizia un dono del Nilo. L’Egitto sorge in una vasta zona desertica, mentre la valle del Nilo è fertilissima grazie ad un fango chiamato limo, ricco di sostanze fertilizzanti. Lungo il corso del Nilo, fino al delta sul Mediterraneo avvenivano i principali scambi degli Egizi con gli altri popoli che si affacciavano su questo mare. Durante il periodo predinastico la gente della valle del Nilo attraversò un periodo di splendore grazie al limo che aveva reso fertile il terreno e facilitato l’agricoltura. Verso il 3.500 a.C. la grande differenza fra il delta e la valle del Nilo costrinse alla divisione dell’Egitto in due parti: L’Alto e il Basso Egitto.Gli Egizi erano molto abili nel costruire piramidi e templi in pietra. Le piramidi erano le tombe dei faraoni. All’interno c’era persino una cappella dove si pensava che il faraone pregasse da morto; c’erano delle stanze decorate con pitture e sculture policrome.
Quando una persona moriva sulla sua tomba si posava un libro chiamato "libro dei morti" (v. immagine in basso). Questo libro era diviso in colonne, su cui era scritto tutto quello di cui il morto aveva bisogno nella seconda vita. Per rendere l’anima del morto immortale, bisognava proteggere il corpo dalla decomposizione affidandone la conservazione alla sabbia del deserto, oppure, con l’avvento del nuovo regno, tramite la mummificazione. Durante il regno antico gli egiziani riservavano un particolare cerimoniale al faraone. La salma del morto veniva messa per un certo periodo sotto sale e poi essiccata. Al defunto, ancora prima, venivano tolte le viscere, il cervello ed il cuore, che veniva sostituito da uno scarabeo in pietra. Nei sarcofagi veniva deposto un foglio di papiro su cui erano scritte le formule magiche che consentivano al morto la sopravvivenza nell’aldilà.
L'Egitto ebbe la più lunga storia unitaria, politica e culturale, fra tutte le civiltà mediterranee, svoltasi senza interruzioni dal 3000 a.C. al IV secolo d.C. La natura del paese, attraversato e reso fertile per tutta la sua estensione dal Nilo, e il relativo isolamento rispetto alle influenze culturali esterne, diedero vita a uno stile artistico uniforme che subì pochi mutamenti nel corso di tanti secoli.
Il corpus di credenze costituenti la religione dell'antico Egitto, influì particolarmente sull'evoluzione della cultura, pur non avendo gli egizi mai concepito la religione come un sistema teologico coerente.
Originariamente esisteva solo l'oceano; ma Ra, il Sole, nato da un uovo apparso sulle acque, generò quattro figli. Due di essi, Gheb e Nut, generarono due figli, Seth e Osiride, e le figlie Iside e Nefti. Osiride privò Ra del dominio sul cosmo, ma venne ucciso e fatto a pezzi da Seth; Iside, sua sposa e sorella, ne ricompose il corpo e lo imbalsamò, aiutata dal dio Anubi, e gli restituì la vita con potenti incantesimi; Osiride divenne così re dei morti e Horus, figlio di Osiride e Iside, sconfisse Seth in battaglia e divenne re della Terra.
L’Egitto raggiunge la sua massima espansione territoriale sotto il regno di THUTMOSI III. (1480-1448 a.C,).
Con l’invasione dei popoli del mare ha inizio la lenta decadenza del regno che, subisce numerose altre invasioni: Hyksos (1670 a.C.), popoli del mare (1200 a.C.), Assiri (670 a.C.), Persiani (525 a.C.), Macedoni (332 a.C.), Romani (30 a.C.).
Fin da prima che il re Manes unificasse l’Egitto, gli Egizi conoscevano la scrittura.
Non tutti gli Egizi conoscevano la scrittura, ma sicuramente la conoscevano gli scribi e i sacerdoti. Per scrivere essi utilizzavano grandi fogli ricavati dalla lavorazione degli steli del papiro, pianta acquatica che cresce lungo fiumi e paludi. Gli steli venivano tagliati in sottilissime strisce longitudinali, che erano poi disposte su un piano e unite l’una all’altra, in modo da ottenere uno strato continuo. Su questo strato ne veniva collocato perpendicolarmente un secondo. Il reticolo così ottenuto veniva bagnato e infine lasciato seccare al sole: la carta era pronta. La scrittura consisteva in un sistema di segni tracciati con un piccolo pennello e corrispondenti ad un oggetto, un animale o una persona. Inizialmente il lavoro degli scribi consisteva nel registrare le uscite e le entrate dei prodotti agricoli che i contadini erano tenuti a versare nei magazzini del re. Con il tempo questo modo di scrivere per disegni si perfezionò, fino a permettere di fissare sulla carta anche le idee, i ragionamenti ed i sentimenti. La scrittura assunse per gli egizi un valore quasi sacro: con essa erano ricoperti tutti i loro monumenti, le pareti dei templi, le statue, i sarcofagi e le bende con le quali era avvolta la mummia.
Nelle più antiche civiltà, in quella Egizia e in quella Mesopotamica, non esistevano libertà né diritti. Il faraone era il padrone di tutto e di tutti: delle terre, degli animali, delle case e di tutto ciò che veniva prodotto nel suo regno. Tuttavia era ritenuto onnipotente perché figlio degli Dei e non doveva essere tiranno, capriccioso e violento, come alcuni dei. In conclusione il faraone delle più antiche civiltà era un sovrano che decideva cosa fosse più giusto per il suo popolo. Invece oggi lo stato democratico moderno fa sì che ciascun cittadino, protetto dalle leggi della giustizia, possa obbedire ad esse liberamente; tuttavia il cittadino è sempre limitato nella sua azione dalle stesse leggi: per questo lo stato è detto stato di diritto.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Elephantidae (Gray, 1821) è una famiglia di mammiferi proboscidati[3] che comprende tre specie viventi, comunemente note come elefanti: l'elefante asiatico (Elephas maximus), l'elefante africano di savana (Loxodonta africana) e l'elefante africano di foresta (Loxodonta cyclotis), precedentemente considerata una sottospecie di L. africana. Vivono normalmente fino a 70 anni, ma l'elefante più longevo di cui si ha notizia ha raggiunto gli 82 anni.[4]
Caratteristiche
Sono animali di grandi dimensioni, con occhi relativamente piccoli e grandi orecchie mobili. Sono dotati di due zanne prominenti inavorioe di unaproboscide, derivata dalla fusione di naso e labbro superiore: un organo molto versatile, prensile, dotato di numerose terminazioni nervose.
Gli elefanti hanno un udito e un olfatto molto sviluppati, che compensano una vista piuttosto debole.
Lagestazionedura circa 21 mesi; viene partorito un piccolo che alla nascita pesa circa 120 kg. I parti gemellari sono molto rari e interessano meno del 2% delle nascite.
Gli elefanti sonoerbivorie si nutrono principalmente di fogliame degli alberi. Necessitano di grandi quantità di cibo, e il loro passaggio ha un effetto devastante sulla vegetazione; di conseguenza, tendono a spostarsi in continuazione. Prima dell'avvento dell'uomo, che ne ha limitato fortemente la circolazione sul territorio, erano certamente una specie meno stanziale di quanto non appaia oggi.
A partire dallamaturità superiore, gli elefanti rivelano un carattere irrequieto, che non raramente può portare a episodi di aggressività, anche nei confronti dell'uomo. La fase di massima eccitazione dei maschi, in cui sono più pericolosi, viene chiamatamusth(omust), ed è ben nota ai gestori dicirchiozoo. Essi non sono monogami: di solito, il maschio vive con la femmina per un periodo piuttosto lungo, anche anni, per poi cambiare compagna. La struttura sociale è complessa, organizzata in gruppi di femmine imparentate tra loro e facenti capo a una matriarca. A margine del gruppo principale vi sono gruppi più piccoli di maschi che, nel periodo del "musth", combattono tra loro per scegliere la gerarchia di accoppiamento.
Gli elefanti sono dotati di una proverbiale memoria. Individui addomesticati hanno mostrato di poter riconoscere una persona anche a distanza di anni.
Oltre alle zanne, l'elefante ha altri 4 enormi denti (molari). L'intestinoè eccezionalmente lungo (nelle specie africane misura mediamente 37 metri) e predisposto alladigestionedi qualsiasi tipo di vegetale. Ilcervellodell'elefante è quattro volte più grosso di quello di un uomo (in proporzione però è più piccolo, perché un elefante pesa circa 100 volte più di un essere umano).
Nonostante la somiglianza esteriore, gli elefanti africani e asiatici presentano alcune importanti differenze sul pianoanatomico. Loscheletrodell'elefante africanoha 21 paia dicostolee 26vertebrecaudali, mentre l'elefante asiaticone ha rispettivamente 19 e 33. Nel primo ilcranioè appiattito sulla fronte, nel secondo molto incurvato. Nell'elefante asiatico le zanne, presenti solamente nei maschi, sono più corte di quelle dell'elefante africano. Altra visibile differenza tra l'elefante africano e l'elefante asiatico è la dimensione delle orecchie: il primo ha ipadiglioni auricolarimolto più grandi (183 cm lunghezza e 114 cm di larghezza) rispetto a quelli del secondo (60 cm di lunghezza e 30 cm di larghezza).
Altre specie
La salina di Dzanga Sangha, in Repubblica Centrafricana, è uno dei posti dove è facile vedere i piccolielefanti africani di foresta
Una quarta specie di elefante, l'elefante nordafricano (Loxodonta pharaoensis), si è estinta in tempi recenti (IoII secolo); a questa specie alcuni dicono appartenessero glielefanti da guerradiAnnibaleanche se i più propendono per una loro provenienza asiatica (come quelli usati daipersianie dai re dell'Epiro)[senza fonte]. Una quinta specie estinta, l'elefante pigmeo (Loxodonta pumilio), di cui si è ipotizzata l'esistenza sulla base di ritrovamenti di ossa nel bacino delCongo, è controversa: secondo alcunipaleontologipotrebbe infatti trattarsi di elefanti africani delle foreste le cui dimensioni ridotte sarebbero da attribuirsi a condizioni ambientali[senza fonte].
Evoluzione
La storia evolutiva della famiglia è quanto mai complessa ed intricata, come tutto l'ordineProboscideadel resto, e soggetta a totale rimescolamento e riformulazione ogni volta che viene scoperta una nuova specie fossile. Lo schema iniziale elaborato agli inizi del secolo scorso vedeva semplicemente gli elefanti come derivati daiMammuthi quali, a loro volta, erano derivati daiMastodonti. Con il procedere dei ritrovamenti fossili vennero poi interpretati come antenati degli elefanti gli Stegodonti asiatici. Quando ci si accorse che le due specie erano contemporanee e non potevano quindi essere l'una l'antenata dell'altra si lasciò la questione in sospeso ipotizzando per la famiglia Elephantidae una evoluzione indipendente separata dal resto dell'ordine dei Proboscidati, con forme tutte ancora da scoprire, e risalente addirittura alMoeritherium, vissuto 40 milioni di anni prima nell'Oligocenedell'Egitto.
Gli Stegodonti
Nella seconda metà del secolo scorso compaiono finalmente fossili di animali dalle caratteristiche intermedie fra gli elefanti ed i Gonfoteri (famigliaGomphotheriidae) che fino ad allora erano visti solo come un ramo specializzato di Mastodonti. I resti diStegolophodon, vissuto inAfricanelMiocene, evidenziavano rispetto alle forme precedenti (in particolareTetralophodon) un numero superiore ed un allungamento dei molari con creste trasversali (dette lamelle) composte da piccole cupsidi o piccoli coni. A partire da questa specie possiamo far risalire sia gli Stegodonti asiatici (genereStegodoncon numerose specie) sia le prime forme chiaramente riconducibili agli elefanti veri e propri comeStegotetrabelodoneStegodibelodon. I due generi, vissuti inAfricae composti da limitati resti frammentati, presentano una struttura della corona dei molari con le "spaziature" (o depressioni) tra le creste a forma diV(tipiche degli elefanti attuali mentre negli Stegodonti sono a forma diY) e la presenza di incisivi sulle mandibole. Vissuti alla fine delMiocenee all'inizio delPliocenein un ambiente misto di foreste e savana, le due forme devono il loro nome, nello specifico il prefissoStego-, alla scorretta interpretazione dei primi studiosi che li ritenevano parte del gruppo degli Stegodonti. Lo stadio successivo dell'evoluzione degli elefanti moderni è rappresentato dal generePrimelephas, vissuto in Africa alla fine delMiocenee caratterizzato da due paia di zanne dirette in avanti (anche se le inferiori erano di dimensioni nettamente inferiori rispetto alle superiori), un tronco più lungo ed un maggior numero di creste nei molari. AttualmentePrimelephasè considerato l'antenato comune diretto dei Mammuth e degli elefanti moderni e la loro differenziazione è stata calcolata a circa 5,5 milioni di anni fa.
La saga del Mammuth
Enorme diventa a questo punto la confusione generata per classificare i vari generi: fino alla fine degli anni ottanta persisteva la teoria che voleva un genere ancestrale denominatoArchidiskodonprogenitore di mammuth europei ed asiatici progenitori, a loro volta, del genereElephas.Archidiskodonera visto anche come antenato degli elefanti africani passando però prima da un successivo generePalaeoloxodonche anticipava l'attualeLoxodonta. Nuove scoperte fossili e nuove classificazioni hanno portato a far scomparire quasi totalmente l'esistenza del genereArchidiskodone a datare a 4,8 milioni di anni fa l'inizio della linea evolutiva del mammuth documentata dal ritrovamento in vari siti del Nordafrica di resti della specieMammuthus africanavus. A circa 4 milioni di anni fa sono datati i resti della specieMammuthus subplanifronsritrovata inSudafricaeKenyae che in molti vedono come semplice sottospecie della precedente. È a partire da questo periodo che i Mammuth iniziano a migrare e a raggiungere l'Asiae l'Europa. La prima comparsa inItaliadi rappresentanti del genereMammuthusè datata a 2,6 milioni di anni fa nel medioVillafranchiano(inizio delPleistocene) con una specie, ancora poco conosciuta e studiata, denominata (momentaneamente)Archidiskodon gromovi. Altrove fa la comparsa 1,7 milioni di anni fa la specieMammuthus meridionalische si diffonde rapidamente in tutto il continente euroasiatico e raggiunge ilNordamericaattraversando l'allora espostostretto di Bering.
Ricostruzione diMammuthus trogontherii
Questa specie presentava delle zanne molto caratteristiche: presso la base divergevano e si dirigevano verso il basso poi, con una curvatura ad S, si rivolgevano all'interno. Il dorso aveva un andamento quasi orizzontale e rettilineo, il cranio era più corto delle specie precedenti. 700.000 anni fa il clima subì un forte raffreddamento e le fertili savane delMammuthus meridionalissi trasformarono in steppe congelate causandone l'estinzione. Emerge allora la nuova specieMammuthus trogontherii(chiamato anche "Mammuth delle steppe") adattato ad una dieta a base di erbe coriacee e ad un clima tipici della steppa. In questa specie le zanne assumono una ricurvatura ancora più marcata ed il cranio si accorcia ancora rispetto alla specie precedente. Questa è la base che porta alla comparsa delMammuthus primigeniusdapprima nella sottospeciefraasie poi nella variante che tutti conosciamo come "Mammuth lanoso", l'animale tipico dellamegafaunadell'Era glaciale, famoso anche per gli eccezionali ritrovamenti di individui completi congelati inSiberia, oggetto soprattutto oggi di numerosi dibattiti sulle sua estinzione. Dai rappresentanti nordamericani delMammuthus meridionalissi evolve il gigantescoMammuthus imperator, dalle zanne lunghe 4,2 metri e con una forma quasi circolare, ed altre specie affini qualiMammuthus columbieMammuthus jeffersoniestinte tutte alla fine delPleistocenecosì come la variante insulare rimpicciolita dettaMammuthus exilis.
Elephas e Loxodonta
Contemporaneo alle prime specie di Mammuth era anche la specieElephas ekorensis, arcaica iniziatrice del ramo che porta ai moderni elefanti asiatici e datata a 4,5 milioni di anni fa.Palaeoloxodon recki, vissuto un milione di anni dopo, raggiunse la dimensione record di 4,5 metri di altezza, misura che non lo avrebbe fatto sfigurare se messo al fianco del famosoDeinotheriumgiganteum. L'animale prosperò indisturbato inAfricaper 2,5 milioni di anni fino a quando non subì la concorrenza del più efficiente esponente del genereLoxodonta. Il suo posto fu preso dal nuovo genereElephas planifronsche si diffuse inEuropaedIndiadurante ilPlioceneinferiore.
A partire daElephas planifronsè possibile far risalire anche una linea di elefanti asiatici che, partendo conElephas hysudricusdelPlioceneinferiore del nord dell'Indiae passando da altre numerose specie e sottospecie, si va a distribuire in numerose zone dell'Asia orientalequaliBirmania,Giava,Borneo,CinaeGiappone. Tutte queste forme asiatiche sono caratterizzate da depressioni delle corone dei denti molari, con creste più o meno completamente intervallate di ampie valli tra loro e il cui numero per ogni dente è sempre molto inferiore rispetto a quello degli elefanti attuali.
Alla fine degli anni ottanta cadde anche la teoria che voleva il genereLoxodonta, di cui non si trovavano forme fossili, discendente recente del già citatoPalaeoloxodon: inUgandanel1995vennero alla luce resti fossili di un animale classificato comeLoxodonta adaurorae datato a 6-5,5 milioni di anni fa. Tale datazione porta il genereLoxodontaad essere visto come il primo dei tre membri della famiglia Elephantidae ad essersi differenziato dal genere ancestralePrimelephas.
Un elefante nella savana
Sia gli stegodonti che gli elefanti propriamente detti vissero anche a ridosso della linea Wallace, che separa le faune del vecchio mondo da quelle dell'Oceania. Buoni nuotatori in realtà sono stati capaci di incursioni anche appena oltre questa linea approfittando anche della riduzione generale dei mari durante le varie glaciazioni ed in particolare durante i picchi glaciali (anche 130–150 m). Si specula anche di intrusioni più consistenti di quelle a Flores, Timor e Celbes, oltre la linea Wallace-Weber e persino oltre la linea Lyddeker. Nel 1844 il paleontologo britannico Owen attribuì ad un mastodonte alcuni molari trovati in Nuovo Galles del Sud (Australia), e nel 1882 creò il genereNotoelephasper una zanna proveniente dal Queensland, altri paleontologi hanno contestato questi risultati da allora, lasciando intendere che potesse trattarsi di burle e di sub-fossili asiatici. Da allora non è stata fatta alcuna scoperta di proboscidati in Oceania, anche se non è da escludersi in maniera assoluta che durante l'ultimo picco glaciale, contemporaneamente all'espansione umana oltre la linea Wallace, un po' di proboscidati raggiungessero Australia e Nuova Guinea, dove poi la caccia umana li avrebbe portati all'estinzione in breve tempo, lasciando rarissime tracce fossili.
DI MIKI PAPPACODA Cari Concittadini, ancora una volta ci troviamo a fare i conti con numeri a due cifre. Che ci dicono solo una cosa. Il Covid-19 è il nostro nemico e noi dobbiamo combatterlo. È un nemico che muta e si fa sempre più forte. Le ultime varianti sono molto contagiose e anche molto più resistenti. Parliamo di positivi che prima di negativizzarsi devono attendere 30/40 giorni. E questa guerra possiamo combatterla, e vincerla, solo col rispetto delle regole. E con la campagna vaccinale che, come sapete , ha i suoi tempi. Per il momento, ci siamo Noi . E uso la maiuscola perché maiuscola deve essere la nostra collaborazione. Nell'interesse di tutti. Per nostra fortuna, ancora una volta, il focolaio è circoscritto e ben localizzato. Questo ci consente di evitarne la diffusione. Ma non solo. La maiuscola sta anche a sottolineare che nessuno può chiamarsi fuori dal senso di responsabilità che è l'arma vincente su tutto. Non c'è controllo, non c'è forza dell'ordine, non c'è coercizione che tenga. Siamo Noi.Noi ad avere rispetto delle regole, Noi a collaborare nella identificazione dei focolai, Noi a non essere omertosi, Noi a non farci prendere dal panico, Noi a trasmettere fiducia ai nostri figli che stanno pagando il prezzo più caro. Io e tutta l'Amministrazione stiamo facendo l'impossibile per garantire supporto, vicinanza, corretta comunicazione. È un lavoro immane, credetemi. Ed ogni positivo in più è una fitta al cuore, ed ogni guarigione è una gioia immensa. Vi chiedo, ancora una volta, e con il cuore in mano, di darci una mano. Che questa sia una Pasqua di Resurrezione per tutti. Che riusciamo a superare ancora una volta, insieme, questo difficile momento. Non voglio fare retorica, non è mia abitudine, ma noi Praianesi abbiamo sempre dato il meglio nelle difficoltà. Sono sicura che vinceremo anche questa battaglia. Cominciamo da domani. La Domenica delle Palme sia occasione per dimostrare che un rito religioso così sentito può essere officiato nella massima sicurezza. E che la fiducia che l'amministrazione ha risposto nella comunità non venga disattesa. Ci saranno i dovuti controlli che vedranno impegnati Polizia Municipale, Millenium e Volontari della Croce Rossa Italiana. Ma sono sicura che saranno solo di supporto. Le Praianesi e i Praianesi daranno ulteriore prova di responsabilità e senso civico. Ad majora, sempre. La Sindaca F. F. Anna Maria Caso
di Miki Pappacoda Sono state ritrovate queste chiavi a Santa Caterina, nei pressi dell' ex Caseificio. Sono state consegnate ai Vigili Urbani chiunque le abbia persi può rivolgersi li