Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA ANGELA CECERE Avellino. Tentativo di furto con destrezza in piazza della Libertà ad Avellino, dove un giovane extracomunitari, intorno alle ore 9 di questa mattina, ha provato a sottrarre un cellulare ad un ragazzo. Tentativo fallito per il giovane straniero, che ha provato subito ad allontanarsi. E' scattata la segnalazione agli agenti di polizia, che prontamente e tempestivamente si sono portati nello slargo del centro di Avellino. Raccolte tutte le informazioni del caso, hanno subito rintracciato e fermato in via De Sanctis lo straniero, a pochi metri dal luogo del tentativo di furto. Il giovane extracomunitario è stato portato in questura per tutti gli accertamenti di rito. A fermare l'uomo le squadre della mobile e della volante, che hanno provveduto anche a rassicurare la giovane vittima del tentativo di furto, visibilmente sotto choc per quanto accaduto.
DI MICHELE PAPPACODA Costruendo il suo nido in genere sotto i cornicioni dei tetti di case, fienili o stalle, la Rondine è una delle specie più abituate a vivere a contatto con l’uomo. Giungono in Italia in primavera, dopo un viaggio che le porta ad attraversare buona parte del continente africano. Le rondini più anziane sono le prime ad arrivare e vanno ad occupare i nidi costruiti negli anni precedenti.
La Rondine è presente in tutta Europa, con la sola eccezione dell’Islanda, dove nidifica sporadicamente, e delle regioni montuose del nord della Norvegia. Nella zona paleartica (che comprende l’Europa, tutta l’Asia a Nord dell’Himalaya e l’Africa settentrionale) è ampiamente diffusa, anche se in tre differenti sottospecie. Migratrice a lunga distanza, sverna in Africa centrale e meridionale, scarsamente in Nord Africa, sporadicamente in Europa occidentale e Mediterraneo.
Le popolazioni dell’Europa settentrionale e orientale in parte raggiungono aree di svernamento più meridionali rispetto alle altre, che svernano prevalentemente nelle zone equatoriali, come la Guinea e lo Zaire. In Italia è specie migratrice, nidificante sulla penisola, in Sardegna, Sicilia e alcune isole minori; più scarsa e localizzata nelle estreme regioni meridionali, mentre sembra assente in alcune aree di Calabria e, soprattutto, Puglia meridionale.
Piccola e agile, la Rondine è lunga circa 18-19 cm, con un’apertura alare di 32-35 cm e un peso variabile tra i 16 e i 25 grammi. La sottospecie europea ha una colorazione blu scura, tendente al nero, sul dorso e grigiastra sul ventre, con una striscia rossa sulla gola. L’individuo più vecchio ha raggiunto i 16 anni di età. Nidificano due volte l’anno, deponendo quattro o cinque uova alla volta, che vengono covate dalla femmina per un periodo che va dai 14 ai 16 giorni. Il nido è composto esternamente di fango, materiale che raccoglie generalmente nelle pozzanghere, mentre l’interno è rivestito di erba e piume, per rendere il giaciglio più morbido e confortevole.
DI MICHELE PAPPACODA I rinoceronti sono tra i più grandi mammiferi terrestri; il rinoceronte bianco, in particolare, può raggiungere le 3 tonnellate e mezzo di peso. Possiedono un corpo tozzo, massiccio e con numerose e spesse pieghe cutanee, oltre ovviamente al caratteristico corno. La differenza più evidente tra le cinque specie di rinoceronte consiste proprio nelle diverse dimensioni del corno. Il rinoceronte bianco del Sud è il più grande, ha la testa allungata e un labbro superiore squadrato adatto a pascolare l’erba. È la specie meno minacciata con circa 16.000 esemplari allo stato selvatico, di cui il 93% in Sud Africa. Il rinoceronte bianco del Nord è purtroppo estinto in natura dal 2018. Il rinoceronte nero è provvisto di un labbro superiore appuntito e prensile per afferrare i rami e le foglie: è infatti considerato un brucatore. Ha un’indole più aggressiva rispetto al rinoceronte bianco. Oggi si stimano all’incirca 6.000 esemplari in natura. Il rinoceronte di Sumatra è il più piccolo nonché l’unico rinoceronte asiatico con due corni. Si nutre prevalentemente di foglie sui rami di arbusti o piccoli alberi. Ne rimangono a mala pena 80 esemplari in natura. Il rinoceronte di Giava ha un solo corno e le caratteristiche pieghe sulla pelle. È una specie estremamente minacciata e ad oggi ne sopravvivono solo 75 in natura. Il rinoceronte indiano si ciba prevalentemente di erbe ad un’altezza medio – alta, arbusti e piante acquatiche. Vive nelle zone del Nepal e dell’India settentrionale, dove ne sopravvivono circa 4.000 esemplari. CARATTERISTICHE E CURIOSITÀ I rinoceronti trascorrono la maggior parte del tempo mangiando: pascolando o brucando le foglie di alberi e arbusti. Possono restare immersi nel fango fino a 9 ore al giorno, il fango essiccato ha infatti la funzione di raffreddare la temperatura corporea e al tempo stesso di proteggere la superficie della pelle dai parassiti. Presente in entrambi i sessi, il corno del rinoceronte, più grande nelle specie africane, viene utilizzato durante i combattimenti con i conspecifici o come mezzo di difesa da possibili predatori. Il corno non è un vero osso ma è costituito da cheratina, la stessa sostanza che compone le nostre unghie e i nostri capelli. La crescita del corno è continua, per cui negli esemplari più anziani può raggiungere dimensioni considerevoli. La pelle dei rinoceronti ha uno spessore di circa 2-4 cm; nelle specie asiatiche, per la caratteristica presenza delle pieghe cutanee, la superficie corporea sembra ricoperta dalle placche di un’armatura. LE MINACCE Sebbene tutte le specie di rinoceronte siano in pericolo di estinzione, il rinoceronte di Giava e il rinoceronte di Sumatra, con meno di un centinaio di esemplari ciascuna, sono le due specie maggiormente a rischio; tra le due specie africane, dopo la scomparsa del rinoceronte bianco del Nord, quello nero, con circa 6.000 individui rimasti in natura, si trova in una situazione più critica. Le principali minacce sono rappresentate tanto dal bracconaggio per il commercio illegale del corno quanto dalla perdita e dalla frammentazione dell’habitat. Nel 2020 la pandemia da Covid-19 ha avuto delle ripercussioni significative in molti stati africani: la forzata riduzione della sorveglianza e il crollo del turismo hanno portato a un importante aumento dei casi di bracconaggio anche all’interno dei parchi nazionali più famosi. Il corno di rinoceronte viene da sempre utilizzato per la produzione di souvenir e oggetti ornamentali, come ad esempio il manico intagliato del djambiyya, il tradizionale pugnale yemenita; il corno viene inoltre ridotto in polvere e usato nella medicina tradizionale orientale come afrodisiaco. COSA FA IL WWF Grazie ai progetti del WWF, alle misure di conservazione adottate nelle aree protette e alla lotta al bracconaggio, la popolazione di rinoceronti africani è aumentata negli ultimi anni con un tasso di crescita del 7% per il rinoceronte bianco e del 5% per il rinoceronte nero. Purtroppo, la situazione resta critica e soggetta a rapidi cambiamenti in base alle vicende economiche e sociali nazionali e internazionali. Collaboriamo da molti anni con TRAFFIC (Trade Records Analysis of Flora and Fauna in Commerce) per far fronte al commercio illegale di specie selvatiche e prodotti derivati, come appunto il corno di rinoceronte. In Africa, per mantenere stabile il tasso di riproduzione delle popolazioni, si realizzano traslocazioni in diverse zone di esemplari di rinoceronte nero e bianco. Un altro importante partner nelle nostre attività di conservazione è l’IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura): insieme forniamo assistenza ai governi per proteggere queste specie dai bracconieri, per preservare il loro habitat e per attuare efficaci programmi di riproduzione in cattività.
A CURA DI ANGELA CECERE San Marcello I Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 3,7-12. Gesù intanto si ritirò presso il mare con i suoi discepoli e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme e dall'Idumea e dalla Transgiordania e dalle parti di Tiro e Sidone una gran folla, sentendo ciò che faceva, si recò da lui. Allora egli pregò i suoi discepoli che gli mettessero a disposizione una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti ne aveva guariti molti, così che quanti avevano qualche male gli si gettavano addosso per toccarlo. Gli spiriti immondi, quando lo vedevano, gli si gettavano ai piedi gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li sgridava severamente perché non lo manifestassero
INSERITO DA MORENA MOTTA Il muflone è originario dei territorio dell'Asia Minore e del Caucaso. In Italia è stato introdotto in Corsica, in Sardegna e sull'isola di Cipro tra 6000 e 7000 anni fa. Oggi è presente sull'Appennino Centrale e sulle Alpi a seguito di reintroduzioni sul continente per scopi venatori.
In seguito reintrodotto sul continente per la caccia, è stato liberato verso la metà del secolo scorso nell'allora riserva di caccia del Boréon (Francia) ed è poi migrato sul versante italiano del settore alpino: ecco come è arrivato nel Parco naturale delle Alpi Marittime. Presenza difficile da osservare e limitata al periodo estivo, il muflone sverna sul versante francese.
Habitat. Zone rocciose alternate a formazioni vegetali erbacee e arbustive, anche al livello del mare.
Aspetto. Una tozza pecora marrone dal pelo corto e il ventre bianco. I maschi hanno taglia più robusta e bellissime corna massicce avvolte a spirale. Le femmine sono di taglia inferiore con corna piccole o assenti. In inverno, i maschi hanno una macchia di pelo bianco sulla schiena (la "sella").
Alimentazione. Ruminante pascolatore poco esigente, brucatore di fogliame.
Riproduzione. Il muflone è gregario per tutto il periodo dell'anno. I maschi raggiungono in ottobre novembre i branchi du femmine e piccoli e, dopo i combattimenti per stabilire le gerarchie, hanno luogo gli accoppiamenti. la gestazione dura 140-159 giorni, i parti avvengono in marzo-aprile (uno o, più raramente, due piccoli).
Longevità. Le età massime registrate sono di 12 anni nei maschi e di 15 nelle femmine.
Il muflone sulle Alpi. La popolazione alpina è stimata in circa 4400-4800 capi (distribuiti in 40 colonie). Il lupo e l'aquila reale sono i veri nemici del muflone; altri predatori ne cacciano occasionalmente i piccoli. Il muflone è risultato particolarmente sensibile al ritorno del lupo sulle Alpi Marittime. Provenendo da aree prive di lupi (isole del Mediterraneo) non ha sviluppato tecniche antipredatorie efficaci, soprattutto in aree innevate. Cosicché in talune zone, dove si è consolidata la presenza del lupo, il muflone si è estinto (foreste del Casentino) o fortemente ridotto di numero, come nell'Appennino tosco-emiliano e nel Parco delle Alpi Marittime.
Storie, miti e leggende. Una leggenda sarda narra di un pastore che viveva sempre isolato e raramente andava in paese, se non per le grandi occasioni. Ogni mattina di alzava presto e conduceva il gregge al pascolo. Un giorno mentre saliva in cima alla montagna, vide un muflone. Imbracciò il fucile ma il muflone esclamò; "Non mi uccidere, sono lo spirito di tuo nonno!". Il pastore terrorizzato scappò alla sua baracca, giusto in tempo per salvarla dall'incendio che vi era divampato e che, grazie al muflone, riuscì a domare in tempo.
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA E MORENA MOTTA I Columbidi (Columbidae Illiger, 1811) sono una famiglia di uccelli che comprende oltre 300 specie. È l'unica famiglia dell'ordine Columbiformes.
Descrizione
Le specie della famiglia Columbidae sono caratterizzate da un tronco massiccio con una testa piccola, unbeccocorto e rigonfio e zampe corte con quattro dita. Le ali, grandi e robuste, li rendono eccellenti volatori.[2]
La tortorina comune (Columbina passerina) è una delle specie più piccole della famiglia
Le dimensioni delle varie specie variano considerevolmente: si va daiguradellaNuova Guinea, che raggiungono le dimensioni di un tacchino, alletortorine, che sono poco più grandi di un passero; il primato della specie più corta spetta alla colomba frugivora nana (Ptilinopus nainus), che misura appena 13 cm di lunghezza.[2]
Ilpiumaggio, soffice e folto, è anch'esso molto variabile: alcune specie hanno una colorazione monocromatica e poco appariscente, mentre altre, in particolare le colombe frugivore del generePtilinopuse i piccioni dei genereTreroneAlectroenas, sfoggiano livree multicolori molto vistose.
Tassonomia
Il nome Columbidae per lafamigliafu introdotto dallo zoologo ingleseWilliam Elford Leachin una guida ai contenuti delBritish Museum, pubblicata nel 1820.[3][4]Columbidae è l'unica famiglia vivente nell'ordineColumbiformes. Legrandule(Pteroclidae) erano precedentemente collocati all'interno di questa famiglia, ma vennero in seguito spostate in un ordine separato,Pterocliformes, sulla base di alcune differenze anatomiche (ad esempio, non sono in grado di bere "succhiando" o "pompando");[5]sono ora considerati più strettamente correlati agli uccelli costieri.[6]Recenti studi filogenomici supportano il raggruppamento di piccioni e grandule, insieme aimesena, formando ilsister taxondiMirandornithes.[7][8][9][10]
I Columbidi sono generalmente divisi in cinque sottofamiglie, probabilmente in modo impreciso.[11]Ad esempio, la colomba quaglia americana e la colomba quaglia (Geotrygon), solitamente collocate all'interno diColumbinae, sembrano essere due sottofamiglie distinte.[12]L'ordine qui presentato segue gli studi di Baptistaet al.(1997),[13]con alcuni aggiornamenti.[14][15][16]
La disposizione dei generi e la denominazione delle sottofamiglie è in alcuni casi provvisoria perché le analisi delle diversesequenze di DNAproducono risultati diversi, spesso radicalmente, nel posizionamento di determinati generi (principalmente quelli indo-australiani). Questa ambiguità, probabilmente causata dallalong branch attraction, sembra confermare che i primi piccioni evolutisi nella regione dell'Australasiae che i "Treronidae" e le forme affiliate (colombe coronate epiccioni fagiani, per esempio) rappresentino la prima radiazione del gruppo.
La famiglia Columbidae in precedenza conteneva anche la famigliaRaphidae, composta dagli estintisolitario di Rodriguesed ildodo.[16][17][18]Queste specie sono con ogni probabilità parte della radiazione indo-australiana che ha prodotto le tre piccole sottofamiglie menzionate sopra,[19]con le colombe e ipiccioni frugivori(incluso ilpiccione di Nicobar). Pertanto, sono qui inclusi come la sottofamigliaRaphinae, in attesa di migliori prove materiali delle loro esatte relazioni.[20]
Esacerbando questi problemi, i columbidi non sono ben rappresentati nelrecord fossile.[21]Ad oggi non sono state trovate forme veramente primitive. Il genereGerandiaè stato descritto dai depositi delMiocene inferioreinFrancia, ma sebbene si credesse da tempo un piccione,[22]ora è considerato una grandula.[23]I resti frammentari di un possibile "ptilinopino", sono stati ritrovati nella Formazione Bannockburn inNuova Zelanda, e descritti come il genereRupephaps;[23]"Columbina"prattae, ritrovata in depositi approssimativamente contemporanei inFloridaè oggi provvisoriamente separata inArenicolumba, ma la sua distinzione daColumbina/Scardafellae generi correlati deve essere stabilita più saldamente (ad esempio medianteanalisi cladistiche).[24]A parte questo, tutti gli altri fossili appartengono a generi esistenti.[25]
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Il cammello (Camelus bactrianus Linnaeus, 1758) è un mammifero della famiglia dei Camelidi[1]. Alto circa 2 metri, diffuso in Asia centrale, è utilizzato per la carne, il grasso, il latte, la lana e come animale da trasporto. Quasi tutti i cammelli sono oggi animali domestici, ma in Mongolia, e in particolare in Cina e nel deserto del Gobi, vi sono alcune centinaia di esemplari selvatici, per questo è stato inserito nella lista rossa IUCN delle specie minacciate[2]. Fra gli Artiodattili è una delle specie più grandi. Può raggiungere i 3-4 metri di lunghezza, l'altezza da terra alla punta della gobba raggiunge anche i 2-3 metri e pesa in media 400–500 kg. La differenza principale rispetto al suo parente prossimo, il dromedario (Camelus dromedarius), è la presenza sul suo dorso di due gobbe egualmente sviluppate: il dromedario sembra infatti averne solo una, per estrema riduzione di quella anteriore[3]. Tali appendici sono depositi di grasso, utile come riserva nei periodi di scarsità di cibo; esse, rispetto al dromedario, presentano inoltre la caratteristica di afflosciarsi lateralmente quando sono vuote, invece di ridursi semplicemente di volume. Rispetto al dromedario il cammello ha un pelame più folto, che diventa particolarmente lungo nella zona inferiore del collo. Il verso del cammello, come oramai stabilito sia nel gergo comune sia in letteratura, è il Rumme
Nellesteppeal confine tra laCinae laMongoliasopravvive un piccolo nucleo di cammelli selvatici, la cui consistenza è stata stimata nel 2009 in circa 900 individui[7].
Questi cammelli, seppure superficialmente abbastanza simili a quelli domestici, presentano sostanziali differenze rispetto a questi ultimi, ragion per cui la maggior parte della comunità scientifica tende oggi a considerarli appartenenti a una sottospecie separata, indicata con il nome diCamelus bactrianus ferusPrževal'skij, 1878.
Il cammello domestico e ildromedariopresentano lo stesso numero di cromosomi e possono incrociarsi dando vita a prole feconda all'infinito, i cammelli selvatici hanno tre cromosomi in più, e i loro ibridi con quelli domestici risultano sterili, segno che il cammello domestico e il dromedario si sono evoluti a partire da una specie affine ma distinta, oggi scomparsa in natura.
Per quel che riguarda l'aspetto, inoltre, questi cammelli sono più piccoli, hanno una struttura scheletrica più leggera, pelo più corto e più chiaro, e gobbe di dimensioni sensibilmente inferiori, di forma conica, con estremità appuntita anziché arrotondata[8].
I cammelli vivono di solito in branchi di una ventina di esemplari con a capo un maschio.
Animale forte e resistente, è in grado di trasportare carichi fino a450 kg. La sua straordinaria capacità di resistenza alla disidratazione è da sempre stata alla base di speculazioni, non sempre basate su osservazioni scientifiche, quanto più su osservazioni dei nativi e sui rapporti delle letterature. A seconda delle condizioni ambientali e dell'idratazione dei cibi offertigli, un cammello rifiutava l'acqua offertagli per 16 giorni nel mese di gennaio, senza mostrare segni di disidratazione, segni che invece sopraggiungevano già dopo sette giorni di dieta "secca" nei periodi più caldi dell'estate.
I motivi della straordinaria resistenza del cammello, che può sopravvivere anche per 1 o 2 mesi senza reidratarsi, si possono sintetizzare in quattro punti principali:
A differenza degli altri mammiferi, il plasma del cammello può resistere ad elevati sbalzi di pressione osmotica, pertanto anche un'elevata emoconcentrazione non manda il cammello in ipertermia.
Il suo volume plasmatico resta costante anche durante la grave disidratazione; questo poiché i liquidi persi vengono sottratti dai liquidi interstiziali e da quelli intracellulari.
Il cammello ha una straordinaria gestione della dispersione di liquidi:
Il suo corpo può resistere ad enormi sbalzi di temperatura, variando, nei casi in cui non sia totalmente idratato (ma non per questo già in disidratazione) dai 34 ai 40,6 gradi; questo gli concede due vantaggi: in primo luogo quando la temperatura aumenta diminuisce il differenziale tra la temperatura esterna e la interna, pertanto diminuiscono gli scambi di calore, ma soprattutto non è costretto ad utilizzare liquidi per il sudore (che fisiologicamente è una risposta dell'organismo al surriscaldamento) se non nelle parti più calde della giornata, accumulando calore all'interno del corpo che poi verrà rilasciato durante la notte.
Il rene può contrarre l'escrezione urinaria fino a soli 20 ml/h (si pensi che quello umano è 120 ml/h).
Il colon del cammello ha un'elevatissima capacità di riassorbimento liquidi, portando all'escrezione di feci estremamente disidratate.
Il cammello ha una straordinaria capacità di riassorbimento liquidi. Come già detto in precedenza, il suo sangue resiste alle brusche variazioni di pressione osmotica, pertanto un elevato introito di liquidi non lo manderà in intossicazione da acqua, cosa che invece avverrebbe in altri mammiferi. Il cammello può assorbire in una sola seduta l'equivalente liquido del 30% del suo peso corporeo (calcolato nel momento della disidratatazione), il che, considerando la stazza media di questi grossi animali, può significare anche bere 60 litri alla volta. Dalle prove raccolte (misurando la velocità di diffusione nell'organismo dell'isotopo somministrato all'animale per la reidratazione), questo sembra essere anche dovuto alla capacità del suo intestino di accogliere grosse quantità di acqua da riassorbire poi nei giorni successivi (scientificamente infondato è invece il mito dell'immagazzinamento idrico nel solo stomaco dell'animale).
Scientificamente infondate sono invece le credenze riguardanti la capacità di iperidratarsi prima di un lungo viaggio, in quanto i cammelli sottoposti a prove sperimentali rifiutavano liquidi in eccesso anche nei periodi più caldi. La tesaurizzazione delle riserve idriche è incrementata attraverso l'assenza di ghiandole sudoripare e la presenza di serbatoi gastrici.
Per diversi giorni, circa 20, il cammello sopporta bene la mancanza di cibo e d'acqua, sfruttando l'acqua metabolica derivante dalla demolizione a scopo energetico del grasso delle gobbe, tra i cataboliti finali della quale sono prodotte considerevoli quantità di acqua "metabolica".
A una velocità massima di 4 km orari può camminare fino a circa 24 ore consecutive, fino a percorrere circa 50 km al giorno. Come riserva idrica può bere anche 150litrid'acqua. Sopporta escursioni termiche da -20 °C a oltre 50 °C. La femmina dei cammelli dà alla luce un solo piccolo per volta dopo una gestazione di 13 mesi.[9]
La carne dicammellocostituisce normalmente cibo per le popolazioni in cui è diffuso; per gliebreiosservanti invece è escluso dalla lista degli animali le cui carni sono mangiabili (kosher= adatto) in quantoanimale impuropoiché, sebbene esso rumini, non possiede vere e proprie unghie: esso cammina su dita leggere che hanno poco più di un'unghia che dà la sola apparenza di uno zoccolo e il disposto biblico vieta il consumo di carni di mammiferi che non abbiano la cosiddettaunghia fessa, cioè uno zoccolo vero e proprio diviso in due da uno spazio (oltre a essere ruminanti).
La specie selvatica è considerata in pericolo critico in base ai criteri dellaIUCN.
LaSocietà zoologica di Londra, in base a criteri di unicitàevolutivae di esiguità della popolazione, consideraCamelus bactrianusuna delle 100 specie di mammiferi a maggiore rischio diestinzione.
Il bisonte americano, o semplicemente bisonte (Bison bison (Linnaeus, 1758)), è una specie di bisonte che un tempo vagava per tutto il Nord America in vaste mandrie. La sua distribuzione storica, dal 9000 a.C., è descritta come la grande cintura di bisonti, un tratto di ricca prateria che si estendeva dall'Alaska al Golfo del Messico, a est fino alla costa atlantica (quasi fino alla zona delle maree atlantica in alcune aree) a nord fino a New York e a sud fino alla Georgia e, secondo alcune fonti, fino in Florida, con avvistamenti nella Carolina del Nord vicino a Buffalo Ford sul fiume Catawba, fino al 1750.[2][3][4] Quest'imponente animale si è quasi estinto per cause antropiche, con una combinazione di caccia e macellazione commerciale eccessiva nel XIX secolo, e l'introduzione di malattie bovine tramite l'interazione con i bovini domestici. Con una popolazione di oltre 60 milioni alla fine del XVIII secolo, la specie era scesa a soli 541 animali entro il 1889. I primi sforzi di conservazione si espansero a metà del XX secolo, con una rinascita a circa 31.000[5] bisonti selvatici oggi, in gran parte limitati in pochi parchi e riserve nazionali. Attraverso molteplici reintroduzioni, la specie ora è stata reintrodotta anche in alcune regioni della Yakutia e in Messico. Sono state descritte due sottospecie o ecotipi: il bisonte di pianura (B. b. bison), di dimensioni più piccole e con una gobba più arrotondata, e il bisonte delle foreste (B. b. athabascae), la sottospecie più grande e con una gobba più squadrata.[6][7][8][9][10][11] Inoltre, è stato suggerito che il bisonte delle pianure possa in realtà essere due sottospecie, una settentrionale (B. b. montanae) e una meridionale (B. b. bison), portando ad un totale di tre sottospecie.[9] Tuttavia, questa ipotesi non è generalmente supportata. Il bisonte delle foreste è una delle più grandi specie bovine selvatiche esistenti al mondo, superato solo dai gaur asiatici.[12] Tra gli animali terrestri esistenti in Nord America, il bisonte è il più pesante ed il più lungo, ed il secondo più alto dopo l'alce. Per molti millenni, le tribù dei nativi americani avevano legami culturali e spirituali con il bisonte americano. È il mammifero nazionale degli Stati Uniti d'America.
Il terminebufaloè talvolta considerato un termine improprio per questo animale e potrebbe essere confuso con i "veri" bufali, come ilbufalo d'acqua asiaticoe ilbufalo africano. Tuttavia, il nomebuffaloè elencato in molti dizionari come un nome accettabile per il bufalo o bisonte americano.Samuel de Champlaindiede il nome bufalo (bufflesin francese) al bisonte nel 1616 (pubblicato nel 1619), dopo aver visto delle pelli e un disegno mostratigli dai membri della Nipissing First Nation, che affermarono di aver viaggiato per quaranta giorni (da est del lago Huron) per commerciare con un'altra nazione che cacciava questi animali.[13]Nell'uso inglese, il termine bufalo risale al 1625 in Nord America, quando il termine fu registrato per la prima volta per questo mammifero americano.[14]Ha quindi una storia molto più lunga del termine bisonte, registrato per la prima volta nel 1774.[15]Il bisonte americano è strettamente imparentato con ilbisonte europeo.
Nella lingua di alcunetribù indianedelle pianure, esistono due nome diversi per identificare i bisonti maschi e le femmine, ognuno con una designazione diversa, anziché una singola parola generica che indica entrambi i sessi. Esse sono:
Tale distinzione non è una caratteristica generale della lingua (ad esempio, l'arapaho possiede termini neutri per il genere per altri grandi mammiferi comewapiti,cervi mulo, ecc.), ed è quindi, probabilmente, dovuto allo speciale significato che il bisonte delle praterie ha per la vita e la cultura di queste tribù.
Maschio di bisonte delle pianure, nelle Wichita Mountains,Oklahoma
Scheletro di un bisonte delle pianure
Bisonte del 1887. Montaggio in sequenza di fotografie diEadweard Muybridge
Il bisonte americano cambia il mantello a seconda della stagione: durante l'inverno cresce un mantello ispido, lungo, e di colore marrone scuro, mentre d'estate presenta una mantello più leggero e di colore marrone chiaro. I bisonti maschi sono significativamente più grandi e più pesanti delle femmine. Il bisonte delle foreste è potenzialmente più primitivo nel fenotipo del bisonte delle pianure, mentre quest'ultimo probabilmente si è evoluto dall'ibridazione diBison occidentaliseBison antiquus.[16]I bisonti delle pianure sono generalmente più piccoli dei bisonti delle foreste. Generalmente, i maschi possono raggiungere una lunghezza massima di 3,5 metri, mentre le femmine possono raggiungere i 2,85 metri di lunghezza. La coda aggiunge dai 30 ai 95 centimetri di lunghezza.[16][17][18]L'altezza algarresevaria a seconda della specie, con il bisonte di pianura (B. b. bison) che può variare tra i 152 e i 186 centimetri, mentre il bisonte delle foreste (B. b. athabascae) può raggiungere anche i 2 metri d'altezza al garrese.[18]In genere il peso può variare da 318 a 1.179 kg,[18][19][20][21]da 460 a 988 kg con un peso medio da 730 a 792,5 kg per il bisonte delle pianure, e 943,6 kg per il bisonte di foresta (nei maschi), e da 360 a 640 kg con un peso medio da 450 a 497,6 kg per le femmine,[16]sebbene le stime più basse rappresentino, probabilmente, il peso tipico intorno all'età dimaturità sessualea circa 2-3 anni di età.[16][22][23][24][25][26]Il maschio selvatico più pesante mai registrato perB. b. bisonpesava 1.270 kg[27]sebbene ci siano stati altri maschi con un peso stimato di 1.360 kg.[28]B. b. athabascaeè significativamente più grande e più pesante diB. b. bisonmentre il numero di individui registrati per il primo è stato limitato dopo la riscoperta di una mandria relativamente pura.[16]Quando viene allevato in cattività per la carne, il bisonte può diventare innaturalmente pesante e il bisonte semi-domestico più grande mai pesato, pesava 1.724 kg.[19]La teste e i quarti anteriori sono molto massicci ed entrambi i sessi hanno corna corte e ricurve che possono crescere fino a 60 centimetri di lunghezza, e con un distanziamento da 90 centimetri a 124 centimetri,[28][29]che usano nella lotta per lo supremazia all'interno della mandria e per difendersi dai predatori.
I bisonti sonoerbivori, pascolando erbe esementinellepraterienordamericane. Il loro programma giornaliero prevede periodi di due ore di pascolo, riposo e masticazione, per poi spostarsi in una nuova area per pascolare di nuovo. I giovani maschi sessualmente maturi possono iniziare ad accoppiarsi con le femmine all'età di due o tre anni, ma se sono presenti più maschi maturi, potrebbero non essere in grado di competere fino a quando non raggiungono i cinque anni di età.
Per i primi due mesi di vita, i vitelli sono di colore più chiaro degli adulti. Una condizione molto rara è il bufalo bianco, in cui il vitello diventa completamente bianco da adulto.
Una mandria di bisonti mentre pascola, al National Bison Range,Montana
Nonostante siano i parenti più stretti del bestiame domestico originario del Nord America, i bisonti non furono mai addomesticati dai nativi americani. I successivi tentativi di addomesticamento da parte degli europei prima del XX secolo ebbero un successo limitato. I bisonti sono stati descritti come aventi un "carattere selvaggio e ingovernabile";[30]possono saltare fino a 1,8 metri (6 piedi) verticalmente,[31]e correre a 55–65 km/h (35–40 mph) quando agitati. Questa agilità e velocità, combinate con le loro grandi dimensioni e peso, rende le mandrie di bisonti difficili da confinare, poiché possono facilmente sfuggire o distruggere la maggior parte delle recinzioni, incluso la maggior parte delfilo spinato. I sistemi di maggior successo comprendono grandi recinzioni di 6 metri (20 piedi) d'altezza, realizzate con travi d'acciaio saldato, con una base interrata di almeno 1,8 metro (6 piedi) nel cemento. Queste recinzioni, sebbene costose, richiedono pochissima manutenzione. Inoltre, sovrapporre le sezioni della recinzione in modo che le aree erbose oltre non siano visibili impedisce al bufalo di tentare di raggiungere una nuova area.
Attualmente esistono circa 500.000 bisonti in terreni privati e circa 30.000 in terreni pubblici che includono riserve ambientali e governative.[32]Secondo laIUCN, circa 15.000 bisonti sono considerati selvatici, bisonti ruspanti non confinati dalla scherma.
La The Nature Conservancy (TNC) ha reintrodotto il bisonte in oltre una dozzina di riserve naturali negli Stati Uniti. Nell'ottobre 2016, la TNC ha reintrodotto la mandria di bisonti più orientale del paese, a Kankakee Sands Nature Preserve inMorocco, nellaContea di Newton,Indiana.[33]Nel 2014, le tribù degli Stati Uniti e le First Nations canadesi hanno firmato un trattato per aiutare con la reintroduzione del bisonte, il primo ad essere firmato in quasi 150 anni.[34]
Maschio di bisonte delle pianure, nelle Wichita Mountains,Oklahoma
Scheletro di un bisonte delle pianure
Bisonte del 1887. Montaggio in sequenza di fotografie diEadweard Muybridge
Il bisonte americano cambia il mantello a seconda della stagione: durante l'inverno cresce un mantello ispido, lungo, e di colore marrone scuro, mentre d'estate presenta una mantello più leggero e di colore marrone chiaro. I bisonti maschi sono significativamente più grandi e più pesanti delle femmine. Il bisonte delle foreste è potenzialmente più primitivo nel fenotipo del bisonte delle pianure, mentre quest'ultimo probabilmente si è evoluto dall'ibridazione diBison occidentaliseBison antiquus.[16]I bisonti delle pianure sono generalmente più piccoli dei bisonti delle foreste. Generalmente, i maschi possono raggiungere una lunghezza massima di 3,5 metri, mentre le femmine possono raggiungere i 2,85 metri di lunghezza. La coda aggiunge dai 30 ai 95 centimetri di lunghezza.[16][17][18]L'altezza algarresevaria a seconda della specie, con il bisonte di pianura (B. b. bison) che può variare tra i 152 e i 186 centimetri, mentre il bisonte delle foreste (B. b. athabascae) può raggiungere anche i 2 metri d'altezza al garrese.[18]In genere il peso può variare da 318 a 1.179 kg,[18][19][20][21]da 460 a 988 kg con un peso medio da 730 a 792,5 kg per il bisonte delle pianure, e 943,6 kg per il bisonte di foresta (nei maschi), e da 360 a 640 kg con un peso medio da 450 a 497,6 kg per le femmine,[16]sebbene le stime più basse rappresentino, probabilmente, il peso tipico intorno all'età dimaturità sessualea circa 2-3 anni di età.[16][22][23][24][25][26]Il maschio selvatico più pesante mai registrato perB. b. bisonpesava 1.270 kg[27]sebbene ci siano stati altri maschi con un peso stimato di 1.360 kg.[28]B. b. athabascaeè significativamente più grande e più pesante diB. b. bisonmentre il numero di individui registrati per il primo è stato limitato dopo la riscoperta di una mandria relativamente pura.[16]Quando viene allevato in cattività per la carne, il bisonte può diventare innaturalmente pesante e il bisonte semi-domestico più grande mai pesato, pesava 1.724 kg.[19]La teste e i quarti anteriori sono molto massicci ed entrambi i sessi hanno corna corte e ricurve che possono crescere fino a 60 centimetri di lunghezza, e con un distanziamento da 90 centimetri a 124 centimetri,[28][29]che usano nella lotta per lo supremazia all'interno della mandria e per difendersi dai predatori.
I bisonti sonoerbivori, pascolando erbe esementinellepraterienordamericane. Il loro programma giornaliero prevede periodi di due ore di pascolo, riposo e masticazione, per poi spostarsi in una nuova area per pascolare di nuovo. I giovani maschi sessualmente maturi possono iniziare ad accoppiarsi con le femmine all'età di due o tre anni, ma se sono presenti più maschi maturi, potrebbero non essere in grado di competere fino a quando non raggiungono i cinque anni di età.
Per i primi due mesi di vita, i vitelli sono di colore più chiaro degli adulti. Una condizione molto rara è il bufalo bianco, in cui il vitello diventa completamente bianco da adulto.
Una mandria di bisonti mentre pascola, al National Bison Range,Montana
Nonostante siano i parenti più stretti del bestiame domestico originario del Nord America, i bisonti non furono mai addomesticati dai nativi americani. I successivi tentativi di addomesticamento da parte degli europei prima del XX secolo ebbero un successo limitato. I bisonti sono stati descritti come aventi un "carattere selvaggio e ingovernabile";[30]possono saltare fino a 1,8 metri (6 piedi) verticalmente,[31]e correre a 55–65 km/h (35–40 mph) quando agitati. Questa agilità e velocità, combinate con le loro grandi dimensioni e peso, rende le mandrie di bisonti difficili da confinare, poiché possono facilmente sfuggire o distruggere la maggior parte delle recinzioni, incluso la maggior parte delfilo spinato. I sistemi di maggior successo comprendono grandi recinzioni di 6 metri (20 piedi) d'altezza, realizzate con travi d'acciaio saldato, con una base interrata di almeno 1,8 metro (6 piedi) nel cemento. Queste recinzioni, sebbene costose, richiedono pochissima manutenzione. Inoltre, sovrapporre le sezioni della recinzione in modo che le aree erbose oltre non siano visibili impedisce al bufalo di tentare di raggiungere una nuova area.
Attualmente esistono circa 500.000 bisonti in terreni privati e circa 30.000 in terreni pubblici che includono riserve ambientali e governative.[32]Secondo laIUCN, circa 15.000 bisonti sono considerati selvatici, bisonti ruspanti non confinati dalla scherma.
La The Nature Conservancy (TNC) ha reintrodotto il bisonte in oltre una dozzina di riserve naturali negli Stati Uniti. Nell'ottobre 2016, la TNC ha reintrodotto la mandria di bisonti più orientale del paese, a Kankakee Sands Nature Preserve inMorocco, nellaContea di Newton,Indiana.[33]Nel 2014, le tribù degli Stati Uniti e le First Nations canadesi hanno firmato un trattato per aiutare con la reintroduzione del bisonte, il primo ad essere firmato in quasi 150 anni.[34]
Il bisonte americano vive nelle valli fluviali, nelle praterie e nelle pianure. Il suo habitat tipico è costituito da praterie aperte o semiaperte, arbusti di salvia, terre semiaride e arbusti. Prediligono anche aree poco boscose. Il bisonte pascola anche in zone collinari o montuose dove i pendii non sono ripidi. Sebbene non particolarmente conosciuti come animali d'alta quota, la mandria delParco nazionale dello Yellowstonesi trova spesso ad altitudini superiori a 2.400 metri (8.000 piedi), e la mandria delle Henry Mountains si trova nelle pianure intorno alleHenry Mountains, nelloUtah, così come nelle valli montane delle Henry Mountains ad un'altitudine di 3.000 metri (10.000 piedi). Le prime arterie stradali del Nord America, ad eccezione di quelle lasciate daimastodontio daibuoi muschiati, ormai cancellate dal tempo, e le rotte degliscavatori, erano le tracce lasciate da bisonti e daicervinella loro migrazione stagionale e tra le zone di pascolo e lesaline. Molti di questi percorsi, martellati da innumerevoli zoccoli che seguivano istintivamente gli spartiacque e le creste delle montagne per evitare il letame estivo e i cumuli di neve invernali dei luoghi più bassi, furono seguite dai nativi americani come percorsi per i terreni di caccia e come sentieri dei guerrieri. Erano inestimabili per gli esploratori e furono adottati anche daipionieri coloniali.
I percorsi lasciati dai bisonti erano tipicamente a nord e a sud, ma diversi sentieri chiave est-ovest furono usati in seguito come ferrovie. Alcuni di questi includono il Cumberland Gap attraverso leBlue Ridge Mountainsfino alKentuckysettentrionale. Un sentiero molto utilizzato attraversava ilfiume Ohioalle cascate dell'Ohio e si dirigeva verso ovest, attraversando ilfiume Wabashvicino aVincennes,Indiana. Citando il senatoreThomas Hart Bentonche saluta questi sagaci tracciatori, il bisonte ha aperto la strada alle ferrovie per il Pacifico.[35]
L'estensione meridionale della distribuzione storica del bisonte americano comprende il Messico settentrionale e le aree adiacenti degli Stati Uniti, come documentato da documenti archeologici e resoconti storici dagli archivi messicani dal 700 d.C. al XIX secolo. La mandria di bisonti di Janos-Hidalgo spaziava traChihuahua,MessicoeNuovo Messico, Stati Uniti, almeno dagli anni '20.[36]La persistenza nella regione di questo branco suggerisce che l'habitat adatto per i bisonti è nel Messico settentrionale. Nel 2009, il bisonte geneticamente puro è stato reintrodotto nella Riserva della Biosfera di Janos, nelChihuahuasettentrionale, aggiungendosi alla popolazione di bisonti messicani.[37]Nel 2020, una seconda mandria è stata introdotta a Maderas del Carmen.[38]
Sin dal 2006, un branco di bisonti delle foreste delParco nazionale Elk Island,Alberta, è stato introdotto nellaYakutia,Russia,[39][40][41]per conseguire il progetto direwilding pleistocenico, un progetto per la reintroduzione dellamegafaunapleistocenica esistente, o i loro più stretti rappresentanti moderni, per ristabilire l'ecosistema pleistocenico in aree dove la megafauna si è estinta; il bisonte delle foreste è il parente più stretto dell'estintobisonte della steppa. Questi bisonti si stanno adattando bene nella loro patria di 6.000 anni fa,[42]e la Lista Rossa della Yakutia ha ufficialmente registrato la specie nel 2019, ed un secondo branco si è formato nel 2020. WIKIPENDIA
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Il genere Lumbricus comprende circa 700 specie di anellidi terrestri della sottoclasse oligochaeta, tra i quali alcuni dei lombrichi più diffusi in Eurasia e Nord America[1]. Secondo un'analisi statistica di ScienceAlert del 28 febbraio 2018, dal titolo "Deadliest creatures worldwide by annual number of human deaths as of 2018", i lombrichi sono tra gli animali che ogni anno provocano maggiori morti umane.[2] Precisamente i lombrichi si trovano all'ottavo posto, dopo le zanzare, gli stessi esseri umani, i serpenti, i cani, le lumache, le cimici e le mosche.[2] Tali morti sono in particolare da ricondurre all'ascaridiasi, malattia causata da Ascaris lumbricoides.
Numerose specie appartenenti alla famiglia dei lombrichi ingeriscono grandi quantità di suolo (geofagia), questi si nutrono principalmente di residui organici presenti nel suolo, come lettiera e sterco[3]. Alcune specie (es.Lumbricus rubellus) vivono nello strato più superficiale del suolo, mentre altre (es.Lumbricus terrestris) scavano gallerie semi-verticali profonde da alcuni decimetri a oltre due metri, nelle quali trascinano detriti organici dalla superficie per nutrirsene[4]. Queste ultime specie tendono ad avere dimensioni maggiori (fino a 25 cm di lunghezza perL. terrestris[5]) e producono gallerie permanenti, che favoriscono i movimenti idrici nel suolo e che in assenza di perturbazioni (ad esempio aratura del terreno) possono mantenersi intatte per anni anche in assenza di un lombrico residente[6]. Incorporando materiale organico nel suolo, sminuzzandolo e accelerandone la degradazione da parte di organismi più piccoli, questi invertebrati contribuiscono ai processi di decomposizione, e favoriscono la stabilizzazione della sostanza organica del suolo con le loro attività di scavo e la produzione di aggregati stabili nelle feci[7]. Per i loro molteplici effetti sulla struttura fisica e il funzionamento biochimico del suolo hanno una notevole importanza ecologica[1]. GiàCharles Darwin, con il suo ultimo libro dedicato agli studi su questo animale, aveva[8]attribuito al lombrico una grande importanza per la fertilizzazione del terreno vegetale[9].
Secondo Bouché si distinguono tre categorie di lombrichi:
gli epigei vivono solo nella lettiera e sono incapaci di muoversi nel suolo minerale;
gli endogei, consumando sostanza minerale e sostanza organica che viene integrata alla prima, non giungono la superficie e non fanno turriculi;
gli anecici consumano la lettiera e lasciano le loro feci (turriculi) alla superficie del suolo mescolando sostanza organica con gli orizzonti profondi[10].
I lombrichi sonoermafroditiinsufficienti. Gli apparati riproduttori maschili e femminili si trovano in segmenti diversi. Un ispessimento dettoclitello, ricco di ghiandole mucipare, permette l'adesione dei due individui, che si accoppiano disponendosi in versi opposti. Se sufficientemente grandi, daimetameripossono ricrescere tutti gli organi vitali.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Moscaè ilnome comunecon cui si indica un generico insetto dell'ordine deiDitteriche nell'immaginario collettivo presenta alcune caratteristiche di ordine morfologico ed etologico. L'uso di questo nome fa riferimento, in contesti differenti, a diverse accezioni e non è possibile indicare una rigorosa definizione del nome comune su base esclusivamentetassonomica.
Secondo un'analisi statistica diScienceAlertdel 28 febbraio 2018, dal titolo "Deadliest creatures worldwide by annual number of human deaths as of 2018", le mosche sono tra gli animali che ogni anno provocano maggiori morti umane.[1]Precisamente le mosche si trovano al settimo posto, dopo le zanzare, gli stessi esseri umani, i serpenti, i cani, le lumache e le cimici.[1]Tali morti sono in particolare da ricondurre allamalattia del sonno, causata dallamosca tze tze.[1]
Perantonomasiasi associa il nome dimoscaalla "mosca domestica" (Musca domestica), dittero cosmopolita e ubiquitario, comune in tutti gli ambienti frequentati dall'uomo, aperti o chiusi. La stretta relazione dicommensalismoche lega la mosca domestica all'uomo ne rende familiare sia l'aspetto esteriore sia il comportamento. Per estensione si tende spesso ad associare il termine "mosca" a qualsiasi dittero che più o meno vagamente possa ricordare la mosca domestica nel comportamento e soprattutto nell'aspetto.
Accezione comune
Nel linguaggio comune l'uso appropriato del termine è correlato alla capacità di percepire in modo consapevole le differenze morfologiche ed etologiche che intercorrono tra la mosca domestica e un qualsiasi altro dittero. Gli stessi esperti, almeno nel linguaggio informale, indicano con il nome di mosca non solo la specieMusca domestica, ma anche le specie del genereMuscae per estensione quelle della famigliaMuscidae. L'uso frequente di questa estensione fra gli specialisti comporta la necessità di aggiungere l'aggettivo "domestico" quando in genere si fa specifico riferimento allaM. domestica.
Nei profani la capacità di percepire le specificità morfologiche ed etologiche nell'ambito dei ditteri si riduce e aumentano perciò i contesti in cui il termine "mosca" è usato in senso esteso e più o meno inappropriato, fino a comprendere tutti i ditteri che per vaga somiglianza e per dimensioni ricordano la mosca domestica. A rigore in questi casi il termine è sinonimo di "dittero muscoide" e fa riferimento ad un qualsiasi dittero che nell'immediata percezione non è riconducibile ad unazanzarao ad unmoscerinoo che comunque non presenta particolari specificità morfologiche. Per esempio la percezione di una marcata differenza delle dimensioni comporta l'uso comune del termine moscone per indicare i ditteri muscoidi di grandi dimensioni, come iSarcofagidi, e l'uso comune del terminemoscerinoper indicare non solo iNematoceri, ma anche i ditteri muscoidi di piccole dimensioni come per esempio iDrosofilidi. La percezione di marcate differenze nella pigmentazione comporta differenti approcci. Per esempio l'aposematismoe l'etologia che caratterizzano iSirfididifficilmente li porta ad essere associati alla mosca propriamente detta, pur avendo molte specie un aspetto muscoide, poiché ad un'osservazione non attenta sono facilmente scambiati dagli inesperti perimenotteri apoidei. Al contrario nel caso delleLucilia(Diptera:Calliphoridae), la percezione della morfologia prevale su quella cromatica nonostante i caratteristici colori metallici le rendano facilmente riconoscibili; infatti questi insetti sono associati alle mosche e nel linguaggio comune ci si limita per lo più ad aggiungere un aggettivo che specifica il colore.
Aspetto muscoide
L'aspetto muscoide
In generale i principali caratteri che possono identificarsi nell'aspetto muscoide e che associano un dittero alla mosca domestica sono i seguenti:
apparato succhiante ben visibile, utilizzato per cibarsi di resti organici sfruttando la saliva, nel caso dei tafani femmina l'apparato è perforante-succhiante
livrea con pigmentazione grigia o anche con sfumature verso il nero o verso il bruno;
capo ben evidente, libero, largo e conocchigrandi;
torace largo e robusto, relativamente breve;
addome fusiforme, poco evidente;
una coppia di ali ben sviluppate, trasparenti, disposte orizzontalmente ai lati dell'addome in posizione di riposo.
Alla percezione delle caratteristiche morfologiche possono eventualmente aggiungersi alcuni aspetti etologici, tra cui l'abilità nel volo, l'emissione del ronzio, la capacità di camminare su qualsiasi superficie, anche il vetro, indipendentemente dall'orientamento, la molestia, la frequentazione di particolari ambienti.
Nel linguaggio comune e nel linguaggio tecnico informale si associa al sostantivomoscaun aggettivo o una locuzione per far riferimento ad una specie o ad un gruppo di specie simili, generalmente caratterizzate da specifici comportamenti, spesso delle larve. In questi casi l'adozione del termine mosca prescinde dalla distanza filogenetica che intercorre fra il dittero in questione e la mosca domestica. In genere il termine è comunque applicato ad un dittero del sottordine deiBrachiceri, ma esistono casi in cui si applica anche ad insetti appartenenti ad altri ordini.
Nel caso di ditteri brachiceri, la locuzione è spesso sostituita dal semplice sostantivo (mosca) quando il riferimento non lascia alcun dubbio. Per esempio in una conversazione o un testo che trattano della "mosca delle olive", si può usare spesso il semplice nome "mosca" per fare riferimento alla specieBactrocera oleaesenza alcuna ambiguità.
Nella seguente tabella sono riportati alcuni esempi di accezioni specifiche del termine "mosca".