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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Si accascia mentre gioca a calcio con gli amici in piazza, bimbo di 10 anni muore in ospedale. Aperta un'inchiesta

17 Marzo 2021, 09:47am

Pubblicato da Miki Pappacoda

PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Si accascia mentre gioca a calcio con gli amici in piazza, bimbo di 10 anni muore in ospedale. Aperta un'inchiesta

INSERITO DA ANGELA CECERE Un malore mentre giocava a calcio con i suoi amici. Un bambino di 10 anni è morto mentre giocava in piazzetta a Luco dei Marsi, paese in provincia dell'Aquila, insieme ai suoi amici. Il piccolo si è accasciato a terra, sono stati chiamati subito i soccorsi che lo hanno trasportato all'ospedale di Avezzano dove però purtroppo i medici non sono riusciti a salvargli la vita. Pare che il bambino soffrisse di problemi cardiaci. Sul posto, oltre ai soccorsi, sono giunti anch i Carabinieri per cercare di ricostruire la dinamica dell'accaduto, anche se sembra che si sia trattato solo di una drammatica fatalità. La comunità marocchina, della quale la famiglia del piccolo fa parte, e l’intero paese di Luco dei Marsi, in provincia de L'Aquila, sono sotto choc. La Procura ha aperto un'inchiesta.

LEGGO

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Lucca, dà il metadone alla figlia neonata: bimba in coma. Madre indagata

17 Marzo 2021, 09:37am

Pubblicato da Miki Pappacoda

PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Lucca, dà il metadone alla figlia neonata: bimba in coma. Madre indagata

INSERITO DA ANGELA CECERE Somministra metadone alla sua bimba neonata che finisce in coma per arresto respiratorio: per questo la madre è stata indagata dalla procura di Lucca. La piccola è ricoverata all'ospedale di Pisa dove adesso respira da sola, mentre sono in corso gli accertamenti neurologici per stabilire i danni subito Giovedì scorso, 11 marzo, intorno ore 23.30, è arrivata al pronto soccorso dell'ospedale di Lucca, accompagnata dai genitori lucchesi, una neonata di 40 giorni in fin di vita. I sanitari, vista la gravità della neonata, l'hanno trasferita subito l'ospedale di Pisa dopo aver acquisito le prime notizie dai genitori che hanno riferito di aver trovato la neonata nel lettino che respirava male. Il giorno dopo, venerdì 12 marzo, la squadra mobile della questura di Lucca, informata dell'accaduto, ha avviato l'attività investigativa. La bimba nel frattempo era stata intubata e gli esami effettuati non avevano mostrato alterazioni tali da suggerire una possibile causa e non erano visibili elementi riconducibili a possibili eventi traumatici. A seguito degli accertamenti effettuati dagli investigatori alla neonata sono state effettuate le analisi delle urine alla ricerca di sostanze stupefacenti. Le analisi hanno fatto emergere un tasso di metadone pari a 1.644 ng\ml (si è positivi quando il dato è superiore a 100), mentre il tasso di cocaina era di 74 ng/ml (anche con la cocaina si è positivi quando il dato supera 100). È apparso evidente, quindi, che a fronte di un dato così elevato alla neonata sia stato somministrato metadone, è stato spiegato da fonti della questura. Inoltre gli accertamenti hanno permesso di apprendere che la mamma non allatta la bambina. Sulla base degli elementi investigativi è stata indagata la mamma della neonata.

LEGGO

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ANIMALI Canguro

17 Marzo 2021, 09:33am

Pubblicato da Miki Pappacoda

ANIMALI Canguro

A CURA DI MORENA MOTTA Canguro è un nome comune con cui si indicano alcune delle circa 60 specie della famiglia dei macropodidi (ordine dei diprotodonti). Le più comuni sono il canguro rosso e il canguro grigio.

Il termine Macropodidae deriva dal nome del genere tipico Macropus, che a sua volta viene dal greco e significa grande piede. Il nome comune canguro proviene dal termine inglese kangaroo, che a sua volta deriva dalla parola gangurru che definisce propriamente il canguro grigio nella lingua guguyimidjir, del Queensland[1][2], registrato per la prima volta come "Kangooroo or Kanguru" il 4 agosto 1770 dal Capitano James Cook, sbarcato lungo la costa nord-orientale dell'Australia per effettuare una riparazione alla nave.

Le dimensioni sono molto variabili: la specie più piccola di canguro lepre (Lagorchestes) può pesare 1 kg, mentre le più grandi del genere Macropus possono superare i 90 kg. La testa è piccola rispetto al resto del corpo e allungata, le orecchie sono ben sviluppate.

Una caratteristica presente in quasi tutte le specie è la maggiore dimensione degli arti posteriori, usati nella tipica andatura a salti, rispetto a quelli anteriori. L'unica eccezione è costituita dai canguri arboricoli (genere Dendrolagus) che, essendo adattati alla vita sugli alberi, hanno i quattro arti approssimativamente uguali.

La coda, lunga e muscolosa, è utilizzata sia come sostegno (infatti a riposo il canguro poggia sulle due zampe posteriori e la coda) sia per bilanciare il corpo durante i salti. Le zampe anteriori terminano con cinque dita, usate per prendere il cibo e aggrapparsi. Nei piedi manca il primo dito mentre il secondo e il terzo sono uniti per sindattilia, come in tutti i Diprotodonti, e il quarto è il più forte e sviluppato. La dentatura, come quella di tutti i Diprotodonti, contiene solo quattro incisivi: i due inferiori sono più sviluppati di quelli superiori e nella masticazione urtano una zona dura del palato. I canini sono fortemente regrediti o mancano del tutto.

L'attività è per lo più notturna. Molte specie vivono in gruppi senza strutture sociali definite.

La maggior parte delle specie può spostarsi con due diverse andature: a basse velocità procede come un quadrupede aiutandosi con la coda come quinto arto, mentre ad alte velocità avanza con salti compiuti con le poderose zampe posteriori, usando la coda per bilanciare il corpo. Nel secondo caso alcune specie possono raggiungere la velocità di 50 km/h e compiere balzi di 9 metri di lunghezza. I generi Setonix e Thylogale usano tuttavia prevalentemente l'andatura quadrupede e l'andatura a salti è assente nelle specie arboricole appartenenti al genere Dendrogalus.

I canguri sono erbivori e occupano le stesse nicchie ecologiche che in altri continenti sono tipiche degli Artiodattili. L'apparato digerente dei due gruppi di animali mostra significative convergenze: lo stomaco dei canguri è diviso in comparti, alcuni dei quali sono dotati di microrganismi utili alla digestione. Sono pericolosi per i raccolti e per tal motivo il governo federale australiano consente ogni anno l'uccisione di un milione di capi.

Le femmine dei canguri hanno marsupi ben sviluppati aperti anteriormente e dotati di quattro mammelle. Partoriscono in genere un solo cucciolo all'anno nel mese di gennaio/febbraio: i parti gemellari sono abbastanza rari. Alcune specie presentano il fenomeno della nascita ritardata: la femmina subito dopo il parto concepisce di nuovo, ma l'embrione rimane quiescente, senza svilupparsi, fino a quando il primo nato lascia il marsupio, a meno che non muoia prima. Una femmina di canguro può allevare contemporaneamente tre figli a differenti stadi di sviluppo: il primo succhia il latte dal capezzolo; il secondo nel marsupio e il terzo, già concepito, in attesa di poter cominciare il suo sviluppo all'interno dell'utero. Questo sistema permette l'immediata sostituzione dei cuccioli morti prematuramente.

La gestazione varia dai 90 ai 110 giorni. Quando il piccolo nasce pesa soltanto un grammo ed è lungo non più di 2 centimetri. Il piccolo percorre con i suoi mezzi il percorso dall'utero al marsupio, dove si aggrappa con la bocca ad una mammella, senza lasciarla per due o tre mesi. Rimane poi nel marsupio almeno fino al sesto mese e continua a vivere con la madre e ad essere allattato fino anche a 12-18 mesi. L'età massima di un canguro può arrivare fino a 28 anni in cattività; nella vita selvatica la vita media si aggira tra i 12 e i 18 anni.

Sulla base dei reperti fossili ritrovati, si ipotizza che i canguri siano comparsi in Australia circa 15 milioni di anni fa. Vivono in Australia, Nuova Guinea e nelle isole limitrofe. Gli habitat sono molto vari, dalla steppa ad habitat di montagna.

FONTE it.wikipedia.org

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ALMANACCO DEL GIORNO ALMANACCO DEL 17.03.2021 A CURA DI ANGELA CECERE

17 Marzo 2021, 09:30am

Pubblicato da Miki Pappacoda

ALMANACCO DEL GIORNO ALMANACCO DEL 17.03.2021 A CURA DI ANGELA CECERE

A CURA DI ANGELA CECERE Mercoledì, 17 Marzo 2021
S. PATRIZIO
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Settimana n. 11
Giorni dall'inizio dell'anno: 76/289

A Roma il sole sorge alle 06:17 e tramonta alle 18:19 (ora solare)
A Milano il sole sorge alle 06:31 e tramonta alle 18:31 (ora solare)
Luna: 8.20 (lev.) 22.23 (tram.)

Proverbio del giorno:
Marzo asciutto, e april bagnato, beato il villan c'ha seminato.

Aforisma del giorno:
Quando per giovare debolmente ad altri si corre il rischio di nuocere gravemente a sé stessi, l'intricarsene è pazzia da bastone. (U. Foscolo

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SEZ. VANGELO E METEO IL METEO DEL 17.03.2021 A CURA DI ANGELA CECERE

17 Marzo 2021, 09:27am

Pubblicato da Miki Pappacoda

SEZ. VANGELO E METEO IL METEO DEL 17.03.2021 A CURA DI ANGELA CECERE

A CURA DI ANGELA CECERE Tempo in parziale peggioramento. Dapprima sole prevalente salvo neve sui confini alpini a zero metri, poi peggiora gradualmente, ma debolmente sugli Appennini meridionali e in Sardegna con precipitazioni in genere di debole intensità, più moderate soltanto sul sassarese orientale. Ancora qualche nevicata sui confini alpini fino a zero metri.

 

NORD

In questa giornata un cielo più nuvoloso interesserà il Nordovest, ma senza precipitazioni associate. Sarà più soleggiato sul resto delle regioni. Ci saranno ancora alcune nevicate sui confini alpini e fino a zero metri.
Temperature

Valori massimi attesi tra i 10 di Bolzano e i 14 di Milano e Bologna
CENTRO e SARDEGNA

Giornata prevalentemente soleggiata sulle regioni peninsulari a parte qualche isolata precipitazione sui rilievi del frusinate e dell'aquilano. In Sardegna il tempo tenderà a peggiorare nel corso del pomeriggio con qualche debole precipitazione, nevosa a 1200 metri.
Temperature

Valori massimi compresi tra i 9 di l'Aquila e i 15-16 di Cagliari e Firenze
SUD e SICILIA

Dapprima tempo soleggiato con cielo sereno o poco nuvoloso su tutte le regioni, nel pomeriggio qualche nube in più potrà portare alcuni piovaschi in Campania e su potentino e cosentino.
Temperature

Valori massimi attesi tra i 7 di Potenza e i 14 di Palermo

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ANIMALI Lucertola

17 Marzo 2021, 09:20am

Pubblicato da Miki Pappacoda

ANIMALI Lucertola

A CURA DI MORENA MOTTA Le lucertole (Lacertilia Günther, 1867), nei paesi di lingua latina più noti come sauri (Sauria), sono un sottordine obsoleto perché parafiletico di rettili appartenenti all'ordine Squamata.

Hanno una testa piatta e triangolare, tronco piatto e coda lunga; si tratta di quadrupedi, anche con zampe non evidenti (Negli Anguidi come l'orbettino), minuscole (Negli Scincidi come la Luscengola) ed orecchie esterne prive di padiglione auricolare (per le singole specie vedi Categoria:Sauri). Hanno occhi con pupille nere e iride gialla ed hanno palpebre, una lingua biforcuta che funge da organo di tatto e come arma di caccia: tramite la saliva trattiene le piccole prede di cui si nutre, come insetti, larve e vermi, è inoltre dotata di due robuste mascelle e due file di denti simmetrici. È caratterizzata dall'autotomia, la capacità di staccare una porzione della propria coda in caso di pericolo, ingannando il predatore; questa ricrescerà successivamente. La lunghezza degli adulti di questo raggruppamento varia da pochi centimetri (geco dei Caraibi) a tre metri circa (drago di Komodo). Oltre all'autotomia sono in grado di guarire le ferite, anche le più estese; altre lucertole riescono ad assumere un comportamento di "falsa morte" meglio conosciuto come morte apparente o tanatosi.

Alcune lucertole sono in grado di cambiare colore. L'esempio più noto è il camaleonte, ma questa caratteristica può appartenere anche ad altre specie. Solitamente sono insettivore o carnivore. Alcune specie sono erbivore o onnivore, un esempio caratteristico di queste è l'iguana, che ha una dieta strettamente erbivora.

Il periodo riproduttivo delle lucertole cade in primavera inoltrata, quando la temperatura è favorevole alla piena attività di queste specie. La femmina depone da 3 a 8 uova in depressioni del terreno che scava con le zampe anteriori, mentre spinge via la terra scavata servendosi delle zampe posteriori. Le uova sono piccole e biancastre e il guscio è di natura pergamenacea, non rigida come, ad esempio, nei cheloni e negli uccelli. I piccoli rompono il guscio con una sorta di punteruolo corneo, chiamato anche dente dell'uovo, posto sulla punta del muso e che viene riassorbito subito dopo la nascita.

Come già detto, alcuni gruppi di lucertole possiedono la peculiarità di poter perdere la coda se soggette ad attacchi da parte di predatori (autotomia). La parte della coda tranciata possiede dei centri nervosi relativamente indipendenti dal cervello, che possono determinarne un movimento di contorsione anche se la coda è staccata dal corpo. Il predatore viene così distratto dalla coda credendo si tratti della metà viva dell'animale, mentre la lucertola, rimanendo in uno stato immobile di morte apparente (tanatosi), tenterà la fuga nel momento più opportuno.

Le contorsioni della coda vanno via via affievolendosi nel momento in cui l'ossigeno presente nei vasi sanguigni recisi inizia a scarseggiare. Il distacco della coda è provocato da una violentissima contrazione dei muscoli presenti ed avviene lungo piani di frattura prestabiliti tra le vertebre, che sono zone più fragili della spina dorsale. I muscoli rimangono contratti anche dopo il distacco per bloccare l'emorragia, fino alla completa cicatrizzazione. Da questa cicatrizzazione verrà rigenerata in seguito una nuova coda. Quando la ferita è irregolare raramente può succedere che venga creata anche più di una coda.

Le specie del sottordine Lacertilia si trovano in quasi in tutto il mondo, con l'eccezione della parte settentrionale del Nord America e dell'estremo nord dell'Asia.

La maggior parte delle specie prediligono gli habitat umidi tropicali e subtropicali, ma ci sono specie che vivono nelle zone più temperate o che si sono adattate agli ambienti aridi e semidesertici.

FONTE it.wikipedia.org

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SEZ. VANGELO E METEO IL VANGELO DEL 17.03.2021 A CURA DI ANGELA CECERE

17 Marzo 2021, 09:17am

Pubblicato da Miki Pappacoda

SEZ. VANGELO E METEO IL VANGELO DEL 17.03.2021 A CURA DI ANGELA CECERE

A CURA DI ANGELA CECERE S. Patrizio Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 5,17-30. In quel tempo, Gesù rispose ai Giudei: «Il Padre mio opera sempre e anch'io opero».
Proprio per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo: perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio. Gesù riprese a parlare e disse: «In verità, in verità vi dico, il Figlio da sé non può fare nulla se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, e voi ne resterete meravigliati.  Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi vuole; il Padre infatti non giudica nessuno ma ha rimesso ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato. In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità vi dico: è venuto il momento, ed è questo, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l'avranno ascoltata, vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso al Figlio di avere la vita in se stesso; e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell'uomo. Non vi meravigliate di questo, poiché verrà l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno: quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna. Io non posso far nulla da me stesso; giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.

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ANIMALI Ippopotamo

17 Marzo 2021, 08:53am

Pubblicato da Miki Pappacoda

ANIMALI Ippopotamo

A CURA DI MORENA MOTTA L’ippopotamo è un grande mammifero artiodattilo africano appartenente alla famiglia degli Hippopotamidae, che annovera solo un’altra specie vivente, l’ippopotamo pigmeo. Originariamente diffuso in tutta l’Africa a sud del Sahara, oggi l’ippopotamo ha notevolmente contratto il suo areale di distribuzione a causa soprattutto della caccia e delle pratiche agricole operate dall’uomo.

È sicuramente uno dei più grandi mammiferi terrestri viventi, secondo solo all’elefante e ad alcuni rinoceronti. I maschi adulti raggiungono anche i 5 metri di lunghezza e un’altezza al garrese di 150 cm. Per quanto riguarda il peso, in media gli ippopotami si attestano su 1.500-1.800 kg ma non sono rari vecchi individui che superano le tre tonnellate. La forma del corpo è allungata con arti corti e testa molto massiccia. La pelle è quasi glabra con pochi peli concentrati sulle orecchie, sul muso e sulla coda. Per evitare l’essiccamento della pelle, l’ippopotamo trascorre le ore diurne più calde in acqua dove rimane gran parte del giorno a riposare.

Nonostante la mole, per brevi tratti l’ippopotamo può correre fino a 40 km/h. Tale capacità unita alla mole e al temperamento molto aggressivo fanno si che non abbia nemici naturali e costituisca una seria minaccia anche per l’uomo. L’ippopotamo vive in fiumi e laghi non allontanandosi mai troppo dall’acqua. È abile nuotatore, usa le zampe dotate di quattro dita per spostarsi in acqua. Di base vegetariano, si nutre principalmente a terra brucando varie tipologie di erbe. L’adattamento alla vita anfibia è testimoniato dalla forma di occhi, narici e orecchie che permettono una vista ottimale anche in acqua e una chiusura ermetica durante l’immersione. La dentizione è impressionante: i canini taglienti e aguzzi sono a crescita continua e possono superare il mezzo metro di lunghezza per oltre 3 kg di peso.

Gli ippopotami sono animali sociali e vivono in gruppo costituito da un maschio dominante e molti altri individui, Nella stagione secca quando la disponibilità d’acqua si riduce non è infrequente trovare centinaia di ippopotami fianco a fianco nel fango. A volte tra maschi si verificano combattimenti anche piuttosto cruenti. Gli ippopotami possono spalancare le fauci di 150 gradi e i canini costituiscono una più che valida arma contro il contendente di turno. Sulla pelle dei maschi non è insolito osservare profonde cicatrici, ricordo di trascorse tenzoni. Raramente mortali i combattimenti terminano con lo sconfitto che abbandona il campo di battaglia. L’aspettativa di vita in natura può superare i 40 anni.

FONTE www.safariravenna.it

 

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FAVOLE E RACCONTI Il Brutto anatroccolo

16 Marzo 2021, 17:05pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

FAVOLE E RACCONTI Il Brutto anatroccolo

A CURA DI MORENA MOTTA L'estate era iniziata; i campi agitavano le loro spighe dorate, mentre il fieno tagliato profumava la campagna. In un luogo appartato, nascosta da fitti cespugli vicini ad un laghetto, mamma anatra aveva iniziato la nuova cova.
Siccome riceveva pochissime visite, il tempo le passava molto lentamente ed era impaziente di vedere uscire dal guscio la propria prole… finalmente, uno dopo l'altro, i gusci scricchiolarono e lasciarono uscire alcuni adorabili anatroccoli gialli.

- Pip! Pip! Pip! Esclamarono i nuovi nati, il mondo è grande ed è bello vivere!-
- Il mondo non finisce qui,- li ammonì mamma anatra,- si estende ben oltre il laghetto, fino al villaggio vicino, ma io non ci sono mai andata. Ci siete tutti? - Domandò.
Mentre si avvicinava, notò che l'uovo più grande non si era ancora schiuso e se ne meravigliò.
Si mise allora a covarlo nuovamente con aria contrariata.
- Buongiorno! Come va? - Le domandò una vecchia anatra un po' curiosa che era venuta in quel momento a farle visita.

- Il guscio di questo grosso uovo non vuole aprirsi, guarda invece gli altri piccoli, non trovi che siano meravigliosi?-
- Mostrami un po' quest'uovo. - Disse la vecchia anatra per tutta risposta. - Ah! Caspita! Si direbbe un uovo di tacchina! Ho avuto anche io, tempo fa, Questa sorpresa: Quello che avevo scambiato per un anatroccolo era in realtà un tacchino e per questo non voleva mai entrare in acqua. Quest'uovo è certamente un uovo di tacchino. Abbandonalo ed insegna piuttosto a nuotare agli altri anatroccoli!-
- Oh! Un giorno di più che vuoi che mi importi! Posso ancora covare per un po'. - Rispose l'anatra ben decisa.-
- Tu sei la più testarda che io conosca! - Borbottò allora la vecchia anatra allontanandosi.
Finalmente il grosso uovo si aprì e lascio uscire un grande anatroccolo brutto e tutto grigio.
- Sarà un tacchino! - Si preoccupò l'anatra. - Bah! Lo saprò domani!-
Il giorno seguente, infatti, l'anatra portò la sua piccola famiglia ad un vicino ruscello e saltò nell'acqua: gli anatroccoli la seguirono tutti, compreso quello brutto e grigio.
- Mi sento già più sollevata, - sospirò l'anatra, - almeno non è un tacchino! Ora, venite piccini, vi presenterò ai vostri cugini.-

La piccola comitiva camminò faticosamente fino al laghetto e gli anatroccoli salutarono le altre anatre.
- Oh! Guardate, i nuovi venuti! Come se non fossimo già numerosi!… e questo anatroccolo grigio non lo vogliamo! - Disse una grossa anatra, morsicando il poverino sul collo.-
- Non fategli male! - Gridò la mamma anatra furiosa - E' così grande e brutto che viene voglia di maltrattarlo! - Aggiunse la grossa anatra con tono beffardo.- E' un vero peccato che sia così sgraziato, gli altri sono tutti adorabili, - rincarò la vecchia anatra che era andata a vedere la covata.
- Non sarà bello adesso, può darsi però che, crescendo , cambi; e poi ha un buon carattere e nuota meglio dei suoi fratelli, - assicurò mamma anatra, -
-La bellezza, per un maschio, non ha importanza, - concluse, e lo accarezzò con il becco - andate, piccoli miei, divertitevi e nuotate bene!-
Tuttavia, l'anatroccolo, da quel giorno fu schernito da tutti gli animali del cortile: le galline e le anatre lo urtavano, mentre il tacchino, gonfiando le sue piume, lo impauriva.
Nei giorni che seguirono, le cose si aggravarono: il fattore lo prese a calci e i suoi fratelli non perdevano occasione per deriderlo e maltrattarlo.

Il piccolo anatroccolo era molto infelice. Un giorno, stanco della situazione, scappò da sotto la siepe.
Gli uccelli, vedendolo, si rifugiarono nei cespugli. "sono così brutto che faccio paura!" pensò l'anatroccolo.
Continuò il suo cammino e si rifugiò, esausto, in una palude abitata da anatre selvatiche che accettarono di lasciargli un posticino fra le canne.

Verso sera, arrivarono due oche selvatiche che maltrattarono il povero anatroccolo già così sfortunato.
Improvvisamente, risuonarono alcuni spari… le due oche caddero morte nell'acqua! I cacciatori, posti intorno alla palude, continuarono a sparare. Poi i lori cani solcarono i giunchi e le canne. Al calar della notte, il rumore cessò.
Il brutto anatroccolo ne approfittò per scappare il più velocemente possibile. Attraversò campi e prati, mentre infuriava una violenta tempesta. Dopo qualche ora di marcia, arrivò ad una catapecchia la cui porta era socchiusa.
L'anatroccolo si infilò dentro: era la dimora di una vecchia donna che viveva con un gatto ed una gallina. Alla vista dell'anatroccolo, il micio cominciò a miagolare e la gallina cominciò a chiocciare, tanto che la vecchietta, che aveva la vista scarsa, esclamò:
- Oh, una magnifica anatra! Che bellezza, avrò anche le uova… purché non sia un' anatra maschio! Beh, lo vedremo, aspettiamo un po'!-La vecchia attese tre lunghe settimane… ma le uova non arrivarono e cominciò a domandarsi se fosse davvero un'anatra! Un giorno, il micio e la gallina, che dettavano legge nella stamberga, interrogarono l'anatroccolo:
- Sai deporre le uova? - domandò la gallina;
- No… - rispose l'anatroccolo un po' stupito.
- Sai fare la ruota? - domandò il gatto;
- No, non ho mai imparato a farla! - rispose l'anatroccolo sempre più meravigliato.
- Allora vai a sederti in un angolo e non muoverti più! - gli intimarono i due animali con cattiveria.Improvvisamente, un raggio di sole e un alito di brezza entrarono dalla porta.

L'anatroccolo ebbe subito una grande voglia di nuotare e scappò lontano da quegli animali stupiti e cattivi.
L'autunno era alle porte, le foglie diventarono rosse poi caddero.
Una sera, l'anatroccolo vide alcuni bellissimi uccelli bianco dal lungo collo che volavano verso i paesi caldi. Li guardò a lungo girando come una trottola nell'acqua del ruscello per vederli meglio: erano cigni! Come li invidiava!
L'inverno arrivò freddo e pungente; l'anatroccolo faceva ogni giorno un po' di esercizi nel ruscello per riscaldarsi. Una sera dovette agitare molto forte le sue piccole zampe perché l'acqua intorno a lui non gelasse: ma il ghiaccio lo accerchiava di minuto in minuto… finché, esausto e ghiacciato, svenne.
Il giorno seguente, un contadino lo trovò quasi senza vita; ruppe il ghiaccio che lo circondava e lo portò ai suoi ragazzi che lo circondarono per giocare con lui. Ahimè, il poveretto ebbe una gran paura e si gettò prima dentro un bidone di latte e poi una cassa della farina. Finalmente riuscì ad uscire e prese il volo inseguito dalla moglie del contadino.

Ancora una volta il brutto anatroccolo scappò ben lontano per rifugiarsi, esausto, in un buco nella neve.
L'inverno fu lungo e le sue sofferenze molto grandi… ma un giorno le allodole cominciarono a cantare e il sole riscaldò la terra: la primavera era finalmente arrivata!
L'anatroccolo si accorse che le sue ali battevano con molto più vigore e che erano anche molto robuste per trasportarlo sempre più lontano. Partì dunque per cercare nuovi luoghi e si posò in un prato fiorito. Un salice maestoso bagnava i suoi rami nell'acqua di uno stagno dove tre cigni facevano evoluzioni graziose. Conosceva bene quei meravigliosi uccelli! L'anatroccolo si lanciò disperato verso di loro gridando:
- Ammazzatemi, non sono degno di voi!-

Improvvisamente si accorse del suo riflesso sull'acqua: che sorpresa! Che felicità! Non osava crederci: non era più un anatroccolo grigio… era diventato un cigno: come loro!!
I tre cigni si avvicinarono e lo accarezzarono con il becco dandogli così il benvenuto, mentre alcuni ragazzi attorno allo stagno declamavano a gran voce la sua bellezza e la sua eleganza.
Mise la testa sotto le ali, quasi vergognoso di tanti complimenti e tanta fortuna: lui che era stato per tanto tempo un brutto anatroccolo era finalmente felice e ammirato.

FONTE www.lefiabe.com

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COSTIERA AMALFITANA NEWS Frana Amalfi, ricostruzione della Statale: iniziate le perforazioni per la posa di micropali e tiranti / Video

16 Marzo 2021, 14:35pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

 

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Continuano senza sosta ad Amalfi i lavori per la ricostruzione della Strada Statale crollata a seguito della frana dello scorso 2 febbraio che ha interessato il costone Vagliendola.

Il sindaco della città marinara, Daniele Milano, ha pubblicato poco fa sui suoi canali social un video in cui viene mostrato l’avanzamento dei lavori. Nello specifico ieri sono iniziate le perforazioni per la posa di micropali tiranti.

“Si lavora senza sosta per la ricostruzione della strada: sono iniziate ieri le perforazioni per la posa di micropali e tiranti. Siamo al giro di boa e non c’è un minuto da perdere!” – queste le parole del primo cittadino di Amalfi.

 

 

Attualmente sul luogo della frana ci sono tre fronti di azione. La prima azione, partita immediatamente ed attuata dal Comune di Amalfi, riguarda l’eliminazione dei pericoli sul costone e le prime attività di messa in sicurezza, necessarie per aprire i due cantieri di ricostruzione.

La seconda riguarda il progetto esecutivo della statale, già redatto dall’ANAS e sottoposto ai pareri di rito. E’ stato già acquisito il parere favorevole della Soprintendenza e il cantiere è stato avviato. Le opere riguarderanno il ponte a tre arcate in muratura della statale, danneggiato e parzialmente crollato.

La terza, attuata dal Comune, riguarda il progetto per la ricostruzione della stradina pedonale Vagliendola, completamente distrutta, con gli edifici rimasti sul fronte scomparso. Quest’ultima seguirà, anche per l’impianto di cantiere, le prime due, salvo a potersi sovrapporre nel cronoprogramma, per compattare ancora di più i tempi.

Per quanto riguarda la stradina pedonale Vagliedola si è pensato di “disegnare” gli archi sulla parete del costone, ancorandoli a questo con un sistema di intirantatura speciale, distribuita su “finti piloni”, che di fatto restituiscono un ponte ad arcate appeso come un quadro all’unico elemento in grado di collaborare: il costone.

Si stima che, per ripristinare la viabilità sulla strada statale 163 ci vorranno almeno 40-50 giorni lavorando su più turni.

 

AMALFINOTIZIE

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