Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA ANGELA CECERE Sono 2.449 (di cui 323 casi identificati da test antigenici rapidi) i nuovi positivi al Covid-19 registrati in Campania nelle ultime 24 ore. Di questi 1.508 sono asintomatici e 618 sono i sintomatici. 22.326 i tamponi processati, di cui 3.727 antigenici.
Nel dettaglio:
Totale positivi: 303.622 (di cui 10.706 antigenici)
Totale tamponi: 3.251.075 (di cui 163.013 antigenici)?
?Deceduti: 29 (*)?
Totale deceduti: 4.684
Guariti: 1.557
Totale guariti: 201.943
* 26 deceduti nelle ultime 48 ore, 3 deceduti in precedenza ma registrati ieri.
?Report posti letto su base regionale:
Posti letto di terapia intensiva disponibili: 656
Posti letto di terapia intensiva occupati: 161
Posti letto di degenza disponibili: 3.160 (**)
Posti letto di degenza occupati: 1.529
** Posti letto Covid e Offerta privata.
INSERITO DA ANGELA CECERE L'intervento Napoli. A Ponticelli, si è consumato l’ennesimo agguato di camorra che vede protagonista la nostra città. Un giovane di 29 anni è stato ucciso, raggiunto da alcuni colpi di arma da fuoco, mentre un altro 23enne, che era con lui, è rimasto ferito alle gambe ma non è in pericolo di vita. Nonostante la pandemia in corso, la zona rossa e il coprifuoco a Napoli si continua a sparare, solo il 12 febbraio scorso un 40enne è stato ucciso all’interno di un circolo ultras a Scampia. E’ chiaro che gli affari e i proiettili della malavita non si fermano davanti a nulla. Ormai quasi quotidianamente denunciamo episodi di violenza, che raccontano una deriva che sta attraversando Napoli e la sua provincia. Torniamo quindi a chiedere con forza maggiori controlli nelle nostre strade da parte delle forze dell’ordine, in particolare dove avvengono questi episodi così efferati. La sicurezza dei nostri concittadini deve essere al primo posto, come deve essere durissima la repressione contro questi animali che hanno disprezzo per la vita umana. Confido che i colpevoli di questo brutale omicidio vengano presto identificati e arrestati, essere così violenti non possono girare a piede libero per le nostre strade, rappresentano un pericolo per tutta la società”. Queste le parole del Consigliere Regionale di Europa Verde, Francesco Emilio Borrelli.
INSERITO DA ANGELA CECERE Da oggi, lunedì 15 marzo, per effetto delle ultime ordinanze del Ministero della Salute, 11 regioni (Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, e Veneto) oltre alla provincia autonoma di Trento, si ritroveranno in zona rossa. Per alcune regioni, come la Lombardia, non si tratta di una novità, a differenza di altre, come il Lazio, che finora era finito al massimo in zona arancione. Ecco tutte le principali misure, cosa si può fare e cosa no in zona rossa, secondo le ultime FAQ (Frequently asked questions) sul sito del Governo. Negozi, ristoranti e strutture ricettive Bar e ristoranti restano chiusi. Possibile solo l'asporto (dalle ore 5 alle 22) e la consegna a domicilio (senza limiti d'orario). Consentita la consumazione di cibi e bevande all'interno di alberghi e altre strutture ricettive, ma solo per i clienti che vi alloggiano. Restano invece aperti gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande nelle aree di servizio autostradali, negli ospedali e negli aeroporti. Salvo casi di assoluta necessità, non è possibile neanche utilizzare i servizi igienici all'interno di bar e ristoranti. Chiudono tutti i negozi che non vendono beni essenziali. Restano aperte le attività commerciali che vendono beni di prima necessità, come supermercati o alimentari, ma per i clienti è vietato l'accesso alle aree e agli scaffali in cui si trovano prodotti non essenziali. Gli esercizi commerciali possono però organizzare consegne a domicilio dei prodotti considerati non essenziali. Restano consentiti il trasporto, la consegna e il montaggio di mobili, compreso il caso delle vendite avvenute in negozio prima delle restrizioni. Chiudono nei festivi e nei prefestivi i centri commerciali. Sono chiusi anche i mercati (salvo le attività dirette alla vendita di soli generi alimentari, prodotti agricoli e florovivaistici), mentre restano aperte edicole, tabaccai, farmacie e parafarmacie. Le attività commerciali che restano aperte dovranno far rispettare tutte le misure anti-contagio e indicare un cartello indicante il numero massimo di persone che possono essere contemporaneamente presenti all'interno dei locali.
Consentita la vendita al dettaglio di articoli per la prima infanzia, considerati prodotti essenziali, compreso l'abbigliamento per i minori fino ai 16 anni di età. I negozi di abbigliamento e calzature potranno restare aperti, limitando la vendita al dettaglio ai prodotti per bambini e chiudendo le altre aree dei locali. Consentito anche raggiungere concessionarie di autoveicoli per acquisti o assistenza. Consentita anche la consegna a domicilio da parte dei negozi al dettaglio di prodotti editoriali, ovviamente rispettando tutte le misure anti-contagio (a cominciare dal distanziamento e dall'uso della mascherina). Le consegne di prodotti, alimentari o non, sono consentite anche al di fuori del Comune in cui si trova il punto vendita. Spostamenti Fino al prossimo 6 aprile, saranno consentiti gli spostamenti solo per ragioni di lavoro, salute o necessità. In occasione della Pasqua, solo il 3, 4 e 5 aprile sarà possibile spostarsi, una sola volta al giorno, verso un'altra abitazione privata abitata della stessa Regione, tra le ore 5.00 e le 22.00, a un massimo di due persone, oltre a quelle già conviventi nell'abitazione di destinazione. La persona o le due persone che si spostano potranno comunque portare con sé i figli minori di 14 anni (o altri minori di 14 anni sui quali le stesse persone esercitino la potestà genitoriale) e le persone disabili o non autosufficienti che convivono con loro. Per gli spostamenti sarà necessaria l'autocertificazione, su moduli prestampati già in dotazione alle forze dell'ordine. Resta vietato spostarsi per far visita a persone detenute in carcere o ricoverate in ospedale (salvo specifiche autorizzazioni della Direzione sanitaria), mentre è consentito spostarsi da un Comune all'altro per fare la spesa (nel caso in cui i punti vendita di beni essenziali si trovino lontano dal Comune di residenza o in caso di convenienza economica).
L'attività motoria (passeggiate) è consentita solo a livello individuale e nei pressi dell'abitazione, utilizzando la mascherina e mantenendo il distanziamento. L'attività sportiva è invece consentita solo a livello individuale, con la possibilità di spostarsi da un Comune all'altro nel solo caso in cui la destinazione finale coincida con il Comune di partenza.
Le persone non conviventi possono viaggiare a bordo della stessa automobile, ma indossando la mascherina. Consentito spostarsi da un Comune all'altro per la cura di terreni agricoli. Transitare tra aree con diverse limitazioni è consentito solo per lavoro, salute o necessità, oltre al caso delle esequie di parenti stretti (entro il secondo grado). Se ci si deve spostare ma non si dispone di un mezzo privato è possibile farsi accompagnare, con l'obbligo di mascherina se accompagnatore e accompagnato non sono conviventi. Attività produttive, professionali e servizi Negli studi professionali è obbligatorio indossare dpi come le mascherine, a meno che l'attività non sia svolta individualmente o in isolamento rispetto a persone non conviventi. Consentito spostarsi da un Comune all'altro per andare a vedere immobili da acquistare o prendere in affitto. Consentita anche l'attività di dog-sitting. Attività sportiva Consentite attività motoria e sportiva a livello individuale. Restano chiuse palestre, piscine, centri benessere e termali ( fatta eccezione per l'erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza per le attività riabilitative o terapeutiche e per gli allenamenti degli atleti). Vietata la caccia. Sospese le attività sportive nei centri e nei circoli sportivi, pubblici e privati, sia all'aperto che al chiuso. Attività culturali, eventi, cerimonie, riunioni Musei e altri luoghi della cultura restano chiusi, ad eccezione dei servizi offerti su prenotazione delle biblioteche. Chiusi al pubblico teatri e sale da concerto, consentiti gli spettacoli trasmessi in streaming o l'utilizzo di spazi come ambienti per riprese cinematografiche e audiovisive. Restano consentite le trasmissioni televisive alla presenza del pubblico, rispettando però le principali prescrizioni sanitarie. Consentite le funzioni religiose, comprese tumulazioni e sepolture, nel rispetto dei protocolli sottoscritti dal Governo con le varie confessioni. La assemblee condominiali in presenza sono consentite ma sconsigliate.
Vietate ferie e manifestazioni locali a prevalente carattere commerciale. Le manifestazioni sono consentite solo in forma statica e rispettando le misure anti-contagio. Vietate le gare e competizioni degli sport di contatto di carattere amatoriale, così come la presenza di pubblico a eventi e competizioni in ambito sportivo. Sospese tutti concorsi pubblici e privati, preselettive e scritte, ma nel caso di prove orali in presenza, motivate da ragioni d'urgenza, si potranno svolgere a numero ristretto e programmato di ingressi, oltre alle principali misure anti-contagio. Istruzione Sospesi tutti i servizi educativi per l'infanzia, con attività scolastiche di ogni ordine e grado esclusivamente con modalità a distanza (resta possibile l'attività in presenza solo per alunni con disabilità o con bisogni educativi speciali). Per studenti e insegnanti nelle scuole resta obbligatorio l'utilizzo della mascherina, salvo che per bambini di età inferiore ai 6 anni e per soggetti con patologie o disabilità incompatibili. Tutte le attività delle Università si svolgono a distanza, ma i singoli atenei possono indivivudare un numero ristretto di attività didattiche o curriculari da svolgere in presenza, come laboratori o tirocini. Le lezioni di musica, canto, teatro o danza o delle altre attività di tipo artistico presso le Istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM) si svolgono di norma a distanza. Possono svolgersi in presenza le attività laboratoriali e quelle individuate dai piani di organizzazione della didattica, adottati sentito il Comitato universitario regionale, in ragione – ad esempio - di inderogabile necessità e urgenza e di impossibilità di programmarne il recupero. Resta fermo che, laddove previste, esse dovranno svolgersi nel rispetto dei protocolli approvati e dei decreti ministeriali dedicati all’AFAM. Uffici pubblici Le attività indifferibili della Pubblica Amministrazione vengono garantite al cittadino con modalità telematica o comunque in modo da escludere o limitare la presenza fisica negli uffici. Gli accessi dovranno essere scaglionati e dovrà essere assicurata l'areazione frequente dei locali, così come l'accurata disinfezione di superfici e ambienti. Lavoro L'amministrazione pubblica o il datore di lavoro privato devono adottare le misure organizzative e gestionali per favorire il lavoro in modalità agile (smartworking), ma non sono obbligati a fornire la strumentazione necessaria. Corsi di formazione e aggiornamento professionale sono possibili in modalità a distanza. Il “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID-19 negli ambienti di lavoro fra il Governo e le parti sociali” si applica solo ai soggetti privati.
INSERITO DA ANGELA CECERE Non c'è pace per il vaccino AstraZeneca. Dopo il decesso di un docente a Biella avvenuto nella notte tra venerdì e sabato - poche ore dopo aver ricevuto il farmaco - la regione Piemonte ha deciso di sospendere la somministrazione del lotto Abv5811 del vaccino di Oxford. Sandro Tognatti aveva 57 anni ed era residente a Cossato, nel Biellese. Insegnava clarinetto al Conservatorio Guido Cantelli di Novara. Si è sentito male nella notte e all'arrivo dei sanitari del 118 era già morto. Per stabilire se ci sia un nesso tra la vaccinazione e il decesso è stata disposta l'autopsia. A Bologna invece la procura ha aperto un'inchiesta in seguito al decesso di un altro insegnante, Giuseppe Morabito, morto dieci giorni dopo la somministrazione di AstraZeneca. «Non c'è nessun allarmismo e nessun indagato al momento», ha dichiarato al Resto del Carlino il procuratore capo Giuseppe Amato. Vaccino, la Ue: «Ci sarà per tutti, Pfizer produce più del previsto» Sono due nuovi casi che succedono a quanto avvenuto in Sicilia e in Campania nei giorni scorsi. Fonti del ministero della Salute fanno sapere che «le uniche autorità che possono prendere decisioni sulla sicurezza dei vaccini sono Aifa ed Ema e c'è piena fiducia sulla loro sorveglianza». Proprio l'Aifa - per voce del presidente Giorgio Palù - ha dichiarato che «non c'è nessuna relazione diretta e nessun rischio per il vaccino AstraZeneca, se non una relazione temporale tra la vaccinazione e l'evento nefasto, ma non un nesso causale». Da parte sua AstraZeneca fa sapere che finora su 17 milioni di vaccinati tra Europa e Regno Unito «ci sono stati 15 eventi di trombosi venosa profonda e 22 eventi di embolia polmonare», numero «simile a quello degli altri vaccini Covid-19».
INSERITO DA ANGELA CECERE Un attacco ischemico acuto ha portato alla morte improvvisamente Anna Fenzi dai suoi due figli adolescenti, Michele e Giorgia, dal compagno Massimo e dalle centinaia di persone della città che la conoscevano e le volevano bene. Aveva solo 48 anni, viveva a Rovigo con i suoi ragazzi e lavorava in un centro estetico. La notizia è volata di bocca in bocca in pochissimo tempo dalla serata di venerdì, raggiungendo come una doccia gelida i tantissimi che la conoscevano. La notizia è riportata da Il Gazzettino. MAL DI TESTA Alla fine della scorsa settimana aveva accusato un fortissimo mal di testa. Da lì la situazione è rapidamente peggiorata, fino a portare alla morte. Una città intera è sotto choc. Colpita una ischemia che, purtroppo, non le ha lasciato scampo. Tutti coloro che la conoscevano la descrivevano come una persona stupenda, solare e generosa, rara. Da qualche giorno pare lamentasse un malessere, forse i sintomi della ischemia che, nella serata di venerdì, se la è portata via.
A CURA DI MORENA MOTTA I più antichi esempi di architettura egizia di cui ci siano pervenuti resti sono le màstabe, tombe monumentali costruite a partire dal periodo arcaico o delle prime due dinastie faraoniche, nel cosiddetto Periodo Tinita (2853-2657 ca. a.C.) e in uso anche durante l'Antico Regno.
Il nome "mastaba" è un termine arabo che significa "panca" o "banco" e indica appunto una panca, un sedile tipico che ancora oggi è molto usato in Egitto. E' stato scelto per via della somiglianza tra la mastaba-monumento sepolcrale e la mastaba-panchina. Le prime mastabe del periodo Tinita furono edificate inizialmente in mattoni crudi, e successivamente in pietra calcarea. Venivano usate per la sepoltura dei faraoni e dei loro familiari.
A partire dall'Antico Regno i faraoni preferiranno destinare le proprie spoglie e quelle dei familiari alle piramidi, ancora più grandiose. Le mastabe verranno quindi destinate ai dignitari di corte, come i nobili, gli scribi, i sacerdoti e i visìr (primi ministri, che avevano il compito di gestire, per conto del faraone, tutti gli affari ordinari del regno).
Solitamente di pianta rettangolare, le mastabe hanno la forma di un massiccio tronco di piramide. Sono dotate di spesse mura perimetrali a scarpa, ossia inclinate verso l'esterno, e coperte da un tetto piano. Ciò che maggiormente colpisce in queste costruzioni funerarie è la loro grandiosità. Tutta l'architettura egizia, comunque è di tipo monumentale infonde un senso di ammirazione e smarrimento insieme.
La màstaba è una costruzione piuttosto semplice, si compone di due parti: la zona inferiore con il sepolcro e la zona superiore con la cappella.
La zona sotterranea o inferiore è costituita da un sepolcreto, scavato in fondo a un pozzo a volte assai profondo (oltre venti metri) e articolato in più livelli. Il sepolcreto poteva essere articolato in più sale, ed era consacrato ad ospitare il sarcofago del defunto, il corredo e tutti gli oggetti ritenuti indispensabili alla vita ultraterrena. Gli Egizi credenvano infatti che la vita proseguisse oltre la morte solo se il corpo si fosse conservato; da qui la necessità di mummificare i cadaveri e mettere accanto a loro cibi, utensili e arredi che avrebbero reso più facile la vita nell'aldilà. Tutto questo non riguardava però solo i faraoni ma tutta la popolazione. Anche nelle tombe più umili sono stati ritrovati elementi di corredo funerario, come ad esempio dei tavoli costruiti con i mattoni dove i familiari potevano lasciare le offerte per il defunto.
La cappella, costruita in superficie, era destinata a chiudere per l'eternità il pozzo di accesso alla zona inferiore e indicarne la presenza in modo monumentale. La cappella della màstaba è spesso dotata di molti vani, anche ampi con stanze e celle per le preghiere, i riti, e le offerte dei parenti allo spirito del defunto detto Ka e inteso come essenza vitale. Esternamente le cappelle delle mastabe potevano esssere decorate con colori vivaci.
Uno degli elementi caratteristici della mastaba è la facciata, di solito addossata ad una parete che presenta l'ingresso, spesso preceduto da un breve portico con colonne. All'interno le stanze ospitavano i riti dedicati ai defunti ed decorate con pitture e rilievi che rappresentavano scene sacre accompagnate da geroglifici con preghiere.
Per prendersi cura del defunto e assicurare la sua vita nell'aldilà, i familiari portavano le loro offerte e le vivande necessarie alla sopravvivenza del ka su una stuoia o una lastra davanti ad una falsa-porta, posta su una parete della mastaba. La falsa-porta è una lastra di pietra rientrante con il nome e i titoli del defunto, che riproduceva con stipiti, colonne e architrave, la forma di una porta. E' il simbolo del passaggio tra il mondo dei vivi e quello dei morti, secondo l'antica religione egizia, consente all'anima immortale, il kà del defunto di passare dalla sua dimora ultrareterrena al mondo dei vivi e viceversa. La falsa-porta è spesso ornata di dipinti, rilievi e statue e presenta incisi i geroglifici che indicano "le cose buone", cioè cibi, bevande e oggetti che erano ritenuti necessari per la vita nell'aldilà e si trova in una posizione che indica il sepolcro posto sottoterra.
INSERITO DA ANGELA CECERE Un ciclista di 67 anni è morto in un incidente stradale, causato da un vuoto d'aria dopo un sorpasso. Accade nel Casertano, dove l'uomo - che viveva a San Tammaro - in sella alla sua mountain bike stava percorrendo, in discesa, la strada provinciale che collega Caserta con Caiazzo, in località Gradilli. Secondo una prima ricostruzione fornita dai carabinieri, il 67enne sarebbe stato sorpassato da un camion: lo spostamento d'aria violento ha come risucchiato il ciclista che - perso il controllo della bicicletta - ha sbandato sulla carreggiata. L'incidente È stato in quel momento che si è verificato l'incidente: l'uomo è stato infatti investito da una macchina che procedeva nello stesso senso di marcia. Alla guida c'era un residente, che si è fermato e ha chiamato subito aiuto. Il 67enne, dopo l'impatto sull'asfalto, è apparso subito in gravissime condizioni: è morto poco dopo mentre veniva trasportato in ospedale. Dagli elementi raccolti, sembra che lo scontro tra auto e bici fosse difficilmente evitabile dal conducente, ma l'uomo alla guida è comunque indagato.
INSERITO DA ANGELA CECERE Stava facendo un'escursione insieme al compagno, quando è inciampata ed è precipitata in un burrone. È morta così, oggi pomeriggio, Elisa Enrile, 31enne genovese e anestesista specializzanda al San Martino.La tragedia è avvenuta su un sentiero del monte Zatta, sulle alture di Mezzanego (Genova). Elisa Enrile è morta dopo una caduta di diversi metri ed il compagno, che era con lei, ha tentato di raggiungerla per soccorrerla, ferendosi. A quel punto l'uomo, il 44enne D. S., ha dato l'allarme e sul posto sono arrivati i soccorritori, ma per Elisa non c'era più nulla da fare. Il compagno, ferito e sotto choc per l'accaduto, è stato portato in ospedale: le sue condizioni di salute comunque non sono gravi.
A CURA DI MORENA MOTTA Alta sopra la città, su una lunga, esile colonna, sporgeva la statua del Principe Felice. Era tutto dorato di sottili foglie d'oro fino, i suoi occhi erano due lucenti zaffiri, e un grande rubino rosso luccicava sull'elsa della sua spada. Tutti lo ammiravano. "È bello come una bandierina mossa dal vento," osservò un giorno uno degli assessori di città che ambiva farsi una reputazione d'uomo di gusto "però è meno utile", si affrettò a soggiungere, per timore che la gente lo giudicasse privo di senso pratico, il che non era affatto vero.
"Perché non sai comportarti come il Principe Felice?" chiese una madre piena di buon senso al suo bambino che piangeva perché voleva la luna. "Il Principe Felice non si sogna mai di piangere per nulla". "Sono contento che a questo mondo ci sia qualcuno veramente felice", borbottò un uomo disilluso ammirando la splendida statua. "Assomiglia un angelo", dissero i Trovatelli uscendo dalla cattedrale nei loro lucenti mantelli scarlatti e nei loro lindi grembiulini candidi. "Come fate a dire questo?" osservò il professore di matematica, "se non ne avete mai veduti!". "Oh, sì, che ne abbiamo visti, nei nostri sogni!" risposero i bambini, e il professore di matematica aggrottò la fronte e fece la faccia scura, perché non trovava giusto che i bambini sognassero.
Una sera volò sulla città un Rondinotto. I suoi amici se n'erano andati in Egitto sei settimane innanzi, ma egli era rimasto indietro perché si era innamorato di una bellissima Canna. L'aveva conosciuta al principio di primavera mentre volava giù per il fiume in caccia di una grossa falena gialla, ed era stato talmente attratto dalla sua vita sottile che si era fermato a parlarle. "Vuoi che m'innamori di te?" le aveva chiesto il Rondinotto, cui piaceva venir subito al sodo, e la Canna gli aveva fatto un profondo inchino. Così egli le volò più volte intorno, sfiorando l'acqua con le ali, e increspandola di cerchi argentei. Questa fu la sua corte, e durò tutta l'estate. "È un attaccamento ridicolo", garrivano le altre Rondini, "È senza un soldo, ma in compenso ha un sacco di parenti", e a dire il vero il fiume era zeppo di Canne. Poi, non appena venne l'autunno, le Rondini volarono via tutte. Quando se ne furono andate il Rondinotto si sentì solo, e incominciò a stancarsi della sua bella. ' Non sa conversare, ' si disse ' e temo sia una civetta poiché seguita a frascheggiare col vento '. E infatti, ogni volta che il vento spirava, la Canna si piegava con inchini graziosissimi. "Riconosco che è casalinga," proseguì il Rondinotto "ma a me piace viaggiare e di conseguenza anche a mia moglie dovrebbero piacere i viaggi". "Vuoi venir via con me?" le chiese infine, ma la Canna scosse la testa, era troppo affezionata alla sua casa. "Tu mi hai preso in giro!" gridò il Rondinotto. "Me ne vado alle Piramidi. Addio!" e volò via.
Volò tutto il giorno, e a sera giunse alla città. ' Dove alloggerò? ' si disse. ' Spero mi abbiano preparato dei festeggiamenti. ' Ma poi notò la statua sull'alta colonna. "Andrò ad abitare lì", esclamò. "La posizione è bellissima, e ci si deve respirare dell'ottima aria fresca". Così si posò proprio tra i piedi del Principe Felice. "Ho una camera da letto tutta d'oro", mormorò sottovoce tra sé e sé, guardandosi attorno e preparandosi per la notte, ma giusto mentre stava mettendo la testa sotto l'ala gli cadde addosso una grossa goccia d'acqua. "Che cosa strana!" esclamò. "In cielo non c'è neanche la più piccola nuvola, le stelle sono chiare e luminose, eppure piove. Il clima del Nord Europa è semplicemente spaventoso. Alla Canna la pioggia piaceva, ma questo era dovuto unicamente al suo egoismo". In quella cadde un'altra goccia. "A che serve una statua se non riesce a riparare dalla pioggia?" brontolò; "bisogna che mi cerchi un buon comignolo", e fece per volarsene via. Ma proprio mentre stava per aprire le ali una terza goccia cadde, ed egli allora alzò gli occhi e vide... ah, che cosa vide? Gli occhi del Principe Felice erano gonfi di lagrime, e lagrime rigavano le sue guance dorate. Il suo viso era così bello sotto la luce della luna che il piccolo Rondinotto si sentì invadere da una profonda pietà. "Chi sei?" chiese. "Sono il Principe Felice". "Perché piangi, allora? Mi hai inzuppato tutto". "Quando ero vivo e avevo un cuore umano," rispose la statua "non sapevo che cosa fossero le lagrime, perché abitavo nel Palazzo di Sans-Souci, dove al dolore non è permesso di entrare. Durante il giorno giocavo coi miei compagni nel giardino, e la sera guidavo le danze nella Grande Sala. Intorno al giardino correva un muro altissimo, ma mai io mi curai di sapere che cosa si stendesse al di là di esso, ogni cosa intorno a me era così bella! I miei cortigiani mi chiamavano il Principe Felice, e se il piacere è felicità, io ero veramente felice. Così vissi, e così morii. E ora che sono morto mi hanno messo qui tanto in alto che adesso vedo tutta la bruttezza e tutta la miseria della mia città, e sebbene il mio cuore sia di piombo altro non mi resta che piangere". "Come mai? Non è d'oro massiccio?" si chiese mentalmente il Rondinotto, perché era troppo educato per rivolgere ad alta voce domande di carattere personale. "Lontano lontano," proseguì la statua con la sua dolce voce musicale "lontano in una stradina c'è una povera casa. Una finestra di questa casa è aperta e attraverso vi vedo una donna seduta a un tavolo. Ha il viso magro e sciupato, e le sue mani sono rosse e ruvide e tutte bucherellate dall'ago, poiché fa la cucitrice. Sta ricamando passiflore su un abito di raso che la più bella tra le damigelle d'onore della Regina indosserà al prossimo ballo di Corte. A letto, in un angolo della stanza, il suo bambino giace ammalato. Ha la febbre e vorrebbe mangiare delle arance, ma sua madre non ha nulla da dargli, fuorché acqua di fiume, perciò il bambino piange. Rondinotto, piccolo Rondinotto, non gli porteresti il rubino che luccica sull'elsa della mia spada? I miei piedi sono attaccati a questo piedistallo e io non mi posso muovere". "Sono aspettato in Egitto", rispose il Rondinotto. "I miei amici in questo momento volano sul Nilo, e discorrono con i grandi fiori di loto. Tra poco andranno a dormire nella tomba del gran Re, dove il Re stesso riposa nel suo sarcofago dipinto. È avvolto in gialli lini e imbalsamato con aromi. Ha il collo adorno di una collana di giada verde pallida, e le sue mani assomigliano a foglie avvizzite". "Rondinotto, Rondinotto, piccolo Rondinotto," disse il Principe "non vuoi restare con me per una notte soltanto, ed essere il mio messaggero? Il bambino ha tanta sete, e la madre è così triste!" "Non credo che mi piacciano i bambini", replicò il Rondinotto. "L'estate scorsa, quando stavo sul fiume, c'erano due ragazzi maleducati, i due figliuoli del mugnaio, che mi tiravano sempre sassi. Naturalmente non mi hanno mai preso, si capisce: noi rondini voliamo troppo bene per lasciarci colpire, e del resto io vengo da una famiglia famosa per la sua agilità; comunque però era una grave mancanza di rispetto". Ma il Principe Felice aveva un viso così doloroso che il Rondinotto ne provò pena. "Qui fa molto freddo," disse "ma per farti piacere resterò ancora una notte e sarò tuo messaggero". "Grazie, piccolo Rondinotto", disse il Principe.
Così il Rondinotto colse il grande rubino che ornava la spada del Principe e volò sopra i tetti della città, tenendo stretto il gioiello nel becco appuntito. Passò accanto alla torre della cattedrale, su cui erano scolpiti i grandi angeli di marmo. Passò accanto al palazzo e udì un suono di danze. Una fanciulla bellissima si affacciò al balcone col suo innamorato. "Guarda che stelle meravigliose," egli le disse, "e come è meraviglioso il potere dell'amore!". "Spero che il mio vestito sarà pronto per quando ci sarà il ballo di Stato", rispose la fanciulla. "Ho ordinato che sia ricamato a passiflore, ma le cucitrici sono talmente pigre!".
Passò sopra il fiume, e vide le lanterne appese agli alberi delle navi. Passò sul Ghetto, e vide i vecchi Ebrei che contrattavano tra di loro, e pesavano il danaro su bilance di rame. E finalmente giunse alla povera casa e vi guardò dentro. Il bambino si agitava febbrilmente sul letto, mentre la madre si era addormentata: era tanto stanca! Saltellò nella stanza e posò il grosso rubino sul tavolo, accanto al ditale della donna. Poi volò piano attorno al letto, e accarezzò con le sue ali la fronte del piccolo, facendogli vento dolcemente. "Come mi sento fresco!" disse il bambino. "Forse incomincio a star meglio", e si addormentò di un sonno tranquillo. Allora il Rondinotto rivolò dal Principe Felice e gli raccontò quello che aveva fatto. "Strano," osservò "ma benché faccia un freddo cane adesso ho caldo". "Perché hai compiuta una buona azione", gli disse il Principe: il piccolo Rondinotto incominciò a pensare, ma subito si addormentò: il pensare gli metteva sempre addosso un gran sonno.
Quando il giorno spuntò, volò giù al fiume e prese un bagno. "Che fenomeno straordinario!" esclamò il Professore di Ornitologia che passava in quel momento sul ponte. "Una Rondine d'inverno!" E mandò al giornale locale una lunga lettera in proposito. Tutti la citarono: era costellata di un sacco di vocaboli che nessuno capiva.
"Questa sera parto per l'Egitto", disse il Rondinotto, e questa previsione lo mise di ottimo umore. Visitò tutti i monumenti pubblici, e rimase a lungo seduto in cima al campanile della chiesa. Dovunque andava i Passeri cinguettavano e pispigliavano tra di loro: "Che forestiero distinto!", cosicché il Rondinotto si divertì un mondo. Quando la luna sorse rivolò dal Principe Felice. "Hai qualche commissione da darmi per l'Egitto?" disse. "Sono di partenza". "Rondinotto, Rondinotto, piccolo Rondinotto," disse il Principe "non vuoi restare con me ancora una notte?" "In Egitto mi aspettano", rispose il Rondinotto. "Domani i miei amici voleranno fino alla Seconda Cateratta. Laggiù tra i giunchi, se ne sta accovacciato l'ippopotamo, e su un grande trono di granito siede il Dio Memnone. Tutta la notte egli contempla le stelle, e quando risplende la stella del mattino proferisce un unico grido di gioia, e poi tace. A mezzogiorno i leoni fulvi scendono a bere all'orlo dell'acqua. Hanno occhi simili a verdi berilli, e il loro ruggito è più forte del ruggito della cateratta". "Rondinotto, Rondinotto, piccolo Rondinotto," disse il Principe "lontano lontano, dall'altra parte della città, vedo un giovane in una soffitta, appoggiato a una scrivania ingombra di carte, e in un boccale accanto a lui c'è un mazzolino di viole appassite. Ha i capelli bruni e crespi, le sue labbra sono rosse come una melagrana, e i suoi occhi sono grandi e sognanti. Sta sforzandosi di terminare una commedia per il Direttore del Teatro, ma ha troppo freddo per poter seguitare a scrivere. Non c'è fuoco nel suo camino, e la fame lo ha fatto svenire". "Va bene, aspetterò presso di te un'altra notte", disse il Rondinotto, che aveva proprio un cuore d'oro. "Devo portargli un altro rubino?" "Ahimè, non ho più rubini, ormai," disse il Principe, "tutto ciò che mi è rimasto sono i miei occhi, ma sono fatti di zaffiri rari, e furono portati dall'India più di mille anni fa. Strappane uno e portaglielo. Lo venderà al gioielliere, e si comprerà legna da ardere, e finirà la sua commedia". "Caro Principe," disse il Rondinotto "io non posso fare questo", e incominciò a piangere.
"Rondinotto, Rondinotto, piccolo Rondinotto," disse il Principe "ubbidiscimi".
Così il Rondinotto strappò l'occhio del Principe e volò fino alla soffitta dello studente. Era facile entrarvi, perché nel tetto c'era un buco. Il Rondinotto vi sfrecciò attraverso, e penetrò nella stanza. Il giovane aveva il capo affondato tra le mani, perciò non avvertì il frullio d'ali dell'uccello, e quando alzò gli occhi vide il bellissimo zaffiro adagiato in mezzo alle viole appassite. "Incominciano ad apprezzarmi!" gridò; "certo me lo manda qualche grande ammiratore. Adesso potrò finalmente terminare la mia commedia!". Ed era tutto felice.
Il giorno dopo il Rondinotto volò giù al porto. Si posò sull'albero di una grossa nave e stette a osservare i marinai che a forza di funi alavano su dalla stiva pesanti casse. "Issa-oh!" si gridavan l'un l'altro a mano a mano che le casse salivano. "Io vado in Egitto!" garrì il Rondinotto, ma nessuno gli badò, e quando spuntò la luna volò ancora una volta dal Principe Felice. "Sono venuto a salutarti", gli disse. "Rondinotto, Rondinotto, piccolo Rondinotto," disse il Principe "non vuoi rimanere con me ancora per questa notte?" "È inverno ormai," rispose il Rondinotto "e fra poco arriverà la fredda neve. In Egitto il sole è caldo sulle verdi palme, e i coccodrilli riposano nel fango e si guardano attorno con occhi pigri. I miei compagni stanno costruendo un nido nel Tempio di Baalbec, e le colombe rosee e bianche li guardano, e tubano tra loro. Caro Principe, debbo lasciarti, ma non ti dimenticherò mai, e la prossima primavera ti porterò due gemme bellissime, al posto di quelle che tu hai regalate. Il rubino sarà più rosso di una rosa rossa, e lo zaffiro sarà azzurro come il vasto mare". "Nella piazza qua sotto," disse il Principe Felice, "ci sta una piccola fiammiferaia. I fiammiferi le sono caduti nella cunetta del marciapiedi, e si sono tutti bagnati. Suo padre la picchierà se non porterà a casa un pò di danaro, e perciò la piccola piange. Non ha né calze né scarpe, e la sua testolina è nuda. Strappa l'altro mio occhio e portaglielo, così suo padre non la batterà". "Resterò con te ancora per questa notte," disse il Rondinotto "ma non posso strapparti l'altro occhio. Rimarresti completamente cieco". "Rondinotto, Rondinotto, piccolo Rondinotto," disse il Principe "fà come ti dico". Così il Rondinotto strappò l'altro occhio del Principe e sfrecciò giù nella piazza. Passò roteando accanto alla piccola fiammiferaia e le fece scivolare il gioiello nel palmo della mano. "Che bel pezzettino di vetro!" esclamò la bambina, e corse a casa ridendo. Poi il Rondinotto ritornò dal Principe. "Adesso sei cieco," disse "perciò io resterò con te per sempre". "No, piccolo Rondinotto," mormorò il povero Principe "tu devi andare in Egitto". "Resterò con te per sempre", ripeté il Rondinotto, e dormì ai piedi del Principe.
Poi tutto il giorno seguente se ne stette appollaiato sulla spalla del Principe, e gli raccontò quello che aveva veduto in paesi lontani. Gli parlò dei rossi ibis, che sostano in lunghe file sulle rive del Nilo e col becco acchiappano pesciolini dorati; gli parlò della Sfinge, che è vecchia quanto il mondo, e vive nel deserto, e conosce ogni cosa; gli parlò dei mercanti che viaggiano piano al fianco dei loro cammelli e recano tra le mani rosari d'ambra; gli parlò del Re della Montagna della Luna, che è nero come l'ebano, e adora un enorme cristallo; gli parlò del grande serpente verde che dorme in un palmizio ed è nutrito da venti sacerdoti con focacce di miele; gli parlò infine dei pigmei che veleggiano su un grande lago sopra larghe foglie piatte e sono sempre in guerra con le farfalle. "Caro Rondinotto," disse il Principe "tu mi parli di cose meravigliose, ma più meraviglioso di qualsiasi cosa è il dolore degli uomini e delle donne. Non vi è Mistero più grande della Miseria. Vola sulla mia città, piccolo Rondinotto, e raccontami quello che vedi".
Così il Rondinotto volò sopra la grande città, e vide i ricchi gozzovigliare nelle loro splendide dimore, mentre i poveri sedevano fuori, ai cancelli. Volò in bui vicoli, e vide i visi bianchi dei bambini affamati che fissavano con occhi assenti le strade oscure. Sotto l'arcata di un ponte due ragazzini si stringevano l'uno all'altro cercando di riscaldarsi a vicenda. "Che fame, abbiamo!" dicevano. "Non potete dormire laggiù", gridò la guardia, e i due bambini si allontanarono sotto la pioggia. Allora il Rondinotto tornò indietro e raccontò al Principe quello che aveva veduto. "Sono tutto ricoperto d'oro fino," disse il Principe "tu devi togliermelo di dosso, foglia per foglia, e darlo ai miei poveri: i vivi credono che l'oro possa renderli felici". Il Rondinotto piluccò via foglia dopo foglia del fine oro, finché il Principe Felice divenne tutto opaco e grigio. Foglia per foglia del fine oro egli portò ai poveri, e le facce dei bambini si fecero più rosate, ed essi risero e giocarono giochi infantili nelle strade. "Abbiamo pane, adesso!" gridavano.
Poi venne la neve, e dopo la neve venne il gelo. Le strade sembravano pavimentate d'argento, tanto erano lucide e scintillanti; lunghi ghiaccioli, simili a lame di cristallo, pendevano dalle gronde delle case; tutti giravano impellicciati e i ragazzini indossavano cappucci scarlatti e pattinavano sul ghiaccio. Il povero piccolo Rondinotto aveva sempre più freddo, ma non voleva lasciare il Principe; gli voleva troppo bene. Raccoglieva briciole fuor dell'uscio del fornaio quando questi aveva la schiena voltata, e cercava di scaldarsi battendo le ali. Ma alla fine capì che era prossimo a morire. Ebbe giusto la forza di volare un'ultima volta sulla spalla del Principe. "Addio, caro Principe," mormorò "mi permetti che ti baci la mano?". "Sono contento che tu vada in Egitto, finalmente, piccolo Rondinotto," disse il Principe "sei rimasto qui anche troppo tempo, ma tu devi baciarmi sulle labbra, perché io ti amo". "Non è in Egitto che io vado," disse il Rondinotto "vado alla Casa della Morte. La Morte non è forse la sorella del Sonno?". E baciò il Principe Felice sulle labbra, e cadde morto ai suoi piedi. In quel momento si udì nell'interno della statua uno strano crac, come se qualcosa si fosse rotto. Il fatto è che il cuore di piombo si era spaccato netto in due. Certo faceva un freddo cane.
Il mattino seguente per tempo il Sindaco andò a passeggiare nella piazza sottostante in compagnia degli Assessori. Nel passare dinanzi alla colonna alzò gli occhi verso la statua: "Dio mio! Com'è conciato il Principe Felice!", esclamò. "Davvero! Com'è conciato!" esclamarono gli Assessori che ripetevano sempre quel che diceva il Sindaco, e andarono tutti su per vedere meglio. "Gli è caduto il rubino dall'elsa della spada, gli occhi non ci sono più, e la doratura è scomparsa," disse il Sindaco "insomma, sembra poco meno che un accattone!". "Poco meno che un accattone", ripeterono in coro gli Assessori civici. "E qui, ai piedi della statua, c'è persino un uccello morto!" proseguì il Sindaco. "Dobbiamo assolutamente emanare un'ordinanza che agli uccelli non sia permesso di morire qui!". E lo Scrivano Pubblico prese appunti per la stesura del decreto. Così tirarono giù la statua del Principe Felice. "Dal momento che non è più bello non è nemmeno più utile" osservò il Professore di Belle Arti dell'Università. Quindi fusero la statua in una fornace e il Sindaco indisse un'adunanza della Corporazione per decidere quel che si doveva fare del metallo. "Dobbiamo costruire un'altra statua," disse "e sarà la mia statua". "La mia", ripeté ciascuno degli Assessori, e litigarono. L'ultima volta che ebbi loro notizie stavano ancora litigando. "Che cosa curiosa!" disse il sorvegliante degli operai della fonderia. "Questo rotto cuore di piombo non vuole fondersi nella fornace. Bisogna che lo gettiamo via". E 1o gettarono infatti su un mucchio di spazzatura dove avevano buttato anche il Rondinotto morto.
"Portami le due cose più preziose che trovi nella città", disse Dio a uno dei Suoi Angeli; e l'Angelo Gli portò il cuore di piombo e l'uccello morto. "Hai scelto bene," gli disse Dio "poiché nel mio giardino del Paradiso questo uccellino canterà in eterno, e nella mia città d'oro il Principe Felice mi loderà".
A CURA DI ANGELA CECERE Lunedì, 15 Marzo 2021
S. LONGINO , S. LUISA
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Settimana n. 11
Giorni dall'inizio dell'anno: 74/291
A Roma il sole sorge alle 06:21 e tramonta alle 18:16 (ora solare)
A Milano il sole sorge alle 06:34 e tramonta alle 18:29 (ora solare)
Luna: 7.35 (lev.) 20.21 (tram.)
Proverbio del giorno:
Di marzo, chi non ha scarpe vada scalzo, e chi le ha, le porti un altro po' più in là.
Aforisma del giorno:
La sorte delle anime elette è il patire; è la sofferenza sopportata cristianamente condizione a cui Dio, autore di ogni grazia e di ogni dono conducente a salute, ha stabilito di darci la gloria. (S. Pio da Pietrelcina)