INSERITO DA MICHELE PAPPACODA È mancato il nostro direttore responsabile Franco Bomprezzi ed è una grandissima perdita per il giornalismo e per il mondo di tutte le disabilità. Ne pubblichiamo uno dei suoi ultimi scritti, “Liberi di volare”, che lo “racconta” nel miglior modo possibile
Trent’anni di amicizia e più di venti a collaborare, confrontarsi, discutere, rendono quasi impossibile, a chi scrive, usare troppe parole per ricordareFranco Bomprezzi, direttore responsabile di questa testata, mancato poche ore fa.
Cercando per un istante di uscire dal personale, è un colpo davvero duro, una grandissima perdita per il giornalismo “vero” e per il mondo di tutte le disabilità.
Qui di seguito diamo spazio a uno degli ultimi testi pubblicati da Franco nel suo blogFrancaMente del settimanale «Vita», intitolato semplicemente Liberi di volare e scritto in queste settimane di malattia. È un testo che più di mille parole “racconta Franco” nel migliore dei modi possibile.
Grazie, Franco, è stato bello lavorare e ridere assieme. Mi manchi già moltissimo. (Stefano Borgato)
«Sì, c’è anche il numero del letto: 15. Un piccolo progresso dal letto 14 dell’Unità Spinale di Niguarda di Milano, da dove scrissi qualche anno fa piccole cronache di degenza e di umanità. Questa volta mi trovo al Centro Clinico NEMO, sempre al Niguarda. Ho scelto di ricoverarmi qui per capire bene che cosa stesse succedendo al mio organismo, che non sta funzionando a dovere, e non solo per le conseguenze di un’embolia polmonare. Avevo ragione, c’era altro, problemi per così dire di funzionamento nientemeno che del pancreas e del fegato. Lo hanno capito in poche ore di day-hospital e quindi non mi hanno lasciato andare a casa, ma sono stato accolto subito in questo reparto luminoso, caldo, dai colori pastello della speranza e della serenità: i colori del pesciolino Nemo. Perché qui c’è una rete che spinge verso l’alto, con affiatamento e competenze elevatissime.
Dicevo del numero del letto. In realtà la camera nella quale mi trovo ha un nome: Liberi di volare, e dentro è piena di fumetti che rappresentano aerei in volo, e persino sul pavimento sono tracciati aeroplanini color arancio.
È un centro specializzato nato dall’incrocio di tante volontà e di personaggi tenaci: Alberto Fontana, Mario Melazzini, Renato Pocaterra, come dire UILDM e Telethon, AISLA, Famiglie SMA (atrofia muscolare spinale). Il tutto convergente nella Fondazione Serena, un modo concreto di coniugare ricerca e assistenza, e offrire un servizio di eccellenza a tante famiglie che non avevano fino a pochi anni fa un riferimento unico al quale rivolgersi con fiducia.
Ecco, è qui che sto combattendo una nuova battaglia per ritrovare salute e qualità della vita. Coccolato dalle OSS e dagli infermieri, curato con attenzione certosina dall’équipe medica, sento già i primi segni della riscossa. Ma sono anche giorni nei quali il pensiero è davvero libero di volare. Il pensiero di ciò che ho fatto sino ad ora, di ciò che vorrei continuare a fare a lungo, l’analisi serena dei progetti che mi spingono a guarire in fretta, perché c’è tanto da fare.
In un Paese nel quale sembra che nulla funzioni, ho trovato la conferma che non è vero, non c’è da disperarsi. Volevo per ora condividere con voi questa mia sensazione di serenità. Ne scriverò ancora.
Franco Bomprezzi».
FONTE SUPERANDO.IT