DI MICHELE PAPPACODA MASSA. Il contratto è chiavi in mano: tu - per spiegare - affidi la casa da rifare ad una ditta e quando ti viene riconsegnata è tutto perfetto. Dai pavimenti, al tetto, dalle porte al giardino.Bene quella casa - per tradurre la metafora - è l’impianto di Erre Erre, quello con cui questa provincia avrebbe dovuto chiudere il ciclo dei rifiuti: entra il residuo solido, esce il combustibile sottoforma di brichette. L’impianto - e intorno a questo ruota la tesi accusatoria - deve realizzarlo Delca spa che è anche socia, con il Cermec, di Erre Erre. Si impegna a costruirlo - eccoci al nocciolo - con un contratto chiavi in mano. Il contratto, stipulato nel gennaio 2008, senza che si sia svolta una gara pubblica, «non è mai stato registrato - spiega in aula il luogotenente che ha svolto le indagini - e non risulta firmato da Erre Erre nella parte riguardante penali e fatturazioni». Ma l’elemento determinante su cui insiste l’accusa è un altro, le chiavi in mano sono previste, ma Delca, in realtà, ha ben poco da fare: un allegato la dispensa dalla realizzazione di «opere murarie, impianto antincendio, fognature, cabina di trasformazione elettrica», nè è a suo carico - continua il luogotenente - la realizzazione del biofiltro per abbattere i fumi.In aula, infatti, il luogotenente, teste dell’accusa, ha ricordato anche un’intercettazione in cui Roberto Varia (presidente di Cermec ed Erre Erre) avrebbe proposto a Del Carlo (legale rappresentante di Delca) di scegliere una società con cui era già in rapporti Cermec in cambio di “una provvigione” da spartire. Dunque, un contratto sui generis - secondo la procura - a cui ne sarebbe seguito un altro con cui - spiega il luogotenente - «si incrementava il credito di Delca nei confronti di Erre Erre perché gli si affidava in via esclusiva e senza gara, lo smaltimento del rifiuto prodotto». Insomma, Delca deve fare l’impianto chiavi in mano - questa l’ipotesi accusatoria - ma è dispensata dal grosso delle opere, sceglie lei da chi farle fare, mettendo in secondo piano Erre Erre e si fa carico anche di gestire lo smaltimento. Nel mirino quindi, ci sono i contratti ed è proprio cercando di ricostruire la genesi di quegli atti che gli inquirenti si sarebbero ritrovati tra le mani verbali di consigli di amministrazione Cermec completamente bianchi. Alla sbarra, per lo scandalo rifiuti ci sono 16 persone con accuse che vanno dalla truffa alla corruzione, dal falso all’abuso in atti di ufficio. Ecco chi sono:Domenico Del Carlo, legale rappresentante di Delca; Ezio Ronchieri, ex consigliere provinciale Pdl, Marco Andreani, già presidente del consiglio comunale di Massa; Fabbio Vernazza, l'imprenditore che ha costruito parte dell'impianto; Valter Picchi, ex assessore all'Ambiente alla Provincia di Pisa; Roberto Vaira, presidente e poi direttore del Cermec; Luciano Bertoneri,presidente di Cermec dal 2005 al 2010 e di ErreErre dal 2007 al 2010; Luciano Tassoni, ingegnere del Ministero dell'Ambiente; Giampiero Squaglia, ex direttore di ErreErre; Piero Pregliasco, ingegnere carrarese, direttore dei lavori nella costruzione di ErreErre. Angelo Zucca, funzionario Arpat; Carlo Righini, dirigente Arpat; Renato Biagioni, funzionario Arpat; Michele Del Freo, ex assessore a Carrara ed ex membro del Cda di Cermec; Augusto Cardinotti,ex componente del Cda di ErreErre; Giovanni Menna, ex dirigente della Provincia.