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PRIMO PIANO ROVIGO RAGAZZINA AUSTRALIANA ACCUSA: "STUPRATA A 11 ANNI DURANTE LE VACANZE IN ITALIA"

5 Luglio 2013, 13:56pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 

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ROVIGO - Quattro ore. Tanto è durata, ieri mattina, in tribunale a Rovigo, la testimonianza della 18enne australiana che, quando aveva 11 anni, sarebbe stata, secondo l'accusa, costretta a subire atti sessuali da un imprenditore lendinarese, suo parente, nel corso di una visita della famiglia di lei in Italia. Era il 2004 e, durante quei giorni in Polesine, si sarebbero verificati, sempre stando al capo di imputazione che sarà compito proprio del processo verificare, sette episodi di palpeggiamenti e abusi nei confronti della bambina, che in una occasione sarebbe anche trascinata in cantina. Ieri, gran parte dell'udienza, di fronte ai giudici del collegio, era stata riservata all'audizione della parte offesa, appunto la giovane. Che già aveva fornito la propria ricostruzione dei fatti, sottoponendosi a una audizione da parte della polizia australiana, nel corso di una rogatoria internazionale, conclusa con l'invio in procura a Rovigo del filmato completo. Nonostante questo, ha deciso comunque di presentarsi all'esame, avvenuto rigorosamente a porte chiuse. Secondo la parte civile, rappresentata dall'avvocato Daria Pesce del foro di Milano, la deposizione della giovane è stata soddisfacente e coerente con l'impostazione accusatoria, mentre la difesa, affidata all'avvocato Marco Petternella del foro di Rovigo, che confida di dimostrare l'infondatezza delle accuse, ha posto l'accento su alcuni momenti in cui la ragazza non avrebbe ricordato perfettamente i fatti. Sempre nel corso dell'udienza di ieri - con l'accusa affidata al pubblico ministero Sabrina Duò - sono stati ascoltati anche la mamma e lo zio della mamma, che avevano pure loro preso parte alla visita in Italia. Ha deposto anche il padre che, pur rimasto in Australia, ha spiegato che, al ritorno della figlia, l'ha trovata ombrosa e triste. L'udienza è stata quindi aggiornata al prossimo 10 ottobre, per sentire i testimoni rimanenti, e al 31 ottobre, quando si dovrebbe andare a sentenza.di Lorenzo Zoli

LEGGO.IT

05.07.2013.

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CIOCIARIA NEWS LA CORTE COSTITUZIONALE SALVA LE PROVINCE MA BOCCIA I TRIBUNALI

5 Luglio 2013, 13:45pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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La riforma sui tribunali ha retto l’impatto della Corte Costituzionale che salva solo il tribunale di Urbino. Erano 31 i tribunali e 220 le sezioni distaccate interessate. La Corte ha respinto tutti i ricorsi. La legge delega del 2011 salva le sedi di circondario e le sedi in capoluoghi di provincia. “La norma tutelata dalla legge” per il sindaco di Urbino. La Corte ha deciso secondo logica ma il sindaco di Sora non si vuole arrendere e cerca spiragli per salvare il “tribunalino” di Sora. Farà una riunione a breve, la prossima settimana, con gli avvocati interessati. Ma ricorda che fino al 13 settembre non ci sono problemi, “non succederà nulla” ma è contrario all’accorpamento con Cassino. La protesta, dice, è giusta ma non basta, ci vuole dell’altro. Ci vogliono le alternative valide. Anche per i tribunali se ne riparlerà dopo le ferie estive come per l’Imu, l’Iva, le province, ecc.

CIOCIARIA NOTIZIE

05.07.2013.

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CIOCIARIA NEWS TRASPARENZA, CHIAREZZA, COERENZA SULL'OSPEDALE DI SORA

5 Luglio 2013, 13:37pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 

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  Senza che ci sia stata una comunicazione almeno al Sindaco di Sora, che si è battuto con quanti hanno a cuore il destino dell’Ospedale SS. Trinità e ha più volte esposto il suo prestigio per recuperare situazioni compromesse, si è appresa la notizia che il Reparto di Oculistica perde uno dei suoi specialisti a vantaggio di Cassino. La notizia è ufficiosa, in quanto non siamo riusciti ad avere notizie o smentite da parte dell’ASL, ma crediamo sia vero visto il fermento rilevato tra gli operatori, che si trasmettevano la notizia. Spero che alla notizia segua la comunicazione che il posto in organico sia stato affidato ad una unità in sostituzione del sanitario trasferito, altrimenti dovremmo chiamare con nome e cognome il nuovo vulnus portato alla funzionalità dell’ospedale e alla credibilità dei soliti cantastorie d’accatto. Credo anche che vada riconvocata la Commissione Consiliare allargata per chiedere lumi al Manager attuale e richiedere una audizione a Via della Pisana per confrontarci con il Presidente Zingaretti, visto che il distretto non è rappresentato a livello di Consiglio Regionale, questo per nostra miopia politica pervicace. Di tutte le promesse elettorali non abbiamo più notizie chiare, via della Pisana doveva essere trasparente perché i cittadini percepissero la vicinanza delle istituzioni, ma forse i vetri necessitano di una pulitìna, speravamo poi nella coerenza, ma è un dono sempre più raro soprattutto per i politici. Sempre a proposito di coerenza i cittadini si aspettano che le persone, che in articoli laudativi raccontarono di sviluppi positivi dei problemi dell’Ospedale contenuti nelle dichiarazioni di un Ministro e in quelle di un senatore, si rivolgessero di nuovo alle” signorie loro” e chiedessero ragione di dichiarazioni che offendevano l’intelligenza dei cittadini. Stiamo sempre in attesa di risposte sul futuro di endoscopia, sull’adeguamento dell’organico del Pronto Soccorso, sull’urologia credo che sarebbe da aprire un capitolo nuovo, e qui mi fermo perché fa male vedere avvilite le potenzialità dell’Ospedale, ignorata la professionalità degli operatori, resa inadeguata la risposta ai pazienti. I servizi calano ma, in cambio, sembra che Zingaretti abbia parlato con il Ministro di aumento dei tickets o allineamento dell’addizionale IRPEF, a questo punto credo abbia ragione chi denuncia che tra tickets, percentuale sul 730 e detrazioni IRPEF, potremmo curarci alla grande aderendo a fondi Sanitari Liberi che non risentono dei costosi e rapaci apparati del SSN. Ancora una volta, come Portavoce del Comitato per la Difesa dell’Ospedale, auspico la compattezza fra cittadini e Amministratori locali e chiedo al Sindaco di Sora , che è sempre intervenuto con efficacia, e agli altri Sindaci di far sentire a livello politico il dissenso dei cittadini, la cui pazienza non è eterna, alle altre forze sociali raccomando un controllo capillare degli atti e dei fatti che interessano il Nosocomio e se difformi da quanto regolamentare eccepire con prontezza e se necessari con decisione.di Rodolfo Damiani

CIOCIARIA NOTIZIE

05.07.2013.

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TOSCANA NEWS LIVORNO Morta da un mese,autopsia:cause naturali

5 Luglio 2013, 12:23pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 

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Figlio resta indagato per occultamento cadavere e truffa a Stato - LIVORNO, - Nessuna traccia di lesioni violente e morte compatibile con patologie per cause naturali: i primi risultati dell'autopsia sul corpo della donna di 89 anni trovata morta in casa a Livorno confermerebbero quindi le ipotesi degli inquirenti. Il figlio di 57 anni che viveva con lei resta indagato per occultamento di cadavere e truffa ai danni dello stato, per aver riscosso la pensione della madre nonostante il decesso avvenuto probabilmente un mese fa.

ANSA

05.07.2013.

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TOSCANA NEWS FIRENZE Mps:ultima mail Rossi,'Aiuto. Mi uccido'

5 Luglio 2013, 12:08pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 

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Il Fatto, capo comunicazione scrisse a Viola e poi si suicido' FIRENZE, 5 "Stasera mi suicido, sul serio. Aiutatemi". E' l'ultima email di David Rossi, capo della comunicazione di Banca Monte dei Paschi, poco prima di suicidarsi gettandosi dalla finestra del suo ufficio la sera del 6 marzo. Quello ed altri successivi messaggi, il cui testo viene pubblicato oggi dal Fatto Quotidiano, erano destinati all'ad della banca Fabrizio Viola. Le email sono adesso al vaglio degli inquirenti che sulla morte di Rossi avevano subito aperto un'inchiesta.

ANSA

05.07.2013.

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SEZIONE SICILIA NEWS RAGUSA Nozze combinate per ottenere permessi soggiorno: chiesto processo per 33 indagati

5 Luglio 2013, 11:57am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 

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Nel mirino «matrimoni facili» tra cittadini italiani, residenti nel Ragusano, e clandestini dal Marocco RAGUSA - Avrebbero fatto parte di un'organizzazione di matrimoni combinati per ottenere i benefici di legge come il rinnovo del permesso di soggiorno e il superamento delle quote di ingresso in Italia per cittadini originari del Marocco. Con questa accusa il pm Alessia La Placa ha chiesto il rinvio a giudizio di 33 indagati, nell'ambito dell'operazione «Agenzia matrimoniale», condotta nel novembre 2011 ed arrivata in aula davanti al gup. L'operazione si era occupata di sgominare un'organizzazione criminale dedita ai «matrimoni facili» tra cittadini italiani, residenti nella provincia di Ragusa, e marocchini, per ottenere l'automatico rinnovo del permesso di soggiorno. LE ACCUSE - Nella maggior parte dei casi le nozze d'interesse sarebbero state celebrate tra cittadini italiani e stranieri, arrivati clandestinamente in Italia, al fine di evitarne l'espulsione con contestuale rimpatrio. Le accuse contestate sono favoreggiamento illegale dell'immigrazione clandestina e falsità ideologica.

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

05.07.2013.

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SEZIONE SICILIA NEWS PALERMO Schifani indagato per concorso in mafia, gip respinge richiesta archiviazione del pm

5 Luglio 2013, 11:49am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 

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Fissata per il 23 luglio un'udienza in cui saranno ascoltati accusa e difesa. L'indagine, già in passato archiviata, era stata riaperta nell'estate del 2010 PALERMO - Il gip da Palermo Piergiorgio Morosini non ha accolto la richiesta di archiviazione dell'indagine per concorso in associazione mafiosa a carico del capogruppo al Senato del Pdl Renato Schifani. Il giudice ha fissato per il 23 luglio un'udienza in cui ascolterà accusa e difesa e poi deciderà sull'archiviazione. L'indagine, già in passato archiviata, era stata riaperta nell'estate del 2010. Il fascicolo venne iscritto, per maggiore riservatezza, non col nome del presidente del Senato, ma con un nome di fantasia: Schioperatu. Nell'inchiesta, sono confluite le dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza. L'ex braccio destro dei boss di Brancaccio Giuseppe e Filippo Graviano ha riferito di visite che Schifani, all'epoca avvocato amministrativista, avrebbe fatto al suo cliente, l'imprenditore Pippo Cosenza. Negli stessi capannoni sarebbe stato presente anche Filippo Graviano, che allora non era latitante. «NECESSARI APPROFONDIMENTI»- Alle accuse di Spatuzza si sono aggiunte quelle dei collaboratori di giustizia Francesco Campanella e Stefano Lo Verso, entrambi vicini al clan mafioso dei Mandalà. Lo Verso, testimoniando in aula al processo per favoreggiamento aggravato al generale dei carabinieri Mario Mori, disse di avere saputo dal capomafia Nicola Mandalà che avevano «nelle mani Renato Schifani, Marcello Dell'Utri, Totò Cuffaro e Saverio Romano». Mentre Campanella, poi querelato per diffamazione da Schifani - il gip archiviò ma espresse dubbi sulla veridicità della accuse del pentito - parlò, tra l'altro, dei rapporti societari tra il presidente del Senato e Nino Mandalà, padre di Nicola, anche lui condannato per mafia. Elementi che il pm non ha ritenuto sufficienti per sostenere l'accusa in giudizio. Il gip Morosini, però, evidentemente ritiene necessari approfondimenti ulteriori: da qui la decisione di sentire le parti. L'udienza del 23 luglio potrebbe concludersi con l'archiviazione, con la disposizione di nuove indagini o con l'imposizione alla Procura di formulare l'imputazione a carico di Schifani.

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

05.07.2013.

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PUGLIA CALABRIA NEWS LECCE Gasdotto, Snam Rete Gas attende: «Prima la Tap, poi il collegamento»

5 Luglio 2013, 11:43am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Il percorso del tap

 

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Le condotte dovranno raccordare Melendugno a Mesagne Ma è necessario conosciuta l'ubicazione dell’impianto LECCE - La Snam aspetta. Aspetta di conoscere il progetto definitivo di Tap (Trans Adriatic Pipeline), l’esatto punto di approdo del gasdotto e la precisa ubicazione dell’impianto di depressurizzazione del gasdotto. Aspetta soprattutto, ma questo nessuno lo dice apertamente, di vedere quali sviluppi avrà l’ampio movimento di protesta che sta coinvolgendo tutti i comuni del basso Salento che confinano con Melendugno, la cui marina, all’altezza di Torre San’Andrea, sarà interessata dall’attraversamento sotterraneo della condotta del gas. E la Snam Rete Gas è un elemento fondamentale dell’accordo ufficializzato solo qualche giorno fa tra la multinazionale germanico-elvetico-norvegese e il Consorzio Shah Deniz dell’Azerbaigian, che ha scelto il progetto Tap per trasportare il proprio gas dal Mar Caspio all’Europa passando per la Grecia, l’Albania e, infine, la Puglia. Una volta approdato in Salento, infatti, il gasdotto Tap dovrà immettere il combustibile nella rete nazionale di Snam. La condotta ad alta capacità (capace cioè di reggere i 10 miliardi di metri cubi annui di gas in arrivo dall’Azerbaigian) ha, però, il suo punto di arrivo molto più a Nord di Melendugno, nel comune brindisino di Mesagne, sulla strada per Sandonaci. Una distanza che, in linea retta, è di circa 55 chilometri, molto più lunga se si considera che bisognerà scegliere il percorso migliore lungo il quale collocare la condotta. Per Snam Rete Gas parla l’ufficio stampa, dal quale fanno sapere che l’azienda ha, finora, «valutato soltanto un’ipotesi di fattibilità di massima», ma che non esiste, al momento, un progetto vero e proprio per l’allungamento della condotta fino al Sud Salento. «Certo — dicono i responsabili delle relazioni esterne di Snam — non ci faremo cogliere impreparati, ma abbiamo bisogno di conoscere tutti gli elementi del progetto di Tap». Il crono programma di Tap, superato lo scoglio della Via, la cui procedura partirà a settembre, prevede l’inizio dei lavori del gasdotto nel 2015 e la consegna alla rete italiana del primo gas nel 2019. Per quella data, la multinazionale dovrebbe essere messa nelle condizioni di allacciarsi alla rete nazionale di distribuzione del gas. Per quella data, la Snam dovrà, quindi, aver raggiunto il punto di approdo e depressurizzazione di Tap. Francesca Mandese

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

05.07.2013.

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PUGLIA CALABRIA NEWS BARI Sfruttamento e costi stracciati «I cinesi hanno ingoiato il distretto»

5 Luglio 2013, 11:35am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Un laboratorio cinese

 

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Tra Puglia e Basilicata lavorano a 0,18 euro al minuto. La Natuzzi paga 0,92 euro. La concorrenza è impossibile BARI — Sono tante, spesso invisibili, e utilizzano un sistema che alimenta la grande catena dell’illegalità finendo per essere l’unica soluzione anti crac. Le aziende contoterziste del salotto parlano sempre più la lingua cinese e continuano a inglobare opifici che un tempo erano l’orgoglio del distretto del salotto. I più informati parlano di una quarantina di unità produttive (ma molte sono collegate a catena tra di loro) presenti in tutto il distretto, ma concentrate soprattutto a Matera (zona Paip 1 e 2, La Martella), Modugno e Altamura (sulla strada statale 96). E da qualche tempo anche a Santeramo in Colle. Crescono e si moltiplicano. Il motivo? Basta parlare con i piccoli imprenditori che hanno chiuso l’attività soffocati dai debiti. Ecco il resoconto e le quotazioni del costo del lavoro. La Natuzzi di Santeramo (che ha comunicato la messa in mobilità di 1.720 dipendenti su 2.700 tra Puglia e Basilicata) ha un costo industriale — personale, costi di struttura — di 0,92 euro a minuto. Questo significa che mediamente una giornata di 8 ore costa all’azienda 441 euro. Prendendo in esame la produzione di un divano a tre posti sono necessari 150 minuti per terminare e portare in magazzino il sofà: 50 per il taglio, 50 per cucire, 50 per assemblare. Ciò significa che la quota parziale è 138 euro. Poi si devono aggiungere i costi di legno, imbottiture, pelli, imballaggio. Il tutto per un prezzo stimato almeno mille euro. L’ultimo passaggio è la spedizione e, in alcuni casi, la provvigione all’agente di vendita. Seguito dalla creazione dell’utile e dal pagamento delle tasse su tale valore. «Ma chi vive nel distretto e lavora nel mondo reale — spiega L. R., piccolo imprenditore di Santeramo la cui azienda è fallita per mancanza di liquidità — sa che il contolavoro cinesi ha dei prezzi insostenibili per qualsiasi realtà italiana che rispetti le regole. Il committente consegna le materie prime, imbottiture, fusti e pelli, e ritira il prodotto finito nelle migliori delle ipotesi a 0,18 euro a minuto e con la garanzia della qualità del prodotto. Sono entrato in questi stabilimenti e le condizioni igieniche e di sicurezza sono più che precarie. Lavorano donne in gravidanza e per le fabbriche si aggirano bimbi scalzi e che giocano con forbici taglienti». Sviluppando il calcolo dei costi significa che anziché pagare 138 euro per la manodopera il committente paga 27 euro. «Non bisogna cadere nell’errore di considerare solamente questa cifra — prosegue l’imprenditore «fallito» — perché chi entra nella spirale dell’illegalità è colui che non paga le tasse, che non smaltisce i tessuti e gli avanzi delle imbottiture. Ciò comporta che un divano finito può costare al committente anche 400 euro compreso di materie prime». In fondo basterebbero pochi accorgimenti per sconfiggere il fenomeno, tra cui aumentare i controlli. «Anche questo non è semplice — conclude — perché alla base c’è un’organizzazione quasi perfetta. Solo pochi cinesi escono dalle fabbriche e hanno sistemi di fuga per non farsi trovare quando ci sono le ispezioni. La loro cultura è di riconoscenza nei confronti di chi li ospita e solo dopo un po’ di tempo possono acquisire una propria autonomia. D’altronde le ditte cinesi sono registrate alla Camera di Commercio con un numero contenuto di dipendenti. Tutto viene pagato in contanti e dopo due anni l’azienda chiude i battenti per essere riaperta con un altra ragione sociale». Nei negozi della grande distribuzione i divani a tre posti sono in promozione a 500 euro. Soddisfa il consumatore, meno chi dovrà chiudere la propria attività. Vito Fatiguso

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

05.07.2013.

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MONDO NEWS COMUNICATO STAMPA www.mikivettica.net Francesca Beneduce eletta presidente della Commissione regionale per le Pari Opportunità

5 Luglio 2013, 11:22am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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RICEVIAMO E PUBLICHIAMO Gli auguri dell’on. Flora Beneduce Una laurea in scienze politiche, una passione civile coltivata negli anni, una provata esperienza nel settore dei Piani Sociali di Zona e una ferrea volontà di affermare le pari opportunità di genere. Questo il profilo umano e professionale di Francesca Beneduce, eletta oggi presidente della Commissione regionale per realizzazione dei diritti e delle pari opportunità fra uomo e donna. Bibliotecaria volontaria a Sant’Anastasia, si è fatta conoscere ed apprezzare non solo dagli uomini, ma anche dalle donne della sua città e, per due volte, ha ricevuto il mandato di presidente della commissione comunale per le Pari opportunità. Ora il suo impegno in ambito istituzionale si rivolge all’intera regione Campania. “Il mio nome è stato individuato tra quelli delle esperte – dice la neo presidente - . Non è un dato secondario: si intende puntare sul legame tra le istituzioni e le espressioni territoriali. La relazione con le cittadine e i cittadini è centrale per questa compagine. Il programma è ancora da concordare, ma l’obiettivo è quello di puntare sulla piena partecipazione delle donne alla vita politica e democratica, alla difesa dei diritti e alla consapevolezza della propria dignità”. Ma cos’è la Commissione? Si tratta di un organismo consultivo che si propone di contribuire alla effettiva attuazione dei principi di uguaglianza e di parità tra i cittadini. La Commissione svolgerà funzioni di sostegno, confronto, consultazione, progettazione e proposta nei confronti del Consiglio, della Giunta regionale e delle commissioni consiliari. Ne fanno parte venti donne nominate dal Presidente della Giunta regionale e scelte tra aderenti a movimenti femminili dei Partiti politici, tra iscritte ad associazioni femminili di comprovata rilevanza regionale e nazionale, e tra esperte e studiose della condizione femminile e dei problemi della parità inerenti le politiche di inclusione, le politiche di equità di genere, nonché alle tematiche della conciliazione dei tempi di vita-lavoro. Ne fa parte, inoltre, il Consigliere per l’attuazione dei principi di parità di trattamento tra uomo e donna in materia di lavoro. “Sono sicura che questa nomina non solo premia l’impegno gratuito e la disponibilità assoluta di Francesca Beneduce, ma premia anche tutte le donne campane che troveranno in lei un supporto disponibile, una professionista stimata, una persona dalla profonda umanità – dice l’on. Flora Beneduce -. A Francesca e alle componenti della Commissione auguro determinazione, entusiasmo e dedizione al ruolo che sono chiamate a svolgere. Sono sicura che saranno ricordate per l’efficacia negli interventi e la lucidità nelle scelte”.

05.07.2013.

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